Il secolo XVIII ci mostra una Torino
reduce da un quarantennio di guerre (guerre di successione degli Stati Europei, in
particolare quella spagnola che vide nel 1706 la Battaglia di Torino con piemontesi e
austriaci a fronteggiare francesi e spagnoli) che avevano causato una gravissima crisi
agricola e commerciale e fortemente provato le classi più deboli del piccolo Stato. La
fine di questo lungo periodo di guerre si ebbe solamente nel 1713, con la firma del
Trattato di Utrecht e lincoronazione di Vittorio Amedeo II come primo Re Sabaudo.
La povertà, le malattie e la carestia di quegli anni avevano provocato un fenomeno di
mendicità e di vagabondaggio, poiché i contadini affamati avevano lasciato in massa le
campagne alla ricerca di maggior fortuna in città; la situazione era talmente grave da
rappresentare un vero e proprio pericolo per la tranquillità pubblica. Il ceto medio-alto
e la nobiltà, questultima già sottoposta ad un notevole attacco da parte del Re
che tentava in ogni modo di ridurne i privilegi, temevano che la popolazione insorgesse e,
soprattutto, temevano per la loro incolumità. Si cercò così di arginare il problema con
alcuni provvedimenti di polizia tendenti per lo più allinternamento dei mendicanti,
ma questa operazione si rivelò un totale fallimento: gli ospizi di carità erano pochi e
praticamente senza risorse. Si tentò poi con soluzioni estremamente drastiche, come
quella di cacciare gli stessi dalla città con grandi colpi di frusta, come
riportano le cronache dellepoca. Furono tuttavia inutili ripieghi che non
raggiunsero minimamente lo scopo prefissato.
Nei primi anni del 1700 troviamo la presenza di Urano e Plutone nel segno della Vergine,
Nettuno in Toro e Saturno in Bilancia che sanciscono linizio di una grossa
trasformazione nella società e una nuova concezione dellindividuo che deve
corrispondere a criteri di produttività (ricordo a questo proposito che Torino è posta
sotto il segno della Vergine). In un Editto del 19/5/1917 il Re stabiliva: tanti
sudditi allo Stato, tanti lavoratori agli opifici, tanti servitori alle famiglie e tante
braccia alla campagna.
Nella Torino verginea i più deboli (che rappresentano la parte Pesci-casa 12a cioè non
controllabile) sfuggivano infatti ad ogni tentativo di organizzazione e ciò provocò i
più massicci interventi delle autorità contro il vagabondaggio e la mendicità; pian
piano, anche la definizione di povero si affiancò sempre più a quella di
deviante, fino a sovrapporvisi totalmente dando origine a procedure di
carcerazione e di internamento che colpivano porzioni sempre più vaste di popolazione. Il
problema però non si risolse, anche perché più di metà della popolazione viveva in
situazione di pura sopravvivenza, e bastava un problema qualsiasi per farla precipitare
nellindigenza più assoluta.
Verso la fine del secolo, una grave contesa tra nobili e proprietari terrieri (produttori
della seta) e i banchieri (finanziatori e commercianti), terminata con la vittoria di
questi ultimi procurò il fallimento di parecchi opifici che si ritrovarono a non poter
far fronte agli impegni finanziari presi, anche perché i piemontesi non erano stati
capaci di ottemperare alla nuova richiesta di sete operate e lavorate, lasciando il corpo
alla concorrenza lionese.
Allinizio del XIX secolo ci fu lavvento napoleonico: le nuove idee di libertà
e di uguaglianza contagiarono lambiente intellettuale e culturale della città, ma,
per le masse, nulla di sostanziale cambiò.
E di questo periodo infatti un progetto presentato dal liberale Massimo
DAzeglio per sbandire la mendicità orientato alla ricerca delle
sue cause, che però non ebbe alcun seguito poiché da troppe parti nelle classi sociali
più elevate restava ancora ferma lopinione che la povertà fosse dovuta a cause di
indole umana. Nel 1805 in pieno regime napoleonico leconomista Massimo
Turino in un suo trattato scrisse quanto segue: la povertà è il risultato di
persone deviate che non reggono il confronto tra la ristretta mediocrità e la fastosa
opulenza. E la vicinanza del sontuoso palazzo che fa nascere nella casuccia desideri
e bisogni non confacenti alla sua umiltà.
In realtà, non ci fu mai una volontà politico-statale di affrontare in modo concreto
questo spinoso problema, che rimase quindi demandato esclusivamente ai privati e agli
ordini religiosi. Bisognerà attendere lincoronazione di Carlo Alberto perché le
masse possano ottenere qualche riforma importante. Questi primi segnali apriranno la
strada alla concessione dello Statuto del 1848 a cui faranno seguito le guerre
dindipendenza e quelle per lunificazione dItalia, sanzionata
ufficialmente con un decreto datato 17 marzo 1861. (Marte e Plutone in Toro - Giove in
Leone - Urano in Gemelli e Nettuno in Pesci).
Torino non ebbe però il tempo di smaltire leuforia dovuta al suo nuovo ruolo di
Capitale del Regno che dovette subire laffronto, voluto da Napoleone III e siglato
con la Convenzione di Settembre, del trasferimento della Capitale a Firenze, che
provocò un mese di gravi tumulti popolari che vennero repressi nel sangue dalle
truppe del richiamato Generale La Marmora (28 settembre 1864 con Marte ed Urano
congiunti in Gemelli al quadrato della Vergine).
Molti personaggi si interessarono della questione sociale e, con gli indizi dell800
(che coincidono con lingresso di Plutone in Pesci), Torino vide quasi un fiorire di
istituti, ricoveri, opere pie, ciascuna riferita ad un settore specifico (orfani, ex
carcerati, ragazzi caratteriali, donne di malaffare, ecc.) al punto che, come ebbe a
dire Luigi Cibrario, in materia di beneficenza Torino poteva a giusto titolo
considerarsi la città dei miracoli (Plutone in Pesci, Urano e Nettuno in
Sagittario); la situazione planetaria spingeva la società e soprattutto i cattolici a
farsi paladini in questo campo. Lottica puramente verginea di individuare e
ghettizzare la diversità venne quindi fortemente bilanciata da quella pescina che si fece
carico dellassistenza agli emarginati. Le Opere di Carità si moltiplicarono in
pochi anni ma, da unanalisi dei personaggi che più si distinsero in questo settore
nella Torino dell800, possiamo riscontrare differenze profonde poiché, mentre
ufficialmente tutti si segnalarono per umanità, alta levatura morale e indiscussa
generosità, dai loro temi natali risultano emergere motivazioni ben diverse a spingerli
in questa direzione; tutti perseguirono lintento di assistere alcune fette di
popolazione, però i mezzi e le ideologie furono diversi per forma, per qualità e
sostanza e ciò dipendeva dal differente modo di intendere lessere umano
bisognoso.
I due temi che analizzerò di seguito mirano
unicamente a cogliere le differenze nel modo di concepire il concetto di assistenza e di
rieducazione e i mezzi usati per raggiungere questo fine.
GIULIA DI BAROLO
Giulia Colbert di Maulévrier nacque a Chataurox in Vandea il 27 giugno del 1785; Cancro
con Ascendente Vergine.
La sua infanzia fu caratterizzata dalla perdita della madre e dellesilio dovuto alla
Rivoluzione francese che costrinse i nobili alla fuga (Luna in Pesci in 6a quadrata a
Mercurio in 9a). Leducazione, di cui si fece carico il padre, uomo cattolicissimo e
devotissimo al Re, pur essendo ineccepibile sotto laspetto didattico, fu però
troppo rigorosa sotto quello morale e religioso tanto da imprimere nella mente della
figlia una stravolta e contorta visione del peccato e dellespiazione delle colpe
(casa 4a in Capricorno con Saturno cong. Plutone in 5a). Questi eventi lasciarono un
grande vuoto affettivo su un temperamento lunare, e grandi problematiche di
identificazione e di ruoli (Luna trigono Urano e Sole).
Il tema lascia intendere uninsoddisfazione profonda della sua condizione femminile
(Luna in 6a trigono Urano - Asc. Vergine); il ruolo passivo previsto dai segni lunari era
infatti conflittuale con il suo desiderio di realizzarsi in modo dinamico-attivo e
indipendente, difficile per quei tempi in cui le donne dovevano necessariamente rispettare
ruoli e schemi di inquadramento ben precisi. La casa 12a in Vergine, lascendente
nello stesso segno e la Luna in 6a le lasciarono poco spazio perché lei non poteva
prescindere, almeno a livello esteriore, da un inserimento nella normalità che era il
cardine della sua mentalità. Pur desiderando diversità e cambiamento non lo ammetteva, e
quindi non riuscì a soddisfare le aspirazioni di autonomia e di indipendenza che
allepoca avrebbero fatto scalpore.
Il suo bisogno di agire e di avere un riconoscimento pubblico (10a forte) dovette
necessariamente passare attraverso simbologie prettamente lunari. Frustrata da una
matrimonio e da un marito importante ma insoddisfacente (Sole in 10a quadrato a Giove e
Nettuno), da una sessualità mai accettata e che viveva come un peccaminoso dovere da cui bisogna emendarsi
(Marte opposto Nettuno e quadrato Urano-Saturno in 5a Acquario), cominciò ad interessarsi
delle carcerate e delle donne cadute in disgrazia
e nel peccato, incuriosita dalla miseria
morale in cui si sono precipitate.
Lei desiderava innanzi tutto educare, redimere, ma lo fece in maniera estremamente rigida
e fredda (casa 5a in Acquario forte - casa 9a in Gemelli forte). Era interessata a quelle
che avevano peccato, ma gli scopi non erano così limpidi come poteva
apparire; i valori lunari lesi le davano unattrazione per la sofferenza che era
però fuori dalla realtà, con una sorta di pietismo dai risvolti sadomasochisti
incapsulato in una nube di bigottismo lontano dalla vera carità cristiana di cui si
faceva scudo. Le cronache la descrivono bella, vivace, piena di fascino, comunicativa,
simpatica e colta (Mercurio in Gemelli, Venere in Gemelli e Saturno in Acquario la fanno
anche intelligente), sicuramente astuta (Mercurio trigono Plutone), ma con
unaffettività bloccata allo stadio infantile-adolescenziale, oltre che razionale e
fredda (Luna quadrata Mercurio, Venere Gemelli trigono Saturno) ed anche desiderosa di
mettersi in mostra, direi persino un po civettuola, ma queste caratteristiche
vennero mortificate e represse dalla sua mentalità e dalla sua educazione.
Fu sicuramente la componente masochista in Pesci a spingerla ad entrare in contatto
come scrisse in una lettera a Silvio Pellico con la miseria materiale e spirituale
per saldare un conto con la storia. I regolamenti che ella impose nelle sue Case di
carità lasciano intuire un senso quasi di disprezzo e di rancore nei confronti
della condizione femminile (si interesserà quasi esclusivamente di donne).
Riporto qui di seguito uno stralcio del regolamento interno della Casa delle
forzate: questo è un luogo progettato come
un ritiro di pentimento e di espiazione da ottenere in un perfetto isolamento con il
sostegno della preghiera, del lavoro e dellordine, poiché la disciplina della
preghiera e del lavoro servono a cancellare il disordine morale dellanima.
Le finalità di questa istituzione sono invece ampiamente spiegate in una lettera scritta
al Re Carlo Felice: accurata formazione ed
educazione morale per far sì che le poverette siano indotte alla pietà, alla modestia e
al lavoro per renderle buone cristiane, dove le deviate possano pentirsi ed espiare le
loro colpe e ritornino allobbedienza e alla subordinazione confacenti il loro stato
sociale, poiché a loro non servono quelle scienze e quelle arti che sono invece proprie
di ceti sociali più elevati.
In queste poche righe troviamo tutta la simbologia verginea delle regole, del lavoro,
della subordinazione e della condizione sociale che non doveva mai elevarsi, poiché lei
in molte occasioni fece sempre una netta distinzione tra quello che definiva il mondo dei pezzenti, dei miserabili e dei rifiuti umani
e quello medio-alto.
La sua Opera (più di 40 istituti) ad un occhio attento appare quindi fortemente
condizionata da problematiche di odio verso la condizione femminile in cui il senso di
espiazione delle colpe, quello del dovere e della emendazione erano mischiati ad una
visione della carità cristiana intrisa di sadico pietismo e di unerrata concezione
del peccato che andrà assumendo con gli anni toni sempre più ossessionanti e fanatici
(Nettuno opposto Giove e Marte, Luna lesa in 6a) fino a concepire che le sue
poverette dovessero emendarsi attraverso la mortificazione della carne,
lobbedienza e il senso di macerazione che derivava dal continuo ricordo delle colpe
del passato (Cancro leso e pianeti dei Pesci lesi).
Lei vedeva nel povero non una persona infelice e sfortunata a cui far riconquistare la
dignità perduta, ma un essere bieco e spregevole da punire con la mortificazione e
lumiliazione e da mantenere internato (casa 6a). Il suo orrore per la
diversità (12a in Vergine) portatrice di quel disordine morale
che lei tanto temeva e che disperatamente cercava di combattere perché era dentro di sé,
portò questa donna arguta e colta, sicuramente frivola ma repressa da uneducazione
che aveva inibito le sue esigenze più intime, a spendere la propria vita in carità che
altro non rappresentava se non un bisogno di incanalare in qualcosa di universalmente
riconosciuto come buono e positivo certe sue pulsioni fortissime (Marte cong. Giove in
Ariete), che un Super-Io forte e rigido (Saturno) bloccò sempre, rimovendole
nellinconscio. Ciò le creò insoddisfazioni fortissime e conflitti interiori
divenuti col tempo quasi invisibili, che lei proiettò in modo quasi sadico sulle sue
poverette.
DON GIUSEPPE BENEDETTO
COTTOLENGO
Ben diversa appare invece lottica assistenziale di Don Giuseppe Cottolengo.
Egli nacque a Bra (Cuneo) il 3/5/1789 alle h 6,30 di mattina; è quindi un Toro con
ascendente Toro. Figlio di una famiglia borghese, conseguì la laurea in Teologia a Torino
dove conobbe Vincenzo De Paoli che divenne suo modello di vita.
La sua attività assistenziale iniziò nel 1828 con lapertura della Volta
Rossa, una piccola infermeria destinata ad accogliere i malati poveri della città
che venivano rifiutati dagli ospedali esistenti. Il lavoro principale veniva svolto da lui
e dalla gente comune che si offriva volontaria nellopera di assistenza.
Linfermeria venne chiusa nel 1831 dalle Autorità per evitare ogni pericolo di
contagio durante lepidemia di colera che sconvolse la città per quasi cinque anni.
Egli però non si arrese e lanno successivo inaugurò la Piccola Casa della
Divina Provvidenza che conservava le caratteristiche della Volta Rossa
poiché aveva come intento quello di accogliere
ammalati poveri, affetti da mali incurabili e acuti e privi di ogni possibilità di
assistenza. E interessante
notare come la parola accoglienza nella sua Casa sostituisca quelle di
ospizio-ricovero presenti invece nellopera Barolo e nelle altre
dellepoca.
La Piccola Casa nasce con vocazione ospedaliera: lì si trovano attrezzature sanitarie e
chirurgiche di ottima qualità nulla lasciava a desiderare a cominciare
dallassistenza come disse il Dr Granetti che era il coordinatore sanitario.
Qui esercitava anche il medico di Casa Reale Dr. Rossi, in qualità di consulente per i
casi più gravi. Non vi era alcuna restrizione nei medicinali che venivano forniti prima
dal farmacista di Casa Reale Dr. Anglesio e poi dallorganizzata farmacia interna.
Successivamente la Piccola Casa si allargò molto e divenne una vera famiglia per gli
orfani, i sordomuti, gli adolescenti caratteriali, gli invalidi e tutti coloro che
necessitavano di assistenza e di cure.
Lo spirito e lo scopo della Casa erano allavanguardia per lepoca: Cottolengo
infatti intendeva offrire una concreta speranza di riabilitazione a coloro che per vari
motivi si trovavano ai margini della società. Questo infatti, e non lobiettivo di
recludere persone considerate pericolose o indesiderate, era lo scopo che tutti dovevano
perseguire mediante attività concepite non in funzione punitiva (come accadeva nei
ricoveri tradizionali di mendicità) ma come possibilità di crescita e di espressione
delle singole potenzialità.
Cottolengo sostenne con tutte le forze che lopera doveva mantenere un criterio di
accoglienza senza mai trasformarsi in ospedalizzazione o istituzionalizzazione dello
svantaggiato. Allinterno doveva esserci un clima di convivenza che non prevedeva
barriere né distinzioni tra gli assistiti e gli assistenti. Doveva essere una famiglia.
La quantità e la qualità dellassistenza nella Piccola Casa rappresentarono
unesperienza unica nella Torino di Carlo Alberto; la Gazzetta Piemontese la definì
unenciclopedia dellassistenza e tutti furono sempre stupiti che
allinterno non esistesse alcun regolamento scritto. Lunica regola era che
ognuno doveva contribuire compatibilmente con il proprio grado di maturità e di
coscienza, coinvolgendosi con gli altri alla costruzione di un ambiente umano e familiare.
Abbiamo detto che Cottolengo era un Toro con ascendente Toro. Noi tutti sappiamo bene
quanto questo segno sia dotato di umanità e di calore avvolgente che viene espresso con
assoluta naturalezza e spontaneità senza ostentazioni di sorta, perché ha una visione
semplice e pratica della vita. Il Toro è attentissimo e sensibile alla qualità della
vita e, poiché è ottimista ma allo stesso tempo realista, vede nella cura e nella
riabilitazione uno strumento efficace per riportare le persone alla gioia e alla serenità
di vivere. Tende a sdrammatizzare le situazioni e vede nellimpegno costante e
progressivo un modo per realizzare concretamente ciò che si prefigge.
Il tema di Cottolengo presenta ben quattro pianeti in Toro casa 12a, tra cui anche Giove e
Venere, i due signori del segno che assicurano la capacità di lottare per conquistare
giorno dopo giorno sicurezze affettive e materiali, in questo caso rivolte agli ammalati e
ai sofferenti. La casa 12a è infatti il settore dellassistenza, delle cure e della
dedizione verso gli emarginati, ed è anche la casa dove la diversità è vista con occhio
normale e sereno, senza pregiudizi, e il segno del Toro la mette al riparo dagli idealismi
esasperati e dal pericolo di risvolti pieto-masochisti.
Il Toro tende poi a ricreare, in qualunque casa vada a cadere, unatmosfera
avvolgente e protettiva per le persone che gli stanno a cuore, con sicurezze che devono
essere di ordine materiale e affettivo: in poche parole un clan. E Cottolengo
si batté per tutta la vita per tenere fuori dalla sua Casa tutti coloro che ne avrebbero
snaturato gli scopi originari con pretese di organizzazione e di controllo.
Le quadrature che Sole e Mercurio fanno alla strettissima congiunzione di Saturno e
Plutone in casa 10a testimoniano il suo scontro costante con lautorità e con il
potere costituito, a salvaguarda dellautonomia e dellindipendenza della sua
opera, e mettono in luce i vari subdoli tentativi della burocrazia reale di arrivare a
manovrare in qualche modo la cospicue entrate di denaro che arrivavano da più parti e che
rappresentavano una forte attrazione per il potere (Plutone quadrato Mercurio). E
famosissima la sua opposizione al Re Carlo Alberto in persona allorché questi si
presentò insieme ad una Commissione Governativa per ispezionare registri e
conti. Cottolengo rifiutò loro lingresso scusandosi ma spiegando che un Canonico non ha bisogno né di ragionieri, né di
spenditori, né di carte, né di amministratori, né di registri, né tanto meno di
Commissioni Governative, poiché aggiunse il solo bisogno di un Canonico è quello della
Provvidenza.
In effetti, nel suo tema è evidente la fermezza e la decisione, anche se questa non
avveniva in forma aggressiva e rigida, poiché la congiunzione Marte/Urano si trova nel
segno del Cancro al sestile del Sole/Mercurio in Toro, due segni femminili che adottano
strumenti di difesa passiva, anziché opporsi con la forza. Il Toro è poi famoso per
essere tuttaltro che duttile sulle questioni che ritiene di principio.
La Venere in casa 12a induce ad interessarsi con un occhio di riguardo alla salute altrui,
salute intesa soprattutto come rigenerazione mentale e fisica poiché, essendo un segno
Terra legato alle cose concrete, esula da atteggiamenti pietistici intrisi di falso
misticismo. Dotato di unautentica e sana religiosità egli possedeva una reale
carità cristiana e la forza necessaria per tradurre materialmente i propri ideali,
sostenuto sempre dallottimismo e dalla fede che non gli farà difetto neppure nei
momenti più drammatici.
La congiunzione Marte/Urano/Luna in casa 3a quadrata al Nettuno in casa 6a simboleggia in
modo inequivocabile i conflitti della ristretta mentalità borghese della Torino di allora
che aveva cercato più volte di far intervenire le autorità per privarlo delle
autorizzazioni che gli consentivano di portare i suoi malati in luoghi termali di
villeggiatura frequentati dalla borghesia e dalla nobiltà che non sopportavano il triste spettacolo dei malati gravi della Piccola
Casa. Ad Acqui Terme egli fu costretto a scrivere una lettera al Re in
cui, in tono estremamente provocatorio, chiese: ma
questi malati non sono forse anchessi sudditi di tutte le province dello Stato di
Sua Maestà?.
Il Nettuno in casa 6a testimonia poi linsofferenza che egli nutriva per la
burocrazia, le regole e le norme che lapparato statale tentò sempre di fargli
accettare. Lo stesso Nettuno sarà testimoniato dalla malattia infettiva che lo portò
alla morte dopo dieci anni di lavoro estenuante e di lotte continue per salvaguardare
quanto era riuscito a costruire.
DUE CATEGORIE ASSISTENZIALI A CONFRONTO
LOpera del Cottolengo era nata dal desiderio di condividere la vita del povero e di
intervenire direttamente e concretamente prima di tutto a livello assistenziale. In essa
ritroviamo infatti lidea della accoglienza gratuita e incondizionata
delluomo con tutte le sue necessità. LItalia e lintera Europa
riconobbero nella Piccola Casa lunicità e lassoluta novità, nellidea
che Cottolengo aveva dellassistenza.
Questa è la profonda differenza tra la vera carità cristiana che nasce dallamore
per lumanità e il filantropismo, molto di moda nella Torino ottocentesca. Monsignor
Luigi Franzoni allora arcivescovo di Torino colse appieno questa differenza
in una lettera pastorale di cui riporto uno stralcio: nellopera
del Cottolengo cè la grandezza del pensiero cristiano che i moderni filantropi non
avrebbero neppure saputo immaginare né intraprendere nonostante le loro altisonanti
affermazioni di principio e la formulazione di scientifici progetti volti a risolvere i
problemi dellumanità.
I filantropi, infatti, pensavano di poter migliorare le esigenze degli emarginati senza
alcun coinvolgimento, ma pianificando interventi e risorse. Le loro Case di carità, di
lavoro e di ricovero (vedi lOpera Pia Barolo) ponevano il povero sotto una sorta di
tutela, senza lobiettivo reale di risollevarlo dal proprio stato di inferiorità, ma
con lintento prioritario di arginare il pericolo che la povertà costituiva per
lordine sociale e politico del tempo.
Conferenza
tenuta al XII Congresso di Studi Astrologici
diretto da Lisa Morpurgo (1993) |