| Tutti i modelli di terapia
familiare sono di natura sistemica in quanto riconoscono una stretta interconnessione di
fenomeni individuali, sociali e familiari. Differiscono però profondamente in molti
aspetti. Farò una breve carrellata dei principali modelli.
Modello
psicoanalitico
I primi terapeuti della famiglia erano ovviamente psicoanalisti e quindi tentarono di
adattare la loro scuola al lavoro con le famiglie. Si interessarono prevalentemente delle
esigenze dei singoli in rapporto a quelle della famiglia, evidenziando principalmente le
dinamiche inconsce di ordine affettivo ed emotivo nella relazione tra i vari membri.
Leventuale designazione di un capro espiatorio veniva interpretata come
una collusione di proiezioni di caratteristiche indesiderate dei vari membri su un
soggetto. I primi terapeuti restarono perciò ancorati alla ricerca di una spiegazione nel
perché si era instaurato quel problema e perché il sistema aveva preso quella strada.
Utilizzavano pertanto le tecniche della spiegazione e dellinterpretazione collegando
i comportamenti alle sottostanti motivazioni.
Essi adattarono alla terapia familiare anche tecniche della Gestalt come la
risimulazione e la scultura familiare.
Modello
strutturale
Questo modello, messo a punto da Minuchin, si basa appunto sulla struttura familiare che
lui definisce linvisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi
in cui i componenti della famiglia interagiscono. La terapia familiare strutturale
si focalizza sulla distribuzione del potere allinterno del sistema e si incarica di
ristrutturare lintero sistema così da accompagnare la famiglia a trovare
cooperazione e condivisione. Per raggiungere i suoi obiettivi propone compiti ed
interventi mirati.
Modello di Bowen
Il modello studiato da Bowen lavora più sulla differenziazione ed individuazione dei vari
elementi allinterno della famiglia poiché nella sua visione i problemi nascono
dalla mancata realizzazione dello svincolo. Per lui la difficoltà nello svincolo è
dovuta ad una incapacità ad affrontare direttamente i disaccordi per paura delle
ritorsioni che possono portare a tagli netti e alla cessazione dei contatti.
Bowen sostiene che per cercare di evitare gli scontri diretti i due membri che sono in
disaccordo triangolano una terza persona allinterno della relazione e questo
scongiura la paura di affrontare veramente il problema.
Il metodo di Bowen si incentra su piccoli ma progressivi cambiamenti e usa mezzi indiretti
per ottenerli: spesso viene istruito un membro a rientrare in famiglia con lo
scopo di cambiare le regole, specie quelle che hanno a che fare con la lealtà familiare.
I terapeuti boweniani hanno sviluppato al massimo il genogramma poiché la
loro teoria sottolinea la ripetizione transgenerazionale degli schemi e di certi tipi di
relazione.
Modello strategico
Questo modello, peraltro molto simile a quello sistemico, si basa essenzialmente sulle
teorie di Milton Erickson, soprattutto per quanto riguarda il paradosso. Il
metodo strategico usa compiti, rituali ed ogni genere di prescrizione che possa liberare
il sistema ed allinearlo in modo più adattivo. Si concentra esclusivamente sul
comportamento e si avvale di tecniche che portino ad un rapido cambiamento.
Modello sistemico
È legato alla scuola di Milano di Selvini Palazzoli e di Boscolo, che cercò di capire
come potevano applicarsi i dettami della scuola sistemica alle famiglie. In pratica è
stato un affascinante sviluppo della teoria dei sistemi. Gli interventi qui tendono a
sfidare le resistenze rendendo impossibile per il membro o i membri della famiglia
dichiarare di volere un cambiamento e intanto continuare ad agire nello stesso identico
modo. Il gruppo di Milano sviluppò al massimo le teorie del paradosso sperimentate dal
gruppo di Palo Alto, combinandole con formulazioni sistemiche e rituali. In pratica i
terapeuti prescrivono il non cambiamento nei comportamenti sintomatici
familiari, e in questo modo la famiglia accetta il terapeuta perché sembra non insidiare
il loro sistema.
Le prescrizioni ritualizzate hanno lo scopo di spingere la famiglia a ricercare da sola
nuove soluzioni: ad es. in una famiglia problematica viene fatta la prescrizione in cui, a
giorni alterni della settimana, uno dei genitori decide da solo come trattare il bambino
sintomatico mentre laltro genitore fa come se non ci fosse. Ciò crea nuovi pattern
transazionali tra i membri della famiglia bloccando al tempo stesso il loro normale modo
di comportarsi.
Conclusioni
Per concludere la terapia familiare sistemica tende a mettere i terapeuti in grado di
trovare nuove soluzioni ai vari problemi che si trovano di fronte nella loro professione.
Le prescrizioni che vengono fatte hanno lo scopo di creare nuove connessioni alternative
tra azioni e convinzioni allinterno dellinterazione familiare ed è da questo
che possono nascere quei cambiamenti sostanziali che possono generare nuove modalità di
relazionare.
Il terapeuta cerca così da un lato di seguire da vicino le retroazioni restando collegato
alla famiglia, dallaltro però la sfiderà con domande, prescrizioni e compiti che
possano corrompere più o meno apertamente il sistema, portandolo a nuovi equilibri.
Bibliografia
Gregory Bateson: Verso unecologia della mente, Ed. Adelphi, Milano 1976
Murray Bowen: Dalla famiglia allindividuo, Ed. Astrolabio, Roma 1979
Boscolo - Cecchin - Palazzoli Selvini - Prata: Paradosso e controparadosso, Ed.
Feltrinelli, Milano 1975
Milton Erickson: Terapia Relazionale: le tecniche e i terapeuti, Ed. Astrolabio,
Roma 1978
Watzlawick - Beavin - Jackson: Pragmatica della comunicazione umana: studio dei
modelli Interattivi, delle patologie e dei paradossi, Ed. Astrolabio 1971
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