LA MIA ASTROLOGIA |
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di Sandra Zagatti |
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Quando,
nel 1998, abbandonai l’attività di architetto per dedicarmi completamente
all’astrologia, molti colleghi pensarono che fossi impazzita! Io stessa mi
stupii dell’assoluta serenità e sicurezza con cui presi una tale decisione,
ma ringraziai per questo il transito di Urano in trigono alla mia Luna... In
realtà, la mia avventura astrologica era cominciata diversi anni prima,
precisamente quando lo stesso Urano si era congiunto al mio Ascendente in
Capricorno, palesando ciò che già lo stellium
in quel Segno aveva rappresentato per me a partire dal ritorno di Saturno: e
cioè un disagio, rimosso ma crescente, per i contesti professionali e sociali
in cui mi trovavo. |
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Fin
dai tempi dell’Università mi ero interessata di simbolismo; in casa, grazie a
mia madre (studiosa junghiana), già da ragazzine le mie sorelle ed io ci
eravamo abituate a raccontarci i sogni e ad analizzarne i significati. Mio
padre, a sua volta, per quanto ingegnere è sempre stato un conoscitore ed esperto
di Tarocchi, e le pur generiche “smazzate” di Capodanno erano una tradizione
al pari dei cappelletti in brodo…
Sono insomma cresciuta con la consapevolezza di un legame tra la vita
individuale e quella universale; e in fondo ho un Nettuno culminante… era
prevedibile che prima o poi i confini dell’approccio tecnico-scientifico mi
sarebbero diventati stretti. |
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Dunque,
nel 1990 cominciai a leggere testi di astrologia. |
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I
primi manuali (Sementowski-Kurilo, Morpurgo, Discepolo, Barbault) mi
lasciarono però insoddisfatta, quasi “infreddolita” – dov’era l’anima? – poi
mia madre mi prestò i suoi libri di Dane Rudhyar… e a quel punto la mia
passione per l’astrologia divenne irresistibile; ed irreversibile. Cominciai
a seguire conferenze, corsi, seminari, e dal 1994 mi dedicai ad un’intensa
attività formativa, contemporaneamente orientando le mie letture e
concentrandole verso autori come Howard Sasportas, Liz Greene, Stephen
Arroyo. Grazie ai miei principali insegnanti, Paolo Crimaldi e Lidia Fassio
(un uomo del Sud, Cancro, e una donna del Nord, Capricorno…), entrambi
psicologi, avevo infatti incontrato l’astrologia umanistica, che sintetizzava
finalmente e perfettamente ciò che cercavo da tempo, sia come strumento
evolutivo che come significato esistenziale. |
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Ho
usato più sopra il termine “avventura” per descrivere il cammino culturale,
professionale e umano che l’astrologia mi ha permesso di percorrere. Ma la
stessa astrologia è un’avventura per ciò che rappresenta, nella dignità che
offre e nella responsabilità che richiede: un’avventura della coscienza e nella coscienza. |
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Di
approcci astrologici ne esistono tanti e persino troppi: da quello
teorico-classico a quello pratico-deterministico, da quello esoterico a
sfondo mistico o iniziatico a quello statistico di impronta scientifica. Per
quanto spesso diversificati o divergenti, si tratta senza dubbio di
metodologie preziose per la ricerca, sia essa filosofica o tecnica. Ma per
chi fa consulti – e in ogni caso per me – ciò che più conta è l’essere umano:
con la sua individualità, la sua unicità, le sue piccolezze e grandezze, i
suoi bisogni e i suoi interrogativi; l’uomo e il suo posto (il suo senso) nel
mondo. |
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Io
non credo che l’astrologia possa essere considerata una “scienza”; non
comunque nel modo riduzionistico con cui tale termine viene inteso nell’epoca
moderna (ossessionata dalla dinamica causa-effetto e dalla sua
riproducibilità). Anche se la definizione di “arte” mi piace di più, non
credo sia completamente corretta nemmeno questa, se con tale termine intendiamo
un’espressione del pensiero e del sentimento individuale per vie non mediate
dal confronto paritario ma riconoscibili universalmente. Né può essere
identificata in una “religione”, nonostante a mio parere la fede in un ordine
superiore, comunque lo si voglia chiamare, sia intrinseca in ogni tentativo
più o meno strutturato di conoscere e capire… |
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Forse
l’astrologo è anche uno
scienziato, un artista e un religioso, laddove usa (o dovrebbe usare) mente,
cuore ed anima integrandone suggerimenti e potenzialità, così come è (o
dovrebbe essere) in grado di utilizzare cultura e sensibilità, intuizione ed
osservazione, ascolto e dialogo. Tuttavia, se l’astrologia è difficilmente
definibile salvo che come sistema di simboli, l’astrologo è forse in
particolare un “interprete” del linguaggio che i simboli configurano,
mirabilmente, in un tema astrologico. Linguaggio non solo logico ma anche e
sostanzialmente analogico: non
solo di comunicazione e manifestazione (orizzontale) ma soprattutto di
assonanza e collegamento (verticale). |
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Il
bello è che i livelli in cui il legame tra “cielo” e “terra” si esprime sono
davvero tanti, se non infiniti, e fra i tre principali – fisico, psichico e
spirituale – ci sono tutti i gradini intermedi e miscelati in cui possono
trovarsi non solo i diversi individui ma anche uno stesso individuo nelle
diverse fasi della vita. Importante, e non certo facile, è saper riconoscere
a quale livello e in quale fase si trova un soggetto, perché
è assolutamente inutile o persino pericoloso parlargli di realtà a lui
incomprensibili, o comunque non comprensibili in quel momento, mentre per
chiunque ed in qualunque momento c’è sempre qualcosa “di più” o “di meglio”
che lo riguarda e gli compete, e a cui quindi può accedere. |
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“Astra inclinant, sed non necessitant”,
si dice… E si dice fin troppo spesso, quasi a cercare un compromesso, in
verità nemmeno troppo dignitoso per l’uomo, nell’eterno dilemma tra destino e
libero arbitrio. Di fatto, sono convinta che un tale dilemma nasca da un
malinteso di fondo su un concetto di “causa” inquinato di colpevolezza e un
conseguente “effetto” sentito come imposto ed interiormente disconosciuto e
rifiutato. A mio parere le cose sono più complesse e più semplici assieme:
più complesse perché le cause probabilmente esistono, forse anche le colpe,
anche se più antiche e paradossalmente più attuali di quanto si possa
credere, ma se le chiamassimo “motivazioni” già perderebbero quel senso di
ingiustizia e di estraneità con cui vengono solitamente considerate e
recepite; più semplici perché in tale dinamica i pianeti non “inclinano” né
“determinano” nulla, e semplicemente rispecchiano, per quella legge di
risonanza, similitudine e corrispondenza che troviamo ben descritta
dall’ermetico “Così in Alto come in Basso” alla sincronicità di Jung, dalla
geometria dei frattali alla omeopatia. |
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Noi siamo più di quel che siamo...
Il che non significa che siamo necessariamente “migliori”, ma che abbiamo la
possibilità di diventarlo. Non migliori degli altri, sia chiaro: migliori di
noi stessi, forse nella vita attuale rispetto a quella precedente, e comunque
– sempre – ogni giorno rispetto al giorno prima. Questa è la nostra vera
libertà, questa l’occasione che i pianeti ci offrono continuamente, dalla
nascita alla morte, ogni volta con la tenacia e la pazienza che solo dei
maestri di vita possono avere. |
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Nel
suo insaziabile bisogno di rassicurazione, l’uomo può esprimere il massimo
del coraggio e dell’orgoglio, come il massimo della fragilità e codardia. E
in questa delicatissima condizione, può accettare o rifiutare ogni aiuto.
L’astrologia si offre a lui come una luce – piccola o grande che sia – per
osservare meglio ciò che è dentro e fuori di lui, le cose che gli accadono o
forse, come disse Rudhyar, le cose a cui
lui accade. Lo lascia però libero di usare o meno una tale
fiaccola, laddove l’astrologia non giudica né obbliga, non dà prove e nemmeno
chiede scuse; ed è importante che anche l’astrologo faccia altrettanto,
indicando senza imporre, giustificando ma responsabilizzando, spiegando e
soprattutto capendo. |
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Ciò
che, come astrologa, cerco di suggerire a chi si rivolge a me, non sono le
“risposte esatte” che così spesso cerca, ma le domande più giuste – più sue;
inserendole in quel generoso contenitore di significati che è un Tema astrologico.
In quest’ottica, sia l’Essere che il Divenire assumono maggiore dignità, ed
anche una riflessione previsionale diviene cosa ben diversa dall’ossessione
“predittiva” di tanti astrologi antichi (ed anche moderni). |
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A
volte, quando escono dal mio studio, le persone avvertono un inspiegabile
entusiasmo; sono emozionate, stupite, persino commosse. Quando accade,
ovviamente, gioisco per loro e con loro. Ma sarei altrettanto felice se
uscissero anche soltanto un po’ più serene di quando sono entrate: con la consapevolezza
nascente – e pur ancora embrionale – di poter essere non “artefici” ma
senz’altro partecipi del proprio destino. |
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agosto
2004 |