IL
DESIDERIO-BISOGNO
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NELLA
DIALETTICA TRA TERRA E ACQUA
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di Sandra Zagattipubblicato su ALBATROS n. 0 |
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Emergenza
idrica, dissesti idro-geologici, avanzamento della soglia di desertificazione
in alcune parti del mondo o aumento delle precipitazioni a carattere
ciclonico in altre…
Sono problemi che si sono creati ed aggravati negli anni, ma in particolare
negli ultimi mesi se ne parla come se fossero nati oggi, già belli urgenti e
al limite della reversibilità. |
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Ma
è appunto negli ultimi mesi che si è formata l’opposizione tra Saturno e
Nettuno, diciamo dalla prima estate 2006; e durerà fino a quella 2007. |
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Questa
dialettica mette a confronto la Terra e l’Acqua in modo diretto e
paradossalmente accentuato dai segni coinvolti, Leone ed Acquario. E abbiamo
così da una parte Terra e Fuoco (siccità, erosione, contrazione… Yang) e
dall’altra Acqua ed Aria (cicloni, tempeste, afa… Yin). Il fatto che tali
segni siano Fissi rende un tale confronto più duro, estremo, irrigidito ed
esasperato dalle rispettive posizioni che sembrano parlare linguaggi troppo
diversi per poter dialogare o volerlo fare. |
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Va
da sé che il mio riferimento alle dinamiche climatiche, per quanto valido
come esempio, vuole essere innanzitutto simbolico. Non è ovviamente l’opposizione Saturno-Nettuno ad aver
“causato” una simile situazione (che non ricadano sui pianeti le
responsabilità degli uomini!), ma certo ne ha rispecchiato sincronicamente la
presa di coscienza collettiva, che appare tanto più improvvisa e stupita
quanto più il senno del poi ce la indica come tardiva e persino colposa. |
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A
proposito di colpe, ho notato che anche in questo caso Saturno ha ricevuto
una potente proiezione di “capro espiatorio”, assumendo su di sé – e suo
malgrado – il solito ruolo di pianeta nefasto. Troppo spesso ho sentito
parlare di questa opposizione in modo fazioso, cioè con interpretazioni di
parte, e in particolare “dalla parte di Nettuno”: ad esempio come progresso
sociale, scientifico e umanitario frenato o impedito dal dispotico
Saturno, visto puntualmente nei panni del “capo” antipatico di turno, con
Berlusconi e Bush tra i più accreditati! |
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Ammesso
(ed assolutamente non concesso) che siano da interpretare in tal modo i cicli
planetari, a pochi è venuto in mente che, viceversa, Nettuno potrebbe
rappresentare le idee più confuse ma altrettanto rigide che si oppongono alle
regole istituzionali: l’integralismo religioso, il fanatismo no-global,
le coppie di fatto o “diverse” contro il matrimonio tradizionale o persino
gli ultras del calcio contro arbitri e poliziotti… Nettuno non è
sempre buono e giusto, come Saturno non è sempre brutto e cattivo. |
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E’
pur vero che stiamo assistendo a continue lotte di classe, in cui Nettuno in
Acquario incarna tutto ciò o tutti coloro che vogliono “redimere” il mondo
dai suoi mali: l’esportazione coatta di democrazia e l’islamizzazione
suicida-omicida dell’Occidente non sono cose poi tanto diverse, sul piano
simbolico; ed aggiungiamoci pure l’utopica ma ossessiva sperimentazione
(Acquario) sulle culture geneticamente modificate, che vorrebbe risolvere la
fame nel mondo danneggiando gli ecosistemi naturali (quadratura all’asse
Toro-Scorpione). Da parte sua, Saturno in Leone incarna tutto ciò o tutti
coloro che tentano di salvaguardare la realtà consolidata, con i suoi
riferimenti etico-sociali ed anche le sue gerarchie di potere (Leone). |
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Insomma,
conservatori e anarchici a confronto. E se i primi vogliono mantenere il
comando, i secondi vogliono comunque imporre – non sempre in modo
“gandhiano”, come abbiamo visto – la loro visione del mondo. Dire chi è
meglio o peggio è questione ben difficile, se vogliamo evitare le preferenze
personali… E in fondo così non ne usciamo, o meglio non “entriamo” nella più
profonda ed autentica (in tal senso evolutiva) dialettica di questa
configurazione. |
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Torno
quindi indietro, per raccogliere gli insegnamenti della nostra storia
recente. I cicli Saturno-Nettuno coprono in media 35-36 anni, e l’ultima
opposizione tra i due pianeti avvenne nel 1971-72, con Nettuno in Sagittario
e Saturno in Gemelli. |
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Pensando
a questi due segni, è immediata l’associazione alle tematiche della
comunicazione e del movimento, con dialettica Aria-Fuoco. Ed è interessante
ripensare ad una serie di provvedimenti che, pur riguardando solo l’Italia,
ben si adattano a queste simbologie. Ricordo che in un aspetto qualsiasi è il
pianeta più veloce ad “intervenire direttamente” sulle dinamiche già in atto
del pianeta più lento; ed è solo per questo che Saturno sembra maggiormente
protagonista. In quegli anni, infatti, fu varata una campagna di sensibilizzazione
contro gli sprechi energetici (Nettuno in Sagittario), che portò ad
imporre un limite massimo alle temperature interne e ad impiegare isolanti
per coibentare le abitazioni (Saturno in Gemelli). Furono riscoperte fonti
alternative di energia e bandite le insegne luminose animate (Gemelli) o di
dimensioni eccessive (Sagittario). Anche cinema e televisione vennero
“ridimensionati” drasticamente negli orari e vennero predisposte quelle
misure di contenimento della circolazione automobilistica che presero poi il
nome di austerity. |
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Quando
c’è di mezzo Saturno, è inevitabile sentir parlare di norme restrittive:
obblighi, divieti, controlli. In quegli anni il motto di tale opposizione
sembrò essere “nec plus ultra”: non oltre 20°C di temperatura in casa,
non oltre le ore 23 davanti alla TV, non oltre un tot di benzina a
disposizione… Ma, anche allora, la dinamica saturnina fu essenzialmente
“reattiva” (qualcuno oggi direbbe “reazionaria”), perché appunto intervenne
su un Nettuno già all’opera, arginando secondo il suo principio di realtà
una dilatazione sempre più dannosa e irreversibile, se priva di
regolamentazioni. |
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Assai
meno pragmatica e lucida – anzi letteralmente “folle” – fu la reazione del
1936, ai tempi della precedente opposizione tra Saturno in Pesci e Nettuno in
Vergine, perché non fu soltanto restrittiva ma oppressiva: la contemporanea
quadratura di Giove in Sagittario fu senz’altro determinante nel
terrore-orrore del “diverso” per cui furono emanate le leggi razziali in
Europa, ma la stessa debolezza delle posizioni planetarie ne accentuò la
dinamica proiettiva ai limiti della schizofrenia paranoide… |
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Ma
torniamo a noi, ad oggi. E torniamo anche, per un attimo, all’esempio
climatico. |
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A
ben pensarci, un suggerimento di simbolica integrazione tra questi pianeti ci
viene offerto proprio da un’ennesima notizia allarmistica della nostra era.
Mi riferisco allo scioglimento dei ghiacciai, che sta offrendo una
drammatica rappresentazione di quanto il dilagante e fluidificante Nettuno
possa fare con il rigido e freddo Saturno. |
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Trovare
un messaggio evolutivo in un dramma ecologico del genere può sembrare una
speculazione gratuita e persino di dubbio gusto, eppure… Eppure esiste, a mio
parere, una “psicosomatica planetaria” analoga a quella che si manifesta nel
corpo umano. Con il suo tipico messaggio duplice ed apparentemente
contraddittorio: da un lato, infatti, la realtà fisica compensa (come può, e
spesso in modo aberrante) il processo evolutivo o trasformativo che la realtà
psichica non attua, o meglio rifugge; da un altro descrive, semplicemente ma
emblematicamente, la dinamica di rimozione in atto, in un risultato
splendidamente dettagliato ma ugualmente severo. Di per sé, una reazione
psicosomatica è sempre un “effetto”, ma ne racconta ed illustra le cause
perché solo così queste possono a loro volta evocare, se non produrre
direttamente, effetti alternativi. |
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Ciò
che potremmo essere non coincide quasi mai con ciò che riteniamo o temiamo di
dover essere: per questo la psicosomatica è così diretta, e spesso
impietosamente letterale, nel suo monito che è anche un’invocazione, un
estremo invito al cambiamento. |
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Ma
i segni Fissi non cambiano volentieri o facilmente. |
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E
dunque, pensiamo ai ghiacciai che si sciolgono ed ascoltiamo previsioni
terrifiche sugli effetti che ciò potrà avere: innalzamento del livello dei
mari, con conseguenti inondazioni delle zone costiere… e, insieme, riduzione
della riserva idrica planetaria, prosciugamento dei fiumi e blablabla. Dunque
affogheremo, ma moriremo di sete? Sembra un paradosso, ma è semplicemente –
drammaticamente – un totale squilibrio, in cui Yin e Yang si confondono e
sovrappongono, unendosi solo nell’aspetto negativo perché innaturale ed eccessivo.
Eccessivo nella resistenza a modificarsi, appunto, che porta il “corpo-terra”
a protestare con una reazione uguale e contraria, o meglio con l’unico
cambiamento possibile ed anche se distruttivo ed autodistruttivo. |
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C’è
tuttavia anche qualcosa di meravigliosamente istruttivo nello
scioglimento dei ghiacciai. L’Acqua non dovrebbe essere solida. L’Acqua di
Nettuno, in quanto fantasia, idealismo, spiritualità, empatia… non dovrebbe
irrigidirsi nelle sue ombre: miraggio, dogmatismo, integralismo, contagio. Se
lo fa, quando lo fa, diventa un’Acqua che allaga e non feconda più. |
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L’Acqua
ha bisogno della Terra per esserne arginata e per poterla a sua volta
nutrire. E la Terra ha bisogno dell’Acqua per incanalarla e farsene
annaffiare. Se riuscissimo a capire questa semplice ed ovvia realtà,
trasferendola nei nostri comportamenti individuali e collettivi, ci
metteremmo poco più di un attimo a risolvere tanti problemi sociali,
politici, ecologici e persino economici… E invece no: insistiamo a contrapporre
le gerarchie all’uguaglianza, a confondere i doveri con i diritti e a
vivere i primi per senso di sudditanza (o per obbligo, appunto) e i secondi
con arroganza. |
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Soprattutto,
continuiamo a considerare come un diritto l’appagamento dei nostri bisogni e
come un dovere la mortificazione dei nostri desideri. Il senso della
precarietà nettuniano aumenta in modo direttamente proporzionale al
nichilismo, al disincanto saturnino, il che significa che invece di integrare
i due principi in senso luminoso, lasciamo che si oscurino reciprocamente
usando la nostra realtà materiale come filtro opaco, invece che come veicolo
creativo. |
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L’immagine
dei ghiacciai che si sciolgono suggerisce che per salvare l’Io dal processo
di dissoluzione a cui Nettuno può portarlo, bisognerebbe accettarne e
comprenderne il senso del sacrificio: l’unico atto consapevolmente magico che
può sanare e non inflazionare un confronto del genere tra ciò che va
abbandonato e ciò che va mantenuto. Non possiamo trascendere un Io
(individuale o collettivo) che non sia già strutturato e forte, perché in tal
caso l’allontanamento non andrebbe verso l’alto o nel profondo ma… alla
deriva. Che è esattamente ciò che stiamo facendo con il nostro pianeta e che
il pianeta stesso ci manifesta nelle sue reazioni idrogeologiche. |
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Se
c’è una cosa che Saturno in Leone dovrebbe saper fare, è difendere o ripristinare
le gerarchie di valori, proprio per non lasciarli portar via tutti allo
stesso modo dall’onda nettuniana. Il che porta alla necessità, sempre più
urgente, di identificare un nuovo ordine di bisogni e di desideri. Finché il
bisogno primario della collettività occidentale sarà avere ambienti
surriscaldati d’inverno e gelidi d’estate, muoversi con un’auto sotto il
sedere anche per andare dietro casa e, soprattutto, abbandonare la propria e
individuale responsabilità nel cassonetto di una fatalistica autoassoluzione
(la colpa è sempre di qualcun altro o di qualcos’altro…), ci sentiremo sempre
più instabili, come rocce galleggianti ed erose dall’interno, trascinate
inesorabilmente verso una fine che crediamo di non aver scelto e pensiamo di
non meritare. Perché l’irrazionalità collettiva dilaga e contagia, offuscando
la ragione del singolo. |
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Viceversa,
sacrificare l’Ego(ismo) in una scelta di amore per la collettività, ci
permetterebbe di individuare altri desideri al posto di alieni
bisogni, restituendo allo stesso Ego una dignità di appartenenza e
partecipazione al tutto, di cui è parte integrante e non solo utente
“consumatore”. |
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Scriveva
Democrito, nei suoi Frammenti: “Quanto è più saggio dell’uomo
l’animale, che conosce la misura del suo bisogno, mentre l’uomo la ignora”… |
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Auguriamoci
che Saturno in Vergine ci permetta di ritrovare questo senso della misura,
questo “buonsenso”. Ma per misurare i nostri veri bisogni dovremmo prima
conoscerci di più, anzi meglio. |