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List “Convivio Astrologico”
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Sintesi
della discussione sul tema: |
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LA DINAMICA DEL
CONSUMISMO
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NELLA RUOTA
ZODIACALE
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A cura di Giovanni
Pelosini |
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Un’originale analisi, sociale e psicologica, del consumismo come fenomeno storico dell’Occidente, interpretato senza moralismi alla luce del confronto ciclico ed eterno dei quattro segni fissi dello Zodiaco. |
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IL CONSUMISMO E LA CROCE A “T” FRA TORO, LEONE E SCORPIONE |
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Il consumismo viene spesso interpretato come tendenza a fruire di oggetti e di servizi in modo abituale, spesso senza una reale necessità. In quanto comportamento sociale e individuale materialista, può degenerare in smanioso attaccamento alle cose, agli oggetti, ai beni nei quali è possibile addirittura identificarsi, perdendo di vista i valori su cui dovrebbe invece basarsi il sentimento di autostima. |
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Ad una prima analisi certi aspetti del consumismo possono sembrare vicini ai princìpi astrologici propri dell’edonistico segno del Toro e della seconda Casa, ma il materialismo taurino e il suo concreto tentativo di ottenere sicurezza tramite il possesso non sono che un aspetto della complessa dinamica consumistica, al punto che questa è più funzione di un atteggiamento maggiormente esteso, variegato e, per certi aspetti, persino opposto di quanto il Toro possa presentare come suo bagaglio simbolico specifico. In effetti “consumare”, verbo da cui deriva “consumismo” significa logorare, sciupare, esaurire una risorsa, magari distruggerla sperperandola, e questo modo di agire non ha attinenza con gli archetipi del conservatore Toro. |
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Come sappiamo, il segno del Toro rappresenta l’attaccamento sensuale alle cose, all’ambiente di origine e alle persone amate; ma al contempo, questo segno di Terra simboleggia il bisogno di nutrirsi, di introdurre in sé una parte del mondo esterno (il cibo) affinché l’essere vivente possa continuare la sua esistenza. E’ da questa sorta di ambivalenza, espressa anche a livello psicologico attraverso il concetto di “oralità-contenimento”, che può nascere la confusione tra simboli del Toro e consumismo; dimenticando così che il secondo segno dello Zodiaco corrisponde solo alla prima parte dell’atto “digestivo” (in cui il cibo, realtà esterna, diventa parte dell’individuo stesso) e si oppone alla parte finale (l’evacuazione delle scorie non digerite del cibo dall’individuo), che è invece un atto prettamente scorpionico. |
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Fra queste due funzioni
naturali si inserisce, come fase fisiologica fondamentale ed intermedia al
processo del consumo alimentare, la combustione metabolica vera e propria che
non è né taurina né scorpionica, ma associata al segno di Fuoco del Leone. E’
il Leone, infatti, il vero signore della dissipazione energetica e quindi del
consumismo, che la società occidentale ha elevato a sistema socio-economico,
a stile di vita, a “valore”. Ne è dimostrazione il fatto che il consumismo si
sia affermato come sistema sociale soprattutto durante l’ultimo transito di
Plutone (risorse, ricchezze) in Leone, specialmente nel secondo dopoguerra:
periodo in cui alla crescita demografica planetaria si associarono un
notevole sviluppo economico dei settori primario e secondario, e una sempre
più diffusa propensione al protagonismo e all’esibizionismo. Sappiamo che il consumismo, sfruttando il fisiologico bisogno di
nutrirsi (in senso stretto e in senso lato), devia questa necessità biologica
e la fa diventare una patologica oralità. |
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L’esaltazione
dell’oralità cui veniamo sottoposti, soprattutto dalla pubblicità, permette
l’incontro di due avidità: quella di colui che offre un bene o un servizio e
quella di colui che lo acquista. L’aspetto più indicativo è dato proprio da
chi, in buona fede, compra per rivendere: fenomeno che può essere esaminato e
spiegato solo come un effetto del legame consumismo-oralità e al quale non è
facile sottrarsi nell’ottica semplicistica dominante. |
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Il
consumismo, inteso in senso socio-economico, fa quindi leva sul fisiologico
bisogno di “nutrirsi”, ma non si riduce solo a questo. Esso stimola, infatti,
scientemente e subdolamente l’appetito taurino, sia attraverso la pubblicità
diretta ed indiretta, sia attraverso l’imposizione di modelli comportamentali
sempre pronti a passare da un consumo all’altro, modelli che finiscono per
essere percepiti come degni di stima o addirittura come esempi da raggiungere
ad ogni costo. |
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Tale
azione furbesca e sistematica di stimolo dell’appetito taurino non è da
imputare al Toro, giacché per natura l’appetito non si autoalimenta se viene
soddisfatto e, dopo la fame appagata, normalmente subentra la sazietà. La
diabolicità del circolo vizioso messo in piedi dal consumismo, tramite il
quale l’appetito non è mai realmente saziato per il bombardamento
pubblicitario di sempre nuovi prodotti e servizi, deriva dal segno opposto al
Toro: lo Scorpione. Sono scorpionici, oltre che gemellini, gli stratagemmi
più sottili e maliziosi per raggiungere i suoi fini, spesso incentrati sul
profitto e sul potere politico; ed è sempre lo Scorpione che ambisce a
mercificare, a dare un prezzo a tutto, comprese le cose più sacre, riducendo
la società stessa ad un colossale mercato, ad un luogo dove le merci
circolano assieme alle informazioni (Mercurio esaltato nel segno), che
ingannano il buon senso taurino e finiscono per creare degli appetiti
insaziabili e delle esigenze taurine di possesso effimere ed artificiose. |
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Il
Toro, in tutto questo gioco perfido e generatore di ricchezza, è solo la
vittima designata: rappresenta il “popolo bue”, col suo sano istinto orale,
che non s’avvede di essere turlupinato e trascinato nel gorgo
dell’alienazione, dell’identificazione nella merce che acquista, mentre lo
Scorpione è il vero deus ex machina
del perverso meccanismo che accelera (Mercurio) i processi “digestivi” del
povero consumatore affinché passi rapidamente ad altri prodotti da
acquistare, in una rincorsa senza fine del piacere e del benessere (Giove
esaltato in Toro). E’ ancora un principio scorpionico che induce l’acquirente
a consumare in fretta e a gettare via al più presto ciò che acquista, ossia a
trasformare i beni comperati in rifiuti. Così l’oralità (indotta e non
autonoma) e sfrenata del Toro si trasforma in scorpionica analità altrettanto
sfrenata. |
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Il
ruolo del segno del Leone si chiarisce invece nella fase storica di
affermazione del consumismo nella società occidentale. Al fine di evitare, o
almeno posticipare, un tipo di crisi economica collegata al surplus
produttivo sempre incombente nel sistema industriale, cioè al rischio di non
riuscire a piazzare sul mercato i propri articoli, nasce il bisogno di tenere
sempre desta la domanda dei consumatori e di aprire sempre nuovi mercati, di
indurre sempre nuove esigenze, magari superflue. Il surplus, l’eccedenza e il
superfluo sono aspetti evidenti del segno del Leone, così come il suo
desiderio di vivere in modo scintillante, esuberante, sontuoso, magnificente,
dispendioso... vale a dire nello stesso modo in cui l’Occidente ha scelto di
vivere nella seconda metà dell’ultimo secolo, grazie soprattutto allo
sfruttamento dei combustibili fossili plutoniani. |
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Il
consumismo sembra quindi essere un fenomeno socio-economico dettato da più
fattori zodiacali, un mix esplosivo di valori taurini, leonini e scorpionici
che sta squilibrando (per la lesione all’Acquario) il mondo, dal punto di
vista sia sociale che ecologico. |
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IL CONSUMISMO E LA SOCIETA’ BULIMICA |
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Se
le risorse, gli alimenti ed i contenuti psichici sono simbolicamente
associati, come suggerisce l’esempio del bambino che li attinge
contemporaneamente dalla madre, la quale li elabora e li adatta per lui in
attesa che cresca e possa farlo autonomamente, allora nella dinamica della
Croce a T tra Toro, Leone e Scorpione non entrano significativamente in gioco
gli altri segni, che sono preposti alla triturazione, alla digestione, alla
selezione e al trattenimento di ciò che è utile, e ciò avviene sia sul piano
biologico sia su quello psicologico, in cui le difficoltà e i conflitti
dovrebbero essere elaborati per poi comprendere ed elaborare le esperienze. |
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Esiste un conflitto tra il desiderio di possedere, che si manifesta ancora sotto
forma di impulso potente, e la difesa (espulsione di ciò che è considerato
negativo) in cui la stabilità viene continuamente messa in discussione dal
senso di precarietà; giacché non si raggiunge un equilibrio fisiologico. Per
esempio, negli individui bulimici, il cibo (tanto amato e tanto odiato) non
può esplicare la sua funzione fino in fondo. Esso interessa, infatti, solo la
prima parte del tubo digerente (bocca, esofago) e genera un’effimera
sensazione di pienezza che fa solo crescere angoscia, senso di colpa e
desiderio di autopunizione; quindi è espulso quasi interamente dalla bocca e,
senza arrivare quasi mai allo stomaco e all’intestino non può essere
digerito, metabolizzato e assimilato: non nutre e non sazia. Sul piano
psicologico questa dinamica implica l’impossibilità di fare esperienza perchè
i problemi, i conflitti, le ansie e le angosce non sono affrontati, ma sono
sempre espulsi prima che possano rischiare di “distruggere”: manca quindi la
maturità psicologica per affrontare il processo e portarlo a termine. |
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Astrologicamente nei conflitti
Toro-Scorpione si manifestano paura, senso di colpa e ricerca di stabilità in
situazioni in cui si esprimono patologicamente le simbologie di Saturno e di
Giove, magari anche del Giove sagittariano, forse
assai
più vorace e consumistico del Giove taurino. Anche la società
sembra essere ammalata di
una continua
“bulimia”, che induce all’assoluto bisogno di avere, possedere, ingurgitare,
per poi espellere velocemente e creare un nuovo spazio. In questa dinamica
Toro-Scorpione entra però in gioco anche un forte meccanismo punitivo
patologico inconscio, quindi in qualche modo è necessario “doversi liberare”,
quasi sadicamente, di ciò che si è appena preso, posseduto, ingurgitato.
L’individuo, come la società, è fortemente “orale” ed è dominato dal bisogno
di incorporare e divorare: in questo caso il meccanismo psicologico si fonda
sull’insaziabilità e sull’avidità, a cui il Leone aggiunge l’incapacità di
aspettare ed anche di scegliere. In questa dinamica ci sono però sentimenti
molto altalenanti che possono andare dalla gioia alla tristezza,
dall’eccitazione all’angoscia, se non alla collera; e proprio questi
sentimenti sono i responsabili a livello profondo dell’alternanza tra
l’avidità e il possesso e il rigetto brutale. |
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Si analizzi ora un difficile,
ma non paradossale, paragone tra la psicologia della
bulimia alimentare dell’individuo e la dinamica “bulimica” della nostra
società. |
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Innanzi
tutto osserviamo che questo fenomeno è un sintomo che ha lo scopo di portare
alla riorganizzazione psichica il soggetto che si sente minacciato dalla
disintegrazione che prova quando deve fronteggiare qualcosa di doloroso che
lo deprime.
Questa patologia è
in fondo un modo molto raffinato per gestire lo stress che, in qualche modo,
permette di “bypassare” difficoltà che sembrano insormontabili ad una
personalità poco strutturata. Il processo però non è mai completato fino alla
“digestione” degli eventi e del vissuto doloroso, che in tal modo sarebbero
elaborati, permettendo a ciò che è utile (l’esperienza) di essere trattenuto
per “espellere” solo ciò che non serve, le scorie. |
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La
patologia fondamentale della società consumistica è la stessa: c’è un vissuto
angosciante dal quale non si riesce a liberarsi mancando obiettivi veri e
senso del valore personale e della vita. Sono carenti le relazioni vere,
profonde e sane, mentre sembra essersi perso il senso della partecipazione a
ciò che ci circonda. Psicologicamente lo stress e le difficoltà angoscianti
crescono sul terreno dell’oralità esagerata, dell’insicurezza e
dell’instabilità. L’oralità (Toro), sia sul piano psicologico che su quello
socio-economico, è esasperata e resa iperattiva più facilmente dal consumismo
proprio se esiste già un terreno di “insicurezza” e di “instabilità”
(Scorpione) che, a sua volta, genera una sottile angoscia esistenziale (Toro
leso). |
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Se
questa angoscia si deve all’incapacità (recente ed attuale) della nostra
società occidentale di proporre degli obiettivi veri, di dar spazio al valore
personale dell’individuo e soprattutto di dare un senso profondo alla vita,
forse è perché questa società ha privilegiato, soprattutto negli ultimi due
secoli, il piano materiale, l’acquisizione concreta e il soddisfacimento dei
bisogni e dei piaceri corporali, a detrimento di quelli relazionali, affettivi
e spirituali. |
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Non
si è voluto, o potuto, integrare nella propria coscienza Venere e Nettuno,
vale a dire certi valori dei Pesci e della Bilancia. |
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LA RICERCA DELLA SICUREZZA |
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Il tentativo di soddisfare prioritariamente i bisogni materiali a scapito di uno sviluppo della coscienza e, più in generale, di tipo spirituale, è ciò che sembra distinguere più profondamente la civiltà occidentale del XX secolo (consumistica) da quelle orientali. |
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Nel primo caso, abbiamo visto
come gli individui siano indotti a perseguire una sorta di sicurezza tramite
il possesso di beni; un atteggiamento deprivato di veri obiettivi e di
valori, che pure li porta ben lontani dalla fiducia nel Sé e a mantenere
comportamenti consumistici e poco flessibili, nonché espressioni di una reale
profonda insicurezza e precarietà esistenziale.
La
“sicurezza” (fra virgolette), basata per esempio sul possesso di oggetti,
persone, ruoli e vincoli, è una falsa sicurezza e produce generalmente
staticità nel tentativo (illusorio) di opporsi ad ogni cambiamento. E’ un
obiettivo tipicamente mentale che dà luogo a comportamenti, a volte
eccessivi, tipicamente umani, biologicamente sconosciuti ad altre specie
animali, i quali tendono istintivamente più a fluire secondo i cambiamenti
sostanziali di circostanza e secondo i cicli naturali. La vera sicurezza,
come del resto la felicità, non si appoggia in realtà a niente che non sia
interiore e, per questo motivo, non teme alcuna perdita né alcun cambiamento
delle condizioni ambientali, non genera rigidità, anche se può condurre alla
stabilità; e ci fa muovere armonicamente nel mondo della Materia secondo le
leggi della Natura, comprese quelle dell’evoluzione. |
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Il Toro (seconda Casa) è un settore che genera per sua natura un certo tipo di “sicurezza” e “fiducia” che non collimano per niente con il concetto di “flessibilità” (dato che le “sicurezze” qui si cristallizzano sulle forme del contenitore-ambiente-materno originario). Neanche il Leone (quinta Casa), spesso definito come molto sicuro di sé, sembra contemplare la virtù della “flessibilità”, semmai il contrario, giacché le certezze qui si fissano sulla presunzione della perfezione originaria dell’essere. Viceversa, gli altri due segni fissi, lo Scorpione (ottava Casa) e soprattutto l’Acquario (undicesima Casa), risultano molto più “mobili” e “flessibili” mentalmente, anche se nello stesso tempo meno “sicuri”, meno fiduciosi e meno stabili dei loro antagonisti e complementari. Anche la ricerca della cosiddetta sicurezza è pertanto interpretabile astrologicamente alla luce dei simboli e dei significati dei segni fissi. |
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L’ideale di saggezza, scaturito in questo ambito da una calibrata fusione di modus vivendi occidentale e orientale, potrebbe generare un sentimento di “sicurezza con flessibilità”, astrologicamente leggibile in una particolare miscela di fattori zodiacali opposti l’uno all’altro, e/o in aspetto di quadrato fra loro. Ne è un esempio il tema di un grande saggio come Carl Gustav Jung (Leone con ascendente Acquario e Luna in Toro): un personaggio straordinario che ha viaggiato molto anche dentro se stesso, che dona ancora generosamente agli altri i frutti del proprio lavoro e che, non a caso, iniziò un percorso culturale e spirituale di avvicinamento fra Oriente e Occidente. |
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IL TABU’ DELLA MORTE |
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Viviamo
in una società basilarmente “orale” e quindi gioviana, ma anche “possessiva”,
“contenitiva” e “trattenitrice” (simbologie di X-Demetra secondo Morpurgo) e
pertanto riconducibile simbolicamente al Toro. Questo segno è affettivo
(Venere), ma vincolato fortemente all’istinto di fagocitare il mondo esterno.
Ammettendo questa ipotesi come vera, potremmo dedurre che viviamo in una
società vittima di un certo unilateralismo psicologico, incapace in pratica
di accettare serenamente il suo opposto e complementare (lo Scorpione), ossia
la distruzione, la morte e la rinascita come fenomeni, tutto sommato,
naturali. |
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La società consumistica occidentale sembra voler bandire qualsiasi forma di sofferenza, e soprattutto cancellare i concetti di invecchiamento e di morte. La conseguenza è che gli individui sono indotti a vivere soprattutto il “pomeriggio della vita” senza significato né scopo propri, come una misera appendice del “mattino” (cfr. C.G. Jung, “Gli stadi della vita”). |
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Ne
“L'anima del mondo” Hillman fa
un’interessante analisi del terrorismo che ha in questo periodo uno
spaventevole impatto sull’opinione pubblica, oltre che per gli ovvi motivi,
anche perché è rimasto l’unico evento a parlarci crudelmente della morte e a
farci sentire quanto essa sia vicina ad ognuno di noi in ogni momento. |
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L’acuto
Tiziano Terzani (“Un indovino mi disse”
p.153-154) ragiona in tal senso: |
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“O chi riflette più sulla morte?
Quella per noi occidentali è diventata un tabù. Viviamo in società fatte di
ottimismo pubblicitario in cui la morte non ha posto. E’ stata rimossa, tolta
di mezzo. (…) Già nel corso della mia vita com’è cambiata la morte! Quand’ero
ragazzo era un fatto corale. Moriva un vicino di casa e tutti assistevano,
aiutavano. La morte veniva mostrata. Si apriva la casa, il morto veniva
esposto e ciascuno faceva così la sua conoscenza con la morte. Oggi è il
contrario: la morte è un imbarazzo, viene nascosta. Nessuno sa più gestirla.
Nessuno sa più cosa fare con un morto. L’esperienza della morte si fa sempre
più rara e uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella di un
altro.” |
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Forse
è proprio per questo motivo che la società occidentale ha, da una parte,
dovuto vendere l’anima al diavolo mercificatore (Scorpione) per aumentare le
sue ricchezze materiali e, dall’altra, ha rimosso il problema della
precarietà esistenziale, della morte individuale e del sistema (Scorpione)
auto-condannandosi ad un’angoscia perenne, attenuabile solo ricorrendo al
suddetto meccanismo del consumismo “bulimico”. |
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IL RUOLO DELL’ACQUARIO E I CICLI STORICI |
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Si analizzi ora il ruolo dell’ultimo
dei segni fissi. Gli aspetti sociali e individuali della dinamica del
consumismo sembrano già ben evidenti nella Croce a T che abbiamo esaminato,
ma il vedere l’Acquario solamente come simbolo della società (cosignificante
della XI Casa), ad un tempo vittima e artefice del circolo vizioso
consumistico, appare un po’ riduttivo, ma soprattutto non soddisfa
l’equilibrio zodiacale dialettico, avendo gli altri tre segni fissi ruoli
attivi ben riconosciuti. Vero è che l’Acquario sia un segno elusivo e possa
tendere, nell’ottica esposta, a fuggire in angoli incontaminati, a negarsi
allo scontro e rifugiarsi in torri eburnee. In questo ruolo l’Acquario è un
protagonista plausibile e rappresenterebbe nella società attuale il
variegatissimo mondo della “ribellione” al contesto già descritto. |
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Esistono,
in effetti, sacche di resistenza al consumismo globale, originali sistemi
esistenziali, anche se spesso sono rappresentati da realtà marginali, per non
dire emarginate, in ostinata quanto, per adesso, poco vincente
controtendenza. Ne sono esempi i fautori del boicottaggio dei consumi e del
famoso “Buy Nothing Day”, come il
canadese Lasn Kalle, e anche tutta quella variegata e complessa realtà che
potremmo definire nel suo insieme “galassia no-global”. Questi
aspetti uraniani e nettuniani del segno,
ribelli e utopici, collettivisti o misticheggianti, sempre idealisti,
talvolta immaturi se non infantili, rappresenterebbero però solo il ruolo non
attivo o, al più, quello reattivo dell’undicesimo segno nella dinamica dei
quattro segni fissi dello Zodiaco. |
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L’asse Leone-Acquario nella
ruota zodiacale è successivo all’asse
Toro-Scorpione, e questo fatto può forse indicare il percorso che l’umanità
deve affrontare nell’affinare i modelli di strutturazione. |
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L’Acquario,
opponendosi dialetticamente al divorante Sole leonino, contribuisce al
castello quadrato dei segni fissi che spiega il fenomeno consumistico nella
sua quasi totalità. In questo contesto potrebbe addirittura rappresentare la
graduale e sempre più pressante presa di coscienza collettiva della necessità
di una più equa distribuzione delle risorse del pianeta. |
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Alcuni
pensano che probabilmente il sistema consumistico-capitalista tenda a
crollare sotto il suo stesso peso; e, in effetti, è difficile immaginare un
futuro in cui sette (o più) miliardi di esseri umani possano vivere in un
contesto consumistico simile all’attuale senza che il sistema collassi.
Sembra infatti che le risorse del pianeta Terra possano reggere ai consumi
“ricchi” di due miliardi di abitanti al massimo, e, se la maggior parte dei
cinesi e degli indiani (già oltre due miliardi di anime) si aggiungessero,
come pare stiano incominciando a fare, ai già ricchi occidentali (oltre un
miliardo), il sistema rischierebbe di crollare definitivamente. Così, mentre
la libertà che regala il Saturno acquariano non è altro che il risultato del
continuo processo di rivendicazione e appropriazione dei diritti, individuali
e collettivi, la ribellione uraniana può essere vista come una nave
rompighiaccio tesa alla liberazione e all’emancipazione dell’umanità. |
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L’Acquario
è sostanzialmente il simbolo di una lenta e faticosa presa di coscienza
(Saturno) collettiva (Nettuno) della necessità (Urano) di una più equa distribuzione
delle risorse della Terra, in modo da evitare (Nettuno) il più a lungo
possibile (Saturno) la catastrofe finale (Urano, Plutone in trasparenza) del
sistema, se non addirittura dell’estinzione umana e biologica. Il
ruolo dell’Acquario è anche quello di
rappresentare il cuore stesso del processo di liberazione ed emancipazione
delle popolazioni umane dai modelli sociali e dagli schemi comportamentali
che hanno reso la nostra specie così vincente: proliferazione, gerarchia
fallocratica, obbedienza alle regole, organizzazione della violenza,
specializzazione dei compiti, manipolazione e sfruttamento della natura. |
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L’Acquario
tende a rifiutare l’imperativo della procreazione, a contestare l’imposizione
della gerarchia, a favorire la disobbedienza, a disapprovare la violenza
sistematica, a suggerire un maggiore eclettismo e una maggiore
transculturalità, a mettere in luce i pericoli della manipolazione e dello
sfruttamento della natura. Tende in tali direzioni, anche se non segue sempre
comportamenti coerenti ai suoi stessi princìpi. Questo segno, infatti, può
rappresentare contemporaneamente il più grande alleato della procreazione, se
i propugnatori di questa gli chiedessero di superare ostacoli contingenti e
naturali alla sua realizzazione, come il più geniale inventore di macchine
belliche, se glielo chiedessero i guerrafondai, oppure il più formidabile
ideatore delle tecnologie per manipolare e sfruttare la natura, ed altro
ancora. La sua componente idealistica e utopica uraniana, fortissima, rende
l’Acquario una sorta di leva tecnologica capace di ribaltare il mondo e gli
schemi naturali delle cose, con tutti gli impliciti rischi di distruzione
(Plutone esaltato in trasparenza); mentre, solo secondariamente seppur
potentemente, subentrano e si fanno largo nel segno l’idealismo solidale
nettuniano e il senso saturniano di responsabilità verso sé stessi e gli
altri. |
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Come
abbiamo visto, se l’Acquario gioca in ultima battuta in base alla cronologia
zodiacale, è probabile che l’attuale sia la fase finale di un ciclo iniziato
con la seconda metà del XIX secolo, proprio mentre si andavano ammassando i
pianeti lenti nel Toro, e con lo storico passaggio dell’Occidente (e in
particolare dell’Europa continentale) da una civiltà prevalentemente rurale
(Toro) ad una di tipo industriale, capitalistica ed urbanizzata (Vergine,
Scorpione e Capricorno). Per inciso, il transito più lento e duraturo di quel
periodo nel Toro fu quello di Plutone (circa 30 anni), signore dell’opposto
Scorpione e suggeritore della tentazione di arricchirsi sfruttando sia le
risorse sotterranee e minerarie (culmine dell’era del carbone e inizio di
quella petrolifera), sia le forze speculative del mercato. La
fase successiva del ciclo zodiacale dei segni fissi potrebbe essere ancora
una fase taurina, nel senso forse di un
principio,
stavolta ecologico, anche se prima (è legittimo il timore) l’umanità dovrà
forse passare sotto le forche caudine di Urano destabilizzatore, Saturno
potatore-distruttore-rinnovatore e Nettuno apportatore di ideali ma anche di
confusione. |
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Questa
riflessione porta pure a concludere, con il Vico, che tale ciclo si sia già
ripetuto enne volte a livelli diversi per l’umanità, e non è difficile
immaginare la stessa sequenza zodiacale ipotizzata a livello globale e
recente in un’economia protostorica o preistorica. Nella fase Toro si
sviluppa l’agricoltura e l’allevamento con l’obiettivo di affrancare la tribù
dal bisogno alimentare: seguono un relativo sfruttamento con accumulo di
risorse e i correlati senso del possesso, limiti territoriali, formazione di
clan familiari ecc... La fase Leone vede quindi il benessere conseguente come
potenza, fasto, lusso e possibilità di uso anche abnorme delle riserve
(ricchezze) accumulate; la tribù, o meglio la parte dominante di essa, si può
permettere un certo spreco di risorse e i giovani sono educati secondo la
cultura dominante. Nella terza fase lo Scorpione interviene nella gestione
del potere che deriva dalla strutturazione del sistema e tende a sfruttare la
situazione a detrimento delle classi deboli. A questo punto nasce una struttura protourbana (scorpionica) che si
sovrappone all’ambiente rurale (taurino). Una parte delle risorse e del tempo
sono utilizzati per la ricreazione intellettuale, mentre si sviluppa anche la
schiavitù, e comunque i settori Toro della società continuano ad operare
“perpetuando” il sistema produttivo che, anche in questa complessa modalità,
garantisce una certa stabile sicurezza alla società. Il mantenimento della
sicurezza può implicare eventualmente anche la guerra: difensiva a protezione
del sistema sociale e della tribù stessa, offensiva ed espansionistica a
danno dei vicini per il controllo delle risorse territoriali e la crescita
del fabbisogno. Una guerra che vede alleati i tre segni fissi per motivi diversi.
Nella quarta e ultima fase una parte della struttura sociale (Acquario) ormai
complessa, urbanizzata e intellettualizzata (Scorpione) si ribella alla
routine produttiva e all’espansione concentrica del territorio sotto lo
stimolo nettuniano (“perché deve essere proprio così?” “non potremmo fare al
contrario?”) e sotto quello uraniano (rivoluzionaria). Ideali di giustizia
finalizzati all’emancipazione di larghi strati sociali e nuovi giochi di
potere si intrecciano a fomentare disordini e sommosse. Lo scontro politico
usa incidentalmente od opportunisticamente le bandiere delle classi sociali,
delle religioni (se nel frattempo se ne sono create sagittarianamente), dei
clan familiari, o di altri gruppi. |
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L’esito
è di solito un rinnovamento dei gruppi al potere, ma il ciclo continua di
nuovo con il Toro a causa dei bisogni (concreti e meno concreti) della
popolazione, come il bisogno di sicurezza, che, in nessun caso, può più fare
a meno di quel controllo territoriale iniziale e delle “conquiste” economiche
e sociali che ne erano derivate fin dall’origine. Prima o poi si riforma una
classe dominante che ama il lusso e il potere e così via, proseguendo sulla
ruota dello Zodiaco fino al successivo collasso del sistema, che può avvenire
in ogni fase del ciclo e per motivi sempre più vari man mano che i cicli si
evolvono con strutture sociali sempre più complesse e correlate, e in sistemi
territoriali sempre più ampli e con tecnologie adatte alle gestioni di
difficoltà crescenti. Per esempio un collasso di tipo taurino potrebbe
sopravvenire per l’esaurirsi di una o più risorse territoriali essenziali,
tenendo sempre conto del fatto che qualunque collasso del sistema fa parte in
ogni caso della simbologia acquariana, essendo l’undicesimo segno il settore
antivitale per eccellenza dello Zodiaco che simboleggia l’esaurimento delle
risorse energetiche e addirittura il raggiungimento dell’equilibrio
termodinamico, vale a dire la futura “morte termica” dell’universo. |
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Ammettendo che tale schema
cronologico ciclico sia valido, esso si deve essere ripetuto enne volte, con
salti quantici a livelli evolutivi diversi, nella storia dell’umanità, e, nel
piccolo, qualcosa del genere deve succedere anche a carico di ogni individuo.
Il quarto angolo della croce dei segni fissi può essere quindi inteso come il
simbolo del processo di liberazione ed emancipazione degli individui e dei
popoli sempre più presente nel mondo attuale. Pertanto l’Acquario, come
ultimo segno della serie dei fissi, può essere raggiunto e quindi sviluppare
i propri simbolici princìpi solo se le problematiche degli altri tre segni
della Croce sono state in qualche modo affrontate e risolte. |
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La
serie dei segni fissi ha a che fare con le dinamiche delle cosiddette “3P”,
cioè possesso, paranoia egopatica e potere. Senza il
superamento, o meglio il padroneggiamento in senso corretto di ciò che questi
tre segni richiedono come cammino personale e sociale, sembra impossibile
giungere ad un vero e reale “senso comune” in cui si sia pronti a condividere
e scambiare progetti, idee e soprattutto solidarietà; nonché a tollerare (nel
senso più nobile del termine) le diversità vivendole come un grande
patrimonio che l’universo ha messo a disposizione dell’umanità. |
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Come
le problematiche di insicurezza del Toro inducono a prendere troppo, a
trattenere e a mettere recinti su tutto ciò che si possiede, i “beni
personali” non sono più le utili risorse che ognuno ha, ma diventano veri e
propri possedimenti da difendere con le unghie e con i denti, e questo modo
di pensare e di essere si scontra terribilmente contro il senso dei beni
comuni che sarà portato avanti dagli archetipi acquariani. Allo stesso modo,
il bisogno di unicità e di esclusività del Leone, se non diventa un valore
interiore personale in grado di rassicurare l’Io, può distorcersi in bisogno
di dominare, di gestire o di trovare ancora la propria identità profonda e
non intaccata dalla partecipazione e dalla condivisione. Non si può più
“brillare” in senso leonino, quando, ruotando sui segni fissi, si giunge
all’Acquario, perché a questo punto diventa necessario lavorare per il
benessere comune. |
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L’ultima
delle “P” riguarda il potere e attiene allo Scorpione. Ciò non riguarda però
il manipolare, l’abusare o il cercare di dominare gli altri. In questo segno,
infatti, l’unico potere che ci è riconosciuto è quello di conoscerci, di
saper padroneggiare le nostre dinamiche interne, di riuscire a tollerare la
frustrazione della precarietà e dell’impermanenza, nonché l’ineluttabile
trasformazione di tutte le cose. E’ la capacità di accettare una perdita a
vantaggio di un senso di ricchezza interna, personale. Una volta acquisiti e
introiettati in senso vero e corretto tali valori, ecco che potremo anche
pensare di raggiungere quel senso di libertà e di autenticità che l’Acquario richiede,
nonché quella partecipazione condivisa auspicata da questo segno d’Aria,
sempre teso alla relazione e ad una nettuniana globale connessione. |
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Ancora una volta è evocata
l’immagine ideale di un Acquario evoluto,
illuminato: il vecchio saggio che versa l’acqua della consapevolezza, del
nuovo amore e della nuova vita. L’uomo che ha raggiunto finalmente un buon
equilibrio interiore, ha conseguito una nuova visione della vita e usa ciò
che ha assimilato, più che appreso, per donare e donarsi al mondo. Nel segno
dell’Acquario il padre e il figlio (Urano e Saturno) si trovano riuniti, in
pace con sé stessi e fra loro, e possono collaborare per creare finalmente i
princìpi della nuova Era. |
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Interventi di (in ordine alfabetico): |
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Stefano Capitani |
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Fabrizio Cecchetti |
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Rosamaria Lentini |
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Lidia Fassio |
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Cristina Negro |
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Giovanni Pelosini |
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Articolo
proposto per la pubblicazione su “Linguaggio Astrale” |
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