Plutone è un pianeta poco o nulla conosciuto, un pianeta dalle
infinite potenzialità, la maggior parte delle quali, a mio avviso, ancora totalmente da
scoprire. Del resto, io ritengo che siamo ancora lontani dallaver conosciuto tutte
le qualità di Saturno, figuriamoci quindi quelle di Plutone, scoperto troppo di recente.
Quando luomo avvista, quindi scopre, un pianeta con i suoi occhi è potenzialmente
anche in grado di percepirne lenergia, i toni e i colori allinterno di sé
stesso; tuttavia lesplorazione richiede tempo, costanza e volontà di
approfondimento, oltre che sensibilità ai propri movimenti interiori.
Per chi non conosce lastrologia e, in particolare, il mio approccio
allastrologia, vorrei fare una premessa rispetto al significato che io attribuisco
alle energie planetarie e a come esse lavorano allinterno di noi come vere e proprie
funzioni psichiche.
I pianeti si inseriscono nella nostra vita attraverso il loro simbolismo, rispondendo alle
legge junghiana della sincronicità (termine molto sofisticato per spiegare ciò che gli
antichi avevano espresso con poche parole dal sapore un po magico: come sopra, così sotto). In virtù di
questa legge, quanto accade nel macrocosmo è riflesso per analogia anche nelle particelle
più infinitesimali delluniverso, ragion per cui ogni movimento planetario vibra in
maniera estremamente potente anche allinterno di noi, obbligandoci a rispondere
vibrando a quanto luniverso propone. E così che il nostro respiro si unisce
al respiro cosmico.
Non possiamo quindi parlare di pianeti che ci fanno qualcosa, bensì di
funzioni psichiche simili che si muovono in perfetta sintonia con le energie universali
mostrate dai pianeti. Partendo da questo presupposto, ogni parte di noi, quindi ogni
nostra funzione, ha una sua corrispondente nelluniverso ed ha con questa un legame
indissolubile, al punto che desidera che noi, nel nostro piccolo, seguiamo quella che è
la legge di tutte le cose: levoluzione.
In questa logica, lo stesso principio deve esistere anche allinterno di noi, poiché
nelluniverso esiste un principio creativo che ha dato origine a tutte le cose e che
imprime la propria forza affinché nulla possa fermarsi ma tutto possa crescere,
trasformarsi ed evolvere. Se non esistesse questa forza propulsiva e compulsiva noi non
avremmo la possibilità di vedere sbocciare un fiore, perché questo ha la sua origine nel
seme che in sé contiene tutte le potenzialità di diventare un fiore, ma che, al momento
in cui viene piantato, non si svela e non lascia minimamente intravedere né cosa
diventerà, né se diventerà. Tuttavia, noi
siamo fiduciosi nelle sue capacità di trasformazione e di crescita, piantiamo il seme ed
attendiamo con quellintuito tutto femminile, sicuri che il miracolo si compirà. La
stessa cosa facciamo quando aspettiamo un figlio; pur non avendo alcuna possibilità di
sapere come sarà questo bambino, attendiamo con fiducia e con amore, certi che lui
nascerà e diventerà grande. In questo processo noi confidiamo esclusivamente sulle sue
capacità di trasformazione, nonché in una forza superiore che è essa stessa impulso a
divenire. Sappiamo che farà tutti i passaggi biologici e psicologici affinché si
manifesti a noi come un essere perfetto, dotato di potenzialità, e che pian piano si
svilupperà fino a diventare un essere compiuto. Confidiamo che subirà migliaia di
metamorfosi e trasformazioni, fino a diventare quel particolare bambino in cui noi
ritroveremo somiglianze e corrispondenze.
Questa è una legge semplice, al punto che la chiamiamo naturale.
Nessuno di noi infatti si sognerebbe mai di vedere nascere un bellissimo tigrotto da una
coppia di impiegati milanesi; pur non avendo niente di personale contro i tigrotti, lo
considereremmo un fatto mostruoso, un vero e proprio scherzo della natura.
Nonostante queste premesse iniziali, quando poi il nostro bambino è nato cominciamo a
perdere di vista tutto ciò, ne prendiamo le distanze e cominciamo a fantasticare sul come
e cosa dovrà diventare questo figlio, anziché accompagnarlo nella crescita dei suoi
potenziali fino a scoprire ciò che deve diventare. Su quel bambino si abbatteranno tutte
le nostre ambizioni, aspettative e progetti, come se allimprovviso non avessimo più
quella fiducia che pure ci ha accompagnati nei primi nove mesi e cominceremo subdolamente
ad operare sulla sua natura, sicuri che senza di noi non potrebbe crescere o, peggio, si
perderebbe.
Ma perché mai dovrebbe perdersi se allinterno di ogni essere esiste un centro
intelligente che continua a dirigere il suo sviluppo ed è lo stesso centro che ha fatto
sì che un organismo monocellulare diventasse il nostro particolare Marco o
Francesca? Perché mai quel computer di bordo dovrebbe impazzire e non
funzionare più? Perché, dunque, cerchiamo di sostituirci a lui, spesso con risultati
tragici che porteranno il bambino ad amputare pezzi della propria natura per sostituirli
con altri che nulla centrano con la sua personalità e che uccidono pian piano le
sue potenzialità e i suoi collegamenti con la vita? Questa premessa serve per lintroduzione del discorso su
Plutone.
Plutone è sicuramente il nostro centro operativo interno, il computer di bordo (io direi
che è laccoppiata Plutone e Proserpina, di cui purtroppo al momento non sappiano
molto, quindi dobbiamo accontentarci del solo Plutone), quel potere creativo che ha in sé
un potenziale femminile ed uno maschile terra e cielo corpo e spirito, e che
contiene tutte le potenzialità della vita direttamente collegate con il centro operativo
universale (energia cosmica = Y). Questo computer di bordo possiede tutte le informazioni
necessarie per condurci al fatidico divenire, il che significa che ha unintelligenza
ed una capacità di dirigere o meglio di orientare le nostre azioni, proprio
in virtù del fatto che conosce esattamente il progetto,
lo ha in mente e non lo perde di vista un istante.
Questo centro operativo che, personalmente, chiamo il Sé, può però essere chiamato con
altri nomi quali: anima, energia, Dio, poiché le parole sono comunque solo convenzioni
che servono a descrivere una realtà. Il Sé possiede quindi le chiavi di interpretazione
del nostro progetto e spesso si ritroverà a combattere a lungo con lIo, che,
nonostante sia figlio del Sé, spesso ne disconosce poi totalmente la familiarità. Eppure
questultimo dovrà prima ricollegarsi a questo centro interno, pena
lalienazione da sé stesso; è infatti il Sé che fornisce gli strumenti per
orientarsi sulla strada di ciò che dobbiamo diventare, spingendoci a volte caparbiamente
contro quella che è la nostra volontà cosciente ed attirando nella nostra vita quelle
persone e quelle esperienze che possono farci capire, anche attraverso la frustrazione e
il dolore, che siamo sulla strada sbagliata e che non stiamo andando verso il giusto
progetto.
Alcuni di noi riescono abbastanza facilmente a percepire questa essenza, altri faticano,
ma ciò che è importante è che essa non si arrenderà e continuerà a proporre e a
spingere verso direzioni che hanno come unico scopo quello di avvicinarci alla meta
fatidica.
Noi umani siamo però estremamente buffi, poiché quando riusciamo in qualcosa che
riteniamo importante diciamo ce lho fatta,
sono stato bravo, mentre quando cozziamo contro una resistenza interna o
attiriamo qualcosa che ci sembra sbagliato pensiamo che sia stato il destino! Possiamo
invece pensare che, in entrambi i casi, non ci sia alcun destino, ma vi sia invece il Sé
che attraverso un sottile gioco di pulsioni, emozioni e desideri, dirige i nostri
comportamenti troppo spesso inconsci portandoci ad imparare quelle lezioni
che serviranno ad avvicinarci a ciò che siamo. E così che possiamo, ad un certo
punto della nostra vita, riconnetterci con ciò che potenzialmente eravamo al momento
della nostra nascita e che abbiamo pian piano abbandonato per essere accettati e per
piacere alle persone che ci hanno allevati ed educati.
Il Sé possiede una sorta di vocazione che una volta compresa dalla nostra coscienza
fornisce la ragione, lo scopo della vita e lidea che esista una motivazione ad
essere, al di là di tutto ciò che di ordinario e materiale si possa conquistare.
Ogni uomo possiede dunque al suo interno una Luce, unessenza divina, unenergia
potente ed intelligente che vuole essere compresa e che lavora per la nostra salvezza e
consapevolezza. E qualcosa di profondo e di misterioso legato alla nostra vocazione
personale e allidea che noi siamo individui unici
e speciali, proprio perché abbiamo il nostro preciso destino da compiere e che
questo destino, dal concepimento in poi, dovrà allinearsi con lintenzione cosmica;
è in questo senso che noi non dobbiamo né crescere né svilupparci, ma semplicemente
risvegliarci, poiché allinterno conteniamo già tutto il nostro
potenziale, ma troppo spesso non riusciamo a renderlo cosciente e finiamo per pensare che
ci sia un destino esterno che decide per noi, indipendentemente da noi.
In realtà è il nostro Sé che dirige e ci fa sembrare casuali le cose che viviamo e le
esperienze che attiriamo; non avendone coscienza non riusciamo ad essere in sintonia con
loro e subiamo passivamente ciò che invece potremmo decidere e scegliere, sviluppando il
nostro libero arbitrio.
Il Sé, e quindi Plutone, fa parte di quello che Platone aveva chiamato il daimon, e quando uno riconosce il proprio daimon ha la sensazione di essersi collegato con
lanima. Solo allora potrà rivedere e rileggere con una nuova ottica il passato e il
presente, comprendendo gli avvenimenti come parte del progetto; solo allora
linvisibile diventerà visibile.
Questanima non è però da confondersi con ciò che viene chiamata la voce
della coscienza che è invece, secondo Freud, il Super Io e che è competenza
simbolica di Saturno e non di Plutone. Plutone è quella parte di noi che giudica il
nostro operato nei confronti del progetto originario ed è quella parte di noi che può
anche arrivare a distruggere lIo, qualora questo sia così rigido e strutturato da
non permettere più il cambiamento della forma.
Miticamente Plutone giudica i peccati di hybris,
ovvero il peccato di orgoglio contro gli Dei, che simbolicamente e psicologicamente può
essere interpretato come il peccato che lIo compie nei confronti del Sé. E
capace di proteggerci e di salvarci da situazioni rischiose, ma è anche capace di
distruggere con il solo intento di avvicinarci al nostro progetto. Per questo Plutone è
così difficile da leggere allinterno della nostra vita, quindi del nostro tema
natale, proprio perché le sue energie sono sottili e latenti ma possono deflagrare
allimprovviso fino a diventare travolgenti.
E in queste occasioni che noi percepiamo il nostro potere interno, ma esso può
anche manifestarsi come un potere collettivo, qualcosa che nostro malgrado ci porta a
conoscere i limiti del nostro e dellaltrui potere. Il suo regno è fatto di
individualità e di collettività e rappresenta anche cosa deve distruggere e rigenerare
una generazione; è qui che spesso luomo non riesce più a comprendere, perché le
due realtà si legano a doppio filo rendendo i contorni della lettura più complessi e
meno definiti. Plutone porta al collasso tutti i nodi che si sono formati sui due piani,
lasciandoci perdere di vista il come e il quando si sono formati. Solo la strada verso il
proprio personale Sé sarà foriera di miglioramento prima individuale e poi collettivo.
Jung considerava un vero e proprio dovere della persona
reintegrare lombra, ovvero conoscere
quelle parti di sé che sfuggono e che determinano desideri, azioni e comportamenti,
proprio perché non si vada ad accumulare la nostra ombra a quella collettiva, incidendo
anche su chi ci sta intorno.
Più ci conosceremo, più ci avvicineremo al nostro Sé, più avremo libero arbitrio e
potere personale e meno dovremo subire quello che chiamiamo destino.
Plutone è il vero e proprio principio creativo, quellintenzione personale che è
volontà pura e che si può usare sia come forza trasformatrice personale, sia come
modello rigeneratore per gli altri. Plutone è lintento.
Per ricongiungerci con esso però occorre che il canale dellIo si sia svuotato di
tutti i bisogni di apparire, di tutte le paranoie di potere sugli altri e di tutte le
false strutture e i falsi obiettivi. Senza questa purificazione, Plutone può ammaliare,
manipolare, plagiare e finanche distruggere il mondo personale, incidendo negativamente
anche sul piano collettivo.
Plutone è difficile da comprendere; la sua natura è invisibile e quindi non
mostra la sua faccia chiaramente. Occorre cercarlo, onorarlo, e solo allora potrà farsi
conoscere e farci il suo più grande regalo, cioè lasciarci comprendere chi siamo e cosa
possiamo diventare. |