PSICOLOGIA SPIRITUALITA’
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RELIGIONE E TRASCENDENZA |
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Conferenza di Lidia
Fassio
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Santa Maria Nuova
(Jesi) 12 aprile 2005
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Inizia il giorno con amore, |
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trascorri il giorno con amore |
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e
concludi il giorno con amore: |
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questa è la via verso Dio. |
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Questa sera
andremo ad esplorare un argomento abbastanza speciale; non è molto comune
trattare l’argomento psicologico in relazione alla spiritualità o, se
vogliamo usare una parola che a me personalmente piace ancora di più, alla
trascendenza. |
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Lo
scopo di questa discussione non è certo di convincervi, ma quello di potervi
offrire un piccolo spunto di riflessione; infatti non uscirete di qui sicuri
che esista la spiritualità, che esista una dimensione di trascendenza e ancor
meno sarete convinti dell’utilità della psicologia, soprattutto se non avete
mai preso in considerazione che questa disciplina è importante e utile.
Inoltre, a sostegno della vostra totale libertà esiste anche l’assoluta
certezza che la scienza non può mettere mano dentro a queste tre cose: comprende
poco della psicologia; direi anzi che una delle calamità di questi ultimi
anni da parte della psicologia è proprio quella di volerle a tutti i costi
dare un assunto scientifico costringendola ad entrare in dimensioni
schematizzate e questo per riuscire a farla entrare nelle accademie,
trasformando anche le facoltà da “facoltà di psicologia” a “facoltà di
scienze psicologiche”, termine indubbiamente più altisonante ma sicuramente
molto meno vicino alla verità di quanto la materia vorrebbe sostenere. Se la
scienza poco conosce della psicologia, ancor meno conosce della spiritualità,
disciplina anche questa poco connotabile e ancor meno inseribile nelle
statistiche e nella schematicità; se poi andiamo ad affrontare la
trascendenza, possiamo addirittura entrare nella dimensione che la scienza
chiama “parapsicologia”, termine un po’ svalutante che sta ad indicare un
calderone di cose che sfuggono comunque alla scientificità e alla
razionalità. |
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Fatto
questo doveroso preambolo, il mio scopo consiste nel cercare di trovare
alcune tracce dello spirituale e della dimensione trascendente nella nostra
vita quotidiana… o meglio, nella nostra realtà ordinaria. |
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Devo
fare una piccola premessa che riguarda il termine “coscienza”. Non è
infatti possibile riuscire a cogliere il significato di trascendenza se non
ci riferiamo prima al concetto di “coscienza”; infatti, la parola trascendenza
ha senso solo se la rapportiamo alla coscienza, perché è questa che può
trascendere ed autotrascendere. |
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Per
coscienza ovviamente non mi riferisco al concetto morale, ma a quello
psicologico: quello che in inglese si traduce con il termine ‘counsciousnes’s
che è il nostro sistema di percezione, ma è anche quell’istanza che ci
permette di riconoscerci in un continuum (l’Io è la funzione principale della
coscienza ed è attraverso di esso che facciamo esperienza e che ci
riconosciamo). La coscienza è una sorta di ispettore che investiga sul mondo
esterno e su quello interno; non si ferma mai… forse, e dico forse, neppure
dopo la morte. |
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La coscienza
ha quattro qualità fondamentali: |
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è
unica, assolutamente originale |
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è
indivisibile |
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-
è
trascendentale |
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-
è
dinamica |
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Per dinamica si intende il fatto che non è fissa, ma passa
attraverso stati diversi e, mentre da un lato risulta molto difficile
definire che cosa è esattamente, è invece più facile vederla in azione nei
suoi passaggi da uno stato all’altro: in tutti questi passaggi, la coscienza
è in grado di registrare quello che “c’è oltre”. Per questo possiamo parlare
di “trascendenza”, proprio partendo dal concetto che abbiamo una coscienza
che sta abitualmente in uno stato ordinario e che, di tanto in tanto, è in
grado appunto di andare… oltre. |
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Fatta la
debita premessa torniamo al tema della nostra serata utilizzando la
metodologia della psicologia umanistica e transpersonale che studia
prevalentemente il comportamento umano osservando, tra le altre cose, anche i
concetti di spiritualità e trascendenza che toccano entrambi l’uomo. |
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Cercheremo
di comprendere alcune cose attraverso le parole che, in un certo senso, sono
magiche. Sono i pensieri che diventano parole che poi producono e diventano
“cose”, quindi bisogna stare attenti a come si usano le parole e, rispetto
all’argomento che andiamo a trattare stasera, le parole spesso sembrano
depistarci, toglierci dallo scopo vero. |
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Per
prima cosa affrontiamo il termine psicologia che nell’idea
comune delle persone viene tradotto come “mente”; niente di più falso, la
psicologia non è lo studio della mente, ma è qualcosa di completamente
diverso. |
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Il
primo significato di psicologia che deriva dal greco “psiche” è soffio,
respiro e, in effetti si parlava effettivamente di inspirazione ed
espirazione, ci si riferiva al soffio, presente in tutte le mitologie, come a
qualcosa che ha dato vita, che ha “animato qualcosa che prima era
inanimato”; dal respiro allo spirito, il passo è stato semplicissimo,
anzi, direi che è stato straordinario: psicologia vuol dire “studio del
soffio, dello spirito e… dell’anima”. |
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Anche
la radice semantica della parola spirito deriva da “pur-puros” che in
greco vuol dire fuoco, dinamismo, vitalità, ardore. |
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Esattamente
questo: la psicologia è lo studio dell’anima, quindi, la parola in sé già da
sola indica trascendenza perché l’anima non è sicuramente qualcosa di
tangibile, neppure la neurofisiologia sa collocarla: Eccles termina l’ultima
parte del suo meraviglioso testo di neurofisiologia del cervello dicendo che “è
impossibile oggi non riconoscere che esiste un’anima, ma è altrettanto
impossibile collocarla in qualche sezione del corpo o del cervello umano”. |
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Per
farvi comprendere bene questo significato vi parlerò un attimo della
bellissima favola di Apuleio – Amore e Psiche. Alcuni di voi
magari la conoscono, ma molti non la ricorderanno, per questo la racconto:
ovviamente è una storia di amore, ma non è un raccontino erotico, letto così
non avrebbe infatti alcun fascino… è infatti una grande lezione a livello
spirituale. |
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Psiche
è una bellissima ragazza molto giovane e ancora nulla sa della vita; Amore,
figlio di Afrodite, si innamora di lei e la rapisce portandola nel suo
bellissimo castello. Lì vivono il loro amore in maniera intensa e profonda. |
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Psiche,
ovviamente, come tutte le persone al mondo ha una madre e anche delle
sorelle. |
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Amore e
Psiche si possono incontrare solo di notte; l’unica condizione che Amore pone
è quella di “non essere visto”; in pratica le dice: “io verrò ogni notte, ma
in incognito e tu non puoi vedermi, non ti mostrerò il mio volto, ma sarò per
te l’amore vero”. |
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Psiche
è felice, al settimo cielo… però, come tutte le ragazze di questa terra non
vede l’ora di comunicare il suo stato d’animo alla madre e alle sorelle a cui
racconta di questi suoi incontri e di questo ragazzo; ovviamente la madre e
le sorelle cominciano a farle un interrogatorio e, alla fine, le mettono un sacco
di dubbi, cominciano a dirle “ma se non si fa vedere sarà un mostro, come fai
a non sapere chi è, devi assolutamente sapere chi è”. |
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Così,
Psiche, una sera mentre lui dorme decide di sapere, di conoscere. Prende
una fiaccola e cerca di vedere il viso di Amore. La leggenda vuole che lei
resti così sconcertata dalla bellezza del suo Amore che, impietrita e
paralizzata lascia che la cera calda cada sul viso di Amore che, ovviamente
si sveglia e scompare. |
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Psiche
allora sa che lo ha perduto e da lì iniziano tantissime sue peripezie per
ritrovarlo e ritornare con lui… in ogni caso, non è questo che ci interessa,
ma la prima parte di questa favola è in linea con ciò che voglio esprimere.
Sembrerebbe che non possiamo pretendere di guardare l’Amore con gli occhi
normali, quelli dell’ordinarietà; l’amore è un mistero perché è qualcosa che
incontra o perlomeno, si avvicina molto al Divino; se vogliamo etichettare
questa dimensione, la rendiamo banale e, quindi, tutto quello che è
straordinario se viene portato nell’ordinario… scompare”. |
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Se vogliamo
dare una connotazione scientifica o se vogliamo comprendere con la mente
razionale qualcosa che razionale non è… è meglio che lasciamo perdere, perché
altrimenti tutto diventa banale ed inutile; come se volessimo comprendere un
mito con la forza della ragione, ci sembrerebbe una favola per bambini. |
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La
favola di Apuleio sembra dirci che l’Amore è qualcosa da sperimentare e da
fruire; l’amore si deve “sentire”, non possiamo teorizzarlo; nel momento in
cui lo descriviamo, lo rimpiccioliamo, lo banalizziamo e questo perché
l’amore non appartiene alla condizione dell’umano ma appartiene al divino e
al mondo del trascendente: esso è uno strumento che il divino ha messo a
disposizione dell’uomo perché egli si possa elevare… possa condividere
qualcosa di immenso, vivendolo e sperimentandolo. |
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Una
seconda parola interessante per il nostro discorso sulla spiritualità e
trascendenza è “religione”. Anche questa è una parola straordinaria
che viene quasi sempre compresa in modo diverso dal suo significato
originario. |
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Religione
non vuol dire “unione con Dio” come spesso si sente dire; vuole invece dire “ri-unire
, ri-collegare”: questa è la traduzione della parola “re-ligere”; e in
parole semplici ci riporta al concetto che un tempo eravamo “UNO”, tutto era
unito, Dio, gli uomini, gli animali, le piante, tutte le creature facevano
parte di un TUTTO. Poi è accaduto qualcosa: si è rotta questa unità, si è
sentito il bisogno di conoscere, di capire ogni singola individualità e, a
seguito di questo, ci si è separati dall’unità: si è sviluppata la coscienza
individuale, quella che usiamo ogni giorno, però si è avvertito anche il
senso tremendo di frammentazione, di separazione, non siamo più Uno, siamo
tanti, frammentati e spesso ci sperimentiamo piccoli e soli. |
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Il
concetto di religione è legato al ritornare all’unità e questo è un concetto
altamente psicologico in quanto la psicologia ci parla di un UNO che diventa
DUE e che, nel tempo dovrà ridiventare UNO; la coscienza infatti si
frammenta, si passa dall’unità alla divisione Conscio e Inconscio che produce
il senso di polarizzazione, il bianco e il nero, il sotto e il sopra, il me e
il non me, il Sé e l’IO; ma un giorno, proprio per via della “trascendenza”,
l’Io tornerà a unirsi al Sé e in quel momento ritornerà all’Uno, al Tutto,
alla spiritualità. |
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Noi
però siamo anche divisi all’interno, non solo all’esterno: anche dentro noi
siamo tanti. Io sono un po’ madre, un po’ moglie, un po’ insegnante, un po’
astrologa, un po’ amica… insomma ho tantissime parti… anche in questo mondo
interiore dovrò tornare all’unità. Quindi, la parola “religione” non ha
affatto il significato che tantissimi credono, anche sacerdoti e uomini di
chiesa a volte travisano questo concetto e così sembra essere diventata una
parola di scarso significato, a volte addirittura con un significato
negativo. |
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Tra le mie
tante anime ho anche quella dell’astrologa e questa materia fantastica,
splendida che dà modo di comprendere in maniera affascinante e abbastanza
semplice i grandi misteri dell’uomo e dell’universo, ci ricorda che il
concetto religioso per l’individuo si trova in casa nona, simbolicamente
legata al segno del Sagittario che, come tutti sapete è rappresentato da un
essere metà uomo e metà cavallo che lancia in aria delle frecce. Ebbene,
questa immagine è ovviamente un simbolo che rappresenta qualcosa che nella
realtà non c’è ma che è in grado di evocare: il Sagittario è il segno in cui
umano e divino si cercano (è un segno che fa da ponte) perché hanno
nuovamente bisogno di incontrarsi e l’uomo sente questa tensione grandissima
verso l’alto, anche se, la sua parte cavallo – indicante la parte sensuale e
istintiva della materia incarnata – è la parte che sembra trattenerlo e
radicarlo; in realtà da questo momento in poi l’uomo può elevarsi, può andare
al di là e trascendere la dimensione materiale e fisica per ri-unirsi a
qualcosa che considerava interrotto e perduto. Il segno del Sagittario
rappresenta simbolicamente la possibilità che ogni individuo ha di
ricollegarsi a qualcosa di superiore e di Assoluto. |
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Quindi
“religere” significa che ognuno di noi ad un certo punto deve ricollegarsi
con l’Universo, deve ridiventare conscio di un senso di appartenenza
superiore, più grande, non limitato al mondo terreno. Quando avremo capito e
realizzato questo diventerà facile comprendere l’assurdità che una mano
uccida l’altra, che un occhio accechi l’altro, perché se c’è unità, accusare,
picchiare, uccidere, è sempre un… uccidere sé stessi. |
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La
religione è dunque una delle forme più alte di psicologia: non possiamo
confonderla con il potere della Chiesa che in molte occasioni ha usato la
religione per altri fini e non per quello a cui sarebbe stata vocata. |
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La
religione riguarda un nucleo profondo che sta all’interno di ognuno di noi: Jung
diceva che tutti gli uomini sono mossi dal senso di religiosità; l’uomo vuole
migliorare, vuole capire, vuole tornare alle antiche capacità: significa che
l’uomo sa di essere stato Uno, di essere appartenuto a qualcosa, sa di averlo
perduto e ricerca costantemente il suo senso di appartenenza e di unità. La
religione è un senso di psicologia molto più profondo di altri che ad un
certo punto si fermano proprio perché parlano del corpo, della psiche, dei
pensieri, delle intuizioni, delle emozioni e degli impulsi; tutte cose
fantastiche che però originano tutte dall’anima, ma non sono l’anima. |
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La
religione nel suo senso più elevato e più nobile è la forma più completa di
psicoterapia e di psicologia, perché vuole farti ritornare all’UNO. Il
concetto stesso di INDIVIDUO tipico di Jung, ha a che fare con Indiviso,
non diviso, quindi ri-unito. |
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Però
siamo noi che torniamo ad essere ri-uniti, in-divisi ed è questo che c’è di
straordinario in questa parola. E’ simile alla parola YOGA che anche essa
vuole dire Unione. |
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Ora,
arriverei all’altra parola per me molto affascinante: “trascendenza”. |
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Trascendenza
indica qualcosa che va oltre: oltre i sensi, oltre la realtà, oltre la
mente e oltre i pensieri. La psicologia sostiene che il termine trascendenza
è molto adatto a definire esperienze che travalicano i nostri abituali
livelli di attività funzionale e, pertanto, a noi sembrano un po’ misteriosi.
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L’astrologia
colloca la trascendenza in casa dodicesima e la affida al pianeta Nettuno.
Spesso, questi due simboli vengono visti come “perdita di sé, illusione,
alterazione di coscienza” e, in pratica, fino ad alcuni anni fa, le
connotazioni erano praticamente solo negative; questo conferma che tutto ciò
che la coscienza non riesce a prendere in considerazione viene considerato “misterioso,
oscuro, non connotabile, quindi, a-normale o para-normale”. |
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Però la
religione, la filosofia, la psicologia, l’astrologia e la teologia non fanno
altro che ricordarci che esiste una dimensione trascendente ovvero c’è un
mondo molto più ampio di quello che vediamo e percepiamo: quello è solo la
punta di un grandissimo iceberg. |
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La vita
spirituale o religiosa, consiste dunque semplicemente nel credere che esista
un ordine non visibile e che il nostro bene supremo sia semplicemente
entrare in armonia con esso, adattandosi ad esso. Questo modo di intendere le
cose ci ricorda che quello che noi vediamo del mondo, il mondo tangibile,
materiale e sensoriale è una parte piccolissima, forse infinitesimale, della
totalità. |
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In che modo
però noi possiamo accedere a questo mondo? Ad esempio attraverso un’altra
parola che sembra strana: il “miracolo”; ma cos’è il miracolo? Chi non
ha mai preso in considerazione le parole re-ligione, trascendenza e
spiritualità non sa neppure prendere in considerazione la parola miracolo,
tuttavia, ora che conosciamo il vero significato, sappiamo anche che è
difficile non essere “re-ligiosi”, giacche questo non significa affatto
essere cattolici, protestanti o mussulmani… ma rientrare in relazione con
l’universo e la totalità; allora forse possiamo comprendere che la parola
“miracolo” non è nient’altro che la possibilità di riuscire a contattare una
dimensione che prima non contattavamo. |
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C’è stato
un grande mistico, Sant’Agostino, che sosteneva che il miracolo non va contro
natura ma contro la natura conosciuta: “non contra-naturam bensì contra
notam naturam” ; in pratica il miracolo serve a farci toccare
con mano il fatto che esista un’altra dimensione. E’ come se ci dicesse
“guarda che tu conosci solo alcune cose, alcune dimensioni, ve ne sono altre
che prima o poi dovrai prendere in considerazione, sono leggi più profonde e…
forse molto più vere… ma sono al di fuori e al di sopra della realtà
quotidiana”. |
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Tutto ciò
non è solo un fatto spirituale, perché la capacità di percepire altre
dimensioni appartiene in un certo senso anche alla scienza, seppure non a
tutti gli scienziati: se noi guardiamo un tavolo, a noi sembra qualcosa di
duro, di rigido, di fisso e di solido; però se lo guardiamo con un
microscopio a scansione elettronica ci accorgiamo che non è per niente fisso,
per niente stabile e neppure solido; è infatti composto di milioni di
molecole… atomi, neutroni, protoni, fino ad arrivare a particelle invisibili,
tantissime, miliardi di miliardi, in continuo movimento che si muovono in
spazi apparentemente vuoti ma in realtà pieni di informazioni – come ci sta
dicendo oggi la fisica quantistica. Però noi “nella realtà” vediamo qualcosa
di solido, di duro e di fermo anche se non è affatto così. |
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Quando
riusciamo a comprendere anche solo lontanamente che esistono altre
dimensioni, allora possiamo cominciare a ragionare sul termine
“trascendente”; sappiamo a quel punto che siamo immersi in questa dimensione,
ma sappiamo anche che le cose non sono più esattamente come le abbiamo
immaginate prima. Ebbene, questo sembra essere un miracolo; a volte il
miracolo o meglio la possibilità di cogliere la dimensione trascendente
arriva in modo diverso: se un mattino ci svegliamo e ci dicono che siamo
molto malati la prima cosa che ci viene in mente è che c’è bisogno di ridare
priorità diverse e che tutto ciò che fino al giorno prima ci sembrava
straordinario sembra perdere clamorosamente di importanza… Le persone
sembrano dire: “che me ne frega del mondo se tra due mesi devo morire?”, è come
se in quel momento andassero a cercare nella mente la parola “re-ligere”, per
cercare un collegamento con un’altra dimensione, quella invisibile, quella
trascendente, quella che appartiene al mondo spirituale. |
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Certo,
questa è la reazione quando qualcuno sa di avere un male incurabile; anche
qui, però, la passione per la psicosomatica mi porta a dirvi che il medico
non dovrebbe mai affermare che “la malattia è incurabile”, ma più
correttamente che “lui non è in grado di curarla”; perché forse è
incurabile solo per un certo tipo di dimensione, e se magari si va da
un’altra parte o si cerca da un’altra parte… potrebbe non essere esattamente
così. |
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Quanti
malati cercano in un’altra dimensione? Ebbene quella è la dimensione
trascendente, quella che ti può anche rivelare che c’è un mondo che sembra
oscuro, misterioso ma che, in realtà, non è affatto oscuro, anzi, forse può
essere molto più splendente e luminoso, però lo consideriamo oscuro solo
perché non lo vediamo. |
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Sappiamo
anche che tutte le forme e discipline spirituali parlano della stessa cosa: i
mistici sufi, quelli cristiani, indiani o buddisti e chiunque abbia una sua
forma di contatto con lo spirituale sa che esistono queste leggi; tutti i
mistici dicono che a un certo punto ci si accorge che ci sono leggi molto più
vere e molto più profonde di quelle vigenti sulla superficie. Se traduciamo
questo vuol dire che il nostro mondo è fasullo, o meglio che noi non
riusciamo a cogliere la realtà vera, cogliamo solo un pezzettino di realtà,
ma il punto è che abbiamo la presunzione di pensare che questa sia l’unica. |
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Gli
induisti direbbero che questo mondo, quello della realtà immanente, è Maya
= illusione. In effetti è illusione ma non nel senso che non
esiste il mondo, ma nel senso che è sbagliata la concezione che noi ne
abbiamo, o meglio è estremamente limitata: il mondo a noi viene descritto, e
noi finiamo per percepirlo così e per pensare che sia veramente così e
descriverlo nello stesso modo, però quando riusciamo a percepire anche
l’altra parte del mondo allora sì che accade il… miracolo. |
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Il
miracolo, dunque, sta nel non credere che il mondo sia solo quello che sembra
e cercare di comprendere cosa c’è oltre. |
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A questo
proposito vi voglio raccontare la storiella del Mullah Nasser Yeddin che
stava cercando qualcosa davanti alla porta di casa sua. Passa un suo amico e
gli dice “cosa cerchi?” e lui risponde “cerco la chiave ma non la vedo, è
un’ora che sono qui”; allora anche l’amico si mette a cercare e… passa un bel
po’ di tempo. Alla fine, dato che non riescono a trovare la chiave, l’amico
gli dice: “ma sei sicuro di averla persa qui?”; “no – dice il Mullah – l’ho
persa da un’altra parte”, e l’amico attonito lo guarda e dice: “ma allora
perché la cerchi qui?”; “perché qui c’è la luce e ci vedo”. |
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Secondo me
è bellissima e paradossale, tuttavia questo è ciò che facciamo tutti i
giorni: cerchiamo la nostra chiave dove c’è luce perché non pensiamo di poter
trovare qualcosa nel buio; se invece sviluppassimo un po’ di pazienza ci
accorgeremmo che è possibile vedere anche nell’oscurità, e che anzi, nel
tempo, si può arrivare a vedere molto più chiaro. Anche la psicologia
racchiude questo: noi spesso guardiamo solo nella nostra coscienza e non
riusciamo a percepire che c’è un’altra dimensione che ci appartiene, che però
ci sembra buia, e allora lì non guardiamo perché abbiamo timore; se però ci
avventuriamo in quell’apparente oscurità, ci accorgiamo che vediamo chiaro,
molto più chiaro e molto meglio di prima. |
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Questo è un
vecchio concetto non solo della psicologia, ma anche di tutte le re-ligioni. |
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Ora vorrei
andare a definire un’altra parola molto interessante. E’ un concetto di Jung
e di Pauli: la parola è “sincronicità”. |
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Noi
occidentali siamo molto più propensi a credere alla legge di causa-effetto;
sincronicità deriva da sin-cronos, ed è una legge che si affianca a
quella di causa-effetto e che spiega tutta una serie di collegamenti e legami
molto significativi che ci sono tra eventi apparentemente diversi tra loro e
non collegabili in modo diretto e causale. |
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A volte
sembrano eventi banali: ad esempio oggi è il giorno 12, avete preso l’autobus
n. 12 e magari alle ore 12 vi ha telefonato un amico che non vedevate da 12
anni… Jung lo spiega molto bene quando scrive della paziente che le sta
raccontando il sogno dello scarabeo, un animale simbolo dell’antico Egitto e,
ad un certo punto, sulla finestra del suo studio appare uno scarabeo nostrano
che sembra voler entrare: in quel preciso momento la paziente lo vede e
comincia a raccontare, come se quell’evento avesse liberato qualcosa che
prima era bloccato. |
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Quello è un
evento sincronico, come lo è quello in cui voi state pensando ad una persona
e quella vi telefona. Non potete pensare che sia “un caso”, solo chi non
vuole andare un po’ più in là penserebbe che dopo due, tre, mille volte che
accadono queste strane “coincidenze” sia sempre il caso; e solo perché la
scienza non è ancora in grado di spiegare un fatto perché non ha gli
strumenti corretti, non significa che non esista (tra l’altro Pauli, la
persona che ha formulato questa teoria con Jung era un fisico). Certo, la
scienza si basa su fatti concreti, ed è meraviglioso questo, però è
incompleto o meglio, la scienza dovrebbe dire sempre che “la verità di oggi è
l’errore di domani”, esattamente quello che ci insegna Popper. |
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Le verità
sono dunque elementi che possono essere discussi e anche contraddetti. |
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La
sincronicità in ogni caso ci dice che sotto la dimensione materiale e
reale di ogni giorno, dove troviamo cose chiare e visibili, c’è anche
qualcos’altro, qualche filo più sottile, invisibile, che però… collega le
cose tra loro. Anche questo è un qualcosa su cui dobbiamo pensare e
ragionare: oggi la fisica quantistica ci dice che le cose non appaiono in
modo consequenziale ma appaiono tutte insieme o meglio “sono sempre
presenti”. Siamo noi che per farle entrare dentro la mente razionale abbiamo
bisogno di codificarle e decodificarle una dopo l’altra e quindi dobbiamo
metterle in fila, dando loro un concetto cronologico di prima-durante-dopo,
passato-presente-futuro; sono però categorie mentali che derivano dal fatto
che abbiamo bisogno di vedere tutto in questo modo e, pertanto definiamo in
questo modo anche la realtà, ma le cose non sono esattamente così. |
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Noi vediamo in modo
dislocato, diviso e separato, ma tutto… è sempre eternamente presente in ogni
istante nella realtà assoluta, solo in quella relativa ci sembra spezzettato.
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La realtà
assoluta è pluridimensionale, siamo noi che vediamo solo alcune delle sue
dimensioni. Se avessimo occhi molto più allargati, più capaci di vedere e
orecchie per sentire meglio, ci accorgeremmo della presenza di molte altre
dimensioni. Vi ricordate quello che dice Don Juan a Castaneda: “voi guardate
ma non vedete; ascoltate ma non sentite”… esattamente di questo si tratta. |
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Il
tempo non esiste; la spiritualità non è una questione temporale: dobbiamo
distinguere il kairos dal kronos ; noi siamo immersi nel kairos,
mentre invece lo trattiamo da kronos. |
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Se
comprendiamo bene questi concetti possiamo allora addentrarci un po’ di più
nella comprensione. |
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Noi
conosciamo bene la tripartizione dell’uomo in corpo, mente e anima. Siamo
fatti di tre livelli strettamente connessi tra loro: |
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Il corpo
è la dimensione fisica, la parte materiale che può essere vista in maniera
chimica; infatti si può analizzare e ci si trovano un sacco di cose: cellule,
nervi, ossa, ecc. |
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Poi c’è la
mente, quella con cui ragioniamo, che ci permette di formulare
pensieri, discorsi, processi; ha anche una parte affettiva, che sceglie e
determina i nostri comportamenti. |
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Infine
abbiamo il terzo livello, l’anima, la trascendenza pura, il
nucleo di noi che è spirito; la mente è l’ostacolo che impedisce di accedere
a questa dimensione. La mente “mente”; sembra un gioco di parole ma in
realtà, la mente mette un blocco e un veto a tutto quello che non riesce a
prendere in considerazione. Per comprendere le cose dell’anima la mente non
serve, servono invece il “sentire” e il “concepire” qualcosa che va ben al di
là della mente. |
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La
parola anima coincide abbastanza con spirito ed è molto diversa dalla parola
mente. Nella mente ci sono i pensieri, è il nostro computer, quello che tiene
in memoria i files; l’anima è una dimensione molto più profonda, è quella che
si lega all’ESSERE e non al fare e al pensare; è quella che dà senso alle
cose, alla vita e all’esistere; è quella parte che ci ANIMA, altrimenti non
avremmo vita. Possiamo anche vederla sotto forma di consapevolezza, ma
essere consapevoli non vuol dire pensare, vuol dire “essere totalmente
presenti qui e ora”, nel preciso istante in cui si sta vivendo: questa
sembrerebbe essere l’attività più straordinaria e fantastica dell’anima. |
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La
psicologia transpersonale prende in considerazione l’anima; avete presente
Hillmann quando sostiene che “c’è un testimone nascosto…” ebbene, si riferisce
proprio all’anima. L’anima è quella parte di noi che vede anche quando
abbiamo gli occhi chiusi; io direi che è il “timoniere nascosto” che guida la
nostra barca anche quando non sappiamo dove stiamo andando. |
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Certo,
se volete sapere dove abita l’anima… questo non è facile da definire, ma in
ogni caso, per cominciare a cercarla bisogna per prima cosa essere
consapevoli, cercare di vivere ogni momento. Per percepire l’anima bisogna
essere straordinariamente presenti; però, noi spesso siamo imprigionati dalla
mente e non riusciamo ad essere consapevoli e a sentire; siamo troppo
abituati a “pensare”, non facciamo altro che macinare pensieri, organizzare
le cose con la testa. Un mio maestro diceva che per accedere all’anima
bisogna riuscire anche per pochi momenti a “far tacere il rumore della
mente”. |
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Allora,
quando ascoltate i grandi Maestri spirituali che parlano di “risveglio”;
quando noi astrologi parliamo di URANO e lo definiamo “il grande
risveglio”, stiamo esattamente dicendo che siamo tutti più o meno
addormentati o, come dice Erickson, “siamo tutti ipnotizzati ed in trance”, e
sarebbe invece il caso di destarci! |
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Ridestarci,
risvegliarci, significa uscire dalla prigionia della mente razionale:
significa tornare a sintonizzarci sulla consapevolezza… non solo immaginare,
non pensare ma ESSERE. |
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Arriviamo
quindi ad un’altra parola molto conosciuta, almeno tra i cristiani, ma non
compresa: la parola è DIAVOLO, che ha come significato “ostacolo,
separazione”; l’ostacolo è il nostro pensiero ed è lui che separa la
mente dall’anima. L’immagine di Lucifero o di Satana che vuole essere come
Dio forse si riferisce proprio alla mente: attraverso di essa noi ci
illudiamo, abbiamo la presunzione di essere come Lui o di superarLo; in
realtà quello è proprio l’ostacolo più grande affinché noi arriviamo a capire
e a conoscere, a diventare consapevoli. Il fatto che qualcuno abbia detto
“beati i puri di cuore”, forse non ha nulla a che fare con i poveri, come è
stato sempre tradotto, ma con quelli che ancora sono rimasti in contatto con
il loro cuore, che lo ascoltano e “si ascoltano”, mentre la maggior parte
delle persone ascolta solo la mente. |
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Vi
siete mai chiesti perché tutte le discipline spirituali prevedano le
“preghiere”, i “mantra”, o come vogliate chiamarli? Perché la preghiera
permette il superamento della mente: ad esempio Osho in un suo bellissimo
libro dice che la “pratica” è la forma che ci permette pian piano di superare
l’ostacolo della mente. Lui sosteneva che la preghiera ci fa comprendere
quanto disturba la mente, perché pregando o meditando noi andiamo oltre la
mente… e, allora, comprendiamo. |
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Ora parlerò
di una grande attività dell’Anima: l’AMORE che viene insieme alla
consapevolezza e alla meditazione. |
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Innanzitutto,
l’anima è qualcosa che sta in relazione con il Tutto: la relazione è vita,
non c’è vita senza relazione e l’ingrediente della relazione è l’amore. Senza
l’amore non si sopravvive: lo scrivono tantissimi autori e la psicologia lo
urla a gran voce da sempre. |
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Senza
l’amore e senza la relazione con qualcuno di importante non esiste neppure la
possibilità di sopravvivere per un bambino. Possiamo dire senza temere di
essere smentiti che l’essenza stessa della vita e dell’anima è l’Amore;
diceva Herman Hesse: “senza l’amore non si può vivere e neppure morire”,
intendendo con questo che si è già morti ancor prima di vivere. |
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Tornando
al tema portante “psicologia, spiritualità e trascendenza” voglio ribadire
l’importanza delle parole che non possono essere prese alla lettera in
nessuno dei casi, proprio perché quando parliamo di psicologia, di
spiritualità e di trascendenza, le parole sono fondamentali ma non possono
essere tradotte appoggiandosi al significato letterale, bisogna andare al di
là del linguaggio della ragione e della mente; infatti queste discipline si
riferiscono al linguaggio poetico, simbolico e analogico, quel linguaggio che
ha bisogno di essere interpretato per essere compreso. Il linguaggio
della spiritualità è metaforico e dunque funziona come il sogno, altra
nostra enorme potenzialità impossibile da comprendere e tradurre con la mente
razionale. Tutto ciò che appartiene a questa dimensione, tradotto con la
parte della mente diventa banale e senza senso. |
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Per
concludere, vorrei solo sottolineare che tutti i popoli hanno avuto un rapporto
con il Divino, non importa sotto quale forma lo hanno visto e compreso;
quello che la psicologia guarda all’interno della spiritualità non ha nulla a
che fare con i contenuti della fede o della religione professata, ma riguarda
il rapporto dell’uomo con il “credere” . |
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Jung
sosteneva che l’uomo ha da sempre cercato un contatto e per averlo si
è creato degli Dei. |
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E’
questo che interessa, non certo se Dio esiste o non esiste. Ed è in questo
credere che accadono molte cose: è attraverso questo credere che la gente si
“converte”, e nel termine probabilmente è insito più un cambiamento di rotta
che un cambiamento di fede; un bisogno insito nell’uomo di elevazione e
trasformazione che non può avvenire in assenza di fede e della speranza che
ci sia qualcosa che va oltre il visibile. Non importa su cosa viene riposta,
ma ci deve essere: astrologicamente parlando, senza la casa nona che è
quella della vocazione, della chiamata a credere e ad affidarsi a qualcosa di
superiore, noi non avremmo alcuna possibilità di rinascita e di elevazione.
Quindi, in ogni vita, ad un certo punto appare la “fede” in qualcosa:
l’uomo ha bisogno di credere per vivere e questo lo spinge a cercare di
comprendere il rapporto che ha con l’universale. |
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La
conversione avviene generalmente dopo una grande crisi in cui, dopo aver
tanto cercato e non capito, la mente si arrende, molla la presa e… lì può
accadere il miracolo. Il miracolo consiste nel fatto che ci si è aperti a
“qualcos’altro” e questo permette di vedere qualcosa che prima non si vedeva
ed allora avviene la “conversione” che di suo vuol dire appunto “cambiamento
di rotta”; ed è questo che a un certo punto si deve fare: cambiare rotta,
altrimenti ci areniamo e ci perdiamo. |
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Credere ha
a che fare con la fiducia, con l’abbandono e con l’affidamento, e tutte
queste parole hanno a che fare con i pianeti GIOVE e NETTUNO che guarda caso
sono i due signori della casa nona (fede, speranza e percezione
dell’Universale) e della casa dodicesima (affidamento e ritorno alla
Totalità), al di là delle grandi illusioni della mente e della realtà (case
terza e sesta). |
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Se
non crediamo e non sviluppiamo fiducia in qualcosa di superiore siamo sempre
contratti, non riusciamo a rilassarci, ci sentiamo inutili e frammentati: ad
un certo punto ci accorgiamo che non possiamo fare altrimenti; dobbiamo fidarci,
perché allora – e solo allora – riusciamo a vivere; ed è quando ci rilassiamo
e ci lasciamo finalmente andare che ci “convertiamo”, perché a quel punto ci
accorgiamo della nostra essenza e ci mettiamo anche in sintonia con l’amore
che, a detta dei grandi maestri, è l’unica vera legge universale. |
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Un’altra
parola interessante è “misticismo”; chi è il mistico? Siamo tutti
mistici perché tutti possediamo un lato di noi che è automaticamente portato
verso una sorta di conoscenza superiore. Tutti noi abbiamo Nettuno nel nostro
tema natale e tutti abbiamo nostalgia di un’unità che abbiamo sperimentato e
perduto. Nettuno è quella parte di noi che cerca tutta la vita di “ri-unirsi”
a qualcosa di più; questa parte di noi ci dà prova di una coscienza superiore
in azione, qualcosa che prima ci fa passare attraverso una sorta di
illuminazione per poi permetterci di accedere alla “visione mistica” della
vita. |
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Il
mistico che noi riconosciamo è quello che riesce a stare perennemente in
questo stato di coscienza; noi, invece, cogliamo questo frutto solo
saltuariamente, per il resto stiamo nella coscienza ordinaria. |
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Ultimo
punto è la “santità”: è da poco mancato Papa Woityla che ha fatto una
innumerevole quantità di santi, forse anche lui è un santo. Ma chi è il
santo? E’ una persona normale, comune, è uno però che ha il cuore
perennemente aperto e che quindi “sente” ciò che accade attorno a lui ed è
pronto ad entrare in azione. Il santo è uno che interpreta l’amore, lo
mette in pratica nella vita di tutti i giorni e, attraverso la sua energia,
la trasforma. L’amore ha il potere di far diventare bella qualsiasi cosa e
soprattutto la vita, anche quando agli occhi delle persone normali non sembra
così. |
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Le persone
che hanno fatto veramente qualcosa per l’Umanità sono i santi, sono quelli
che hanno capito più degli altri, che hanno avuto la forza di cercare e di…
trovare. I santi sono quelli che hanno creduto, che hanno avuto accesso a
sogni e a visioni a cui hanno creduto e che per questo hanno interpretato: la
psicoanalisi sa che i sogni sono veri e sa che appartengono ad una dimensione
“altra” e per questo bisogna comprenderli, bisogna credere che vogliono
comunicare con noi e vogliono che noi accediamo ad un lato di noi, quello che
sta cercando “contatto”. Nel sogno vengono sempre rivelate grandi verità e
questo perché nel sogno siamo completamente aperti e ricettivi: la coscienza
va per un po’ in disarmo e quindi lascia passare anche ciò che a lei darebbe
fastidio. |
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Il sogno è stato sicuramente la prima dimensione dell’uomo
antico; egli aveva un
pensiero mitico ed usava il sogno per cercare di comprendere e di leggere
l’universo che gli stava attorno. Quando sogniamo, siamo in assenza di
pensiero ed è questa la grande meraviglia. E’ un’altra parte della psiche che
è in funzione, non la mente. |
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E’
importante dunque che non ci dimentichiamo anche di un ultimo assunto
psicologico: “niente accade per caso”: la psicoanalisi ha messo in
luce che dietro ad ogni comportamento umano c’è sempre un senso e, anche se
non lo vediamo, esso c’è; quindi è importante non accontentarsi di pensare al
caso, alla casualità, ma bisogna sempre cercare cosa si muove al di sotto”.
Così, anche per quanto riguarda la trascendenza, essa c’è… è qui, adesso, e
sembra occupare uno spazio vuoto; senza la dimensione trascendente, senza
quel vuoto, che sembra inutile ed inesistente, noi saremmo fissi,
imprigionati, soli e terribilmente tristi. |
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Certo,
non cercare la dimensione trascendente, non credere che esista qualcosa al di
là del visibile, non pensare che i sogni siano veri e che ci vogliano dire
qualcosa significa dimenticare la funzione stessa della vita che è quella di
crescere. Se non crediamo alla dimensione trascendente la realtà ci
imprigionerà nella piccolissima porzione della mente e noi vivremo una vita
limitata, senza senso, senza speranza, senza amore e senza relazione con
l’Universale. |
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