Le Dimore del Cielo è un
libro di astroarcheologia che tratta dei collegamenti fra le conoscenze astronomiche delle
prime civilizzazioni con il mito. In questo libro vengono presentate 49 antiche
costellazioni, delle quali vengono riferiti i nomi e le mitologie corrispondenti a diverse
culture, partendo da quelle mediterranee e mediorientali, come la greca, legiziana,
la fenicia, la sumera, lassiro-babilonese e lebraica. |
Larticolo che segue è stato
estrapolato da questo libro: |
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LA
COSTELLAZIONE DEL DRAGO
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Elaborazione
di Maria Grazia La Rosa |
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Anticamente, quando furono create le
costellazioni da astronomi a noi sconosciuti, la stella polare non era la nostra Polaris,
nella coda dellOrsa Minore, bensì la leggendaria Thuban, posta nel corpo di
quellimmenso serpente di stelle che è il Drago, il sinuoso mostro del cielo posto
esattamente nel perno di rivoluzione di tutta la volta celeste. Da allora, lentamente, per
via della precessione degli equinozi, il polo si è spostato fino a raggiungere
lodierna Stella polare. La figura del Drago conteneva il
Polo Nord, ma anche il polo dellequatore e quello dellellittica, su cui erano
disposti i dodici segni dello Zodiaco. Nelle pietre confinali
mesopotamiche, vecchie di quattromila anni, scolpite con bassorilievi a soggetto storico
ed astronomico, spesso ricorre fra i molti simboli stellari il Drago, che si snoda sulla
parte alta della pietra: nella parte bassa cè sempre il lungo serpente acquatico,
lIdra, mentre nel centro è situato il serpente piegato ad angolo retto che Ofioco
regge fra le sue mani. LIdra segnava lequatore quasi da un polo allaltro
ed il serpente di Ofioco seguiva lequatore celeste fino a quando intersecava il
meridiano dellequinozio autunnale, allora si piegava ad angolo retto e lo seguiva
fino ad indicare lo zenit con la stella posta sulla sua testa. I termini Testa del
Drago e Coda del Drago sono stati presi come simboli astronomici dei
nodi ascendenti e discendenti del percorso apparente del Sole, i punti, cioè, dove sembra
che ascenda lequatore, in primavera e ne discenda, in autunno. Allo stesso modo
lorbita della Luna interseca il moto apparente del Sole in due punti, i suoi due
nodi; lintervallo di tempo fra il passaggio attraverso uno di questi nodi ed il suo
ritorno allo stesso è chiamato Mese del Drago o Draconico. Inoltre, uneclissi di
Sole o di Luna può solo avvenire quando questi due corpi si trovano vicino ad uno dei due
nodi: la Testa del Drago o la Coda del Drago. Questa relazione
viene espressa dal detto il drago causa le eclissi: infatti molti miti in
tutto il mondo rappresentano le eclissi con un drago che divora il Sole o la Luna. La predizione delle eclissi era
considerata la più sofisticata conoscenza che un astronomo potesse avere. Chi aveva
disegnato le costellazioni ci ha lasciato tracce che ci permettono di stabilire che le
conoscenze del tempo erano tali da poter predire le eclissi; fu dopo un lungo viaggio in
Mesopotamia che Talete di Mileto (624 ca - 546 a.C.), studiando con i matematici caldei,
apprese tanto sulle cose celesti da non esitare a predire un'eclissi totale di Sole;
eclissi che nel maggio del 585 a.C. puntualmente si verificò, interrompendo, come narra
Erodoto, la guerra in corso tra lidi e medi. La conoscenza delle figure
draconiche o serpentine dava la chiave delle leggi del cielo stellato, che era
rappresentato da un albero i cui frutti erano le stelle ed il tronco il loro asse di
rotazione; naturalmente il sommo guardiano di questo Albero della Scienza era
il Drago. Una sua qualità era linstancabile vigilanza, la sua vista era eccezionale
e non dormiva mai, caratteristiche, queste, che venivano attribuite agli astronomi; sembra
che la radice di Drago venga dal greco derkein,
vedere. I sumeri consideravano Drago il
mostro femminile Tiamat, simbolo del caos primordiale, che fu sconfitta da Marduk in un
epico duello alla fine del quale fu tagliata in due pezzi, una metà divenne la
costellazione del Drago e laltra, la costellazione dellIdra. Il fatto che le stelle del Drago
non solo non tramontavano mai, ma occupassero anche il trono centrale fra le
costellazioni, faceva di questa creatura il vero simbolo delleternità, della
consapevolezza e della vigilanza. Come guardiano dellalbero dei
Pomi doro, cioè delle stelle, lo troviamo, col nome di Ladone, nel giardino delle
Esperidi. E sempre un drago che sorvegliava, instancabile, nel giardino di Ares il
Vello doro, méta ambita degli Argonauti partiti dalla Grecia per compiere
unimpresa da carattere profondamente astronomico. Il Vello doro, infatti,
rappresentava il segno dellAriete ed in quel momento i Greci stavano compiendo la
grande operazione astronomica dellavvento dellAriete a scapito del Toro come
segno di primavera. Cinquanta, fra dei, semidei ed eroi
partirono in questo viaggio allegorico verso la Colchide, proprio vicino alle montagne del
Caucaso, dove Prometeo era stato incatenato e da dove tanti miti e conoscenze erano giunti
in Grecia. Giasone, il comandante solare della spedizione, riuscì nellimpresa di
sconfiggere il drago solo con laiuto della maga Medea che, usando le antiche erbe
delle pitonesse, fra cui il croco, che era nato dal sangue di Prometeo, addormentò il
drago permettendo alleroe greco di impossessarsi del Vello doro. |
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LE ESPERIDI
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Espera, Egle ed Eriteide, figlie
della Notte e di Atlante, custodivano in un giardino appartenente alla Madre Terra e posto
sulle pendici delle montagne dellAtlante in Mauritania, lalbero dei Pomi
doro. Atlante rappresentava la saggezza astronomica di un popolo precedente alla
cultura greca, la sua immagine è sempre quella di un titano che sorregge lintera
volta stellata ed è rappresentato fra le stelle dalla costellazione di Boote. Le Esperidi erano identificate con
il tramonto, che tingeva il cielo dei meravigliosi colori dei Pomi doro e mentre il
disco solare scompariva dietro lorizzonte, appariva Espero, la stella della sera
sacra ad Afrodite. I Pomi doro, spesso ritenuti semplici mele, erano, in effetti,
unallegoria delle stelle; in greco la parola melon indicava qualsiasi frutto rotondo;
probabilmente i frutti terreni cui si riferivano le leggende erano le mitiche melagrane. Riuscire ad impossessarsi dei Pomi
doro era lundicesima fatica di Ercole, il quale, seguendo i consigli di Nereo,
aveva ucciso il drago Ladone con una freccia e poi, incapace di avvicinarsi, aveva
persuaso Atlante a raccogliere i pomi, mentre lui, in cambio, avrebbe sorretto la volta
del cielo; Atlante, in segno di gratitudine, non solo gli consegnò i pomi, ma gli
insegnò lastronomia. Infatti Atlante conosceva così bene lastronomia da
portare il globo del cielo sulle spalle; ecco perché si diceva che Ercole labbia
alleggerito temporaneamente di quel peso. Ladone fu, poi, posto fra le stelle da sua
madre, mentre Ercole, superate le dodici fatiche e con le conoscenze acquisite, diventò
il Signore dello Zodiaco. |
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LA CADUTA DELLUOMO
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Molto vicino allo spirito religioso
occidentale è il serpente biblico del vecchio testamento, che vive nellalbero della
sapienza e della vita ed è un essere antichissimo, preesistente alluomo. Eva è la
sua confidente ed è iniziata ai suoi misteri, mangia il pomo della conoscenza incarnando,
così, la pitonessa lunare, simbolo del matriarcato religioso; al contrario, il timido
Adamo fa tutto ciò che lei consiglia, è impaurito anche dal suo Dio, che personifica il
nuovo essere solare, Zeus, Shamash, che pone termine alla gerarchia sacerdotale delle
donne ed al matriarcato. Quando Dio interroga Adamo, egli non spartisce il peccato con
Eva, ma accusa lei insieme con il serpente il quale, nella punizione che segue, diventerà
il diavolo tentatore, mentre Dio, avendo scacciato tutti, rimane signore e padrone del
giardino fiorito. Tutti i giardini delle delizie
dellantichità originariamente erano governati da deità femminili e, per ovviare a
questo matriarcato prevalente sul patriarcato, quei giardini vennero usurpati dagli dei
solari maschili. Hera era la dea del giardino fiorito e Signora del Melograno prima
dellarrivo di Zeus, di cui diventò moglie rassegnata. Il mito biblico della caduta
costrinse luomo a disprezzare la donna per tutti i mali derivati da lei ed a
pretendere che lavori ai suoi ordini, ad escluderla dagli uffici religiosi ed a vietarle
di occuparsi di problemi morali. Adamo è sempre impacciato nel suo ruolo di favorito da
Dio, anche dopo la caduta. Diventato patriarca non sa decidere da solo, mentre Eva sembra
essere molto più a suo agio nel mistero della nuova realtà. Si accoppia con Samaele (il
serpente), poi se ne va da sola verso occidente fino allOceano, dove si costruisce
una capanna e solo quando arrivano le doglie per il figlio che ha concepito chiede al Sole
ed alla Luna di chiamare Adamo perché venga ad aiutarla nel parto. Nasce un bellissimo
bambino ed Eva ne riconosce immediatamente lorigine divina. Egli è figlio del drago
e lo chiama Caino, che significa stelo perché appena nato, il bambino si era
alzato in piedi per andare a prendere uno stelo di grano che aveva donato ad Eva. Nellastrologia alessandrina
Tolomeo assegnava al Drago le qualità di Saturno e di Marte, che generano una natura
artistica ed emozionale, una mente penetrante ed analitica. Sono inoltre favoriti i viaggi
e cè la possibilità di avere molti amici, ma sussiste il rischio di essere
derubati o di avvelenarsi accidentalmente. Era, infatti, opinione diffusa fra gli
astrologi che quando una cometa avesse attraversato il Drago, il mondo sarebbe stato
invaso dal veleno. I cabalisti hanno assegnato al
Drago il tredicesimo arcano dei tarocchi, La Morte. |
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SESTI, Giuseppe Maria, Le Dimore del
Cielo Archeologia e Mito delle Costellazioni,
Novecento Editrice, Palermo, 1987 |