ERA NUOVA


di Sandra Zagatti

 

La diffusione della New Age negli ultimi anni è stata incredibile: seme in parte deposto dai movimenti hippy tra gli anni ’60 e ’70, è rimasta in incubazione fino all’inizio degli anni ’90, quando i suoi germogli, nati rigogliosi, si sono poi propagati in tutto il mondo, incrociandosi (a volte per fortuna, a volte purtroppo) con piante di diversa natura.
Pur nella mia istintiva e in parte sbagliata ritrosia verso tutto ciò che è “un po’ troppo” collettivo, mi sono interessata ed appassionata subito a questo movimento culturale, che vedevo come una proposta giusta, valida ed essenzialmente – veramente – nuova; perdonandone la palese semplificazione in nome di una necessaria o comunque utile divulgazione.
Cosa proponeva, in fondo, la New Age? Sostanzialmente, il recupero di uno stato di equilibrio ed integrazione con l’universo, che presupponeva il rispetto per la natura (rivisitata nei suoi aspetti terapeutici, formali, musicali), l’amore per gli esseri umani, il cosiddetto “pensiero positivo”, e in generale un rapporto con la dimensione spirituale più autentico e spontaneo, anch’esso semplicemente da recuperare e quindi libero dalla necessità di “intermediari” (e forse è proprio questo che la Chiesa non ha gradito…).
Recupero, dunque, non invenzione: questa era la vera novità. Leggendo i titoli delle conferenze, dei corsi, dei libri ad orientamento New Age ovunque pubblicizzati, era facile notare l’insistenza sul prefisso “ri” nella terminologia adottata: “Risveglia il bambino interiore”, “Ricrea la tua vita”, “Rigenera il corpo”, “Rivivi le esistenze precedenti”, “Ritrova te stesso”, “Riscopri la felicità”e via di questo passo. Tutte esortazioni al ripristino di una consapevolezza perduta o dimenticata ma ancora necessaria ed anzi sempre più urgente per far luce in tempi così oscuri.
Una cultura del genere, mi dicevo, non può far male: farà poco, forse, e a pochi, ma qua e là qualche buon messaggio potrà giungere, e in sintesi il messaggio vero, il messaggio veramente nuovo, era quello “olistico”. Ma ora mi chiedo se quel messaggio sia stato davvero ricevuto, o colto nel suo significato; perché, se la mia simpatia nei confronti della New Age non è sbagliata in teoria, in pratica vedo ormai che l’impatto con la vecchia realtà culturale ha generato frutti fin troppo strani, e non solo “positivi”… 

Hólos, in greco, significa “intero”. L’Olismo è e dovrebbe essere dunque un modo di vivere e di capire la vita come un tutto, e non come un insieme di parti, nella coscienza che l’intero sia superiore e maggiore della somma; al contrario di ciò che potremmo chiamare “riduzionismo”, per cui si ritiene possibile comprendere un intero solo mediante e dopo la comprensione delle sue componenti. Insomma, la solita storia dell’albero e della foresta.
Meravigliosa meta-visione olistica! Ne ero già innamorata a metà degli anni ’80, quando meditavo sui paradossi logici e sulla pittura di Escher: geniale suggeritore di quanto la relatività sia illusoria e di quanto sia fondamentale, invece, per abbracciare un panorama, non esserne parte!
Purtroppo, una “svista” non riconosciuta come tale può avere gli stessi nefasti effetti di un’invisibile cellula tumorale su un tessuto sano, e sostenere una visione olistica è semplicissimo, oltre che salutare, ma ad una condizione: che non si perda mai la messa a fuoco sull’intero, concentrandosi ed identificandosi con una sua parte, perché ciò significa tornare indietro; e farlo – peggio ancora – con la presunzione di andare avanti.  

Avevo da tempo il sospetto che l’evidente assenza – direi l’allontanamento – della scienza astrologica (considerata, forse, troppo “vecchia”) dalle discipline, pur numerosissime e variegate, della New Age, fosse un particolare non trascurabile ed un pericoloso segnale: più che una carenza, una vera e propria perdita di un sistema di riferimento e di controllo “superiore e maggiore”… Ma non mi aspettavo che gli effetti culturali di questa proliferazione diventassero anche, e così in fretta, di distorsione.
Quando, di recente, ho visto su una rivista la pubblicità di una tra le tante associazioni New Age, sono rimasta esterrefatta: “Scuola di ricerca olistica: corsi di yoga olistico, di shiatsu olistico, di karate olistico”Per un attimo ho pensato si trattasse di uno scherzo, e sono stata persino tentata dall’idea di organizzare in Romagna un corso di mazurka olistica… ma in breve ho capito che non c’era proprio nulla da ridere, e che il solo pensiero di uno yoga non-olistico era allucinante.
Sfogliando in altre riviste, ho trovato inserti in cui si pubblicizzavano sedute per “massaggio vibrazionale, lampade a raggi UVA per ripristino energetico, manicure, pedicure, ceretta e peeling su tutto il corpo” (olistico, insomma). Non parliamo poi delle camminate sul fuoco, che mi aspetto vengano ormai proposte anche dalla Valtur, o di altre assurdità: in fila alla biglietteria di un convegno, qualche anno fa, davanti a me c’erano due signore di mezza età che si confidavano il miglior operatore per farsi “aprire i Chakra” come se parlassero di parrucchieri o verdurai di fiducia…
Cosa sta accadendo? mi sono chiesta. Ed ero ancora assorta in tale interrogativo quando l’ho visto. Era proprio lui, a tutta faccia su un volantino: il “luminoso dirigente del terzo millennio dallo stipendio di giada” (per dirla con i comici di una vecchia trasmissione televisiva), il grandioso Anthony Robbins, colui che ha trovato sé stesso e che, con comode rate mensili, si offre di trovare pure noi! Altro che musichine e incensi per la meditazione trascendentale: prendi in mano il tuo destino! Altro che bambino interiore: risveglia il gigante che è in te! Altro che pappette vegetariane: migliora il tuo stato fisico, mentale e finanziario!
Per finire, altro che anima e cuore, amore e comunione: sprigiona il potere dentro di te! 

Ecco: il potere. Ecco l’ombra della New Age, ed insieme – temo – il suo fallimento. Ci si poteva anche pensare, visto che è nata in pieno transito di Plutone in Scorpione, con Urano e Nettuno ancora in Capricorno… ma già, dimenticavo che l’astrologia è roba da matusa! Comunque la sua dimensione culturale sembra ormai orientata in grandissima parte (non completamente, per fortuna) dal “recupero” di uno stato di naturale serenità alla sua “pretesa”, e la coscienza appena risvegliata di essere un tutto non è riuscita a rimanere ancorata alla dignità di cui solo l’umiltà può investirla; come se essere un tutto equivalesse ad essere (e ad avere) tutto…
I temi dei convegni hanno preso un andazzo che mi piace assai poco, e un po’ ovunque si propongono esperimenti di “psicofonia, telepatia e veggenza”, corsi di guarigione ed autoguarigione con il potere della mente”, si esalta la “capacità di crearsi le esperienze e le emozioni desiderate”, e lo “sviluppo dei sacri poteri”E c’è persino chi si offre di insegnare una nuovissima forma di “ipnosi conversazionale” (specificandone ovviamente la differenza da quella clinica, soggetta a controllo e a qualifica) come strumento idoneo a superare barriere, per fare arrivare un messaggio ma anche superare eventuali resistenze, in cui l’intento di chi emette il messaggio è di manipolare la scelta dell’interlocutore” Fantastico, no? 

Non so quando è successo, perché all’inizio non era così, eppure è successo: le persone hanno di nuovo confuso le parti con il tutto, semplicemente per il solito, vecchio, vizio di preferirne alcune, rifiutandone altre. Rifiutando di capire le proprie paure e pensando di potersene così liberare; rifiutando di ammettere la propria piccolezza e illudendosi così di sentirsi più grandi; rifiutando di fatto l’autonomia – e responsabilità – coscienziale ed affidandosi così ad illuminati gestori della propria fragilissima sfera emozionale. Come sempre, ciò che sembra una scorciatoia diventa un vicolo cieco, se si perde di vista la mappa e il traguardo per cui era stata tracciata (già, l’intero…).
L’errore è stato nel non saper riconoscere la “svista”, il punto fondamentale: lo stesso per cui, quando diciamo di aver compiuto 40 anni, sottindendiamo l’aver realizzato ed elaborato, in noi, quella quarantennale esperienza, perché è con essa che affrontiamo il nostro quarantunesimo anno, ancora tutto davanti a noi; così come quando uno studente viene promosso alla terza liceo, e affronta i nuovi insegnamenti grazie alle nozioni apprese in seconda, perché sono quelle le sole che possiede. Così, per quanto si possa osannare all’avvento della Nuova Era, questa è ancora tutta da conquistare, come tutto da conquistare è anche ciò che di veramente nuovo può dare: in parole povere, sarà pure l’Era dell’Acquario, ma la cultura con cui la stiamo vivendo è ancora quella dei Pesci.
Se non abbiamo ben chiaro questo punto, ciò che dovrebbe essere un naturale passaggio evolutivo rischia di divenire una convivenza mal riuscita tra valori che non si riconoscono a vicenda e che addirittura si confondono, offrendo in tal modo i propri aspetti peggiori perché assurdamente (ed inconsapevolmente!) competitivi. Un risultato di ciò è già evidente negli inviti alla libertà che si trasformano in dipendenze nei confronti di coloro che si propongono di aiutarci a raggiungerla, nei tanti ideali fondati su illusioni, nell’evoluzione della coscienza che si è incagliata nella fissazione della guarigione del corpo, e in quella visione distaccata che voleva comprendere in un solo sguardo ed abbraccio l’intera umanità, e che purtroppo sta invece diventando una visione soltanto lontana dall’umanità e ad essa sempre più estranea, in cui persino l’etica ha assunto contorni nebulosi. 

Era nuova, sì, la Nuova Era… ma temo non lo sia più. Temo sia diventata vecchia mentre era ancora giovane; o forse è rimasta vecchia, senza nemmeno accorgersene.
Certo, dalle tante cose che ha seminato, qualche bella piantina è nata, e mi auguro che possa ancora riprodursi su terreni diversi, così che quella sua speranza e quell’occasione di rinnovamento non vadano sprecate. Perché ciò accada, è tuttavia necessario lasciar perdere i sogni di potere e cogliere una reale possibilità, ripristinando davvero una condizione perduta: non di “grazia”, di “illuminazione” o chissà che, ma di serio impegno, di disponibilità, di onestà morale ed intellettuale. Per dirla tutta, di verità. 

 

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