SEGNI E DISEGNI |
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di Sandra Zagatti |
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I disegni dei bambini mi hanno sempre affascinato; mi riferisco ai primi disegni, quelli che fanno spontaneamente a 3 o 4 anni, comunque in età prescolare e quindi senza alcun tipo di influenza esterna. Come certe prime fotografie, anche quei loro disegnini esprimono a mio parere molto della verità originale dellanima appena incarnata e, proprio come un tema natale, possono essere letti come un manifesto, una spiegazione o per lo meno una descrizione di sé stessi forse vaga ma non per questo superficiale; soprattutto libera dai filtri che, in seguito, ne offuscheranno la completezza con valutazioni ed interpretazioni preferenziali.
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Osservandolo, mi sono sempre chiesta: cosa spinge un bambino a disegnare un soggetto piuttosto che un altro? Certo, anche senza essere in qualche modo invitati a rappresentare qualcosa, esistono ugualmente tanti stimoli quotidiani, ma perché tra questi alcuni bambini scelgono come primo disegno (o come disegni ricorrenti) sé stessi o un familiare, altri un fiore o la casa o il gatto? Da dove deriva questo interesse, questa capacità di riconoscere, tra tante, una forma particolare, anzi una particolare idea a cui dare forma, e vita, attraverso il disegno? |
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Così, ho pensato che il tema natale di questi artisti in erba potesse dare almeno qualche risposta, chiarendo od integrando eventuali altre risposte relative alla realtà ambientale e familiare specifica. |
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Io, ad esempio, sono nata dopo le mie sorelle, e quindi a differenza dei primogeniti o dei figli unici ho trovato una situazione affettiva in un certo senso già occupata Da questo punto di vista, quel mio disegnino potrebbe essere interpretato come il desiderio di dire alla famiglia, e in particolare alla mamma che mi vedeva disegnare: Ci sono anchio!. Ma questa è una valutazione a posteriori, mentre non è affatto detto che a poco più di due anni un bambino disegni per comunicare coscientemente e volontariamente con gli altri |
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Dunque, riguardando quella figurina imbronciata del mio primo disegno, non posso fare a meno di riflettere sul mio Saturno in XII casa, spesso associato ad uninfanzia di solitudine (ma nel mio caso direi piuttosto di orgoglioso isolamento), e che, governando il mio Ascendente, ha effettivamente colorato i miei comportamenti di valori capricornini a partire dai primi anni di età. |
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Può sembrare non proprio ortodosso questo insistere sul mio caso personale, ma ovviamente è quello che meglio conosco, e mi è utile per definire alcune ipotesi da verificare poi su altri casi. Ritengo infatti verosimile che un bambino esprima principalmente ed innanzitutto le proprie dominanti, nel bene e nel male, identificabili nei punti sensibili del tema: Ascendente, Luminari o pianeti angolari. |
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Tra i tantissimi disegni della mia età prescolare (si consideri che non ho frequentato lasilo e che ero molto solitaria, quindi li ritengo particolarmente spontanei), ho infatti notato alcune tematiche ricorrenti: |
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1. Il più piccolo di me (Sole in Vergine?)
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La mia condizione psicologica da figlia minore può non essere sufficiente a spiegare lenfasi quasi ossessiva verso una gerarchia di ruoli sempre più subordinati, a volte simili ad una catena alimentare dove il nutrimento è però quello affettivo: mamma che tiene per mano la figlia, che tiene per mano una bambola, che ha al guinzaglio un cagnolino che a sua volta ha il cucciolino dietro fino alla miniatura! E anche i tanti animaletti di ogni genere presenti nei miei disegni rientrano senzaltro in questa categoria. |
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2. Il più grande di me (Nettuno al MC?)
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In questo caso non mi riferisco a qualcosa di maggiore in senso quantitativo, ma semmai di superiore: ho una schiera di angeli, fate, elfi e persino extraterrestri nel mio catalogo di opere dai tre ai sei anni di età. Tutti questi personaggi sono rigorosamente buoni e sorridenti: nessun orco, nessuna strega, nessun diavolo! Il male, per me, ammesso che ne concepissi lesistenza, corrispondeva più che altro ad un tedium appunto saturnino, ma il piano trascendente fu sempre avvertito nel mio immaginario come una presenza sicura ed amorevole. |
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Proviamo dunque ad osservare altri casi. Purtroppo non ne ho trovati molti per ogni bambino; in ogni modo ho cercato di presentare quelli che mi sembravano più significativi e non necessariamente più belli. |
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Soggetto A)
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In ciò si potrebbe vedere anche una
ricerca di sicurezza, tipica del Sole in Toro,
che qui però sembra assumere i connotati del bisogno interiore, più che esteriore o
materiale. |
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Ma non è certo una contraddizione. |
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Guarda caso ho usato i termini intensità e passionalità per definire il suo atteggiamento: un modo di essere, di fare e di sentire, dunque, che si adatta a cose tipiche di altri segni ma in fondo riconoscibili anche nel suo tema.
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Soggetto D)
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Questo disegno lha fatto unaltra bimba, ma in tempi più recenti. E indubbiamente bello, ed è pieno di colori solari: giallo, arancio, verde! Anche lespressione dei personaggi è ridente, e quelle braccia così ampie sembrano quasi delle ali che però ricordano quelle dei rapaci, con le dita simili a penne o addirittura ad artigli. |
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E perché la figura a sinistra ha gli occhiali? Unaquila miope? Ho chiesto informazioni ai familiari, pensando si trattasse del disegno di qualcuno in particolare, ma non hanno saputo darmi spiegazioni; comunque nessuno tra le amiche della bimba o in famiglia ha mai portato gli occhiali, tranne la nonna, che però non sembra proprio essere il personaggio raffigurato |
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Ammetto di essermi lasciata suggestionare forse eccessivamente da questo disegno, ed ho pensato a quegli occhiali come a lenti dingrandimento, quindi a strumenti di osservazione piuttosto che di ausilio ad una vista debole. |
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Cè molto Scorpione in tutto ciò: il Sole come luce e quindi vista ed anche com-prensione (laquila, le dita che afferrano e/o sezionano ), che tuttavia è collocato nel disegno in posizione sottostante al cielo che sovrasta il disegno (Medio Cielo?). E allora ho associato queste tre figure alla triplice congiunzione che precede il Sole in Scorpione: un Plutone più dominante al centro, verde come il terreno sottostante (IV casa in Toro?); Mercurio e Venere retrogradi ai lati, unici ad avere qualche elemento disegnato in nero |
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Soggetto E)
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Che
tale chioma rappresenti lespressione del sé è facilmente spiegabile,
visto che Venere governa il Sole di questa
bimba
ma se avessimo dei dubbi ce li toglierebbe lei, che si è firmata proprio
lassù in alto! |
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Il sole è spesso interpretato come unimmagine del padre, e a volte come una richiesta più o meno inconscia di considerazione da parte sua. Qui abbiamo un sole sorridente, che dallalto osserva il suo alberello, per cui direi che il rapporto in questione è buono; tuttavia, considerando lopposizione di Giove al Sole in IX (padre lontano?), non escluderei che si possa trattare di una figura genitoriale in genere o addirittura di quella materna. In ogni caso la figura femminile che astrologicamente (Luna in Bilancia) ben si accorda alla dominante venusiana è molto presente nel disegno, in cui la bimba ridimensiona in modo più modesto (Ascendente Vergine) il proprio naturale egocentrismo disegnando lalbero a lato ed inserendo immagini di dolcezza in quei fiorellini, comunque piegati affettuosamente verso lalbero stesso come Venere comanda! |
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Soggetto F)
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Luna in VI casa, certo: mamma operosa e servizievole. Ma anche Luna in Toro, e quindi una oralità sicuramente legata al desiderio affettivo, ma anche a quello di riconoscimento e possesso. |
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E a proposito di possesso, ecco un disegno di Babbo Natale fatto, guarda caso, ai primi di dicembre: il soggetto è riconoscibile per il colore rosso del disegno e per il classico berretto, ma non capivo il significato di quella cosa ben più grande disegnata sotto: è una coperta? Babbo Natale è a letto? Macché, quello è il sacco dei regali non so se ci siamo capiti!
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E abbiamo anche una Befana, indubbiamente originale: la Befana è vecchia, si sa, e infatti porta gli occhiali; ma forse li porta per proteggere gli occhi dal vento, a cavalcioni della sua scopa/motocicletta guidata per altro controcorrente Cè forse qualcosa di meglio per descrivere una congiunzione Saturno/Urano in Sagittario? |
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Soggetto G)
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Interessante a tal proposito un disegno in cui raffigura sé stessa ed il fratello: nonostante lui abbia 5 anni in più, è rappresentato in disparte e più piccolo, mentre lei occupa il disegno in posizione centrale ed è di dimensioni maggiori. Tra laltro il disegno è a colori, e mentre labito del fratello è nero, il suo è completamente rosso!
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Listinto marziale è identificabile anche nellaltro disegno, in cui il classico soggetto della casa è rappresentato in modo non certo comune: come una fortezza, o meglio un castello, in cui al posto dei vasi di fiori sui davanzali o delle tendine alle finestre troviamo stemmi araldici, merli e finiture più complesse Una degna residenza per una IV casa in Leone! |
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Ecco, al termine di questa piccola esposizione, vorrei condividere con voi alcune riflessioni. |
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Giustamente lo studio dei disegni infantili da parte della psicologia della fase evolutiva ha classificato alcuni soggetti base, tipici delle prime espressioni grafiche e quindi indicativi dello stato di maturità e benessere del bambino: tra questi soggetti troviamo la figura umana, la natura, la famiglia, la casa. Sembra quasi che nei primi anni di vita, e salvo qualche eccezione (come potevano essere i miei angioletti!), il bambino esprima nei propri disegni, e quindi viva, solo le prime quattro case oroscopiche. Più o meno successivamente, diciamo fino ai 7/8 anni, emergono soggetti collegabili alle case successive: ad esempio i giochi, le feste, i doni (V) e la maestra, il dottore, gli animali (VI) |
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Questo è almeno ciò che ho potuto notare in generale; ed ovviamente è comprensibile, considerando che le case diurne hanno a che fare con uno stadio dellesperienza sicuramente diverso, più maturo e sociale, di quello infantile. |
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Ecco perché le differenze riscontrabili nella rappresentazione di soggetti comunque ricorrenti possono risultare particolarmente indicative, se il punto di vista con cui si osservano è anche astrologico. Uno psicologo dellinfanzia, infatti, di fronte a certi disegni ripetitivi, come nel caso B (le casette), o di unalterazione dei disegni classici come nel caso F (la mamma più piccola), può ovviamente indagare sulla personalità del bambino e sulle condizioni ambientali e familiari in cui vive, ma ciò richiede un impegno notevole ed unindagine a più livelli che non sempre è possibile o al riparo da malintesi. |
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Non bisogna dimenticare che un bambino non possiede ancora una struttura etica di giudizio e comportamento, e nella beata innocenza dellinfanzia le sensazioni vengono espresse in modo diretto e (quasi) privo di filtri, cosa che è indice di normalità, e non certo il contrario. |
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Non sempre, dunque, linsistenza nel disegnare la casa ideale nasconde una sofferenza allinterno delle reali pareti domestiche, ed anzi può essere un modo spontaneo e legittimo per lidentificazione e la comunicazione di certi valori cancerini-lunari che forse, senza il tramite del disegno, potrebbero manifestarsi solo a livello emozionale o non manifestarsi affatto, rimanendo frustrati ed incompresi (come lamore per la famiglia ed il bisogno di nutrirsene in condizioni di sicurezza). Ed anche disegnare la figura materna con dimensioni minori delle proprie, per una bambina dai forti valori venusiani e marziali, può essere semplicemente una valutazione orgogliosa e gioiosa di sé stessa, e non necessariamente una sottovalutazione della mamma; o magari, se la Luna è opposta a Plutone, un salutare messaggio più o meno inconscio per ridimensionarne linvadenza, quasi a dire: Sì, la mamma è importante ed è sempre vicino a me, ma io sono io! |
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Un bambino parte quasi sempre dallAscendente, perché è quello il punto in cui le cose nascono ed imprimono lo stimolo di un potenziale divenire. Istintivamente, poi, proseguirà nel percorso successivo, sottolineando di propria iniziativa ciò che più gli piace o dispiace, lo riguarda o lo caratterizza: listinto è un linguaggio della Natura, ed ha sempre una propria logica e finalità. |
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Quindi non insistiamo, ad esempio, affinché un bambino inserisca nei disegni la sorellina appena nata di cui tutti i familiari già straparlano valutiamo (noi, che in quanto adulti abbiamo una responsabilità comportamentale) i motivi e i significati del suo disegnarsi da solo in mezzo a mamma e papà, e traiamone le giuste conclusioni, senza demandare a lui la necessità di uneventuale modifica di condotta che non gli compete. Se non ci saranno ingerenze proiettive, la sua Natura troverà da sola, prima o poi, un posto affettivo per la sorellina; ma per non ostacolare o deviare tale processo, lasciamolo esprimere come sa e desidera, altrimenti tutto diventerà più complicato ed anche le energie astrali soffocheranno invece di scorrere, generando rimozioni di pianeti isolati, blocchi da quadratura, alternanze da opposizione, o certi sbilanciamenti compensatori apparentemente incomprensibili e pure assai frequenti Tutte complicazioni che cresceranno insieme al bambino e si paleseranno maggiormente nelletà adulta. |
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Disegnare significa, per un bambino, dar vita; e quindi portare alla luce ciò che senza lausilio culturale successivo potrebbe rimanere ad uno stadio inconscio e passivo troppo a lungo. Significa anticipare, in un certo senso, lesperienza delle case diurne, rapportandosi agli altri (VII), partecipando emotivamente (VIII), viaggiando con la fantasia (IX) così che queste quando verranno affrontate realmente potranno proporre verifiche equilibrate e naturalmente accettate, preparando a loro volta la strada verso le case finali del percorso esistenziale ed evolutivo. |
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In tal modo il ritorno allAscendente, al termine della vita, rappresenterà davvero un traguardo: conquistato andando avanti, appunto; non tornando indietro o, peggio, stando fermi.
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Louis Corman, Il disegno della famiglia: test per bambini, Ed. Boringhieri 1970 |
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Vico Avalle, La grammatica del segno infantile, Ed. Priuli & Verlucca 1975 |
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Jean Piaget, La causalità fisica nel bambino, Ed. Newton Compton 1977 |
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D. Widlocher, Linterpretazione dei disegni infantili, Ed. Armando 1995 |
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E. Crotti e A. Magni, Scarabocchi: la lingua segreta dei bambini, Ed. Red 1996 |
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