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Sintesi della discussione sul tema:

 

LA DINAMICA DEL CONSUMISMO

NELLA RUOTA ZODIACALE


A cura di Giovanni Pelosini

 

 

Un’originale analisi, sociale e psicologica, del consumismo come fenomeno storico dell’Occidente, interpretato senza moralismi alla luce del confronto ciclico ed eterno dei quattro segni fissi dello Zodiaco.

 

 

IL CONSUMISMO E LA CROCE A “T” FRA TORO, LEONE E SCORPIONE

 

Il consumismo viene spesso interpretato come tendenza a fruire di oggetti e di servizi in modo abituale, spesso senza una reale necessità. In quanto comportamento sociale e individuale materialista, può degenerare in smanioso attaccamento alle cose, agli oggetti, ai beni nei quali è possibile addirittura identificarsi, perdendo di vista i valori su cui dovrebbe invece basarsi il sentimento di autostima.

Ad una prima analisi certi aspetti del consumismo possono sembrare vicini ai princìpi astrologici propri dell’edonistico segno del Toro e della seconda Casa, ma il materialismo taurino e il suo concreto tentativo di ottenere sicurezza tramite il possesso non sono che un aspetto della complessa dinamica consumistica, al punto che questa è più funzione di un atteggiamento maggiormente esteso, variegato e, per certi aspetti, persino opposto di quanto il Toro possa presentare come suo bagaglio simbolico specifico. In effetti “consumare”, verbo da cui deriva “consumismo” significa logorare, sciupare, esaurire una risorsa, magari distruggerla sperperandola, e questo modo di agire non ha attinenza con gli archetipi del conservatore Toro.

Come sappiamo, il segno del Toro rappresenta l’attaccamento sensuale alle cose, all’ambiente di origine e alle persone amate; ma al contempo, questo segno di Terra simboleggia il bisogno di nutrirsi, di introdurre in sé una parte del mondo esterno (il cibo) affinché l’essere vivente possa continuare la sua esistenza. E’ da questa sorta di ambivalenza, espressa anche a livello psicologico attraverso il concetto di “oralità-contenimento”, che può nascere la confusione tra simboli del Toro e consumismo; dimenticando così che il secondo segno dello Zodiaco corrisponde solo alla prima parte dell’atto “digestivo” (in cui il cibo, realtà esterna, diventa parte dell’individuo stesso) e si oppone alla parte finale (l’evacuazione delle scorie non digerite del cibo dall’individuo), che è invece un atto prettamente scorpionico.

Fra queste due funzioni naturali si inserisce, come fase fisiologica fondamentale ed intermedia al processo del consumo alimentare, la combustione metabolica vera e propria che non è né taurina né scorpionica, ma associata al segno di Fuoco del Leone. E’ il Leone, infatti, il vero signore della dissipazione energetica e quindi del consumismo, che la società occidentale ha elevato a sistema socio-economico, a stile di vita, a “valore”. Ne è dimostrazione il fatto che il consumismo si sia affermato come sistema sociale soprattutto durante l’ultimo transito di Plutone (risorse, ricchezze) in Leone, specialmente nel secondo dopoguerra: periodo in cui alla crescita demografica planetaria si associarono un notevole sviluppo economico dei settori primario e secondario, e una sempre più diffusa propensione al protagonismo e all’esibizionismo. Sappiamo che il consumismo, sfruttando il fisiologico bisogno di nutrirsi (in senso stretto e in senso lato), devia questa necessità biologica e la fa diventare una patologica oralità.

L’esaltazione dell’oralità cui veniamo sottoposti, soprattutto dalla pubblicità, permette l’incontro di due avidità: quella di colui che offre un bene o un servizio e quella di colui che lo acquista. L’aspetto più indicativo è dato proprio da chi, in buona fede, compra per rivendere: fenomeno che può essere esaminato e spiegato solo come un effetto del legame consumismo-oralità e al quale non è facile sottrarsi nell’ottica semplicistica dominante.

Il consumismo, inteso in senso socio-economico, fa quindi leva sul fisiologico bisogno di “nutrirsi”, ma non si riduce solo a questo. Esso stimola, infatti, scientemente e subdolamente l’appetito taurino, sia attraverso la pubblicità diretta ed indiretta, sia attraverso l’imposizione di modelli comportamentali sempre pronti a passare da un consumo all’altro, modelli che finiscono per essere percepiti come degni di stima o addirittura come esempi da raggiungere ad ogni costo.

Tale azione furbesca e sistematica di stimolo dell’appetito taurino non è da imputare al Toro, giacché per natura l’appetito non si autoalimenta se viene soddisfatto e, dopo la fame appagata, normalmente subentra la sazietà. La diabolicità del circolo vizioso messo in piedi dal consumismo, tramite il quale l’appetito non è mai realmente saziato per il bombardamento pubblicitario di sempre nuovi prodotti e servizi, deriva dal segno opposto al Toro: lo Scorpione. Sono scorpionici, oltre che gemellini, gli stratagemmi più sottili e maliziosi per raggiungere i suoi fini, spesso incentrati sul profitto e sul potere politico; ed è sempre lo Scorpione che ambisce a mercificare, a dare un prezzo a tutto, comprese le cose più sacre, riducendo la società stessa ad un colossale mercato, ad un luogo dove le merci circolano assieme alle informazioni (Mercurio esaltato nel segno), che ingannano il buon senso taurino e finiscono per creare degli appetiti insaziabili e delle esigenze taurine di possesso effimere ed artificiose.

Il Toro, in tutto questo gioco perfido e generatore di ricchezza, è solo la vittima designata: rappresenta il “popolo bue”, col suo sano istinto orale, che non s’avvede di essere turlupinato e trascinato nel gorgo dell’alienazione, dell’identificazione nella merce che acquista, mentre lo Scorpione è il vero deus ex machina del perverso meccanismo che accelera (Mercurio) i processi “digestivi” del povero consumatore affinché passi rapidamente ad altri prodotti da acquistare, in una rincorsa senza fine del piacere e del benessere (Giove esaltato in Toro). E’ ancora un principio scorpionico che induce l’acquirente a consumare in fretta e a gettare via al più presto ciò che acquista, ossia a trasformare i beni comperati in rifiuti. Così l’oralità (indotta e non autonoma) e sfrenata del Toro si trasforma in scorpionica analità altrettanto sfrenata.

Il ruolo del segno del Leone si chiarisce invece nella fase storica di affermazione del consumismo nella società occidentale. Al fine di evitare, o almeno posticipare, un tipo di crisi economica collegata al surplus produttivo sempre incombente nel sistema industriale, cioè al rischio di non riuscire a piazzare sul mercato i propri articoli, nasce il bisogno di tenere sempre desta la domanda dei consumatori e di aprire sempre nuovi mercati, di indurre sempre nuove esigenze, magari superflue. Il surplus, l’eccedenza e il superfluo sono aspetti evidenti del segno del Leone, così come il suo desiderio di vivere in modo scintillante, esuberante, sontuoso, magnificente, dispendioso... vale a dire nello stesso modo in cui l’Occidente ha scelto di vivere nella seconda metà dell’ultimo secolo, grazie soprattutto allo sfruttamento dei combustibili fossili plutoniani.

Il consumismo sembra quindi essere un fenomeno socio-economico dettato da più fattori zodiacali, un mix esplosivo di valori taurini, leonini e scorpionici che sta squilibrando (per la lesione all’Acquario) il mondo, dal punto di vista sia sociale che ecologico.

 

 

IL CONSUMISMO E LA SOCIETA’ BULIMICA

 

Se le risorse, gli alimenti ed i contenuti psichici sono simbolicamente associati, come suggerisce l’esempio del bambino che li attinge contemporaneamente dalla madre, la quale li elabora e li adatta per lui in attesa che cresca e possa farlo autonomamente, allora nella dinamica della Croce a T tra Toro, Leone e Scorpione non entrano significativamente in gioco gli altri segni, che sono preposti alla triturazione, alla digestione, alla selezione e al trattenimento di ciò che è utile, e ciò avviene sia sul piano biologico sia su quello psicologico, in cui le difficoltà e i conflitti dovrebbero essere elaborati per poi comprendere ed elaborare le esperienze.

Esiste un conflitto tra il desiderio di possedere, che si manifesta ancora sotto forma di impulso potente, e la difesa (espulsione di ciò che è considerato negativo) in cui la stabilità viene continuamente messa in discussione dal senso di precarietà; giacché non si raggiunge un equilibrio fisiologico. Per esempio, negli individui bulimici, il cibo (tanto amato e tanto odiato) non può esplicare la sua funzione fino in fondo. Esso interessa, infatti, solo la prima parte del tubo digerente (bocca, esofago) e genera un’effimera sensazione di pienezza che fa solo crescere angoscia, senso di colpa e desiderio di autopunizione; quindi è espulso quasi interamente dalla bocca e, senza arrivare quasi mai allo stomaco e all’intestino non può essere digerito, metabolizzato e assimilato: non nutre e non sazia. Sul piano psicologico questa dinamica implica l’impossibilità di fare esperienza perchè i problemi, i conflitti, le ansie e le angosce non sono affrontati, ma sono sempre espulsi prima che possano rischiare di “distruggere”: manca quindi la maturità psicologica per affrontare il processo e portarlo a termine.

Astrologicamente nei conflitti Toro-Scorpione si manifestano paura, senso di colpa e ricerca di stabilità in situazioni in cui si esprimono patologicamente le simbologie di Saturno e di Giove, magari anche del Giove sagittariano, forse assai più vorace e consumistico del Giove taurino. Anche la società sembra essere ammalata di una continua “bulimia”, che induce all’assoluto bisogno di avere, possedere, ingurgitare, per poi espellere velocemente e creare un nuovo spazio. In questa dinamica Toro-Scorpione entra però in gioco anche un forte meccanismo punitivo patologico inconscio, quindi in qualche modo è necessario “doversi liberare”, quasi sadicamente, di ciò che si è appena preso, posseduto, ingurgitato. L’individuo, come la società, è fortemente “orale” ed è dominato dal bisogno di incorporare e divorare: in questo caso il meccanismo psicologico si fonda sull’insaziabilità e sull’avidità, a cui il Leone aggiunge l’incapacità di aspettare ed anche di scegliere. In questa dinamica ci sono però sentimenti molto altalenanti che possono andare dalla gioia alla tristezza, dall’eccitazione all’angoscia, se non alla collera; e proprio questi sentimenti sono i responsabili a livello profondo dell’alternanza tra l’avidità e il possesso e il rigetto brutale.

Si analizzi ora un difficile, ma non paradossale, paragone tra la psicologia della bulimia alimentare dell’individuo e la dinamica “bulimica” della nostra società.

Innanzi tutto osserviamo che questo fenomeno è un sintomo che ha lo scopo di portare alla riorganizzazione psichica il soggetto che si sente minacciato dalla disintegrazione che prova quando deve fronteggiare qualcosa di doloroso che lo deprime. Questa patologia è in fondo un modo molto raffinato per gestire lo stress che, in qualche modo, permette di “bypassare” difficoltà che sembrano insormontabili ad una personalità poco strutturata. Il processo però non è mai completato fino alla “digestione” degli eventi e del vissuto doloroso, che in tal modo sarebbero elaborati, permettendo a ciò che è utile (l’esperienza) di essere trattenuto per “espellere” solo ciò che non serve, le scorie.

La patologia fondamentale della società consumistica è la stessa: c’è un vissuto angosciante dal quale non si riesce a liberarsi mancando obiettivi veri e senso del valore personale e della vita. Sono carenti le relazioni vere, profonde e sane, mentre sembra essersi perso il senso della partecipazione a ciò che ci circonda. Psicologicamente lo stress e le difficoltà angoscianti crescono sul terreno dell’oralità esagerata, dell’insicurezza e dell’instabilità. L’oralità (Toro), sia sul piano psicologico che su quello socio-economico, è esasperata e resa iperattiva più facilmente dal consumismo proprio se esiste già un terreno di “insicurezza” e di “instabilità” (Scorpione) che, a sua volta, genera una sottile angoscia esistenziale (Toro leso).

Se questa angoscia si deve all’incapacità (recente ed attuale) della nostra società occidentale di proporre degli obiettivi veri, di dar spazio al valore personale dell’individuo e soprattutto di dare un senso profondo alla vita, forse è perché questa società ha privilegiato, soprattutto negli ultimi due secoli, il piano materiale, l’acquisizione concreta e il soddisfacimento dei bisogni e dei piaceri corporali, a detrimento di quelli relazionali, affettivi e spirituali.

Non si è voluto, o potuto, integrare nella propria coscienza Venere e Nettuno, vale a dire certi valori dei Pesci e della Bilancia.

 

 

LA RICERCA DELLA SICUREZZA

 

Il tentativo di soddisfare prioritariamente i bisogni materiali a scapito di uno sviluppo della coscienza e, più in generale, di tipo spirituale, è ciò che sembra distinguere più profondamente la civiltà occidentale del XX secolo (consumistica) da quelle orientali.

Nel primo caso, abbiamo visto come gli individui siano indotti a perseguire una sorta di sicurezza tramite il possesso di beni; un atteggiamento deprivato di veri obiettivi e di valori, che pure li porta ben lontani dalla fiducia nel Sé e a mantenere comportamenti consumistici e poco flessibili, nonché espressioni di una reale profonda insicurezza e precarietà esistenziale. La “sicurezza” (fra virgolette), basata per esempio sul possesso di oggetti, persone, ruoli e vincoli, è una falsa sicurezza e produce generalmente staticità nel tentativo (illusorio) di opporsi ad ogni cambiamento. E’ un obiettivo tipicamente mentale che dà luogo a comportamenti, a volte eccessivi, tipicamente umani, biologicamente sconosciuti ad altre specie animali, i quali tendono istintivamente più a fluire secondo i cambiamenti sostanziali di circostanza e secondo i cicli naturali. La vera sicurezza, come del resto la felicità, non si appoggia in realtà a niente che non sia interiore e, per questo motivo, non teme alcuna perdita né alcun cambiamento delle condizioni ambientali, non genera rigidità, anche se può condurre alla stabilità; e ci fa muovere armonicamente nel mondo della Materia secondo le leggi della Natura, comprese quelle dell’evoluzione.

Il Toro (seconda Casa) è un settore che genera per sua natura un certo tipo di “sicurezza” e “fiducia” che non collimano per niente con il concetto di “flessibilità” (dato che le “sicurezze” qui si cristallizzano sulle forme del contenitore-ambiente-materno originario). Neanche il Leone (quinta Casa), spesso definito come molto sicuro di sé, sembra contemplare la virtù della “flessibilità”, semmai il contrario, giacché le certezze qui si fissano sulla presunzione della perfezione originaria dell’essere. Viceversa, gli altri due segni fissi, lo Scorpione (ottava Casa) e soprattutto l’Acquario (undicesima Casa), risultano molto più “mobili” e “flessibili” mentalmente, anche se nello stesso tempo meno “sicuri”, meno fiduciosi e meno stabili dei loro antagonisti e complementari. Anche la ricerca della cosiddetta sicurezza è pertanto interpretabile astrologicamente alla luce dei simboli e dei significati dei segni fissi.

L’ideale di saggezza, scaturito in questo ambito da una calibrata fusione di modus vivendi occidentale e orientale, potrebbe generare un sentimento di “sicurezza con flessibilità”, astrologicamente leggibile in una particolare miscela di fattori zodiacali opposti l’uno all’altro, e/o in aspetto di quadrato fra loro. Ne è un esempio il tema di un grande saggio come Carl Gustav Jung (Leone con ascendente Acquario e Luna in Toro): un personaggio straordinario che ha viaggiato molto anche dentro se stesso, che dona ancora generosamente agli altri i frutti del proprio lavoro e che, non a caso, iniziò un percorso culturale e spirituale di avvicinamento fra Oriente e Occidente.



IL TABU’ DELLA MORTE

 

Viviamo in una società basilarmente “orale” e quindi gioviana, ma anche “possessiva”, “contenitiva” e “trattenitrice” (simbologie di X-Demetra secondo Morpurgo) e pertanto riconducibile simbolicamente al Toro. Questo segno è affettivo (Venere), ma vincolato fortemente all’istinto di fagocitare il mondo esterno. Ammettendo questa ipotesi come vera, potremmo dedurre che viviamo in una società vittima di un certo unilateralismo psicologico, incapace in pratica di accettare serenamente il suo opposto e complementare (lo Scorpione), ossia la distruzione, la morte e la rinascita come fenomeni, tutto sommato, naturali.

La società consumistica occidentale sembra voler bandire qualsiasi forma di sofferenza, e soprattutto cancellare i concetti di invecchiamento e di morte. La conseguenza è che gli individui sono indotti a vivere soprattutto il “pomeriggio della vita” senza significato né scopo propri, come una misera appendice del “mattino” (cfr. C.G. Jung, “Gli stadi della vita”).

Ne “L'anima del mondo” Hillman fa un’interessante analisi del terrorismo che ha in questo periodo uno spaventevole impatto sull’opinione pubblica, oltre che per gli ovvi motivi, anche perché è rimasto l’unico evento a parlarci crudelmente della morte e a farci sentire quanto essa sia vicina ad ognuno di noi in ogni momento.

L’acuto Tiziano Terzani (“Un indovino mi disse” p.153-154) ragiona in tal senso:

“O chi riflette più sulla morte? Quella per noi occidentali è diventata un tabù. Viviamo in società fatte di ottimismo pubblicitario in cui la morte non ha posto. E’ stata rimossa, tolta di mezzo. (…) Già nel corso della mia vita com’è cambiata la morte! Quand’ero ragazzo era un fatto corale. Moriva un vicino di casa e tutti assistevano, aiutavano. La morte veniva mostrata. Si apriva la casa, il morto veniva esposto e ciascuno faceva così la sua conoscenza con la morte. Oggi è il contrario: la morte è un imbarazzo, viene nascosta. Nessuno sa più gestirla. Nessuno sa più cosa fare con un morto. L’esperienza della morte si fa sempre più rara e uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella di un altro.”

Forse è proprio per questo motivo che la società occidentale ha, da una parte, dovuto vendere l’anima al diavolo mercificatore (Scorpione) per aumentare le sue ricchezze materiali e, dall’altra, ha rimosso il problema della precarietà esistenziale, della morte individuale e del sistema (Scorpione) auto-condannandosi ad un’angoscia perenne, attenuabile solo ricorrendo al suddetto meccanismo del consumismo “bulimico”.

 

 

IL RUOLO DELL’ACQUARIO E I CICLI STORICI

 

Si analizzi ora il ruolo dell’ultimo dei segni fissi. Gli aspetti sociali e individuali della dinamica del consumismo sembrano già ben evidenti nella Croce a T che abbiamo esaminato, ma il vedere l’Acquario solamente come simbolo della società (cosignificante della XI Casa), ad un tempo vittima e artefice del circolo vizioso consumistico, appare un po’ riduttivo, ma soprattutto non soddisfa l’equilibrio zodiacale dialettico, avendo gli altri tre segni fissi ruoli attivi ben riconosciuti. Vero è che l’Acquario sia un segno elusivo e possa tendere, nell’ottica esposta, a fuggire in angoli incontaminati, a negarsi allo scontro e rifugiarsi in torri eburnee. In questo ruolo l’Acquario è un protagonista plausibile e rappresenterebbe nella società attuale il variegatissimo mondo della “ribellione” al contesto già descritto.

Esistono, in effetti, sacche di resistenza al consumismo globale, originali sistemi esistenziali, anche se spesso sono rappresentati da realtà marginali, per non dire emarginate, in ostinata quanto, per adesso, poco vincente controtendenza. Ne sono esempi i fautori del boicottaggio dei consumi e del famoso “Buy Nothing Day”, come il canadese Lasn Kalle, e anche tutta quella variegata e complessa realtà che potremmo definire nel suo insieme “galassia no-global”. Questi aspetti uraniani e nettuniani del segno, ribelli e utopici, collettivisti o misticheggianti, sempre idealisti, talvolta immaturi se non infantili, rappresenterebbero però solo il ruolo non attivo o, al più, quello reattivo dell’undicesimo segno nella dinamica dei quattro segni fissi dello Zodiaco.

L’asse Leone-Acquario nella ruota zodiacale è successivo all’asse Toro-Scorpione, e questo fatto può forse indicare il percorso che l’umanità deve affrontare nell’affinare i modelli di strutturazione.

L’Acquario, opponendosi dialetticamente al divorante Sole leonino, contribuisce al castello quadrato dei segni fissi che spiega il fenomeno consumistico nella sua quasi totalità. In questo contesto potrebbe addirittura rappresentare la graduale e sempre più pressante presa di coscienza collettiva della necessità di una più equa distribuzione delle risorse del pianeta.

Alcuni pensano che probabilmente il sistema consumistico-capitalista tenda a crollare sotto il suo stesso peso; e, in effetti, è difficile immaginare un futuro in cui sette (o più) miliardi di esseri umani possano vivere in un contesto consumistico simile all’attuale senza che il sistema collassi. Sembra infatti che le risorse del pianeta Terra possano reggere ai consumi “ricchi” di due miliardi di abitanti al massimo, e, se la maggior parte dei cinesi e degli indiani (già oltre due miliardi di anime) si aggiungessero, come pare stiano incominciando a fare, ai già ricchi occidentali (oltre un miliardo), il sistema rischierebbe di crollare definitivamente. Così, mentre la libertà che regala il Saturno acquariano non è altro che il risultato del continuo processo di rivendicazione e appropriazione dei diritti, individuali e collettivi, la ribellione uraniana può essere vista come una nave rompighiaccio tesa alla liberazione e all’emancipazione dell’umanità.

L’Acquario è sostanzialmente il simbolo di una lenta e faticosa presa di coscienza (Saturno) collettiva (Nettuno) della necessità (Urano) di una più equa distribuzione delle risorse della Terra, in modo da evitare (Nettuno) il più a lungo possibile (Saturno) la catastrofe finale (Urano, Plutone in trasparenza) del sistema, se non addirittura dell’estinzione umana e biologica. Il ruolo dell’Acquario è anche quello di rappresentare il cuore stesso del processo di liberazione ed emancipazione delle popolazioni umane dai modelli sociali e dagli schemi comportamentali che hanno reso la nostra specie così vincente: proliferazione, gerarchia fallocratica, obbedienza alle regole, organizzazione della violenza, specializzazione dei compiti, manipolazione e sfruttamento della natura.

L’Acquario tende a rifiutare l’imperativo della procreazione, a contestare l’imposizione della gerarchia, a favorire la disobbedienza, a disapprovare la violenza sistematica, a suggerire un maggiore eclettismo e una maggiore transculturalità, a mettere in luce i pericoli della manipolazione e dello sfruttamento della natura. Tende in tali direzioni, anche se non segue sempre comportamenti coerenti ai suoi stessi princìpi. Questo segno, infatti, può rappresentare contemporaneamente il più grande alleato della procreazione, se i propugnatori di questa gli chiedessero di superare ostacoli contingenti e naturali alla sua realizzazione, come il più geniale inventore di macchine belliche, se glielo chiedessero i guerrafondai, oppure il più formidabile ideatore delle tecnologie per manipolare e sfruttare la natura, ed altro ancora. La sua componente idealistica e utopica uraniana, fortissima, rende l’Acquario una sorta di leva tecnologica capace di ribaltare il mondo e gli schemi naturali delle cose, con tutti gli impliciti rischi di distruzione (Plutone esaltato in trasparenza); mentre, solo secondariamente seppur potentemente, subentrano e si fanno largo nel segno l’idealismo solidale nettuniano e il senso saturniano di responsabilità verso sé stessi e gli altri.

Come abbiamo visto, se l’Acquario gioca in ultima battuta in base alla cronologia zodiacale, è probabile che l’attuale sia la fase finale di un ciclo iniziato con la seconda metà del XIX secolo, proprio mentre si andavano ammassando i pianeti lenti nel Toro, e con lo storico passaggio dell’Occidente (e in particolare dell’Europa continentale) da una civiltà prevalentemente rurale (Toro) ad una di tipo industriale, capitalistica ed urbanizzata (Vergine, Scorpione e Capricorno). Per inciso, il transito più lento e duraturo di quel periodo nel Toro fu quello di Plutone (circa 30 anni), signore dell’opposto Scorpione e suggeritore della tentazione di arricchirsi sfruttando sia le risorse sotterranee e minerarie (culmine dell’era del carbone e inizio di quella petrolifera), sia le forze speculative del mercato. La fase successiva del ciclo zodiacale dei segni fissi potrebbe essere ancora una fase taurina, nel senso forse di un principio, stavolta ecologico, anche se prima (è legittimo il timore) l’umanità dovrà forse passare sotto le forche caudine di Urano destabilizzatore, Saturno potatore-distruttore-rinnovatore e Nettuno apportatore di ideali ma anche di confusione.

Questa riflessione porta pure a concludere, con il Vico, che tale ciclo si sia già ripetuto enne volte a livelli diversi per l’umanità, e non è difficile immaginare la stessa sequenza zodiacale ipotizzata a livello globale e recente in un’economia protostorica o preistorica. Nella fase Toro si sviluppa l’agricoltura e l’allevamento con l’obiettivo di affrancare la tribù dal bisogno alimentare: seguono un relativo sfruttamento con accumulo di risorse e i correlati senso del possesso, limiti territoriali, formazione di clan familiari ecc... La fase Leone vede quindi il benessere conseguente come potenza, fasto, lusso e possibilità di uso anche abnorme delle riserve (ricchezze) accumulate; la tribù, o meglio la parte dominante di essa, si può permettere un certo spreco di risorse e i giovani sono educati secondo la cultura dominante. Nella terza fase lo Scorpione interviene nella gestione del potere che deriva dalla strutturazione del sistema e tende a sfruttare la situazione a detrimento delle classi deboli. A questo punto nasce una struttura protourbana (scorpionica) che si sovrappone all’ambiente rurale (taurino). Una parte delle risorse e del tempo sono utilizzati per la ricreazione intellettuale, mentre si sviluppa anche la schiavitù, e comunque i settori Toro della società continuano ad operare “perpetuando” il sistema produttivo che, anche in questa complessa modalità, garantisce una certa stabile sicurezza alla società. Il mantenimento della sicurezza può implicare eventualmente anche la guerra: difensiva a protezione del sistema sociale e della tribù stessa, offensiva ed espansionistica a danno dei vicini per il controllo delle risorse territoriali e la crescita del fabbisogno. Una guerra che vede alleati i tre segni fissi per motivi diversi. Nella quarta e ultima fase una parte della struttura sociale (Acquario) ormai complessa, urbanizzata e intellettualizzata (Scorpione) si ribella alla routine produttiva e all’espansione concentrica del territorio sotto lo stimolo nettuniano (“perché deve essere proprio così?” “non potremmo fare al contrario?”) e sotto quello uraniano (rivoluzionaria). Ideali di giustizia finalizzati all’emancipazione di larghi strati sociali e nuovi giochi di potere si intrecciano a fomentare disordini e sommosse. Lo scontro politico usa incidentalmente od opportunisticamente le bandiere delle classi sociali, delle religioni (se nel frattempo se ne sono create sagittarianamente), dei clan familiari, o di altri gruppi.

L’esito è di solito un rinnovamento dei gruppi al potere, ma il ciclo continua di nuovo con il Toro a causa dei bisogni (concreti e meno concreti) della popolazione, come il bisogno di sicurezza, che, in nessun caso, può più fare a meno di quel controllo territoriale iniziale e delle “conquiste” economiche e sociali che ne erano derivate fin dall’origine. Prima o poi si riforma una classe dominante che ama il lusso e il potere e così via, proseguendo sulla ruota dello Zodiaco fino al successivo collasso del sistema, che può avvenire in ogni fase del ciclo e per motivi sempre più vari man mano che i cicli si evolvono con strutture sociali sempre più complesse e correlate, e in sistemi territoriali sempre più ampli e con tecnologie adatte alle gestioni di difficoltà crescenti. Per esempio un collasso di tipo taurino potrebbe sopravvenire per l’esaurirsi di una o più risorse territoriali essenziali, tenendo sempre conto del fatto che qualunque collasso del sistema fa parte in ogni caso della simbologia acquariana, essendo l’undicesimo segno il settore antivitale per eccellenza dello Zodiaco che simboleggia l’esaurimento delle risorse energetiche e addirittura il raggiungimento dell’equilibrio termodinamico, vale a dire la futura “morte termica” dell’universo.

Ammettendo che tale schema cronologico ciclico sia valido, esso si deve essere ripetuto enne volte, con salti quantici a livelli evolutivi diversi, nella storia dell’umanità, e, nel piccolo, qualcosa del genere deve succedere anche a carico di ogni individuo. Il quarto angolo della croce dei segni fissi può essere quindi inteso come il simbolo del processo di liberazione ed emancipazione degli individui e dei popoli sempre più presente nel mondo attuale. Pertanto l’Acquario, come ultimo segno della serie dei fissi, può essere raggiunto e quindi sviluppare i propri simbolici princìpi solo se le problematiche degli altri tre segni della Croce sono state in qualche modo affrontate e risolte.

La serie dei segni fissi ha a che fare con le dinamiche delle cosiddette “3P”, cioè possesso, paranoia egopatica e potere. Senza il superamento, o meglio il padroneggiamento in senso corretto di ciò che questi tre segni richiedono come cammino personale e sociale, sembra impossibile giungere ad un vero e reale “senso comune” in cui si sia pronti a condividere e scambiare progetti, idee e soprattutto solidarietà; nonché a tollerare (nel senso più nobile del termine) le diversità vivendole come un grande patrimonio che l’universo ha messo a disposizione dell’umanità.

Come le problematiche di insicurezza del Toro inducono a prendere troppo, a trattenere e a mettere recinti su tutto ciò che si possiede, i “beni personali” non sono più le utili risorse che ognuno ha, ma diventano veri e propri possedimenti da difendere con le unghie e con i denti, e questo modo di pensare e di essere si scontra terribilmente contro il senso dei beni comuni che sarà portato avanti dagli archetipi acquariani. Allo stesso modo, il bisogno di unicità e di esclusività del Leone, se non diventa un valore interiore personale in grado di rassicurare l’Io, può distorcersi in bisogno di dominare, di gestire o di trovare ancora la propria identità profonda e non intaccata dalla partecipazione e dalla condivisione. Non si può più “brillare” in senso leonino, quando, ruotando sui segni fissi, si giunge all’Acquario, perché a questo punto diventa necessario lavorare per il benessere comune.

L’ultima delle “P” riguarda il potere e attiene allo Scorpione. Ciò non riguarda però il manipolare, l’abusare o il cercare di dominare gli altri. In questo segno, infatti, l’unico potere che ci è riconosciuto è quello di conoscerci, di saper padroneggiare le nostre dinamiche interne, di riuscire a tollerare la frustrazione della precarietà e dell’impermanenza, nonché l’ineluttabile trasformazione di tutte le cose. E’ la capacità di accettare una perdita a vantaggio di un senso di ricchezza interna, personale. Una volta acquisiti e introiettati in senso vero e corretto tali valori, ecco che potremo anche pensare di raggiungere quel senso di libertà e di autenticità che l’Acquario richiede, nonché quella partecipazione condivisa auspicata da questo segno d’Aria, sempre teso alla relazione e ad una nettuniana globale connessione.

Ancora una volta è evocata l’immagine ideale di un Acquario evoluto, illuminato: il vecchio saggio che versa l’acqua della consapevolezza, del nuovo amore e della nuova vita. L’uomo che ha raggiunto finalmente un buon equilibrio interiore, ha conseguito una nuova visione della vita e usa ciò che ha assimilato, più che appreso, per donare e donarsi al mondo. Nel segno dell’Acquario il padre e il figlio (Urano e Saturno) si trovano riuniti, in pace con sé stessi e fra loro, e possono collaborare per creare finalmente i princìpi della nuova Era.

 

 

Interventi di (in ordine alfabetico):

Stefano Capitani

Fabrizio Cecchetti

Rosamaria Lentini

Lidia Fassio

Cristina Negro

Giovanni Pelosini

 

Articolo proposto per la pubblicazione su “Linguaggio Astrale”

 


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