Con il patrocinio del CIDA, in collaborazione con la Delegazione Roma-Lazio
CONVEGNO ASTROLOGICO ROMANO - 19.10.2002

URANO - NETTUNO - PLUTONE
L'AVVENTURA DELL'ANIMA


 

 

URANO, NETTUNO E PLUTONE:

EVOLUZIONE PERSONALE O COLLETTIVA?

 

Relazione di Maria Vittoria Boni

 

 

Il concetto di evoluzione è spesso collegato a quello di reincarnazione e di karma, ma è insito nel significato della parola stessa non limitare il campo ad un ambito specifico: evolvo, nella sua traduzione dal latino significa voltare, spogliare, far venire fuori, sviluppare meditare, rimuovere, ed è questo il senso che vorrei dare alla parola.

Il titolo di questo convegno richiama all’anima, concetto anche questo dai molti risvolti, da quello religioso a quello psicologico. Anima è ciò che dà vita a qualcosa che altrimenti sarebbe inerte, che lo rende vitale e quindi non statico, fine a se stesso.

Ciò che dovrebbe animare le nostre vite spesso soggette a conflitti, sofferenze e dolori è il cercare di capirne la ragione, trovare un filo d’Arianna per uscire dal nostro labirinto personale, altrimenti la vita sarebbe “un esistere lento... senza disegno” (da Eschilo “Prometeo incatenato”).

Da sempre l’uomo si è fatto domande sull’esistenza e via via nel corso della sua evoluzione ha trovato risposte, formulato ipotesi, cercato certezze. Anche l’astrologia attraverso il simbolo e l’analogia offre occasioni di riflessione e di approfondimento personali. Possiamo interpretare i simboli astrologici e quelli planetari in particolare come forze esterne, degli dei un po’ sadici che tirano i fili della nostra esistenza; oppure possiamo leggerli, e preferibilmente viverli, come espressione di energie interiori uguali nella sostanza a quelle astrali. E’ questo il senso del “così in basso così in alto” della tavola smeraldina, o, come affermava Paracelso, “non c’è influsso di astri ma identità di poli, quello astrale e quello terreno”.

In questa prospettiva la carta del cielo è una sorta di piano di lavoro che ci sgancia dalla prigione del determinismo deteriore, ci addossa nel contempo la responsabilità delle nostre azioni e dei nostri comportamenti, ci dà la possibilità di conoscerci ma soprattutto quella di evolverci. Anche gli avvenimenti esterni che ci colpiscono spesso subdolamente possono trovare una ragione, essere lezioni costruttive, fari che illuminano parti di noi non sufficientemente comprese, misconosciute o addirittura negate.

Negli ultimi anni questo processo di rivalutazione è stato fatto, anche molto approfonditamente, su Saturno, mentre per Urano, Nettuno e Plutone l’interpretazione sia natale che nei transiti è rimasta ancorata per un verso al concetto dell’inconscio collettivo o alla definizione generica di pianeti generazionali, per l’altro agli avvenimenti esterni, tutti rigorosamente catastrofici, che dovrebbero colpirci. E’ un dato di fatto che essi abbiano segnato svolte epocali nella storia dell’uomo, che la loro scoperta abbia portato alla luce energie che già esistevano ma non nella coscienza individuale, ed è altrettanto vero che nascendo in un determinato periodo storico-sociale ne siamo tutti influenzati, tuttavia le scoperte e le invenzioni, il loro uso non sempre corretto, sono opera di uomini che hanno veicolato all’esterno le energie interiori espresse da questi pianeti.

Il punto di partenza rimane quindi l’uomo espresso dalla sua carta del cielo, dalla collocazione di questi pianeti in determinate case, dagli eventuali aspetti con gli assi e con i pianeti personali. In effetti se il loro significato è, naturalmente, generale non lo è affatto la loro valenza a livello personale rispetto alla colorazione di base della carta del cielo.

Ad esempio Urano come cambiamento brusco e rivoluzionante, come senso di libertà, come accoglienza del nuovo, per una personalità segnata da Saturno, tesa al mantenimento di un qualche ordine, bisognosa di certezze incrollabili, spesso diffidente, il solo pensiero di un cambiamento la getterà nello sconforto, il senso del dovere così forte da non supporre nemmeno che esista una qualche libertà. Allora sì che ci sarà bisogno di un cambiamento presumibilmente doloroso per focalizzare l’attenzione su un aspetto interiore in qualche modo negato. Per contro, un soggetto con valenze uraniane può non essere altrettanto devastato da un transito di Urano che è già in sintonia, o almeno dovrebbe, con quel tipo di energia.

Per questo amo poco le generalizzazioni e le statistiche perché ognuno reagisce in base a ciò che è e al suo personale percorso di conoscenza.

Ciò non toglie che queste tre grandi potenze planetarie possono essere collegabili non solo ad avvenimenti esterni non sempre di facile accettazione, ma anche a circostanze, crisi interiori, incontri che contengono un messaggio preciso. Come astrologi allora, invece di affannarsi a ricercare uno specifico avvenimento possiamo cercare di captarne il significato profondo, e in questo ci aiutano il simbolo, il mito l’esperienza e anche il collegamento con ciò che questi pianeti hanno significato nella storia dell’uomo.

Mi pare infatti che ci sia un simbolo leggibile anche nella successione temporale della loro scoperta.

Urano è collegabile con l’inizio di un progresso tecnico industriale frutto della creatività dell’uomo e che ci ha permesso di muoverci, comunicare, conoscere con maggiore velocità e maggiore libertà, ma è anche riconducibile al cambiamento di prospettiva sul ruolo stesso dell’uomo, non più oggetto di potere di pochi ma soggetto libero, individuo con pari dignità con pari diritti e doveri. I concetti di libertà, uguaglianza e fratellanza, espressi e divulgati dalla rivoluzione francese in avanti sono concetti uraniani.

Allora la valenza di Urano personale rispecchia il cambiamento di prospettiva: da essere indeterminato, confuso nella folla dei suoi simili, o per usare una parola di moda omologato, stretto da condizionamenti o solo dalla mancanza di prospettive, a individuo e perciò a soggetto libero di esprimere se stesso, di essere artefice attivo della propria vita, o per richiamarsi al mito ordinatore del proprio caos esteriore ma soprattutto interiore. Urano è il risveglio, è una scossa che ci costringe a prendere contatto con il nostro senso di libertà, ci offre la possibilità di liberarci di ciò che ci imprigiona, ci toglie da un ruolo che non ci corrisponde e che, probabilmente, non è mai stato il nostro: la sua collocazione nella casa indica dove è più forte il nostro senso di libertà, mentre gli aspetti con i pianeti personali pongono l’accento sul grado di difficoltà che incontriamo per esprimere la nostra libertà.

La funzione dei cambiamenti esterni legati spesso ai transiti di Urano è quella di metterci bruscamente di fronte al problema, di scuoterci da quelli che credevamo punti fermi, di metterci alla prova soprattutto di fronte a noi stessi, come se Urano ci dicesse: bene! e ora vediamo cosa sei capace di fare, creare, inventare da solo!

Il senso di solitudine uraniana è diversa da quella schiacciante saturnina, è più legata ad un senso di liberazione che può essere anche doloroso, ma che stimola ad iniziare una strada nuova da inventare solo in base alle nostre capacità. Posizione, questa, forse scomoda forse terribile come recita l’inno orfico dedicato da un novello iniziato a Urano. “O padre cosmo... che circondi ogni cosa portando nel petto la terribile necessità della natura...”. Certo il concetto di necessità è complesso, ma legato a questo pianeta sembra dirci che è proprio necessario iniziare a cambiare prospettiva riguardo a noi stessi, che la stessa nostra evoluzione inizia da una necessità interiore di libertà.

La spinta uraniana al rinnovamento di noi stessi è la prima tappa del processo evolutivo. La scoperta di Nettuno ha coinciso con la presa di coscienza che c’è altro, che non tutte le risorse di conoscenza uraniana riescono a spiegare, o forse è proprio la voglia di sperimentazione la spinta verso il nuovo che giunge ad una frontiera.

Le correnti artistiche come il romanticismo, l’inizio degli studi sulla metafisica o sulla stessa psicoanalisi, hanno posto l’accento su quelle parti dell’uomo che sfuggono alla ragione illuministica di Urano, ma anche al suo senso di libertà, parti impalpabili, immateriali, sfuggenti ma che in qualche modo spaventano e condizionano.

Nettuno-Poseidone è un dio dispersivo e imprevedibile, vendicativo ma anche compassionevole. E’ l’unico che non ride nel vedere Venere e Marte scoperti, in tutti i sensi, sotto la rete di Efesto, colpito dolorosamente dalla aridità e dalla desolazione della Tessaglia i cui abitanti languono nella povertà e nella tristezza, manda un terremoto che non distrugge nulla ma dalla terra spaccata escono acque freschissime.

Non è pietoso con Ulisse, ramingo alla ricerca di un porto, parche la ragione, la previdenza hanno un limite.

Nettuno viene spesso collegato all’irrealtà alle illusioni e conseguenti disillusioni, ma è qualcosa che non può essere racchiuso nei limiti del reale, del tangibile e non è detto che per questo non esista. Nella nostra ricerca di certezze tentiamo di riportare a concetti come scientifico, verificato verificabile, comprensibile tutto ciò che sfugge ad ognuno di questi concetti.

Forse è più adatto a spiegare l’energia nettuniana ciò che scrive Plinio il Vecchio (non a proposito di questo pianeta): “l’unica certezza è che nulla è certo”. La lezione di Nettuno è per certi versi semplice: accettare che non tutto sia spiegabile, che nelle nostre vicende spesso dolorose ci sia una parte non razionale che sfugge ad ogni catalogazione.

Nettuno è fonte di dubbio, di una serie di perché che ci spingono a ricercare risposte che travalicano il reale, ci costringe ad uscire da un individualismo deteriore, nel quale lo stesso Urano può averci gettato, per prendere in considerazione altro, dalla individualità alla totalità. Ci può portare nel campo della fede, della spiritualità di una qualche credenza ma senza possibilità di certezze perché Nettuno non nega in modo categorico, non afferma con convinzione, Nettuno dice “forse” dice “è possibile”, va oltre la ragione, sconfina nel campo del sentire della sensibilità ed è con questi strumenti che comprende, nel senso di prendere insieme abbracciare, anche ciò che per la ragione è inconcepibile. Può rappresentare una fondamentale lezione di tolleranza che deriva appunto dal comprendere che le realtà sono tante, che le sfumature sono molteplici, che l’apparenza nasconde mondi diversi e insospettabili, che una fede non è migliore di un’altra, che un comportamento non è sempre giusto in assoluto...

Ma l’uomo ha bisogno di certezze, di stilare un confine netto tra normalità e ciò che non lo è, il “forse” il “possibile” lo mette di fronte al confronto con ciò che lo scardina ed è più semplice e facile negare, chiudersi, eliminare ciò che suscita dubbi, che toglie la terra sotto i piedi.

Nel 1930 viene scoperto Plutone. Settant’anni sono forse pochi per comprenderne appieno il significato. Come dio dei morti e del regno sotterraneo dell’Ade è stato associato a tutto ciò che rappresenta il male, la disgregazione della materia, la morte stessa, ma anche, con un accostamento per lo meno singolare, la ricchezza.

Certo la storia dalla sua scoperta ai giorni nostri pare confermare questa simbologia: forse mai è stato fatto un uso così terribile e su larga scala degli strumenti di morte, forse mai l’esercizio del potere di sopraffazione è stato così incisivo e globale.

I miti greci che narrano di lui sono scarni, d’altra parte non si poteva neanche nominare tanto era l’orrore che suscitava. E’ un dio nascosto che vive nelle profondità ma non ha mai ucciso nessuno, aspetta che gli uomini arrivino a lui per opera di altri, Marte o le Moire stesse. Governa questo oscuro regno di ombre e a volte, poche, ne esce: celato sotto una maschera rapisce Kore-Persefone, rapidissimo come a temere la luce del sole o il confronto con il mondo esterno; trema di paura ai terremoti provocati dal fratello Nettuno, si affaccia appena una volta alla porta degli inferi ed è subito colpito da Ercole, un uomo quindi se pur eroico, “il cuore desolato, trafitto dai dolori perché una freccia era penetrata nella sua spalla e tormentava la sua anima” (Iliade,V, 395 ), correrà a farsi curare sull’Olimpo.

Il suo regno è oscuro e spaventoso ma la contrario dei regni dei fratelli, Giove e Nettuno, è frequentatissimo da eroi, vivi, che scendono e risalgono se pur con grande sofferenza e molti pericoli: Ercole, Psiche, Orfeo, Ulisse in un viaggio alla scoperta di se stessi, delle proprie paure, dei fantasmi, delle parti oscure che vivono nascoste i ogni uomo.

Plutone è un dio oscuro e potente finché lo si lascia agire, finché gli diamo potere, finché lo neghiamo e con lui neghiamo la parte più profonda di noi stessi, quella meno edificante, quella che preferiamo nascondere anche a noi stessi. Rappresenta anche il nostro senso del potere personale, come lo esercitiamo e come siamo sensibili a quello altrui, ed è un potere cieco è la sopraffazione che nasce dalla paura del confronto con noi stessi e con tutto ciò che dall’esterno muove e rinnova antiche sofferenze non comprese e negate, ferite che non pensavamo di avere.

Accogliere il messaggio di Plutone significa andare a fondo, accettare una profonda trasformazione interiore, ma soprattutto accettare il confronto con ciò che ci fa più paura, con ciò che ci rende fragili, la morte di tutto ciò che ci impedisce di vivere in modo consapevole, direi evoluta. Allora Plutone diviene davvero il dio della ricchezza, non certo materiale, ma di quella interiore che deriva dall’avere superato tutto ciò che giorno dopo giorno ci fa morire, gli aspetti oscuri che agiscono nella profondità della nostra anima.

Fino ad ora ho preso in considerazione l’individuo, ma c’è anche il collettivo. Se consideriamo l’umanità non come qualcosa di astratto ma come un insieme di individui, la sua evoluzione, o purtroppo involuzione, passa attraverso l’evoluzione o involuzione dei singoli. E’ basilare cercare tutti, come possiamo, come sappiam,o di trasformare in esperienza collettiva ciò che questi tre grandi maestri ci possono dare a livello personale.

Se accettiamo la nostra individualità saremo più disponibili ad accettare quella degli altri, a tollerare chi non ha le nostre stesse idee e tollerare non significa condividere significa cercare di comprendere le ragioni dell’altro senza chiusure preconcette Certo come la vita dell’uomo individuo anche l’umanità si muove in un’alternanza di oscuramento e di luce, a volte come in un grottesco Monopoli siamo costretti a tornare alla partenza, a riprendere da capo i problemi e i conflitti che credevamo ormai risolti e superati, eppure, e sarò una inguaribile ottimista, credo che ognuno di noi può se lo vuole, e l’astrologia è un grande strumento, migliorarsi e apportare così il suo contributo all’evoluzione generale anche negli apparentemente stretti limiti della sua esistenza quotidiana.

 

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