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Mailing List Convivio
Astrologico |
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Sintesi degli interventi
sul tema “libero arbitrio” |
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(ottobre 2002 - agosto
2004) |
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LA LIBERTA’ |
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COME COSTITUTIVO ESSENZIALE DELLA
PERSONA |
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A cura di Nazzarena Marchegiani |
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Nell’epoca
in cui la vita sulla terra era piena, nessuno faceva particolarmente |
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attenzione
alle persone meritevoli, né si dava gran peso a quelle esperte. |
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I
governanti erano i rami più alti dell’albero e il popolo come i cervi del
bosco. |
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Erano
onesti e virtuosi, senza accorgersi che stavano “facendo il proprio dovere”. |
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Si
amavano fra loro, ma ignoravano che si trattava di “amore per il prossimo”. |
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Non
ingannavano nessuno, eppure non sapevano di essere “uomini degni di fiducia”. |
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Erano
affidabili e ignoravano che si trattasse di “buona fede”. |
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Vivevano
insieme nella Libertà dando e
ricevendo e non sapevano di essere generosi. |
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(Tratto da “La via semplice di Chuang Tzu” di T.
Merton) |
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INTRODUZIONE |
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Nonostante la tematica ampia e
complessa che, per sua natura, ha necessitato non solo di riflessioni
personali ma anche di riferimenti a varie fonti del sapere, ciò che se ne
deduce come accordo di fondo è che la
libertà non è una qualità a fianco di tante altre, ma è il costitutivo
essenziale della persona: essere persona significa essere libero, e crescere
nella propria umanità è crescere nella propria libertà. E’ dunque la persona stessa a dare
orientamento complessivo alla propria vita e, con la sua azione, anche alla
storia umana e al cosmo. La libertà appare così quella struttura dinamica
attraverso cui la persona ha la capacità di costruire la vita senza subirla,
di orientare la storia senza rassegnarvisi, di realizzare il dominio sulla
propria esistenza senza abdicarvi. |
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ORIGINE DEL TERMINE |
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II termine libertà è, nel lessico
di ogni lingua, una parola polivalente; è indicativa, infatti, di un concetto
complesso e molto difficile da definire. Come diritto personale è stata nella storia bandiera di infinite
battaglie delle armi e dello spirito; e come aspirazione alla propria
fondamentale autenticità, al superamento di tutti i condizionamenti e le
mistificazioni che falsano la verità del proprio essere, l’ideale mai pienamente raggiunto. L’espressione “libero
arbitrio” (lat. liberum arbitrium indifferentiae, ted. Willensfreiheit,
ingl. freewill, fr. libre arbitre) significa libertà dell’uomo,
ed è di origine scolastica.
Essa, nel suo specifico significato teologico, sta a significare che l’uomo
nel suo agire è libero sia dalla costrizione o coazione esterna sia
dalla costrizione o coazione interna. Per costrizione esterna si
intende ogni vincolo imposto appunto dall’esterno al libero agire dell’uomo.
Per capire invece che cosa sia la coazione o costrizione interna, gli
scolastici portano l’esempio del sasso, che secondo la fisica aristotelica
cade sempre all’ingiù, tendendo naturalmente al suo luogo naturale. Viene riportato, inoltre, un secondo
esempio: l’animale, che agisce in conseguenza di un giudizio; per esempio l’agnello quando vede il lupo fugge;
la fuga consegue a quel giudizio, suggerito dall’istinto naturale, che fa sì
che l’agnello giudichi il lupo un male da fuggire. Al contrario l’uomo
giudica non naturalmente o istintivamente ma compara più possibilità alternative e perciò può agire in modi
differenti. Di fronte al lupo, l’uomo giudica se scappare o se
nascondersi; oppure, se è armato, di attaccarlo. Non giudica quindi per
istinto, ma sceglie di fare l’azione che giudica più opportuna nella
situazione data. |
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Questa libertà è chiamata
“libertà di indifferenza”, nel senso che la scelta tra questo o quel corso di
azione non è determinata dalla natura o dall’istinto naturale né
dall’oggetto; l’uomo per natura è indifferente ai diversi corsi di
azione possibili, e se decide di fare x piuttosto che y lo fa in base a un
giudizio sulla situazione e a qualsiasi necessità. Lo fa perché si
autodetermina; cioè, determina da sé perché vuole fare x anziché y. Libero
arbitrio significa, appunto, sovranità
decisionale o indipendenza da fattori; è dunque un
potere sovrano. Intesa in senso generale, dunque, la libertà è lo spazio che
un ente ha nello sviluppare la propria energia. “Libero arbitrio” è sinonimo
di signoria della volontà sulle proprie scelte. |
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Applicata all’uomo, questa
definizione si qualifica diversamente a seconda che si accetti o meno che
l’uomo abbia una determinata natura: ossia spirituale, materiale o composta.
Essa suppone la consapevolezza della ragione, perché senza di essa l’agire
umano non avrebbe carattere di padronanza personale e sarebbe solo cieca
passività. In questo senso, Tommaso diceva che l’uomo è fatto a immagine di
Dio, perché ha un intelletto e un arbitrio libero, un campo di decisioni
libero da qualsiasi necessità esterna e interna, e agisce sovranamente. Certo,
l’uomo non è indipendente da qualsiasi necessità come Dio; non è un
sovrano assoluto come Dio, al cui potere nulla può resistere o pretendere di
creare ostacoli; ma assomiglia a Dio, perché ha anch’esso uno spazio
decisionale su cui regna sovrano, libero da ogni necessità. Non si dimentichi
che, per Tommaso, questa libertà non riguarda il fine ultimo morale, che è
naturale, ma solo se e come conseguire questo fine, attraverso scelte
relative a situazioni determinate e contingenti. Potremmo dire così che l’uomo
è signore sovrano delle sue scelte nel campo di oggetti e situazioni
contingenti. |
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E’ interessante la polemica tra
Erasmo e Lutero circa il “libero o servo arbitrio”: l’oggetto del contendere
è se l’uomo sia libero e sovrano rispetto alla scelta tra bene e male. Lutero
sostiene che, in conseguenza del peccato originale, la natura dell’uomo è
corrotta e quindi l’uomo non può non fare il male morale, e ha un
servo e non più un libero arbitrio; solo la fede salva e libera dalla natura
corrotta. Erasmo risponde che il peccato originale non corrompe totalmente la
natura in modo che l’uomo sia naturalmente costretto al male: se così fosse,
l’uomo sarebbe irresponsabile e perderebbe la dignità, che gli deriva dal
libero arbitrio, di potere decisionale sovrano. Per Erasmo, dunque, la natura
è vulnerata o ferita ma non è viziata in quanto natura. L’uomo avrà
una sovranità decisionale parziale che riduce le sue possibilità d”azione; la
riduzione, tuttavia, non è una mutazione della natura umana, ma solo
riduzione delle sue possibilità operative. |
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LA CONCEZIONE ORIENTALE |
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C’è da dire che è
difficilissimo accettare la filosofia del libero arbitrio, quando nel mondo
accadono fatti che ci lasciano sconcertati. L’aereo che cade con il suo
carico umano, l’attacco alle torri gemelle, le guerre e tanti altri tragici
eventi che giornalmente si verificano, inducono allo smarrimento e quindi ad
interrogarsi sempre di più sulla realtà della libertà umana: “Dov’è il libero arbitrio di chi subisce
la violenza altrui o la casualità di un grave incidente?” |
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Una giustificazione a
tante barbarie ci viene dalla teoria della reincarnazione. Proveniente dalla
cultura orientale, questa teoria si basa, fondamentalmente, sulla legge del Karma
o, per meglio dire, sulla legge di “causa ed effetto”. La parola Karma, infatti, è un termine
sanscrito che significa azione,
opera, e sta ad indicare le conseguenze dei nostri atti sulla
sorte delle varie incarnazioni. Il Karma, quindi, risulta essere un percorso
formativo che dura diverse vite e che permette all’uomo di evolvere o meno in
funzione del modo in cui egli usa il libero arbitrio. Premessa da fare, però,
è che nel mondo c’è posto per chi crede e per chi non crede nel Karma e chi
crede nel Karma non è certo migliore o peggiore di chi non vi crede o
viceversa, ma che tutto dipende dal modo di vivere la vita e il prossimo. Il valore di un individuo, dunque, può
esistere anche al di là della fede nel Karma. |
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1. KARMA
E REINCARNAZIONE |
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Secondo la legge del
Karma, l’anima sceglie, indirettamente o direttamente, tutto quello che la
condizionerà (nel bene e nel male), sia nella vita attuale che nelle
seguenti. Alla nascita, dunque, ognuno di noi trova quello che ha scelto in
tempi e condizioni diverse. Si tratta di un percorso molto ampio, i cui estremi,
passato e futuro, s”intrecciano con il relativo presente. Questo presente è
l’essenza stessa del libero arbitrio e, salvo apparenti eccezioni, in ogni
momento si possono fare scelte consapevoli, partendo da quello che si
trova “in situazione”. Si può decidere di abbandonarsi agli eventi, di
collaborare con essi o di avversarli; ma si può anche decidere di essere al
di fuori degli eventi. Quello che l’uomo non può fare, ad esempio, è cambiare
le stagioni a suo piacimento, ma in un rigidissimo pomeriggio invernale può
decidere di reagire al freddo in vari modi e le azioni conseguenti non
possono che scaturire da una libera decisione sia che si viva sotto un ponte
sia che si viva in un comodissimo appartamento. |
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Riprendendo
la tesi della Scolastica, in una situazione dipendente da fattori non causati
dalla volontà diretta, l’uomo può decidere in quale modo
affrontare l’evento. C’è da dire, inoltre che l’onnipotenza non
appartiene all’essere umano e che, come altre realtà, anche il libero
arbitrio ha un suo limite, tant’è che, grazie alla consapevolezza, i confini
ne possono risultare allargati, ma sicuramente non eliminati: ad esempio è
possibile migliorare le condizioni della vita e prolungarla, ma non è
possibile eliminare la morte che, tra l’altro, nel discorso della
reincarnazione è un obbligatorio momento di transito. Ritornando alla
tematica dell’accettazione costruttiva, l’uomo ha la possibilità di
migliorare la situazione in cui viene a trovarsi ma sempre nei limiti delle
sue reali possibilità. Spesso, purtroppo, gli capita di sottovalutare o
sopravvalutare le proprie possibilità e, in entrambi i casi, finisce per
peggiorare la situazione. Ecco perché diventa indispensabile il percorso
della consapevolezza, in quanto permette di conoscersi fino al punto di
affrontare la situazione, agendo nella maniera più consona possibile. |
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Secondo la cosmogenesi
tantrica, in seno ai trentasei principi della Creazione e del Karma, vi sono cinque “Kanchuka” o corazze che
limitano il nostro libero arbitrio: |
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Kaala
o limite temporale; |
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Kala
o limite spaziale; |
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Raga
o limite della volontà; |
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Vidiya
o limite conoscitivo; |
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Niyati
o limite causale. |
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I confini di questi limiti sono personali,
modificabili e reversibili ma restano pur sempre dei limiti, almeno sino alla
liberazione finale. Volendo questi
limiti si possono allargare o restringere: Niyati, il limite legato alle cause esterne, come gli eventi
naturali, è il meno personale e perciò il più difficile da gestire; lo si
sperimenta in situazioni come le catastrofi naturali o cose simili; Raga, il limite alla volontà è il
più personale e perciò il più modificabile e gestibile. |
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2. IL
PENSIERO DI EDGAR CAYCE |
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La tesi reincarnazionistica e karmica è avvalorata
anche da Edgar Cayce, personaggio notevole e incredibilmente eclettico che ha
lasciato una quantità enorme di testimonianze della sua medianità. Era un
soggetto che operava nella trance più totale, tant”è che solo “dopo” prendeva
coscienza di ciò che aveva detto. Inizialmente lui non credeva alla
reincarnazione ma, con il tempo, le sue letture mettevano sempre di più in
luce i collegamenti tra le esistenze passate e i dilemmi e le problematiche
di quella su cui stava indagando. Nella documentazione della Fondazione a lui
dedicata esistono prove di questo suo passaggio in cui finì per accettare
l’idea della reincarnazione. |
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Il punto di vista di Cayce esclude la trasmigrazione
delle anime, secondo la quale gli umani possono reincarnarsi sotto forma
animale. Per Cayce la reincarnazione è la credenza che ognuno di noi ha delle
vite successive nello scopo di evolvere spiritualmente e poter così ritrovare
la piena coscienza della propria natura divina. In sostanza, Cayce procura un
quadro filosofico al passato, mettendo l’accento sul modo di assumere la
nostra esistenza attuale: dobbiamo vivere l’istante presente, sviluppando la
nostra anima e aiutandoci gli uni con gli altri. Dai suoi vari scritti deduce
che il percorso che abbiamo effettuato ci ha condotto dove siamo. La cosa
essenziale non è “chi siamo stati” o “cosa abbiamo fatto” prima, ma come
reagiamo di fronte alle opportunità e alle prove che ci capitano adesso.
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In
effetti, sono le nostre scelte e le nostre azioni del momento,
generati dal nostro libero arbitrio, che importano realmente. La
prospettiva di Cayce, in nessuna maniere fatalista, apre orizzonti quasi
illimitati. Cayce segnala anche i pericoli di una comprensione errata della
reincarnazione. Egli indica che certe teorie ne altererebbero il vero
significato. In particolare, tutte quelle che non riconoscendo la libera volontà,
creavano ciò che nominava “una bestia nera karmica” cioè un”idea non corretta
che ignorava gli atti autentici e i rapporti stretti legando Karma, libero
arbitrio, sorte e Grazia. Ancora nei nostri giorni la reincarnazione è
sovente interpretata, a torto, come un incatenamento ineluttabile di
esperienze e di relazioni imposte dal Karma. Se fosse così, le nostre
decisioni anteriori ci costringerebbero a seguire una traiettoria segnata di
avvenimenti specifici e il nostro avvenire sarebbe già fissato. Questa
visione diverge totalmente da quella di Cayce che dice che il passato non
fornisce che una congiuntura possibile o probabile che ci dimostra che,
lontano dal comportarsi come semplice spettatore, a volte reticente, l’essere
umano gioca un ruolo dinamico nello sviluppo della propria esistenza. |
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Varie letture si accordano con questa definizione,
ma aggiungono la nozione filosofica inedita ed esclusiva che il karma può
essere considerato come una memoria. Non si tratta dunque di un debito
da pagare conformemente ad un tabella universale, né di una serie di
esperienze determinate dalle nostre azioni precedenti, buone o cattive. Il
karma è soltanto una fonte d”informazioni contenente elementi positivi ed
altri negativi in apparenza, ove il subconscio attinge alle informazioni che
utilizza nel presente. Questo spiegherebbe, per esempio, le affinità o le
animosità spontanee che sentiamo verso certe persone. Benché questa memoria
subcosciente si rifletta nella nostra |
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I vari scritti di Cayce menzionano che, quando
decidiamo, non ci reincarniamo immediatamente. Visto che quello che chiamiamo
in questo mondo “subconscio” diventa nostro “conscio” nell’aldilà, l’anima
ricapitola tutto quello che ha attraversato e seleziona, tra le lezioni che
deve imparare, quelle che si sente capace di assumere adesso al fine di
continuare la sua evoluzione. Aspetta il momento propizio per rinascere
sulla terra e torna ordinariamente in un ambiente conosciuto anteriormente.
Ad ogni nuova vita, sceglie tra un corpo maschile o femminile, a seconda
dell’obiettivo della sua incarnazione. Inoltre, sceglie l’entourage e le
condizioni (parenti, famiglia, luogo, epoca, ecc) che le permetteranno di
perfezionarsi e di compiere quello che spera realizzare. Tuttavia, le sue
esperienze dipenderanno dal modo con cui impiegherà il libero arbitrio
all’interno di questo contesto. Possiamo in effetti considerare le nostre
tribolazioni come degli ostacoli e dei scogli o, al contrario, trasformarli
in situazioni benefiche, in opportunità per elevare il nostro livello di
coscienza. Il processo di reincarnazione prosegue finché non riusciamo a
personificare l’amore universale nel mondo ed esprimere la nostra essenza
divina in tutti gli aspetti della vita sulla terra. Dobbiamo far notare che i
talenti e le qualità non si perdono mai, in modo che le facoltà coltivate in
ogni incarnazione aumentino il capitale del futuro. Così, il dono dei
“bambini prodigio” è la risorsa di un talento coltivato in una o più
esistenze precedente. Le nostre attitudini si manifestano in funzione del
motivo della nostra incarnazione attuale. |
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Il karma non si stabilisce tra individui ma
unicamente nei confronti di sé stessi. Il nostro karma è personale, eppure ci
sentiamo costantemente attirati da gente o gruppi che ci offrono occasioni
favorevoli al fine di assumerlo. In modo analogo, questi vengono verso di noi
nel loro cammino individuale per soddisfare la loro memoria karmica. Le
nostre interazioni con gli altri ci permettono dunque di confrontarci con noi
stessi e di vivere avvenimenti che c”insegnano e che ci aiutano a progredire
sul sentiero spirituale. Non incontriamo mai qualcuno accidentalmente, perché
non c’è coincidenza. Dobbiamo subire le conseguenze delle nostre scelte, atti
e attitudine anteriori. La Bibbia declama: "Quello che l’uomo avrà seminato, lo raccoglierà in
seguito". Gli addetti della reincarnazione esprimono questa verità
con “Attiriamo quello che ci
assomiglia". Contrariamente alle dottrine fataliste che ci destinano
ad una sorte immutabile, la teoria di Cayce afferma che rimaniamo “maestri
del nostro destino”. In effetti, abbiamo la possibilità di controllare i
nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni e di scegliere il nostro
comportamento verso le circostanze della vita che abbiamo noi stessi
generati: "Comprendiamo che tutto
quello che si produce nella nostra esistenza è il frutto della nostra propria
creazione e che le prove contribuiscono sempre al nostro sviluppo quando le
guardiamo come a delle opportunità di correggere gli errori del passato o di
acquisire saggezza e intendimenti". Lo stesso concetto è ribadito da
Swami Yogananda Giri: "Ciò che siamo oggi, che ci crediamo
o no, non è altro che il
risultato delle vite passate, basta fare una piccola riflessione su quello
che l’uomo si trova ad essere, sulle sue potenzialità, le sue tendenze, i
suoi limiti; da qualche parte devono avere origine, questa origine nasce
dalle esperienze del passato. La
capacità di essere liberi significa diventare consci di questo serbatoio di
tendenze, solo a queste condizioni
è possibile una vera libertà, se non conosciamo ciò che ci induce a muoverci,
ad agire, difficilmente siamo liberi, quindi la capacità di essere liberi, il
libero arbitrio, la capacità di determinare con una nostra azione una scelta
tra diverse tendenze, questo è un atto conscio; la capacità di determinare
con la nostra azione, scegliere l’azione idonea ai nostri obbiettivi, quella
è capacità di scelta." |
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3. LE
RIVELAZIONI DEL CERCHIO FIRENZE 77 |
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Altre testimonianze pervengono dal Cerchio Firenze 77, un
gruppo che, in più di trent”anni, ha raccolto gli insegnamenti di varie entità
elevate; insegnamenti trasmessi attraverso Roberto Setti, medium
straordinario, ormai scomparso. Nel corso
delle sedute queste entità hanno dato luogo a comunicazioni profonde ed
importanti sui problemi esistenziali e conoscitivi del genere umano. Questi
libri di alto contenuto filosofico e spirituale sono una grande fonte di
guida nella vita di molte persone. In essi si affronta più volte il problema
del libero arbitrio. |
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Onde evitare di mal interpretare il contenuto e di
modificare inconsapevolmente il significato se ne riporta fedelmente alcune
parti di un capitolo: |
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IMPOSTAZIONE DEL PROBLEMA DELLA LIBERTA’: |
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Prima di
affrontare questo ponderoso argomento è opportuno dire subito che il problema
della libertà individuale non risulta così assillante. Infatti le leggi
cosmiche sono infrante sia che l’uomo agisca di spontanea volontà, sia sotto
un”influenza. A coloro che sono abituati a pensare in termini di
responsabilità, verrà istintiva una domanda: “L’uomo, allora, ha colpa di ciò che compie nell’ignoranza e nella
coercizione?”. Per rispondere a questo interrogativo, occorre tenere
sempre presente il principio che l’esistenza dell’uomo non è una
riabilitazione, non è una prova atta a stabilire se debba meritare un premio
o un castigo, ma è una nascita vera e propria. Infrangendo, consapevolmente o
no, liberamente o coercitivamente le leggi cosmiche, l’uomo subirà degli
effetti, avrà delle esperienze le quali allargheranno in lui la coscienza e
ne determineranno la nascita spirituale. Il dolore che l’uomo incontra non è
il castigo di una colpa commessa, ma l’ultimo rimedio al quale si è
costretti a ricorrere per fargli comprendere una Verità. Premesso ciò, il
problema del libero arbitrio cade ma è pure sempre interessante conoscere in
quale misura l’uomo è libero, e di quale tipo è questa libertà. |
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LA LIBERTA’
DELL’UOMO E’ RELATIVA: |
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L’uomo, o individuo, sarebbe assolutamente libero
nella scelta se questa si maturasse in un”atmosfera nella quale l’Assoluto è
egualmente presente; ma il nulla assoluto non esiste, quindi rimane valida la
seconda condizione: è assolutamente libero chi ha raggiunto la massima
evoluzione, chi ha presente il Tutto con eguale intensità. Per l’uomo,
quindi, non è il caso di parlare di libertà assoluta. La libertà dell’uomo è
relativa e cresce proporzionalmente all’evoluzione. Ciò è logico: infatti, se
un individuo poco evoluto avesse una grande libertà, muoverebbe tante cause
che lo soffocherebbero, mentre – essendo la libertà proporzionale
all’evoluzione, e cioè alla coscienza – esiste un controllo naturale che
restringe il campo di azione degli inevoluti in modo che questi possono
muovere solo tante cause da non restare soffocati. Ma dire che la libertà
dell’uomo non è assoluta, non significa che l’uomo non abbia alcuna libertà.
Libertà assoluta vuol dire assenza di ogni e qualunque limitazione, come
assenza di libertà vuol dire assoluta coercizione. Fra questi due estremi è
compresa la libertà dell’individuo dal suo manifestarsi nel piano fisico come
cristallo, all’apice della sua evoluzione come superuomo. Non solo, ma se
esaminiamo la libertà di un uomo di media evoluzione, vediamo che esiste
egualmente questa scala data da: |
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1)
azioni che
egli compie (o subisce) irrevocabilmente per karma, cioè per gli effetti
delle cause che egli ha mosse in precedenti incarnazioni (assenza di libertà); |
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2)
azioni che
egli compie per sua libertà relativa, per le quali la scelta è stata
influenzata da una necessità (libertà
spuria); |
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3)
azioni che
egli compie, sempre nell’ambito della sua libertà relativa, ma al di fuori di
qualunque influenza (libertà pura); |
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Libertà pura, naturalmente, non vuol dire assoluta.
Per essere assolutamente libero, l’uomo – come prima è stato detto – non
dovrebbe subire alcuna influenza in tutte le decisioni da prendersi, mentre
la libertà pura si riflette in una, o poco più, decisioni prese al di fuori
delle influenze. Solo nell’uomo massimamente evoluto la libertà pura si
identifica con la libertà assoluta, in quanto tutte le decisioni sono prese
al di fuori di ogni influenza. Riassumendo:
la libertà in genere è la possibilità che ha l’individuo di mettere in atto
certi suoi proponimenti. Questa libertà può essere goduta in misura diversa,
cioè essere assoluta o relativa. La libertà è sempre un attributo in quanto
non esiste in modo a sé stante. La
libertà è una conseguenza dell’evoluzione; quanto più l’individuo è
evoluto, tanto più è libero. La legge di evoluzione, invece, esiste in modo a
sé stante. La libertà è un attributo dell’evoluzione. E’ assolutamente
libero chi non patisce di alcuna limitazione. |
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LIMITAZIONE
DELLA LIBERTA’: |
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Le limitazioni possono essere di ordine intimo:
mancanza di capacità; oppure di ordine esterno: impedimenti alla
realizzazione di un proponimento. Ad esempio, si può avere la capacità di
scrivere un romanzo, ma non avere il tempo per farlo (limitazione esterna).
La misura della libertà si determina nell’attimo in cui l’individuo si
propone di fare qualcosa. Ad esempio, fino a che non ci si proporrà di volare
non si determinerà la limitazione che sorge da non avere questa possibilità.
L’assenza di desiderio rende l’individuo indeterminatamente libero. Assenza
di limitazioni significa anche non essere sottoposti ad alcuna influenza.
Tale condizione si realizza in due soluzioni: l’una negativa, l’altra positiva;
cioè è assolutamente libero l’individuo che è posto in un ambiente interiore
ed esteriore di vuoto assoluto, o l’individuo che ha presente, con eguale
intensità, il Tutto. |
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CONCETTO DI
LIBERTA’: |
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Che cos”è quindi libertà? Per libertà deve
intendersi assenza di limitazioni: uomo libero è quindi colui che è al di
fuori di ogni influenza, che non ha necessità alcuna, che non conosce
limitazione alcuna, che può fare tutto quello che vuole. La libertà cresce
con l’evoluzione dell’individuo, è quindi relativa a questa; quando un
individuo ha raggiunto il massimo dell’evoluzione, gode della più ampia
libertà. Tuttavia l’individuo evoluto non compie certe azioni; si può allora
considerare questi limitato? No, dal momento che libertà significa poter
compiere tutto quello che si vuole; l’individuo evoluto non vuole compiere
quelle azioni; sarebbe limitato nel momento che dovesse compierle, perché
allora farebbe qualcosa contro il suo sentire. Se poi certe azioni si
“dovessero” compiere, egli le vorrebbe. L’individuo evoluto quindi è limitato
al proprio sentire, al proprio essere, in altre parole, a sé stesso. Ora,
essere limitati a sé stessi significa non essere liberi? Per l’individuo non
evoluto sì, perché se anche potesse fare tutto quello che può desiderare o pensare
o sentire, vi potrebbero essere altri pensieri, desideri, sentimenti, azioni
oltre quelli che egli ha. Ma l’individuo che ha raggiunto la massima
evoluzione, essendo questi consapevolmente uno col Tutto, si identifica con
l’Assoluto e, quindi il suo sentire è illimitato come l’essere; allora -
laddove non vi è limitazione alcuna - vi è assoluta libertà. |
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IMPOSTAZIONE
MATEMATICA DEL PROBLEMA DELLA LIBERTA’: |
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"Se si vuole avere un”idea chiara di
quale libertà di arbitrio possono usufruire le creature, si deve paragonare
l’entità che organizza la forma più semplice di vita (il cristallo) ad
un”equazione di primo grado, in cui una sola è la soluzione; le entità
superiori a questa, ad equazioni di grado superiore al primo, fino al
giungere a Dio – Assoluto – paragonato ad un”equazione di grado infinito in
cui infinite sono le soluzioni. La libertà è rappresentata dalle soluzioni
disponibili”. Questo è il pensiero del Maestro Pitagora, il più chiaro,
profondo, completo, conciso sull’argomento del libero arbitrio. Niente v”è da
aggiungere, niente da chiarire: la libertà dell’individuo cresce con il suo
evolversi. Determinare fino a che punto l’uomo è libero è sempre stato un
problema appassionante. Esiste il destino, ovvero una predestinazione?
Implicitamente, ammettendo questo, neghiamo che l’uomo possa avere una
libertà, conseguentemente una responsabilità dei propri atti. Ma, oltre
questo, l’assenza della libertà impedisce all’individuo l’avere delle volute
esperienze e, quindi, l’evolversi della sua coscienza. D”altra parte non è
vero che l’uomo abbia una libertà assoluta, proprio per il fatto di essere
uomo, cioè di avere delle necessità fisiche ovvero delle schiavitù. Inoltre,
per avere la libertà di scegliere
il bene o il male, come si dice, si deve essere al di fuori del bene o del
male per non venire influenzati nella scelta. |
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PREDESTINAZIONE E KARMA: |
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Esiste una legge di causa ed effetto alla
quale l’uomo sottostà; ciascuna azione comporta un effetto adeguato che
l’individuo deve subire in una delle prossime esistenze. Ecco in che cosa
consiste la predestinazione in certi Karma, per dirla con gli Indù, che si
devono scontare e che hanno ragione d”essere come ha ragione d”essere la
scottatura che si prova avvicinandosi ad una fiamma. Naturalmente, è l’uomo con
le sue azioni, non il fato, che costituisce l’ossatura della futura
esistenza, i particolari saranno costruiti da ciascuno secondo la libertà di
cui godrà, proporzionalmente alla sua evoluzione. Questa libertà condizionata
l’uomo non sa godersela nella sua pienezza in quanto, spesso, si autolimita,
creandosi delle regole, dei pregiudizi, che non osa trascendere. Questi è
l’uomo limitato, che rifugge ogni innovazione, che giudica e comprende
secondo i suoi schemi di pensiero, che non osa andare oltre ciò che altri ha
sperimentato. |
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IL PROBLEMA
DELLE RECIPROCHE INFLUENZE |
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IL
CASO-LIMITE DELL’OMICIDIO: |
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La stessa cosa va osservata da due punti di vista.
Ad esempio: nell’assassinio si ha colui che uccide e colui che è ucciso. Ora
non è ammissibile che il libero arbitrio di una creatura possa provocare un
danno così grave quale è il togliere la vita ad un altro individuo. Cioè una
creatura non può fare questa somma di male, per così dire. Si hanno dei casi
in cui degli innocenti che transitano per una strada, sono vittime di una
sparatoria. Non sarebbe ammissibile che una creatura innocente dovesse subire
di questo fatto? La reale spiegazione, appunto, si scopre vedendo i due lati
della questione: quelle creature avevano chiuso il proprio ciclo di vita di
una reincarnazione, quindi il loro veicolo fisico doveva perire perché loro
dovevano trapassare. Prendiamo l’esempio di una creatura che uccide: questa
creatura non ha saputo superare l’uccidere i propri fratelli attraverso il
ragionamento; ma non ha fatto in realtà un male così grave quale l’uomo crede
che possa fare uccidendo, in quanto l’altra creatura che è stata uccisa,
doveva trapassare. Pur tuttavia, questo non toglie che la causa sia stata
mossa, in quanto l’individuo che ha ucciso è realmente un assassino. Sarebbe
però erroneo intendere le parole che precedono nel senso che il corso degli
eventi sia rigorosamente prestabilito per entrambe le creature della nostra
ipotetica vicenda. Dire, infatti, che così “doveva” essere, è solo
parzialmente esatto. Così doveva essere per colui che è morto, ma non per
colui che ha ucciso. Per quella creatura che uccide, non potendo superare
questa azione attraverso il ragionamento, altro mezzo non v”era che
l’esperienza diretta. Ma con questo “doveva essere” non si deve intendere una
cosa predisposta dal fato. Certamente che se non si comprende con la mente,
altro mezzo non v”è che il dolore; e quindi “doveva essere” unicamente in
questo senso. Cioè vi sono due vie: se si scarta la prima, non rimane che la
seconda. |
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IL PROBLEMA DELLA RESPONSABILITA”
PERSONALE: |
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Una creatura, che può essere causa di sofferenze
indicibili e dal trapasso di milioni di esseri umani, dovrebbe avere un
karma... inestinguibile? Il fatto è che ciascuno di noi può essere, e molto
sovente è, lo strumento di un karma di un proprio simile. Ciò però non toglie
la responsabilità che abbiamo di fronte ai nostri fratelli. Il fatto che
nessuno può subire, a torto, il dolore che noi possiamo dargli, non vuol dire
che noi siamo esonerati dalle responsabilità di aver fatto soffrire un nostro
fratello, anche se questa sofferenza doveva patirla. In quanto poi a certi
fatti clamorosi, per analogia, anche quando si tratta di una sola persona, ci
si può ricondurre all’esempio di Giuda, il quale avrebbe tradito Cristo, l’avrebbe venduto e che quindi starebbe nel
più profondo dell’inferno. Giuda, però, rappresenta lo strumento, non solo di
una certa parte dell’umanità che viveva al tempo del Cristo e che circondava
la sua figura in |
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Riepilogando,
secondo
la credenza della pluralità delle vite, l’uomo nasce con una serie di “condizionamenti” derivanti da una molteplicità
di fattori: ereditarietà, educazione, contesto sociale, luogo di nascita,
ecc. Inoltre c’è chi nasce sano e chi malato; chi ricco e chi povero e via
dicendo. Condizionamenti che sono quelli che l’anima ha scelto prima della sua attuale incarnazione
e, in questi termini, sono frutto di una “libera scelta” in quanto fatta
sicuramente in condizioni assai diverse da quelle attuali. Comunque se si
crede al fatto che l’attuale vita non sia qualcosa a sé stante ma, al
contrario, sia il piccolo segmento di un disegno molto più vasto, un disegno
le cui tracce e finalità non sono molto chiare durante questa vita, ma sono
invece chiarissime all’anima negli intervalli tra un”incarnazione e un’altra,
allora si può parlare di un libero arbitrio che si esercita “prima” e di un
libero arbitrio che si esercita “dopo” (cioè nella vita terrena.) Nello
svolgersi del “dopo” possono presentarsi dubbi sulla effettiva realtà del
libero arbitrio, ma questo potrebbe essere dovuto all’impossibilità
dell’essere di guardare con obiettività in quanto l’anima non è più
libera dai legami della materia. Tuttavia anche chi non crede alla
reincarnazione e alle scelte dell’anima, può riflettere sul fatto che,
aumentando la presa di coscienza dei propri limiti, si possono fare delle
scelte più consapevoli. |
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DALL’EBRAISMO ALLA
TEOLOGIA CONTEMPORANEA |
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Alla luce di questa realtà
e pur riprendendo, in parte, la
speculazione tradizionale, il pensiero
teologico contemporaneo non può
non prendere in considerazione la modernità e quindi afferma che la libertà suppone l’assenza di una
univoca predeterminazione ad opera di fattori estranei alla volontà stessa. L’atto
libero è “causa sui”,
cioè, come scrive B. Haering in “La legge di Cristo”, "la determinazione prima di ciò che è
ancora indeterminato, dunque un vero inizio assoluto". |
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LO ZODIACO |
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E IL CAMMINO DELL’UOMO VERSO LA LIBERTA’ |
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Indubbiamente non ci sarebbe riflessione
filosofica e teologica sul “libero arbitrio” senza consapevolezza
dell’esistenza di questa istanza. In poche parole la ricerca della o sulla
libertà nasce da un presupposto fondamentale che riguarda l’evoluzione
individuale: il problema della libertà, infatti, non si pone fino a quando
non si sperimenta la “non libertà”. Ovviamente la questione del libero arbitrio si presenta solo
quando c’è un Io, altrimenti la questione stessa non si pone; deve, dunque,
esistere una coscienza che pensa a sé stessa affinché vi sia scelta. Quindi, pur
essendo costitutivo della persona, la capacità
di scegliere percorre delle tappe evolutive fondamentali. |
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1. DAL MATRIARCATO ALLA
COSCIENZA |
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A questo proposito è
significativo il parallelo con la fase simbiotica “madre-figlio”, fase tipica
della non-soggettività, in cui il bambino non percepisce divisione tra il
mondo esterno e il mondo interno, ma si sente inglobato, contenuto, nutrito,
ossia facente parte di un tutto (fase lunare). E’ il Sole che interviene poi
in seguito a dare l’aspirazione all’individualità. A livello storico, questa
fase “simbiotica” si può paragonare alla lunghissima Era del matriarcato,
fase millenaria in cui l’umanità non aveva coscienza di sé in quanto il
“singolo”, vivendo in perfetta fusione con la natura, non si poneva alcun
problema di autonomia da essa. La coscienza
inizia a formarsi attraverso un processo di “rottura” che, intervenendo
sull’armonia dell’inconscio (mito di Adamo ed Eva: “Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi”), dà il via alla
polarità, all’ambivalenza, al conflitto. A poco a poco i miti diventano
“solari” e sostanzialmente “guerrieri”; nell’uomo nasce però anche l’idea di
poter dominare la natura e quindi di sottometterla. |
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Nei miti greci, gli dei
facevano ancora il bello e il cattivo tempo, intervenivano infatti
direttamente nelle vicende umane con fulmini, calamità o proteggendo con vari
metodi i propri protetti; ma anche se in quel periodo cominciava a prendere
forma il patriarcato, l’uomo era ancora totalmente assoggettato al dio.
L’oracolo del dio era legge, valga per tutti Agamennone che sacrifica
Ifigenia perché così ha chiesto l’oracolo di Apollo a cui Ifigenia si era
negata; la ribellione al volere degli dei era hibris e punita sempre
con la morte o con sciagure terribili che si abbattevano anche sulle
generazioni future; gli dei erano molto gelosi del loro potere sugli uomini. Al pari degli uomini di
temperamento fortemente collerico, gli dei celesti sono molto più temuti
che amati. Pertanto di fronte ad essi il sentimento che normalmente si prova
è quello del “tremendum”. Qualsiasi tentativo di scalare le cime celesti (con la
sovrapposizione dei monti più alti, l’Ossa e il Pelio, come volevano fare i
Giganti-Titani, il caso di Atlante e Prometeo e di altri ancora) o di
raggiungere l’immortalità (è il caso di Gilgamesh nell’epopea che prende nome
da lui, giunta a noi nella versione accadica, più completa di quella
originaria sumerica) è destinato all’insuccesso. Di più ancora, il castigo
suole giungere come reazione immediata delle divinità celesti. Nel mito la formazione dell’Io si ha per la prima
volta con un dio germanico, Wotan-Odino, dio guerriero, ma anche mago che si
fa crocifiggere capovolto per nove giorni e per nove notti su un albero, il
frassino; una iniziazione che ricorda quelle sciamaniche. Un dio che rischia
di morire nella prova e che perde un occhio, quindi con un occhio solo vede
il mondo esterno, perché con l’altro si guarda dentro (comincia la scoperta
del lato inconscio, del suo potere magico) e che all’alba del decimo giorno
con l’occhio rivolto verso terra vede spuntare da essa la rune, le pietre
segnate che consentono di leggere il destino, il futuro. |
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2. IL VIAGGIO DELL’EROE |
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C’è dunque un momento nella vita di ognuno in cui
si determina la presa di coscienza di “non essere liberi”. Forse il punto di
partenza è proprio quel “Mondo
Ordinario” che J. Campbell descrive come prima tappa del “Viaggio
dell’Eroe”: l’Eroe, sia uomo che donna, viene strappato alla sua vita di
tutti i giorni e trasportato in un mondo speciale, nuovo ed estraneo dopo di
che non potrà più vivere nel suo familiare e tranquillo mondo ordinario. Per Campbell, infatti, “Il Viaggio mitologico può avvenire anche materialmente ma
quest’aspetto è irrilevante. In realtà il Viaggio è fondamentalmente un
evento interiore, un viaggio verso profondità in cui oscure resistenze
vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a
disposizione della trasfigurazione del mondo…Il periglioso viaggio non ha per
scopo la conquista ma la riconquista, non la scoperta ma la riscoperta”. E dagli studi di Campbell si
ricavano varie tappe che, simbolicamente, a partire dal “Mondo Ordinario”
mettono alla prova l’Eroe proprio sulla sua capacità di scelta
nonché di discriminazione. Una volta che l’”Appello” è arrivato l’Eroe non può più vivere nel mondo
ordinario anche se il terrore dell’ignoto è spesso foriero di un rifiuto. |
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Parlando in termini
astrologici il Sole, dunque, rappresenta
“quello che dobbiamo diventare”; in
un certo senso è qualcosa che sembra essere fuori dal nostro libero
arbitrio. In ogni caso, rispetto al divenire, “si dovrebbe diventare quel
particolare Sole in quella particolare casa”; però è vero che è possibile
esprimerlo al massimo, al minimo o non esprimerlo affatto. Cosa fa la
differenza tra i tre risultati finali spesso non è comprensibile, ma forte è
il sentore che alcune possibilità vengono date a tutti nella vita di
comprenderne, magari anche solo per un attimo, il senso. Spesso questi
segnali non vengono percepiti, anche a causa del particolare linguaggio
simbolico con cui si manifestano; in questo linguaggio sono racchiuse tutte
le difficoltà del momento e, contemporaneamente, anche le possibilità vitali
e di sviluppo. |
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Forse la meta di ogni vita
è quella di affrontarla il più creativamente possibile cercando di sentirsi
in accordo con sé stessi. A volte le persone sembrano non voler rischiare di
essere sé stesse, ed è in questo che bisogna assumersi la piena
responsabilità, e che si intende possedere il libero arbitrio; le possibilità
esistono, ma alcuni non le vedono, perché restano ingabbiati dentro un modo
di essere unico e dentro alle pieghe delle convenzioni familiari, sociali,
che spesso non amano neppure permettere la scelta. Troppo spesso le intenzioni
coscienti si trovano in netto contrasto con quelle dell’inconscio e ciò dà
vita ad un ingorgo energetico che mette il soggetto in una posizione di
stallo. |
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E’ chiaro che per arrivare
a non fare scelte condizionate indubbiamente c’è bisogno di avere delle
opportunità e, soprattutto, di coglierle; è impossibile che nella vita non
arrivi almeno una opportunità di pensare che si possa essere di più di ciò
che si è; forse, il più delle volte, gli strumenti “in dotazione” restano
inutilizzati o vengono usati in maniera impropria. Esistono tantissimi
condizionamenti e il compito più difficile è uscire da questi brancolamenti
tra il mondo personale e quello collettivo. Del resto questo è la vera
difficoltà della vita: rendersi autonomi, scegliere ed essere responsabili
accettando la grandissima frustrazione che ci arriva dai sensi di colpa e dal
non sentirsi accettati, amati, adeguati; il prezzo più grosso lo paghiamo in
termini di falsificazione di ciò che siamo, perché i miti insegnano. Non è
sempre facile ribellarsi né avere la possibilità di sentirsi contenuti dalla
psiche collettiva. “Psiche collettiva” intesa anche come inconscio…
Indubbiamente è molto difficile sottrarsi a forze che sembrano influenzare in
modo particolare certe vite, ma non è impresa impossibile. Si legge spesso: “astra inclinant sed non necessitant”
ossia “gli astri inclinano, non determinano” ma forse non inclinano né determinano, e
molto più semplicemente rispecchiano,
segnalano, corrispondono... perché non sono qualcosa di diverso o di
estraneo a noi stessi ma, proprio come noi, esprimono una realtà dinamica e
manifestabile a più livelli. |
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In poche parole si tratta
di una sintesi fra la metafora del tavolo con sopra tutti gli strumenti a
disposizione e la capacità di fare un buono o cattivo uso di essi. Occorre
non dimenticare, inoltre, che siamo nati con una specifica e particolare
natura caratteriale, a cui si aggiunge un
intorno, una famiglia, una cultura, ecc. e non possiamo cambiare tutto ciò
anzi, meglio sarebbe, accettare completamente tale realtà e non cercare di
diventare quello che non si è. A tale proposito un esempio potrebbe
essere quello della persona che volendo essere più razionale cerca di
mantenersi obiettiva a tutti i costi cercando di cancellare le sue innate
emozioni: in questo senso diventa un’altra, non è più sé stessa, quindi
sarebbe meglio accettare questo limite e cercare di approfittare del
vantaggio che le offre la sensibilità. Vogliamo sottolineare qui che la libertà di
una persona, e il senso della sua vita, non consiste nel poter cambiare la
propria natura, ma solo nel realizzarla pienamente così come indicato dalle
sue predisposizioni, adottando dei modi di risposta e dei fini evolutivi,
ossia liberandosi dalla centratura sull’Egoismo, dal narcisismo, per tenere
presente l’Altro. E’ inutile che un cavallo desideri diventare un pesce per
sentirsi libero! L’idea sarebbe quella di
compiere al meglio il percorso segnato dal nostro Sole tenendo presente che
durante il viaggio potranno esserci mille opportunità di scegliere in che
modo “viaggiare”. Troppo spesso l’uomo usa il “destino” come mezzo
compensatorio alle “ingiustizie divine”, ma in realtà queste ultime non sono
altro che la dimostrazione di irresponsabilità sulle proprie scelte (conscie
ed inconscie), e quindi dell’incapacità di prendere in mano le briglie della
propria vita. |
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La vita terrena, dunque,
appare come possibilità per l’anima di progredire in un continuo processo
evolutivo, altrimenti sorge spontanea una domanda: “Ma cosa ci stiamo a
fare?”. Non avrebbe senso in quanto tutto sarebbe statico e prevedibile. Ci
sembra più opportuno invece affermare che dentro al contesto “destinico” la
persona può scegliere se cogliere o meno le opportunità. Ragion per
cui quando si legge un TN, si può avere una idea di come è fatta una persona
e come potrebbe reagire agli eventi, ma non si potrà mai averne certezza,
perché, alla fine, sarà la persona stessa a decidere quale passo fare.
L’Astrologia risulta essere infatti nient’altro che un mezzo che dovrebbe
portarci ad un fine, ossia a percorrere il “nostro” cammino, a crescere ad
evolverci, affinché, come disse Jung, “la
nostra vita non sia sprecata”. E’ chiaro che l’interpretazione del TN
consente una maggiore comprensione di noi stessi, ma affinché questo accada
nel modo più puro possibile l’interpretazione stessa necessita di maggiore
attenzione ai condizionamenti che la simbologia astrologica, per sua natura,
rischia di apportare (a tale riguardo un’ipotesi di lettura – comunque da
verificare e da sperimentare – è quella delle case, settori, pianeti, ecc.
che essendo privi di aspetti potrebbero rappresentare campi della vita dove è
più facile esercitare il libero arbitrio e questo senza troppi
condizionamenti o schemi che tendano ad incanalare verso una direzione o
l’altra proprio perché sono fuori dalla rete degli aspetti stessi). |
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Secondo T. Dethlefsen “determinismo e libertà
sono due poli che si condizionano reciprocamente e sono legati assieme… Per
questo la via che conduce alla libertà passa attraverso l’osservanza delle
leggi: solo chi sottostà alla legge è libero… L’uomo raggiunge la sua
massima libertà quando può dire: Signore, avvenga la Tua volontà, non la mia”. E’
anche vero che il tema della libertà riguarda piuttosto l’ambito filosofico
che quello astrologico, ma occorre ricordare che l’astrologia può avere un
senso soltanto se si accetta l’idea del libero arbitrio e cioè se si ammette
la possibilità di risoluzione – più o meno ottimale – delle situazioni.
Mettendo in dubbio il libero arbitrio ossia la possibilità di scelta, la
possibilità di sbagliare, ma anche di trarre insegnamento dagli errori, c’è
da chiedersi quale sia il vero senso dell’astrologia e se studiarla sia
davvero utile. La convinzione che tutto sia già deciso “a priori”, esime
l’astrologo dalla professione stessa: in tal caso l’aiuto astrologico non
serve a nulla. Occorre ricordare che il connubio astrologia/psicologia
ridimensiona di molto l’aspetto “destinico” dell’astrologia in quanto la
psicologia stessa non solo non ne trarrebbe nessun beneficio, ma
rinnegherebbe sé stessa nell’ammettere immutabili e quindi prive di via
d’uscita determinate situazioni. Quindi, per
l’astrologia psicologica, molte dinamiche presenti nel tema natale non solo
si possono assolutamente risolvere, ma anche con il tempo non presentarsi
più. |
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A questo proposito è
auspicabile una visione psicologica dei transiti e quindi l’eventualità di
superamento dei vari problemi. Determinate problematiche sembrano
accompagnare le persone per lungo tempo e a livelli diversi; tuttavia
scegliere di lavorarci su per comprenderne la radice può portare,
gradualmente ed in molti casi, alla risoluzione completa e, in altri, ad una
possibilità di “padroneggiamento” che altro non è che la capacità di
convivere con certi problemi sapendo che esistono, ma che non dominano più.
Senza uno di questi due passaggi non ci sarebbe alcuna possibilità di
evoluzione. Ad esempio nel caso della gelosia: è vero che nella prima parte
della vita l’istinto e l’emozione agiscono in modo compulsivo e quindi senza
una azione diretta e volontaria della persona. E magari quando si presenta
una situazione che suscita il nucleo infantile e sensibile, questa reazione
istintiva e compulsiva si ripresenta: a questo punto il primo passo a livello
psicologico consiste nel prendere coscienza che questa pulsione esiste e, in
quanto compulsiva, agisce al di fuori della coscienza e senza che la persona
ne abbia un controllo. Lavorando poi su questa emozione, ci si può rendere
conto di eventuali “tradimenti” infantili che hanno poi generato la paura di
essere traditi ed abbandonati. Il problema della gelosia è un problema di
insicurezza e di non solidità rispetto alle proprie risorse, nonché di un
nucleo molto basso di autostima che fa sì che le sicurezze e l’identità siano
dipendenti da un soggetto esterno anziché da un valore e da affetti interni.
La gelosia è una questione di possesso, c’è paura che venga portato via ciò
che si ritiene di avere; in realtà questo non è possibile in quanto c’è una
confusione-sovrapposizione tra l’essere e l’avere. Con l’aiuto di qualcuno si
può far crescere questo nucleo svalutante e arrivare a spostare il valore
dall’esterno all’interno di sé e sentirsi così più forti e meno vulnerabili
all’idea di perdere qualcosa o qualcuno e, nel tempo, si potrà anche capire
che non si può perdere ciò che c’è a livello affettivo, ma solo ciò che
comunque già non esiste. Diventando più forti si arriverà anche a sopportare
l’idea che non si può trattenere con la forza o con la paura, o peggio ancora
con il controllo e la prigionia qualcuno che non vuole stare con te, oppure
qualcuno che non ha nessuna intenzione di tradire ma che semplicemente non
può dare quella sicurezza che ognuno può trovare solo dentro di sé. |
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Così facendo si impara a
“collaborare con l’inevitabile”, cioè la paura, il sentimento e le emozioni
che sembrano incontrollabili, imparando a non proiettarle e trasferirle su
altri all’esterno; andando avanti nel tempo e rafforzando l’Io e l’autostima,
si imparerà a credere di più in sé stessi e addirittura a ridere della
passata gelosia, anche perché, a quel punto, le gratificazioni arriveranno
per il proprio valore, per cui controllare e possedere l’altro non è più
necessario, perché la paura e il senso di precarietà saranno stati affrontati
e superati. Quindi i transiti, inizialmente, servono a riportare in
superficie le dinamiche, esasperandole, mettendoci alla corda per far sì che,
attraverso la loro pressione insostenibile, noi mettiamo mano al problema;
una volta compreso, elaborato e risolto, la pressione del transito si muoverà
diversamente, tentando di allargare la consapevolezza di quel determinato
simbolo al fine di lasciare intravedere e conoscere nuove sfaccettature di
quella funzione di noi stessi e come noi siamo in relazione con la stessa. I
transiti hanno quindi una loro precisa intelligenza – sono infatti diretti
dal Sé – che ovviamente sa come utilizzarli al meglio al fine di permetterci
di portare a termine il nostro Progetto e lavorano in modo assolutamente
diverso a seconda dello stato in cui ci trovano e di come noi siamo in
relazione con la funzione che toccano nel momento in cui si attivano. Va specificato che la lezione è intesa come una modalità di introiezione
di un determinato aspetto psichico, rappresentato dal simbolismo planetario,
come se non ci fosse stata l’opportunità di comprenderne bene il
funzionamento. |
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ESEMPI: |
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1.
Saturno quadrato a Venere |
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Un divorzio non è scritto nel tema natale,
in quanto non c’è niente nei pianeti che decide che si debba divorziare: c’è
invece una manifestazione interiore che tende a sottolineare il bisogno di
rivedere posizioni che sono state assunte e che non corrispondono più a
quello che ora il Sé ha deciso. Il libero arbitrio è anche riuscire a
comprendere che ci sono due istanze che lavorano di cui una è sovrapersonale
(Sé) e conosce il Progetto finale e sa dove l’Io ha le sue resistenze, i suoi
ancoramenti, le sue difficoltà a mettersi in linea con ciò che in realtà è
pronto per essere affrontato. |
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Non sta scritto che nell’aspetto di Saturno
quadrato a Venere (transito che spesso viene considerato destinico), ci sarà
la fine di una relazione in quanto Saturno sta semplicemente a manifestare
che c’è una parte comunque pronta a spronare l’altra per diventare
indipendente ed autonoma a livello affettivo e che chiede di considerare se
lo si è, oppure no; e se non lo si è, chiede di riflettere sul perché non lo
si è. Saturno non chiede un divorzio ma mette in luce quella parte che non
sta in piedi da sola e chiede di lavorarci su, di renderla più forte, più
capace di fare a meno delle stampelle esterne (nel caso, della relazione).
Saturno è sempre maturazione e struttura, non abbandono e perdita. Certo, a volte può essere che
diventare autonomi passi attraverso una perdita, ma è comunque una parte di
noi che lo ha decretato ed è la parte che simboleggia Saturno (che è la
funzione psichica che spinge per l’autosufficienza, a tutti i livelli). Se
non si conosce bene questa parte, allora può sembrare che sia il “destino” a
portarla. |
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2.
Giove quadrato a Venere: |
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Una persona che riceve
questo transito, probabilmente nella prima parte della vita ha vissuto una
ferita potente rispetto all’affettività, alle sicurezze e alla formazione di
una base stabile su cui mettere poi i vari mattoni della propria struttura:
c’è una sorta di voragine che inizialmente sembra poter essere compensata
solo attraverso gli altri, secondo uno schema del tipo “gli altri mi devono
dare, senza di loro io non esisto”, e questo perché non avendo potuto
incamerare risorse e sicurezze iniziali, deve ancora riempire un vuoto che
sembra agire ogni volta come un senso di morte e di annientamento, purtroppo
però l’insoddisfazione viene proiettata e si cercherà di placare il vuoto
attraverso l’amore di un’altra persona a cui, ovviamente, ci si aggrapperà in
maniera simbiotica e totale. Naturalmente, non potrà esserci nessuno in grado
di dare ciò che questa persona abbisogna e nessuno riempirà il vuoto che ha
origini antiche e che crea continua insoddisfazione oltre che inquietudine,
mancanza di fiducia e senso di abbandono e di perdita. |
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I primi transiti su quella
Venere metteranno in luce il problema, quindi il soggetto si sentirà sfidato
in questa paura, sperimenterà fino a fondo la disperazione della sua voragine
e questo magari lo condurrà a farsi aiutare a capire perché chiunque
incontri, dopo un primo abbaglio iniziale, finirà con creare vuoto e
insoddisfazione perché non placherà la sua bramosia a livello di affetto ma
soprattutto di sicurezza. Facendo questo lavoro, dovrà mettere mano all’incapacità
di costruirsi un senso di sé che parta da valori personali e al bisogno di
inglobare tutto ciò che incontra per calmare la paura di essere abbandonato e
tradito, con l’illusione di poter risolvere attraverso l’esterno un problema
personale. Se il soggetto trova valori suoi, senso di autostima e capacità di
vivere la vita in modo autonomo e non in funzione di un’altra persona, i
transiti futuri non andranno più in quella direzione, ma stimoleranno il suo
grande bisogno di crescere e di alimentare costantemente una sorta di
voracità di conoscenza e di bisogno di percorrere sempre strade nuove, di
avere stimoli che, a quel punto, non saranno più delegati ad una persona o ad
un rapporto ma a lui stesso, e quindi il transito stimolerà la sua personale
crescita e il suo bisogno di incamerare e di assimilare informazioni,
conoscenza e cultura, ma tutto questo non cercherà più di essere compensato
attraverso la sola relazione affettiva, sarà invece un’occasione continua di
allargare (come vuole Giove) la sua sfera di identità passando attraverso
nuovi interessi di vario tipo. Il soggetto vivrà sempre una sorta di continuo
bisogno, un “non accontentarsi” che è insito nella funzione Giove-Venere, ma
a quel punto sarà un aspetto importante e assolutamente potente della sua
personalità e non dovrà essere vissuto invece in senso negativo come un senso
di impotenza rispetto ad un bisogno di crescere e di espandersi nel mondo. |
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3.
Sole quadrato a Saturno |
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In questo caso la persona
non è riuscita ad integrare in modo corretto il senso della struttura e della
personalità e quindi dovrà tornare, simbolicamente, sui banchi di scuola ed
imparare a vivere il senso di autorità in maniera corretta e, soprattutto,
portarla all’interno facendola diventare autorevolezza e capacità di
responsabilità personale. A questo punto l’aspetto in sé è risolto, o meglio,
lo si vive come una caratteristica personale. La dinamica rappresentata dalle
due energie Sole-Saturno sarà necessariamente un tratto psicologico in quanto
non si potrà disgiungere dall’Io l’aspetto di Saturno; ma è il caso di
ribadire che l’aspetto dinamico segnala solo che nell’infanzia è stato
impossibile riuscire a farlo funzionare bene e che, quindi, “questi duE’
devono imparare a relazionare in quanto il rapporto con l’autorità lo si è
appreso in senso difficile e negativo portando alla conseguente scissione
dall’identità di quest’aspetto. L’aspetto (Sole-Saturno) dice se è stato
introiettato bene e se viene usato in modo corretto ossia come energia pronta
e scorrevole, oppure se c’è bisogno di integrarlo perché una parte è
scivolata fuori dalla coscienza e quindi viene proiettata all’esterno. Questo
dovrebbe essere il significato ed è per questo che non può essere
assolutamente determinante perché ad un certo punto lo si può riconoscere e
superare. |
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Certo, i transiti, nella
prima parte della vita porteranno sempre un “incontro-scontro” con Saturno,
fino a che non lo si riprende e lo si vive come proprio. Nell’aspetto di trigono
Sole-Saturno, l’energia scorre in maniera liscia e tranquilla, nel quadrato
Sole-Saturno, invece, occorre imparare a far scorrere questa energia;
e una cosa è nascerci e una cosa è giungervi attraverso un percorso
evolutivo. |
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Va detto che la vita morale di ogni uomo comincia
normalmente sotto il segno della pedagogia della legge: è la coscienza morale
infantile che interiorizza i veti parentali e la paura; la coscienza
sperimenta in questo caso una dolorosa frattura interiore; essa fa il bene ma
non è ancora veramente buona, lo fa senza averlo scelto. Lo stadio maturo è
lo stadio della libertà e dell’unità interiore. La crescita verso questo
obiettivo di maturazione non è né breve né facile; è compito di tutta
l’esistenza, coinvolge tutti i piani della vita umana, costituisce in sé
stessa la vera essenza dell’impegno morale. |
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Da un punto di vista astrologico possiamo dire che
è nella fase di casa IX -
Sagittario che può sorgere il problema teologico
della “libertà” all’interno della creazione, in quanto è messa in discussione
l’esistenza ricevuta e non scelta; ma a questo punto è inevitabile la
risalita fino a Dio per ritrovare il senso della libertà, il suo
significato, ma anche quello della vita stessa. Da questo punto in poi la
libertà appare come “capacità” di un’esistenza che si appropria di sé stessa
e così plasma la propria vita. Come già ribadito è certo che la libertà si
esplica in modo “puro” solamente in assenza di fattori estranei che operano
sulla volontà stessa. La logica dello Zodiaco, in fondo, non fa che mostrare
il cammino dell’uomo verso la libertà assoluta rappresentata, appunto,
dall’ultimo settore: casa XII - Pesci.
Il percorso prende il via in casa
X – Capricorno dove è necessario conquistare autonomia e indipendenza e,
di conseguenza, assumersi le proprie responsabilità; si perfeziona in casa XI - Acquario dove si acquisisce il senso comune e il senso della
diversità, unica possibilità per riconoscere e accettare gli altri e imparare
a convivere cooperando e mettendo in comune ciò che si è e ciò che si ha. In
un certo senso qui Saturno si abbandona all’espansione di Urano, il mondo non
è più circoscritto e ciò induce l’Io a perdere vigore in quanto non più
“unico e speciale”. Non a caso in Acquario il Sole è in esilio (liberazione
dall’Io), c’è l’esaltazione di Nettuno (ideali) e il domicilio di Urano
(innovazione). La XII e i Pesci
sono realmente – se realizzati – il senso di partecipazione, ma tutto
il resto è superato, e non si lotta più per avere qualcosa o per mostrare
qualcosa. In Acquario, spesso si lotta ancora per mostrare la propria
diversità e la propria libertà: quindi si è ancora in una fase di conquista. |
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Per meglio comprenderlo, il concetto di libertà
dovrebbe essere analizzato sotto vari aspetti e cioè: fisico, mentale e
spirituale. Ritornando per un momento Cerchio Firenze 77, l’entità Claudio dice: "…Dovete
liberarvi dall’io. Quando avrete
raggiunto una tale liberazione, non avrete più paura. Sereni sarete, di una
serenità che non conosce incertezze di fronte ai mutamenti della vita, perché
non sarete più assillati dall’esaminare i vantaggi e gli svantaggi dell’ io.
Darete per quello che avrete avuto e per quello che non avrete avuto: ma
soprattutto senza intenzione né scopo alcuno, e la fede corrisponderà
veramente alla espressione più alta della coscienza individuale, nell’atto di
essere coscienza cosmica”. Dunque la libertà, a questo livello,
è uno “stato” dell’essere dal quale l’umanità è molto lontana e può essere
intesa in senso spirituale come
vuole Nettuno e la fase di casa XII. Parlando di libertà (o libero arbitrio)
più alla nostra portata, o comunque vista sotto l’aspetto fisico essa può essere considerata
una struttura dinamica attraverso cui la persona ha la capacità di costruire
la propria vita senza subirla, di orientare la storia e di realizzare il
dominio sulla propria esistenza: questa è la realizzazione di casa X e le
funzioni di Saturno/Marte. Se per Sartre la libertà è “un atteggiamento assoluto con cui la coscienza, nella sua intenzionalità, sceglie e si progetta”, essa
appare, dunque, come uno slancio verso l’avvenire, una progettazione nella
quale l’uomo si è legato alla situazione che lo circonda, ma nella quale è
totalmente libero: casa XI, Urano/Saturno, piano mentale. |
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La libertà comunque appare come un momento
indispensabile di conquista della vera ed autentica personalità umana. La
interiore apertura al divino diventa il criterio e la misura di ogni
comunione con le persone: l’interiorità si carica, infatti, di emozioni e
sentimenti che provocano la libertà fino a vederla non come riposo in sé stessi
ma come coraggio, istitutore di valori etici e umani. La libertà appare
allora il paradosso di un essere che riposa in un intangibile autopossesso e,
proprio in forza di questa “Segreta Presenza” nella sua interiorità, è spinto
ad aprirsi e a muoversi verso tutta la realtà esistente. E’ da sottolineare
che l’ambiente sociale e l’eredità educazionale sono indubbiamente un limite
alla libertà e alla progettualità del singolo, ma sono anche la condizione
indispensabile del suo essere uomo e della sua concreta libertà. Ma, afferma
il Gatti, "per sua intima struttura, in quanto tensione di un essere
germinale verso il compimento di sé, la libertà umana è necessitata a una
generica, ma insopprimibile volontà di bene e di felicità. Essa non può non
volere il bene, la piena realizzazione di sé". Essendo legata alla
possibilità che il soggetto umano ha di accettarsi o di negarsi, la Libertà
diventa l’esercizio di una totale responsabilità nei confronti della propria
vita e di una radicale auto-disponibilità nei confronti del proprio esistere. |
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Interventi di (in ordine alfabetico): |
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Rosanna Bianchini |
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Meskalila Nunzia Coppola |
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Giovanni D’Amico |
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Lidia Fassio |
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Roberta Fianchini |
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Pasquale Foglia |
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Chiarastella Ghersani |
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Genevieve Jama |
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Rosamaria Lentini |
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Nazzarena Marchegiani |
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Maria Teresa Mazzoni |
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Anna Maria Mazzù |
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Clementina Messaggi |
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Cristina Negro |
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Mary Olmeda |
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Rosi Salerno |
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Daniela Sassi |
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Sandra Zagatti |
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BIBLIOGRAFIA |
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G. Colzani, Antropologia Teologica, L’Uomo
paradosso e mistero, EDB Bologna |
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G. Gatti, Voce Libertà: Aspetto teologico-morale,
in Diz. Teol. Interd.re, Ed. Marietti |
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U. Pellegrino, Voce Libertà: Aspetto
storico-filosofico, in Diz. Teol. Interd.re, Ed. Marietti |
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L. Ladaria, Antropologia Teologica, Ed.
Piemme e Univ. Gregoriana |
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T. Dethlefsen, Il Destino come scelta, Ed.
Mediterranee |
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M. Guerra, Storia delle Religioni, Ed. La
Scuola |
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AAVV, Il Testo Filosofico, Ed. Mondadori |
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