ASTROLOGIA
E ARCHETIPI |
|
di
Enzo Barillà |
|
|
Poiché oggigiorno si fa molto uso di
parole come: simbolo, archetipo, inconscio collettivo, e poiché dietro queste parole
stanno concetti tutti appartenenti alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung, non
sarà inopportuno, per maggiore chiarezza espositiva, rifarsi direttamente a quella fonte
onde chiarire loriginario significato e lesatta portata di questa
terminologia. Scopo di questo lavoro, dunque, è dimostrare che lastrologia è un
sistema di simboli attraverso i quali luomo entra in contatto con un archetipo
dellinconscio collettivo; che come tale risponde e soddisfa ad un insopprimibile
bisogno umano; che la sua efficacia si esplica attraverso il principio dellanalogia.
Il problema è stato in passato affrontato da illustri studiosi, e pertanto ho preferito,
spesso e volentieri, cedere loro la parola con ampie citazioni piuttosto che
surrettiziamente rimescolare idee altrui per gabellarle poi farina del mio sacco. Il
metodo delle citazioni (qualcuno, riduttivamente, lo chiama patchwork)
permetterà inoltre, a chi lo desidera, di reperire prontamente le fonti per
approfondimenti e verifiche.
Si obietterà che il presente studio non contiene in realtà niente di mio o niente di
nuovo. Certo non è facile se non si è ricercatori (ma sono pochi!) dire
qualcosa di veramente nuovo su una disciplina che conta migliaia di anni di storia (forse
seimila, se si considera anche lastrologia indù) e di cui è lecito supporre che lo
stesso Tolomeo raccogliesse la tradizione già nel II secolo dopo Cristo. Ma non è questo
il punto.
Poiché sono convinto che gli antichi avessero già individuato nei loro sistemi di
conoscenza il proprio ricongiungimento con il mondo degli dèi, mi sento di potere
affermare che quanto cè da dire è già stato detto. Alluomo contemporaneo è
attribuito il compito, tramite un lavoro di archeologia culturale, di ritorno alle
origini. |
Atteggiamento
di incorreggibile passatista? Anche se così fosse, mi troverei certo in buona compagnia. «Tutta
la vita ho lavorato e studiato per scoprire queste cose ed essi già le conoscevano.
Con queste parole, riportate dallamico e autorevole studioso di gnosticismo Gilles
Quispel, Jung paga idealmente il suo tributo a quei pensatori eretici, attivi soprattutto
nel secondo secolo dopo Cristo, che noi indistintamente chiamiamo gnostici».
(1)
Secondo Jung, la psiche individuale (da lui definita inconscio personale)
poggia sopra «uno strato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni
personali, ma è innato». (2) Questo strato, che ha contenuti universali, è il
cosiddetto inconscio collettivo.
«Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dellidea di
inconscio collettivo, indica lesistenza nella psiche di forme determinate che
sembrano essere presenti sempre e dovunque». (3)
Larchetipo a sua volta si manifesta in simboli ovvero in specifiche immagini
psichiche, che vengono percepite dalla coscienza e sono diverse per ogni archetipo. Il
simbolo acquista ed espleta, in questo modo, la funzione di trait dunion fra
coscienza ed inconscio, sia esso individuale o collettivo.
Credo che Jung ed altri eminenti studiosi della sua scuola abbiano ampiamente dimostrato
che «fiabe e miti sono espressione di processi inconsci: la loro reiterata narrazione
fa sì che questi processi siano nuovamente ricordati, ravvivati, ristabilendo con ciò il
collegamento tra la coscienza e linconscio». (4)
Prosegue Jung: «In quanto il simbolo proviene sia dalla coscienza sia
dallinconscio, esso può unirli entrambi, riconciliando il loro antagonismo
concettuale grazie alla sua forma o il loro antagonismo emotivo grazie alla sua
numinosità». (5) |
Col termine numinosità «definiamo lazione di essenze e forze esperite dalla
coscienza delluomo primitivo come fascinanti, terribili, schiaccianti e perciò
attribuite ad una fonte transpersonale, indeterminata e divina». (6)
Sullimportanza del simbolo si è a lungo soffermato Mircea Eliade, secondo cui «le immagini, i simboli, i miti, non sono creazioni
irresponsabili della psiche; essi rispondono ad una necessità ed adempiono ad una
funzione importante: mettere a nudo le modalità più segrete dellessere. Ne
consegue che il loro studio ci permette di conoscere meglio luomo, luomo tout
court, quello che non è sceso a patti con le condizioni della Storia. Ogni essere storico
porta con sé una grande parte dellumanità prima della Storia.». (7)
Prosegue lo studioso: «Nel ricordare questi
principi abbiamo voluto mostrare che lo studio dei simbolismi non è un lavoro di pura
erudizione; che esso interessa, almeno indirettamente, la conoscenza delluomo
stesso; in una parola, che esso ha da dire la sua là dove si parla di un nuovo umanesimo
o di una nuova antropologia». (8)
E non esprime forse la stessa convinzione Giorgio de Santillana quando afferma: «É doveroso prestare attenzione alle informazioni cosmologiche
contenute nel mito antico, informazioni di caos, di lotta, di violenza. Non si tratta di
mere proiezioni di una coscienza perturbata, bensì di tentativi di raffigurare le forze
che sembrano aver partecipato alla formazione del cosmo. Mostri, titani, giganti avvinti
in lotta con gli dèi e protesi a scalare lOlimpo, sono funzioni e componenti
dellordine che alla fine viene ad instaurarsi.». (9)
Se si può affermare che luomo arcaico sicuramente osservava la volta celeste molte
migliaia di anni fa (10), dobbiamo attendere ancora a lungo per avere le prime prove
dellesistenza di un corpus di norme astrologiche. A questo proposito, Jim Tester
distingue tra i presagi tramandatici dalla letteratura oracolare mesopotamica (risalente
al II millennio a.C.) e lastrologia oroscopica vera e propria, non anteriore al IV
secolo a.C., prodotto della cultura greca. (11) |
Ci si è domandato quando e perché
luomo abbia iniziato ad attribuire un particolare significato ai corpi celesti, e
cioè quando e perché essi da oggetti si siano trasformati in immagini simboliche. Sotto
un profilo psicologico, si può ipotizzare che ciò sia avvenuto allatto della
differenziazione della coscienza.
Scrive Neumann che «con lo sviluppo della coscienza,
si delinea una serie di manifestazioni dellinconscio, che procede dallassoluta
invisibilità dellarchetipo in sé attraverso il primo
affiorare dellimmagine (paradossale, difficilmente distinguibile, perché le
immagini sembrano contrastanti e apparentemente si escludono a vicenda), sino al farsi
visibile dellarchetipo primordiale.». (12)
Rimandiamo al magistrale «Storia delle origini della
coscienza» chi fosse interessato ad approfondire questa particolare
problematica.
Sembra essere dello stesso avviso Sementovsky-Kurilo che, con la consueta acutezza e
profondità, così si esprime: «La capacità
dimmaginazione delluomo si ampliava man mano nella stessa misura in cui la sua
coscienza raggiungeva gradi più elevati. Ciò nonostante, il firmamentum
internum, il firmamento interiore, rimase intatto ed immutato nella sua
natura-forma creata una volta per leternità, che appare ripetutamente in
innumerevoli variazioni e che, vivendo, si sviluppa. La si può chiamare la vera essenza
dellastrologia, intorno alla quale si sono formate tutte le idee e concezioni che ad
essa fanno capo. Al pensiero moderno si presenta però in modo pressante una domanda:
lessenza astrologica ha raggiunto la sua efficacia perché luomo primitivo ha,
per così dire, proiettato le proprie emozioni ed esperienze nel cielo e con ciò
umanizzato le stelle, oppure al contrario per il motivo che
scoprì nella loro immagine visibile lo specchio della sua propria natura e ne collegò i
mutamenti agli eventi della propria esistenza?». (13)
Secondo Giuseppe Bezza «lo Zodiaco è il simbolo più
universalmente diffuso. In tutti i paesi lo si ritrova sostanzialmente identico, con la
sua forma circolare, i suoi dodici segni ed i sette pianeti classici. La Mesopotamia, la
Persia, lEgitto, lIndia, il Tibet, le due Americhe, i Paesi Scandinavi, il
Madagascar e senzaltro alcuni popoli dellAfrica come i Dogon e i Bambara del
Mali lo hanno conosciuto e se ne sono serviti come matrice dellarte divinatoria.».
(14) |
Alla luce di quanto esposto sinora,
saremmo portati a pensare che lastrologia corrisponda ad un vero e proprio sistema
di articolazioni del tempo e dello spazio che affonda le proprie radici nella coscienza
mitica. E André Barbault, quando affronta il problema della nascita dellastrologia,
afferma: «La sua origine simbolica si fonde col
monumento della mitologia che rappresenta un vero e proprio evangelo astrologico. Nelle
più lontane epoche, fino alla civiltà ellenica lastrologia si identificava con una
mitologia e un culto astrale che si presentano, al tempo stesso, come una scienza, una
poesia e una religione». (15)
Più oltre, commentando il passo della dr.ssa Esther Harding in cui lautrice si
sofferma sulla luna quale simbolo universale della donna, Barbault conclude: «Di fronte a questi miti e leggende dalle origini così poco
uniformi concepite da popoli tanto diversi e tanto lontani gli uni dagli altri, ma
così straordinariamente simili al punto da stabilire un simbolo universale, unico, come
il suono della campana la sola spiegazione possibile è che questa mitologia
rappresenta una realtà psicologica: sorta di substrato ancestrale dellanima
collettiva (inconscio collettivo), limmagine arcaica del mito è stata proiettata
sul cosmo sotto laspetto di unentità divinizzata.». (16)
Si potrebbe obiettare che le proiezioni cessano di avere efficacia nel momento in cui il
loro contenuto diventa cosciente, ossia viene razionalizzato, intellettualizzato. A questo
proposito scrive Jung: «Ora, come noi sappiamo
dallesperienza medica, la proiezione è un processo inconscio, automatico,
attraverso il quale un contenuto di cui il soggetto non ha coscienza si trasferisce su un
oggetto in modo da sembrare appartenente alloggetto stesso. La proiezione cessa
però nel momento in cui diventa cosciente, quando cioè il contenuto è visto come
appartenente al soggetto. Per questo il pantheon politeistico degli antichi deve non poco
della sua decadenza allopinione espressa per la prima volta da Evemero secondo cui
gli antichi dèi non sono che riflessioni dei caratteri umani». (17) Jung
precisa però in nota che esistono casi in cui, malgrado lapparente comprensione da
parte del soggetto, il contraccolpo in lui provocato dalla proiezione non cessa, non
interviene cioè lattesa liberazione. «In questo
caso, come ho spesso constatato, al portatore della proiezione sono ancora associati
contenuti carichi di significato ma inconsci. Sono questi contenuti che alimentano
lefficacia della proiezione apparentemente compresa dal soggetto.». |
Quindi, se è vero che
lastrologia nasce come proiezioni di simboli e va capita e praticata come «uno dei più grandiosi tentativi che mai siano stati osati
dallo spirito umano per dare una rappresentazione globale del mondo» (secondo
la definizione datane dal Cassirer), i tentativi violentemente persecutori da parte di
alcuni rappresentanti della scienza ufficiale potrebbero essere giustificabili solamente
in considerazione dellabuso che di essa viene perpetrato dai numerosi compilatori di
cosiddetti oroscopi settimanali e mensili.
Tali denigrazioni suscitarono meraviglia ancora nel 1899 nello storico
ufficiale Auguste Bouché Leclerq, che nella prefazione alla sua Astrologie Grecque
scriveva: «Questa astrologia già morta da tempo
e credo proprio che lo sia, a dispetto dei recenti tentativi tesi a resuscitarla
è stata trattata con un disprezzo quale non viene mostrato neppure per questioni
dimportanza storica infinitamente minore. Si direbbe che in questi atteggiamenti
sprezzanti giochi quella irritazione provata un tempo dai suoi avversari che non sapendo
bene come confutarla si sono messi a odiarla». (18 bis)
Abbiamo accennato al carattere numinoso dellastrologia ed alla potenza del suo
linguaggio simbolico. Riportiamo ancora una volta il pensiero di Jung ed il suo invito
alla cautela: «Il pericolo principale è quello di
soccombere al fascinante influsso degli archetipi, pericolo specialmente concreto se non
rendiamo coscienti a noi stessi le immagini archetipiche. Allorché cè già una
predisposizione alla psicosi, può addirittura accadere che le figure archetipiche, nelle
quali in virtù della loro numinosità naturale è insita una certa autonomia, si liberino
del tutto da ogni controllo cosciente, conseguendo piena indipendenza e generando fenomeni
di possessione.». (19)
Sbaglia chi crede di potersi accostare con leggerezza allo studio e pratica
dellastrologia; non mancano esempi di appassionati che, pur non essendo
posseduti in senso junghiano, sono irrimediabilmente succubi e quotidianamente
condizionati da questo simbolismo, anche nei loro più minuti comportamenti. A questo
proposito è confortante latteggiamento di un notissimo astrologo italiano: «Personalmente ... penso che ogni astrologo che voglia aspirare
ad un grosso livello di professionismo debba sottoporsi per un periodo abbastanza lungo
alla psicanalisi, proprio per evitare il pericolo delle proiezioni. Per questo motivo mi
sono sottoposto, per tre lunghi periodi della mia vita, a questo tirocinio...».
(20)
Non desti perciò meraviglia se, come racconta Jacques Sadoul, «ben presto i compilatori di oroscopi regnarono sovrani in
Roma. Un autore del IV secolo d.C., Ammiano Marcellino, racconta che persino i più
increduli non attraversavano una strada senza aver prima consultato leffemeride per
sapere, ad esempio, in quale segno si trovasse Mercurio o quale zona del Cancro occupasse
la Luna nella sua corsa celeste». Commenta Sadoul: «Se questo era il comportamento degli scettici, si rimane
sgomenti allidea dellinfluenza che lastrologia doveva esercitare sui
creduli». (21) |
|
Abbiamo visto come lastrologia
possa considerarsi un sistema simbolico; vediamone ora le funzioni e come tale sistema
interagisca con luomo.
Secondo Robert Amadou la dottrina astrologica si basa sulla «unità del cosmo e sullinterdipendenza di tutte le
componenti di questo immenso complesso, concepite e percepibili attraverso
lanalogia. Tale dottrina giustifica e forma lastrologia». (22)
Commenta Barbault: «Questa dottrina del cosmo
astrologico, di cui parlava Robert Amadou, configura luomo come un piccolo mondo
(microcosmo) paragonabile al grande mondo delluniverso (macrocosmo). Il cosmo è un
immenso essere di cui tutte le parti sono in connessione, soggiacciono alle stesse leggi e
funzionano in modo analogo. Lenergia che anima i corpi celesti è della stessa
natura di quella che anima gli uomini. Un principio unico governa le divinità planetarie
e gli elettroni, le passioni di Giove e gli amori incestuosi. La stessa corrente vitale
circola dalluno allaltro, dal microcosmo al macrocosmo: e poiché luomo
è fatto ad immagine del mondo, possiamo conoscerli ambedue facendo un unico studio.
Esiste un sincronismo perfetto fra questi due mondi ed è per questo che le cose si
svolgono parallelamente in cielo e in terra». (23)
La migliore espressione di questo mistero è certamente contenuta nel detto della Tabula
Smaragdina: ciò che è sotto è come ciò che è sopra.
Anche Sicuteri si pone in questo filone (di cui occorre riaffermarlo il
capostipite in Italia è indiscutibilmente il Sementovsky) quando afferma: «Il linguaggio astrologico è strutturato sul rapporto fra il
cielo e luomo, dove il cielo è il significante e luomo il significato. Quindi
il cielo, al momento esatto di una nascita, con la sua particolarissima configurazione
astrale è il significante dellindividuo che nasce e costui, mediante la lettura del
proprio grafico oroscopico, è condotto a prendere contatto con il proprio firmamento
interiore archetipico. Tali simboli operano quindi sulla base scientifica astronomica (in
quanto i pianeti in cielo sono una realtà!) e sul principio di sincronicità e analogia
come è espresso da Carl Gustav Jung. I simboli astrologici non sono affatto casuali e
deterministici. Anzi, noi vogliamo categoricamente precisare che nel discorso astrologico
non esiste assolutamente un rapporto causa ed effetto. Esiste invece la realtà che ogni
uomo, al momento di nascere, è inquadrato in una determinata configurazione astrale e
questa configurazione è come fotografata nella psiche inconscia sotto forma di messaggio
o memoria archetipica». (24) |
|
Occorre ora accennare alla figura
dellastrologo. Si tocca qui un tasto dolente se pensiamo alle miriadi di ciarlatani
che screditano questa disciplina o semplicemente ai tanti piccoli contabili
dellastrologia che, privi della necessaria preparazione ed etica professionale,
scrivono testi di cattiva oroscopia ed interpretano temi di natalità come se fossero
sistemi di equazioni matematiche. Questi ultimi, ammesso che agiscano in buona fede, si
comportano come gli Elgoni di cui narra Jung nella sua autobiografia. Lo studioso racconta
come tutte le mattine al levar del sole questo popolo uscisse dalle capanne e, dopo
essersi sputato nelle mani, le alzasse rivolgendosi al sole. Scrive lillustre
psicologo: «Chiesi che cosa ciò significasse,
perché sputassero o soffiassero sulle mani. La mia domanda risultò inutile: lo
abbiamo sempre fatto, dissero. Fu impossibile ottenere una qualsiasi spiegazione e
mi resi conto che effettivamente essi sapevano solo che facevano questo gesto, non che
cosa facessero. Era un atto nel quale in realtà non vedevano significato alcuno».
(25)
Questi dreusseurs dhoroscopes, che aspirerebbero a passare per
astrologi, hanno, inutile dirlo, completamente perso di vista il simbolo.
Il Von Klöckler, pur dichiarandosi contrario ad utilizzare dati e linguaggio della
psicologia dellinconscio per sostenere e motivare linterpretazione
astrologica, così si esprimeva nel 1932 sul ruolo dellastrologo: «Quindi lastrologia non è un metodo di interpretazione
nel senso comune dellespressione, e lastrologo non deve considerare suo
compito principale la conoscenza individualmente intesa di caratteristiche psichiche e
rispettive conseguenze destiniche, perché essa non è di sua competenza. Naturalmente
deve rappresentare gli impulsi fondamentali astrologicamente dimostrabili nei loro
molteplici riferimenti in modo chiaro e con concretezza di immagini. Però non deve
individualizzare i dati esposti! Lindividualizzazione dei dati è compito della
persona di cui ha interpretato loroscopo. Nella pratica siamo ancora lontani da
questo atteggiamento e naturalmente si dovrà scendere spesso a compromessi, però bisogna
anche chiarire continuamente al soggetto lo stato reale delle cose e ciò che
linterpretazione astrologica deve risolvere in lui. Occorre fargli presente che
anche le conseguenze di questa operazione non sono del tutto prevedibili, al fine di
scatenare in lui forze autonome liberatorie». (26)
Chiarito il ruolo dellastrologo come mediatore fra il soggetto ed il suo universo
interiore, come catalizzatore di un processo di sviluppo del proprio potenziale psichico,
esaminiamo ora brevemente a quale funzione può adempiere lastrologia sul piano
collettivo.
Quale è il posto di questa disciplina in un complesso culturale così pesantemente
scientifizzato?
Vorremmo rispondere, concludendo, con le parole di Fenoglio che, dopo essersi domandato il
motivo del ritorno allastrologia, così dice: «lastrologia
è un tentativo delluomo moderno di sottrarsi alla scienza esatta o di entrare a
farne parte portando con sé il favoloso bagaglio dei suoi simboli? Certo non basta
liquidare lo spiritualismo con lirrisione del positivismo, perché lo spirito
è un vento che soffia dove vuole. Meglio invece accertare se è vero che
esiste un desiderio universale, più o meno consapevole, di integrare la scienza con
lapporto di una ricerca spiritualistica negletta da tre secoli. Se così fosse, se
in pratica lo scienziato instaurasse un dialogo permanente con lastrologo e
loccultista, allora il rilancio popolare dellastrologia agli inizi di questo
secolo sarebbe ricordato come il salutare preludio allauspicato ecumenismo culturale
di scienza ed umanesimo, e lastrologia ringraziata per la sua valida funzione di
mediatrice. Ma se la scienza non avvertisse questo bisogno e procedesse da sola, nella
spietata lucentezza delle sue cifre, allora il rilancio dellastrologia sarebbe
lultimo atto la comica di una cultura umanistica sfaldatasi
allurto di strumenti esatti». (27) |
|
Tratto da |
PER
UNA RIFONDAZIONE DELLASTROLOGIA - o per il suo rifiuto |
AAVV - A cura di
Ciro Discepolo, Ed. RICERCA 90, Napoli 1993 |
|
|
NOTE |
1) Antonelli, Giorgio. La profonda
misura dellanima. Liguri editori, Napoli 1990, pag. 11. |
2) Gli archetipi e linconscio
collettivo. Opere di C.G. Jung. Boringhieri, Torino 1983, pag. 3. |
3) Il concetto di inconscio collettivo.
Opere, pag. 43. |
4) Aion: ricerche sul simbolismo del
sé. Opere, pag. 169. |
5) Idem come sopra |
6) La Grande Madre. Erich Neumann.
Astrolabio, Roma 1981, pag. 17. |
7) Immagini e simboli. Mircea Eliade.
Jaca Book, Milano 1984, pag. 16. |
8) Idem come sopra, pag. 23. |
9) Il Mulino di Amleto. Giorgio de
Santillana e Herta Von Dechend. Adelphi, Milano 1983, pag. 186. |
10) Scrive Giulio Romano (Corso di
Astronomia, Fabbri Editori, Vol. I, pag. 97):
«Quindicimila o ventimila anni fa, vagando in cerca di
cibo attraverso regioni poco ospitali, i nostri progenitori tenevano nota dei fenomeni
celesti che ricorrevano periodicamente, quali ad esempio le fasi della luna ed il
succedersi delle stagioni. Su diversi reperti di osso trovati in varie zone dEuropa
a anche in Africa, lo studioso americano Alexander Marshak ha scoperto infatti strane
serie ricorrenti di incisioni che si alternano in gruppi di 28-30 segni (o tacche) dello
stesso tipo. Lanalisi microscopica ha rivelato come lincisore, che operava con
strumenti di pietra dura, la selce, fosse ritornato più volte sulle stesse tacche, quasi
avesse voluto ripetere la serie di segni in epoche differenti. La forma di alcune di
queste strane incisioni e la periodicità con cui si succedono hanno fatto supporre che
esse avessero avuto la funzione di indicare il trascorrere del tempo, contando i giorni
della luna e registrandone le fasi.». Margherita Hack, da parte sua, afferma
che «lastronomia ... ha una preistoria che si
confonde con lastrologia e che risale ad almeno 3.000 anni a.C., quando i
Babilonesi, ottimi osservatori e matematici, incidevano le loro tavolette divinatorie
annotandovi il ricorrere delle eclissi e i moti planetari; mentre gli Egiziani, seguendo
le stelle, orientavano le piramidi e predicevano le piene del Nilo». |
11) Tester, Jim. Storia
dellAstrologia occidentale. ECIG, Genova 1990, pag. 30/32. |
12)
Op. Cit., pag. 18. |
13) Sementovsky-Kurilo, Nicola. Der Mensch griff
nach den Sternen. Werner Classen Verlag, Zurigo 1970, pag. 17. |
14) Lastrologia - Storia e
metodi. Giuseppe Bezza. Teti editore, Milano 1980, pag. 115. |
15) Dalla psicanalisi
allAstrologia. André Barbault. Morin, Siena 1971, pag. 97. |
16) Op. Cit., pag. 101. |
17) Gli archetipi e linconscio
collettivo. Op. Cit., pag.
62. |
18)
Lastrologie grecque. Auguste Bouché Leclerq. Ernest Leroux Editeur, Paris 1899,
pag. II. |
18 bis) La scienza
dellastrologia. André Barbault. Nuovi Orizzonti, Milano 1989, pag. 49. |
19)
Op. Cit., pag. 37. |
20) Ciro Discepolo. Ricerca 90 n.
13, pag. 106/107. |
21) Lenigma dello Zodiaco.
Jacques Sadoul. Palazzi Editore, Milano 1973, pag. 50. |
22) Citato da André Barbault in
Dalla Psicanalisi allAstrologia, Op. Cit., pag. 21. |
23) Dalla Psicanalisi
allAstrologia. Op. Cit., pag. 23. |
24) Astrologia e Mito. Roberto
Sicuteri. Astrolabio, Roma 1978, pag. 15. |
25) Ricordi, sogni, riflessioni di C.G.
Jung. Aniela Jaffé. Rizzoli 1979, pag. 318. |
26) Corso di Astrologia. H. Von Klocker. Vol. II. Edizioni Mediterranee,
Roma 1979, pag. 224. |
27) Perché lastrologia. Carlo
Fenoglio. Eri, Torino 1972, pag. 133. |
|
TORNA A PSICOLOGIA
HOME |
|