ERICH
NEUMANN |
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di
Lidia Fassio |
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Nacque
a Berlino nel 1905. Dopo la laurea in filosofia intraprese gli studi di medicina, ma non
poté terminare la tesi perché costretto ad abbandonare la Germania in seguito alle
persecuzioni naziste. Dopo diversi trasferimenti si rifugiò infine in Palestina con la
moglie e i figli.
Mantenne
costantemente la vocazione umanistica e quindi anche a livello psicologico si orientò su
questo taglio. Negli anni degli studi a Berlino fu molto influenzato
dall’espressionismo pur cercando di scendere in profondità nella comprensione della
cultura ebraica. Decisivo, nel 1931, fu l’incontro con Jung con il quale decise di
intraprendere l’analisi didattica. In Palestina intraprese poi la professione di
analista. Nel 1958 fondò con la moglie e alcuni colleghi la “Società Israeliana di
psicologia analitica”. Morì a Tel Aviv nel 1960. |
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La teoria di Neumann |
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È
sicuramente una colonna portante nella psicologia analitica; Jung stesso lo considerava
tale come ben scrisse nella sua prefazione al libro di Neumann “Storia delle origini
della coscienza”: “comincia
proprio là dove anch’io, se mi fosse concessa una seconda vita, comincerei a
radunare i ‘disiecta membrà della mia professione, a controllare e a coordinare in
un tutto organico tutti quegli inizi senza continuazione”.
L’intera
opera di Neumann risente delle influenze umanistiche e del grande interesse che sempre
ebbe per l’arte e per la psicologia femminile. Neumann credeva che la creatività
fosse una delle strade privilegiate per l’uomo laddove questo, attraverso la propria
espressione creativa, può recuperare il proprio femminile interiore, la propria
“Anima”.
Neumann vede il femminile con due caratteri: quello elementare che tende (come nella fase
ancestrale del Matriarcato) a trattenere tutto ciò che genera e quindi diventa
conservatrice e bloccante; quello trasformativo che invece ostacola la conservazione e
porta al cambiamento, all’evoluzione, alla creazione.
L’uomo deve insomma agire la propria creatività interiore, in un processo che può
trasformare la personalità e portarla ad un funzionamento più sano. Neumann studiò
così le grandi mitologie, le fasi storiche dell’umanità e le mise in parallelo allo
sviluppo del singolo dalla nascita alla fine della fase evolutiva. Egli riteneva infatti
che le leggi fondamentali della storia dell’umanità siano riassunte nello sviluppo
dell’individuo. Pone quindi in evidenza in tutta la sua letteratura la relazione tra
la filogenesi e l’ontogenesi: analizza i grandi archetipi mettendo in rapporto natura
e cultura. Ogni essere umano risulta essere il portatore di una eredità estremamente
complessa che sedimenta nella psiche e che richiede l’integrazione del passato
collettivo nell’evoluzione individuale.
Neumann fu il grande assertore del fatto che i valori collettivi e filogenetici hanno una
importanza straordinaria sullo sviluppo dell’individualità e quindi diede grande
rilevanza ai fattori traspersonali dello sviluppo psichico. Per quanto importanti siano i
problemi e i traumi psichici avuti nell’infanzia, occorrerà sempre tener conto degli
elementi che comunque trascendono la psiche personale e che hanno le loro radici
nell’inconscio collettivo.
La sua teoria si fonda tutta sull’assunto che lo sviluppo dell’umanità e quello
dell’individuo procedano in maniera analoga verso fasi di differenziazione sempre
maggiore dalla matrice originaria (matrice inconscia) da cui proveniamo, per giungere ad
una struttura più stabile della coscienza senza mai perdere contatto con le origini.
L’archetipo è la struttura portante dell’inconscio collettivo e diventa
visibile attraverso le sue manifestazioni nella psiche individuale. L’archetipo per
Neumann è una immagine interiore che agisce in modo energetico sulla psiche umana. Egli
paragona gli archetipi agli organi fisici e li vede come entità energetiche che
sottostanno e presiedono alla maturazione della personalità esattamente come le strutture
biologiche e ormonali sottostanno alla struttura fisica. In tal modo, l’evoluzione
della coscienza individuale avviene per tappe di differenziazione dall’inconscio fino
a giungere alla formazione della coscienza. |
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| Gli
stadi di sviluppo della coscienza |
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Il
primo stadio per Neumann è quello in cui l’Io è contenuto nell’inconscio ed è
quindi totalmente indifferenziato: lo chiama lo stadio uroborico.
L’individuo è totalmente contenuto e inconscio ed è nella stessa condizione in cui
le cosmogonie paragonano l’universo prima della creazione (che rappresenta la
separazione tra il cielo e la terra), ovvero della separazione tra il maschile e il
femminile – conscio ed inconscio. Il simbolismo è quello del cerchio, simbolo
dell’uovo cosmico in cui tutto è contenuto ma nulla può nascere se non subentra la
luce o la coscienza. È lo stato paradisiaco di fusione.
La condizione uroborica in questo senso, è la dimensione naturale inconscia, che è anche
l’aspetto del materno. È la fase simbiotica – fase pre-egoica – in cui il
bambino psicologicamente è ancora contenuto nell’inconscio materno.
Da questo emerge pian piano un IO embrionale, piccolo, debole e fragile, dipendente dalla
Grande Madre che contiene un aspetto costruttivo ed accogliente, ed uno distruttivo: in
termini psicologici significa che appare la polarizzazione con una forte ambivalenza tra
la tendenza alla differenziazione, che è una spinta progressiva verso l’esterno, ed
una altrettanto forte spinta regressiva a restare in una situazione di contenimento
psichico. A livello filogenetico questa fase viene considerata quella in cui, dalla
primordiale incoscienza nell’uomo, emerge una fragile coscienza che però è ancora
labile e piena di paure di disintegrazione.
La fase di sviluppo individuale segnato dall’archetipo della Grande Madre è stato
uno degli elementi centrali della psicologia del profondo che ha attribuito alla relazione
primaria con la madre un potere altamente costruttivo e distruttivo per la costruzione
della personalità e del Sé. Neumann in particolare evidenzia il grande potere negativo
di una relazione distruttiva con la madre. Egli dice: “La Grande Madre non è
soltanto la Dea che decide della vita o della morte, o che determina uno sviluppo positivo
o negativo; il suo atteggiamento è al tempo stesso un giudizio, una sentenza di alta
corte. Nessuno sviluppo o razionalizzazione successiva può cancellare questa convinzione
di una colpa primaria, poiché il disturbo del rapporto primario ha effettivamente leso
l’individuo e lo ha portato ad uno sviluppo sbagliato che fornisce continuamente, a
posteriori, ragioni sufficienti a giustificare il senso di colpa”. |
Affinché
l’Io possa sostenere il confronto con la Grande Madre archetipica deve formarsi una
coscienza di Sé forte, in modo da poter scindere la situazione originaria di
indifferenziazione in coppie di opposti. Qui avviene dunque un altro stadio: quello della
separazione dei genitori del Mondo, processo attraverso cui vi è la scissione tra la
parte conscia e quella inconscia. Qui viene superata la forte ambivalenza della fase
precedente poiché quello che è buono viene separato da quello che è cattivo e l’IO
si identifica con un solo lato di questa opposizione, mentre le altre polarità di opposti
cadono automaticamente nell’inconscio, o nell’Ombra. L’Io qui inizia però
a soffrire, perché vive anche il senso di colpa e il senso di divisione e di separazione.
Questa è la fase del Mito dell’Eroe in cui avviene una sostanziale trasformazione a
livello psichico: l’Io diventa eroico e si assume la responsabilità di fare
fronte allo strapotere dell’inconscio ed affermare la propria forza e la propria
esistenza contro quelle forze regressive che tendono a sopraffarlo. Questa fase è
importantissima nella costruzione della personalità di ogni singolo individuo. È la
lotta con il Drago – simbolica uccisione della madre. Una prova che
l’eroe deve superare contro le istanze regressive emotive ed istintive che tentano di
impedire l’accesso al “tesoro”.
Nella teoria d Neumann esistono tre tipi di eroi: quello estroverso che tende
all’azione che cambia il mondo; quello introverso che è un portatore di cultura.
Entrambi questi eroi agiscono creativamente per la conquista del nuovo che giungerà
quando l’eroe avrà recuperato la propria parte femminile (principessa) finalmente
liberata. Il terzo tipo di eroe non ha come fine di cambiare il mondo, ma è proiettato al
cambiamento di sé stesso. Neumann sostiene che anche in questo modo l’eroe compie un
gesto importante per l’umanità.
Lo stadio successivo è quello dell’uccisione del padre e questo permette
all’eroe di rappresentare la sua nuova coscienza: sostituisce cioè il vecchio
ordine, la vecchia legge con la nuova legge. Questo stadio rappresenta, soprattutto
nel mondo patriarcale, l’unica possibilità per l’emergere dei nuovi valori.
Senza questa fase l’eroe non può prendere contatto con le proprie forze creative e
con la propria duplice natura (materiale e spirituale).
È chiaro che questo duplice confronto, prima con la madre e poi con il padre, è
archetipico e rappresenta l’incontro con forze transpersonali, ed è proprio questo
che porta l’IO alla nascita della responsabilità e delle sue istanze.
L’Eroe è per Neumann una figura esemplare poiché nel suo comportamento, nelle sue
lotte e traversie egli interpreta ciò che ogni singolo individuo dovrà vivere. |
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Lo sviluppo
psicologico del femminile |
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Neumann
si interessò moltissimo della differenza tra struttura psicologica maschile e femminile.
Credo che ciò sia dovuto al fatto che lui aveva una mente molto aperta al nuovo, al
diverso e, parlando in termini astrologici, una Luna in Leone che sicuramente poteva
essere la metà del cielo più apprezzata nella sua infanzia.
Neumann
fu molto sensibile a tutti i processi mitici e creativi della psiche e sicuramente la sua
Luna in Leone suggeriva questo interesse. Nella sua concezione la creatività è una
prerogativa del “femminile” e qui lui intende parlare di energie e non di
individui; del resto è difficile non essere d’accordo con lui visto che è il
femminile che procrea e che è naturalmente fecondo. Gli artisti, del resto, hanno spesso
una dimensione “femminile” molto forte, hanno un rapporto direi quasi
privilegiato con la loro “Anima”, ed è da questa miscela magica di connessione
tra maschile e femminile che scaturisce con naturalezza la creatività.
Egli ha quindi messo a punto la sua teoria nella diversità dello sviluppo a livello
evolutivo fra il bambino e la bambina.
Il primo stadio – uroborico – che precede la nascita della coscienza,
rimane lo stesso per entrambi; tuttavia la bambina sperimenta per ovvie ragioni un senso
di identificazione piena e totale con la madre: è un “tu” simile e familiare,
con il quale la bambina può identificarsi senza snaturarsi mentre nel maschio è
estraneo, diverso e non consente quel senso di somiglianza primaria, ed è proprio questo
che lo porterà in seguito a fondare i suoi rapporti sul confronto
anziché
sulla identificazione. Questo spiega anche il perché le donne hanno un
rapporto migliore con l’interiorità e con il principio di eros, che è il
principio relazionale, mentre l’uomo, soprattutto quello occidentale, è
culturalmente spinto verso la visione esterna ed obiettiva delle cose essendo più in
rapporto con il principio di logos.
Il
secondo stadio dello sviluppo del femminile è quello detto dell’autoconservazione,
nel senso che la bambina rimane molto facilmente all’interno del gruppo di donne,
mentre il maschio è spinto ad allontanarsi e ad uscire dalla simbiosi per poter
sviluppare il proprio IO maschile, andando ad abbracciare il modello opposto a quello con
cui ha trascorso la fase intrauterina e quella immediatamente successiva alla nascita. Se
questa fase non riesce il maschio rimane “castrato”. |
La
fase successiva viene definita da Neumann irruzione
dell’uroboro patriarcale;
è la fase che consente alla donna di accedere – psicologicamente parlando – a
qualcosa di assolutamente nuovo che viene vissuto quasi come un potere soggiogante e
numinoso. Questa fase coincide spesso con l’incontro con il maschile interno, ma può
anche essere letto come l’incontro con il proprio potenziale creativo ed aggressivo.
È la fase in cui le donne si sentono “piccole” di fronte al maschile e il cui
riscatto avviene se si abbandonano all’esperienza del maschile che apre la strada al
diverso da sé. Sia per la donna che per l’uomo la coscienza può aprirsi solo se
c’è il contatto con il diverso, e per la donna questa fase comporta l’abbandono
del rapporto originario con la madre: la donna però non deve rimanere prigioniera di
questo stadio altrimenti può essere altrettanto pericoloso, poiché vi è solo una
possessione dell’Animus che comporta per lei il restare all’interno di un ruolo
collettivo di figura ispiratrice, adepta o vestale, mai personale.
Nella fase successiva, quella dell’incontro,
la donna si assume il compito di confutare i valori maschili, il che equivale
all’uscire da una sorta di inerzia psichica che comporterebbe l’assoggettamento
a valori estranei al femminile. Anche per la donna il “tradimento” è portatore
di sviluppo e coincide con il ritiro delle proiezioni e l’accettazione interiore
dell’altra metà del cielo che consente quel matrimonio sacro interno che è
l’unica vera completezza.
Neumann
ha spiegato i passaggi dello sviluppo del femminile nella meravigliosa intepretazione del
mito di Amore e Psiche in cui analizza tutti i passaggi della psiche femminile dalla
totale indifferenziazione al rapporto vero con il maschile per giungere al matrimonio
sacro in cui c’è la realizzazione dell’incontro di due individualità separate
e distinte. In questo mito Venere rappresenta la Dea dell’Amore con il suo grande
potere seduttivo che attrae e tende a portare a sé, ma Psiche è la Dea
dell’incontro e del rapporto che attraverso l’amore si sottrae al ciclo naturale
delle cose per raggiungere il matrimonio spirituale tra un IO e un TU all’interno di
un processo alchemico di trasformazione. |
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| Ritratto
astrologico di Neumann |
Neumann
nacque il 23 gennaio del 1905. Premetto che non possiedo l’ora di nascita e quindi
l’analisi non può essere fatta con la dovuta precisione partendo
dall’ascendente con la naturale domificazione.
Certo è che nel panorama degli psicoanalisti fondatori di nuove teorie psicologiche
Neumann è fra quelli che sicuramente hanno dato un contributo molto originale, ponendosi
quasi come antagonista della visione e dello strapotere del “maschile”; seguace
di Jung, da lui stesso analizzato, in alcuni passi dei suoi libri non fa mistero della sua
grande ammirazione per il “femminile”.
Ha
un Sole in Acquario quadrato a Marte e questo lo portò a contestare in modo anche molto
netto le energie maschili, soprattutto se espresse nel senso classico di
“guerriero”: non poté dunque identificarsi con i valori del patriarcato che in
un certo senso erano castranti per molte sue qualità e per la sua visione di integrità
in termini di unione di energie maschili e femminili. |
 TEMA DI ERICH NEUMANN (NON DOMIFICATO) |
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Inoltre,
il suo archetipo di maschile interno dovette adeguarsi e trasformarsi poiché Mercurio,
Urano e Nettuno richiesero a Marte il sacrificio della semplice espressione dell’Io
egoico a favore di qualcosa di più grande e di più elevato: un sacrificio da compiere
nella sua sfera personale a favore del “sociale” e da cui nascerà la
possibilità di avere accesso a parti non esplorate della personalità ed anche al mondo
transpersonale, mantenendo però fermo il contatto con la mente e la sua capacità di
analisi razionale e logica.
L’integrazione tra queste due energie basilari e fondamentali per qualsiasi individuo
(maschile e femminile) è il sogno e l’ideale dell’Acquario, che non vede nella
contrapposizione tra diverse visioni del mondo alcuna modalità di rapporto. Il segno
dell’Acquario è infatti particolarmente aperto al nuovo in quanto cerca punti di
condivisione all’interno della diversità, partendo dalla considerazione che la
stessa è il fondamento di qualsiasi cosa e quindi anche della fecondità e della
ricchezza psichica ed umana.
Il tema di Neumann ci riporta forse ad un maschile difficile con cui lui può aver fatto i
conti nell’infanzia: un maschile instabile e fragile, e forse con difficoltà nel
controllo, un maschile bloccato che gli ha dato l’immagine di una impossibilità di
avvicinamento e di integrazione e può aver fatto nascere in lui il desiderio di esprimere
questa energia in modo molto più creativo e innovativo di quanto non avesse potuto fare
il padre, che risulta essere stato un uomo incapace di esprimere la propria aggressività,
ingabbiato in una difficoltà di affermazione e di espressione della propria volontà.
Può darsi che Neumann sentisse che il padre teneva sotto controllo una rabbia profonda e
fortemente devastante che giaceva sotto la superficie e il piccolo Erich probabilmente si
è trovato a dover scindere la parte luminosa, eclettica ed anticonvenzionale del padre da
quella oscura, rabbiosa e forse un po’ depressa e frustrata, dovendo trovare strade
fantasiose per superare questa ereditarietà e l’eventuale ripetitività che un tal
genere di archetipo paterno poteva passargli. |
Egli
però ereditò anche la sensibilità dal padre e un certo senso di diversità che, forse,
per il padre non era stato facile vivere e che invece lui ha voluto e dovuto esprimere per
non rischiare di essere soggiogato dall’archetipo paterno. Il suo Marte infatti è
anche trigono a Nettuno e questo mi induce a pensare che per Erich fosse difficile –
come lo era stato per il padre – esprimere ciò che si muoveva all’interno:
Marte è troppo grezzo per le modalità espressive di Nettuno e questo obbliga il
portatore dell’aspetto a raffinare e trovare strade sensibili, artistiche, creative,
spirituali, oppure a interessarsi di umanità lavorando con gli altri attraverso
professioni di aiuto e di sostegno, per portar fuori quell’immensa energia compressa
che lui sentiva inquietarlo dall’interno.
La parte pulsionale doveva essere molto intensa e penso che Erich abbia a lungo lavorato
su sé stesso per poterla padroneggiare e farla diventare accettabile al suo sofisticato
ideale di Io molto etico e forse anche un po’ utopistico. La sua Luna, opposta al
segno solare, indica un’essenza interiore teatrale ed impulsiva che lo spingeva a
muoversi, a esprimersi in modo libero, ad uscire da tutti i condizionamenti sociali ed
ambientali cercando, proprio attraverso il contatto con gli altri, la socialità e la
voglia di allargare la propria conoscenza, di esprimere i propri pensieri e le proprie
teorie in modo creativo, anticonformistico e sempre all’avanguardia.
Sicuramente delle due figure genitoriali quella della madre risultò essere molto più
“interessante” per il bambino: la Luna è in Leone ed è quindi una Luna
ambiziosa e sontuosa, profondamente intuitiva e dominante; se la portiamo all’interno
e la leggiamo come parte emotiva e Anima di Neumann, troviamo un elemento interiore
passionale, orgoglioso, forte, intenso, quasi bruciante, incapace di trattenere le forti
emozioni che si agitano. Una Luna che deve però appoggiarsi a Mercurio ed Urano che
tendono a razionalizzare le emozioni, che lo invitarono a raggiungere un distacco
stimolato da un intransigente e pressante bisogno di libertà e di creatività bisognosi
di un canale intellettivo per esprimersi. Questi aspetti ci parlano di una sensibilità
molto profonda che però non perde di vista la ragione, la progettualità e la voglia di
sperimentare: ma ci parlano anche di una mente ribelle, quasi orgogliosa del proprio modo
di esprimersi pur rimanendo all’interno di alcuni canoni tradizionali (Mercurio e
Urano sono in Capricorno) e come tale bisognosa di uno schema su cui plasmare e modellare
le nuove visioni e i continui flash che gli giungono dal superconscio e
dall’inconscio. |
La
madre è una figura complessa da introiettare: ambiziosa, volitiva e di grande
personalità, però estroversa, spesso assente, immersa nei suoi pensieri e nei suoi
ideali, era una donna orgogliosa di essere madre, ma combattuta perché voleva essere
libera e coltivare ciò che le interessava. Sicuramente – purtroppo non conosciamo le
case – questa madre era l’elemento dominante all’interno della famiglia e
in un certo senso sembra anche l’incarnazione di quello spirito e di
quell’energia che spinse Neumann a ricercare una donna forte, con cui avere scambi
intellettivi ed esprimere anche la sua immensa fantasia e la creatività.
La Luna non subisce lesioni e ciò portò Neumann ad avere un’immagine molto potente
a livello archetipico del femminile, ma di un femminile capace di azione, di movimento e
di spinta interiore; una donna che sapeva ispirarlo ed attivare la sua potente
immaginazione.
Credo inoltre che il discorso dell’individuazione – amplificato da Neumann
– sia dovuto al suo contrasto Sole-Marte che lo portava a non sentirsi
sufficientemente forte se non combattendo per la propria autonomia e per conquistare
un’unità interna, nonché per strappare il proprio maschile allo strapotere del
femminile e trovare un equilibrio.
Il suo forte potere interiore e la grande creatività sono rappresentati dal trigono
Plutone-Saturno con i due sestili a Giove, aspetto che ci parla di una potente capacità
di superare i limiti personali e di avventurarsi nella sfera rappresentata dalle immagini
e dalle radici profonde del collettivo: è un incontro tra due poteri, quello ancestrale,
istintivo ed inquietante di Plutone, e quello della mente, della ragione e
dell’ordine di Saturno, in cui entrambi devono imparare ad esprimersi attraverso
potenti visioni ed immaginazioni che lo condurranno ad essere un ispiratore, quasi un
condottiero del nuovo nel campo da lui scelto.
Sicuramente Neumann aveva una mente predisposta e permeabile, capace di comprendere i
movimenti dell’inconscio sia personale che collettivo e a percepirne gli orientamenti
e i suggerimenti, ma era anche interessato in prima persona a comprendere come governare
in modo creativo la scissione tra il potere dell’inconscio e le forze del pensiero
che lo inducevano ad esplorarlo e ad analizzarlo senza mai rimuoverlo (opposizione tra
Nettuno e Urano-Mercurio con sestile alla Luna). Forse, ebbe più difficoltà ad integrare
nella coscienza il lato terribile e distruttivo di Marte, ed infatti con Neumann si
riabilitano e riprendono vita i vari miti degli Eroi che rappresentano un canale
logico-fantastico per esprimere qualcosa di fortemente ancestrale (Marte in Scorpione) che
deve però essere guidato da un Io Acquario, che non accetta il lato primitivo
dell’aggressività e della forza. Certo, senza le case non è facile vedere in quali
settori lui ha combattuto le proprie guerre interne che lo hanno poi portato ad esprimere
in modo del tutto originale il suo potenziale.
Credo che abbia avuto una grande difficoltà nella vita affettiva: quella Venere in Pesci
quadrata a Plutone chiede una trasformazione, ma al tempo stesso anche un sacrificio di
qualcosa di personale ad una causa superiore e ad una comprensione superiore: inoltre, non
è facile unire una parte molto intensa e sensuale ad un archetipo come quello di Venere
in Pesci che è sfumato, assente ed inafferrabile, se non sublimando nell’arte, nella
filosofia e nella poesia tutto questo romanticismo, difficilmente proiettabile su una
creatura reale perché gli avrebbe portato solo sofferenza e insoddisfazione. Il Sole
quadrato a Marte e la Luna in trigono a due pianeti di Aria mi lasciano invece pensare che
Neumann avesse come progetto quello di diventare libero dalla propria parte istintiva,
imparando a padroneggiare le proprie emozioni e potenti pulsioni, trovando insomma in una
manifestazione creativa, soprattutto a livello di espressione mentale, un modo per
riuscire a sublimare energie possenti e primitive che sicuramente hanno premuto a lungo,
soprattutto nella prima parte della vita. Intuito e ragione, passione e controllo sono i
temi portanti di questa vita che hanno trovato canalizzazione nel suo modo nuovo e moderno
di vedere la psicologia, unendo insieme i sedimenti che l’umanità ci ha tramandato
attraverso la storia e i miti con lo sviluppo della singola individualità (filogenesi ed
ontogenesi), in cui sembrano simbolicamente riassunti il suo Sole e la sua Luna. |
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