LA GRANDE MADRE
DEL MESSICO:
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COLEI CHE CALPESTA
IL SERPENTE
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Estratto
dall’articolo “Nostra Signora di Guadalupe”, |
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pubblicato sul mensile “e-Viaggi” n. 2,
novembre 2000; |
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copyright su
tutti i diritti di riproduzione e stampa |
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E’ significativo che la Vergine sia apparsa proprio ad un povero indio analfabeta di nome Quauhtlatoatzin (Aquila che parla), battezzato come Juan Diego dai missionari spagnoli, mentre stava attraversando l’altura di Tepeyac, luogo già sacro a Tonantzin, una delle rappresentazioni azteche della Dea Madre. |
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Era l’alba di sabato 9 dicembre 1531 e Juan Diego si trovò improvvisamente in mezzo a stormi di uccelli tropicali che cantavano. Subito dopo ci fu silenzio e l’indio si sentì chiamare con affetto e dolcezza da una voce femminile che parlava nella sua lingua: “Juantzin, Juan Diegotzin”. |
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Juan Diego descrisse poi l’apparizione come una giovane ragazza incinta, apparentemente meticcia, dalla veste splendente come il sole, con un mantello azzurro dal bordo dorato e adorno di stelle, tutta circondata di raggi di luce, che si era presentata come la Vergine Maria, chiedendo proprio a lui, “il più piccolo dei miei figli”, di andare dal Vescovo Zumàrraga a Tenochtitlàn (l’antico nome azteco dell’attuale Città del Messico) a riferire la sua volontà: “Desidero vivamente che mi si eriga qui un tempio in cui mostrare tutto il mio amore, la mia compassione e il mio aiuto per rimediare alle miserie, alle pene e ai dolori dei miei figli!”. |
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Come era prevedibile, il vescovo spagnolo non credette neanche ad una parola, ed invano Juan Diego si recò ancora sul monte ad implorare la Vergine di incaricare qualcun altro che avesse maggiori probabilità di convincerlo: Maria aveva scelto definitivamente il suo ambasciatore e rinnovò la sua richiesta. Il secondo colloquio con il vescovo fu ancora inutile, ma questa volta il religioso pretese dall’indio una prova tangibile che la ragazza che gli era apparsa fosse effettivamente la Vergine Maria. Juan Diego era molto scoraggiato quando incontrò la Madonna per la terza volta, era stanco di essere preso in giro dai servi del vescovo e davvero non avrebbe voluto trovarsi in questa situazione, ma la visione lo rassicurò e gli garantì la prova richiesta per il giorno seguente. |
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Il 12 dicembre sull’altura rocciosa e piena di cactus di Tepeyac faceva freddo, e certamente non era la situazione più adatta perché sbocciassero i fiori primaverili, ma Juan Diego trovò una gran quantità di rose castigliane di molti meravigliosi colori. Seguendo le indicazioni della Madonna, raccolse i fiori nella sua ruvida tilma, il tradizionale mantello azteco fatto di fibra di agave, e si recò ancora una volta dal vescovo. Quando il mantello fu aperto al cospetto del vescovo le rose caddero al suolo, ma la meraviglia più grande fu lo scoprire che la grezza tela di agave recava impressa l’immagine della Vergine così come l’indio l’aveva descritta e così come la possiamo ancora oggi ammirare nel santuario messicano. Lo stesso giorno la medesima immagine apparve allo zio di Juan Diego che era in fin di vita per una grave malattia; lo guarì miracolosamente e gli rivelò il suo nome: Santa Maria di Guadalupe. |
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Il clero spagnolo fu molto felice
perché il nome ricordava quello del principale santuario della lontana Spagna dedicato
alla Vergine, ma forse furono più contenti gli indios, dal momento che la visione si era
sempre espressa nella loro lingua e, con ogni probabilità, si era presentata come Santa Maria Coatlaxopeuh (pronuncia
“quatlasupe”), che foneticamente, in spagnolo, suona molto simile a
“Guadalupe”, ma che in lingua nahuatl significa “colei che calpesta il
serpente”. |
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Veniva così richiamato il mito azteco
del Serpente Piumato, il dio Quetzalcoatl, che molte profezie avevano identificato con il
conquistatore Cortéz, ma anche l’antica immagine europea della Vergine che schiaccia
il serpente, rappresentazione di un antico ed eterno conflitto che intende rappresentare
proprio la convergenza dei due simboli. Infatti, anche il serpente, riemergendo con tutta
la sua vitalità dalle cavità della terra in cui si è rifugiato, è il simbolo della
natura feconda e della più profonda energia femminile, di quel potere ctonio e lunare,
identificato spesso come istinto, inconscio o creatività. Così la Dea Serpente, venerata
nella preistoria, era la rappresentazione del principio creativo e la spirale era il suo
emblema, in quanto “Energia che si manifesta”. |
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In ogni caso, l’apparizione di
Tepeyac ebbe una grande importanza dal punto di vista sincretistico e divenne la
rappresentazione più viva dell’identità religiosa della nazione messicana che stava
nascendo dalla fusione di due grandi civiltà. Dalle ceneri dell’Impero Azteco, di
elevata (anche se poco compresa) tradizione spirituale, e dal seme degli invasori
spagnoli, inconsapevoli portatori dell’aspetto più matriarcale ed esoterico del
cristianesimo, stava germogliando una nuova etnia ed un nuovo modo di intendere la
religiosità. |
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Non è un caso che l’immagine raffigurata sulla tela rappresenti una giovane donna dalle fattezze e dal colore della pelle che ricordano sia i tratti somatici europei sia quelli amerindiani: neanche dieci anni dopo l’apparizione, nove milioni di aztechi si erano già convertiti al cristianesimo e, nel giro di poche generazioni, era nato il popolo messicano. |
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Quando il Messico si liberò dal
colonialismo europeo, i rivoluzionari usarono l’immagine sacra come bandiera, e il
loro slogan fu: “Lunga vita alla Vergine di Guadalupe e abbasso il cattivo
governo!”. |
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L’immagine è ancora oggi il simbolo più importante della spiritualità e della cultura messicana; le si attribuiscono molti miracoli ed è veneratissima anche dai cattolici degli Stati Uniti, specialmente da quelli di origine ispanica, minoranza sempre più importante. |
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Nel 1976 fu edificata una nuova grande basilica a fianco dell’originale (ricostruita nel 1709) che era ormai resa pericolante dai frequenti terremoti che colpiscono la zona, ma la popolazione si oppose con fermezza, al punto che fu necessario un diretto intervento del Papa per autorizzare la traslazione della sacra immagine nella nuova chiesa. |
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Essendo sensibile all’aspetto spirituale dell’esistenza e all’energia dei luoghi e dei simboli, per proseguire la mia ricerca ho visitato questa località, ormai divenuta un sobborgo della capitale del Messico, a circa dieci chilometri dal centro della città. La moderna basilica a pianta circolare accoglie più di dodici milioni di pellegrini ogni anno e l’affluenza di fedeli, festosi e danzanti nei loro coloratissimi costumi tradizionali ricchi di piume, è particolarmente vivace in dicembre: l’8, in occasione della festività dell’Immacolata Concezione, ed il 12, anniversario dell’apparizione dell’immagine sacra. Il folklore messicano esprime il massimo della sua profonda spiritualità in un turbinio di danze tradizionali, al suono di tamburi, in mezzo ad uno sventolio di piume, di fiori e di bandiere colorate. |
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LA DEA
MADRE |
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L’ENERGIA
FEMMINILE DEL MONDO
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L’Energia Femminile del mondo si è rivelata in molte occasioni, in luoghi e tempi diversi, in modi che sono vissuti diversamente anche in base alla natura e alla cultura di chi la percepisce. Il culto della Dea Madre è probabilmente universale ed ha un’origine sicuramente preistorica, affondando le proprie radici nel Neolitico e nel Paleolitico. |
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In molti casi le apparizioni mariane si sono verificate in luoghi di particolare energia, talvolta in località che erano già considerate sacre prima dell’avvento del cristianesimo e che erano dedicate al culto di qualche divinità femminile pagana, spesso associata alle acque sacre. |
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L’Energia Femminile rappresenta lo Spirito fissato nel mondo fenomenico della materialità e l’archetipo stesso di Madre Natura; è la Shakti, il movimento e la forza che mantengono l’Universo nel suo divenire, secondo il Tantra Yoga. |
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Interessarsi al mistero che si nasconde
dietro a questi fenomeni può rappresentare una straordinaria occasione di crescita
spirituale per i credenti, e un affascinante percorso di ricerca per tutti. |
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I MISTERI
DELL’IMMAGINE
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E’
DAVVERO UN MIRACOLO?
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1) In base a numerose osservazioni ed
indagini scientifiche cui l’immagine sacra è stata sottoposta risulta del tutto
improbabile un’esecuzione pittorica dell’epoca, soprattutto a causa
dell’apparente assenza di pigmenti e della consistenza della tela di fibra di agave,
la quale, fra l’altro, si è conservata straordinariamente nei secoli, resistendo
addirittura al contatto con l’acido nitrico che vi fu accidentalmente versato nel
1777. Anche l’analisi effettuata con i raggi infrarossi ne conferma sostanzialmente
l’origine acheropita, cioè non prodotta da mano umana. |
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2) L’immagine impressa sulla tilma di
Juan Diego è un perfetto Rettangolo Aureo, una figura in cui il rapporto fra
l’altezza e la base è pari a circa 1,618: un numero “magico”,
assolutamente non casuale, che richiama tutta quella tradizione esoterica di cui Pitagora,
Leonardo Fibonacci, Luca Pacioli, Leonardo da Vinci e Piero della Francesca non sono che
alcuni dei massimi esponenti; una proporzione che fu detta “Divina”, che
richiama il simbolo universale della Spirale e che è presente anche nelle misure della
Piramide di Cheope. |
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3) Le stelle raffigurate sul mantello
della Vergine sono apparentemente dislocate a caso, ma, ad un più attento esame, esse
risultano disposte secondo una vera e propria mappa del cielo. Tale mappa corrisponde alle
costellazioni visibili da Città del Messico nel Solstizio d’inverno del 1531 (evento
astronomico che in quell’anno, prima della riforma gregoriana del calendario, si
verificò esattamente il 12 dicembre). Sul manto sono rappresentate varie costellazioni:
il Toro, l’Auriga, l’Orsa Maggiore, il Drago, i Canes Venatici, la Chioma di
Berenice e Boote sul lato destro della Madonna; Ofiuco, lo Scorpione, la Bilancia, il
Lupo, l’Idra, il Centauro, la Croce del Sud e il Cane Minore sul lato sinistro. La
prospettiva è però quella di un osservatore esterno alla sfera celeste, rappresentata
simbolicamente dal manto azzurro bordato d’oro, mentre la tunica della Vergine viene
ad assumere il significato di superficie terrestre, sulla quale, secondo il ricercatore
don Mario Rojas Sànchez, sarebbero inoltre riportati i simboli dei principali vulcani del
Messico in una ulteriore mappa. |
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4) Ma il quarto e più grande mistero
che gli scienziati hanno messo in evidenza è il fenomeno noto agli oftalmologi come
“effetto di Samson-Purkinje”. E’ stato certificato che negli occhi della
Vergine raffigurata è presente il triplo riflesso caratteristico di tutti gli occhi umani
vivi (uno sulla superficie esterna della cornea, uno sulla superficie esterna del
cristallino ed uno su quella interna, rovesciato), e che le immagini risultanti sono
ubicate esattamente secondo l’effetto suddetto; anche la distorsione delle figure
riflesse concorda perfettamente con la curvatura della cornea. In altre parole, sembra che
le pupille dell’immagine sacra siano raffigurazioni reali piuttosto che dipinte; e
questo fatto certamente non era osservabile nel 1531, né poteva avere alcuna rilevanza.
Fu Alfonso Marcué, il fotografo ufficiale dell’antica basilica di Guadalupe, che
osservò per primo nei dettagli un ingrandimento dell’occhio destro della Vergine:
notò chiaramente la figura di un uomo con la barba riflessa nella pupilla. La scoperta fu
tenuta nascosta dalle autorità, ma, nel 1951, il disegnatore messicano José Carlos
Salinas Chavez, esaminando delle ottime riproduzioni fotografiche si accorse della
presenza della figura di un busto umano in entrambi gli occhi. Da allora, decine di medici
oftalmologi, per primo l'autorevole dr. Javier Torroella Bueno nel 1956, hanno avuto
l’opportunità di esaminare ingrandimenti fotografici, concordando sulla presenza del
menzionato effetto ottico del riflesso e della distorsione. Furono poi utilizzate tecniche
particolari e strumenti come l’oftalmoscopio, ma le ultime conferme vengono dagli
studi del dr. José Aste Tonsmann dell’Università di Cornell, che ha utilizzato un
computer IBM per l’elaborazione elettronica delle immagini riflesse nell’iride
della Vergine, ingrandita ben 2500 volte. I risultati furono sorprendenti: non solo era
chiaramente visibile il riflesso di una figura umana, ma si evidenziarono altri
personaggi, fra i quali, presumibilmente, Juan Diego e gli altri testimoni del miracolo,
compreso lo stesso vescovo Zumàrraga, piuttosto somigliante ad un ritratto
dell’epoca. Proprio come se fosse stato fotografato l’esatto momento in cui
apparve l’immagine miracolosa sul mantello dell’indio. Si potrebbe pensare che
la Madonna abbia voluto lasciare una seconda prova tangibile della sua apparizione:
qualcosa che potesse essere rivelato dalla tecnologia solo quattro secoli dopo il suo
incontro con Juan Diego, una prova rivolta espressamente agli uomini della nostra epoca! |
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