| La carta del cielo natale viene
definita in modi diversi tema oroscopico, mappa celeste e così via e
nonostante riproduca staticamente la realtà astronomica dellistante di nascita,
tali definizioni contengono tutte un suggerimento di movimento (oggettivo) e dinamismo
(soggettivo). In quanto tema, può essere infatti considerato come il leitmotiv di unesistenza, largomento
conduttore di un cammino evolutivo o meglio, di una sua particolare tappa
che comincia con la nascita ma che si sviluppa e si compie nella vita; ed è
oroscopico perché usa il tempo sia come linguaggio per esprimersi che come
strumento per manifestarsi. Analogamente, in quanto mappa, altro non è che
lindicazione di un percorso, con tanto di partenza, traguardo e tragitti intermedi,
ed anche ostacoli da superare o da evitare, eventuali scorciatoie, punti di sosta e di
ristoro, e insomma tutte le modalità e, di nuovo, i tempi con cui attuarlo.
Le configurazioni e posizioni celesti e terrestri indicate sulla carta ci mostrano quelle
che sono le nostre dotazioni di partenza (quanto di ciò sia bagaglio utile e
quanto zavorra, lo scopriremo poi...), ma dopo il primo vagito, con cui volenti o nolenti
ne controfirmiamo laccettazione, il nostro viaggio ha inizio: dallistante
immediatamente successivo, cielo e terra ricominceranno a muoversi, e noi con loro, mentre
i cicli planetari cominceranno a parlarci il linguaggio del tempo, traducendolo per noi in
eventi interiori od esteriori. Tradurre
significa appunto far passare, portare oltre; ed è proprio questa
la chiave per tentare di comprendere gli accadimenti della nostra vita, senza subirli più
o meno volentieri come altro da noi, ma dedicandoli a ciò che proprio noi
dobbiamo raggiungere.
Tutto ciò può sembrare solo una bella teoria; e mentre ci trastulliamo in essa la vita
continua e preme, e cè il mutuo da pagare, i figli da educare, il marito con
linsonnia o la moglie nevrotica, e poi le malattie, gli incidenti, lo stress...
questa è la pratica, altro che chiacchiere! Figuriamoci se abbiamo voglia di ringraziare
il transito di Marte su Mercurio che ci ha fatto cadere dalle scale e rubare il motorino!
Eppure...
Luomo pensa di non avere tempo per capire e far proprie verità tanto più grandi di
lui e di ciò che è praticamente la sua esistenza, eppure il tempo è dalla
sua parte. E un percorso, quello astrologico, che si estende a più livelli: che va
avanti raccogliendo leredità dei passi precedenti, ed insieme cresce, sale,
scavando nel profondo; ripercorre sul cerchio zodiacale gli stessi punti, critici o
energizzanti, ma come una spirale ne propone visuali sempre più elevate, più distanti e
pure più corrette. La fatica che avvertiamo tanta sia nel camminare che nel
vedere, dipende solo da un errore di fondo, instillatoci nella memoria genetica o karmica
come una sorta di peccato originale proprio perché impariamo a correggerlo, con
linesorabile perdono della comprensione: ed è solo la paura della morte
che ci fa vivere nella rigidità, nella stasi, nel rifiuto, tremando e trattendendo il
respiro quasi fossimo già morti, e così potessimo evitare di morire poi...
Invece, ogni cammino evolutivo, quale è appunto quello della coscienza
nellesistenza, vive mediante la morte: la
morte delle parti a favore del tutto, del permanere a favore del diventare,
dellavere a favore dellessere. Così ogni transito, ogni vibrazione progressa,
ogni rivoluzione scandita sul nostro tema, ci chiede di morire a qualcosa... proprio per
vivere quel qualcosa e farlo vivere. Può sembrare un gioco di parole, ma è un gioco che
introduce un concetto fondamentale per chi tenta non solo di affrontare le verità
ri-velate dallastrologia, ma anche, appunto, di viverle. Il concetto è quello
dellanalogia, ed applicare lanalogia ai significati della morte serve ad
individuare ciò che a mio avviso è lessenza del cammino evolutivo: una morte
volontaria, un passaggio consapevole da uno stato allaltro; una trasformazione. Un
continuo distacco che è continua integrazione. E se un cammino esistenziale rappresenta
(sembra) spesso un fatto, quello coscienziale rappresenta invece un atto: un atto
consapevole e volontario che rende possibile e disponibile unenergia creativa e che,
come nella Creazione originale, permette il passaggio dalle tenebre alla luce
permettendo alluomo di vedere ciò che altrimenti può essere difficilmente
intravisto, e più facilmente travisato, come evento esterno ed estraneo.
Fin dalla nascita e ad ogni nuova morte-rinascita, ciò che si traduce in termini di
evento (ciò che ci accade), ci invita a prendere coscienza di
nuove e diverse verità, che sempre più si avvicinano e ci avvicinano alla coscienza
della Verità unica ed universale: non come elementi di un mosaico che permettono ogni
volta di vedere qualcosa in più, ma come gradini di una scala che permettono di vedere
ogni volta meglio.
Non cè dubbio che levoluzione, in quanto iniziazione, sia una presa di possesso cosciente degli stati
superiori (R. Guénon): tutto sta nellintendersi sul significato di questi
stati superiori. In effetti, parlando di Universo, non ci si dovrebbe riferire a
qualcosa di superiore in quanto contrapposto al mondo inferiore della nostra esistenza
fisica, ma semmai a qualcosa di onnicomprensivo, di totale e completo: letimologia
stessa del termine (unus-versus) ne definisce chiaramente il significato nellessere
volto, raccolto, direzionato allUnità. Un
tutto, quindi, un intero che comprende le proprie parti non perché da esse composto ma
perché ad esse simile.
Ecco ciò che sempre dobbiamo tener presente quando affrontiamo il linguaggio dei simboli:
nellUniverso ogni parte è analoga al tutto, e solo in tal senso il linguaggio dei
simboli è universale. Questa caratteristica di autosomiglianza tra le diverse
parti (o meglio tra i diversi livelli) dellUniverso, si ritrova nei concetti di
microcosmo e macrocosmo, e nelle tante cosmogonie nate per tradurre un sentimento universale di
trascendenza (R. Guénon): il sentimento di quegli stati superiori
di cui necessariamente, per analogia, luomo avverte lesistenza.
Tornando un attimo indietro, va sottolineato che il cammino evolutivo, inteso, come già
detto, in quanto atto cosciente o meglio atto della coscienza, viene solo
simbolicamente espresso dal movimento oggettivo e soggettivo del tema astrologico, non
certo causato da esso; un po come un segnale stradale che ci avverte di
un prossimo incrocio senza ovviamente esserne il diretto responsabile, e lasciandoci per
altro liberi di rallentare o tirar dritto! Va da sé che ci sono altre vie per seguire
tale cammino, e che limportante è compierlo: il fanatismo (ed ogni sua maschera
specialistica) usa il paragone al posto dellanalogia, così che sia
sempre laltro ad essere ignoto o, se noto, sbagliato... Invece
lUniverso è sempre lo stesso, la Verità è sempre Una; e non potrebbe essere
diversamente, perché un intero non può essere diviso né, viceversa, composto: mille eventi o situazioni personali possono
essere semplici variazioni su un tema centrale; il simbolo dipinge per noi
questunico tema significativo (S. Arroyo). Badiamo quindi a non confondere
luniversale con il collettivo, o lesterno con linterno, perché
ribalteremmo in questo modo la direzione stessa del processo di comprensione che
tentiamo di attuare, confondendo i diversi livelli di manifestazione con le diverse parti
di un medesimo livello. |
I simboli, insomma, sono un modo in cui luniversale si particolarizza, e i diversi
aspetti o movimenti astrologici, con le diverse simbologie ad essi collegate, sono
anchessi livelli di significato e conoscenza, presentati come parti al
solo scopo di permetterne una valutazione intellettuale altrimenti impossibile. Credo che
siamo tutti daccordo nellaffermare che quel che conta, in un processo
esistenziale, non siano le esperienze di vita in sé, ma i significati che luomo
riesce a cogliere dalle proprie esperienze; analogamente, nel processo evolutivo, la
coscienza viene indirizzata verso la Verità in modo direzionato e graduale, attraverso le
simboliche fasi di crescita rappresentate dai diversi cicli planetari, reali e simbolici,
e strutturate come un percorso di avvicinamento progressivo verso il proprio centro. Ma
così come ogni fase porta in sé il significato dellesperienza precedente e la
necessità delle esperienze successive, e quindi fa parte di un ciclo, anche ogni ciclo è
in realtà un sub-ciclo di un ciclo più ampio. E questo vale anche per il
ciclo esistenziale nel suo insieme.
Siamo quindi tornati al punto di partenza, ed alla necessità evolutiva di produrre in
modo continuo e consapevole la propria
morte. Come nellInsieme di Mandelbrot,
anche nella vita si tratta in fondo di applicare, su sé stessi, una sorta di operazione
ricorsiva, così che prima della morte reale, grazie alla morte simbolica incessantemente
ripetuta, luomo possa ricostruire la propria immortalità, nella coscienza di essere
non altro che un tutto individualizzato: stadio e non parte di una
realtà completa e universale.
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