LA LUNA E I SUOI MITI


Relazione di Paolo Quagliarella

paoloquagliarella@hotmail.com

 

Per gentile concessione C.I.D.A.

 

 

Solo se non spegniamo il senso delle parole nel recinto del loro significato abituale, l’astrologia avrà ancora molto da dire anche nel tempo del disincanto del cielo, non tanto in ordine ai contenuti empirici, ma in ordine a quel modo di pensare che è un passare, un passare oltre, attraverso l’analogia, in quella regione aperta dove la potenza del simbolo, anche se non viene nominata, come quella del sole, è già in mezzo alle cose.

(La casa di Psiche. Dalla Psicoanalisi alla pratica filosofica.
Umberto Galimberti. Feltrinelli 2005. Pagg. 219-220)

 

 

Fra tutti i dieci pianeti considerati in astrologia sino ad oggi, ognuno ha un corrispettivo mitologico, una associazione pianeta-mito ben definita, fuorché la Luna. Questo ci fa riflettere anche su possibili implicazioni archetipiche, ovvero: se tutti i pianeti hanno un corrispondente mito e la Luna non ne ha uno ben definito, ma molteplici, vorrà dire che è il pianeta che più si avvicina all’uomo, alle sue sfaccettature di personalità, ai suoi accadimenti interiori e non.

Poiché non viene “identificata” con un solo mito, non viene “chiamata” in una sola maniera (nominata), possiamo cercare di farle assumere il suo significato e di identificarne i miti in funzione dei segni che attraversa lungo l’arco dello zodiaco, attraverso la luce riflessa dal Sole che illumina stagionalmente questi ultimi e che fa si che le nozze alchemiche si compiano giorno per giorno per tutta la durata della vita di un individuo. L’individuo è appunto tale quando il principio supremo di unità e individuazione, il Sole e la Luna, molteplicità, si uniscono. Abbiamo così quattro piani di relazione soli-lunari:

1. I segni che hanno senso soltanto grazie al percorso del Sole e che anche la Luna attraversa. Un individuo che nasce ha il Sole e la Luna in determinati segni e ciò evidenzia le nozze alchemiche che diventano rappresentazione archetipica e che quindi si concretizza nell’uomo.

2. La Luna Nuova. La vera conjunctio alchemica

3. La Luna Nuova in Leone in cui l’energia solare è doppia grazie al domicilio dell’astro diurno

4. La Luna Nuova in Cancro, in cui l’energia lunare è doppia grazie al domicilio dell’astro notturno.

Soltanto da queste prime righe comprendiamo la difficoltà nel comprendere cosa, ma soprattutto chi sia la Luna: quale divinità, olimpica e no, possa identificarla. Proprio perché, come si è visto nel punto 1, la Luna assume il suo più grande significato e si realizza nella nascita fisica di un individuo, a mio avviso, diviene importante cercare di identificare i miti lunari attraverso le simbologie che si evincono nel suo transito lungo i dodici segni dello zodiaco, cercare quindi delle divinità femminili olimpiche che rispecchino il significato della Luna nei dodici segni.

 

I Miti della Luna:

 

ARTEMIDE (ARIETE)

SELENE (TORO)

EBE (GEMELLI)

ESTIA (CANCRO)

ECATE (LEONE)

DEMETRA (VERGINE)

AFRODITE (BILANCIA)

PERSEFONE (SCORPIONE)

SEMELE(SAGITTARIO)

ATENA (CAPRICORNO)

ERA (AQUARIO)

EOS (PESCI)

 

Nel prosieguo dell’esposizione, oltre a raccontare i miti lunari, tratteggerò in pochissime righe il significato della Luna nel segno poiché ritengo che ognuno di noi, conoscendone la posizione nel propria tema, debba vivere archetipicamente il mito come meglio lo sente e lo attualizza nella rappresentazione delle propria vita. Non me ne vogliate, quindi, se parlerò pochissimo di Astrologia ma racconterò più che altro storie che rappresentano il percorso evolutivo delle nostre emozioni, ogni giorno e per sempre.

Non è detto che l’astrologia debba essere sempre strumento di indagine e di conoscenza, e che ci sia bisogno di un astrologo per l’interpretazione, ma a mio avviso è necessario che cominci a prendere le forme di uno strumento che permetta al consultante la rilettura della propria realtà emotiva e reale, delle proprie vicissitudini attraverso la storia raccontata dai simboli che forniscano una rinnovata struttura portante della personalità. Gli astri, infatti, nel loro peregrinare infinito raccontano le gesta e le storie degli dei, di quelle divinità che ognuno di noi ha dentro, raccontano la storia, l’epopea dell’ uomo.

 

LUNA IN ARIETEARTEMIDE

Artemide, nota ai romani come Diana, era la dea della caccia e della Luna. Era figlia di Zeus e di Leto e viveva nelle foreste con i cani e le sue ninfe a contatto con la natura. Vestita con una corta tunica possedeva un arco d’argento e una faretra colma di frecce che usava in maniera mirabile.

Come dea lunare veniva rappresentata con una torcia in mano o con il capo circondato dalla Luna e le stelle. Analogamente l’arco d’argento è associabile alla falce lunare. Come divinità della vita selvaggia veniva associata a molti animali con tale qualità come il daino, la lepre, il cervo che possiedono in sé una natura sfuggente. La leonessa era il simbolo della sua regalità e della bravura da cacciatrice, mentre l’orso feroce rappresentava il suo aspetto distruttivo, ma allo stesso tempo protettivo rispetto ai piccoli (in Grecia le puellae consacrate alla dea erano dette “orse” poiché protette da lei).

Artemide, sorella gemella di Apollo, dio del sole, era nata prima di lui. Sua madre, Leto, era una divinità della natura figlia di due Titani, Zeus era suo padre. Leto trovò ostacolo al parto in Era, legittima moglie di Zeus, quindi tutti si rifiutavano di darle una mano poichè temevano la vendetta della madre degli dei. Leto si rifugiò quindi a Delo dove diede alla luce Artemide e quest’ultima aiutò sua mamma a far partorire il gemello Apollo. Infatti la dea Artemide veniva anche chiamata in soccorso delle partorienti che dovevano sopportare grandi dolori o un lungo travaglio. Al compimento del terzo anno della divinità, Leto portò la figlia da suo padre Zeus sull’Olimpo, il quale, vedendola in tutta la sua grazia e bellezza, si compiacque di tanta bravura nel mettere al mondo una figlia, al punto che le furie della moglie Era passavano in secondo ordine. Zeus allora disse che Artemide avrebbe ricevuto qualsiasi cosa avrebbe desiderato. Ella, a questo punto, chiese arco, frecce, una muta di cani con cui andare a caccia, una tunica corta per correre abbastanza in fretta, terre selvagge e inesplorate, ninfe e non ultima per importanza la possibilità di effettuare personalmente le proprie scelte per sé, senza chiedere permesso al padre. Zeus le concesse tutto.

Per scegliere i suoi doni la dea si recò dapprima al fiume alla ricerca delle ninfe più belle, poi andò dai ciclopi, gli artigiani di Poseidone, affinché le forgiassero arco e frecce e poi cercò Pan per farsi donare alcuni fra i suoi migliori cani da caccia. Raccolto tutto il necessario, poiché la notte si avvicinava e non vedendo l’ora di provare i suoi doni, si recò immediatamente a caccia alla luce delle torce. Artemide era una divinità che agiva in maniera rapida e decisa, sia per suo piacere, sia quando era chiamata in soccorso da qualcuno.

Fra i racconti legati alla dea ve ne sono di numerosi e interessanti. Un giorno la mamma della dea, Leto, si stava recando a Delfi per andare a trovare Apollo quando il gigante Tizio cercò di violentarla. Artemide, avuta l’informazione, corse in suo aiuto, puntò il suo arco e lo uccise. Analogamente sua madre fu offesa da Niobe che aveva affermato che i propri figli fossero numerosi e più belli dei suoi due, Apollo e Artemide stessa, allora quest’ultima, infuriata per l’onta subita dalla madre, uccise tutti i figli di Niobe e, infine, la trasformò in una rupe grondante lacrime (una cascata). E’ importante segnalare che nessuna altra dea si sia mai lanciata in aiuto della propria madre, così come ha fatto Artemide.

Anche altre donne chiesero l’aiuto di Artemide: fra queste vi è stata Aretusa, una ninfa dei boschi che, tornando da una battuta di caccia, si era recata in un fiume per rinfrescarsi, ma il dio di quel fiume, Alfeo, la scorse e mentre faceva il bagno cercò di violentarla; non riuscendovi le corse dietro per averla. Artemide, ascoltate le grida, raggiunse Aretusa e, per nasconderla all’inseguitore, la nascose prima in una coltre nebbiosa e poi la trasformò in fonte.

Artemide era spietata anche con coloro che la offendevano direttamente. Un giorno il cacciatore Atteone, insieme ai suoi cani da caccia, vide in un torrente la dea e le sue ninfe che facevano nude il bagno. Artemide, resasi conto di essere spiata, schizzò dell’acqua sul viso del mal capitato e lo trasformò in cervo, così che i cani si scagliarono contro il loro padrone e venne sbranato.

Un altro cacciatore ucciso da Artemide, seppur involontariamente, fu Orione. Poiché il cacciatore aveva avuto numerose donne divine fra cui anche Eos protettrice di Delo, Apollo temeva che Orione avrebbe potuto far innamorare sua sorella, Artemide, che a propria volta lo aveva invitato ad una battuta di caccia. Un giorno Orione, mentre faceva il bagno a pelo d’acqua, tenendo fuori soltanto la testa, venne colpito da una freccia di Artemide che era stata sfidata da Apollo, il quale desiderava vendicarsi. Apollo, infatti, invitò la sorella a colpire un oggetto che si vedeva in lontananza nell’oceano e che altri non era che il povero sventurato. Quando Artemide si accorse dell’errore chiese ad Asclepio, figlio di Apollo, di ridonare la vita ad Orione, ma Zeus non lo permise colpendo la divinità con un fulmine. A questo punto Artemide non potè fare altro che trasformare Orione nell’omonima costellazione rendendolo immortale agli occhi degli uomini e regalandogli il cane Sirio, la stella principale della costellazione.

Artemide era inoltre conosciuta come dea lunare (terrestre) insieme a Selene (celeste) ed Ecate (mondo sotterraneo). Artemide come dea della caccia e della Luna era la personificazione dello spirito femminile, indipendente e guerriero. L’archetipo che rappresenta permette alla donna di ricercare liberamente i propri obiettivi.

Artemide era immune all’innamoramento e non fu mai moglie o amante, anzi quando stava per accadere, o si paventava tale possibilità (Orione), intervennero fratello e padre, chi per un motivo, chi per altro a bloccare eventuali tentazioni poiché doveva restare l’archetipo dell’integrità, completezza e del bastare a sé stessa. Tale archetipo permette di farla sentire completa anche senza un partner e di perseguire interessi e un lavoro che la appassionano. La caccia con l’arco rappresenta per la dea la capacità di concentrarsi su un obiettivo (mirare) ed avere la certezza di colpirlo. Più ostacoli e competitività incontrerà sulla propria strada, maggiore sarà la voglia di raggiungerlo senza farsi distogliere da nulla e da nessuno. Il fatto che corresse in aiuto delle donne mostra come Artemide sia anche rappresentativa del femminismo e del cameratismo che desidera esista fra loro.

Artemide è una divinità ben voluta dai genitori, amata dalla madre e sorretta dal padre in tutto per tutto, facendone la figlia prediletta, guai ad andarle contro, diventerebbe intrattabile. La verginità di Artemide è da guardare più da un piano simbolico; infatti tramite essa lei riuniva attorno a sé altre donne di pari caratteristiche, quindi cercava di trovare un punto comune che le facesse sentire unite e sorelle, cosa che raramente accade sinceramente fra le donne.

Dire che è rappresentativa della Luna in Ariete, diviene a questo punto una mera formalità. In Ariete infatti troviamo Marte, pianeta guerriero e conquistatore, rappresentante anche il cameratismo, Sole (Apollo), Plutone (l’immortalità offerta ad Orione). Analogamente vediamo come delle figure tipicamente familiari (Luna in Cancro – quarta casa), padre e fratello, intervengano pesantemente nella vita della dea influenzando tutta la storia. Molto spesso infatti, i soggetti con la Luna nel segno considerato, si sentono eccessivamente legati/condizionati dalla famiglia e vivono il dramma dell’allontanamento necessario dalla stessa.

 

 

LUNA IN TORO – SELENE

Definita come “dea della luna”, Selene era figlia di due titani Iperone e Tea ed era sorella di Eos (l’aurora) e Elio (il sole). Il nome Selene richiama il greco σέλας che significa “luce”.

In uno dei miti più antichi la dea figurava come divinità lunare che, in forma di vacca, si accoppiava con il dio sole in forma di toro. Si pensi al glifo astrologico del toro stesso che è l’insieme del cerchio solare (la testa) e di una mezza luna (le corna). La divinità é spesso raffigurata su di un carro trainato da buoi (la semina dopo l’aratura della terra), oppure su una biga trainata dai cavalli che segue o precede il dio del sole a seconda che si rappresenti la luna crescente o calante.

Selene è ricordata anche per i diversi matrimoni contratti con le divinità: Zeus, Pan, Endimione e le relazioni con suo fratello Elio. Come divinità lunare è riconosciuta anche Pasifae moglie di Minosse che innamoratasi di un toro bianco si fece costruire da Dedalo una statua dalla forma di vacca affinché potesse copulare con l’animale. Dall’atto nacque poi il Minotauro, la bestia metà uomo e metà Toro.

Tornando a Selene, ebbe due figli da Zeus: Pandia (Inni Omerici 32.15) che significa “la completamente splendente” e che si riferiva alla luminosità delle notti di plenilunio, e Erse (la rugiada). L’amore con il dio Pan, invece, è stato frutto di un’idea dello stesso che per sedurla aveva coperto il suo pelo nero e irsuto grazie ad un vello di pecora bianca riuscendo così a caricare Selene sulla schiena e a portarla via. Dalle scappatelle con Elio si dice fossero nate le Ore, divinità che presiedevano alle stagioni e alla fertilità ciclica ad esse connesse. Ma la storia d’amore più conosciuta è quella avuta con il pastore Endimione che si dice Selene andasse, al suo tramonto, a trovare in una grotta delle montagne del Latmo (Asia Minore) ogni notte e lo baciasse, mentre lui era inerte, colto da un sonno profondo. Dagli amplessi di Selene e del suo amato si dice fossero nate ben cinquanta figlie. Fra i diversi motivi per cui si diceva che Endimione dormisse, vi era anche quello che Ipnos (dio del sonno) si fosse innamorato di lui e, pur di giacere con quest’ultimo, l’avesse fatto assopire nel sonno eterno.

La Luna in Toro è tutto questo: passione carnale che, pur di dominare l’amato, lo fa cadere con i suoi giochi amorosi in stato di piacevole trance; è trasporto animale e non controllato, carnalità, prolificità, fertilità stagionale. Quest’ultima caratteristica è propria del ciclo soli-lunare e della sua scansione temporale dalla cui unione sono nate, come si è visto, le Ore (stagioni).

La Luna è domificata in Toro secondo l’astrologia classica, insieme all’esaltazione di Giove (Zeus) e dà origine alla “completamente splendente” Pandia, ma la Luna è anche ingenuità o presunta tale, quando scappa con Pan facendo finta, a mio avviso, di non accorgersi della mistificazione, pur di soddisfare il suo bisogno di carnalità e possesso.

 

LUNA IN GEMELLI – EBE

Ebe era figlia di Zeus ed Era, il suo ruolo era quello di coppiera degli dei prima che arrivasse Ganimede. Ebe viene ricordata anche come Ganimede, ovvero “colei che allieta”.

Diviene moglie di Eracle, quando quest’ultimo ascende all’Olimpo come immortale. E’ ricordata come dea che è in grado di restituire la giovinezza. Viene rappresentata nell’iconografia classica, a volte, anche alata.

La Luna nel segno dei Gemelli è senza dubbio rappresentante di giovinezza e convivialità, è frivola e veloce, scattante e pronta, come se volasse da una parte all’altra delle emozioni senza mai fermarsi, senza mai “patire” totalmente. I pianeti dei Gemelli sono Mercurio (Ganimede, giovinezza), Y (tempo infinito e non misurabile), Plutone (Ade, immortalità).

 

LUNA IN CANCRO – ESTIA

Prima figlia di Crono e Gea, quindi la prima ad essere inghiottita dal padre. Dea greca del focolare, o meglio, del fuoco che brucia in esso. Quando Poseidone e Apollo le si presentarono come pretendenti, Estia giurò sulla testa di Zeus di restare vergine per sempre.

Dato che il focolare era ritenuto il centro più importante della vita di ogni famiglia, ella simbolicamente risiedeva nella parte più intima e nascosta delle abitazioni. A lei era dedicato il sacro fuoco che bruciava sugli altari e al momento del sacrificio, compiuto dagli umani alle altre divinità, la prima a godere del medesimo doveva essere lei, ovvero il fuoco presente sul suo altare.

Il nome di Estia era invocato spesso a testimone nei giuramenti privati ed anche pubblici, poiché si riteneva che la città fosse come una grande famiglia che quindi era sotto la sua protezione. Nelle case private, quando i supplici chiedevano ospitalità, era d’uopo chiederlo nei pressi del focolare, così come quando dei coloni partivano per fondare una nuova città portavano con sé il fuoco sacro preso dal tempio della città madre.

Il mito che senza dubbio ha richiesto meno lavoro interpretativo e associativo è quello di Estia, poiché appare evidente che non possa essere altro che la spiegazione simbolica della Luna nel segno del Cancro. Accogliente e protettiva, madre universale di tutti, familiare, patriottica, nascosta nell’intimo della casa e dell’anima, è colei che sa tutto anche delle altre divinità e di ciò che a loro viene richiesto, poiché partecipe in ogni sacrificio fatto agli altri dei. Garante della continuità dell’esistenza della famiglia e nucleo centrale di ogni cosa sia dello Stato che dell’uomo. Neutrale e vergine sia alle spinte solari apollinee, sia a quelle emotivo nettuniane. In Cancro troviamo anche in domicilio secondario il Sole.

 

LUNA IN LEONE – ECATE

Divinità greca figlia di Perseo e Asteria era un titano, l’unico, per altro, a mantenere il potere anche sotto il dominio di Zeus. Si diceva che essa fosse contemporaneamente Selene (in cielo), Artemide (sulla terra), Persefone (nell’Ade). Ecate unisce in sé i tre regni in una sorta di fusione alchemica. Tra le sue gesta è da annoverare la ricerca di Persefone nel regno degli inferi che quando fu da lei trovata, rimase al suo fianco in qualità di amica.

Ecate era considerata la Luna nera (Luna nuova), simbolo di morte, ma anche di punto in cui tutto rifluisce per poter prepararsi a rinascere. A lei erano associati i poteri oscuri e la stregoneria.

Di primo acchito può sembrare una forzatura interpretativa unire il Leone (luminosità) a Ecate, ma a ben leggere il mito non è così. Il segno del Leone, proprio perché domicilio solare, simbolizza, quando la Luna è nel segno, le nozze alchemiche dei due luminari attraverso la nigredo (Scorpione): la putrefazione, per poi rinascere a nuova vita.

Nei temi natale in cui la Luna è in Leone, si evidenzia in maniera forte la necessità di vivere le simbologie lunari o in maniera fortemente estroversa e appariscente o per un altro verso in maniera nascosta e dimessa. Può capitare, infatti, che gli uomini con la Luna in Leone siano attratti dalla donna forte e appariscente, ma a lungo andare si sentano spodestati da quest’ultima e proiettino su di lei le loro frustrazioni di uomini devirilizzati. Per le donne, invece, può accadere che siano egocentriche e appariscenti oppure che restino timide e nascoste, anche trasandate, pur di non dare nell’occhio, ma proprio nell’esagerazione di quest’ultimo modo di essere rivivono il lato leonino.

 

LUNA IN VERGINE – DEMETRA

Dea della terra, era protettrice dell’agricoltura e di tutti frutti da lei provenienti.

Figlia di Crono e di Rea e sorella di Zeus col quale si sposò ed ebbe una figlia Persefone. Zeus, senza che Demetra ne fosse al corrente, aveva promesso in moglie Persefone ad Ade e mentre un giorno l’ignara fanciulla coglieva dei fiori, le si spalancò la terra sotto i piedi e cadde nel regno sotterraneo di Ade. Demetra, saputo dell’inganno dal Sole, dopo aver vagabondato alla ricerca della figlia, furiosa decide di lasciare l’Olimpo e di vivere tra i mortali, dando, a chi le offriva riparo nel suo vagabondare, i propri doni. Nel frattempo la sua collera aveva fatto si che la terra si inaridisse e non producesse più frutti, allora Zeus decise di incaricare Ermes di scendere nel regno di Ade e riportare Persefone alla madre. Ade acconsentì alla restituzione, ma prima di lasciarla andare fece mangiare una melagrana. Demetra riebbe sua figlia, ma dovette condividerla con Ade che ne avrebbe goduto per un terzo dell’anno, durante il quale sarebbe dovuta tornare nel suo regno sotterraneo. La melagrana che aveva fatto mangiare a Persefone fu lo strumento tramite il quale Ade si garantì il ritorno “stagionale” della propria sposa.

Vi sono altri tre miti minori riguardanti Demetra. Il primo si riferisce a Poseidone che invaghitosi di lei la conobbe seppure la dea si fosse trasformata in giumenta al fine di sfuggirgli. Da questa unione nacque il cavallo Arione che fu di proprietà di Eracle e si diceva avesse il dono della parola (Properzio 2.34, 37). Il secondo narra di Demetra che si era innamorata di un cacciatore cretese, Iasione, e che fece suo nell’isola di Creta, in un campo tre volte arato; da questa unione nacque Pluto, la ricchezza. L’ultimo mito, invece, risulta essere uno dei più tenebrosi, poiché riguarda la vendetta della dea che inflisse a Erisitone la fame eterna, poiché il giovane aveva distrutto una foresta a lei sacra: il poverino alla fine si cibò delle proprie carni per poter sopravvivere.

La Luna nel segno della Vergine, a mio avviso, non è come hanno scritto alcuni astrologi una Luna “inaridita”, così come si può vedere dal mito di Demetra, è anzi una posizione che offre protezione e cura degli interessi propri e degli altri e che si rende conto della ciclicità della vita e della necessità di essere produttivi. Nella sua forma negativa è chiaro che può portare anche all’autolesionismo e allo stress da produzione, tanto da fagocitare se stessi e chi si ha attorno pur di soddisfare i propri bisogni. In Vergine troviamo il domicilio di Y, inteso come tempo ciclico e stagionale, Mercurio (riporta Persefone dalla propria madre), e Saturno (la terra arata, il solco).

 

LUNA IN BILANCIA – AFRODITE

Dea dell’amore e della bellezza, ha diverse geniture. Nell’Iliade è presentata come figlia di Zeus e Dione, altri come Platone la descrivono come nata dalla spuma del mare ed Esiodo nella Teogonia afferma che fosse nata dal membro di Urano, gettato da Crono nell’Egeo. Un’altra nascita è descritta da Eliano (De natura animalium 14.28) in cui si dice che Afrodite fosse nata da una conchiglia, elemento che le è poi rimasto sacro. Inoltre si diceva che la Dea prima di passare sulla terra vivesse in mare come sposa di Nerite e che, poiché quest’ultimo non aveva voluto seguirla, lo trasformò in conchiglia affinché fosse sempre al proprio fianco. Una volta ascesa all’Olimpo, divenne subito la sposa di Efesto, che comunque tradì molto spesso con Marte, ma non solo con lui. Afrodite aveva il dono di dominare tutte le divinità fuorché Athena, Artemide ed Estia. Come vedremo Athena è la divinità associata al Capricorno e insieme alle altre tre forma la croce dei segni fissi, come se una non potesse influenzare l’altra, ma le fosse complementare.

Dall’unione di Afrodite ed Ares nacque Armonia, destinata a personificare l’equilibrio fra le diverse tendenze genitoriali. Oltre lei nacquero Fobos (dio dello panico), Deimos (dio del terrore), Eros (dio dell’amore) e Anteros (amore corrisposto).

Afrodite suscitava amore ovunque andasse, ecco perché era oggetto di gelosia da parte delle altre divinità femminili. Vi sono anche altri miti che mostrano Afrodite come divinità ctonia legata alla fertilità.

In Bilancia troviamo i pianeti Venere, Saturno e X. Il primo si lega ottimamente al mito spiegando come le persone con questa posizione della Luna siano ben disposte verso gli altri e affascinino con garbo. Amanti dell’arte del bello e dell’armonia. Ciò che mi lascia dubbioso è la posizione di Saturno esaltato in Bilancia e la possibilità che invece qui si trovi Urano, così come afferma Lidia Fassio – ipotesi che non escludo e che avvalora l’idea dei diversi tradimenti e infatuazioni della dea che fugge dalla routine (Urano). Inoltre, secondo alcuni miti, come abbiamo visto potrebbe essere “figlia” di Urano. La posizione di X in Bilancia, invece, conferma il lato ctonio del mito.

 

LUNA IN SCORPIONE – PERSEFONE

Il mito di Persefone è già stato ampiamente trattato quando ho parlato di Demetra, sua madre; ciò che c’è da aggiungere è che come moglie di Ade aveva il controllo sulle anime dei morti. Da Ade si dice avesse avuto tre figlie, le Erinni (Aletto, Megera e Tisifone), dee della vendetta che punivano coloro i quali avevano commesso reati come la disobbedienza verso i genitori o gli anziani, l’assassinio, la mancanza di rispetto verso i deboli.

Dire che la Luna in Scorpione è vendicativa è senza dubbio scontato, ma tant’è. La profondità d’animo e la sensibilità verso gli altri e i deboli è anche ben spiegata dal medesimo mito delle Erinni, così come il fatto che letteralmente “dominare le anime dei morti”, possa anche significare riuscire a gestire, celare e subdolamente far compiere delle azioni a tutti coloro i quali possegono spirito debole e influenzabile. In Scorpione trova domicilio Plutone (Ade), esaltazione di Mercurio (Ermes, che la conduce via dagli inferi per tornare da Demetra: Mercurio è domiciliato in Vergine) e Marte (azione, volitività e vendetta).

 

LUNA IN SAGITTARIO - SEMELE

Il mito che meglio spiega la posizione della Luna in Sagittario è quello di Semele. Secondo Esiodo era figlia di Cadmo e Armonia e fu amata da Zeus sotto spoglie mortali. Questo amore suscitò la gelosia di Era che decise di trasformarsi in Beore, sua nutrice, affinché potesse offrirle malevoli consigli e allontanarla così dal suo congiunto tonante. Era-Beore consigliò a Semele di chiedere a Zeus di mostrarsi a lei in tutto il suo splendore divino e non come accadeva solitamente da mortale. Il padre degli dei cercò di persuadere Semele dal desiderio, ma le aveva promesso in precedenza che avrebbe acconsentito ad ogni suo desiderio. E così fu. Zeus le apparve in tutto il suo splendore, avvolto da nubi e fulmini, così come appariva a sua moglie Era, ma la poverina, Semele, essendo mortale, non sopportò la vista e il contatto con tali energie della natura e venne avvolta dalle fiamme e bruciata poiché colpita dalle saette di Zeus. Semele, intanto, portava in grembo un figlio di Zeus, Dioniso, che per lo spavento venne dato alla luce tra le fiamme, ma contemporaneamente grazie ai fulmini paterni divenne immortale. Il padre, visto l’accaduto, lo prese con sé prematuro e lo cucì in una sacca creata sulla propria coscia attendendo il momento giusto per poi farlo nascere. Dioniso, una volta adulto, si recò negli inferi e salvò sua madre conducendola poi nell’Olimpo come divinità immortale alla quale venne dato il nome di Tione, che letteralmente significa: “l’esaltata”.

Semele è stata venerata anche in Asia minore con un nome che somigliava a quello di Ctonia, proprio ad indicare i suoi legami con il mondo sotterraneo. Sempre nella medesima zona geografica e più precisamente sul monte Sipilo si diceva che la dea, allora mortale, fosse stata avvicinata da Zeus, mentre a Tebe il luogo dell’incontro divino era ritenuto essere il palazzo di Cadmo, dove per di più, nel posto in cui era stata incendiata era nata una vite, chiudendo in maniera circolare anche il mito di Dioniso che era protettore, appunto delle viti (Pausania. 9.16.15).

La Luna, se può dirsi ottimista e ingenua, lo è certamente quando si trova nel segno del Sagittario. Impulsiva, desiderosa di passione, di avere tutto e subito, di essere illuminata dalla luce solare per timore di non essere apprezzata come si deve, di brillare per prima e di non avere capacità seduttive e sotterranee. I pianeti signori e esaltati nel segno sono Giove (Zeus), X e Nettuno. L’associazione del mito di Semele a Giove è astrologicamente naturale: se si pensa che la parte del corpo associata al Sagittario sono le cosce, ricolleghiamo immediatamente la nascita di Dioniso.

 

LUNA IN CAPRICORNO - ATENA

Atena, identificata con l’appellativo di Pallade, era figlia di Zeus e Metide (“il saggio consiglio”), divinità dalla quale sarebbero nati solo figli accorti e saggi come la madre. Gea e Urano predissero a Zeus che dalla sua consorte, Metide, sarebbe nato un erede più saggio di lui che l’avrebbe spodestato, quindi impaurito dalla profezia ingoiò sua moglie e la tenne nascosta nelle proprie viscere affinché il futuro figlio avesse potuto portare saggi consigli dall’interno soltanto a lui.

La nascita di Atena è raccontata in tre versione diverse, ma simili nella loro natura, ovvero ella nacque dalla testa di Zeus. Nella prima versione del mito, prima nell’ordine in cui la racconto non in ordine storiografico (Esiodo, Teogonia 887), Atena apparve fuori dalla testa di Zeus armata di tutto punto lanciando un terribile urlo di guerra. In una seconda versione, pur nascendo sempre dalla medesima parte del corpo, poiché data alla luce nei pressi del fiume Tritone ebbe l’appellativo di Tritogenia; nella terza versione del mito si narra che Efesto, o Prometeo, aprirono in due con un colpo d’ascia la testa di Zeus dalla quale apparve la dea Atena sempre con la sua armatura, ma terribile a vedersi. Dopo la nascita Atena fu allevata dal dio fluviale Tritone, il quale aveva una figlia, Pallante, e si allenava con lei nell’arte delle armi. Durante uno di questi combattimenti Atena era in procinto di essere ferita da Pallante e Zeus, accortosi del pericolo, intervenne frapponendo fra le duellanti la sua egida, ovvero la pelle di capra che suscitava terrore. L’amica di Atena, spaventata, venne colpita da quest’ultima e morì. Disperata per la morte di Pallante, Atena ne fece una statua che la riproduceva, il Palladio, e la pose di fianco alla statua di Zeus.

Atena è rappresentate come una dea Vergine: infatti, dopo la sua nascita, Zeus la promise ad Efesto, ma quest’ultima la prima notte di nozze sparì dal talamo nuziale e il seme di Efesto sparso in terra generò Erittonio, che venne poi preso sotto l’egida della dea. Tra i suoi spasimanti si annovera anche l’indovino Tiresia che divenne cieco quando la scorse nuda al bagno.

Poichè figlia della divintà più potente e di quella più saggia, in lei furono riconosciuti e fusi entrambi i poteri. Protettrice delle leggi e dello Stato è quindi una divinità guerriera. Si dice avesse inventato il carro da guerra insieme al flauto. Ma un giorno, mentre suonava lo strumento, si specchiò in un lago e spaventata dal suo aspetto deforme a causa delle smorfie provocate nel suonare lo stesso, lo gettò via e il medesimo venne raccolto da Marsia, un fauno. Poiché il Capricorno è associato anche al mito di Pan, il quale creò l’omonimo flauto, cogliamo una analogia di significato rispetto all’aspetto esteriore non gradevole per entrambi i rappresentanti del segno.

Restando sempre nell’ambito della divinità guerriera, è da ricordare che sullo scudo di Atena era rappresentata la testa della Gorgonie, Medusa, che aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse in volto. Quest’ultima fu uccisa da Perseo. Un altro racconto mitico legato ad Atena è quello in cui Poseidone e la dea si contesero il predominio sull’Attica. Per porre fine alla contesa gli dei decisero che chi avrebbe regalato agli uomini il dono più prezioso sarebbe stato protettore dell'Attica. Poseidone, dopo aver colpito con il suo tridente una pietra, ne fece scaturire una fonte di acqua salata, Atena, invece, fece nascere un ulivo sull'Acropoli. La sfida fu vinta da Atena.

La Luna nel segno del Capricorno simboleggia saggezza e controllo, nonché gestione delle proprie emozioni per un fine razionale superiore. Le leggi dello stato rappresentano tale fine. Il domicilio di Saturno in Capricorno, oltre a rappresentare i freni emotivi all’innamoramento della dea ne rappresentano la saggezza, inoltre se pensiamo che Saturno inghiottiva i suoi figli per paura di essere spodestato, la medesima sorte è capitata ad Atena. Marte esaltato nel segno ne evidenzia le virtù guerriere, mentre Urano l’inventiva a fini bellici (la costruzione del carro) e sociali (la nascita dell’ulivo).

 

LUNA IN AQUARIO – ERA

Il nome greco Hera significa propriamente “la signora”. Figlia di Crono e di Rea e sorella di Zeus, ne divenne moglie. Secondo Omero fu allevata da Oceano e Teti e in seguito andò sposa al proprio fratello. Sulle nozze delle due divinità vi sono diversi racconti.

Secondo l’Iliade fu Era a sedurre Zeus sul monte Ida in Asia Minore. Secondo altre fonti mitologiche le nozze si svolsero nel palazzo di Zeus presso Oceano e furono nozze fastose in cui parteciparono tutte le divinità, portando con sé numerosi doni. Secondo un’altra versione si svolsero delle nozze segrete tra i due fratelli. Sempre nell’Iliade Era veniva trattata dagli altri dei sempre con sommo rispetto, così come accadeva per Zeus, benché lei avesse meno poteri del consorte e fosse assoggettata al suoi volere. Donna difficile, gelosa, ostinata e litigiosa ha messo spesso Zeus in difficoltà. Una di queste occasioni è stata quando la dea, in accordo con Poseidone e Atena, aveva pensato di mettere Zeus in catene. Il padre degli dei, in questa occasione come in altre, arrivava addirittura a percuotere la consorte. Una volta Era venne addirittura appesa per le due braccia alle nuvole e le furono posti dei contrappesi alle gambe che le stiravano tutto il corpo. Tale fu la vendetta di Zeus poiché aveva perseguitato Eracle.

Fra tutte le divinità Era è stata l’unica riconosciuta come “ufficialmente” sposata, mentre le altre divinità, così come Afrodite con Efesto, erano rappresentate come soggetti aventi relazioni più o meno durature. Era infatti veniva venerata come protettrice dei matrimoni, delle partorienti e della sfera sessuale delle donne. Come Zeus era l’unica divinità che aveva la capacità di procreare senza la partecipazione del partner, cosa che fece per vendicarsi della nascita di Atena, partorendo Tifone. E’ stata una sorta di antesignana del femminismo che andava contro la società patriarcale, che voleva la donna succube del marito.

Proprio partendo da tale ultima affermazione comprendiamo come la Luna nel segno dell’Acquario sia anticonvenzionale per antonomasia e rivoluzionaria, ma rappresenti anche la stabilità dei valori fondamentali della prole e della necessità di sostentamento degli stessi. Urano e Saturno sono infatti domiciliati nel segno, mentre Nettuno (Poseidone) esaltato è colui che cerca di disgregare le negatività della società patriarcale, rappresentate dall’opposto segno del Leone.

 

LUNA IN PESCI - EOS

Dea dell’aurora, figlia di Iperone e di Tia, o anche del gigante Pallante. Allo spuntare del giorno Eos saliva su di un carro alato e sorgeva dall’Oceano per annunciare la nascita del Sole. Eos amò diversi giovani conosciuti per la loro bellezza, tra i quali Orione, Cefalo e Titone, che divenne suo sposo e dal quale ebbe un figlio Mnemone, che morì ucciso da Achille. Da quel giorno Eos pianse il figlio per l’eternità, tanto che si dice che la rugiada mattutina siano le sue lacrime.

Per Titone, dato l’infinito amore che nutriva nei suoi confronti, Eos riuscì ad ottenere dagli dei l’immortalità, ma si dimenticò di chiederne anche l’eterna giovinezza, quindi quest’ultimo fu costretto a invecchiare per l’eternità senza mai morire e fu quindi accudito da sua moglie. Titone fu quindi rinchiuso in una stanza in un cesto di vimini, tanto era divenuto piccolo, per proteggerlo dal mondo. Eos riuscì ad ottenere dagli dei che fosse liberato da tale dannazione e fosse trasformato in una cicala.

Poiché, a parte il suo sposo, Eos aveva avuto diverse relazioni insoddisfacenti, si dice che fosse stata condannata da Afrodite a essere perennemente innamorata, ma mai felicemente, poiché la dea della bellezza aveva scoperto una tresca amorosa con il suo amante Ares.

Nel segno dei Pesci troviamo il domicilio di Nettuno e Giove, e l’esaltazione di Venere. Chi possiede la Luna in tale segno è romantico e sognatore e, molto spesso, soffre le pene d’amore ed è tendenzialmente piagnucoloso, o quanto meno compiange spesso sé stesso e si erge a vittima. Le lacrime, come vediamo, sono ben presenti nel mito. Analogamente il segno dei Pesci è il primo a sorgere dopo il solstizio di primavera e annuncia il sorgere del Sole che passerà prima sull’ascendente e poi in dodicesima casa, cosignificante del segno. Come si sa il movimento delle case è sempre il medesimo e la dodicesima è quella che preannuncia il sorgere del segno successivo.

 

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