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ASTROLOGIA:
MITI E CULTI RELIGIOSI |
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di Maria Teresa Mazzoni |
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L’astrologia, quando nacque in Mesopotamia, circa 3500 anni prima di Cristo, era scienza e religione al tempo stesso. I sacerdoti, unici depositari del sapere, attraverso l’osservazione della volta celeste cercavano non solo di dare un ordine alla natura e al cosmo, ma di interpretare l’universo come un Tutto governato dalle stesse leggi; in questo Tutto era inserito anche l’uomo. Egli perciò non poteva che seguire il “destino” indicato nelle stelle o meglio ancora rispecchiarsi nell’universo. Il suo essere parte integrante della Natura lo rendeva un “microcosmo” riflesso di quello più grande e il fatto che le costellazioni, secondo calcoli precisi, un giorno lontano si sarebbero ritrovate nello stesso punto da cui erano partite, portava alla inevitabile conclusione che anche la vita e gli eventi umani, in quel preciso momento cosmico, si sarebbero ripetuti. Era il mito dell’Eterno Ritorno, già formulato dagli orfici e dai pitagorici, ma che con l’astrologia greca diventa la certezza di un’armonia in cui tutto ciò che avviene ha una sua collocazione precisa e già stabilita. Lo zodiaco con la sua fascia delle costellazioni rappresentava anche visivamente questa ripetitività; inoltre le sette sfere visibili, dalla Luna a Saturno, erano piani che circondavano la terra e attraverso cui si pensava fosse passata l’anima prima di nascere; ecco perché la forma quadrata dell’oroscopo e più tardi circolare, assunse la funzione di un “mandala” ossia, secondo le traduzioni più antiche, di “ciò che ci circonda”. Il mandala era ed è tuttora un’immagine del mondo; è al tempo stesso un pantheon simbolico e l’accesso ai suoi diversi livelli fa parte ancora oggi dei riti di iniziazione. D’altra parte fin dall’inizio l’uomo aveva visto nei corpi celesti, delle divinità esecutrici della volontà divina e la base della teologia babilonese - inizio dell’astrologia - si fondava sull’ordine religioso del cosmo e sulla dipendenza dell’uomo da questa volontà suprema; da qui la necessità di sapere ciò che si deve fare per non incorrere nell’ira celeste. I mutamenti del cielo stellato furono allora oggetto di un’osservazione da cui si trassero non solo la conoscenza dei ritmi planetari ma anche presagi e regole di comportamento; nacquero anche i riti religiosi grazie ai quali l’uomo sentiva di poter entrare in comunicazione con gli dei, di poter stabilire un legame tra il Cielo e la Terra; si creò inoltre un sistema di corrispondenza di segni tra il microcosmo e il macrocosmo che rendeva comprensibile la realtà terrestre e l’influenza su questa dei rispettivi prototipi celesti. Il cosmo intero quindi si rivelava come una struttura governata da leggi che, una volta comprese, potevano rivelare l’avvenire. |
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La successiva evoluzione delle idee religiose fa
nascere poi miti e tradizioni che ampliano il simbolismo degli astri e le
loro analogie con le cose terrene cosicché i pianeti diventano portatori di
miti che sono metafora di caratteristiche umane e di situazioni esistenziali
oltre che di un preciso destino. Le vicende a loro legate diventano nei
templi rituali sacri o più tardi tragedie recitate nei teatri. In entrambe le
situazioni l’uditorio è coinvolto in una partecipazione mistica che
permetteva di condividere a livello profondo l’esperienza rappresentata. A
sua volta lo zodiaco che nella sua sequenza indica simbolicamente tutti gli
stadi della vita e tutte le tappe dello sviluppo umano – individuale e
collettivo, materiale e morale – si connette inevitabilmente a tutta quella
serie di miti che narrano le esperienze di una presa di coscienza difficile
ma inarrestabile, proprio come difficile e inarrestabile è la vita. Ed è per
affrontare con maggiore forza e consapevolezza questi passaggi spesso
dolorosi che fin dai tempi più antichi molti di questi miti hanno dato vita a
veri e propri culti religiosi. |
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Fra i miti più significativi ci sono quelli
cosmogonici o delle origini. Nelle antiche religioni mesopotamiche la dea
Nammu rappresenta il mare primordiale ed è indicata come la madre che generò
il Cielo e la Terra; Cielo e Terra sono infatti la prima coppia che incarna
il principio maschile e quello femminile. Nella cultura greca esiste invece
il Caos da cui sorge Gaia ossia sempre la Terra; da questa è generato Urano
che è il Cielo stellato capace di ricoprirla tutta. Comunque all’inizio c’è
un unico elemento primordiale da cui nascono due opposti: il Maschile e il
Femminile, quel maschile e femminile che nello zodiaco sono indicati dai
primi due segni: Ariete e Toro. Ma il mare primordiale o il caos generatore
sono sempre un principio femminile ed esso ha dato origine a molte divinità
dal nome diverso ma che rivelano tutte lo stesso simbolismo: quello della
Grande Madre fertile, nutriente ma terribile, che dà la vita e se la
riprende, che è creazione e distruzione. Inanna ed Ereshkigal, Isthar e
Iside, Demetra e Afrodite, Artemide e la Vergine Maria sono i vari aspetti di
uno stesso Principio terrestre/lunare, femminile e materno che si è succeduto
nei secoli e nelle varie culture. |
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In astrologia questo Femminile generatore fu
collegato al segno del Toro il cui nome è quello di un animale maschio
estremamente fertile e le cui corna ricordano la mezza luna, pianeta secondo
la tradizione esaltato appunto in questo segno di Terra. In sanscrito GE è
Terra e anche Toro e il sacrificio di questo animale costituiva la parte
centrale del culto di Mitra, dio vedico onorato anche a Roma. Mitra per gli
antichi indiani rappresentava la divinità nel suo aspetto benevolo e
razionale, antitesi e complemento di Varuna che era invece il suo lato
violento e aggressivo. Questa ambivalenza si mantenne anche nel culto romano
dove, pur essendo Mitra un dio buono, era considerato in stretta relazione
con l’uomo e la terra, tanto che l’uccisione del toro, animale a lui sacro,
indicava la necessità di dominare l’istintualità per superare la dimensione
umana. Il sangue dell’animale sacrificato veniva lasciato scolare a terra
allo scopo di fertilizzarla, quindi anche qui si manifestava questa dualità:
si uccidevano gli istinti per poterli sublimare e liberare così il lato
fertile/creativo. Il Toro come segno astrologico è l’archetipo dell’energia
della natura, un’energia indifferenziata e ricettiva che ad un livello
elementare è finalizzata esclusivamente alla riproduzione ma in un secondo
momento, con una diversa presa di coscienza e quindi con un diverso dominio
dell’istintualità, può manifestarsi attraverso l’amore, l’arte e la
creatività. Un altro mito associato alle caratteristiche di questo segno è
quello del Minotauro, essere mostruoso dal corpo umano e dalla testa di toro,
nato dall’accoppiamento contro natura di Pasifae regina di Creta con un toro.
La storia di Minosse e del labirinto è troppo nota per ricordarla, ma tutto
il mito con i suoi vari personaggi si ricollega all’aspetto più primitivo di
questo segno, a quegli istinti che sepolti nel labirinto del nostro inconscio
vivono e vogliono essere nutriti. Il rituale dei sette giovani e delle sette
vergini che ogni anno a Creta venivano dati in pasto al Minotauro, è simbolo
sia del nutrimento con cui noi teniamo in vita la parte inferiore di noi
stessi che del meccanismo di acquisizione e possessività caratteristico del
segno.Arianna che aiuta Teseo a uccidere il mostro rappresenta invece l’aiuto
spirituale di cui l’uomo ha sempre bisogno e il suo famoso “filo” è il legame
del sentimento. In altre parole, se Pasifae e il Minotauro sono l’aspetto
primitivo del Toro, quello legato alla sensualità sfrenata e agli istinti
bestiali, Arianna è l’Anima ossia l’energia che dà vita ai sentimenti e che
con la sua potenza suscita la creatività, l’ispirazione, la spiritualità.
Storicamente i culti del Toro precedono quelli dell’Ariete; iniziarono 4500
anni prima di Cristo e dominarono per più di 2000 anni. |
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Ma la creazione abbiamo detto ha inizio
dall’unione di un Femminile e di un Maschile; e quest’ultimo, associato
astrologicamente all’Ariete, è il Fuoco iniziale, quello che ai nostri giorni
è chiamato il Big Bang. Questa esplosione primigenia è l’impulso espansivo, è
il calore animatore che unendosi alla forza attrattiva della Natura genera la
Materia. Amon-Ra, dio solare egizio, aveva la testa di un ariete ed era
considerato il creatore di tutte le cose; il suo culto risale al 2000 a.C.
circa e corrisponde al periodo di adorazione del sole epoca che durerà fino
all’era cristiana. Il sole era il solo dio la cui azione era visibile in
tutto il bacino del Mediterraneo; il segno dell’Ariete corrisponde all’inizio
della primavera, periodo in cui le ore di luce prevalgono su quelle del buio
e la natura rinasce; esso è quindi associato all’esaltazione e divinizzazione
della funzione solare. L’Ariete dalla tradizione è stato considerato infatti
luogo di esaltazione del Sole e domicilio di Marte. Marte in Grecia era
onorato come Ares, dio della guerra e del coraggio, ma come Marte invece era
un dio italico conosciuto ancor prima della nascita di Roma come dio della
primavera e come tale anche simbolo della lotta e della vittoria contro
l’inverno. Ci si rivolgeva a lui con riti e preghiere per assicurarsi la
prosperità del bestiame e perché tenesse lontano il cattivo tempo e i germi
morbosi. |
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Marte e il Sole sono quindi i signori dell’Ariete,
il segno astrologico in cui fu ravvisato il principio maschile generatore che
penetra la materia per darle la vita; la sua simbologia è legata al calore
del fuoco e al movimento la cui azione, combinata insieme, rende possibile il
passaggio dallo stato potenziale a quello virtuale. La sua forza maschile è
considerata capace di rigenerazione ma la potenza del suo slancio è difficile
da gestire al punto che può provocare la distruzione. Come il Principio
Femminile infatti questa energia primaria contiene in sé la vita e la morte e
il suo Fuoco può essere sacro, sacrificale o distruttivo. L'impresa degli Argonauti
e la conquista del vello d'oro sono la narrazione mitica rappresentativa
delle capacità di conquista dell’Ariete ma si tratta di una conquista che ha
bisogno di essere “aiutata” perché il suo “fuoco” ad un primo livello non
conosce strategie o equilibri. Medea, sacerdotessa e maga, darà a Giasone,
eroe degli Argonauti, la possibilità di realizzare la sua impresa; essa
rappresenta una diversa potenzialità del Fuoco, quella dell’Amore e della
Conoscenza. Ma quando Giasone, tipico spirito arietino, tradirà Medea che era
diventata sua moglie, il fuoco che anima costei regredirà allo stato
primitivo diventando quello distruttivo della vendetta che brucia ogni cosa.
La figura di Medea rappresenta il potenziale di “Anima” dell’Ariete,
un’energia che conserva tutto il suo impeto e capace anche di evolversi. La
sua forza tuttavia è ancora molto primitiva e le è difficile dominarsi per
superare gli ostacoli che si ergono di fronte ad ogni nuova manifestazione;
di fronte al tradimento di Giasone, Medea dimentica le sue capacità superiori
(qualità che chiaramente non erano state ancora acquisite ma solo
sperimentate) e si fa travolgere da quei sentimenti di aggressività e
distruzione che sono la manifestazione inferiore e pericolosa del segno. In
questo mito vive il Fuoco primitivo, quello dell’esplosione e della
conquista, quello che crea e distrugge; quel fuoco che, secondo la
tradizione, più tardi verrà donato agli uomini da Prometeo che lo avrà rubato
per loro agli dei. Esso sarà quindi considerato sempre sacro, custodito e
onorato al punto che presso i Romani, coloro che dovevano conquistare e
colonizzare altre terre, ne portavano un po’ con sé come simbolo di civiltà e
legame con la patria. |
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Ma come i miti della creazione, sono altrettanto
numerosi e importanti quelli della nascita e della nutrizione. Anche questi
sono appannaggio del Femminile e i pianeti ad esso preposti sono Luna e
Venere che rappresentano diverse divinità e acquistano una simbologia
differente secondo i segni e le funzioni che devono espletare.
Astrologicamente il Cancro è il segno della nascita; in esso il Principio
Femminile Materno è associato ai ritmi della Luna. |
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Fin dai primordi era stata notata l’influenza di
questa sulle acque, sulla terra e su tutti i processi vitali, motivo per cui
la Luna fu considerata fonte di fertilità e associata alla fecondità
femminile, a quella degli animali e ai ritmi della vegetazione. Essa
nell’immaginario primitivo era anche il luogo in cui soggiornavano le anime
prima di incarnarsi e il Cancro, suo domicilio astrologico, era chiamato
“Porta degli uomini” perché si pensava che le anime scendendo dalla Luna
entrassero nel mondo terrestre attraverso questo segno zodiacale. La
scomparsa della Luna durante i tre giorni di novilunio era considerata una
minaccia per la vita sulla terra mentre la sua ricomparsa, simile alla
rinascita delle piante e della Natura, era un’ulteriore conferma del duplice
potere del Femminile: la sua capacità di dare la vita era sempre accompagnata
dalla possibilità di toglierla. Dea della luce lunare era Artemide: in lei
era rappresentata la giovinezza apportatrice di nuovi inizi e nuova vita, era
benefica per la natura ma possedeva arco e frecce con cui poteva dare anche
la morte; era una dea della caccia ma contemporaneamente proteggeva gli
animali; era una dea vergine ma in molti luoghi era venerata come un’immagine
femminile dotata di molte mammelle, cosa che la poneva chiaramente tra le dee
madri. In lei erano quindi compresi aspetti diversi e contraddittori quali
vita e morte, purezza e fecondità - espressioni delle fasi lunari e della
duplicità luce/buio. Le divinità d’altra parte avevano spesso funzioni
opposte e contrastanti che esprimevano la “coincidentia oppositorum” in cui
l’uomo aveva intuito essere l’essenza della divinità; ma è anche possibile
che questo archetipo lunare indicasse un materno che nella sua funzione
nutriente e protettiva era considerato puro e sacro. Non è un caso che ad
Efeso dove il culto di Artemide era molto sentito, questa devozione sia stata
sostituita più tardi dal culto all’immagine cristiana di Maria, vergine e
madre del figlio di Dio. Artemide era comunque una dea lunare che prendeva il
nome di Selene come luna piena indicatrice della femminilità fertile,
apportatrice di abbondanza; diventava poi Ecate, la Vecchia che portava la
morte, come novilunio. Sotto quest’aspetto buio proteggeva la magia, le
cerimonie di iniziazione e quelle dei moribondi. Le sacerdotesse di Ecate
assistevano i malati terminali e quando questi spiravano preparavano i loro
corpi e presiedevano ai loro funerali. Durante la celebrazione dei loro
misteri esse spezzavano una verga con le foglie bianche come la luna, simbolo
della vita, perché come Ecate era seguita dal ritorno di Artemide, così si
pensava che alla morte sarebbe seguita una rinascita. La Luna e il segno del
Cancro suo domicilio, furono comunque identificati come simboli astrologici
del legame madre/figlio, della funzione di allevamento, allattamento,
protezione della prole; come nascita, origine della vita individuale e
familiare. Culti dedicati alla Luna esistevano tra i Sabini e gli Etruschi
per non parlare del famoso culto egiziano di Iside, del legame con suo figlio
Horus e della sua capacità vivificatrice grazie alla quale poté “ricomporre”
il suo sposo/fratello Osiride. |
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Ma i miti del femminile nutritivo si collegano
anche a quelli della vegetazione e ai riti ad essa connessi. La fertilità
della terra era associata a quella della donna e poiché le donne erano
depositarie dei segreti della creazione, ad esse fu demandata l’agricoltura e
i suoi misteri. |
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Demetra era la dea delle messi; veniva spesso
rappresentata con una spiga in mano e questo suo aspetto è anche il simbolo
del segno zodiacale della Vergine. Questo segno, legato alla fine
dell’estate, è associato al lavoro e alla meticolosità nell’eseguirlo ma è
probabile che questo lavoro all’inizio fosse quello agricolo e in quel
particolare periodo dell’anno riguardasse il raccolto e la sua conservazione
durante l’inverno. L’inverno, rappresentando la morte della natura, poneva il
problema della sopravvivenza e nei Misteri di Eleusi, fondati da Demetra,
l’iniziazione sembra che comprendesse una sorta di discesa agli inferi dove
erano presenti sia Demetra che sua figlia Persefone. Il rapimento di questa
da parte di Ade era all’origine di una vicenda di dolore e di ricerca da
parte della dea che infine invitava gli uomini a costruirle un grande tempio
dove essa avrebbe insegnato loro i suoi riti. Questi erano legati
all’agricoltura e specialmente al grano che, secondo molti testi e
raffigurazioni sui monumenti, era stato donato all’umanità da Demetra dopo il
rapimento di Persefone e in ricordo di questo evento, durante la celebrazione
dei Misteri, gli iniziandi vagavano con le torce in mano imitando la dea e la
sua affannosa ricerca. Queste cerimonie avvenivano due volte l’anno: in
primavera venivano celebrati i Piccoli Misteri; a settembre/ottobre avevano
luogo i Grandi Misteri che duravano 8 giorni con processioni, sacrifici,
danze, e riti segreti. Queste cerimonie comunque sembra che si riferissero
sempre al mito delle due dee, madre e figlia; da ciò si deduce che
l’agricoltura, la conservazione del cibo indispensabile per la sopravvivenza
e l’esperienza della morte con relativa discesa nell’oltretomba erano
associate e fatte oggetto di un rito comune. E se il segno zodiacale della
Vergine, come si è già detto, è legato non solo al lavoro e al raccolto ma
all’atavica insicurezza per la possibile scarsezza del cibo, cosa che rende
questo segno particolarmente attento a tutti i dettagli – è nello Scorpione
che ritroviamo la simbologia della morte, della trasformazione e della
rinascita. Il segno della Vergine è ancora legato ad un Femminile che nutre e
provvede alle necessità, anche se qui l’istintualità dell’energia si scontra
con le necessità della vita e per questo la sua fertilità rischia di
trasformarsi in sterilità. Demetra che non vuole separarsi dalla figlia
infatti è il materno che non vuole staccarsi della prole nonostante la vita
lo esiga per la continuazione della specie. Siamo legati perciò ad una
simbologia di crisi che deve portare alla acquisizione di una nuova
consapevolezza ma siamo ancora comunque nell’ambito di quei miti associati
alla Natura, alla fertilità, alla vegetazione; mentre lo Scorpione a cui appartiene
il mito di Proserpina, ci porta al mistero del ciclo vita/morte/vita e a
quello della morte e resurrezione. Secondo la sequenza zodiacale è
nell’ottavo segno che avviene il confronto diretto dell’uomo con la sua
mortalità; è lì che dopo tutta quella serie di esperienze simboleggiate dai
sette segni precedenti e legate alla nascita e alla crescita, al lavoro e
all’unione - è lì, dicevamo, che si comprende l’inevitabilità di questo
evento. L’uomo che si è accoppiato e riprodotto ha realizzato la finalità
della natura; la conservazione della specie è assicurata; quindi non gli
resta che morire. Questa drammatica realtà è vissuta nello Scorpione, segno
autunnale in cui nel bacino del Mediterraneo si vivono i giorni più brevi,
quelli in cui la luce scompare sempre prima, annunciando così l’incombere
della morte. Nell’antico Egitto Osiride, dio dei vivi, deve affrontare la
morte che lo rende dio dell’Ade, ossia di un mondo invisibile da cui ritorna
però ogni giorno sotto l’aspetto di Horus. |
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Horus è il sole che nasce dalle tenebre, illumina
il mondo e sparisce per poi tornare ancora e ricominciare il suo viaggio di
vita e di morte; esso è il simbolo del creato, dell’uomo e del suo destino,
del sacro ritmo della natura di cui l’uomo fa parte. Esso prospetta la dissoluzione
come necessità della natura, motivo per cui niente di ciò che esiste può
restare uguale e la morte è il passaggio attraverso il quale si opera la
trasformazione. Nello Scorpione ha luogo la lotta tra la vita e la morte; la
vita individuale e materiale viene annientata ma la sconfitta paradossalmente
si accompagna alla conquista: quella di una vita diversa, di un diverso
livello di coscienza che si apre al piano metafisico. Ma perché questa ascesa
possa compiersi è necessario prima scendere in basso, affrontare l’inferno -
e i miti del viaggio agli inferi non si contano. Il più antico sembra sia
quello sumero delle sorelle Inanna ed Ereshkigal, una regina del cielo e
l’altra dell’oltretomba. Inanna, pur di salvare suo marito Dumezi dalla
morte, scende nel mondo oscuro di sua sorella e accetta tutta una serie di
spoliazioni fino al sacrificio della sua stessa vita; ma quando,
rivitalizzata si accorge che nonostante tutto suo marito è morto, in essa si
scatenano la rabbia e il desiderio di vendetta. |
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Alla fine però si calma e accetta la nuova
modalità di essere che le proviene proprio dalla iniziazione a cui si è
assoggettata. In questo mito sono presenti tutti gli elementi dello
Scorpione: la morte, la spoliazione, il male, la trasformazione. Per poter
accedere ad un diverso livello di vita bisogna morire in senso letterale o
figurato, bisogna sacrificare ciò che è più caro e il male, così come la
morte, possono essere superati solo affrontandoli e vivendoli fino in fondo.
Inanna viene trasformata non solo dal suo viaggio nel regno delle ombre e dal
suo sacrificare tutto, compreso il marito ma anche dall’essersi abbandonata
all’ira e al dolore. Solo vivendo anche i sentimenti negativi può conoscere
davvero se stessa e solo accettando la sua sconfitta può conquistare un altro
tipo di coscienza. Questo mito, come quello di Proserpina che rapita da
Plutone e trascinata nell’Ade ne diventerà poi la guida e la regina, parla di
una resurrezione che è anche una trasformazione: colui che scende
nell’oltretomba vive un’esperienza limite che permette l’acquisizione di
altre capacità e quindi di altre modalità di esistenza. Nella sequenza
zodiacale, superata la terribile prova della morte, si arriva al Sagittario
dove si comincia a prospettare la trascendenza. In questi miti tuttavia non è
presente solo il tema della morte ma anche quello dell’amore. Eros e Thanatos
sono le due grandi forze che si contrappongono nello Scorpione e non può
esserci una senza l’altra. L’amore e la sessualità danno la vita ma per preservare
la vita bisogna morire. La morte è una realtà dell’esistenza non solo perché
essa rappresenta il grande equilibrio senza il quale la riproduzione della
specie sarebbe una calamità, ma perché è proprio la morte che nutre la vita.
L’uomo da sempre per vivere si è cibato delle piante e degli animali e questa
violenza, così come quella che in modo diverso viene fatta a Proserpina o ad
Inanna, è strettamente connessa alla vita e alla sua trasformazione:
materiale o morale. E’ nello Scorpione che si realizza l’intuizione del
legame tra vita e morte, tra amore e violenza; e questa complementarietà si
ritrova in tutti quei riti in cui la divinità viene uccisa, smembrata,
mangiata e dove la sua carne e il sangue si trasformano in pane e vino
consumati dagli adepti. I misteri dionisiaci, quelli mitraici o di Attis, la
messa cristiana, ripetono tutti questo rituale attraverso il quale si
incorpora a se stessi lo spirito della divinità e dove si cerca di ottenere
l’unione mistica con il dio attraverso l’omofagia. Il pasto iniziatico
sottolinea il valore sacramentale del pane e del vino e anche il processo
dialettico vita/morte/rinascita. |
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Ma la storia di queste divinità che muoiono e
risorgono si ricollegano anche ad un altro grande mito: quello della
redenzione. Il tema della redenzione vive da sempre nella storia umana
perché, secondo tutte le religioni, l’incarnazione dell’anima è il risultato
di una “caduta” ed essa per risalire deve redimersi. Ed è nel segno dei
Pesci, ultimo della sequenza zodiacale, che si manifesta più forte questo
desiderio; esso è la tappa finale, l’ultimo stadio di un viaggio in cui si
sono percorse tutte le esperienze dell’esistenza individuale e tutte le
aspirazioni di un Io che gradualmente si è aperto al Tu e al Noi per arrivare
ad intuire la Totalità e a voler quindi abbracciare il Tutto. Ma per poter
accedere a questa riunificazione totale è necessario redimersi e la
devozione, lo spirito di sacrificio, la capacità di assistenza che animano il
segno dei Pesci – così come le altre manifestazioni quali il misticismo o la
capacità creativa o la stessa malattia – sono espressione del desiderio di
redenzione. Questo si può attuare abbracciando la Croce e la storia di Cristo
che, sacrificandosi e morendo su questa, ha espiato i peccati degli uomini e
ha riaperto loro le porte del Paradiso, indica la strada da percorrere: il
sacrificio volontario di se stessi, la capacità di vivere la sofferenza, la
solidarietà umana sono i mezzi attraverso cui si può realizzare questa
mistica aspirazione. |
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Il redentore è una vittima che accetta di morire, ma come si è già visto, si muore ad un livello per rinascere ad un altro. Cristo dopo tre giorni è risorto ed è salito in cielo ed altrettanto è accaduto ad altre divinità come Dioniso che, divorato dai Titani, è rinato dalla coscia di Zeus, ha iniziato gli uomini ai suoi misteri e ha salvato Arianna, simbolo dell’anima umana; Osiride che, rianimato dalle cure di Iside e di Horus, è diventato il simbolo della vittoria sulla morte e perfino la testa di Orfeo, pur staccata dal corpo, diventerà un oracolo e continuerà a cantare. La redenzione è quindi, per la mente umana, quell’iter miracoloso che può restituire agli uomini l’immortalità e se l’espiazione, il sacrificio, la sofferenza sembrano essere la tematica del segno dei Pesci, la spiritualità, l’amore per il prossimo, la fede sono i veicoli attraverso cui in questo segno si cerca di superare la barriera del tempo e dello spazio per raggiungere l’eternità. |
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