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LA MANTIDE RELIGIOSA |
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di
Patrik Costamagna |
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Pubblicato
sul n. 8 di Albatros |
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Febbraio
2009 |
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La mantide religiosa è un insetto che ha
sempre affascinato e impressionato gli uomini per molteplici ragioni, dal suo
aspetto antropomorfo, alle sue particolari caratteristiche, abitudini e
comportamenti. Analizzando ed indagando tutti questi aspetti da un punto di
vista astrologico, si prospetta come essi abbiano continui rimandi e richiami
principalmente alle simbologie della X-Demetra morpurghiana, nonchè del segno
del Toro, che essa governa, e delle importanti accoppiate schematiche con
Giove e Venere. |
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Come già accennato appartiene alla famiglia
degli insetti. Una famiglia che, oltre a rappresentare tra i più antichi
colonizzatori della Terra e gli esseri viventi più numerosi sul nostro
pianeta, presenta una struttura che potremmo definire in un certo senso
“matriarcale” (X), poiché, salvo rari casi, la femmina gode di una
superiorità evidente rispetto al maschio. Questa preminenza si manifesta sia
da un punto di vista fisico, in quanto essa è sempre sovradimensionata
rispetto al maschio, sia da un punto di vista cerebrale, in quanto la femmina
è capace di attività e funzioni molto più variegate e complesse rispetto alla
controparte maschile. Gli insetti più conosciuti, infatti, come le api, le
formiche, le coccinelle, le cavallette e via dicendo, vengono nominati sempre
al femminile, probabilmente proprio per evidenziare e rimarcare questa
supremazia. E naturalmente la mantide non fa eccezione… |
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Il suo nome deriva dal greco “mantis”, che
significa profeta, colui che pre-vede (X-Giove). E sono proprio i concetti
della vista e dello sguardo (X-Giove e Venere) uno dei motivi che hanno
contribuito a rendere l’insetto alquanto inquietante. Il viso triangolare
presenta sulla sua sommità due grandi occhi sporgenti che portano al culmine
un piccolo puntino nero che assomiglia ad una pupilla. Tutto questo sembra in
effetti conferire all’insetto quasi uno sguardo umano. Ed inoltre la
possibilità, unica tra gli insetti, di poter ruotare il collo di 180 gradi dà
l’impressione che essa possa dirigere il proprio sguardo praticamente in
tutte le direzioni. Interessante a tale proposito quello che scrive Caillois
nel suo libro “Il mito e l’uomo” dove dedica un intero capitolo alla simbologia
delle mantidi: “le altre (bestiole) possono soltanto vedere, le mantidi
possono guardare”. In molte culture gli si è attribuito addirittura il
malocchio: Aristarco riteneva che il suo sguardo presagisse sventura a colui
che lo subiva uomo od animale che fosse, mentre presso i Romani se qualcuno
si ammalava gli si soleva dire “la mantide ti ha guardato”. |
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Viene chiamata “religiosa” (X-Giove)
probabilmente per il suo portamento e per il modo di tenere le zampe: queste
vengono raccolte in una particolare posizione che ricorda le mani giunte
dell’orante. Anche per questo l’insetto è stato considerato sacro presso
molti popoli: ad esempio in Provenza dove è chiamata prégo-Dieou
(prega-Dio), in Romania dove è chiamata calagurita (cioè monaca), e
presso i Turchi, dove si crede che le sue zampe siano sempre orientate verso
La Mecca, la città santa dei musulmani. |
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In alcune regioni africane è ritenuta una
divinità e sembra che vi siano state perfino religioni e culti dove la
mantide occupava un ruolo preminente. E guardacaso queste popolazioni, come i
boscimani e gli ottentotti, presentano una società di tipo matriarcale: le
donne hanno un ruolo predominante, i figli hanno parte del nome come quello
della madre, mentre gli uomini, tanto per rimanere in tema, senza il permesso
delle mogli non possono addirittura toccare… cibo! Non solo, ma nelle loro credenze la funzione principale della
mantide, invocata e implorata, è proprio quella di procurare il cibo stesso. |
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Durante alcuni scavi archeologici è poi anche
stata ritrovata una moneta proserpiniana di Metaponto dove l’insetto è
raffigurato accanto alla spiga sacra dei Misteri Eleusini. Qui il richiamo ad
“X” è immediato: Demetra, la Madre Terra, la Grande Madre sono l’elemento
centrale dei Misteri Eleusini, una religione che vede il passaggio dal lato
materiale al lato spirituale di “X”, dall’esperienza fisico-terrena della 2^
casa all’esperienza misterico-religiosa della 9^casa. |
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Un altro tema presente nel mito africano è
legato all’impressionante voracità dell’insetto. Ad essa è stata sempre
perciò attribuita una fame insaziabile (X-Giove). Ad aiutarla nella
soddisfazione di questa impellente necessità contribuiscono le zampe, con la
loro peculiare conformazione, e che proprio per questo vengono definite
raptatorie: essendo dotate di spine appuntite e terminando con un lungo
uncino, rendono più agevole la cattura e soprattutto il “trattenimento” delle
prede. Una volta arpionate queste non hanno più via di scampo e l’insetto se
ne può così tranquillamente cibare. |
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La voracità non è solo in relazione al cibo,
ma è altresì riferita all’attività sessuale tanto che, come scrive Caillois,
nella mantide religiosa “i naturalisti distinguono la forma estrema della
stretta connessione che sembra abbastanza spesso unire la voluttà sessuale e
la voluttà alimentare” (Toro). |
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Ecco allora che si presenta il motivo
principale della sua fama, ovvero la singolare caratteristica di divorare il
maschio – più piccolo e immobilizzato anche grazie alle già citate zampe
raptatorie - durante o subito dopo l’accoppiamento sessuale (Asse
Toro-Scorpione). |
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Questo atto di cannibalismo uxoricida secondo
le teorie più accreditate sembra sia da attribuirsi ad una “fame” fisica vera
e propria, visto che le mantidi hanno bisogno di una elevata quantità di
proteine per produrre rapidamente le loro uova. Negli allevamenti difatti,
per ovviare a questo inconveniente, si usa nutrirla abbondantemente prima o
addirittura durante la copula. Altri invece propendono per il fatto che la
decapitazione del maschio ha forse lo scopo di migliorare e prolungare i
frenetici movimenti del coito, visto che questi sembrano essere maggiormente
stimolati dalla recisione del capo, data la particolare disposizione del
sistema nervoso. |
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Naturalmente questo comportamento non ha nulla
di crudele o volontario, poichè parlando di processi della natura tutto ciò
che avviene è essenzialmente funzionale alle istanze legate alla “necessità”
e alla “sopravvivenza” della specie, ma nello stesso tempo è però inevitabile
che questo costume sessuale abbia colpito l’immaginario collettivo, facendola
diventare simbolo dell’aspetto “ombra” del potere femminile rappresentato
dalla X-Demetra. |
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Inoltre considerando l’accoppiata con Venere
come scrive ancora Caillois “la mantide si presenta come un ideogramma
oggettivo che realizza materialmente nel mondo esterno le virtualità più
tendenziose dell’affettività”. Nella relazione le caratteristiche possessive
e trattenitrici esasperate possono avvolgere l’oggetto d’amore in catene
soffocanti, trasformandosi in un abbraccio mortale e fagocitante, almeno da
un punto di vista psicologico. Come non ricordare poi che l’appellativo di
mantidi è spesso affibbiato, specie a seguito di particolari episodi di
cronaca, proprio a donne ritenute cacciatrici e divoratrici di uomini. |
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Le simbologie Xiane sono nuovamente richiamate
dal modo di deporre le uova. La mantide non le lascia all’aperto, con tutti i
rischi per la loro sopravvivenza che questo potrebbe comportare, ma produce
da sé un vero e proprio “contenitore”, chiamato ooteca – cioè custodia,
astuccio per le uova – dove queste possono stare “al sicuro”. È formata da
una speciale sostanza schiumosa e spugnosa che al contatto con l’aria si
indurisce, diventando un involucro impermeabile, isolato, ed inviolabile dall’esterno.
La sua funzione è quella di “accogliere” e “contenere” le uova garantendo lo
sviluppo degli embrioni, nonché di “proteggere” le stesse uova sia dai rigori
della fredda stagione invernale, sia da eventuali predatori. |
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L’ooteca corre però il rischio di trasformarsi
in una trappola letale per i neonati insetti, evocando un altro lato ombra
Xiano, ossia quello relativo a madri che impediscono lo sviluppo e la
crescita della personalità dei figli, non permettendone di conseguenza lo
svincolo. |
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Al momento della nascita le piccole mantidi
sono infatti già munite delle loro imponenti zampe raptatorie che
rischierebbero di ostacolare, o addirittura impedire, l’uscita dall’
“astuccio” preparato con grande cura dal loro genitore. A causa delle spine e
dell’uncino presenti sugli arti anteriori non riuscirebbero ad attraversare
la stretta fessura che si apre nell’ooteca, poiché rimarrebbero impagliate
nell’angusto passaggio. Questo pericolo è però scongiurato dal fatto che gli
insetti sono avvolti da una particolare veste neonatale che permette loro di
fuoriuscire dall’ooteca senza troppi problemi, e che viene poi abbandonata
velocemente. |
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Una volta liberi i piccoli mantoidei
manifesteranno prontamente le loro caratteristiche predatorie e la loro
voracità. In caso di scarsità di cibo ne faranno immediatamente le spese i
piccoli maschietti, la cui vita sarà messa subito a repentaglio dalle già più
grandi sorelline che non esiteranno a divorarli per potersi sfamare. Un
“assaggio” di quello che potrà riservare loro il futuro… |
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Dopo aver considerato questi aspetti della
vita dell’insetto, come scrive sempre Caillois, “allora si coglie meglio in
che modo e in che senso possa corrispondere al comportamento delle mantidi un
tema mitologico – e astrologico aggiungiamo noi – che occupa, turba, esalta,
attira l’immaginazione dell’uomo”. |
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Bibliografia |
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R. Caillois – Il mito e l’uomo |
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M. Salemi e F. Tomasinelli – La Mantide religiosa e gli insetti stecco |