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Sintesi dei messaggi inviati dal 22 aprile al 2 maggio 2001 sul tema:

I PIANETI RETROGRADI

A cura di Maria Grazia La Rosa

 

Un’esaustiva ed uniforme interpretazione dei pianeti retrogradi da parte di alcuni studiosi di astrologia, provenienti da diversa formazione, riuniti in un ambiente virtuale. Un’analisi dettagliata della funzione di questi pianeti vista da ogni angolatura: dal movimento retrogrado di Mercurio a quello più sconvolgente di Plutone.

 

1) Considerazioni generali


Osservando il moto dei pianeti dalla Terra, essi presentano l’andamento di una curva generalmente irregolare che può presentare anche cappi ed anelli.
Talvolta il pianeta sembra rallentare, fermarsi e invertire il senso del moto:

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Moto apparente di Mercurio (1980)


C’era un certo mistero negli antichi astronomi e astrologi, che ignoravano l’eliocentrismo del sistema solare.

Olimpiodoro, filosofo neoplatonico di Alessandria (500 d.C circa), scriveva: “Le stazioni e gli astri son dette generalmente anomalie, poiché allora gli astri si muovono in modo anomalo essendo sotrattivi e additivi. Ma anche qui devi sapere ciò che è vero. Nei cieli non vi è alcuna anomalia, alcun disordine, ma tutto è ordine e uniformità e queste apparenze si manifestano solo alla nostra vista”, ma la spiegazione che poi segue (punti di concavità e convessità nella sfera celeste) è alquanto differente dalla situazione reale. Dopo che Copernico convinse tutti che era il Sole ad essere fermo e la Terra a girargli intorno, il mistero venne risolto.
Se si tiene infatti conto che il suolo sopra cui poggiamo i nostri piedi gira anch’esso e a volte più o meno velocemente rispetto a quello dei pianeti osservati, è facile immaginarsi che, essendo ad esempio più veloci di Marte, a un certo punto lo sorpassiamo, e se ci voltiamo a guardarlo, lo vediamo indietreggiare sempre più.
Quei “cappi”, rimasero tuttavia oggetto di attenzione da parte di Keplero. Presentavano infatti delle irregolarità, che furono per Keplero un vero rompicapo, ma nel contempo una vera e propria fortuna nello studio dell’orbita del pianeta. Marte è infatti il pianeta più eccentrico, nel senso che la sua orbita, più di quella degli altri pianeti, si differenzia da una perfetta circonferenza. Quindi, se è quello che dà errori più rilevanti quando si assume un moto perfettamente circolare, è anche il pianeta che meglio permette di cogliere la reale forma, ellittica, dell’orbita.
Nella dedica allAstronomia nova, si legge: “Marte è un astro che sfugge all’osservazione, ma per scoprire la segreta conoscenza dell’astronomia è assolutamente necessario usare Marte”.
E non si sbagliò. Fu infatti Marte che gli aprì le porte della conoscenza, con la conferma dell’eccentricità della propria orbita e di quella di tutti gli altri pianeti. Una rivoluzione geometrica, a quei tempi. Lo stesso Galilei, sebbene a conoscenza delle sue leggi, continuerà ad utilizzare orbite circolari nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano del 1632. 

Il Sole e la Luna ci appaiono invece sempre in moto diretto, perché il centro attorno al quale ruotano coincide con l’osservatore.

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Questa figura mostra il moto e la posizione della Terra e di Marte, in due istanti del 2001, l’11 maggio e l’11 giugno, periodo in cui Marte ha avuto moto retrogrado.
L’11 giugno dalla Terra si vede Marte in una posizione che precede quella dell’11 maggio, per la minore velocità di rivoluzione di Marte rispetto alla Terra.
 Questo accade quando un pianeta esterno (da Marte a Plutone) è prossimo all’aspetto di opposizione con il Sole.
Per Marte, il moto retrogrado inizia 30° circa prima dell’opposizione con il Sole e prosegue fino a 30° dopo. Per Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone il moto retrogrado inizia a 60° circa prima dell’aspetto di opposizione, e si conclude 60° dopo. Ciò comporta che negli aspetti di trigono ed opposizione con il Sole questi pianeti si trovano sempre in moto retrogrado.
In matematica questa viene definita come condizione necessaria e sufficiente: “Un pianeta esterno che non sia Marte, se è in trigono, quinconce o opposizione con il Sole allora è retrogrado.”
La si può generalizzare anche a Marte con la variante: “Un pianeta esterno in quinconce o opposizione con il Sole è sempre retrogrado”.


Per i pianeti interni (Mercurio e Venere), il moto retrogrado si ha invece in prossimità della prima congiunzione con il Sole:

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Le congiunzioni dei pianeti interni si verificano alternatamente, a moto diretto e retrogrado.

La seguente figura mostra la posizione nell’eclittica di Sole, Mercurio e Venere:

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I punti in cui le curve decrescono sono i periodi in cui i pianeti sono retrogradi (ad esempio Mercurio nel giugno-luglio 2001). I punti in cui le due curve si intersecano sono congiunzioni. Si noti come le congiunzioni avvengano una volta con curva crescente (moto diretto) e successivamente con curva decrescente (moto retrogrado). La distanza angolare tra Mercurio e Sole in corrispondenza della quale inizia il moto retrogrado, come si può vedere è di 15° circa. Quella tra Venere e Sole circa 30°.
 

La seguente figura mostra l’andamento del moto dei pianeti esterni, nell’arco di un settennio:

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In relazione a quanto sopra esposto dal punto di vista astronomico, e partendo dal presupposto che le energie psichiche sono in stretta sinergia con quelle planetarie, sembra che in presenza di un aspetto retrogrado alla nascita (apparente, naturalmente), l’energia di quel pianeta venga bloccata o rallentata, trattenuta, diretta verso l’interno, difficile da esternare.
Effettivamente nell’energia dei pianeti retrogradi c’è qualcosa di particolare. La prima interpretazione è pressoché letterale: se la direzione del moto è invertita, anche l’espressione di quell’energia lo sarà. Ciò potrebbe significare che un pianeta retrogrado viene vissuto più verso l’interno che verso l’esterno. Una diffusa interpretazione riveste poi i pianeti retrogradi di caratteristiche sostanzialmente negative, valutando tale direzione “introvertita” come una difficoltà relativa all’espressione più libera e sana dei valori corrispondenti, arrivando a vederli come una sorta di lato ombra rispetto a questi. La retrogradazione manifesterebbe, insomma, l’aspetto “cattivo” del pianeta.
A questo punto si potrebbe fare un esempio un po’ bizzarro e forse caricaturale, ma che potrebbe rendere l’idea. I pianeti retrogradi potrebbero ricordare una specie di guida “contromano”. Cioè: se, percorrendo una strada a senso unico, ci troviamo di fronte una macchina che procede contromano, la prima cosa che faremo sarà probabilmente frenare, cercare di scansarla e magari esclamare: “Ehi, ma questo è matto!”… Difficilmente, ammettiamolo, ci verrà spontaneo pensare: “Oh, poverino, deve essersi sbagliato, forse è fresco di patente”. In quest’ultimo caso, infatti, la valutazione di tale direzione contraria sarà, appunto, qualcosa di simile ad una “interpretazione karmica”… ma prima di questo la realtà evidenzia ben altro, vale a dire che quell’auto-pianeta disturba e mette anche in pericolo la circolazione generale, cioè il flusso energetico d’insieme!
In presenza di pianeti retrogradi, infatti, non solo e non tanto la loro espressione sarà diversa (introvertita, rallentata, incattivita che sia), ma anche gli altri pianeti, in particolare quelli in aspetto, tenderanno a “frenare” od a “scansare”; nel caso in cui il pianeta sia stazionario, poi, esso potrebbe essere rappresentato addirittura come una macchina ferma, forse un po’ meno pericolosa per questo, ma che indicherebbe anche un blocco più “cronico”.
Insomma un pianeta retrogrado non dovrebbe essere valutato “in sé”, ma anche in relazione agli aspetti con gli altri pianeti e alle eventuali lesioni che riceve.
Se prendiamo in considerazione il ciclo di posizione di un pianeta o il ciclo di relazione tra due pianeti si può affermare che alla congiunzione si verifica la nascita di qualche cosa, ancora però allo stato potenziale; il semisestile può essere considerato come un prolungamento della fase di congiunzione; la semiquadratura è la prima “crisi”; il sestile l’oggettivazione di quanto nato; il quadrato la seconda crisi; il trigono è la piena realizzazione e con l’opposizione avviene la maturazione. Dall’opposizione in poi c’è un’inversione delle energie e si passa da una fase, per così dire, di inspirazione ad una di espirazione, per cui i frutti prodotti (che hanno origine nella congiunzione) devono essere rilasciati ed assimilati. In questa fase si ripetono gli aspetti di prima, all’incontrario.
La retrogradazione potrebbe essere intesa come una fase di ripiegamento e di consolidamento di quanto è insito nella fase del ciclo preso in considerazione. Quindi è molto importante sapere se la retrogradazione si trova nella fase ascendente o discendente del ciclo.
Infatti la fase ascendente potrebbe rappresentare il progetto, un qualcosa che si ha intenzione di realizzare o si sta realizzando, mentre quella discendente potrebbe significare l’inserimento in qualcosa che è già esistente, magari apportando modifiche o revisioni. In sintesi la fase crescente rappresenta un periodo di azioni spontanee ed istintive, e quella discendente un periodo di espressione individuale e cosciente. 

Chi nasce con un pianeta retrogrado ritrova nelle future retrogradazioni di quello stesso pianeta eventi o coloriture che riportano in qualche modo ad esperienze o sensazioni del primo periodo di retrogradazione, specialmente se il pianeta in questione incontra ancora (anche se in aspetto diverso) uno dei pianeti con cui aveva a che fare alla nascita. Il pianeta retrogrado lascia un’interiorizzazione particolare, quindi rimane più impresso nella memoria.
Le retrogradazioni potrebbero anche essere considerate come una energia che prende canali di espressione diversi da quelli più o meno codificati, accettati ed utili al particolare contesto in cui l’individuo si trova a vivere (storico, ambientale, culturale, razziale etc.). L’energia planetaria agisce psichicamente “contro” quello che è il flusso collettivo. In questo senso spinge ad un atto di creatività individuale. All’interno dell’individuo stesso altre energie psichiche (rappresentazioni, valori, desideri, complessi), ad esempio i pianeti in aspetto, creano resistenze alla libera espressione dell’impulso controcorrente e da qui nasce l’ingorgo.
Tanto più il livello evolutivo della persona sarà libero dai legami con l’inconscio personale e collettivo, cioè tanto più sarà consapevole della distinzione tra le forze psichiche che agiscono in lui e lui stesso, tanto più le energie retrograde potranno esprimersi all’interno della collettività come atto estrovertito, individuale e creativo (al servizio di quello che, parafrasando il nostro processo di evoluzione personale, potremmo chiamare il processo d’individuazione del grande organismo di cui tutti noi siamo cellule). Altrimenti l’energia retrograda sarà vissuta in modo interiorizzato, sia sotto forma d’impaccio, inibizione, difficoltà, spesso conflitto psichico (quando l’Io non è proprio in grado di accoglierne la forza trasgressiva ed evolutiva), sia sotto forma di stimolo (in caso contrario) verso una ricerca sempre più profonda sulla propria reale natura.

 

2) Pianeti retrogradi personali e transpersonali


Il Sole e la Luna sono esclusi dalla retrogradazione, e questo fatto è molto indicativo. Infatti la retrogradazione ha un senso perché viene vista in rapporto al Sole e, di conseguenza, alla Luna che ne è (per noi terrestri) un mediatore.

Il punto di partenza risiede nel fatto che, anche se alla nascita i pianeti possono essere retrogradi in rapporto a tutti gli altri pianeti, in realtà, da un punto di vista psicologico, la retrogradazione è sempre in rapporto al Sole, prioritariamente, e il loro moto è diretto o retrogrado solo in relazione al moto sempre diretto del Sole. Ciò significa che, in ogni caso e con qualsiasi aspetto, deve essere considerato che la retrogradazione ha a che fare con qualcosa che riguarda la nostra identità; sono quindi energie che possono bloccare l’espressione di certe qualità appartenenti a noi stessi e che richiedono, di conseguenza, una grande elaborazione proprio nella comprensione. 
Nella nostra vita, man mano che l’Io emerge dal grande, indifferenziato magma delle possibilità offerte dalla psiche, taglia, elimina, rimuove, proietta, nega oppure semplicemente sceglie, decide, indirizza in modo cosciente la sua vita da una parte invece che da un’altra. Da bambini tutto ci sembra possibile. Crescendo, lasciamo lungo la strada un’immensa gamma di possibilità inesplorate. Entrambi i processi (quello inconscio e quello conscio) fanno parte della formazione dell’identità di ciascuno di noi. Nessuno avrà mai la possibilità di vivere ed esplorare tutto il potenziale di partenza. C’è chi arriva alle più alte vette d’individuazione attraversando consapevolmente tutti gli stati di coscienza a sua disposizione, legando il proprio senso d’identità a porzioni sempre più vaste della realtà psichica e chi, senza saperlo, è completamente condizionato e legato ai valori, ai bisogni ed alle credenze del momento storico, culturale, ambientale, razziale, collettivo di cui fa parte.
Quindi il problema non sta tanto nel fatto che non si sia destinati a completare l’esperienza legata alla simbologia del pianeta – questa sembra essere, in definitiva, la normale condizione umana – quanto come potrebbe essere usata l’energia di un pianeta che per progressione non diventa diretto nel normale arco di una vita umana. Generalmente questo accade per i pianeti transpersonali, quasi a sottolineare il loro carattere collettivo e quindi proiettato fuori dalla limitatezza della mente egoica/personale. Come a dire che al collettivo poco importa dei desiderata dell’Io.
Insomma è più che possibile che l’energia planetaria compia il suo corso indipendentemente dalla nostra (cosciente) partecipazione attiva, ma attraverso l’attività della psiche di cui l’Io non è che la classica punta dell’iceberg. In fondo basta osservare la normale attività della psiche che evolve verso direzioni di cui acquisteremo consapevolezza solo quando tutto il percorso sarà compiuto e che spesso la simbologia onirica ci anticipa. Ciò può voler dire che non è vero che se il pianeta rimane retrogrado non ne esploriamo la simbologia, ma solo che forse è la mente egoica che, nella sua limitatezza come strumento di percezione, non è in grado di comprenderla, ma che a diversi livelli di coscienza l’archetipo espresso da quella particolare energia lavora da un punto di vista evolutivo.  
Quando i pianeti transpersonali sono retrogradi, andare controcorrente non appartiene più all’individuo ma, ovviamente, la coscienza collettiva ed allora tanto più il cambiamento si innesta in una società, momento storico “resistente”, tanto più sarà violento e traumatico.
Nei pianeti transpersonali spesso la retrogradazione ha una funzione quasi “maceratrice”, nel senso che sembra portare veramente a distruzione (Urano), oblio (Nettuno), morte (Plutone), ciò che c’era prima. E’ molto interessante quando sono in successione perché possono essere una forza travolgente di 1000 watt nel caso di Urano che deve rompere lo schema saturniano creando una breccia nella difesa e nella corazza, cui fa seguito l’invasione-deflagrazione di Nettuno che erode ciò che è rimasto di quei cocci e li porta a completo scioglimento, come se la persona quasi dimenticasse, perdesse contatto con ciò che era, come se annegasse la vecchia identità corrompendola fino al totale disconoscimento. In ultimo Plutone porta via la salma della vecchia identità, elabora il lutto e crea le basi per cominciare a vedere ciò che prima era sepolto dietro modalità ed illusioni che creavano falsi specchi e false forze.
Riguardo ai pianeti personali, l’ipotesi è che l’individuo ha la necessità di esplorare l’energia di quel pianeta retrogrado in modo introvertito, non nell’azione ma nella riflessione, o orientata a creare nuove strutture psichiche anziché sociali, familiari o relazionali. Per esempio la scoperta/creazione (nel caso di Venere) di nuovi valori che non rispecchiano necessariamente quelli correnti; un confronto prematuro di questi valori con quelli correnti collettivi rischierebbe un riflusso pericoloso: come ad esempio la facilità di vivere una storia sentimentale priverebbe della possibilità di emergere a bisogni e valori più profondi e maturi per cui solo separazione e solitudine sono la fucina ideale (il mito di Efesto). Oppure l’energia attiva di Marte potrebbe non dover servire alla conquista e all’autoaffermazione, ma rimanere a completa disposizione per il difficile e stancante viaggio all’interno del sé, per combattere mostri interni anziché nemici esterni, per difendersi dall’assalto di intime tentazioni piuttosto che polemizzare all’esterno, per farsi portavoce dei desideri più profondi di trasformazione interiore verso valori superiori piuttosto che partire alla conquista di ciò che piace nella società. E così via per gli altri pianeti retrogradi i cui significati si riveleranno nel corso della vita della persona, ad età e quindi a livelli evolutivi sempre diversi tra loro.
Sembra dunque che, nel caso dei pianeti retrogradi personali, il cammino della coscienza dell’individuo parta dall’inconscio collettivo verso una propria individuazione, e nel caso dei pianeti retrogradi transpersonali avvenga il contrario, cioè con l’accettazione della perdita della propria individualità e volontà per farsi canale della volontà psichica collettiva (ed in quanto tale inconscia). La retrogradazione dei pianeti personali ha significati un po’ diversi da quella dei transpersonali anche perché dura molto meno, e sia Mercurio che Venere possono ritornare diretti nel corso della vita.

 

3) Pianeti retrogradi che diventano diretti

Un pianeta lento retrogrado alla nascita, soprattutto quando ripete dopo alcuni giorni o mesi l’aspetto preciso con il veloce a cui è legato, spesso è significativo di qualche evento che imposta a livello psicologico una condizione particolare.
In questo caso è necessario allargare il discorso alla simbologia di progressione secondaria (un giorno = un anno) con un esempio ipotetico:

- Aspetto alla nascita: Marte congiunto a Saturno retrogrado; Marte a 10° e Saturno a 15°. Saturno diventa diretto dopo 20 giorni, e qui non si può stabilire quale effetto possa aver dato (anche se lo avrà dato), ma si può tranquillamente cercarne la risposta al 20° anno di età del soggetto. Molto probabilmente ci si accorgerà che è accaduto qualcosa d’importante nella sua vita, sia a livello psichico sia pratico.
Se il passaggio da diretto a retrogrado si ripete nei giorni, è ancora più significativo e bisogna allora valutare tutti i passaggi. Inoltre, ogni volta che nella vita si ripete quella stessa situazione, si possono scatenare le stesse reazioni psichiche di antica memoria.
E’ importante quindi capire se sia più giusto valutare il ritorno a livello del tema progresso, oppure il ritorno vero. Sembrerebbe che quando il pianeta torna diretto anche in virtù delle progressioni, sia possibile uno “scioglimento” della tensione, mediante un evento interiore o esteriore.
Attraverso la progressione noi possiamo più o meno stabilire a quale età il pianeta retrogrado riprenda il moto diretto. Spesso, però, soprattutto nel caso dei transpersonali, il pianeta può restare retrogrado per tutta la vita. Dunque sembrerebbe che l’individuo sia “destinato” a non completare l’esperienza legata alla simbologia del pianeta, a non viverla, lasciandola così relegata a livello inconscio.
Si potrebbe osservare che quando un pianeta retrogrado alla nascita ritorna diretto, è stato stazionario nei due giorni precedenti (= 2 anni) ed è in questo periodo che deve essere spesso ricercato l’avvenimento di sblocco. Quei due anni rappresentano infatti una pausa nell’abituale espressione dell’energia, pausa che permette ad un avvenimento materiale o psicologico di penetrare nella vita dell’individuo capovolgendo la situazione.
La retrogradazione, quindi, non è un’energia bloccata, ma un’energia che si manifesta attraverso canali differenti. Cioè un’energia che non sostiene l’insieme del Tema e non collabora al processo d’individuazione, ma che ha l’effetto di stimolare, proprio attraverso i problemi che crea, una ricerca della propria identità e delle proprie motivazioni che spesso affondano le radici in un passato familiare e culturale che è stato ereditato (geneticamente o attraverso l’educazione, l’esempio o lo stile di vita). L’evento riallinea l’energia all’insieme del Tema e questa, riprendendo la direzione giusta, non ostacola più la “circolazione” degli altri, fluendo secondo la propria vera essenza anche se troverà sempre alcune difficoltà soprattutto nella presa di coscienza: l’individuo, cioè, esprimerà quella funzione in modo istintivo, ma per integrarla davvero dovrà lavorare parecchio.

 

4) Pianeti da diretti a retrogradi


A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: e se i pianeti con le direzioni secondarie da diretti diventano retrogradi, che succede?
Non è la stessa cosa. In questo caso si presenta l’occasione di incamerare lentamente ma profondamente tutta la simbologia di quel pianeta, per usarla successivamente in modo più consapevole. Ciò indica, insomma, la necessità di rielaborare un’energia che da un certo momento in poi dovrà essere usata non solo più consapevolmente, ma secondo uno stile di vita più personale. Questo momento varia da pianeta a pianeta e va valutato nell’insieme del tema e guardando le direzioni secondarie.

La durata delle retrogradazioni, così come il tempo che le separa, è variabile secondo la posizione del pianeta retrogrado nella sua orbita. Plutone, Nettuno ed Urano sono retrogradi durante 5 mesi ogni anno. Il tempo che separa due retrogradazioni di Nettuno è un anno circa, per Urano 370 giorni. Saturno è retrogrado per 4 mesi e 15 giorni ogni 380 giorni; Giove per 4 mesi ogni 13 mesi; Marte per 72 giorni nel corso di due anni ed un mese e mezzo circa; Venere per 42 giorni ogni 19 mesi e 10 giorni; Mercurio per 23 giorni, ogni 4 mesi circa. Per Marte le variazioni sono abbastanza sensibili. Ad esempio nel giugno del 1907 è stato retrogrado soltanto per 65 giorni, e fra il 1907 ed il 1909 l’inizio delle retrogradazioni è stato separato da 2 anni, 2 mesi e 18 giorni (Gouchon, Dizionario di Astrologia).
Se un pianeta di transito diventa retrogrado ed insiste a formare un aspetto con un altro pianeta di transito, vuol dire che lo Zodiaco vuole segnalarci o manifestare un avvenimento importante che ha magari una certa durata. Ad esempio nel 2000 Giove in Gemelli è diventato retrogrado il 14 settembre e così è rimasto fino a quando, dall’8 dicembre al 25 gennaio 2001, ha formato un trigono con Nettuno in Acquario. Questo aspetto ha senz’altro espresso qualcosa a livello mondiale e forse anche a livello personale, ma solo in virtù dell’aspetto Giove-Nettuno, che in un Tema Natale può acquisire un significato particolare nell’insieme del tema. E’ come se Giove, andando indietro, volesse incontrare proprio Nettuno per far verificare un dato evento. 
Esaminiamo, a questo punto, un’esperienza sull’effetto dei pianeti retrogradi di transito, e precisamente di Saturno rispetto al Sole.
Nel tema natale il Sole è a 29° Capricorno in VIII casa, quadrato a Saturno a 2° Toro in XI casa. Saturno nel 2001 è transitato in trigono al Sole, poi si è allontanato di diversi gradi per retrogradazione e poi, ridiventato diretto, è stato di nuovo in aspetto di trigono al Sole.
Durante il primo trigono sembrava che arrivasse il posto di lavoro tanto atteso, visto che c’erano molte possibilità, invece si sono rivelate soltanto vuote promesse. Però si faceva più intenso e collaborativo il rapporto padre-figlio. C’era la forte convinzione che quando Saturno fosse ritornato diretto le cose si sarebbero sistemate. E così è stato: un posto di lavoro soddisfacente è arrivato puntualissimo col nuovo trigono di Saturno al Sole, mentre il rapporto tra padre e figlio è migliorato sempre più, diventando ottimo. Il giovane è molto entusiasta e si è praticamente sbloccato, anzi è diventato uno stacanovista non avendo voluto rinunciare, con enormi sacrifici, ad un secondo lavoro di durata stagionale che aveva svolto anche l’anno precedente. Si è sciolto quindi, alla perfezione, il quadrato natale. 
Nel caso dei superlenti si può dire che in assoluto sono quelli che hanno più intensità, anche perché in un anello di sosta spesso possono “macerare” alcuni gradi per due ed anche tre anni.
Sembrerebbe che tutti i superlenti vogliano portarci a contatto con il nostro Sé e questo loro scopo è così forte che a volte, quando l’Io non cede, possono giungere anche ad annientarlo od a porlo temporaneamente in scacco. E’ come se tutti e tre avessero solamente lo scopo di avvicinarci di più a ciò che siamo in questo lento processo del divenire che è lo scopo della nostra incarnazione.
Il punto è che agiscono in maniera assolutamente diversa e con energie profondamente diverse: nessuno può confondere un transito di Urano con uno di Nettuno o di Plutone, proprio perché le energie che si mettono in gioco non sono uguali né simili. Urano è dinamico e ci spinge a liberarci, a far crollare la vecchia struttura e, come tale, è dotato di una forza che si può definire “fulminea”, non solo perché improvvisa, ma anche perché folgorante come quella di un fulmine. Inoltre, non ci lascia agonizzanti su un letto, ma porta con sé un gran numero di opportunità e ci spinge ad andare, ad eccitarci con le cose nuove che ci accadono e che contattiamo, e quindi il suo scopo è proprio quello di farci abbandonare ciò che non ci serve più, a cui rimaniamo legati per questioni di abitudine, di sicurezza o per incapacità di cambiare perché, tutto sommato, non è bene ma non è neanche troppo male.

La sua potenza, soprattutto nella retrogradazione, consiste nel metterci prima in crisi, cioè nel cominciare a sollecitare dall’interno un punto cruciale. Cercherà di entrare attraverso una funzione della nostra psiche che può essere l’Io, l’affettività, il pensiero, l’affermazione, le aspirazioni… ma in ogni caso, qualunque sia la funzione toccata, noi inizieremo a sentirci a disagio, fuori luogo, a volte anche fuori tempo rispetto a ciò che stiamo interpretando: soprattutto se in un particolare settore della nostra vita non siamo liberi, sarà lì che Urano andrà a colpire. Spesso le persone sanno benissimo dove Urano andrà a scardinare, perché sanno dove si sentono limitate o imbrigliate e quindi, anche se cercano di guardare altrove, se interrogate giungeranno da sole a capire di che cosa si tratterà.
Questo regalo di certo non lo faranno né Nettuno né Plutone, che spesso vanno a toccare punti di noi su cui regna la più totale inconsapevolezza, spingendoci quindi a fare passi veramente difficili in direzione dell’integrazione dei nuovi valori o delle scorie che vengono portate in superficie per essere purificate. Urano, invece, comincerà a tormentare il soggetto fino al punto in cui qualcosa dovrà crollare. Può essere il vecchio modo di pensare, di relazionare, di affermarsi. In ogni caso il punto toccato dal fulmine andrà in frantumi.
Il secondo passaggio è spesso quello più incisivo: proprio perché il primo imposta e chiarisce il problema, lo porta alla coscienza in una modalità anche plateale, e non è possibile non vedere il secondo. E’ il momento in cui occorre apportare il cambiamento ed è quello più importante, perché se questo cambiamento non avviene, vi è la distruzione di qualcosa, la rottura, l’incidente, l’abbandono ecc. Non importa con quale modalità questo Dio si metterà in contatto con il nostro mondo interiore, però lo farà in maniera inequivocabile e senza appello. Se invece la persona ha compreso la necessità di modificare un comportamento sclerotizzato, questo effetto drastico non ci sarà. La persona ha la possibilità di adottare la soluzione che ritiene migliore, nell’ambito del cambiamento che dovrà apportare.
E’ qui però che occorre far bene attenzione: Urano è un Dio che non si lascia distrarre da apparenti cambiamenti: cioè non basterà cambiare casa con un transito di Urano sulla Luna; bisognerà, invece, cambiare e trasformare il proprio rapporto con il femminile e contattare le proprie emozioni evitando di proiettarle sulle nostre compagne, madri, figlie ecc. se si tratta del tema di un uomo, mentre spesso richiede un cambiamento di ruolo e la presa di coscienza di un bisogno di autonomia che investe il proprio mondo interiore e soprattutto la propria emotività. In questo senso Urano va diretto a ciò che si è: in effetti non permetterà che restiamo in una situazione solo per comodo, spacciandola per qualcos’altro, e il suo transito ce lo farà notare con una folgorazione che non ci permetterà più di dire “non credevo, non sapevo”…
Il terzo passaggio è sempre un riaggiustamento: nel caso di un cambiamento operato attraverso uno sforzo personale e cosciente è molto costruttivo, nel senso che ci si incammina verso strade nuove, si impostano progetti che vedranno l’applicazione dei cambiamenti che sono stati realizzati. Nel caso, invece, di resistenza, allora in questa terza fase si raccolgono i cocci; ci si rende conto della distruzione che, in ogni caso, anche se in maniera del tutto inconsapevole, obbligherà la persona al cambiamento e, con molte probabilità, anche ad una maggiore autonomia. 

 

5) Pianeti retrogradi nel tema natale


5.1 – Mercurio


Secondo alcune esperienze personali, Mercurio retrogrado nel tema natale per un primo periodo di vita potrebbe funzionare in modo bloccante: senso di solitudine, tristezza, difficoltà ad esprimere i propri pensieri, troppa macinazione interiore e troppa elaborazione mentale, adolescenza con manifestazioni depressive. Improvvisamente, però, le cose potrebbero cambiare in occasione di un avvenimento esterno (ad esempio un cambio di scuola) ed allora potrebbero iniziare grandi amicizie, grandi collaborazioni e soprattutto la sensazione di possedere delle idee e di riuscire anche ad esprimerle senza sentirsi inadeguati e stupidi. Ciò che comunque potrebbe essere veramente incisivo è lo scatto mentale che si è attivato; come se tutto il periodo precedente fosse servito da incubazione e da preparazione. In altri casi Mercurio retrogrado può non essere tanto negativo, bloccato o rallentato, cattivo o malato, ma piuttosto difficile da comprendere per sé stessi e soprattutto da condividere con altri. Quando nelle progressioni torna diretto diventa più facile comunicare, anche se non accade nulla di preciso, cioè anche se non si verifica un evento distinto né un cambiamento particolare, come spesso capita in relazione ai transiti.

Mercurio compie le sue retrogradazioni in segni di trigonocrazia e questo non solo è fondamentale per la sua interpretazione, ma motivo di attentissima riflessione. Se poi esaminiamo questi pianeti nei cicli dei loro aspetti possiamo trovare molti altri spunti, come, ad esempio, se si trovano nella fase ascendente o discendente del ciclo. Nel suo ciclo, Mercurio retrogrado potrebbe dare proprio questa particolarità, cioè di permettere alla nostra mente di rielaborare una serie di pensieri rispetto alle simbologie dei segni che tocca nell’anno in cui compie la retrogradazione in un determinato elemento. A questa rielaborazione sono particolarmente sensibili le persone con Mercurio retrogrado alla nascita, come se in loro, abituate a rimuginare e ad elaborare in continuazione, il passaggio in retrogradazione annuale desse comunque spunti e possibilità di ritornare o addirittura di rincontrare persone con cui erano rimasti dei sospesi a livello materiale o relazionale.
Poiché Mercurio è il pianeta più legato alla “sincronicità” ed alle coincidenze, può capitare che durante la retrogradazione s’incontrino persone che non si vedevano da tanto tempo, ma con le quali c’erano stati progetti, relazioni, rapporti di lavoro o affettivi che non sono stati elaborati fino in fondo. In questo caso Mercurio sembra comportarsi come un “definitore”. Ad esempio nel caso di un Mercurio retrogrado in Capricorno legato al Sole nello stesso segno ed a sua volta quadrato a Saturno in VI, nelle sue retrogradazioni nei segni di terra potrebbe portare situazioni di ordine burocratico. Come se si fosse obbligati a tornare su argomenti della propria vita che si stenta a chiudere, perché costano moltissima fatica e spesso grande dispendio a livello economico.

 

5.2 – Venere


Qui si può portare un caso molto significativo: nascita con Sole e Ascendente in Scorpione e Venere congiunta nello stesso segno. Il soggetto è figlio di una ragazza madre. Il padre è sposato ed ha un altro figlio, ma nonostante si stia per separare dalla moglie, non accetta questo nuovo bambino ed insiste perché venga praticato un aborto. La mamma decide di tenere il bimbo da sola e lo aspetta con amore, pur vivendo profonde lacerazioni intime.

Venere retrograda diventa diretta e tale rimane fino a 26 giorni dalla nascita del bambino. Nel primo mese di vita, il bimbo prende il latte materno ma la mamma viene colpita da una forte gastroenterite ed è ricoverata d’urgenza in ospedale; il bambino viene guardato dalla nonna materna. A 26 anni e 5 mesi il soggetto contrae una malattia ai testicoli in seguito ad un trauma provocato da una brutta caduta da una scala. Ricoverato in ospedale gli viene asportato un testicolo e gli viene comunicato che non potrà avere figli. La sua ragazza, che lui ama profondamente, lo lascia dopo un mese perché non concepisce una vita senza figli. Lui cade in un profondo stato di depressione, ma le cure di una psichiatra giovanissima lo guariscono presto.
Oggi il soggetto in questione è felicemente sposato, non ha figli e non ne cerca altrove, ma pensa di aprire un asilo nido privato. Nelle sue simbologie, questo tema natale parla in modo eccellente e non ha fatto difetto nemmeno la retrogradazione di Venere.

 

5.3 – Marte


Marte è l’istinto di sopravvivenza, di autoaffermazione, quindi una forza puramente egoica; solo in un secondo momento, quando l’individuo ha acquisito una certa esperienza di vita ed una maggiore conoscenza di sé, dovrebbe diventare “il braccio” del Sole, ossia la capacità di agire secondo i progetti solari.
A questo programma possono opporsi diversi fattori, e la retrogradazione di Marte può rappresentare un grossissimo problema. Marte è un’energia estroversa che vuole conquistare il suo spazio nel mondo (la freccia fa parte del suo glifo), ma Marte retrogrado, come tutti i pianeti retrogradi, ha una visione diversa sulle modalità della sua stessa esistenza e degli obiettivi che l’Io/Sole propone. Lo spirito di conquista sembra non essere interessato al mondo esterno cosicché le reazioni vitali di decisione, lotta, aggressività sembrano non esistere.
L’energia di Marte in realtà c’è eccome, ma andando contromano ed evitando perciò le lotte materiali, non volendo quindi rischiare, le esperienze di confronto, vittoria e sconfitta restano ad un livello ingenuo e molto primitivo. Il soggetto pensa che sia importante o che basti misurarsi con le difficoltà interiori; non sa che l’interno e l’esterno sono sì lo specchio l’uno dell’altro, ma la palestra di apprendimento è la vita materiale, per cui se non impara a difendersi nel mondo e a conquistare il proprio spazio rischia di disperdersi in una realtà solo immaginaria, tutta mentale o psicologica, che da un lato lo indebolisce e dall’altro lo “carica” negativamente.
Marte come energia ha infatti una natura centrifuga, ossia dal centro verso l’esterno (il suo simbolo grafico è chiaro); inizialmente ruota intorno a sé stessa (il cerchio), poi, esteriorizzandosi (la freccia) va verso il polo positivo della sua “carica”. Se invece s’interiorizza, allora si muove verso il polo negativo e ciò, essendo decisamente contrario alla natura di Marte, ingorga l’energia con effetti di vario tipo: è il mondo interiore della persona che si carica di negatività, con effetti distruttivi ed autodistruttivi che si manifestano, secondo il segno e la casa occupati, attraverso errori, inimicizie, pettegolezzi, fallimenti o problemi di salute. Un’altra possibilità è che l’energia volitiva e decisionale inespressa venga in qualche modo proiettata, cioè vissuta attraverso qualcun altro (partner, figlio, capoufficio) oppure che, in modo più drammatico, si attiri su se stessi l’aggressività altrui.

Marte è anche una parte importante del nostro sistema immunitario: qualcosa di protettivo e di aggressivo che deve – per sua natura – attaccare tutto ciò che dovrebbe essere negativo per il nostro corpo. Tuttavia, in alcuni casi, e molti con Marte retrogrado, il sistema immunitario va ad attaccare od aggredire parti del proprio corpo. E’ come se Marte invertisse la rotta e diventasse distruttivo per la persona, sottraendo forze ed energie vitali; esattamente come un Marte retrogrado sul piano psicologico spesso dà persone che non hanno la capacità di difendersi in modo appropriato e quindi a volte soccombono oppure si iperdifendono.
Prendiamo un caso di Marte retrogrado alla nascita: soggetto maschio, Ascendente Scorpione (presumibilmente), segno solare Cancro, in casa VIII congiunto ad Urano. Marte in Sagittario, retrogrado, presumibilmente in casa II, in esatto quinconce con il Sole, trigono a Plutone in IX, sestile a Nettuno in XI. Marte diventa diretto all’età di 12 anni. Il soggetto non ricorda eventi particolari, tuttavia da quell’età vive una fase più “estrovertita” e comincia a relazionarsi con il mondo esterno. Caratterialmente il soggetto non presenta difficoltà a vivere il simbolo marziano, non è infatti persona particolarmente aggressiva ed è in grado di prendere decisioni equilibrate. Di Marte come malattia nessuna informazione parlante: la salute è ottima. Il pianeta, qui, potrebbe aver agito sul piano della sessualità e infatti il soggetto è omosessuale, anche se non dichiarato.
Altro caso di un Marte che da retrogrado per progressione diventa diretto. Un Marte opposto a Venere e Luna che, dopo aver provocato forti lacerazioni interiori tra bisogni spirituali ma anche mortificativi delle aspirazioni autoaffermative, una volta divenuto diretto ha consentito di esprimere la necessità di azione concreta ed imperativa in una grande organizzazione umanitaria.
Quando Marte è diretto alla nascita e diventa poi retrogrado, potrebbe scatenare eventi molto duri. Poiché, infatti, l’obiettivo di questa inversione di movimento riguarda l’apprendimento di un modo di vivere l’energia secondo canoni meno scontati ed egoistici, se il soggetto oppone resistenza e si arrocca sulle vecchie modalità, l’azione aggressiva di Marte si scatena.

 

5.4 Giove


Giove può essere “metabolizzante” sia a livello biologico che psichico, cioè può avere quella capacità di elaborazione che consente alla nostra mente di fare un salto di qualità, dalla visione analitica e dal concetto spicciolo di realtà, alla visione simbolica, sintetica che in un attimo percepisce un “tutto” che sfugge totalmente alla mente mercuriale. Giove insomma giunge e deve giungere necessariamente ad una “verità”, per quanto personale possa essere. Rappresenta le aspirazioni di miglioramento di una persona che sono, ovviamente, in linea con la sua evoluzione, quindi diverse, nella sostanza, da persona a persona. Giove è sempre bisogno di “arricchimento” e certamente non solo materiale, ma anche culturale, spirituale, psichico ecc. E’ da Giove che scaturisce la propria visione della vita, la propria filosofia ed anche quel senso di speranza che invita le persone ad un certo adattamento in virtù di qualcosa che sarà, non importa come e quando, ma “sarà”.

Quando è positivo Giove riesce a dare moltissime opportunità, capacità, aperture, insomma la persona è disponibile, fiduciosa, aperta ed adattabile. Giove in un tema equilibrato è un elemento importantissimo per la crescita personale, per la comprensione e per l’assimilazione (Giove assimila sempre: cibo, risorse, cultura, ecc.). La sua capacità di adattamento – indubbia – non nasce però dalla ingenuità e bonomia, ma dal fatto che è convinto che “domani è un altro giorno” e quindi… perché angosciarsi oggi? Anche all’interno di una situazione terribile si dice: “dovrà pur esserci un modo per migliorare questo”, ed è lì che proietta il suo occhio ed apre un ponte sul futuro, vedendo la situazione attuale come un qualcosa di momentaneo e creando così le condizioni affinché nuove opportunità possano entrare.
Giove è complementare di Saturno ed insieme offrono veramente una mente equilibrata e con una buona visione della realtà, senza trascurare che la realtà è solo oggi, qui ed ora, e non può essere spostata a domani. Giove però è domani, è una finestra sul futuro, è la freccia che va da qualche parte perché sa che esiste “una qualche parte”. E’ la fiducia che l’uomo non sia limitato, ma che limitata sia solo la visione che ha di sé; insomma Giove crede che vi sia una possibilità non ancora esplorata: è inquieto, si guarda attorno, dilata la sua visione e cerca qualcosa di nuovo da prendere, da incorporare, da fare proprio.
Nei casi di Giove retrogrado c’è sempre una difficoltà di elaborazione, o meglio una elaborazione poco efficace, quindi poco traducibile in esperienza utilizzabile per la crescita, quasi che la persona elaborasse a vuoto, senza riuscire a trarre una propria conclusione sintetica dal lavoro che ha fatto. Questo porta inevitabilmente ad una difficoltà di dare significato al proprio vissuto, come se ci fosse un buco nero che ingoia tutto ma non restituisce nulla. Da ciò si ricava un’impressione di carenza di sintesi, dovuta ad una elaborazione macchinosa ma sterile.
E’ come se Giove retrogrado non ricevesse input dall’inconscio con cui è collegato: Giove è il ponte, l’occhio che riesce a superare il limite di Saturno e a cogliere cose che giungono dal mondo transpersonale attraverso l’intuizione. Giove pre-vede, nel senso che può vedere in anticipo e questa capacità sembrerebbe mancare alle persone che hanno la retrogradazione alla nascita, come se fosse loro richiesto uno sforzo in più e non gli fosse stata data questa capacità di trovare facilmente un significato nelle esperienze.
A Giove appartiene anche quella parte della mente che è in contatto con il Sé superiore: quella parte di noi che è legata appunto ad un desiderio di elevazione. L’idea di “credere”, come Giove suggerisce, ha a che fare con il potere del nostro pensiero: credere di poter realizzare fermamente una cosa è avere la certezza di realizzarla. Questo è il leit motiv di tutte le teorie sul “pensiero positivo”. Inoltre ogni cosa, prima di essere realizzata od ideata, deve essere visualizzata nella mente ed il potere della visualizzazione è infinito. Giove, quindi, porta proprio la capacità di elaborare e di trarre conclusioni personali dalla realtà quotidiana facendo fare salti di grande consapevolezza.
Può essere molto legato a Saturno proprio nello sviluppo del Super Io. Se Saturno rappresenta spesso (soprattutto quando è legato ai luminari) il senso di colpa, Giove potrebbe avere a che fare col senso del peccato/vergogna, quello che talvolta i genitori instillano nel figlio attraverso un certo tipo di educazione. D’altra parte Giove, come governatore del Sagittario – primo degli ultimi quattro segni che secondo la sequenza zodiacale rappresentano la graduale ricerca della trascendenza, che avviene dopo l’esperienza di “morte” dello Scorpione – rappresenta la necessità di trovare una scintilla divina già nella nostra esistenza o nella natura di cui facciamo parte. Giove è la “morale”, ma sappiamo tutti come la morale cambi con i tempi, quindi in certe situazioni potrebbe non essere allineato alla moralità corrente.
E qui, nel caso di Giove retrogrado alcuni non sono d’accordo sulla difficoltà di elaborazione o su quella di dare significato al proprio vissuto, anzi pensano eventualmente il contrario. Giove è espansione; se è diretto, questa sua prerogativa si esplica all’esterno secondo tutte quelle capacità di ottimismo ed adattabilità di cui si è già parlato. Ma se è retrogrado, la ricerca delle possibilità non esplorate si svolge dentro di sé, ed i valori sociali o familiari correnti non soddisfano. Non ci riconosciamo nei principi che ci sono stati insegnati. Abbiamo bisogno di trovare in noi stessi i valori che possano guidarci; da qui una filosofia di vita che può comprendere la fede in una divinità superiore, ma comprende soprattutto la capacità di vedere come la nostra vita individuale sia, da un lato, parte integrante di un disegno molto più vasto di cui ci sfuggono le autentiche dimensioni, e dall’altro come, di fronte a questo grande disegno della natura e del cosmo, la vita del singolo sia importante solo in modo relativo.
Questa potrebbe essere la filosofia di base del Giove retrogrado (con tutte le differenziazioni dovute al segno ed alla casa). Una filosofia che, molto più che con Giove diretto, spinge a cercare un significato personale nelle esperienze. In altre parole Giove diretto rischia una certa superficialità dovuta proprio al suo ottimismo; Giove retrogrado non è pessimista, ma è proiettato verso l’esperienza interiore, motivo per cui è spesso carente di ambizione. Può avere un atteggiamento fideistico del tipo “se Dio vuole” che non aiuta certo nella lotta della vita quotidiana, e ciò può essere sintomo di uno sfondo familiare in cui lo status sociale è stato talmente importante da generare una reazione di rifiuto in Giove retrogrado. Ma la ricerca della crescita interiore e del significato di ogni esperienza è molto forte, persino eccessiva perché potrebbe dare un “signorile” distacco verso i valori materiali della vita, o l’incapacità a “vendere” sé stessi e le proprie capacità, la vergogna del “farsi pagare”… tutte cose che possiamo giudicare materiali ma che fanno parte della nostra vita e della nostra necessità d’inserirci a pieno titolo in un contesto sociale/professionale.
Riguardo al “pensiero positivo”, Giove è strettamente correlato ad esso anche quando è retrogrado, con la differenza che in questo caso la visualizzazione mentale e non più la certezza ma la speranza di riuscire a realizzare i propri desideri riguardano obiettivi esistenziali che sono più di natura morale che materiale e sociale.
Giove cambia radicalmente il suo modo di esprimersi: dalla sua posizione in Toro, in cui si crede solo in ciò che è visibile e tangibile, passa ad una posizione molto diversa in Sagittario: si crede, cioè, in una religione, in un’idea, in un partito, comunque in qualcosa di non tangibile. In Pesci è quasi al contrario, nel senso che Giove aiuta Nettuno a mantenere un certo contatto con la realtà, altrimenti la ricerca in una trascendenza potrebbe scollegare completamente la persona e portarla ad un distacco troppo forte.
Giove è stato la molla che ci ha portato a crearci l’immagine degli Dei come esseri superiori a cui ispirarci e tendere. E’ il grande interprete dei simboli e proprio attraverso essi consente quelle associazioni e quegli agganci che a volte restano muti. Le persone con Giove retrogrado potrebbero avere una difficoltà proprio nell’associare, nel simboleggiare e potrebbero essere spinte a superare l’impasse e a trovare soluzioni.
In quanto governatore del Sagittario, Giove è legato alla simbologia di questo segno che rappresenta, nell’evoluzione esistenziale prospettata dalla Zodiaco, il momento in cui l’uomo – nella sua ricerca di ampliamento orizzontale e verticale – alza gli occhi al cielo e comincia a pensare che esista qualche altra cosa. E’ l’inizio del percorso che porta alla trascendenza e, ad un livello umano meno evoluto ma sempre molto importante, può portare a vivere una fede sociale. Nel Sagittario, l’esperienza dell’uomo e la sua ricerca riguardano l’organizzazione della vita collettiva attraverso le leggi civili e religiose; queste leggi sono anche frutto della spinta a credere in valori non tangibili, oltre al fatto che Giove è la spinta a migliorare. Questo scatto di “fede”, ed anche di consapevolezza, non esclude in Giove l’aderenza alla realtà, ma anzi la conferma; ed è ciò che permette a Giove in Pesci o in XII casa di occuparsi concretamente di tutta una serie di situazioni pratiche che riguardano la vita individuale, che possono andare dalla preoccupazione per i diritti dei disabili ad un impegno politico/sociale militante, dall’amministrazione di fondi pubblici e così via. Sempre in questa funzione di collegamento con la realtà Giove permette all’uomo che cerca la trascendenza di non partire… per la tangente. E’ quindi la prima e più importante spinta verso una ricerca spirituale e intellettuale, perché ha con sé molti connotati sociali.
Giove, comunque, può avere anche il compito di portarci fuori da quella che noi chiamiamo “realtà”, nonché dall’esclusività della percezione sensoriale, e lo fa permettendoci di contattare le nostre multiformi potenzialità intuitive ed espressive. E’ il pianeta che fa sì che l’Io giunga ad elaborare la propria limitatezza se rimane imprigionato in piccoli schemi, e così va verso l’abbandono dell’esclusività egoica in favore di una realizzazione del Sé. In questo senso in Giove c’è un grandissimo contributo al “divenire”, facilitandone l’accesso e permettendo ad ognuno di noi di possedere e di utilizzare un modello personale del mondo. Giove allora diventa il primo pianeta a mettere in discussione il principio di realtà, proprio perché scavalca, attraverso la visione e l’immaginazione, il limite che la realtà pone.
Vediamo un caso di Giove retrogrado all’inizio dei Gemelli in V casa.
Il 25.8.1988 Giove è diventato retrogrado a 6°08’ Gemelli ed è tornato diretto il 20.01.1989 a 26°05’ Toro. Le persone nate in questo lasso di tempo hanno avuto da poco il ritorno di Giove, dopo che ha compiuto un intero ciclo nel loro Tema Natale. Molte di esse hanno riavviato il nuovo ciclo di Giove, che da ottobre 2000 si è ripresentato retrogrado fino al 25 gennaio 2001, quindi riconfermando la retrogradazione di nascita nel dare avvio al nuovo ciclo planetario di 12 anni. A parte il ciclo, questi ragazzi avranno la direzione simbolica diretta del pianeta, a livello di progressione, soltanto da adulti.
Alcune di queste persone risultano piuttosto autonome ed individualiste e non sentono i significati di Giove come freno alla socialità, alla crescita, all’elaborazione ecc. Anzi credono che la vita porterà loro il compito giusto e non dubitano che questo avverrà spontaneamente. Rispetto a chi aveva la retrogradazione in Toro o in Gemelli non sono state notate grandi differenze se non nell’egoismo personale.

 

5.5 – Saturno


Quando Saturno è retrogrado ed in rapporto al Sole può fare solo l’aspetto di trigono e di opposizione e mai di quadratura o di congiunzione.

In questo caso dobbiamo rifarci sia alla simbologia dell’aspetto Sole/Saturno retrogrado – ossia al confronto tra l’Io/Sole e Saturno equivalente di autorità/padre/SuperIo – sia alle Progressioni.
Saturno inghiottì i suoi figli e fu poi costretto a rivomitarli; questi figli quindi – equivalenti dell’Io Sole – ebbero una doppia gestazione e vissero una doppia nascita. Nelle Direzioni secondarie una congiunzione Sole/Saturno retrogrado porterebbe nel tempo ad un allontanamento che non risolverebbe il problema; la quadratura diventerebbe un trigono o un sestile che potrebbe allentare la tensione senza favorire la rielaborazione. Gli aspetti che il Sole può formare con Saturno retrogrado sono invece il trigono e l’opposizione; il trigono nel tempo diventa un quadrato o un quinconce, aspetti che attraverso la tensione spingono alla riflessione, alla rielaborazione e ad una seconda nascita forzata e difficile, ma sempre nascita. L’opposizione, a parte il fatto che per progressione diventerà anch’essa un quinconce, già di per sé costituisce un faccia a faccia tra queste due forze antitetiche che può favorire la presa di coscienza.
Chi ha Saturno retrogrado fatica moltissimo a definirsi e a definire con esattezza i propri limiti. E’ stato spesso notato in temi di persone fortemente creative che però manifestano una difficoltà enorme nel credere nelle proprie potenzialità. E’ come se queste persone per un lungo periodo siano incapaci di credere di possedere creatività, anche quando ci credono gli altri e ci sono risultati inequivocabili. Sono, inoltre, persone che tendono a “rispondere” in maniera troppo forte all’ambiente circostante, come se ne captassero i messaggi subliminali, al di là di quanto viene loro richiesto; hanno un’ansia interna che riguarda la loro accettazione.
Questi sono gli effetti di Saturno quando si trova a ledere i pianeti personali. I problemi di autorità sono evidenti quando Saturno tocca il Sole o Marte. Ma anche quando Saturno è slegato dai pianeti personali, agisce prepotentemente nello stesso modo. Ciò si può spiegare col fatto che Saturno lavora sempre sull’Io in quanto la retrogradazione, come si è detto, è sempre e solo in rapporto al Sole e in effetti sul piano pratico funziona esattamente come una lesione Sole-Saturno. La personalità è friabile, facile ai cedimenti. E’ stato visto agire in persone che avevano avuto una totale mancanza di padre, non riscontrabile in altri aspetti del tema, ma avevano vissuto quest’assenza di struttura che desideravano compensare, attraverso una socialità indiscriminata che immancabilmente li portava ad un senso di fallimento interno che a sua volta li costringeva, poi, a periodi totali di isolamento.

Saturno retrogrado può creare difficoltà ed ambivalenza profonda nei meccanismi di difesa dell’Io e, nonostante le potenzialità, il soggetto si sente incapace di fronteggiare le sfide della vita, ma soprattutto gli attacchi interni che vive come vere e proprie angosce. Queste paure lo portano a sviluppare una vita schematica o dogmatica in cui trovare sicurezza; il punto principale è però che non crede alle proprie percezioni interiori. La persona è dotata di grandissima sensibilità, ma questa viene considerata fastidiosa e negativa e quindi rimossa o spesso amputata a livello cosciente.

La simbologia di Saturno è già quella del contenimento, delle difese, del mantenimento dello status quo; Saturno retrogrado dovrebbe mettere l’accento sull’aspetto “vomitante” e quindi spingere ad un forzato abbattimento delle difese, ma deve essere sempre valutato nel Tema natale specifico, perché andando contro corrente può riservare sempre molte sorprese. Nell’interpretazione sono comunque fondamentali i segni di Saturno e del Sole, i pianeti con cui essi sono in aspetto, l’eventuale dominante o il Maestro di natività.

Uomini di grandissimo valore sono nati con Saturno retrogrado, come ad esempio Jung, Hillmann e tanti altri psichiatri, psicoanalisti, docenti e scrittori di psicologia.

 

5.6 – Urano

 

Urano, oltre a scardinare il settore in cui ci sentiamo ingabbiati, ci rende consapevoli di ciò che non è più attuale. Un rapporto, uno stile di vita o un lavoro che fino a pochissimo tempo prima andavano bene o di cui eravamo soddisfatti, improvvisamente diventano “superati”, inadatti alle nostre esigenze ed ai nostri ideali; ciò provoca una profonda insoddisfazione ed una forte forma d’insofferenza. E qui sorge il vero pericolo di Urano: per la rapidità della sua azione può spingerci verso cambiamenti precipitosi della cui portata non abbiamo completamente preso coscienza e che potrebbero in un secondo momento spaventarci al punto da ritornare sui nostri passi. Ma un ritorno al cosiddetto “status quo ante” non sarà mai totale perché la persona, avendo fatto un’esperienza interiore ed esteriore che l’ha resa molto più consapevole di ciò che veramente conta nella sua vita e di ciò che può essere più marginale, apporterà comunque dei cambiamenti meno plateali ma significativi al settore esistenziale coinvolto e vivrà in ogni modo una maggiore coscienza di sé.

All’interno di tutto il transito, la fase retrograda ha la funzione di metterci in contatto profondo con le nuove possibilità, di farcele interiorizzare in modo che noi, già con la fantasia, possiamo immaginare il possibile sviluppo. E’ un modo per familiarizzare con quel “nuovo” a cui aspiriamo, ma di cui abbiamo paura.
Urano è un’energia individualista e spesso ribelle; è anche legato al futuro, ad un desiderio ideale di perfezione che spinge appunto a dissentire da quelle convenzioni che si ritengono sorpassate o ingiuste. La sua, comunque, è una forza vitale e creativa e, quando il pianeta è retrogrado, ha difficoltà a seguire questo istinto di autenticità. Da bambini, si avverte probabilmente un disagio interiore a cui non si è in grado di dare una definizione ed anche crescendo bisogna acquisire esperienza e maturità per capire come certe problematiche siano state il sintomo di un’esigenza frustrata e la protesta per una separazione ingiusta.

Non sempre nell’infanzia si vivono eventi traumatici, ma il bambino con Urano retrogrado nel tema natale, vive la frustrazione del suo senso di unicità o la sua “castrazione” magari per la nascita di un fratellino, oppure nell’ambito della scuola riguardo ad altri bambini, o perché la mamma per motivi di lavoro sta molto tempo fuori casa ecc. Il vero problema sta nel bisogno di esprimere il proprio modo di essere unico ed irripetibile (Urano più tardi è legato al processo d’individuazione), ma nel non sapere come fare. Naturalmente nell’infanzia questa esigenza non è chiara; il bambino avverte il disagio che lo può spingere – secondo le altre caratteristiche del tema – a diventare chiuso, sgarbato, apparentemente introverso, talvolta asociale, oppure estremamente irrequieto, indisciplinato, incapace di osservare la minima regola, contestatore. Se c’è un forte Saturno può invece essere portato a reprimersi molto, magari solo in certi contesti (a scuola o a casa) tirando fuori in altre situazioni e per compensazione una vivacità esagerata. Può avere, inoltre, l’istinto del leader, essere un seguace e, pur volendo differenziarsi, può finire con l’adeguarsi.

Man mano che si cresce Urano retrogrado vive una forma di “isolamento” che rende più difficile lo sviluppo cosciente della personalità; c’è un forte bisogno di vivere in modo diverso dalla massa e di cimentarsi in cose nuove, ma se non ci si riesce la tensione interna genera ansia, insoddisfazione ed umore irritabile. La persona può avere la sensazione di non riuscire a vivere interamente la propria vita, e la consapevolezza di ciò che non ha vissuto od ha vissuto solo per le pressioni dell’ambiente diventa sempre più acuta fino a quando Urano transita in opposizione a se stesso. Quello è veramente un momento decisivo in cui si può essere letteralmente costretti a prendere le decisioni mai prese o a cambiare completamente direzione di vita.
Generalmente le persone con Urano retrogrado hanno idee molto illuminate, portate verso il nuovo, ma spesso non riescono ad esprimerle e finiscono quasi sempre per reprimerle, anche perché è difficile avere la sicurezza delle proprie idee in un ambiente dove spesso vengono contestate e così, ad un certo punto, esplodono quasi sempre fuori tempo e fuori tema, nel senso che in quel caso non solo non vengono mai capiti, ma vengono addirittura puniti. E’ come se l’Urano retrogrado funzionasse ad elastico, cioè non riuscisse a decidere come essere, e quindi le persone con questa posizione vivono un po’ nelle regole ed un po’ senza, inaffidabili e spiazzanti, con una voglia di contestazione e di diversità che è sempre esasperata ed ostentata e quindi sospetta.

Lo sblocco avviene nel momento dell’opposizione, in cui riescono a vedere quasi per folgorazione la loro diversità ed accettarla. E’ come se la forza creativa del pianeta trovasse una grande difficoltà ad esprimersi.

 

5.7 – Nettuno

 

Nettuno rappresenta lo “spirituale” che è in noi e, per raggiungere questa parte di noi, per ricontattarla spesso dobbiamo operare un qualche sacrificio rispetto al mondo materiale, rispetto soprattutto al nostro IO egoico.
E’ stata osservata una piccola casistica di Nettuno retrogrado alla nascita, sempre in rapporto con i luminari e/o pianeti personali, in bambini che non sono stati riconosciuti dal padre o sono stati abbandonati dalla madre al momento del parto. Sembrerebbe, quindi, che un grosso sacrificio personale fosse stato affrontato da questi bambini già alla nascita, e quindi Nettuno retrogrado rappresentava una lasciare-abbandonare-sacrificare qualcosa di estremamente importante per la sopravvivenza e la costruzione dell’identità personale.
Nettuno ha a che fare con le forze caotiche e proprio per questo creative e fantastiche, quelle forze che possono portare nella vita la capacità di ritrovare il senso di unità con l’universale, oppure può spingere a vivere nello sconforto e nella delusione costante ricercando surrogati potenti che possano riempire il senso di vuoto. Nettuno rappresenta il “vuoto” ed è per questo che si allinea per ben due volte con Giove che potrebbe essere il “troppo pieno”; infatti si può trovare il senso spirituale della vita ed il collegamento con il Sé superiore, solo quando si è così… pieni da poter lasciare andare senza più paura di perdere o di perdersi. Quando ciò non accade, Nettuno mostra lo stesso il bisogno di trascendere l’Io, ma lo fa con esasperazione, con inquietudine, come un bisogno di uscire da questi stati d’animo e di fuggire da una realtà che sembra non poter dare più nulla di positivo, nulla comunque che possa riempire e placare il vuoto.

Il lato luminoso di Nettuno è fantastico, può condurci fuori da quell’ordine e quell’organizzazione a cui il nostro modello occidentale dà così tanta importanza. Nettuno ci conduce al di là o al di sopra della mente ed è quindi il pianeta che è responsabile dei nostri salti di coscienza e della nostra evoluzione che, secondo le discipline orientali, consiste appunto in un lento e graduale passaggio dall’incoscienza alla coscienza.
Nel suo aspetto più basso Nettuno rappresenta gli enormi potenziali delle forze dell’inconscio che prorompono nella sfera della coscienza egoica attraverso le emozioni, l’immaginazione, la creatività, che tendono a “confondere” ciò che noi diamo per scontato, ovvero la realtà. Quella che noi definiamo realtà è sempre una “descrizione del mondo” che abbiamo ricevuto tramite l’educazione e le informazioni e che serve esclusivamente per orientarci nel mondo ordinario delle cose, per poterci intendere e sentirci compresi e capiti.
In realtà esistono due schemi operativi nella coscienza. Il primo è legato alla mente ordinaria (mercuriale) ed alla necessità di ottenere informazioni dall’ambiente in cui è inserita; si tratta di una coscienza adattiva che è ancorata al fenomeno della “sensazione”. Il secondo schema è di natura “giovial-nettuniana”, e in questo caso la mente è invece elaboratrice e creativa: è quella che elabora i messaggi e cerca risposte per modificare le condizioni dell’ambiente secondo le esigenze di sopravvivenza bio-psicologica non solo della persona ma dell’intero sistema.

La coscienza adattiva si servirà poi del tempo per organizzare cronologicamente gli avvenimenti, legandoli tra loro attraverso un criterio di causalità, mentre quella elaborativa-creativa comporta la strutturazione dinamica e personale dei dati percepiti ed elaborati per rifletterli all’esterno in un’integrazione delle esperienze che portano il soggetto verso un fine preciso: questo può essere visto come un bisogno inconscio di autorealizzazione, tendente a farci conoscere con certezza l’Infinito e l’Assoluto, mentre di solito ci limitiamo e siamo limitati dal Finito e dal Relativo della mente e della coscienza egoica.
Nettuno chiede il superamento della realtà illusoria e chiede la creazione di legami e di continuità tra tutte le strutture dell’esistenza e del cosmo intero. E’ in questa prospettiva che si può giungere a superare quel senso di solitudine e di separazione che sempre ci sta addosso, e ci si può aprire ad un mondo in cui il tempo e lo spazio cessano di esistere a favore di una percezione immediata dell’essere e della totalità. Per arrivare a questo stadio, però, non si tratta di mettersi in una posizione di passività, ma è necessario ricorrere all’esercizio continuo dell’intuizione, che è un qualcosa che scaturisce dalla profondità dell’animo umano e che riflette il moto stesso dell’universo e dell’infinito.
Diceva Bergson che “l’intuizione e la sintesi, a differenza della percezione e dell’analisi, si pongono direttamente all’interno della realtà in perenne mutamento sino ad immedesimarsi in una sorta di risonanza del divenire e così giungono a cogliere l’assoluto nella sua totale integrità”. La funzione intuitiva che viene attivata da Giove e sfruttata da Nettuno per l’evoluzione, non ha soltanto lo scopo di riflettere in campo psicologico il significato metafisico della mutabilità continua del divenire, ma ha anche l’effetto di esprimere a livello di coscienza la tendenza all’unità che è presente in ogni forma vivente.

Nel lungo cammino evolutivo che ha fatto l’uomo, tutte le esperienze che Nettuno ha sintetizzato sono ormai incorporate nella genetica umana e costituiscono quel “sapere originario, numinoso ed onnipotente” che è diventato il patrimonio della specie, quel sapere che è mitologicamente descritto nella potenza indifferenziata dell’Uroboros. Per la mente razionale tali rappresentazioni appariranno dapprima in forma indistinta e poi, grazie nuovamente all’intuizione, potranno strutturarsi in immagini-forme simboliche interpretabili dalla logica razionale. In un certo senso Nettuno, che rappresenta l’ultimo pianeta nella successione delle Case, permetterà al nuovo nato d’impossessarsi del patrimonio della specie consentendo alla coscienza di risalire a ritroso fino a comprendere le informazioni in esso contenuto. Noi infatti non apprendiamo e non scopriamo nulla, semplicemente risvegliamo ciò che sta già dentro di noi.

Questo processo permetterà alla mente di spalancarsi nuovamente su un abisso di esperienze e di sapere che solitamente sono considerate impossibili da percepire (invisibili-paranormali-irrazionali) e l’integrazione psichica che ne deriverà determinerà il risultato della Coscienza, realizzando ciò che da sempre è scritto nei miti e nelle tradizioni antiche e cioè che l’Uomo alla fine verrà sottratto dal sonno embriologico della propria creazione, risvegliandosi al Divino che è in lui.

 

5.8 – Plutone

 

Anche Plutone, come Urano e Nettuno, riguarda ciò che l’individuo condivide con il collettivo. Esso rappresenta la forza strutturante che guida e dà forma alla “nuova creazione collettiva”, è il potere rigenerante e concretizzante e rappresenta la drastica ed impersonale legge attraverso cui si rigenera e si riorganizza il “nuovo stato di coscienza”. La Volontà-Progetto che s’incarna in una nuova nascita.
In astrologia esoterica Plutone è veicolo del primo raggio, cioè della Volontà/Potere, ma è anche Shiva, il distruttore, poiché è dalla distruzione che emerge la volontà di creare. Chi non è prima in grado di fare piazza pulita del vecchio, di tagliare i ponti con il passato, non passa attraverso il distacco, non potrà essere pronto ad una nuova generazione, alla creazione di una nuova forma che, nata dalle ceneri della precedente, la contenga e trascenda in una visione più ampia di se stessi. E’ come se difettasse di Volontà e, di conseguenza, di Potere. Dunque Plutone non guarda in faccia nessuno e “secondo necessità”, distrugge per creare, con un nuovo progetto forma-legge universale, che contiene quei semi coscienziali individuali attratti da Nettuno, attraverso il suggestivo canto dell’amore e della devozione dei Pesci.
Plutone governa i Pesci secondo l’astrologia esoterica, ed è domiciliato in Ariete secondo quella essoterica: nella dodicesima-Pesci distrugge, nella prima-Ariete dà inizio ad un nuovo ciclo di esistenza collettiva, nuova totalità, da cui emergeranno (Ariete, domicilio di Marte, esaltazione del Sole) nuovi individui che saranno veicoli di nuove idee-semi, secondo il suo Progetto-Forma. A ciascun livello di coscienza ci si possa trovare nel nostro cammino umano, ogni volta che qualcosa viene distrutto dentro o tramite o intorno a noi per ricrearsi ad un livello più ampio, più profondo, più autentico, più attinente a noi stessi, sia fisicamente sia psicologicamente, è Plutone che lavora in noi. Nel settore della carta natale che ospita Plutone è possibile trovare la forma in cui il nostro contributo creativo, per la sintesi in una nuova Totalità, può concretizzarsi.

L’individuo è il veicolo attraverso cui Plutone agisce. L’Io e l’Anima, impegnata a dare forma alla sua incarnazione, si confrontano ed il primo diventa braccia, mente, veicolo della seconda. Per lo più ciò avviene in modo inconscio; l’individuo pensa di agire per proprio conto, secondo un tornaconto personale, seguendo un proprio progetto e viene, dunque, inconsapevolmente spinto in una direzione o nell’altra lungo una traiettoria che immagina illusoriamente propria ma che, invece, fa parte di un progetto che, pur comprendendolo, lo trascende. L’esempio classico è Giuda Iscariota, ma, per non andare lontano nel tempo, pensiamo oggi a Osama Bin Laden e a Bush. Ognuno di noi può, però, riconoscere in se stesso, in alcune circostanze della sua vita, questo doppio livello: di essere veicolo di un Destino ed insieme, ad un livello più personale, artefice dello stesso.

Che cosa succede quando nella carta del cielo Plutone è retrogrado? Si può solo accennare ad una inversione di azione naturalmente, lasciando poi un’analisi più precisa nell’osservare se e quali aspetti forma con il Sole, poiché un Plutone retrogrado trigono al Sole agirà ben differentemente da un Plutone quadrato od opposto.
Nel caso della retrogradazione, la funzione rigenerante dei valori collettivi a cui Plutone è preposto, non si esplicherà direttamente nel collettivo, ma dovrà prima passare da una cosciente e preliminare rigenerazione dell’individuo stesso, spingendolo ad una profonda revisione e rigenerazione di sé e dei propri contenuti inconsci.
Da un punto di vista astrologico, nella retrogradazione è come se Plutone si muovesse contro il Sole. Simbolicamente è come se l’uomo cosciente si fosse discosto dalla impersonale, arcaica e trascendente forza istintuale, collettiva, spirituale della Legge universale. E’ pertanto necessario che questa ciclica rivisitazione, distruzione e rigenerazione attraverso una nuova nascita avvenga “all’interno dell’individuo”, affinché, riallineando il proprio stato di coscienza alla Legge della Necessità rappresentata da Plutone, collabori, questa volta consapevolmente, all’alleanza Anima-Io. Alleanza che, una volta riallineato il Destino impersonale a quello personale, può di nuovo esprimersi ad un doppio livello di consapevolezza.

Chi ha Plutone retrogrado nel tema probabilmente si troverà di fronte ad una serie di esperienze interiori od esteriori certamente molto forti che hanno il fine di fargli acquisire una vera identità, cioè il raggiungimento di un proprio significato che non “vacilli” di fronte alla morte. Plutone insegna che siamo un processo in divenire e che quindi, solo se avremo imparato a non attaccarci a nessuna forma, se avremo imparato il distacco, saremo pronti a fluire e ad immergerci in questo processo; e di fronte ad Ade non ci ribelleremo. Plutone insegna che ogni distacco ci conduce alla sapienza del morire (e dunque del vivere) e che ciò che è in azione nella nostra vita è molto di più di ciò che è la nostra vita personale.
Plutone è il pianeta della trasformazione e, come tale, tutto ciò che tocca alla nostra nascita sarà destinato a subire un lento ma inesorabile cambiamento rispetto alla modalità con cui si è presentato in superficie nella prima parte della vita. E’ questo uno dei punti più cruciali dell’espressione della sua energia: nulla di ciò che si presenta nella sua veste esterna è ciò che dovrà essere. E qui si rientra pienamente nel mito del “Dio invisibile” che non poteva mai essere visto quando saliva in superficie. Questo è anche ciò che l’Io fatica di più a riconoscere di questo pianeta; l’Io è abituato a confrontarsi con nemici ben visibili – come Marte – e fatica tantissimo quando lotta e combatte contro qualcosa che non vede; esattamente come fa Ercole quando scende e combatte con l’Idra, dando colpi di clava senza però sapere dove colpire e sprecando, in effetti, la sua fatica.

Plutone è un Dio che va ricercato, capito ed amato esattamente come Ereshkigal, che mostra la sua vera essenza quando viene riconosciuta ed accettata. Fino a quel momento Plutone lavora attraverso l’ombra, attraverso la manipolazione, ci mette in contatto con il “potere”, ma in modo indiretto e spesso scorretto.
Esso entrerà nella nostra vita individuale attraverso il collettivo. Il segno che occupa alla nascita rappresenta la scenografia entro cui, poi, ognuno di noi interpreterà la propria parte ed il proprio ruolo; quella scenografia è importante e non può non essere presa in considerazione. Rappresenta ciò che l’intera generazione deve trasformare ed abbattere per poi ricreare e far rinascere. Plutone non lavora solamente sul piano ideale, ma è strettamente collegato anche a quello materiale; ha a che fare con tutto ciò che attiene alle risorse, alla sopravvivenza, a qualcosa che è impresso nel DNA della specie e che rappresenta tutti i passi che abbiamo fatto nell’evoluzione su questi due piani, e proprio per questo si porta dietro anche tutte le ombre e le paure che portiamo dentro dall’inizio del nostro cammino evolutivo e che, pertanto, sono pronte ad esplodere quando le nostre risorse esterne e la sopravvivenza vengono minimamente messe in discussione.

Plutone rappresenta tutte quelle energie che entrano in gioco nel significato più profondo ed essenziale della parola “esistenza”, sia ai livelli più bassi sia a quelli più elevati.

Jeff Green, nel suo bellissimo libro su Plutone, dice che questo pianeta ha due anime: una individuale, che lavorerà attraverso i desideri e le compulsioni a creare quel preciso tipo d’identità che dal passato si porta dietro valori, credenze, pensieri, associazioni ed orientamenti che dovranno essere trasformati e riorientati in maniera meno egoica; ed una collettiva, che rappresenta i desideri di evoluzione e gli intenti generazionali che però hanno bisogno di confrontarsi con l’operato ed i limiti che i comportamenti delle generazioni precedenti hanno creato prima di poter essere attivati. Plutone rappresenta tutto ciò che è in germinazione nel Sé individuale e nel Sé generazionale, che diventerà poi il “sogno” percepito e poi concepito da Nettuno ed ideato progettualmente da Urano. E’ il principio cosmico del potere della creazione che si manifesta per farci contattare il nostro principio creativo personale.
Non è facile, però, avvicinare questo principio che spesso, nella prima parte della vita, è totalmente fuori dal nostro controllo e dalla nostra consapevolezza; è qualcosa di estremamente intenso che non può essere fronteggiato con le nostre armi abituali. Ci vuole tempo, lavoro, osservazione di sé; bisogna scendere e sondare i meandri più nascosti della nostra anima per scoprire certi lati e certe potenzialità delle nostre intenzioni, dei nostri pensieri e delle nostre azioni che spesso agiscono sulla base di bisogni, rabbie e paure irrisolte e che sono molto diversi nel profondo da come appaiono in superficie (alla nostra coscienza). Plutone ci spingerà all’estrema conoscenza di ciò e ce ne mostrerà i limiti e, proprio attraverso le esperienze compulsive e fuori dal nostro controllo che ci troveremo a vivere, avremo la possibilità di percepire dove sta il nostro “potere personale” e come possiamo contattarlo ed imparare ad usarlo in maniera chiara, diretta e soprattutto riconoscendone le intenzioni che lo muoveranno.
Sia sul piano collettivo che su quello individuale, Plutone ci mostra cos’è in grado di fare il potere lasciato fuori dalla consapevolezza, lasciato esclusivamente in balìa dei bisogni personali; ci mostra fin dove può arrivare la bramosia e la distruttività umana se non si acquisisce un senso sociale e se non si mette questa energia al servizio di qualcosa di più grande di sé che consenta la sopravvivenza, non solo personale, ma universale.

Per questo, Plutone nella casa in cui si trova alla nascita indica un fattore molto più personale del segno ed indica anche con cosa ci confronteremo e attraverso cosa potremo comprendere ed estrapolare il peggio ed il meglio di noi, in modo da forgiare e modellare in maniera consapevole il nostro destino personale. Solo quando avremo fatto chiarezza sui desideri e sui bisogni compulsivi che muovono le nostre azioni, potremo cominciare ad usare la sua energia per operare le necessarie trasformazioni che diventeranno, a loro volta, utili per quelle collettive.
Plutone è, insieme a Saturno, il grande “finitore”, ovvero colui che ci obbliga a prenderci delle responsabilità oppure a pagare le conseguenze del nostro potere distruttivo. In questo modo ci ricorda costantemente che noi, singolarmente, non siamo altro che una piccolissima cellula del grande corpo dell’umanità e dell’Universo e che in questa direzione ed a questo fine deve essere usato il nostro potenziale creativo. Ci ricorda anche che, se la nostra “cellula” è malata, infetterà anziché nutrire e contribuirà alla distruzione piuttosto che al rinnovamento ed alla rinascita.
C’è un’astrologa americana che ha scritto una frase bellissima a proposito della funzione dei transpersonali: “Urano fornisce all’umanità la capacità di cambiare le cose, di ribellarsi contro i limiti che le forme sia individuali che collettive propongono; Nettuno provvederà a concepire nuovi sogni e nuovi ideali e farà in modo che inondino la psiche collettiva ed individuale, affinché possano essere inseguiti e, in ultimo, Plutone è la ragione per cui Urano e Nettuno esistono”.

Plutone è il dio degli Inferi, del buio e, per estensione, delle profondità più oscure della nostra anima. Tuttavia, sia per la dualità insita in tutte le situazioni umane, sia per un naturale bilanciamento della nostra natura, Plutone, a livello psicologico, non è solo buio, oscurità, lo “sconosciuto” in noi, ma ha anche una funzione di “luce”. Porta alla nostra coscienza ciò che ignoriamo di noi stessi e che spesso preferiremmo ignorare. Nella mitologia, Plutone vive nel sottosuolo, ma ogni tanto fa delle incursioni sulla terra e durante una di queste s’innamora di Persefone e la rapisce. Da quel momento Persefone diventa la regina degli Inferi, ma anche lei vive sei mesi nel Tartaro e sei mesi sulla Terra. Ciò indica questa doppia funzione di Plutone: buio e luce, morte e vita.
Nella nostra vita Plutone ci spinge ad alternare momenti di buio (autoriflessione, rimessa in discussione, ricerca interiore con conseguente sofferenza) e momenti di “luce” in cui non solo si prende atto di alcuni aspetti della propria personalità, ma li si rapporta all’esterno, ci si confronta con la realtà. Si potrebbe parlare della “lotta degli opposti” che sono in noi, per cui un soggetto molto plutoniano alterna periodi di introversione, autoanalisi, ricerca, ma anche “distruzione” ad altri di estroversione, parziale accettazione.

Con Plutone retrogrado può mancare una delle due polarità, per cui si possono verificare due situazioni diverse in apparenza, ma con lo stesso risultato. Si può avere, cioè, la persona che si ripiega su se stessa, si rintana nel suo senso di solitudine ed inadeguatezza, rifiuta inconsciamente il confronto, non comunica veramente, non riesce a sintonizzarsi sull’autentica lunghezza d’onda degli altri. La conseguenza può essere quella di una dolorosa frattura tra ciò che ci si “sente” di essere e ciò che si “è” in realtà; c’è un forte isolamento interiore, mancando un autentico confronto. In altre parole, potrebbero esserci persone profondamente chiuse, introverse, con difficoltà ad accettare la realtà in modo costruttivo, che si “votano”, in un certo senso, alla loro interiorità che può essere anche estremamente ricca, allo scavare dentro sé stesse. Questo tipo di autocoscienza, però, ha difficoltà ad emergere, ad agganciarsi alla realtà, a concretizzarsi nella vita pratica.

L’altra possibilità è quella di una forte “resistenza alla ricerca interiore” ed allora ci si può arroccare su alibi di comodo, attribuendo a sé stessi, ma più spesso agli altri, la causa dei propri fallimenti oppure adagiandosi sulla convinzione che “l’uomo è una bestia” oppure che “tutto è destino”, “è il mio karma” ecc. Un’altra possibilità è una specie di spinta compulsiva a “camminare sul precipizio”: si ha paura a guardarne il fondo, ma si continua a starci sull’orlo, attraverso scelte di vita difficili e ripetitive che sembrano avere sempre lo stesso finale: fine, appunto. Uno dei sintomi esterni di questa resistenza può essere il rifiuto a parlare della morte, a visitare i cimiteri; si teme la sofferenza in modo quasi paranoico, forse perché si “sa” che essa potrebbe costringere ad un confronto autentico con sé stessi e la realtà circostante. Questo tipo di persona può apparire anche abbastanza indifferente al dolore umano personale o altrui, ma anche questa è un’estrema difesa contro tutto ciò che potrebbe spingere ad un esame interiore. Comunque tutti due i tipi si sentono profondamente “ingabbiati”.
Il ritorno di Plutone al movimento diretto nel corso della vita può essere veramente liberatorio, ma per molti ciò non avverrà e questo potrebbe significare che la presa di coscienza per coloro che non avranno il ritorno diretto, sarà un “viaggio agli Inferi” ancora più doloroso che per gli altri, anche perché con ogni probabilità il “viaggio” non sarà frutto di una scelta, ma una costrizione a cui saranno spinti dalla vita.

Sono stati esaminati i seguenti casi, riguardanti due donne con Plutone retrogrado nel tema natale:
 

Primo caso:

Pesci, Ascendente Gemelli, Luna e Venere congiunti in Acquario in Casa IX, entrambi ricevono l’opposizione da Plutone retrogrado in Casa III; l’aspetto è, comunque, più stretto con Venere. Plutone diviene diretto all’età di 36 anni.
Laureata, ha insegnato nella scuola pubblica fino all’età di 36 anni, appunto, poi ha costituito, in proprio, una società. Sposata ed attualmente separata di fatto, ha sempre mantenuto un rapporto amichevole e confidenziale con il marito (Venere in Acquario) accettandone anche i saltuari tradimenti, considerato che l’intesa sessuale tra i due non è mai stata particolarmente gratificante. Non hanno voluto avere figli, ma pare sia stata più una scelta di lei (Luna in Acquario, Nettuno in V: paura della gravidanza).
A 36 anni, questa donna incontra l’amore della sua vita, allaccia una relazione caratterizzata da una grande intesa sessuale/erotica con un uomo sposato e, nonostante le inevitabili carenze e lacune sul piano della gratificazione sentimentale, la relazione va avanti ed esiste a tutt’oggi. Questo rapporto è stato vissuto all’insegna della massima segretezza, come vuole Plutone, tanto che, ancora oggi, anche dopo la recente separazione con il marito, continua a restare “nascosto”.
Questa donna vive quindi i primi 36 anni (quelli di Plutone retrogrado) reprimendo o senza avere piena coscienza di una sua dimensione erotico/affettiva che “esplode” invece con il ritorno di Plutone al movimento diretto. Il processo di liberazione è naturalmente molto lungo ed il fatto che ancora oggi questa persona viva una relazione importantissima ma segreta, indica come il lato plutoniano più oscuro e profondo (quello che riguarda comunque il suo femminile) continui, in un certo senso, a condizionarla, ma anche a farle fare un’esperienza probabilmente necessaria alla sua evoluzione.

 

Secondo caso:
Acquario Ascendente Acquario. Sole in Casa XII, congiunto all’Ascendente in opposizione stretta con Plutone retrogrado in VI Casa in Leone. La ripresa del moto diretto è avvenuta 80 giorni dopo la nascita, dunque a 80 anni. Molti valori Pesci (4 pianeti: Venere, Marte, Giove, Luna). La prima Casa si estende dall’Acquario all’Ariete, con il segno dei Pesci intercettato. Una personalità plutoniana con una forte colorazione pescina. Inoltre la Luna è opposta a Saturno. Tutti i pianeti transpersonali sono retrogradi alla nascita.
Questa persona vive con consapevolezza la “lotta degli opposti”, dunque la lotta tra il bene ed il male, la luce ed il buio. Ha, tuttavia, sempre cercato di gestire questo conflitto e vive la sua vita in modo apparentemente equilibrato, consapevole, però, di “non sentirsi mai tranquilla”. Ha sviluppato la convinzione che il processo di trasformazione e cambiamento della propria esistenza vada “al di là” della sua volontà. Si sente in un certo qual modo impotente e vive un atteggiamento fatalistico, ma certamente si sente “ingabbiata” in un tunnel nel quale non riesce a scorgere la luce che conduce alla liberazione. Plutone retrogrado è in Casa VI, Casa “degli obblighi e dei doveri” nella quotidianità e verso la famiglia che non possono essere ignorati e vengono, così, ad avere la priorità.
E’ presente una forte tendenza all’autoanalisi, forse a volte eccessiva. I valori estroversione/introversione sembrerebbero ben equilibrati. Ella non pone assolutamente resistenza alla ricerca di sé, anzi è presente una scarsa considerazione di sé, immotivata; sostiene inoltre di non aver paura della morte ed anzi ha preso in considerazione anche il suicidio (18/20 anni).
Quanto alla sua vita sentimentale, erotica e sessuale, ha vissuto molto liberamente ed in modo assai disinibito le prime esperienze sessuali. Intorno ai 20 anni ha vissuto un rapporto sentimentale con un uomo dello Scorpione che ha cambiato la sua vita in modo distruttivo. Questa esperienza è stata considerata dall’interessata “devastante”. Risorta dalle ceneri con grande fatica si è poi sposata, ha avuto due figli ai quali si è dedicata intensamente, mentre i rapporti intimi con il marito si sono sempre più diradati, fino a cessare del tutto.
Il rapporto con il maschile (Sole) è sempre stato conflittuale, dunque non positivo.
Quanto all’esercizio del potere personale, ella ha avuto la capacità di esercitarlo, nell’ambito del suo entourage, tuttavia mai in modo direttamente manifesto né aggressivo, quindi in modo “sotterraneo” anche se sempre estremamente corretto. Il Sole, oltre a ricevere l’opposizione di Plutone retrogrado è in esilio in Acquario ed infatti, pur avendo una personalità “evidente” (Sole congiunto all’Ascendente) preferisce restare in secondo piano.
Questa “lotta degli opposti” è sicuramente accentuata dai valori Pesci e dal Sole in XII Casa; tutti elementi che spingono ad una continua oscillazione tra la luce ed il buio, ma anche ad una incessante e talvolta logorante ricerca del significato dell’esistenza. Un significato che per questa persona passa attraverso l’ingabbiamento e la conseguente ricerca (anche drammatica) di una via d’uscita (tentazione di suicidio), attraverso la devastazione di un difficile rapporto affettivo a cui segue un matrimonio insoddisfacente; ma attraverso, soprattutto, una rimessa in discussione del suo “maschile” che continua ad essere frenato da rinunce e sottovalutazioni che non le hanno permesso fino ad ora di entrare in contatto con una sua dimensione autenticamente creativa.
Plutone, quindi, può essere definito oltre che un “grande finitore”, anche una “grande violenza” perché innesca meccanismi (soprattutto con i transiti) che azzerano le nostre difese psicofisiche e che non ci permettono di nutrire più illusioni su noi stessi e le nostre scelte. Da lì, però, può cominciare la rinascita.

 

6) Significato karmico dei pianeti retrogradi


Per parlare di astrologia karmica bisogna partire dall’idea che la nostra vita attuale è condizionata dalle esperienze di vita precedenti e per questo dobbiamo anche credere nella reincarnazione. Infatti parte delle esperienze della vita attuale sono un passo obbligato della nostra esistenza. Si potrebbe dire che sono destinate ad essere vissute, cioè sono il karma con cui veniamo in questa vita. Da questo è impossibile scappare, è una lezione di vita necessaria.

Nel caso dei pianeti retrogradi, possiamo supporre che essi rappresentano un legame a quelle esperienze di vita passata che oggi si ripropongono per essere valutate ed apprese. Il pianeta retrogrado allora può rappresentare quel condizionamento che in questa vita ci costringe a certe esperienze che sono in un certo senso… inevitabili perché importanti per la nostra formazione interiore.
La nostra volontà, o libero arbitrio, in ogni caso può risplendere quando il karma sia già svanito e la lezione sia già stata assimilata. Quando un pianeta retrogrado diventa diretto per progressione indica la fine di una certa esperienza o di una certa lezione ed allora diventa libero di esprimersi secondo la nostra volontà. Il pianeta retrogrado è, quindi, un blocco alla libera espressione, alla manifestazione esteriore della qualità legata al pianeta, al segno ed alla casa in cui si trova. E’ un condizionamento che ci costringe a vivere il pianeta in modo interno e a non manifestarlo, forse fino a quando non sarà maturo in noi il concetto che rappresenta. Ecco perché certi pianeti retrogradi restano tali per tutta la vita. 
 
 

Le su esposte riflessioni rappresentano i contributi portati da alcuni componenti della Mailing List riservata: "Convivio Astrologico" sulla base di esperienze personali, di osservazioni e di studio di soggetti con pianeti retrogradi nel loro tema natale. 

Contributi di:
Stefano Capitani
Graziella Chiminazzo
Ljuba Cordara
Giovanni D’Amico
Gianni D’Angelo
Claudia De Murtas
Nicola Di Salvo
Luciano Drusetta
Lidia Fassio
Pasquale Foglia
Riccardo Garbarino
Maria Teresa Mazzoni
Clementina Messaggi
Mary Olmeda
Bianca Pescatori
Sandra Zagatti

 

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