I TRE PIANETI PERSONALI

Una presenza fondamentale seppur discreta


(Terza parte - Marte)

 

di Lidia Fassio

Pubblicato su LINGUAGGIO ASTRALE n. 134

 

 

 

La definizione più semplice che possiamo dare del pianeta Marte può essere: “il guerriero che combatte per i principi del Sole” e questo perché Marte è il pianeta psicologicamente più vicino al Sole; infatti, dei tre pianeti personali è quello che si mantiene in più stretto contatto di collaborazione perché ha il compito di rendere operativa l’energia del Sole attraverso azioni finalizzate alla conquista e alla difesa personale. Il Sole ha un gran bisogno di intendersi con questo principio perché è l’unico che può mettere a frutto i progetti con azioni dirette ed efficaci; è proprio Marte che conquisterà ciò che il Sole ha in testa ed è in questo modo il nostro Io cresce, si muove nell’ambiente ed acquisisce il concetto di forza e di capacità di penetrare nel mondo.

Dopo la fase di discriminazione – legata al pianeta Mercurio – e quella di desiderio e di scelta – legata all’archetipo di Venere – Marte diventa l’elemento che può procedere alla conquista di ciò che prima era solo un pensiero; è Marte che mette il Sole in condizione di trasformare le intenzioni in azioni ed è sempre Marte che fa da anello di congiunzione tra gli intenti del Sé (rappresentati da Plutone) e le intenzioni dell’Io conscio.

Per questo i tre pianeti dell’energia maschile in un tema natale rappresentano la grande forza che si attiva dal nostro potenziale creativo interno (Plutone), trova una meta e uno scopo attraverso l’Io (Sole) e diventa azione cosciente e causativa attraverso Marte, che rende concreti ed evidenti le intenzioni dei primi due pianeti.

Marte è il pianeta che darà il senso di “forza personale”; non vi è modo per un bambino di arrivare a provare forza e potere personale se non ha la possibilità di passare dal desiderio e un’intenzione psichici ad un’azione finalizzata e concretizzabile nel mondo.

Il campo della nostra vita dove troviamo Marte è quello in cui sperimentiamo la potenza e la forza e per questo è un punto estremamente importante del nostro tema natale: è lì che combatteremo le nostre battaglie più grandi per comprendere e portare a termine il progetto solare; è l’area dove ci saranno conflitti, sfide, battaglie tese all’affermazione e all’autonomia; lì avverranno tutti quei processi che sono legati alle varie fasi di separazione che dobbiamo affrontare per portare a termine in maniera concreta ed efficace quello che il Sé ha in serbo per noi e che l’Io deve cogliere affinché il tutto diventi parte del nostro progetto conscio.

Marte si trova domiciliato nelle tre case dove siamo chiamati ad operare un taglio dal collettivo per andare verso un’individualità ed un’autonomia: in prima casa si fa carico del taglio del cordone ombelicale che permette la vita fisica in modo indipendente; in ottava casa il taglio è psicologico e permette l’uscita dalla simbiosi materna grazie alla prima strutturazione di un Io che rappresenta la nostra nascita psicologica; in decima casa saremo chiamati a tagliare con il nutrimento e il senso di protezione ed avvolgimento della famiglia, ma anche con i valori ricevuti se questi ci rendono incapaci di assumerci la responsabilità della nostra vita.

Per questo, soprattutto le combinazioni Sole-Marte e Marte-Plutone sono sempre estremamente delicate, perché se noi abbiamo un Sole poco sviluppato, simboleggiante un Io che fatica ad orientarsi nel mondo interno ed esterno oppure abbiamo un Io che non è a contatto con l’essenza interna del Sé anche Marte avrà le sue difficoltà, perché non riceverà né l’ispirazione né la luce del Luminare, né la capacità di cogliere le vere intenzioni che giungono dal profondo. Questo significa che non ci saranno azioni vere ed intenzionali guidate da un Io che ha un ideale che deve illuminare tutti gli altri componenti.

Marte è sostanzialmente il vassallo del Sole, il “campione” (Lancillotto), che deve difendere i principi personali, ma al tempo stesso anche quello che il Sole (Re) desidera – è il campione che si batte perché il suo Re riesca ad affermare e conquistare ciò in cui crede e i principi da cui è ispirato; però se è leso è come se ci fosse un’impossibilità di comunicazione con questo Re, per cui Marte non sa esattamente quali siano i suoi valori e principi e non riuscirà ad individuare quale strada deve intraprendere. Se Marte è molto stressato nel tema natale, con molte probabilità non ha direzione, combatte alla cieca perché non è ispirato dal suo Re-Sole-Io e non sa dove dirigere l’energia, né individuerà facilmente gli scopi per cui combatte. Il risultato sarà sempre quello di una grande frustrazione dovuta ad obiettivi che non si riescono a centrare perché non sono chiari, non sono illuminati dal Sole, e l’individuo avrà sempre la sensazione di disperdere tante energie senza che vi siano risultati accettabili.

Se il Sole non riesce a dare le sue direttive a Marte, possiamo avere anche buone capacità di lotta e di conquista nonché di difesa, ma non sapremo orientarci e dirigere in modo chiaro la nostra forza. Se abbiamo Marte bloccato da aspetti dinamici, significa che per qualche motivo la nostra energia e la nostra forza non riescono ad uscire in maniera chiara e diretta, per cui a volte non riusciremo a contattarla per niente, e rimarrà bloccata all’interno facendoci vivere un senso di frustrazione e di impotenza, oppure avremo la sensazione di combattere a vuoto o di impiegare troppa energia laddove non sarebbe necessario; entrambe le condizioni non ci permetteranno di sviluppare un senso di forza personale.

 

Di tutti i pianeti, Marte è il più complesso in assoluto, anche perché ha un rapporto diretto con il corpo e lavora attraverso il sistema emotivo, o meglio è il miglior conduttore delle emozioni perché rappresenta il sangue, che – da un punto di vista psicosomatico – è appunto l’equivalente delle emozioni tant’è che il verbo “emozionare” significa letteralmente “agire sul sangue” e tutto quello che si muove dal sistema limbico viene direttamente convogliato dal sangue.

Oggi che conosciamo in modo chiaro il funzionamento dei “neuropeptidi” possiamo comprendere molto meglio di un tempo questo sofisticato meccanismo di relazione tra i contenuti emessi sotto forma di sostanze chimiche dal sistema limbico e il loro trasferirsi attraverso il sangue in tutto il nostro corpo. I neuropeptidi, che vengono considerati dalla loro scopritrice Candace Pert delle vere e proprie “molecole di emozioni”, sono sostanze chimiche che il nostro cervello secerne a seconda del tipo di umore che stiamo sperimentando; queste sostanze sono in grado di modificare sensibilmente l’umore, ma anche i sistemi biologici tra cui il sistema immunitario.

A tutt’oggi conosciamo decine di neuropeptidi relativi al controllo e all’espressione delle emozioni, il che significa che a seconda di come reagiamo a certi avvenimenti il nostro cervello secerne sostanze in linea con il nostro stato d’animo e la cosa più sorprendente è che questi “farmaci” vengono pompati dal cervello direttamente nel sangue in cui fluttuano e navigano andando a cercare e poi a aderire alla superficie di tutte le cellule corporee in cui si sono posizionati specifici recettori predisposti ad accogliere il neuropeptide giusto, esattamente come una chiave che entra solo nella sua serratura. In questo modo le nostre cellule si modulano chimicamente sulla base delle nostre emozioni esattamente come un’idea collettiva dà origine ad una serie di reazioni che influenzeranno buona parte degli individui di una società.

Questo meccanismo viene considerato un vero e proprio sistema informativo che viaggia attraverso il sangue e che mette in comunicazione non solo i grandi sistemi presenti nel nostro corpo, ma soprattutto mette il sistema psiche-soma.

 

Possiamo dire un’altra cosa molto interessante di Marte che riguarda il suo sistema energetico, considerato “attivo” mentre in realtà è molto re-attivo (almeno nella prima parte della vita).

Non è un caso che uno dei miti greci più accreditati voleva Marte figlio di Era ma non di Zeus, quindi figlio di sola madre. Ares nel mito greco nasce per partenogenesi di Era, senza intervento maschile, e questo, da un punto di vista psicologico e simbolico, sembra ricordarci che Marte, pur essendo un principio di affermazione atto a spingere l’identità maschile nel mondo, ha un’energia che possiamo definire “femminile”, nel senso che “viene agito” dall’inconscio e necessita di lungo tempo prima che impari ad “agire” secondo la volontà dell’Io.. La sua modalità energetica è reattiva, il che significa che ci vuole molto tempo prima di portare Marte ad essere attivo.

Questa è una definizione che spesso fa rizzare i capelli alla modalità classica di intendere Marte, perché ovunque si legge che Marte è il pianeta più attivo, più diretto: in realtà Marte non è mai diretto ma è impulsivo, il che significa che segue i dettami dell’impulso (inconscio) al di fuori della volontà e della legge dell’Io e deve, nel tempo, arrivare ad essere attivo (seguire quindi i dettami della coscienza) cosa che si potrà ottenere solo dopo la fase Scorpione (a questo proposito è interessante il viaggio che descrive Alice Bailey nelle 12 fatiche di Ercole come stadi attraverso cui Marte deve passare per evolversi e mettersi al servizio dell’Io).

Quando supera la fase Scorpione/casa ottava, Marte può essere agito direttamente e non più re-agito, nel senso che non risponde più in modo compulsivo a Plutone come nella prima parte dello Zodiaco, ma lo stimolo passa attraverso la coscienza e può cominciare ad essere trattenuto e controllato – prima fase per giungere poi a padroneggiare i nostri istinti e le nostre pulsioni – e questo grazie all’intervento di Mercurio (esaltato in Scorpione).

Da quella fase in poi il Sole dovrebbe essere in grado di conoscere e di gestire molto bene ciò che si muove all’interno e Marte, di conseguenza, dovrebbe prepararsi ad affrontare la propria esaltazione in casa decima (Capricorno), fase in cui la combinazione con Saturno ed Urano fa di questa energia una vera e propria forza interiore in grado di lavorare per un progetto ed una meta che sia individuata dall’Io.

Il cammino delle dodici case è simbolicamente un viaggio personale con tutti gli stadi di crescita; lo stadio in cui dobbiamo imparare a gestire bene sia le emozioni che l’istinto è quello di casa ottava, dove tutto quello che arriva dalle zone inconscie, primitive e fuori controllo di Plutone, viene portato alla coscienza da quel fantastico messaggero e traghettatore che è Mercurio; di conseguenza fra la spinta di Plutone e la reazione di Marte comincia ad esserci uno spazio di “riflessione” che consente all’Io di trattenere e discriminare prima di agire. Prima di questa combinazione è molto difficile per Marte “agire” veramente. In effetti anche la terminologia che usiamo quando parliamo di Marte è indicativa: noi diciamo: “abbiamo reagito a…”; “siamo stati provocati da…”, e questo vuol dire che non siamo NOI – intendo “noi” con la nostra volontà cosciente – perché se siamo stati provocati vuol dire che non abbiamo la padronanza di quello che ci succede dentro; vuol dire che qualcun altro dall’esterno riesce ad attivare ciò che dovremmo essere in grado di attivare soltanto noi stessi

Indubbiamente la rabbia è l’emozione marziana in assoluto più complessa, ma ve ne sono anche altre che creano imbarazzo perché sono difficili da padroneggiare: pensiamo alla passione o alla gelosia che richiedono un’interconnessione tra Marte e Venere. Noi abbiamo molta più facilità a padroneggiare altre emozioni, mentre quelle marziane sembrano sfidarci più prepotentemente dall’interno pretendendo reazioni assolutamente istintive.

Marte è un pianeta che occupa appunto alcuni dei simboli considerati tabù nella nostra società: affermazione, sesso, difesa, rabbia… la stessa aggressività sembra essere un tema di difficile gestione poiché vi è un’aggressività normale e come tale sana ed utile, rivolta alla difesa personale, ma vi è anche un’aggressività pericolosa che tende invece alla sopraffazione degli altri.

E’ chiaro che noi tutti siamo portatori di aggressività poiché abbiamo bisogno di salvaguardare la nostra vita e, indubbiamente, Marte – unitamente a Plutone – è il pianeta più predisposto alla nostra difesa personale e a tutto ciò che concerne la sopravvivenza ed è per questo che è legato a doppio filo al grande regno dell’istinto, perché nella prima parte della nostra vita noi sopravviviamo proprio grazie al nostro istinto che ci accompagna fino a quando non siamo in condizione di provvedere da soli ai nostri bisogni. Marte si è collaudato in migliaia di anni di storia: dallo stadio animale in poi, fino ad arrivare ad oggi, è stato responsabile della nostra salvezza ed ha aiutato Plutone nella salvaguardia della nostra specie. E’ chiaro che tutta la prima parte della nostra vita è caratterizzata da una parte istintiva predominante e addirittura prepotente, ed è proprio quella che tende a salvaguardarci in qualsiasi tipo di condizione; se un bambino viene abbandonato sarà proprio il suo istinto aggressivo, la sua rabbia, il suo pianto, il suo urlare che potrà salvargli la vita… siamo dunque strutturati in modo da invitare gli altri ad occuparci di noi.

Nella seconda parte della vita – simbolicamente da quando cominciamo ad agire la nostra volontà personale e la nostra capacità di scelta – la funzione di Marte si modifica sensibilmente. La stessa struttura dello Zodiaco suggerisce questo cambiamento poiché mentre nella prima parte, dalla casa prima alla casa sesta, noi abbiamo come primo pianeta Marte e come secondo pianeta Venere, seguiti da Mercurio, nella zona sopra l’orizzonte noi abbiamo esattamente il contrario, prima Venere poi Mercurio e infine Marte, il che vuol dire che potenzialmente, o simbolicamente, abbiamo una predisposizione a questo grande cambiamento, come se la corteccia cerebrale ad un certo punto della nostra storia potesse padroneggiare la parte istintiva e decidere, dopo aver scelto, quale strategia mettere in atto, impedendo all’istinto di “re-agire” in modo automatico.

 

Un’altra importante funzione di Marte è quella di essere responsabile di buona parte della nostra salute fisica e psichica e questo lo fa cominciando a collaborare con il nostro obiettivo finale mettendosi definitivamente al servizio del Sole. Infatti, nella prima parte della vita, pur collaborando con il nostro Sole, Marte mantiene una sua prepotente indipendenza per cui, nelle situazioni di grande complessità, quelle in cui noi potremmo essere a rischio, Marte agisce secondo schemi istintivi rapidi, efficaci ed infallibili, tesi a difendere l’intero sistema; mentre nella seconda parte della vita Marte rientra nei ranghi, smette di essere un “soldato di ventura” e comincia a seguire i dettami dell’Io e le modalità che quest’ultimo sceglie di usare.

Ed è così che lo Zodiaco ci informa che ad un certo punto della nostra vita sviluppiamo la potenzialità di dirigere la nostra aggressività, di canalizzare la nostra rabbia, di usarla quando ci serve e non a sproposito, abbiamo la capacità di agire e non di reagire, di non essere provocati ma di provocare – e per “provocare” si intende la potenzialità di far accadere le cose, perché se non siamo in grado di far accadere non potremo mai sentirci forti e potenti. Marte ci dà modo di capire se abbiamo o non abbiamo una forza personale, ma se la sua energia non è coordinata dalla coscienza dell’Io, non riusciremo a contenere la parte istintiva e questo diverrà pian piano una frustrazione perché non ci dà modo di essere sicuri di possedere la forza che di padroneggiare ciò che accade nella nostra vita. Questo significa che non siamo in una fase di azione: per azione si intende infatti qualche cosa di cosciente, mentre quando veniamo agiti da impulsi che vanno dove vogliono loro non siamo nella condizione di poter agire.

Saremo in condizione di poter agire quando sceglieremo il comportamento più adatto per arrivare a realizzare ciò che vogliamo.

 

Indubbiamente Marte ha delle qualità che non sono facili da maneggiare. Un tempo Marte e Saturno erano considerati i due malefici, e anche Marte era considerato “nefasto”. Questa è indubbiamente una visione che non ha niente a che vedere con quella psicologica. A livello psicologico non c’è niente di cattivo, significa che quello che abbiamo dentro c’è, esiste e se c’è ha una ragione di essere e se noi troviamo una eccessiva aggressività, un Marte agito in maniera violenta (quando cioè Marte funziona in maniera autonoma) allora significa che a monte qualcosa non è andato per il verso giusto, perché gli esseri umani sono tutti dotati di una capacità di difendersi, ma non è vero che questa debba automaticamente sconfinare in una capacità di offendere.

Quand’è che abbiamo forza? Quando abbiamo la certezza che di fronte a qualsiasi situazione sappiamo agire bene, con proprietà e con il mezzo e l’efficacia giusta; certo non può essere definita forza imbracciare un bazooka per uccidere una formica… quando si usa troppa forza vuol dire che non c’è padronanza, non c’è coordinazione, e questo rende insicuri. Marte è la forza, ma deve essere dosata rispetto a ciò che si ha di fronte. Se si reagisce con troppa enfasi vuol dire che non si è forti ma si ha paura! Vuol dire che una pseudo-forza sta coprendo una paura immensa di non potercela fare.

Forza e paura sono due cose strettamente connesse che si istaurano nell’infanzia attraverso un meccanismo primitivo e semplice, ma molto conflittuale: doversi difendere per sopravvivere ma allo stesso tempo doversi affermare per non sentirsi impotenti, voler avere quello di cui si ha bisogno, sapendo che – essendo dipendenti da altri – non li si può sfidare più di tanto, perché altrimenti si rischierebbe di perdere tutto.

Gli studi di Lorenz sull’aggressività portano alla conclusione che l’aggressività nella normalità non è diretta alla distruzione degli altri, ma è diretta alla difesa personale. Quando questa passa dalla difesa personale alla distruzione o alla sopraffazione altrui, allora si è entrati in un altro campo, quello in cui ci sono bisogni di rivendicazione, bisogni di potere per cui siamo già nel campo di Plutone…

 

Agli essere umani fa piacere provocare qualcosa. Se pensiamo di non provocare nulla da nessuna parte, cresciamo in un modo stentato, abbiamo la sensazione di non essere forti. E’ importantissimo per un individuo sentirsi capace di produrre, di far accadere qualcosa nel mondo. Se il nostro raggio di azione viene costantemente limitato dall’esterno, ci sentiamo frenati nella nostra vitalità e a volte possiamo anche cadere in depressione. Noi siamo portati istintivamente ad allargare i nostri confini e a rifiutarli se invece ci vengono imposti dall’esterno. Se questo possiamo farlo con un proposito determinato e non ostile, allora parleremo di affermazione, se invece dobbiamo farlo con un’aggressione, allora parliamo di sopraffazione.

E’ importante capire che la prima importantissima funzione di Marte ha a che fare con la definizione dei confini personali. La seconda funzione è la difesa dei nostri confini, che spesso passa attraverso la rinuncia alla dipendenza o alla protezione. Questa difesa è anche molto gestuale; basta osservare quando si è aggrediti a come si tende ad allungare le mani. Questo simboleggia, nel linguaggio del corpo, spingere in lontananza l’altro, che da un lato è una difesa, ma è anche una ridefinizione di confini nuovi. Quando spostiamo un limite si creano nuovi conflitti, proprio perché spostando i nostri confini dobbiamo rinegoziarli con qualcun altro: è chiaro che tendiamo a volerli spostare un po’ più avanti, e di conseguenza urtiamo contro il confine di quello che sta dall’altra parte. Questo è un momento in cui bisogna di nuovo delimitare. La reciproca delimitazione di sé rappresenta un processo dinamico tra le persone: se c’è molta flessibilità questo funziona bene, senza moltissimi traumi, se invece non c’è flessibilità… si arriva al conflitto.

Nelle famiglie in cui c’è un adolescente, il problema più grande riguarda proprio i confini, perché l’adolescente comincia a smontare uno per uno quelli posti dai genitori: dall’abbigliamento, agli orari, a come si mangia, tutto viene messo in discussione. C’è un confine al giorno da rimuovere. Questo sbaraglia tutto l’assetto familiare, che magari è andato avanti per dieci anni in modo rigido e senza grandi traumi; all’improvviso c’è un trauma al giorno. Questa è una fase dove spesso entra tutto in crisi, e se c’è poca elasticità la famiglia salta e tutto verrà rimesso in discussione. Se invece c’è elasticità, si fanno discussioni e mediazioni ma si riesce a “tenere”.

Ci accorgiamo di quanto questo tema sia importante solo quando qualcuno viola i nostri confini, mentre è più difficile accorgerci quando violiamo i confini altrui; quando questo accade sono gli altri a segnalarcelo. Ci sono però parecchie violazioni quotidiane, persone che si avvicinano troppo, che invadono e fanno irruzione nei confini altrui; ci sono confini nelle parole, nei pensieri, nei nostri segreti, ogni area della vita ha dei confini e Marte governa su tutti ed ha il compito di difenderli.

Diventiamo furiosi e distruttivi quando dobbiamo realmente abbattere dei confini ed abbiamo molta paura; quanto più abbiamo paura tanto più esprimiamo rabbia ed aggressività come uniche forme per tenere a bada gli altri. Urlando forte cerchiamo di fare in modo che gli altri rimangano a casa loro. Un nuovo il senso di fiducia ritornerà quando avremo stabilito un nuovo confine.

Chi crede in sé e sa di poter provocare qualcosa sa anche dove sono i suoi confini, e in realtà non ha bisogno di distruggere nulla. Se invece ha paura di non provocare nulla diventa furioso, oppure mette dei confini rigidissimi, che sono la corazza protettiva visibile. La corazza è indubbiamente un confine ben difeso, ma è anche un’impossibilità di spostarlo, perché imprigiona dentro ad un limite e non permette di allargarlo.

I confini hanno quindi un ruolo molto importante nell’educazione dei bambini, e per porli ci deve essere una dinamica costante tra la resistenza e l’attacco.

 

La rabbia

Parlando di Marte bisogna affrontare anche la tematica della rabbia, dei suoi significati e del ruolo che essa ha nella nostra sopravvivenza.

Marte è sicuramente quell’istanza che permette la difesa, che viene attuata all’esterno attraverso due sistemi. La difesa fisica viene innescata dal dolore e dalla paura, che sono le due emozioni che fanno scattare il bisogno di difenderci. Il dolore fisico serve a farci capire che qualcosa sta aggredendo il nostro corpo; da un punto di vista psichico il dolore è estremamente legato al meccanismo dell’ansia. Dolore fisico e dolore psichico, al loro apparire, fanno scattare la rabbia e lo fanno per difenderci. Significa che per imparare a conoscerci bene, siccome Marte è in assoluto il pianeta più vicino al Sole-Io, quello che ha lo scopo di difenderne l’integrità, dobbiamo imparare a seguire la nostra rabbia; anziché odiarla come la peste, dobbiamo imparare a riconoscerla, ad accettarla per poi riuscire a decodificare che cosa è e che cosa vuole sottoporre alla nostra attenzione e, infine, giungere a trasformarla.

Non esiste altra strada, poiché l’unico processo di trasformazione della rabbia deve prima passare attraverso la sua accettazione, non c’è altra possibilità. Occorre poterle dare voce, e ci saranno fasi nella vostra vita in cui la rabbia dovrà uscire: qualunque situazione psicologica si voglia trasformare, prima dovremo affrontare la rabbia che si stipa tra noi e la situazione psicologica in questione.

La rabbia però è anche l’emozione che viaggia più vicino al nostro vero essere. Il Sole è il nostro cuore, e ciò che sta più vicino al nostro cuore è Marte, che difende la nostra identità – il nostro cuore – usando la rabbia come mezzo per comunicarci cosa c’è che non va. Vuol dire che ogni volta che sentiamo la rabbia siamo molto vicini a noi stessi e questa emozione sta difendendo qualche cosa che è nostro, profondamente ed intimamente nostro. Se il meccanismo funziona bene noi sentiamo la nostra rabbia e sappiamo che è scattata per qualche motivo, sentiamo frustrazione, dolore, perché ci hanno pestato i piedi, ci hanno dato un calcio, ci hanno feriti… oppure, ci hanno dato un calcio psichico, o hanno pestato i nostri diritti, la nostra integrità, o hanno bloccato ed impedito di agire la nostra volontà: lì ci arrabbiamo tantissimo. Ci arrabbiamo anche quando qualcuno preme contro la nostra volontà, quando ci impedisce di dire o fare quello che vogliamo, costringendoci a trattenere o a modificare all’esterno le nostre intenzioni interne.

Marte è la volontà personale e come tale è in stretta relazione con quello che noi vogliamo, è il nostro volere. Qui dobbiamo fare una distinzione, perché spesso il volere è confuso in maniera prepotente con il dovere: nei processi educativi ci hanno volutamente confuso il significato delle due parole, mentre il nostro volere è esattamente quello che vogliamo fare, ed è mosso sicuramente da un desiderio, da una pulsione, da una spinta interna che richiede gratificazione. Nella prima parte della vita ci sono grandi pulsioni e il bambino cerca di andare immediatamente verso il soddisfacimento di qualche cosa che vuole, che desidera. Il dovere è invece qualcosa che riguarda il pianeta Saturno ed ha a che fare con i nostri compiti, con ciò che la psicologia riconosce nel Super-Io.

Man mano che cresciamo abbiamo bisogno di maggior autonomia, maggior libertà di azione, maggiore intraprendenza e vogliamo avere uno spazio più grande dentro il quale muoverci e affermarci: Marte è il pianeta che ci spinge ad andare avanti, a conquistare più spazi per l’Io e in questo senso può collaborare con Saturno sul piano dello stabilire ogni volta quale è il nuovo “limite personale”. Marte, che culmina in decima casa con Saturno, ha a che fare con l’autonomia, con la forza morale interna che ci permette di stare in piedi con le nostre gambe; ma ha anche a che fare con la difesa della nostra identità, della nostra integrità e, per far questo, deve conoscere lo spazio entro cui può muoversi ed agire.

Questo vuol dire che il nostro territorio, fisico o psichico, ha un limite “personale” che deve essere difeso da ogni intrusione esterna. Quand’è che si sprigiona la nostra rabbia? Quando ci sentiamo limitati, confinati dentro uno spazio angusto che ci priva di nostri bisogni profondi, allora sentiamo la necessità di conquistare più indipendenza e più libertà, allargando il nostro territorio, difendendolo quando è necessario e quando non viene rispettata la nostra volontà.

Il limite può condurre a riconoscere la regola, senza questo non è possibile. Nei processi educativi i limiti devono essere chiari; ed è così che il bambino impara che c’è uno spazio personale ed uno che appartiene ad altri, che esistono delle regole che dovranno valere per lui e per gli altri: si orienta e capisce fino a dove si può spingere. Marte deve conoscere fino a dove può arrivare e fino a dove può difendere le sue cose. Noi impariamo a gestire Marte nella relazione che abbiamo con l’autorità, non abbiamo altri strumenti per imparare a usarlo. Vuol dire che il bambino, non appena comincia ad affermare la propria volontà, impatta con o contro la volontà degli altri. C’è la volontà del bambino, c’è la volontà della mamma, c’è la volontà di tutti quelli che stanno attorno. E’ un gioco di volontà. Il bambino comincia ad affermare il suo volere e a volte va bene mentre a volte va male, però attraverso questo gioco sottile tra ciò che gli viene permesso e ciò che gli viene negato impara a riconoscere dove sta il proprio limite, fino a dove gli è consentito spingersi e dove invece diventerebbe pericoloso o controproducente. Il limite è la base necessaria per arrivare alla regola, non ci sarà possibilità diversa.

Questo vuol dire che Marte è strettamente legato sia alla gratificazione che alla frustrazione. E noi sappiamo usare bene la nostra aggressività se il bilancio frustrazione/gratificazione è in pari. Se riusciamo ad avere delle gratificazioni – in pratica se riusciamo di tanto in tanto a vincere – allora riusciamo anche a tollerare la frustrazione quando alcune cose non ci sono permesse. Se questo bilancio non è in pari avremo un rapporto difficilissimo con l’aggressività, perché si oscillerà tra la sensazione che tutto sia dovuto e l’impossibilità di avere gratificazioni.

Uno dei problemi giganteschi di molti giovani e non più giovani, è il non saper tollerare la frustrazione che è un ingrediente fondamentale per poter arrivare a centrare una meta. Se si deve realizzare qualche cosa nel futuro, occorre tollerare la frustrazione dell’attesa agendo direttamente ed efficacemente senza poter vedere il risultato nell’immediato, proiettandolo invece nel futuro. Non solo, tollerare la frustrazione vuol dire anche tollerare quelle fasi in cui si prova una rabbia tremenda perché il mondo pone dei limiti al fare ciò che si desidera. Come si impara a tollerare questo? Vedendo altri che tollerano questi momenti, nel bambino. Se ci siamo confrontati con un genitore che non sapeva tollerare il nostro urlare e la nostra rabbia, probabilmente neppure noi saremo in grado di tollerare sentimenti simili. Tollerare vuol dire sostenere, vuol dire pensare che la rabbia altrui non distruggerà, vuol dire non-reagire, ma pensare prima di agire. Quando una persona urla, probabilmente desidera in qualche modo una nostra reazione; se pensiamo che i comportamenti altrui sono anch’essi tendenti a far scaturire delle reazioni, se una persona ci minaccia, sta gridando o vuole una rissa sicuramente ci sta provocando, o meglio sta cercando di far accadere qualcosa che sblocchi la situazione. Tollerare la frustrazione vuol dire non farsi provocare, vuol dire tenere ciò che è personale sotto controllo e non alla mercè dei desideri o bisogni dell’altro.

Per riuscire a tollerare un altro che provoca bisogna saper prima di tutto tollerare i nostri sentimenti ambivalenti che spesso sembrano metterci in croce. Quando un genitore urla o minaccia, dentro si scatenano due sentimenti contrastanti: da un lato un sentimento affettivo, perché si è dipendenti dal genitore, dall’altro un sentimento di odio, perché mentre urla lo si considera un tiranno. Questi due sentimenti sono molto contrastanti, perché per l’Io è molto difficile capire e tollerare che colui che si ama può anche essere odiato, soprattutto quando il genitore ci sta punendo dicendo di farlo per il nostro bene…

Imparare a tollerare tutto questo dentro di noi, sentire questa doppia situazione per cui da un lato si dipende mentre dall’altro si ha bisogno è molto difficile, soprattutto quando si è piccoli e non vi è forza. Quando si è adulti ci si trova ancora in questa situazione per cui a volte si è presi in una dinamica lacerante quando la persona da cui dipendiamo per qualche motivo (emotivo, di sicurezza…) é la stessa persona che vorremmo uccidere. Con la differenza che da adulti potremmo anche agire, mentre il bambino ha solo una fantasia.

Questo è quanto viviamo quotidianamente; ad esempio quando discutiamo con un amico e, non appena la discussione si fa più animata, scatta questa dinamica perché da un lato gli vogliamo bene, ma dall’altro ci sta facendo arrabbiare terribilmente, e quindi saremo tirati tra la voglia di insultarlo ferocemente – possibilmente per farlo star zitto – e la voglia di continuare la relazione con questa persona, perché gli vogliamo anche bene. Tollerare è una di quelle imprese in cui moltissimi adulti falliscono, tuttavia, se non siamo diventati capaci di tollerare quello che ci accade dentro, non tollereremo neanche fuori.

 

Per concludere, Marte è importantissimo e rappresenta anche il legame che abbiamo con la nostra vitalità; essere scollegati da Marte significa non poter vivere, significa non riuscire ad affermare le proprie idee, la propria volontà e senza volontà si entra in un territorio di dipendenza e di sudditanza. Marte è anche l’avamposto del nostro sistema immunitario, quelle truppe di assalto che entrano in funzione non appena qualcosa di “estraneo” entra nel nostro corpo: è sostanzialmente addetto a riconoscere il Sé dal Non-Sé; senza un buon collegamento con Marte le nostre difese si attenuano e possiamo andare incontro a tematiche difficili; tipici sono gli aspetti di lesione Marte-Nettuno che spesso rappresentano “malattie autoimmuni” in cui la confusione nettuniana va a ledere proprio le capacità di Marte che anziché combattere contro ciò che è estraneo, combatte contro i nostri stessi tessuti.

Non poter esprimere apertamente Marte significa anche andare incontro a problemi di autolesione: Marte è il maggior responsabile di problemi fisici quali piccoli incidenti, infiammazioni, ulcere, ernie, tutti simboli di qualcosa di interno che vuole esplodere e che viene in qualche modo trattenuto. Nei processi infiammatori molto importante è il contenuto energetico che preme per trovare un canale di espressione; l’infiammazione ci porta a pensare al calore che deve far esplodere qualcosa all’interno. A Marte si legano però anche i meccanismi di autofrustrazione che portano a desideri inconsci di punizione: spesso lussazioni, fratture, incidenti quali tagli, piccole lesioni sono dovuti a reazioni incontrollate a cui fa seguito un meccanismo potente di punizione.

Anche la pressione sanguigna è molto soggetta a tematiche marziane: nei soggetti a pressione alta è interessante il rapporto tra il bisogno del sangue-emozioni di esprimersi e il contenimento o il restringimento dei vasi che frenano e che rallentano il flusso.

In ultimo, da un punto di vista psicologico Marte può essere la causa primaria dello scatenamento delle dinamiche di depressione: infatti questa patologia – secondo l’interpretazione junghiana – si lega ad una energia psichica imprigionata che non trova canali per uscire all’esterno e liberarsi. Vi sono però anche teorie che vedono nella depressione una modalità di aggressione passiva in cui la rabbia viene agita contro di sé producendo però un forte impatto sull’ambiente circostante che, in qualche modo, è costretto a sentirsi in colpa per il disagio che vive il depresso.

 

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