Con il patrocinio del CIDA, in collaborazione con la Delegazione Roma-Lazio
CONVEGNO ASTROLOGICO ROMANO - 19.10.2002

URANO - NETTUNO - PLUTONE
L'AVVENTURA DELL'ANIMA


 

IL CREPUSCOLO DELLA TRADIZIONE
NEL SEGNO DEI TRANSATURNIANI

 

Relazione di Armando Profita

 

 

Le dottrine che derivano dalla Tradizione rifiutano in primo luogo il concetto di “evoluzione” di cui è pregna la nostra cultura postdarwiniana.

Ispirate da forme di rivelazione e rimaste immutate nel corso dei secoli, queste dottrine hanno per oggetto l’azione e gli effetti di una forza soprannaturale, trascendente e immanente allo stesso tempo, la quale agisce su scala cosmica secondo cicli ben definiti, orientando la realtà fenomenica e il destino dell’umanità in fasi qualitativamente distinte..

Le civiltà maestose del mondo antico furono fortemente permeate da tale forza che in quelle lontane epoche era nella fase più alta, luminosa e attiva del suo ciclo.

La scienza sacerdotale ne conobbe e ne registrò le grandi ed infrangibili leggi, la vivificò coi riti e ne perpetuò la conoscenza attraverso la trasmissione iniziatica, valendosi di simboli e insegnamenti particolari.

Queste conoscenze, presenti in ogni tempo e in luoghi non collegati storicamente nè geograficamente, fanno costante riferimento all’ordine cosmico, al sacro, inteso come “forza di un altro livello che si manifesta nel nostro livello” e, in generale, a tutto ciò che è superiore all’essere umano e può valere a ridestare in lui la potenza del dio sopito.

Se, dunque, oggi è diffusa nella cultura dominante l’idea di un progresso umano fatale e inarrestabile, questa idea non è in linea con gli insegnamenti tradizionali i quali, per contro, postulano l’esatto contrario, ossia che l’umanità, da primitive alte condizioni di civiltà basate su modelli di riferimento spirituale, scaturenti da archetipi sovraumani, decade nel tempo in livelli sempre più degradati e corrotti mano a mano che la luce della Tradizione si oscura, fino alla fase ultima tenebrosa e caotica che chiude i tempi, seguita dal collasso totale e dalla palingenesi di tutte le forme esistenti.

Secondo alcune scritture delle religioni orientali saremmo già entrati nella fase crepuscolare del ciclo annunziata dalle profezie.

Autorevoli osservatori, come M. Eliade, R. Guénon, E. Fromm ed altri, da angolature diverse hanno scorto i segni della decadenza nella “desacralizzazione in grande” in atto, nel crescente vuoto ideologico seguito al misero fallimento delle grandi promesse di progresso, benessere e felicità dell’era industriale, nella corruzione dei costumi ecc.. Ma il fenomeno è ben più esteso: tale, come vedremo, da interessare anche lo Spiritualismo contemporaneo.

Per non restare nel vago proveremo ad individuare i “segni” specifici che secondo le profezie connotano l’ultima fase del ciclo temporale metostorico, definito in Oriente “Kaly-yuga”, nell’area greca antica “Età del Ferro” e nella tradizione nordica “Era del lupo”.

Questi segni, che come vedremo fanno costante riferimento ad un generale rovesciamento dei valori della Tradizione, allo sconvolgimento delle leggi naturali, ad un clima di eversione, di violenza, di promiscuità e a un diffuso e crescente malessere, nei tempi attuali sembrano esserci tutti.

Ne citeremo alcuni tra i più significativi tratti dal Vishnu-Purana, testo Indù riportato in parte nella chiusa del noto testo di J. Evola “Rivolta contro il mondo moderno”:

 

«coloro che posseggono abbandoneranno l’agricoltura e

trarranno i mezzi per vivere da professioni meccaniche»;

«i capi anzichè proteggere i loro sudditi, li spoglieranno (...)»;

«solo i beni conferiranno il rango»;

«solo legame tra i sessi sarà il piacere»;

«la terra sarà apprezzata solo per i suoi tesori minerali»;

«il rispetto delle caste, dell’ordine e delle istituzioni verrà meno»;

«i matrimoni cesseranno di essere un rito e le norme che legano

 un discepolo ad un maestro spirituale non avranno più forza»;

«il tipo di vita sarà uguale promiscuamente per tutti»;

«chi distribuirà più denaro dominerà gli uomini e la discendenza cesserà di essere un titolo di preminenza»;

«gli uomini concentreranno il loro interesse sull’acquisizione, anche se disonesta, della ricchezza»;

«la gente avrà quanto mai terrore della morte»;

«le donne non obbediranno ai mariti».


Che i segni dei tempi annunziati dal Vishnu-Purana attualmente si stiano rivelando è innegabile. Ma poichè nulla accade in terra che non sia scritto in cielo, anche gli astri ci avvertono che la Luce della Tradizione si sta oscurando.

Un primo significativo rivelatore della incalzante Era di Kali si può cogliere, tra l’altro, nella mutazione radicale subita dalla stessa astrologia che, da originaria scienza sacerdotale basata sulle stelle fisse e finalizzata alla scansione del tempo del calendario liturgico dei riti e delle cerimonie sacre, si è trasformata progressivamente condizionata dal clima dei tempi fino a ridursi all’attuale astrologia planetaria e antroprocentrica, adattata alla crescente richiesta di vaticini.

L’antica scienza è dunque scivolata dal sacro al profano e in tal senso si può dire che si sia involuta al pari di tutte le scienze sacre del mondo tradizionale.

Ma anche sulla nascente Era dell’Acquario, salutata da molti come aurora di progresso e di promozione umana, sarà utile qualche breve considerazione.

Partendo dal presupposto che la qualità del tempo di un’era astrologica dipenda non soltanto dalla costellazione equinoziale ma anche dai segni che si trovano rispetto ad essa al quadrato e all’opposizione, estenderemo la nostra indagine sull’Era dell’Acquario agli attributi del Toro, dello Scorpione e del Leone.

Sulla nuova umanità in blue jeans, su internet, sui ritmi vieppiù nevrotici della vita metropolitana e quant’altro si ascrive comunemente alla combinazione Urano – Acquario non ci dilungheremo perchè i trattati al riguardo sono già colmi; osserviamo soltanto che i tratti evidenti della nostra civiltà “globale” non lasciano dubbi sul fatto che l’Era dell’Acquario è già iniziata.

Ma cosa dire di fenomeni diffusi e per nulla acquariani che contrassegnano il nostro tempo quali il materialismo dominante e lo smodato desiderio di possesso di beni di consumo, la irrefrenabile ricerca di piaceri ?

Come spiegare inoltre i fenomeni dell’erotismo dilagante, dell’inquinamento del pianeta, del crescente fanatismo religioso e politico, delle pulsioni di morte di cui è pregna la nostra cultura, a cominciare dalle espressioni dell’arte ?

A cosa collegheremo queste note dominanti del tempo attuale se non ad una “oralità insoddisfatta” delle masse, propria del Toro – nel primo caso – e ad una “analità rilassata” su scala collettiva, di stampo scorpionico, nel secondo caso, volendo utilizzare concetti e termini psicoanalitici assai efficaci, presi da A. Barbault ?

E l’ubicazione della costellazione del Leone, diametralmente opposta alla nascente costellazione dell’Acquario e dunque rispetto a questa “al tramonto”, non è forse un preciso indicatore del declino storico politico e morale dell’aristocrazia, e del trionfante incedere della civiltà di massa, prodotto naturale dell’ecumene acquariana?

Se l’Era dell’Acquario non è dunque una nuova Eta dell’oro, ma l’era dell’oscuramento della Tradizione (e di ciò noi siamo convinti) proprio i nuovi pianeti tansaturniani, che l’hanno annunziata e la presidiano con le loro lente orbite, ci offriranno la migliore chiave di lettura della qualità del nostro tempo.

In questa disamina sarà necessario dare anzi tutto ai tre astri una esatta collocazione nello zodiaco.

Discostandoci in parte dalle scuole attuali, noi correliamo Urano Saturno e Nettuno rispettivamente a Giove e Plutone e Marte.

Attribuiamo inoltre ai tre transaturniani gli stessi doppi domicili e gli stessi doppi esili dei pianeti omologhi (Saturno, Giove, Marte). A Nettuno e Plutone riconosciamo l’esaltazione e la caduta negli stessi segni dei corrispondenti pianeti Giove e Marte.

Poniamo per contro l’esaltazione di Urano in Ariete e la sua caduta in Bilancia: più avanti vedremo perchè.

Ma anche sui nomi e sugli attributi simbolici dei nuovi pianeti in qualche caso dissentiamo dalle opinioni dominanti e non senza ragione.

Urano, per esempio, è un pianeta nel quale non cogliamo alcuna correlazione con la omonima divinità della mitologia greca dalla quale derivano in larga misura la nomenclatura e il simbolismo dell’astrologia occidentale.

Nella “Teogonia” di Esiodo, infatti, Urano – il padre “Cielo” – è una divinità originaria, creatrice e parricida allo stesso tempo, colta nella sua eterna copula con la sposa divina Gea, espressione primordiale delle forze telluriche dalla quale derivano le infinite forme della natura, permutabili, impermanenti e perciò imperfette. Urano incarna dunque la pura e perfetta essenza degli archetipi che dal piano metafisico vengono attratti e captati dal piano della materia, denso e nel suo fondo oscuro rappresentato da Gea.

Precipitando nel piano solido e ambiguo della materia il seme di Urano si corrompe e genera “mostri”, ossia replicanti nei quali le originarie virtù e potenze del cielo sono deviate.

Non è l’odio, nè il delirio di potenza ad armare la mano parricida di Urano dopo ogni parto, quanto piuttosto una legge cosmica di salvaguardia dei puri archetipi dalla propagazione delle forme spurie scaturite dall’unione del Cielo con le forze ctonie.

Se l’Urano del mito è il custode e il garante dell’ordine cosmico e allo stesso tempo il generatore e il purificatore celeste della natura sempre attivo affinchè le bieche forze del caos non abbiano il sopravvento, l’omonimo pianeta dell’astrologia non può affatto identificarsi con esso.

L’Urano dell’astrologia esprime ben altro e talora i suoi connotati simbolici sono in netta antitesi con l’omonima divinità. Infatti, le tendenze egalitarie, innovatrici, anticonservatrici, rivoluzionarie del pianeta, la sua vocazione a sovvertire l’ordine costituito, a superare le frontiere geografiche e morali come pure i limiti del pensiero, la sua pulsione all’esperienza del diverso e dell’estremo ecc. rappresentano l’esatto opposto delle funzioni e del ruolo catartico di ordinatore cosmico dello sposo di Gaia.

Scartato dunque l’Urano del mito, le figure che nella ricca e luminosa tradizione greca appaiono più simili al pianeta oggi individuato con questo nome sono sicuramente i TITANI, i figli mostruosi di Urano e Gaia scampati alla furia parricida.

Queste prestanti creature hanno natura celeste per parte di padre e natura terrestre per parte di madre e in questa doppia natura già si intravede un analogia con le valenze del pianeta Urano che – in quanto omologo di Saturno governa insieme ad esso i segni dell’Acquario e del Capricorno, ed è dunque in simbiosi con l’elemento ARIA (= CIELO) e con l’elemento TERRA (= NATURA/MATERIA): ma valga ricordare che CRONO, equivalente del Saturno latino e corrispondente al Saturno dell’astrologia, è un titano anch’esso!

Caratteristiche peculiari dei Titani e di Crono/Saturno sono il temperamento sedizioso e violento, la volontà di potenza, il disprezzo dell’ordine costituito e un’irresistibile pulsione a forzare le porte del cielo per impadronirsi del potere della conoscenza.

Nell’inevitabile ed epica lotta contro gli dei Olimpi che tale conoscenza detengono, i Titani tenteranno di detronizzare Zeus – custode e garante delle leggi universali schierandosi con Crono che sempre ambisce al trono: prima conquistato con l’evirazione del padre Urano, ma poi perduto ad opera di Zeus.

La simmetria astrale tra Urano e i Titani anche qui è evidente.

Ma è principalmente nella figura di Prometeo, il Titano che tenta di rubare una scintilla del fuoco degli dei per darla all’umanità, che possiamo rinvenire massimamente i tratti dell’Urano astrologico colto nel suo lato migliore.

Nell’eroe anelante della luce infatti affiorano elementi, quali la ricerca della conoscenza, l’altruismo rappresentata dal dono alla collettività di ciò che è preso da una elite, la violazione del limite attraverso l’accesso innaturale alla conoscenza, sia pure per il progresso dell’umanità.

Ma nonostante la comune origine e una storia per diversi aspetti simile, Crono e Prometeo esprimono tendenze diverse: il primo “egoistiche” perchè insorge contro il padre Crono per punirlo e destituirlo; il secondo “altruistiche” perchè si batte contro gli dei disinteressatamente per elargire ad altri il frutto della sua impresa.

I corrispondenti pianeti hanno perciò anch’essi un che di diverso: per tale ragione mentre la tradizionale esaltazione di Saturno-“Giustiziere” nella Bilancia, simbolo e segno dell’ordine costituito e della giustizia, è più che fondata, l’esaltazione di URANO nel segno dell’ARIETE è la più indicata perchè questo segno tradizionalmente esprime lo spirito generoso, combattivo e ribelle ad un tempo, incarnato da Prometeo.

Ma vi è ancora qualcosa da dire sull’impresa di Prometeo che, com’è noto finisce per tradursi nella sua disfatta e nel suo incatenamento espiatorio in una rupe del Caucaso dove un uccello rapace (animale di Giove) gli roderà il fegato (organo anch’esso iupteriano), fin quando Eracle, l’eroe solare – esprimente la “Luce della ragione”, romperà i suoi ceppi e ristabilirà il giusto limite.

In queste immagini può cogliersi il dramma della figura universale dell’incauto che travalica i limiti della conoscenza senza le necessarie qualificazioni e che resta perciò folgorato dagli effetti funesti della sua presunzione (Icaro docet).

Dovremo allora chiederci se nell’Era acquariana di Urano la ricerca “senza limiti” non rischi di mettere in scacco l’umanità come il titano incatenato. E allo scopo basteranno pochi ma determinanti interrogativi: i bimbi costruiti in laboratorio dall’ingegneria genetica avranno un’anima? I replicanti, frutto di clonazione, hanno libero arbitrio? La moderna cultura delle video-immagini, di internet ecc. accrescerà la nostra mente e la nostra memoria o porterà all’atrofia dell’una e dell’altra? Sono state realizzate le grandi promesse dell’illuminismo? Perchè allo sviluppo crescente delle comunicazioni esterne, concordemente attribuite all’Acquario e ad Urano, sta seguendo inversamente la progressiva mancanza di comunicazione interna di ogni individuo con se stesso?

 

Ma andiamo oltre ed occupiamoci di un altro pericoloso messaggero celeste dell’Era dell’Acquario: Nettuno.

Sui vasti e spesso devastanti effetti variamente prodotti da tale astro non possiamo dilungarci per ragioni di spazio.

Limiteremo perciò il nostro discorso alla dilagante invasione del soprannaturale nella cultura contemporanea e ai suoi paradossi.

Per introdurre il tema merita di essere citato il seguente brano che apre il testo “Maschera e volto dello Spiritualismo contemporaneo” di J. Evola.

 

«E’ l’ora propizia per le imprese equivoche di ogni falso misticismo, che mescolano curiosamente le confusioni spiritualistiche con la sensualità materialista. Le forze spirituali sono in invadenza dappertutto. Non si può dire più che il mondo moderno manchi di sovrannaturale. Se ne vede apparire d’ogni specie e varietà. E il gran male di oggi non è più il materialismo, lo scientismo, ma è una spiritualità scatenata. Ma il sovrannaturale vero non ne risulta riconosciuto in maggior misura. Il “mistero” avvolge tutto, s’installa nelle regioni buie dell’Io, che esso devasta, al centro della ragione, che esso scaccia dal suo dominio. Si è pronti a riintrodurlo dappertutto, eccetto che nell’ordine divino, ove esso risiede realmente…».


In effetti una tra le più sconcertanti contraddizioni del nostro mondo si coglie nel crescente e oramai inarrestabile ateismo di massa al quale contestualmente si va vieppiù sovrapponendo un abnorme interesse per il mistero, l’occulto, il paranormale, l’irrazionale ed, in genere, per tutto ciò che sia diverso dal “normale”.

Gruppi, sette, ordini e movimenti impegnati nell’esoterismo, nel magico, nelle dottrine e pratiche esotiche, o in insegnamenti riesumati dopo secoli di oblio, non si contano più.

E mentre le nuove religioni sorgono e si moltiplicano e le nuove frontiere dell’inusuale e del diverso si dilatano all’infinito, ogni accozzaglia di soluzioni per lo Spirito trova posto nel capiente contenitore del nuovo spiritualismo..

E’ il pieno caos “netturniano” caratterizzato anzi tutto dalla confusione tra lo Spirito e le soggettive rappresentazioni di esso, non di rado sovvertite o invertite dai suoi profeti e cultori.

In tale quadro basterà portare la nostra attenzione sul significativo fenomeno della New-age e sulla Next-age che ne è l’appendice ultima.

Molti dei tratti dell’ideologia della “nuova era” sono nettuniani: l’amore universale, la difesa della natura, il pacifismo, il femminismo, il panteismo, il relativismo ideologico per cui non esiste una verità unica ma tante verità relative, la tolleranza dell’omosessualità, il ripudio e la sostituzione della famiglia patriarcale con la famiglia naturale, il desiderio e l’attesa di un mondo migliore in cui siano per sempre banditi povertà malattie e guerre, il narcisismo spirituale sostanziato dall’aspirazione individuale a vivere in uno stato superiore di consapevolezza e felicità, le medicine e terapie alternative come strumento per ottenere allo stesso tempo il vigore del corpo, l’accrescimento della consapevolezza e l’equilibrio interiore prodromici di uno stato di vera felicità e di appagamento ecc…

E’ innegabile che le grandi e utopiche attese della New-age fossero ottime; e riteniamo che il punto non sia se tali attese siano state soddisfatte o abbiano registrato drammatici fallimenti. E’ invece determinante ai fini della nostra indagine constatare come il neo spiritualismo dell’Era dell’Acquario cozzi radicalmente con l’autentico spiritualismo della Tradizione.

Per cominciare, la New-age annovera singoli personaggi carismatici, ma non ha capi fondatori, così come non ha dottrine generali e univoche e soluzioni universali.

Al più si individuano nei nuovi movimenti idee generali e tendenze più o meno coincidenti.

La Tradizione per contro si basa su un complesso di dottrine, simboli, miti e figure “universali”, cioè presenti nelle più diverse aree e culture geografiche del mondo e in tempi non collegati storicamente.

Come esempio possiamo citare qualche figura-simbolo come quella della “passione – morte – resurrezione” dell’Eroe civilizzatore, impersonata nella cultura dinastica dell’Antico Egitto da Osiride, ma comune alla religiosità preellenica, alla tradizione massonica e perfino alla storia evangelica con le analoghe figure di Dioniso, Hiram e Gesù di Nazareth.

La stessa equivalenza di figure e simboli in culture non collegate storicamente nè geograficamente possiamo riscontrare nel diffusissimo culto degli antenati, nel carattere sacro universalmente attribuito al patriziato, nella dottrina delle Caste – fulcro di tutte le società antiche - nello spirito e nelle leggi della Cavalleria, nella mistica della gloria ecc., per non parlare dell’incredibile univocità di significati dei numeri mistici, dei simboli geometrici e spaziali, e delle più importanti feste dei calendari liturgici primitivi, molte delle quali sono state assorbite dal Cristianesimo: quali ad sempio il “dies natalis solis invicti” della tradizione italica più antica, confluito nella nostra festa di Natale.

Se il pensiero della New-age ha molti aspetti positivi per quanto attiene alla concezione dell’uomo e della natura (es. pacifismo, ecologia, spiritualità più estesa, lotta al razionalismo, visione della realtà cosmica, ecc.) e se le critiche che essa muove al vecchio mondo spesso sono giuste e ben argomentate, i modelli proposti in alternativa per contro sono fragili, incoerenti e talora perfino contrari alle premesse.

A titolo d’esempio basterà menzionare l’atteggiamento alquanto singolare di molti new-agers che mentre si battono per salvare l’ultimo animale di una specie in via d’estinzione, scendono allo stesso tempo in piazza nelle campagne in difesa dell’aborto.

Ma anche pratiche molto diffuse dalle quali sono scaturiti veri e propri movimenti e forme pseudoreligiose, come ad esempio lo Spiritismo, sono radicalmente in contrasto con la Tradizione, nel cui ambito i prodotti della decomposizione dell’essere umano venivano neutralizzati e allontanati perchè ritenuti il più pericoloso nemico invisibile, capace di “infettare” l’ambiente dei vivi: allo scopo interi collegi sacerdotali si mobilitavano per chiudere l’accesso a tali forme invisibili con appositi riti.

Infine è da ricordare che alcune tendenze fondamentali del nuovo pensiero, già riassumibili nella triplice antesignana declamazione dei rivoluzionari francesi “liberté, egalité, e fraternité”, ribaltano totalmente i canoni ideologici della Tradizione.

Nelle civiltà tradizionali non vi è uguaglianza e men che mai fratellanza, come noi moderni intendiamo. Ma, al contrario, l’ordine sociale è garantito da una netta distinzione qualitativa tra gli individui, omologati in base alla nascita in modelli chiusi: le Caste.

Ogni casta è un mondo a sè con le sue regole infrangibili che vanno conservate: da qui l’endogamia all’interno di ciascuna casta e la specificità dei codici di comportamento propri ad ognuna delle caste. Anche chi appartiene alla casta più bassa, quella dei Sudra (servi) ad esempio, non ambisce ad accedere ad una classe diversa e potenzialmente superiore (bramani o shiatria) ma piuttosto tende ad eccellere all’interno della sua casta grazie all’eroismo di dedizione.

Perfino la schiavitù è accettata il più delle volte con un atto di sottomissione spontanea quando consegue alla disfatta militare: si ritiene in questi casi che la sconfitta abbia il significato dell’abbandono da parte degli dei in conseguenza di un atto sacrilego cui può porsi rimedio solo con l’espiazione.

Sul concetto di “libertà” del pari non vi è nè può esservi alcunchè di comune con la Tradizione.

Nell’ambito delle società tradizionali, infatti, tutto è disciplinato dallo ius strictum, da ferree leggi di ordine, da rigide regole di comportamento sancite dal mos maiorum, da una religiosità intensa, estesa ad ogni atto della quotidianità, caratterizzata da una ritualità continua ed estrema.

La gerarchia, l’autorità, la fides costituiscono i cardini del sistema sociale tradizionale e in esso l’individuo è totalmente integrato esplicandovi una funzione per così dire “cellulare” in cui non può esservi spazio per libere idee e libere azioni – come noi intendiamo – tutto dovendo uniformarsi ai modelli stabiliti in origine e tramandati dalla consuetudine, affinchè le oscure forze del caos non possano irrompere nella realtà e la polis sia “l’immagine vivente del Cielo”, secondo l’archetipo ideale dettato da Platone nella “Repubblica” e nelle “Leggi”.

Se Urano, espressione planetaria dell’anelito titanico, è l’indiscusso artefice della “RIVOLUZIONE” del pensiero, delle conoscenze e dei costumi del mondo moderno e se Nettuno in tale mondo rivoluzionato ha indotto il generale clima di “CONFUSIONE” e AMBIGUITA’ di cui il neospiritualismo contemporaneo (e non solo questo) è testimone, Plutone si può dire che abbia completato l’opera allargando la breccia aperta dagli altri due, tanto da determinare, secondo i propri attributi di divinità del mondo sotterraneo, una vera e propria “DECOMPOSIZIONE” di ciò che residuava del mondo tradizionale.

Ci piacerebbe trattare in modo adeguato l’importante tema dell’ “Anticristo”, ma ragioni di spazio non ce lo consentono.

Ci limiteremo soltanto a porre in relazione questa figura con la divinità che nel mito è il dio e il simbolo stesso del mondo sotterraneo e ad osservare che il recente ingresso di Plutone nel nostro sistema planetario probabilmente ha segnato il risveglio delle forze del mondo infero: ossia di quelle forze che la Tradizione aveva domato e tenuto sotto controllo attraverso l’azione continua di cerimonie e riti.

Che queste forze ora senza argini ed evocate dal Cielo si stiano manifestando, si può cogliere nella crescente inversione dei simboli della Tradizione sacra (vedi la Svastica, la runa “Y”, il pentagramma capovolto, il significato del rosso porpora, ecc.), come pure dalle pulsioni di morte che attualmente sconvolgono soprattutto i paesi e le culture governate da Plutone: non li menzioniamo, ma ognuno avrà capito a chi ci riferiamo.

Il quadro sin qui delineato sulla qualità del nostro tempo è certamente tragico. Ma proprio l’esoterismo insegna che nella realtà universa ogni cosa che abbia raggiunto le sue estreme possibilità comincia a trasformarsi nel suo opposto.

Il simbolo del Tai-Ki che attesta questo principio universale, suggerisce che luce e tenebre non sono mai del tutto separate e interamente in conflitto: vi è un punto nero in campo bianco e un punto bianco in campo nero.

Ci fermiamo qui, certi che il momento più nero della notte sia allo stesso tempo il preludio dell’alba.

 

 

1. Chris Griscom, Marianne Williamson, José Arguilees, Leonard Orr, Judith Darlene Hampton, l’attrice Shirley MacLaine, Helen Palmer, Matthew Fox, ecc. E prima di questi annovererei anche quali antesignani Madam Blavasky, Gurdieff, Crowley ed altri.

 

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