La seguente conferenza fu inizialmente tenuta davanti un pubblico di non astrologi durante l’International Forum of New Science il 27 settembre 1991 e pubblicata negli atti di quel congresso.

 

IL NUOVO PARADIGMA

E L’ASTROLOGIA POSTMODERNA


di Glenn Perry, Ph.D
Traduzione di Margherita Fiorello

 

 

La cattiva reputazione dell’astrologia

 

Tenere una conferenza sull’astrologia può sembrare fuori luogo ad un forum sulle scienze nuove. Non c’è niente di particolarmente nuovo nell’astrologia; essa è esistita prima della scienza ed in questo senso può essere considerata prescientifica, se non antiscientifica, in quanto l’astrologia è stata l’elemento centrale di una concezione magica del mondo che la scienza ha spazzato via. L’astrologia, naturalmente, è lo studio delle corrispondenze tra fenomeni celesti e terrestri, e più esattamente la convinzione che la disposizione dei pianeti in un certo momento sia il riflesso simbolico del carattere e del destino di un soggetto nato in quel momento. Essa aveva un posto d’onore nella cultura prima che la rivoluzione scientifica la screditasse, per alcuni motivi che esaminerò brevemente più avanti. E’ sufficiente dire che per molte persone di cultura le pretese dell’astrologia appaiono ridicole: un gioco per gente semplice, una stampella per i deboli e coloro che necessitano di un conforto, un sistema superficiale e spurio relitto di una epoca passata che trova consensi solo tra coloro che non hanno ricevuto un’educazione, tra i superstiziosi, o tra gli sciocchi. L’astrologia è stata accusata di essere una credenza semplicistica, fatalistica ed anacronistica. Non ha spazio nelle nostre università, è dileggiata da tutte le branche della moderna conoscenza e condannata dalla chiesa come eretica. L’ostilità verso di essa non fu mai tanto chiara come quando nel 1975 una dichiarazione formale contro di essa fu presentata da 186 scienziati di fama mondiale, tra cui 18 premi Nobel.

A causa della sua natura fin qui descritta, può renderci perplessi il fatto che essa fu considerata un tempo l’Arte Divina, “la madre di tutte le scienze”, meritevole dell’interesse di persone del calibro di Copernico, Galilei, Keplero, Newton, che furono tutti ispirati dall’astrologia. Sappiamo che le leggi del moto planetario di Keplero derivano in gran parte dalle sue ricerche sulla musica delle sfere, la grande armonia cosmica descritta da Pitagora, il più famoso astrologo dell’antica Grecia. Allo stesso modo fu la ricerca dell’origine dell’influenza celeste a portare Newton a formulare la legge di attrazione gravitazionale.

 

 

La visione organicistica

 

Per comprendere il motivo per cui i fondatori della scienza moderna furono essi stessi astrologi, dobbiamo spiegare quale fosse la visione che animava il mondo prima che nascesse la moderna scienza. Per migliaia di anni gli uomini di tutte le culture avevano diviso la comune opinione che il mondo fosse vivo. L’insieme del Sole, della Luna e delle stelle era concepito come una vasta ragnatela di consapevolezza vivente governata da una intelligenza infinita. L’Essere non era separato dal mondo ma era immanente nei processi e nei cicli della Natura. Se differenti religioni e filosofie si riferivano a questo Essere con nomi differenti, era unanime l’accordo sul fatto che il mondo avesse una sola anima. Nella visione neoplatonica, l’intero universo era visto come un organismo vivente. Questo organismo aveva una struttura gerarchica, in modo tale che il sistema non era altro che la Grande Catena dell’esistenza, formata da insiemi sempre più complessi, culminanti nel Cosmo stesso, l’unità che tutto abbraccia. Le stelle ed i pianeti erano espressione delle funzioni di questo organismo come gli organi del corpo umano sono strumenti ed espressione delle funzioni dell’uomo. Ogni entità in natura corrispondeva a questo modello generale. Ogni cosa era parte di un intero più grande, a sua volta parte di un organismo più grande ancora.

La visione comune era quella delle corrispondenze tra i livelli. Conosciuta formalmente come la dottrina del macrocosmo e microcosmo, l’idea era basata sull’analogia dell’intero e delle sue parti; l’inferiore come microcosmo della superiore. Le corrispondenze erano spiegate nei termini ermetici di “similitudini” e “simpatie”. Simili erano quelle strutture uguali nel motivo, nella trama, anche se differenti in magnitudine. Simpatie erano i legami di frequenze vibratorie che univano i simili. Quindi gli antichi concepivano l’universo come un grande sistema di simili, decrescenti in intensità man mano che si procedeva nella scala dell’evoluzione, ma uniti da legami energetici di simpatia.

La dottrina che tutto è legato nell’universo da affinità nascoste forniva la base dell’astrologia. Poiché l’uomo era concepito come uno specchio dell’ordine cosmico, ogni aspetto della sua anatomia fisica e psichica aveva la propria controparte nella sfera celeste. Ogni essere umano era un microcosmo – un universo in miniatura – che rispecchiava il macrocosmo, l’universo come Uno. L’essenza di questo insegnamento era catturata dalla massima ermetica “così in alto, così in basso”. Platone aveva insegnato che l’Unica Mente Universale si manifestava attraverso certe forme o idee che erano i modelli di tutto ciò che aveva una sua sostanza. Queste idee divine – gli dei e le dee della mitologia greca – avevano la loro forma visibile nei corpi planetari. Da esse, dall’alto verso il basso attraverso tutta la gerarchia dell’esistenza, scorreva una energia spirituale che impregnava la natura delle cose su tutti i livelli: mentale, biologico e fisico.

L’ordine ed il contenuto del mondo dipendevano così dai vari movimenti ed interazioni degli dei planetari; le menti umane e le loro anime erano strutturate sullo stesso modello dell’Anima Mundi. Lo psichiatra svizzero Carl Jung chiamò più tardi questi dei interiori “archetipi”, e li considerò gli elementi strutturali della psiche umana.

Un discepolo di Platone, Aristotele, insegnò che la causa finale delle forze in movimento in natura, è lo scopo a cui esse tendono. La nozione di evoluzione guidata da una Idea Divina è conosciuta come “causazione teleologica”. Aristotele sosteneva che il potere di attrazione era un modello migliore rispetto alla propulsione, e che le cose sono affascinate piuttosto che costrette. La teleologia è basata sull’idea che tutto nell’universo fisico sia una conseguenza di energie di ordine superiore. La causazione si muove dall’alto verso il basso, dal superiore all’inferiore, da quel che è di più verso quel che è di meno. Essa suggerisce l’idea che le cose si muovono verso quelle che le attraggono, in base alla loro similitudine. Gli esseri umani ad esempio si comportano nei modi che conosciamo, poiché sono animati dagli stessi impulsi che animano gli dei planetari. La causazione può essere opposta alla casualità materiale od efficiente. Nello schema aristotelico il potere dei pianeti non era dovuto alla loro capacità di causare gli eventi sulla terra in maniera lineare e deterministica ma in base alla loro risonanza con analoghi processi e strutture ad un livello inferiore della gerarchia cosmica. Se il comportamento degli esseri umani corrispondeva al movimento dei pianeti, non era perché i pianeti li “obbligavano” ad agire in un certo modo, ma per una affinità nascosta tra l’umano ed il divino.

Da una prospettiva astrologica, non c’è separazione tra consapevolezza dell’individuo e consapevolezza dell’universo in cui l’individuo è immerso. Livelli più elevati di consapevolezza penetrano i più bassi, e l’attrazione a distanza crea l’interdipendenza tra il tutto e le sue parti. Ogni persona è parte di una entità più grande, come l’onda è parte dell’oceano. Secondo questa concezione i pianeti non causano gli eventi allo stesso modo in cui un orologio non causa il tempo; piuttosto le configurazioni planetarie sono riflessi simbolici di fenomeni che ciclicamente accadono a livello terrestre.

“Così all’esterno come all’interno”, scrive Huston Smith, “l’isomorfismo dell’uomo e del cosmo è la premessa della visione tradizionale”.

Il carattere ed il destino dell’individuo sono riflessi nella configurazione del cosmo al momento della nascita perché quella persona incarna la volontà divina in quell’esatto momento. Secondo Smith, la grande tradizione spirituale dell’umanità può essere riassunta in tre parole: l’uomo rispecchia l’universo. L’uomo è un universo in miniatura: questo è il nucleo di tale dottrina in pillole. Dopo una vita passata nello studio delle religioni e filosofie comparate, Smith concluse che questo assunto fondamentale fu condiviso da tutte le culture ed insegnato dalle menti migliori fino al diciottesimo secolo. La sola eccezione fu rappresentata dalla cultura occidentale posteriore a questa data, “che ha cancellato la storia umana fino a quel punto, e poiché la forza che doveva fare tutto questo avrebbe dovuto essere molto potente la scienza moderna era la candidata ideale”.

Quando il mondo moderno cominciò a prendere forma nel diciassettesimo secolo, il cambiamento comprese anche la rivolta del senso comune verso tutto quello che era spirituale, speculativo od occulto. Il concetto medievale di controllare le forze spirituali non era molto utile quando si trattava di costruire macchine o guarire malattie. Mentre Galileo, Keplero o Newton erano ben a conoscenza del mondo organico degli antichi, ed erano loro stessi astrologi, erano comunque disposti ad esplorare gli antichi misteri attraverso un nuovo potente metodo di conoscenza: il metodo empirico.

 

 

La rivoluzione scientifica

 

L’empirismo era un metodo oggettivo di conoscenza che si basava solo sull’esperienza o l’osservazione diretta. Solo ciò che poteva essere oggettivato, cioè sperimentato attraverso i sensi dell’osservatore, era considerato reale ed in questo modo prometteva di rivelare nuove verità. I risultati medici e tecnologici derivanti da questo metodo furono così impressionanti che diventò il metodo “giusto” di conoscenza, almeno per la scienza. Ma c’era un prezzo da pagare. L’approccio oggettivo alla conoscenza implicava che gli elementi fondamentali della natura non avevano una loro soggettività, loro esperienze, percezioni, sentimenti, o uno scopo. Questo portò al disincantamento del mondo. Così, mentre prima il mondo e tutte le cose in esso formavano un giardino incantato, animato da un essere divino, adesso era diventato una macchina che operava attraverso principi meccanici, ed il meccanicismo divenne il paradigma della scienza.. Insistendo sul fatto che tutti i fenomeni naturali potessero e dovessero essere spiegati tenendo conto delle leggi del moto dei corpi, il meccanicismo rigettò le qualità nascoste, gli spiriti che animavano, che non potevano essere quantificati o oggettivati in un esperimento. L’attacco più virulento dei filosofi meccanicistici fu diretto al concetto neoplatonico di Anima Mundi, fonte dell’energia vitale. La rimozione delle teorie organicistiche costituì la morte della natura – l’effetto più a lungo raggio della rivoluzione scientifica. La Natura diventò un sistema di particelle inerti, morte, mosse da forze esterne e non interne al sistema. Al centro delle teorie meccanicistiche c’era la negazione che le cose di natura avessero il potere nascosto (“occulto”) di attrarre altre cose. Il rigetto dell’azione a distanza in favore dell’azione attraverso il contatto fu basato sulla sostituzione di tutte le spiegazioni spirituali ed organicistiche con spiegazioni meccanicistiche.

Easlea ha notato che il desiderio di escludere la possibilità di attrazione a distanza fu la motivazione principale della filosofia meccanicistica e il suo rifiuto di tutte le qualità nascoste della materia.

 

 

L’astrologia rimpiazzata dalla psicologia

 

Non c’è bisogno di dire che la vittima principale della rivoluzione scientifica fu l’astrologia. E’ importante riconoscere che essa non è mai stata sconfessata dal metodo scientifico. Piuttosto la sua mancanza di valore è sempre stata presupposta, le argomentazioni sollevate contro il paradigma a cui faceva riferimento. L’astrologia era parte di un mondo fatto di forze spirituali animate, di entità intelligenti che governavano i cieli ed ordinavano i mondi inferiori, di corrispondenze fra macrocosmo e microcosmo, di simili legati insieme da simpatheia e dove l’umano ed il divino erano fatti della stessa essenza. Il meccanicismo è il contrario di tutto questo. Così l’astrologia è stata posta fuorilegge, proibita, diventata anatema per il credo scientifico. Così gli studiosi che in un altro periodo della storia sarebbero stati astrologi, hanno studiato psicologia, che invece è pienamente compatibile con i principi scientifici. Nel cuore del diciassettesimo secolo, l’empirismo psicologico fu la negazione del fatto che l’anima umana fosse forgiata da idee innate originate nella mente dell’Essere Universale: John Locke sostenne che non esistevano idee innate che preesistevano nell’uomo, e perciò nessuna possibilità di risonanza con intelligenze superiori era possibile. Piuttosto, tutti i contenuti mentali derivavano direttamente dall’esperienza: la mente è una tabula rasa, una lavagna bianca che aspetta di essere incisa dall’impatto delle cause materiali originatesi fuori dal corpo.

Ma nel diciottesimo secolo non solo l’anima fu strappata delle sue idee innate: la sua stessa esistenza fu messa in dubbio. Mentre la visione organicistica dell’astrologia vedeva nell’uomo un attore divino del dramma cosmico, la nuova psicologia lo considerava un animale che abitava un cieco e meccanico universo. Generalmente parlando, la moderna psicologia scientifica è rimasta fedele alla visione ottocentesca che gli uomini sono animali, la loro natura ed il loro carattere casuale, originato da fattori esterni quali i geni o le condizioni sociali. Essi non discendono dagli dei, e nemmeno si stanno evolvendo in una direzione qualunque. Non sono altro che vittime delle circostanze. Seppure ci sono stati alcuni scostamenti da questa teoria negli ultimi anni, una breve carrellata sulla evoluzione delle teorie psicologiche dimostra che quasi tutte tendono ad incorporare assunti deterministici basati su teorie meccanicistiche.

Nel frattempo l’astrologia è rimasta più o meno stagnante negli ultimi 300 anni, un sistema di pensiero screditato e negletto incapace di riscuotersi finché è stato ostracizzato dalle nostre scuole e dalle nostre università. Ovviamente essa ha attratto alcuni elementi periferici della nostra società – persone che per varie ragioni tendono ad identificarsi con il sistema oscuro e reietto che essa rappresenta. Come un bambino che è stato rinchiuso per molto tempo in cantina da un genitore violento, l’astrologia è rimasta primitiva, non sviluppata e rozza rispetto agli standard accademici. Poiché non è considerata una professione qualificata, non ci sono Ordini ed Enti di controllo ad assicurare che gli astrologi abbiano dei requisiti minimi di istruzione, etica e competenza professionale. E quindi ci sono pochi astrologi che possono presentare i loro studi in maniera adeguata agli standard a cui siamo abituati negli altri campi, mentre, al contrario, ci sono molte sciocchezze pubblicate – come i libri sui segni e gli oroscopi dei giornali – che continuano a danneggiare la credibilità dell’astrologia. E’ difficile che coloro che hanno una educazione superiore e sono esperti in metodologie di ricerca applichino le loro conoscenze ad un argomento che non solo non è insegnato nelle scuole, ma che è circondato da una cattiva fama che può costare loro la carriera.

 

 

La rinascita della teoria organicistica

 

La situazione tuttavia non è senza speranza. Dopo tutto non furono le ricerche degli studiosi che portarono all’abbandono dell’astrologia, ma l’abbandono del paradigma in cui essa si collocava. Ma se all’astrologia deve essere restituito il suo valore, deve essere recuperato anche il paradigma. E molti filosofi della scienza sono d’accordo nell’affermare che questa trasformazione sta avvenendo proprio alla fine di questo secolo. L’evidenza suggerisce che il paradigma meccanicistico si sia auto-superato. Ironicamente, è stata proprio l’espansione della scienza che ha gradualmente eroso la fiducia in molte delle sue teorie e dei modelli più amati, che erano nati proprio nell’alveo del credo meccanicistico. Le applicazioni del metodo empirico hanno portato ad una proliferazione di vicoli ciechi in tutti i campi del sapere moderno.

La nuova fisica, così come è presentata in alcuni libri, primo fra tutti Il tao della Fisica di Fritjof Capra, è più in sintonia con la tradizione spirituale che postula un Universo di pura consapevolezza piuttosto che con il modello meccanicistico. In questo nuovo approccio alla scienza, la realtà ultima è descritta come senza soluzione di continuità, unica, e non c’è alcuna separazione tra eventi ed oggetti immersi nella dimensione spazio-temporale. Il teorema di Bell, per esempio, enuncia che una azione a distanza può influenzare tutti i punti nello spazio simultaneamente, senza che alcuna forza si trasmetta materialmente. Allo stesso modo David Bohm, nella sua teoria olonomica della fisica quantistica, afferma che ogni parte dell’universo si impronta alle strutture ed ai processi dell’intero, e quindi ogni parte contiene il tutto. Questa teoria afferma in termini più moderni la massima ermetica “così in alto, così in basso”. Il principio antropico – un altro sviluppo intrapreso dalla nuova fisica – afferma che certi numeri puri chiamati “costanti naturali”, similmente alle Forme platoniche, sembrano in qualche modo facilitare l’evoluzione, ripetendo in un’altra maniera l’antica dottrina della causazione teleologica.

Anche nella biologia evoluzionistica esiste una serie impressionante di indizi del fatto che l’evoluzione non sia il risultato fortuito di mutazioni casuali preservate dalla selezione naturale, ma piuttosto un processo auto-organizzantesi intorno ad uno scopo e guidato da una immanente intelligenza. Tutti questi sviluppi, insieme ad altri che non ho citato, stanno conducendoci a quello che David Roy Griffin ha chiamato il “reincantesimo della scienza”. Un numero sempre più grande di filosofi affermano che i nostri tempi stanno assistendo ad una nuova rivoluzione della scienza che corrisponde al recupero di alcune verità e di alcuni valori che derivano direttamente dal pensiero premoderno. Il biologo inglese Rupert Sheldrake ha descritto in modo dettagliato questo recupero nel libro The Rebirth of Nature: The Greening of Science and God. Questo nuovo modello scientifico rimpiazza il sistema meccanicistico con quello organicistico, affermando la presenza di uno scopo intrinseco della natura e l’unità fondamentale di tutte le sue parti, l’attrazione a distanza del superiore verso l’inferiore, e la concezione dell’Universo come entità consapevole, auto-creativa ed auto-organizzante. Ma la cosa più interessante è che i postulati di questa nuova scienza postmoderna sono gli stessi principi su cui si basa l’astrologia.

 

 

La resurrezione dell’astrologia

 

Se la psicologia vuole tenere il passo con la Scienza, deve mettere in discussione alcune delle sue premesse fondamentali. Prima fra tutte la nozione che l’essere umano è la risultante di forze prodottesi all’esterno, che lo spingono in tutte le direzioni senza uno scopo ben preciso in un mondo alieno anch’esso senza significato. La nuova psicologia deve tener conto di individui aventi radici ben salde in un Universo vivente, i cui ritmi e cicli scorrono attraverso i loro corpi e le loro menti. Questa è ovviamente anche la visione astrologica.

La possibilità di una sintesi creativa del pensiero scientifico può portare ad una integrazione della psicologia e dell’astrologia in una nuova, moderna, astro-psicologia: questo, è di fatto, ciò che sta avvenendo almeno in alcuni settori delle due materie. Sempre più gli psicoterapeuti stanno scoprendo che l’astrologia può essere riformulata come linguaggio psicologico e metodo diagnostico. I vantaggi di questo modello sono immensi. Quale altra teoria della personalità permette un tale accesso alla psiche dell’essere umano? Come una lastra a raggi X della consapevolezza, la carta di nascita rivela i motivi nascosti, i convincimenti personali ed i dialoghi interiori che costituiscono la mitologia personale del consultante. Inoltre la concezione astrologica del mondo è coerente anche con i risultati ottenuti dalla ricerca parapsicologica che mostrano come la consapevolezza umana non sia locale, non costretta cioè dai limiti della mente e del corpo. Ogni simbolo dell’oroscopo diventa un corollario dei fenomeni psicologici e ambientali. Usando la carta come strumento diagnostico lo psicoterapeuta riesce a connettere la realtà intrapsichica, astratta, del proprio paziente con gli eventi concreti del suo mondo interpersonale. Non solo la carta aiuta il terapeuta nella ricerca della giusta interpretazione, ma gli rende accessibile una enorme quantità di metafore delle sottigliezze e dei meccanismi della vita interiore del consultante. Allora gli eventi diventano metafore delle strutture cognitive e possono essere utilizzati nel corso della psicoterapia.

Addirittura l’astrologia riuscirà a spiegarci il succedersi degli eventi stessi. Il movimento dei pianeti lungo le loro orbite corrisponderà allo sviluppo di alcuni tipi di processo aventi luogo in alcuni periodi della vita del cliente. Per esempio, io ho lavorato con un quarantenne depresso i cui problemi derivavano da una relazione problematica con la madre durante l’infanzia. Egli la descriveva come oppressiva, abusiva, paranoica. Questo era riflesso nella sua carta dalla sua Luna in Scorpione in ottava casa, quadrata a Plutone. Il significato di questo insieme di fattori suggerisce esattamente il tipo di problemi che egli aveva incontrato nell’infanzia e quelli che aveva attualmente, cioè il fatto che fosse depresso, che si sentisse ricattato emotivamente e che fosse spaventato dalle donne. Dopo sei mesi dall’inizio della terapia, Plutone di transito si congiunse esattamente al grado alla sua Luna di nascita. Poiché Plutone nella sua carta di nascita era strettamente associato a quel tipo di esperienza materna che aveva interiorizzato, era facilmente prevedibile che il suo complesso materno sarebbe stato fortemente attivato durante quel transito. Per questo motivo non fui sorpreso quando il mio cliente mi cominciò a raccontare della sua esperienza lavorativa con il suo nuovo capo. La nuova dirigente era infatti un perfetto sostituto di sua madre. Era castrante, soffocante, controllante, intimidatoria, perfino paranoica, e cercava continuamente di mettere in discussione il potere e l’autorità del mio cliente. La sfida del mio paziente era chiaramente quella di affrontare quella donna, come non era stato capace di fare invece con sua madre. In effetti la madre che aveva interiorizzato stava riapparendo all’esterno sotto forma della sua dirigente, incarnazione di quell’aspetto della sua psiche. Mi preme sottolineare che non si tratta solo di una proiezione od un distorto trasfert di sentimenti. Ella era, ai fini pratici, sua madre. In astrologia i transiti di Plutone sono associati alla guarigione ed alla trasformazione, e non c’era momento migliore per cominciare un lavoro con un analista, lavoro che portò il mio paziente a risolvere molti dei problemi che erano emersi durante la terapia.

Come si può spiegare questo tipo di sincronicità? Perché proprio nel momento in cui Plutone transitava sulla sua Luna il mio cliente ebbe una esperienza che divenne la chiave per risolvere la sua depressione? Egli non era a conoscenza del transito, e non conosceva neppure il suo significato astrologico, ma quel significato e la datazione del transito stesso hanno coinciso perfettamente con gli avvenimenti. Non c’è prova più esauriente della validità dell’astrologia come strumento di diagnosi e di previsione che la sua applicazione giornaliera nella pratica clinica. In ogni ora di ogni mia giornata lavorativa, mi trovo davanti al fatto di come le carte dei miei clienti riflettano le loro dinamiche psichiche, le loro relazioni, gli eventi apparentemente casuali che sperimentano, i loro periodi di svolta nei processi di evoluzione e di cambiamento. Mi sono dovuto convincere che gli accadimenti non avvengono in modo casuale e nessuno ne è vittima. Come nell’esempio che vi ho raccontato, gli eventi non sono solo pieni di significato, ma forniscono lo stimolo per la crescita personale. Ogni problema è un’opportunità di cambiamento, fatta su misura per quella persona. Le circostanze specifiche di ogni esperienza problematica sembrano costituire la chiave per accedere ad un potenziale nascosto. Il valore unico dell’astrologia è di fornire un linguaggio simbolico capace di collegare la realtà oggettiva con quella soggettiva e decifrare il processo di cambiamento che sottende la relazione fra le due realtà.

Non dovrebbe sorprendere il fatto che gli psicoterapeuti americani stanno iniziando ad utilizzare l’astrologia. Nel 1987 ho fondato l’Associazione per la Psicologia Astrologica – AAP – un’organizzazione che ha come scopo esclusivo l’integrazione tra psicologia ed astrologia, e che riunisce circa 3000 astrologi, di cui la maggior parte sono terapisti e consulenti professionali interessati ad utilizzare l’astrologia come mezzo diagnostico nel lavoro con i propri pazienti. Lo dico non perché voglia promuovere la mia associazione, ma per farvi capire che l’astrologia non è solo le previsioni sui giornali o i libri sui segni. Come sempre più numerosi terapisti riconoscono, è un linguaggio sofisticato della condizione umana, compatibile con tutti i modelli psicologici, e soprattutto ristabilisce una connessione con i nostri avi e la nostra società, che va oltre i genomi. Essa ci riunisce in un cosmo vivente, consapevole, in cui i legami tra le persone ed i pianeti sono tessuti nella stessa ragnatela dell’Essenza. Non c’è nessuna separazione tra piano interiore ed esteriore dell’esistenza e nessuno dei due causa l’altro. Nella concezione post-moderna dell’astropsicologia l’uomo ritorna ad essere l’attore divino in una recita cosmica.

 

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