Con il patrocinio del CIDA, in collaborazione con la Delegazione Roma-Lazio
CONVEGNO ASTROLOGICO ROMANO - 19.10.2002

URANO - NETTUNO - PLUTONE
L'AVVENTURA DELL'ANIMA


 


DALL’INFRAROSSO ALL’ULTRAVIOLETTO

 Due diverse dimensioni di luce nell’evoluzione dell’anima


Relazione di Lidia Fassio

chopin@inwind.it

 

 

Inizio con una frase di Aldo Carotenuto a me molto cara: “la paralisi si scioglie lentamente quando l’uomo comprende che la soluzione non sta nel fuggire dal labirinto, ma nell’imparare a percorrerlo”.

 

Se volessimo fare una graduatoria del principale problema che affligge l’uomo moderno, potremmo dire, senza tema di smentita, che si tratta di un problema di autenticità.

Il raggiungimento di un senso di autenticità con sé stessi, richiede che si vada via via verso i propri desideri e bisogni che sono entrambi preposti alla nostra sopravvivenza e che cercano di condurci verso la nostra identità vera, che deve coincidere con l’autenticità. Se non riusciamo a metterci su questa linea non siamo veri, siamo lontani dalla nostra integrità e quello che sentiamo è spersonalizzazione, frustrazione, senso di inutilità e di risentimento verso il mondo e, soprattutto, verso noi stessi.

Ho sempre sostenuto nei miei corsi e seminari che il tema natale rivela con chiarezza il nostro progetto di vita e, al fine del suo raggiungimento, mette in luce tutti i potenziali che abbiamo e le difficoltà che dobbiamo superare nel percorso. Queste ultime sono rappresentate da paure, blocchi, condizionamenti e ostacoli che si frappongono tra noi e la nostra meta finale facendoci rimanere molto più limitati e piccoli di quanto non siamo in realtà.

È fin troppo chiaro che il nostro vissuto, la nostra storia personale sia anch’essa impressa nel nostro tema natale, ma il punto è che non possiamo restare incatenati alla nostra storia, perché, nel caso, anziché essere per noi un punto di forza e di sostegno che ci fa sentire da dove abbiamo origine, rischia di diventare una palude da cui non riusciamo ad uscire.

Io ritengo che nei primi 25-28 anni di vita noi abbiamo scarse o nulle possibilità di decidere e di scegliere cosa fare e come dirigere la nostra vita; in questo arco di tempo si impostano tutte quelle condizioni che il tema natale rivela “in nuce” e che ci danno l’impressione di sapere esattamente “chi siamo”, mentre in realtà rappresentano molto di più ciò in cui ci riconosciamo e ciò che “pensiamo di essere”.

Con il primo ritorno di Saturno ci viene data la possibilità di uscire dalla nostra storia; ci troviamo infatti di fronte ad una svolta, o meglio in quel momento riceviamo una vera e propria “chiamata” che viene fatta dal Sé e che comincia a metterci in contatto con la nostra “vocazione” che, più che essere un concetto che indica un’attitudine professionale, sottolinea invece un movimento psichico che ci spinge con energia verso una certa direzione.

Da dove giunge però questa vocazione? Forse da un luogo non ben individuato della nostra anima che si rivela in un certo momento e che si mostra a noi con richiami precisi che tendono a farci andare in una direzione piuttosto che in un’altra.

Se nella prima parte della vita siamo dunque stati fruitori del mondo e delle risorse esterne, siamo però stati anche condizionati dall’ambiente, dalla famiglia e dal mondo sociale; con la chiamata abbiamo l’occasione di andare ad attingere dalle nostre risorse interne in modo autonomo ed indipendente liberandoci per sempre dalla necessità di interpretare la copia sbiadita di ciò che siamo in realtà.

Questa è anche l’età in cui le persone con più frequenza approdano all’analisi in piena crisi, a volte già fortemente nevrotizzate ma con la ferma volontà di smettere di raccontarsi bugie, decise a trovare una posizione personale e sociale che aderisca ai propri ideali; vogliono essere aiutate a mettere fine alle false identità che apparentemente sono servite a dare sicurezza, ma che in fondo hanno generato solo grande insoddisfazione.

È in questo preciso momento che ci si accorge che il campo illuminato dalla coscienza è ben poca cosa, non più di un cerchietto circoscritto che si presenta come un “foro” che punta in una direzione ma che lascia tutto il resto nell’ombra; è anche in questo momento che ci si rende conto che, come dell’archetipo della luce il nostro occhio percepisce soltanto la parte centrale lasciando invisibile sia la parte infrarossa che quella ultravioletta, la nostra coscienza non riesce a cogliere né la parte ombra, che è la più bassa, quella che contiene il rimosso e le parti indesiderate di noi e della nostra personalità, né la parte del superconscio che comprende invece tutta quella sfera di potenzialità di elevazione, di creatività e di spiritualità, che fa parte del processo di autorealizzazione dell’individuo che è l’espressione della libertà di cui dispone per intervenire sul proprio destino, al di là di tutti i condizionamenti e blocchi dovuti alle esigenze di adattamento.

Riuscire in qualche modo a penetrare all’interno di questi due “campi” di coscienza , significa poter integrare quegli aspetti che prima non potevano essere accettati liberando l’energia intrappolata nei meandri della nostra psiche e poterla poi dirigere a fini creativi che possano soddisfare il desiderio di autocompimento, che può essere espresso nel desiderio di “divenire” sempre più ciò che potenzialmente si è alla nascita.

Il recupero di queste due parti di luce permette la valorizzazione di tutte le componenti individuali della personalità umana che culminano nella realizzazione della propria diversità ed unicità .

Riferendoci ai temi astrologici possiamo dire che a noi sfuggono sia le dinamiche plutoniane della nostra personalità (infrarosso), sia quelle nettuniane (ultravioletto) perché appartengono alla nostra ombra le prime e alle nostre capacità superiori le seconde. Tuttavia, è importante accettare un concetto fondamentale: non è possibile giungere ad interpretare e a vivere appieno le potenzialità di Nettuno se non siamo passati prima attraverso la discesa e la conseguente trasformazione e rinascita di Plutone.

Infatti, pur vedendo in Plutone il più lento dei nostri pianeti e quindi l’ultimo in successione, se guardiamo come si forma la struttura della personalità attraverso le case astrologiche, vediamo che questo pianeta trova il suo domicilio primario in casa 8a, mentre dobbiamo giungere fino alla fine del percorso per incontrare il domicilio primario di Nettuno in casa 12a. Questo indica che non può esserci possibilità di giungere agli stadi “superiori” che Nettuno propone se non si è prima scesi a recuperare l’ombra, se non si è fatta luce su “chi siamo” nella nostra totalità e se non abbiamo trasformato ed integrato le energie che prima servivano a trattenere i lati per così dire “inferiori” della nostra psiche.

Partendo da una visione prettamente olistica possiamo però anche dire che il primo cerca l’approfondimento e la comprensione facendoci sprofondare nella Natura e nelle sue parti più istintive, mentre il secondo cerca l’elevazione e l’ampliamento della coscienza facendoci intuire l’unificazione e l’identificazione con il Tutto (la parte spirituale di noi). Sono due fenomeni di “illuminazione” apparentemente molto diversi fra loro, in realtà si compenetrano e permettono l’accesso alla possibilità di allargare sempre di più il campo della coscienza scendendo verso il basso e salendo verso l’alto.

Possiamo però anche dire che molte esperienze plutoniane si concludono poi in maniera nettuniana e qui mi riferisco a quegli stati in cui l’Io è costretto o spinto ad entrare in rapporto con la morte e, se teniamo presente che il Sé – che è l’archetipo centrale della nostra psiche – riunisce i due principi di Eros e Thanatos, significa che nel processo di trasformazione le cose devono in continuazione strutturarsi e destrutturarsi – esattamente come fanno le cellule dei nostri tessuti – e non vi è dubbio che la coscienza dell’IO, una volta entrata in contatto con l’aspetto Thanatos dell’archetipo, è costretta a trasformarsi cercando di recuperare una nuova dimensione di Eros che comprenda anche le parti transpersonali.

Se vogliamo paragonare la luce all’archetipo del possiamo allora vedere che nello studio dei fenomeni psicologici estremi, da un lato abbiamo il polo infrarosso in cui i processi psichici si manifestano sotto forma di istinti, pulsioni, desideri che muovono le nostre azioni (Plutone che “usa” Marte); mentre al polo ultravioletto vi sono le immagini archetipiche che si amplificano e raffinano sempre di più a seconda del grado di spiritualità che incarnano (Nettuno che “usa “ Giove).

La “banda del visibile”, che corrisponde all’IO di un individuo avrà quindi un tratto che tenderà all’infrarosso dove si vanno a situare gli aspetti più istintuali ed un tratto tendente all’ultravioletto dove troviamo le rappresentazioni psichiche più sofisticate. Spingersi al di là della banda del visibile significa per la nostra coscienza confrontarsi con ambiti non solo e non propriamente personali ed è per questo che l’Io teme fortemente una possibile inflazione.

Nella prospettiva del Sé il cammino del processo di individuazione che porterà alla scoperta delle qualità individuali autentiche e specifiche di ognuno di noi passerà attraverso la lenta e graduale sublimazione degli istinti corporei e delle sensazioni materiali avviandosi verso un ordine più elevato; questo ha molto a che fare con il processo alchemico in cui i metalli grezzi (coscienza involuta dell’uomo) vengono trasformati in metallo prezioso (realizzazione spirituale).

 

Parlerò ora di questi due archetipi che rappresentano altrettanti passaggi evolutivi della nostra anima.

 

PLUTONE: è la forza generativa e rigenerativa, il grande alchimista dello Zodiaco, colui che trasforma le energie grezze in sostanze raffinate, trasforma gli istinti più brutali in oro spirituale attraverso una catarsi che vede tre fasi importanti: nigredo – albedo – opus che è lo stato unitivo della psiche che ritrova il suo grande potere poiché riunisce in sé natura e spirito, femminile e maschile. Con Plutone, la coscienza eroica ristabilisce il legame con la propria origine e permette il passaggio dal mondo personale a quello transpersonale.

 

Plutone rappresenta la possibilità per l’Io di uscire dal dominio e dalla schiavitù degli automatismi pulsionali e istintuali permettendo di giungere ad una centralizzazione del controllo, qualcosa che possiamo definire “padroneggiamento” della sfera istintiva ed emotiva.

Attraverso le continue sfide che ci portano a contatto con il nostro “limite personale”, Plutone tende a farci prendere contatto con i centri cerebrali che possono avere la capacità di dirigere e orientare in modo cosciente l’istintività ancestrale.

Non vi è alcun modo di giungere ad una piena e concreta realizzazione per l’uomo se prima non si affranca dalla sfera dell’istintività, anche perché continuerebbe ad essere agito piuttosto che “agire” i comportamenti che ritiene più corretti e più idonei in base all’ideale dell’Io.

In un certo senso, il passaggio attraverso la dimensione plutoniana è un andare a scavare nelle cose che “stanno sotto” la superficie, ed uno scendere nella dimensione più intima, laddove tanto tempo prima si è perduto il significato di sé stessi, esattamente nel punto in cui ci si è resi conto di non essere in grado di reggere le redini della propria vita, il che equivale a non esistere.

Plutone è il pianeta che può portare angoscia, depressione, distruzione, lutto, ma tutto ciò in un’ottica evolutiva di trasformazione può diventare una forma di creazione della futura libertà, che non può esistere fino a che l’Io non abbandona l’illusione della totalità e della perfezione iniziale riconoscendo il grande disegno che forma la sua Ombra. Proprio dall’illuminazione di essa verrà trovato lo spessore umano e il perdono per la propria ed altrui imperfezione. Plutone è lì per ricordarci che il Paradiso terrestre non esiste e che Dio non è solo buono e generoso giacché non ama spartire la conoscenza con l’uomo, almeno non gratuitamente, ovvero fino a quando l’uomo non accetta di entrare nel “peccato” che consiste nel desiderio irreversibile di elevazione conseguente all’esperienza di caduta.

Plutone ci propone una lotta mortale in cui gli opposti sembrano incongiungibili: bene/male – luce/ombra – cielo/terra – spirito/materia – pefezione/dannazione; eppure proprio da questa dicotomia e dal Dio che la propone nascerà la possibilità dell’integrazione con la conseguente possibile “rinascita”.

Dice Jung che se non vi fosse peccato non vi sarebbe spinta alla redenzione e quindi non vi sarebbe la ricerca di dare significato al dolore e alla vita.

È infatti Plutone nel suo domicilio in casa 8a che ci porta alla ricerca di un significato, casa 9a; ed è l’energia psichica che si ripulisce e si raffina che consente lo spostamento in cui il Sé può perseguire lo scopo di ricongiungere alla coscienza quelle parti della personalità prima scisse affinché essa possa porre in relazione il mondo sotterraneo ed irrazionale dell’istinto con il piano organizzato e definito della coscienza (possiamo comprendere bene il Mercurio casa 8a che opera e media tra la volontà del Sé e la volontà dell’Io).

Con Plutone l’istinto biologico e le reazioni emotive (che sul piano psicologico rappresentano il riflesso della componente istintuale) potranno essere trascesi dall’intelletto permettendo a quest’ultimo di poter conseguire la sua aristocratica libertà che lo porrà nella condizione di essere al di sopra di ogni necessità egoica di soddisfacimento.

Plutone è l’ineluttabile confronto con il limite e con ciò che obbliga l’uomo a ridimensionare il desiderio di onnipotenza e di eternità ed è l’incontro con la parte più grezza e primitiva della nostra psiche, con ciò che desideriamo di più al mondo ma che spesso è inaccettabile per la coscienza; a detta di Jung, è l’incontro con il fantasma, ovvero con ciò che è rimosso ma che tuttavia informa di sé l’Io che si sente quindi insidiato nella sua stabilità e presunzione. È una caduta di verginità. Con Plutone si abbandonano temporaneamente “la legge e l’ordine” per entrare nel Tartaro, territorio in cui bisogna lasciare le radici, il senso di appartenenza e l’illusione della perfezione: da qui si può tornare ad un nuovo inizio.

La distruzione che Plutone porta con sé viene vissuta come esperienza di “caduta”, ma da essa nasce la possibilità di avere il libero arbitrio che è insieme estrema libertà ed estrema condanna perché ci fa camminare sul limite in cui da un lato si vede l’incredibile potenziale di elevazione e dall’altro ci ricorda il dolore della precipitazione.

Ciò che può fare il miracolo in tutto ciò è l’espressione trasformativa della sofferenza che diventa capace di rendere creativo ciò che prima appariva come solo distruttivo.

Plutone ci ricorda in ogni istante che ognuno è plasmatore della propria coscienza poiché, come porta simbolica della trasformazione – casa 8a – ci ricorda che solo se arriviamo a percorrere a ritroso i moti dell’animo generati dalle forze oscure ancorate ad una biologia primitiva possiamo accedere a quella trasformazione che ci consente di unificare i contrari all’interno di noi.

Spesso anche le parole diventano insignificanti quando andiamo a descrivere lo spazio interiore “non illuminato” dal Sole-Io, perché lì si trovano antichi demoni ciechi che aspirano a vedere la luce, ma perché questo accada bisogna che qualcuno li riconosca e li aiuti a risalire in superficie.

Così come il seme compie le sue prime gesta sotto la terra in una situazione di completa oscurità, la dimensione plutoniana ci ricorda che la vita nasce dal limbo della natura e che pertanto la prima culla di ogni esistenza e di ogni trasformazione è la notte dell’anima. Quando la coscienza riesce a scendere in questa oscurità e simbolicamente produce quello “stupro” di cui parla il mito con il rapimento che Ade perpetra ai danni di Persefone; allora la luce si diffonde e la coscienza comincia a ricercare quella totalità che sarà preludio di un’esistenza trasfigurata e completa.

La liberazione progressiva da quelle condizioni istintive che sottomettono l’Io alla coercizione degli automatismi togliendogli originalità e individualità porterà lo stesso ad affermarsi come centro di energia che solo allora potrà governare con saggezza tutto ciò che va riscoprendo del mondo interiore.

È dunque attraverso Plutone che si può accedere al “divenire poiché nel processo di catarsi e di perdita di ogni delirio di onnipotenza, di ogni tradimento personale, di ogni ambiguità e manipolazione, si realizza quella trasformazione della personalità che annuncia la rigenerazione.

 

Evolvere significa “svegliarsi”, diventare coscienti, spingere il nostro occhio fino a percepire sia i raggi infrarossi plutoniani, sia quelli ultravioletti nettuniani: significa recuperare il nostro passato e avviarci verso il futuro, verso le nostre potenzialità di elevazione; significa quindi esseri liberi dai condizionamenti della natura primitiva che tenderebbero a mantenerci nell’oscurità e nell’incoscienza e avviarci verso la consapevolezza di essere parte di una totalità con cui si comincia a prendere contatto; allora ci si avvicina ad una realtà diversa e superiore.

 

NETTUNO: è l’elemento spirituale della vita ed è anche la sintesi dell’evoluzione nel suo continuo divenire; è quel bisogno presente in tutte le forme viventi e che negli esseri umani si manifesta attraverso l’amore, unica forza che può sfidare le leggi dell’entropia. Nettuno è il continuo evolvere della coscienza, è l’essere consci, che significa letteralmente “sapere con”: con chi?… forse con un’altra coscienza, o meglio, un allinearsi con una coscienza più grande della nostra che possiamo chiamare Dio, e che ci porta a pensare che noi siamo parte di Lui e che Lui è dentro di noi.

Nettuno è un’altra forma di potere che possiamo definire “spirituale”, paragonabile ad uno stato di grazia che ci unisce alla nostra idea di Dio, ma che può anche sembrare una maledizione in cui le forze del caos sembrano impadronirsi della mente e della salute psichica.

 

Con questo pianeta entriamo nel regno del Superconscio (ultravioletto), quel regno in cui l’Io può sentirsi individuale ed universale allo stesso tempo poiché ha raggiunto all’interno di sé l’unione con la parte divina della natura. Questo passaggio dalla sfera dell’inconscio (Plutone) alla coscienza universale è però lento e graduale ed ha a che fare con il viaggio interiore che ognuno compie sul sentiero evolutivo, una specie di filo di Arianna che si srotola affinché l’uomo non si perda nei meandri delle sue paure e delle sue pigrizie, ma si spinga invece alla ricerca di quel riflesso superiore e divino che l’identità lascia dietro di sé.

Nettuno è un approccio all’Assoluto, a quell’archetipo che ogni tradizione pone al di là di tutte le categorie ordinatrici della mente, al di là dei concetti di spazio e tempo e al di là della distinzione tra soggetto e oggetto; è l’istante, l’attimo mistico in cui non vi è né inizio né fine, ma solo il momento che ci lascia sperimentare l’idea del “contatto” che vede l’annullamento della separazione e della polarità.

Nettuno è il cammino finale della Coscienza e dell’autocoscienza, però è anch’esso un labirinto difficile da percorrere perché la via che porta ad esso è costellata da una graduale e progressiva perdita dell’individualità al fine di raggiungere quell’ideale archetipico che Jung definisce “uomo rotondo”, in cui si trova riunito l’asse Io-Sé che non vede più alcun senso di separazione tra l’individuo e il mondo, tra il personale e l’universale.

La strada che porta a Nettuno passa per l’abbandono dei falsi dogmi e dei pregiudizi che pregnano la nostra esistenza e tende al recupero di quell’identità originaria e pura che stava e sta al centro della personalità – chiamata il Sé – il cui punto di arrivo coincide esattamente con il punto di partenza. Nettuno, gran signore della casa 12a, preludio dell’inizio – poiché confina con l’ascendente/nascita – ma anche punto di arrivo del viaggio personale.

La nostra cultura scientifica, cartesiana e razionale è lontanissima dall’interpretazione corretta di questo pianeta perché è svuotata della dimensione mitica e spirituale dell’uomo. La nostra è una cultura patriarcale e come tale molto saturniana, impostata sui dogmi e sulla negazione-rimozione di tutto ciò che non è tangibile, quantificabile e provabile dai sensi e dalla mente: ragion per cui in questa cultura il pianeta più fortemente negato è proprio Nettuno (mentre diventa tabù ciò che attiene a Plutone), così Nettuno è costretto ad usare la sua forza dilagante e dissolvente per travolgere le frontiere che l’Io e il Super-Io cercano di porre al suo continuo richiamo seduttivo.

Come ogni energia rimossa, Nettuno si presenta con il suo lato più gretto e primitivo per riuscire ad inserirsi e così si finisce per subire i lati meno eclatanti dei suoi tanti simboli: dipendenza – follia – illusione – disintegrazione, sono alcune delle sue manifestazioni più terrifiche.

Così nel nostro mondo fatto di valori effimeri, di false immagini e di status-symbol lontani dall’essenza che darebbe valore e significato all’uomo, la dipendenza dilaga ad ogni livello e questo sembra essere il surrogato più pratico e più a buon mercato di una spiritualità che non trova alcun canale per inserirsi ed esprimersi nella quotidianità della vita. Per assurdo, ci troviamo a vivere in un mondo fatto di grandi illusioni e di non-senso, proprio noi che sosteniamo che Nettuno è illusione, confusione e non realtà: così il velo di Maya sembra colpirci due volte infierendo proprio su ciò che noi riteniamo più vero e più tangibile.

Come fece Dioniso con Penteo, reo di non averlo accolto, così Nettuno si vendica ed irrompe nel nostro mondo apparentemente ordinato e razionale mostrando il lato più pericoloso di sé fatto di rapimento delle menti, di dipendenza, di pazzia e di perdita di contatto con la realtà, e tutto ciò per punirci del nostro grande rifiuto.

I più recenti studi sulle dipendenze hanno confermato che queste traggono la loro linfa nel grande disagio che le ultime generazioni avvertono nella mancanza di senso spirituale della vita e quindi di scopo; nell’antichità la vita era impregnata di spiritualità e questa rappresentava un metodo sano per trascendere il mondo ordinario e la realtà: i nostri giovani continuano ad avere lo stesso impulso di allora, purtroppo gli strumenti che hanno a disposizione non sono i più adatti e non conducono allo stesso risultato. Ragion per cui diventa imperativo, al fine di una vera e propria “guarigione”, capire cosa si cerca attraverso le varie sostanze che generano dipendenza. In ogni caso, chi conosce l’astrologia sa che si cerca Nettuno, solo che lo si incontra alle sue vibrazioni più basse e quindi anche più inquinate e dannose.

Ciò che si cerca è una crescita di coscienza che però si vuole ottenere senza la necessaria disciplina e senza un metodo; si vuole andare al di là dei limiti, alla ricerca di Anima e di qualcosa che possa placare il grande vuoto interno. I giovani cercano l’ingresso in un mondo che la realtà immanente cela e blocca; un tempo coloro che potevano avere accesso erano i mistici, gli iniziati o gli sciamani: ciò che però sfugge ai giovani di oggi è come giungere al mondo magico e al senso spirituale che queste persone incontravano, per cui i nostri incauti apprendisti stregoni fanno i conti con il lato meno fantasioso della dipendenza, senza in realtà ottenere nulla di ciò che insistentemente cercano.

L’acquisizione della coscienza è un processo lento, complesso e forse infinito in cui si cercano nuove annessioni di contenuti psichici in grado di generare metamorfosi continue della personalità. Non si tratta però di un processo a buon mercato poiché richiede pratica, responsabilità e volontà efficace. L’allargamento di coscienza voluto da Nettuno deve superare “la funzione del cervello, del sistema nervoso e degli organi sensoriali”, ovvero ciò che il filosofo inglese Broad definisce come “qualcosa di eliminativo più che di produttivo”. Egli paragona la funzione del cervello a quella del sistema immunitario che nel caso specifico è addetto a difenderci da una massa di conoscenze immense che potrebbero sopraffare l’essere e confonderlo, per cui il cervello permette solo il passaggio di quella minimissima selezione che ha qualche probabilità di rivelarsi utile nella realtà pratica. Broad paragona il cervello ad un grande imbuto filtrante che lascia uscire un misero gocciolio di quel tipo di coscienza che permette la sopravvivenza in questo mondo. Ciò che noi consideriamo “questo mondo” è il mondo che trasuda dall’imbuto; tutti gli altri mondi li incontriamo solo occasionalmente e casualmente a meno che non superiamo i filtri con esercizi spirituali, meditazioni, o tecniche particolari.

Non è facile comprendere che cosa si intenda per “altri mondi” o “Super- conscio”, anche perché, a differenza dell’Inconscio, in cui molte persone si sono avventurate con successo, in questo regno non è facile approdare a meno che non si vivano esperienze mistiche, artistiche o iniziatiche. L’artista è forse colui che coglie questi attimi di “supercoscienza” e ne percepisce i nessi assoluti, gli archetipi ordinatori dell’invisibile, per poi riuscire a sottoporli al mondo in un linguaggio accessibile e concreto; la sua opera, quando rappresenta questo tipo di manifestazione, ha in sé qualcosa che sembra superare totalmente la dimensione personale e travalicare l’ordine immutabile delle cose.

Nettuno rappresenta la possibilità della coscienza di liberarsi e rendersi progressivamente indipendente anche da sé stessa; sarà sottraendosi man mano ai vincoli imposti dalla materialità delle forme, attraverso stadi di sviluppo sempre più energetici, che realizzerà la conquista di uno stato che rappresenti l’unità con il Tutto. È chiaro che tutto ciò che possiamo raggiungere con Nettuno avrà a che fare con l’annullamento dell’Io perché si tratta di un significato che deve andare oltre i confini personali.

È difficile per noi, persone comuni, comprendere come poter usare in positivo il potere di Nettuno, senza subirne le inflazioni o senza cadere nei suoi simboli più bassi; il punto è che tutto ciò che riguarda questo pianeta non può essere letto con la mente, poiché quando questa vuole organizzare questo tipo di esperienze, finisce con l’ingorgarsi di informazioni che poi non riesce a gestire e quindi subisce un’inflazione che risulta terrificante o schiacciante, simile ad una alienazione dalla realtà.

In effetti, siccome Nettuno è l’ultimo pianeta in ordine di successione nella struttura delle case, dobbiamo presupporre che prima di incontrarlo si sia già acquisito tutto ciò che ha a che fare con la discriminazione, l’orientamento, la personalizzazione e l’elaborazione delle esperienze, degli istinti e delle emozioni, nonché il senso di responsabilità. Indubbiamente, Nettuno possiamo vederlo anche come l’apertura del 7° chakra che però, se non è accompagnato da un equilibrio nei chakra precedenti e se non vi è un sano radicamento alla Terra, finirà per essere un’esperienza devastante.

Chi non ha questo genere di equilibrio e radicamento teme quasi sempre di “perdere la testa” nei tentativi di Nettuno di farci superare il limite posto dalla mente, per immetterci nella sua realtà stra-ordinaria. Nettuno ha il compito di aprirci ad altri tipi di percezione che non viaggiano per i canali ordinari e in questo vi è il maggiore ostacolo da parte delle persone così dette razionali che considerano tutto ciò “paranormale – irrazionale – anormale” in quanto derivante dalla coscienza cosmica e da stati di “illuminazione” alternativi. Spesso noi incrociamo le energie di Nettuno quando fa irruzione nel nostro Io e ci sembra che creare confusione e perdita di confini, mentre in realtà vuole che non ci accontentiamo della dimensione materiale e pratica della vita e, come un grande illusionista, ci lascia sedurre da quella porzione di mondo che non ha forma, che non può essere provata, ma che mette in dubbio il nostro credere ciecamente alla realtà.

Per terminare, credo che Nettuno voglia soltanto espandere la nostra coscienza per farci comprendere che la vita ha un senso solo se viene messa in relazione a tutto ciò che la circonda, e credo anche che questo sia il vero ed unico obiettivo di questo pianeta; forse le modalità che Nettuno mette in atto in questa nostra società hanno la funzione di farci cambiare le coordinate della nostra esistenza, di farci pensare che Dio non è un’idea, ma un continente perduto nella nostra psiche, da riscoprire in questo momento in cui abbiamo un particolare bisogno di partecipazione. Nettuno vuole farci percepire che, continuando a seguire e ad obbedire ai cambiamenti di stile massificati e veicolati dai media, continuando a mangiare cibo-spazzatura che ci condanna a vite assolutamente tossiche, continuando a girare a bassissimi gradi di consapevolezza, in cui il vero e proprio sedativo è rappresentato dalla dose di TV giornaliera, in un mondo che ci vede come dei morti viventi che consumano e sono consumati… stiamo andando totalmente alla deriva, perché abbiamo perduto il rapporto più vero con la nostra anima. Per assurdo condanniamo le persone che sono assuefatte a qualche sostanza, ma tutti viviamo in un mondo in cui siamo assuefatti a particolari tipi di comportamento, di certo non scelti a livello cosciente.

Forse Nettuno ci sta a dire che se non troviamo una via di uscita verso il trascendente e il transpersonale l’umanità non ha scampo: abbiamo perduto i miti, le religioni e i sogni, ci siamo scollegati dall’anima e siamo alla deriva alla ricerca di nuove dimensioni di esperienza che integrino finalmente il mondo individuale e quello collettivo e forse tutto questo potrebbe arrivare dalla grande visione di noi e della natura in modo da mettere in dubbio il potere che noi diamo all’Io e alla sua inviolabilità nonché alle sue strutture di controllo. Forse, proprio il superamento e la trascendenza dell’Io aprirà finalmente le porte dell’Eden che tutti noi cerchiamo, immettendoci in una reale dimensione spirituale, in grado di farci ritrovare l’essenza e il contatto con l’Assoluto.

 

 

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