IL SIMBOLO IN ASTROLOGIA,
NEL MITO E NELLA PSICOLOGIA DEL PROFONDO |
Conferenza di Lidia Fassio
Roma, 28 ottobre 2000 |
1a parte
IL SIMBOLO |
| Inizierò con una frase di Bachofen: |
| "il simbolo affonda le radici
nelle profondità più segrete dellanima; il linguaggio aleggia sulla superficie
della comunicazione come una brezza sottile
Le parole rendono finito
linfinito; i simboli conducono la mente al di là del mondo finito del divenire nel
regno infinito dellessere". |
Parlare di simbolismo è tuttaltro che semplice, in quanto comprende
una incredibile vastità di cose; tuttavia cercheremo di affrontare insieme il suo
significato a livello astrologico, mitico e nellanalisi del profondo.
Esistono tre tipi di simboli: |
Convenzionali, che sono quelli che usiamo più comunemente e sono
rappresentati dai numeri, dalle parole e dalle figure (la caratteristica di questi simboli
è che sono nati da convenzioni e, quindi, condivisibili da tutti o quasi); anche le note
sul pentagramma sono simboli.
Accidentali: che non possono essere condivisi se non accidentalmente. Ad esempio,
se io sento nominare il nome di una città ed ho una sensazione di tristezza in quanto in
quella città ho vissuto una esperienza negativa, allora questa città per me diventa un
simbolo, che tuttavia non può essere condiviso da altri. Anche nei sogni sono presenti
molti simboli accidentali.
Universali: sono quelli in cui cè una relazione tra il simbolo e ciò che
rappresenta, e sono chiaramente condivisibili da moltissime persone. Nel simbolo
universale cè unaffinità tra emozione o pensiero da un lato ed esperienza di
tipo sensoriale dallaltra. In un certo senso è anche "convenzionale"
poiché molti lo condividono. Ma ogni simbolo, pur essendo universale, assume poi una
colorazione "individuale", soprattutto nei sogni, dove lo stesso simbolo può
accendere significati diversi a seconda della storia personale e della personalità del
soggetto in esame. |
Una caratteristica del simbolo consiste nel non lasciarsi né collocare
né definire, ed è in questo che sta la sua magia: il simbolo appartiene al regno della
mente analogica, alla parte destra del cervello, o meglio dovrei definirlo lemisfero
non dominante, che di media è il destro (nei mancini è esattamente il contrario). Questo
emisfero è quello che ha un collegamento con la coscienza e dà significato alle
esperienze registrate dallaltro emisfero; è poco verbale, ma è musicale ed ha una
capacità di sintesi e di interpretazione; è quello che "comprende";
astrologicamente parlando appartiene al regno di Giove e Nettuno, pianeti che stanno
quindi allopposizione e al quadrato di Mercurio, signore simbolico della definizione
e del pensiero logico causale.
I primi simboli, quindi anche i primi maestri delluomo, sono tutti giunti dalla
osservazione della natura, in unepoca che precede quella della mente razionale e
in una fase che viene definita a livello di evoluzione della coscienza
"mitico-psichica", corrispondente alla fase matriarcale dellumanità:
animali, pietre, piante, cielo, costellazioni
tutto veniva osservato attentamente e
successivamente trasformato in rappresentazioni mentali molto potenti.
In questa fase il simbolo si struttura allinterno della psiche umana nella sua ampia
funzione esplicativa e creatrice, e diventa un sistema di connessioni molto complesse
nelle quali il fattore dominante è sempre il carattere "polare" che serve a
collegare il mondo fisico con quello metafisico.
Il simbolo collega quindi leterno al transitorio; è lessenza vibrazionale di
ciò che intende rappresentare ed è il mattone della comunicazione della coscienza. La
sua funzione, almeno quella più ovvia, consiste nel richiamare alla mente qualcosa di
diverso da ciò che appare davanti agli occhi. Ciò significa che possiede una sua precisa
energia ed ha un suo potere di evocazione; lascia infatti emergere sentimenti, intuizioni
e concetti partendo da unimmagine, e tutto questo viene richiamato attraverso un
processo associativo tipico della mente analogica (lobo destro). Come ho accennato prima
è Giove che rappresenta questa facoltà; ad esso infatti si legano immaginazione,
intuizione, capacità di associazione e di visualizzazione nonché di interpretazione e
comprensione, allo scopo di dare significato alle cose, ai fatti, alla vita. |
È interessante quanto ha detto Jung a proposito del simbolo:
"ciò che noi chiamiamo simbolo è un termine, un nome o anche una rappresentazione
che può essere familiare nella vita di tutti i giorni e che, tuttavia, possiede connotati
specifici oltre al suo significato ovvio e convenzionale. Perciò una parola o
unimmagine è simbolica quando implica qualcosa che va al di là del significato
immediato e possiede quindi un aspetto più ampio
inconscio, che non è mai definito
con precisione o compiutamente spiegato".
Quando la mente va ad esplorare il simbolo, viene a contatto con qualcosa che travalica le
barriere del pensiero logico-razionale: vedere infatti un "cerchio", può farci
pensare razionalmente ad una figura geometrica, se invece guardiamo attraverso la mente
associativa possiamo essere ricondotti magicamente al Sole, al ciclo di eterno ritorno,
allUroboros o al Tao; in ogni caso ad un simbolo di unità in cui tutto è
contenuto. Ed è a questo punto che la mente razionale deve ammettere la sua totale
incompetenza, poiché questo è il regno della mente analogica che funziona per
ASSOCIAZIONE e non per consequenzialità o per logica.
Mircea Eliade afferma che: "il simbolo aggiunge valore nuovo ad un
oggetto o ad una parola senza per questo attentare ai suoi valori propri, immediati o
storici. Il simbolo potrebbe essere una possibilità di accesso al mondo e alla realtà
del mondo".
Il simbolo lavora attraverso lANALOGIA e la definizione di questa parola è la
seguente: "una relazione tra due fatti fra i quali cè similitudine". La
vera analogia dice René Guénon consiste nella relazione che cè tra
il livello fenomenico e il livello spirituale, che egli paragona a ciò che Platone
definiva "larchitrave su cui poggiano le idee divine".
La natura del simbolo è molto complessa poiché si compone con i dati di tutte le
funzioni psichiche. Non è razionale né irrazionale, in quanto possiede un lato che si
concilia con la ragione ed un altro che non è accessibile ad essa ma è legato alla
percezione interna. Il simbolo appartiene sia al pensare che al sentire e stimola sia la
sensazione che lintuizione (la prima è materialmente provabile, la seconda no);
può scaturire indifferentemente dai lati più evoluti della psiche, ma anche dagli
impulsi più bassi e primitivi.
Attraverso di lui ritroviamo una cooperazione degli opposti che convivono allinterno
della psiche. Il simbolo si configura dunque come un qualcosa che nasce dalla tensione tra
due opposti, ma che contemporaneamente ha in sé il potenziale per trascenderli entrambi,
riconciliandoli e superandoli. Può quindi rendere positiva una tensione che potrebbe
invece diventare sconvolgente.
A livello di psicologia del profondo, si presenta come protagonista e primo attore nel
pensiero di chi deve attuare un cambiamento nel proprio stile di vita (spesso è un
indicatore di disagio e, al tempo stesso, un anticipatore di bisogno di trasformazione che
giunge direttamente dallinconscio).
Il simbolo contiene in sé gli opposti e ne consegue che da un lato propone
laccentuazione della polarità, ma, dallaltro, introduce una possibilità di
superamento in quanto travalica il dislivello energetico che si produce nella
polarizzazione razionale/irrazionale. Nella psicologia analitica si pone come funzione
attiva capace di produrre una sintesi delle posizioni contrapposte, e questa sintesi
diviene attivatrice dei processi di trasformazione della personalità, in questo senso
imponendosi come quella che Jung ha definito la "funzione trascendente"
capace di portare a nuovi livelli di comprensione e consapevolezza. |
Il simbolo è nato dalluomo primitivo, come qualcosa che riusciva ad esprimere in
modo creativo le corrispondenze tra le forze della natura e sé stesso, cercando anche di
spiegarne il legame: il primo potente filo conduttore trovò espressione nel tentativo da
parte delluomo di leggere ciò che accadeva nel cielo.
Il primo simbolo in assoluto è stato quello della Luna, che si è
indissolubilmente legato alla Terra. Luomo cominciò a vederla come fonte di vita e
di nutrimento e le diede un significato superiore: divenne una divinità, e fu quindi
elevata al rango di Dea portatrice di luce notturna. Successivamente luomo intuì i
rapporti che si creavano tra il suo movimento e i suoi cicli nel Cielo e ciò che accadeva
sulla Terra. Non ci volle molto per luomo primitivo a capire che la Luna si
collegava ai fenomeni del raccolto, della riproduzione e della fertilità, e a legare
simbolicamente la Natura-Madre al Mondo Femminile.
Ed è a questo punto che luomo crea il parallelismo simbolico che unisce da un lato
una realtà fenomenica (raccolti-vegetazione-maternità-nutrimento) con una realtà
spirituale (Luna-Dea dei raccolti, della fertilità e quindi della vita), fino a concedere
a questo simbolo sempre maggiori significati, man mano che luomo vi trovava nuovi
collegamenti con i fenomeni terrestri. Luomo dunque, acuto osservatore (ricordate
che non cera la televisione e che i fenomeni più eclatanti avvenivano proprio in
Cielo!), cercò in seguito di scoprire se cerano rapporti tra ciò che accadeva in
Cielo e il suo personale divenire, cercava cioè di leggere negli accadimenti
esterni qualcosa che indicasse cosa poteva succedere a lui.
In pratica cominciò a cercare di leggere il suo destino negli astri.
Ed è in questa fase che lo sviluppo della coscienza fece un gran balzo in avanti:
lUomo si pose come Centro dellUniverso, abbandonando ladorazione
della Madre-Luna per accostarsi allastro che astronomicamente stava al centro del
nostro sistema: il Sole, che assume anche il simbolismo di Dio Padre.
Da questo momento in poi, lindividualità cominciò ad assumere un ruolo sempre più
importante per noi occidentali e pian piano declinò il culto della Dea Madre che invece
sovrintendeva simbolicamente alla specie, ancorando luomo al collettivo e al ciclo
di eterno ritorno.
Il passo successivo fu relativamente semplice: questi due astri assunsero pian piano
connotazioni e qualità umane, pur mantenendo un ruolo di divinità; cominciarono a
ricevere le proiezioni delluomo che liberava su di loro una serie di qualità
positive e negative. Ed è così che i simboli-astri si animarono, presero vita,
diventando vere e proprie funzioni che però luomo vedeva totalmente
allesterno di sé, come se non gli appartenessero; ed è proprio per questo motivo
che, per un lunghissimo arco di tempo, gli astri vennero visti come "Padroni del
destino delluomo".
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Con il passare del tempo la venerazione degli Astri, sui quali si proiettavano sempre più
simboli e a cui soprattutto si dava sempre più "potere", divenne la
Astrologia, la cui storia riflette le trasformazioni dellatteggiamento
delluomo nei confronti della natura, e il tentativo di leggere negli astri stessi
qualcosa che gli garantisse di sentire il parallelismo tra Macrocosmo e Microcosmo.
Le potenzialità che venivano date agli astri permisero due cose: la
nascita di un vero e proprio MITO (di cui parleremo nella 2a parte); lidea di poter
leggere gli spostamenti degli astri per poter comprendere in anticipo i cambiamenti e gli
accadimenti umani. LAstrologia divenne così lunico strumento che studiava ed
interpretava le trasformazioni periodiche che avvenivano in natura cercandone parallelismi
allinterno della vita e dellanima delluomo.
È ovvio che i pianeti nellantichità venivano visti come forze in grado di determinare
luomo sulla Terra; tuttavia lAstrologia non è altro che la rappresentazione
simbolica degli "elementi primi che si trovano in natura", elementi di
cui è composta la realtà. Questi principi primi si chiamano Sole, Luna, Mercurio,
Venere, ecc. e rappresentano i piani attraverso cui la realtà universale può
manifestarsi sul più piccolo piano umano: più noi siamo in contatto con questa realtà e
più avremo modo di comprenderla ed interpretarla.
Anche se, purtroppo, lastrologia è ancora oggi vista troppo spesso come un modo per
conoscere il Destino e poi, magari, ingannarlo; in realtà essa merita molto di più in
quanto è molto più sofisticata ed interessante e può far comprendere questo legame tra
uomo ed universo.
Infatti, è attraverso il suo carattere simbolico che ci permette di
diventare attori che interpretano al meglio il loro destino e, ancora di più, ci consente
di poter essere in armonia con i principi primi a noi più consoni e vicini affinché
ognuno di noi possa realizzare il proprio destino; tutto questo è possibile solo se
riusciamo ad interpretare ed onorare tutti i principi che sono simbolicamente
rappresentanti nel nostro tema natale dai pianeti-divinità. Limportante, per
giungere ad un risultato ottimale, è riuscire a portare i simboli planetari
allinterno, facendoli propri e vivendoli come funzioni psichiche che altro non sono
che reali istruttori celesti che portano al nostro interno il nostro personale
divenire.
Vi sono sette simboli-pianeti che sono più semplici da conoscere e sono quelli che stanno
rinchiusi tra il Sole e Saturno; tuttavia, compito delle generazioni attuali consiste nel
personalizzare gli ultimi tre pianeti che appartengono ancora in buona parte al regno
dellinconscio. È come se le generazioni attuali avessero il compito di portare
questi simboli dal Cielo-universo alla Terra-uomo, affinché anchessi
possano diventarci familiari come lo sono diventati gli altri.
Tutto questo continua ad essere legato al fatto che a livello astrologico il
simbolo attinge ad unimmagine mitica del mondo: quella in cui lindividuo,
lambiente e luniverso intero appartengono ad un "sistema totale" in
cui tutto è collegato e sincronico.
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Anche nel simbolismo astrologico vediamo collegamenti con la
psicologia junghiana. Jung, infatti, studiò lastrologia e vide in questa disciplina
una concezione archetipica, in quanto lastrologia e il simbolismo si ritrovano in
tutte le culture ed esprimono una realtà delluomo che sta al di là del tempo e
dello spazio e parte dal bisogno di sentire che la propria esistenza è ordinata e
assicurata in un universo che non è separato da lui. Questo suo modo di vedere rende
onore alla frase degli antichi "come sopra così sotto".
Si sono così uniti attraverso il principio di sincronicità lUniverso e la Psiche.
Questo ci autorizza a prendere in considerazione loroscopo e lintero sistema
astrologico come uno strumento attraverso cui è possibile rintracciare un modello
psicologico molto preciso.
Lo stesso Jung fu affascinato dallidea che in astrologia vi
fossero ben 12 profili psicologici; ed è allinterno di queste tipologie che si
costellano i pianeti che rappresentano le funzioni o meglio gli archetipi
dellinconscio collettivo con tutte le loro qualità di luce ed ombra. Il
collegamento con la psicologia del profondo consiste nel fatto che questa sostiene che gli
Dei immaginati dalluomo sono creature dellanimo umano e dalle sue passioni,
nate per essere poi proiettate nel Cielo, trovando così senso e significato. |
| 2a parte
IL MITO |
Parleremo ora del simbolismo del Mito e successivamente del Sogno e degli Archetipi.
Il Mito presenta sé stesso raccontando una storia che esprime unesperienza
dellanima; chi non riesce a cogliere questo significato sottile pensa al mito come
al parto di una mente infantile e prescientifica che descrive ingenuamente il mondo,
oppure, nella migliore delle ipotesi, lo vede come la rappresentazione fantastica di un
poeta o di un sognatore.
Invece, i Miti sono la memoria degli elementi archetipici sul piano personale della
coscienza collettiva. Le varie storie degli Dei, degli Eroi, delle Arpie, sono
esempi del modo in cui le figure archetipiche si sono collocate nellambito della
coscienza delluomo creando vere e proprie strutture che rappresentano precise
dinamiche psichiche. Conoscere queste storie, conoscere il mito stimola
limmaginazione e apre fortemente alla capacità di comprensione del mondo
spirituale.
Il Mito collega linterno con lesterno. La comprensione del Mito sviluppa il
7° chakra che è quello che permette laccesso alla coscienza universale.
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Il primo personaggio che seppe leggere il mito in chiave psicologica fu senza dubbio
Freud, che vide in esso una chiave per leggere levoluzione e la storia della
religione, della morale e delle forme sociali antiche. La mitologia si serve
anchessa di simboli, ma può essere considerata una forma sottile di
"letteratura dello spirito", secondo la definizione che ne dà Joseph Campbell,
uno dei più grandi studiosi di miti.
Il mito è una prospettiva molto profonda della realtà e dei fatti che accadono. I miti
si servono di simboli e rimandano in continuazione al nostro mondo interiore e ai vari
passaggi che lo spirito deve affrontare; sono una traccia che si può usare soprattutto
nei momenti cruciali e che permette alluomo di non sentirsi solo, perché conscio
che moltissimi individui lhanno già percorsa, ne hanno tratto conclusioni e sono
giunti alla fine del viaggio. I miti non fanno altro che narrare la ricerca continua che
luomo ha fatto attraverso i secoli, sempre con il fine ultimo di trovare la verità
e il significato della vita, il suo senso. Senza mito ognuno di noi dovrebbe cavarsela da
solo.
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Ebbene, noi siamo ora approdati al 2000 eppure siamo ancora alla ricerca della verità,
del senso e del significato da dare alla vita.
Campbell dice che noi nasciamo bisognosi e che abbiamo la necessità di comprendere la
morte e di tenerle testa; dice che dobbiamo trovare un significato nella vita, toccare
leterno e capire il mistero scoprendo chi siamo. In questo il mito è potente
perché ci guida verso le potenzialità spirituali della vita.
Il mito è il veicolo principale per iniziare a recepire il messaggio dei simboli perché
i miti uniscono alla grande esperienza della vita e ci aiutano a capire che le polarità
possono ricongiungersi: infatti, spiegano semplicemente una realtà ad un livello più
profondo; quello spirituale. Se noi volessimo interpretare il mito sul piano della realtà
concreta, non faremmo altro che vedere una "forma"; ma il mito non è forma, è essenza.
I miti ci parlano di un uno che diventa due e che deve ridiventare uno
attraverso un matrimonio; tuttavia questo discorso è simbolico, parla di una Unità che
per manifestarsi ha bisogno di una polarità e che, in ultimo, superato laspetto di
divisione dovrà giungere al riconoscimento di una identità spirituale. Il matrimonio non
è quindi un simbolo di unione amorosa, ma il ricongiungimento del sé con il sé, con il
fondamento maschile e femminile di ognuno di noi.
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Per rappresentare
questo matrimonio si usa il simbolo del TAO, che è archetipico e rappresenta anche
le tre modalità possibili di relazione:
- nella prima un elemento domina sullaltro;
- nella seconda accade linverso;
- nella terza cè un equilibrio perfetto. |
Il TAO può essere preso a simbolo di qualsiasi Centro, Energia, Big Bang:
lorigine è sempre lUNO, unenergia trascendente che quando entra nel
regno del Tempo e della Forma si scinde in coppie di opposti e diventa DUE per essere
visibile. I due opposti danno vita al TRE, da cui derivano tutte le cose e tutte le
relazioni.
Ecco quindi come il mito accompagna tutte le cose della vita rappresentando una sorta di
iniziazione: per questo è anche fortemente comprensibile.
In astrologia il Mito può allargare la nostra consapevolezza rispetto ad alcuni passaggi
cruciali che ogni segno deve affrontare il segno rappresenta un modello psicologico
passando attraverso i bisogni e le bizzarrie del suo signore (il pianeta che lo
governa) che ha anchesso un valore mitico in quanto strettamente legato a qualcosa
che noi abbiamo dentro.
E siccome il tema natale rappresenta il viaggio interiore, quello che faceva lUomo
di Crô-Magnon trentamila anni fa è esattamente quello che dobbiamo fare anche noi dal
momento in cui siamo venuti al mondo. Non importa quanta tecnologia abbiamo: dovremo
comunque affrontare linfanzia (Luna), ladolescenza (Mercurio), la maturità
sessuale e la voglia di relazionare (Marte e Venere), la transizione alla maturità
(Sole), laccettazione di un ruolo sociale (Giove), per giungere, infine, alla
conoscenza delle proprie responsabilità e dei propri limiti fino alla decadenza del corpo
e alla morte della materia (Saturno).
I miti, attraverso il loro linguaggio simbolico ci aiutano a leggere messaggi che chiunque
può comprendere, da chi vive in Patagonia alluomo di New York. Ci ricordano che è
dalla profondità degli abissi che giungono le emozioni e gli sconvolgimenti del nostro
equilibrio, ma è dalla stessa fonte che ci arrivano le intuizioni circa la nostra
salvezza poiché ci preannunciano che proprio nel momento in cui arriva loscurità o
la crisi, ci giunge, contemporaneamente, una grande possibilità di trasformazione.
Essi ci indicano che proprio dal momento di massima oscurità ha origine la luce; ci
dicono che il paradiso e linferno sono parte di noi, non occorre che le vediamo
rappresentate allesterno: tutte le rappresentazioni e gli DEI sono interni a noi.
Come scritto nellUpanishad, "tutti gli Dei, tutti i paradisi, tutti i mondi
sono già dentro di noi".
Il mito ci dà anche istruzioni su come affrontare i vari conflitti che le varie parti di
noi sperimentano; la loro manifestazione ci rappresenta cosa accade quando una parte di
noi vuole una cosa tipo la ragione e il cuore invece ne vuole unaltra:
questo può essere significativamente rappresentato da una quadratura Luna-Mercurio nel
tema natale, in cui due parti della stessa personalità entrano in rotta di collisione e
bisognerà giungere ad un compromesso che consenta di trascendere la polarità, il
conflitto e la dualità.
Il fatto che tutti comprendano certi valori simbolici e miti come quello della
DISOBBEDIENZA, è dato dal fatto che la psiche in tutto il mondo è simile: per cui tutti
più o meno abbiamo gli stessi impulsi, gli stessi istinti, gli stessi conflitti, le
stesse paure e bisogni. In un certo senso la psiche è fatta di pensieri base che possiamo
definire "schemi elementari" o, per dirla con Jung, "archetipici".
I pianeti sono quindi gli archetipi psichici presenti sia a livello psicologico del
profondo che a livello astrologico, e sono incredibilmente comprensibili attraverso il
mito.
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Ovviamente i miti sono inseriti nelle culture in cui si sono formati, quindi possono
differenziare tra loro a seconda della natura del popolo che li ha prodotti. I popoli
agricoli hanno sviluppato miti che hanno a che fare con la fertilità della Terra e quindi
parlano di uccisione, smembramento e sepoltura del Dio-Seme al fine di poter dare il via
ad un nuovo ciclo. I popoli cacciatori non potevano avere gli stessi miti, infatti hanno
rappresentazioni di patti invisibili tra mondo animale e mondo umano.
I miti si incentrano sullidea che lanimale offra spontaneamente la sua vita
comprendendo che essa trascende la sua entità fisica e quindi ritornerà alla Terra
attraverso un rituale di restaurazione; i rituali sono dedicati allanimale più
importante: per gli Indiani dAmerica era il bufalo, tra gli Zulu era un tipo
particolare di antilope, ecc. Però, tra lanimale e luomo vi è un grande
rispetto ed una reciproca riconoscenza: "uccidere" non significa infatti
"macellare", ma è un preciso rituale, qualcosa di sacro, simile ad una
preghiera e consiste nel riconoscimento della propria dipendenza dalla donazione
dellanimale che si è immolato. Esprime, in ultimo, un accordo con la Natura e non
un atto di depredazione.
Nel mondo primitivo chi aveva il compito di tenere vivo il mito erano gli sciamani; nelle
società moderne, questo si è andato pian piano perdendo, in ultima analisi sono comunque
gli artisti che possono comunicare i miti ai contemporanei, recitando un ruolo che un
tempo apparteneva ai sacerdoti.
|
Vi sono miti universali:
- quello della CREAZIONE,
presente in tutte le culture e legato allorigine della coscienza;
- quello del LABIRINTO, che descrive il viaggio (vita) per arrivare al centro
simbolo di ricongiungimento degli opposti e di totalità rappresentato dalla
conquista del tesoro, del regno della sposa appartenente come finale anche al mito
dellEROE, in cui la parte femminile è rappresentata dal Mare, dal Mostro che
ingoia o dal Pesce (Balena), che leroe deve combattere e vincere, dal quale si deve
liberare.
- quello della MORTE e RESURREZIONE, che rappresenta la consapevolezza del fatto
che, affinché nasca la vita, qualcosa deve morire.
In chiusura di
questo discorso bisogna comprendere che ogni mito è vero e reale se la persona vive una
situazione archetipica con cui riesce ad entrare in associazione: il Mito infatti unifica
il mondo della natura con il mondo delluomo, è qualcosa che armonizza, ed è chiaro
che per noi è più facile identificarci con la mitologia della dualità che è
tipicamente occidentale (bene e male, paradiso e inferno, luce e ombra).
E per questo che le nostre religioni occidentali tendono a porre un accento etico
sul peccato e sullespiazione, e sul giusto e lo sbagliato. La mitologia orientale è
più centrata su esperienze che via via portino lontano dalle limitazioni e
dallignoranza. Lignoranza e il limite dellattaccamento sono considerati
i due peccati più gravi in oriente e proprio da qui ha avuto origine il concetto di
reincarnazione: se restiamo aggrappati alle cose e non siamo in grado di ricevere la
libertà a livello spirituale, dobbiamo vivere e rivivere al fine di poter fare tutte
quelle esperienze che ci portano allabbandono di ogni attaccamento al regno del
tempo e della materia.
In ogni caso, il Mito è unesperienza emotiva, qualcosa che si è
"sentito", qualcosa che viene trasmesso come se fosse unesperienza
sensoriale. Nel linguaggio simbolico le esperienze interiori, i sentimenti e i pensieri si
esprimono come se fossero esperienze reali o avvenimenti del mondo esterno. |
Parte 3a
IL SOGNO |
Ora parleremo del Sogno. Anchesso è simbolico, appartiene al regno in cui
non cè spazio né tempo, e non cè la logica che è presente durante lo stato
di veglia. Siccome però il sogno ci appartiene intimamente e personalmente, dovremmo fare
uno sforzo e imparare a leggere questa "lingua straniera", perché esso reca un
messaggio che bisogna saper interpretare.
Il sogno non tiene conto della mente razionale e non parla il linguaggio che usiamo
normalmente, ma ha lo scopo di portarci a contatto con qualcosa che "sta cercando di
manifestarsi alla coscienza". Spesso è attraverso il sogno che ci rendiamo conto che
esistono realtà diverse allinterno di ognuno di noi: il sogno è un mito che
però non ha valore collettivo, ma solo individuale e come tale è comprensibile solo
se inserito nella storia del soggetto.
|
| I sogni possono
scaturire da tre livelli diversi: |
-
dallinconscio; |
-
dalla coscienza; |
| - dalla
supercoscienza. |
Possono quindi
indipendentemente nascere dal mondo degli istinti e dei sentimenti, dal pensiero
riflessivo e dal mondo delle idee, ma anche dal pensiero intuitivo e dal regno delle
verità superiori.
Questa divisione apparteneva già alla tradizione esoterica che conosceva la divisione
verticale su tre livelli di pensiero, ed è stata ripresa da Assagioli nella sua
PSICOSINTESI. |
In ogni caso, attraverso il simbolismo del sogno ogni individuo può entrare in contatto
con le proprie aspirazioni più profonde; quando dormiamo e ci avventuriamo nel
"sogno" affrontiamo unaltra forma di esistenza e durante il sogno facciamo
unesperienza unica, irripetibile e vera, spesso provando la sensazione di entrare in
contatto con le leggi dellordine universale. In ultimo, i sogni aprono una via alle
nostre problematiche e alle nostre angosce.
I simboli dei sogni non sono quindi diversi dai miti collettivi, anche perché
linconscio delluomo primitivo non differisce di molto da quello delluomo
tecnologico, per cui molte cose mantengono lo stesso significato.
I sogni collegano la mente conscia con quella inconscia. Nel mondo orientale si dice che
colleghino i chakra inferiori a quelli superiori e quindi rappresentino un aspetto
cruciale per il nostro "risveglio": infatti collegano i nostri processi
inferiori (istinti, emozioni ed impulsi) al mondo molto più vasto dello spirito.
I sogni liberano il mistero che unisce anima e spirito, individuale con universale.
Servono alla nostra realizzazione ed offrono alternative sulla realtà ordinaria; aprono,
a mio avviso, la via al vedere le cose in modo diverso, rivelano emozioni e comprensioni
segrete, desideri e necessità, parti rifiutate di noi, talenti non sfruttati e ciò che
manca alla nostra totalità. Spesso sono immagini totalmente irrazionali che però aprono
la strada a qualcosa di più vasto di noi; oppure ci offrono risposte ai nostri problemi,
qualcosa che la mente conscia non riesce a risolvere, e in questo modo si trasformano in
maestri spirituali.
Molte sono state le scoperte anche scientifiche apparse attraverso un sogno, in cui la
soluzione appare in maniera simbolica; celebre è la folgorazione su come realizzare la
macchina da cucire che giunse al suo inventore in un sogno in cui dei cannibali lo
trafiggevano con delle lance che avevano dei buchi sulle punte cosa che offrì la chiave
risolutiva che gli era sfuggita fino ad allora.
I sogni sono spesso rappresentazioni del nostro mondo interiore che lotta con quello
esteriore e sono anche il modo attraverso cui la psiche cerca di mantenere
lomeostasi compensando la mancanza di equilibrio mentre adattiamo la nostra vita
alla realtà esterna. Comunicano anche informazioni importantissime alla mente cosciente
circa la nostra salute, le relazioni, il lavoro e quantaltro appartiene alla nostra
vita; spesso possono rappresentare un legame tra lesperienza somatica e quella
trascendente.
Ciò che sembrerebbe importante e su cui concordano molti studiosi di miti, simboli e
sogni, è che i "sogni straordinari" appartengono esclusivamente a persone
geniali anche i primitivi e le tribù pellerossa sono daccordo su questa
teoria operando quindi una divisione tra il sogno ordinario che investe luomo
comune dalla "grande visione" che accade a uomini eccellenti.
I sogni sono legati strettamente al desiderio, a ciò che è importante per una persona e
sono quindi espressione delle aspirazioni e delle possibilità di miglioramento di un
individuo. Imparate dunque a scrivere i vostri sogni e a seguirli con interesse: possono
essere dei reali GURU.
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Parte 4a
ARCHETIPI JUNGHIANI |
Affrontiamo ora lultima parte di questo escursus affrontando gli archetipi
junghiani. Jung scrive: "dal punto di vista psicologico, larchetipo, come
immagine dellistinto, è un obiettivo spirituale verso cui tende lintera
natura delluomo".
Gli archetipi sono difficili da vedere direttamente, sono come degli
strani attrattori della teoria del Caos ma si manifestano negli eventi della nostra vita
con puntualità ed intensità. Chi, ad esempio, è cronicamente spinto ad autosacrificarsi
per il bene degli altri, potrebbe essere eccessivamente influenzato dallarchetipo
del Martire; chi ha bisogno di nutrire costantemente qualcosa o qualcuno può incarnare
larchetipo positivo della Grande Madre; chi invece è terrorizzato dalla paura di
essere divorato dalle donne, incarna larchetipo della Madre Terribile o della
Strega.
Larchetipo è numinoso, affascinante e seduttivo e lavora attraverso
limmagine. Quando limmagine non è integrata dallIo si diventa preda di
unillusione e non si distingue più tra la verità dellessere e
lincarnazione dellarchetipo.
Larchetipo è una sorta di "prototipo iniziale", il Modello Base di una
qualità che ha un suo nucleo energetico molto potente e che attrae a sé altri contenuti
psichici esattamente come il complesso, che in esso ha origine che via via
assumono sempre più potere perché vengono energizzati.
Gli archetipi sono collettivi nel senso che racchiudono tutte le esperienze
dellumanità.
Jung, che possedeva una potente immaginazione (Leone di segno con Luna congiunta a Plutone
e Giove in casa 9a), vide il Sé come archetipo centrale di ordinamento della psiche e
come principio formativo del processo di individuazione. Ovviamente è importante sapere
quali archetipi influenzano la nostra vita poiché questo ci aiuta a chiarire il modo in
cui percepiamo la realtà. Conoscerli ci protegge anche dallessere troppo
identificati e quindi vittime del loro dominio: portare gli archetipi alla coscienza
significa poter avere degli alleati piuttosto che dei dittatori.
Jung vide la psiche strutturata come un DIAMANTE, che è esso stesso simbolo di
interrelazioni totali ed equilibrate. Larchetipo primario è il SÉ che
occupa il centro della psiche. Attorno ve ne sono altri sei, disposti a due a due e tra
loro opposti, con tutte le loro derivazioni: ad esempio il Femminile racchiude sia la
Grande Madre che la Strega, e tutte le sfaccettature intermedie.
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| Gli archetipi
principali sono: |
| MASCHILE
FEMMINILE |
| NEMICO
EROE |
| MORTE E
RINASCITA VIAGGIO |
Possiamo osservarli agire abbastanza autonomamente nella vita.
Ad esempio, in periodo di guerra osserviamo principalmente la coppia Nemico-Eroe; il
Femminile e il Maschile vivono nel mondo quotidiano; durante il nostro viaggio siamo
spesso costretti ad affrontare la Morte-Resurrezione che ci porta a nuovi
orientamenti
Quando ci troviamo in momenti di grande consapevolezza decidiamo di integrare e
trasformare la nostra vita e ci orientiamo principalmente verso il Sé. I grandi miti sono
pieni di temi archetipici; possiamo vederli però anche in azione nei film, durante i
conflitti, nei romanzi, in tutte le esperienze della vita. Larchetipo è una matrice
che si presenta attraverso simboli ed immagini, provviste di energia numinosa ed operanti
a livello di sentimento e di emozione.
Possono costellarsi in veri e propri "Complessi".
Accennerò quindi brevemente a questi sette, da cui poi hanno origine tutti gli archetipi
derivati in uno dimensione che va dalla luce più splendente allombra più cupa.
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SÉ
È il centro che trasforma ed integra; è colui che possiede il
progetto della vita.
È la sede del divenire, e in base a questo tende ad orientarci attirando nella nostra
vita quelle esperienze che serviranno allIo per individuare il suo
"progetto". È dal Sé che ha origine il processo di individuazione, lOPUS
di Jung che consiste nel vivere partendo dal Centro.
Il Sé ha la capacità di integrare gli opposti e quindi è anche il simbolo della
CONJUNCTIO uroboros, pietra filosofale, anello, androgino, simbolo di Totalità.
Si manifesta nelle esperienze di sincronicità, negli attimi di estasi e nelle fasi più
significative in cui cè assoluta consapevolezza.
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MASCHILE
È Padre.
La struttura del maschile è discriminante.
È attivo, penetra, agisce e afferma sé stesso, divide. È logico e razionale. È spirito
e forza, è conoscenza. Sono le idee e i valori.
Organizza e costruisce.
I suoi simboli sono il Sole, il Re, il Fallo, la Spada, lUnicorno.
I suoi riti sono la Forza, il Potere e conseguimento degli obiettivi.
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FEMMINILE
È Madre.
Rappresenta il principio di Eros, che crea accettazione e rapporto.
È lutero da cui fluisce la vita, è la Terra a cui si ritorna, è il vaso, il
contenitore, il nutrimento, la Luna. Può far vivere e crescere oppure soffocare, divorare
e inglobare.
È il mistero della vita. È irrazionale ed intuitivo-percettivo.
È passivo, ed i suoi riti sono fertilità, smembramento.
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EROE
È colui che affronta il Nemico. Conquista e agisce per la vittoria
e per la guarigione. Porta allordine tutto ciò che è caduto nel Caos.
La sua energia è proiettata in una Causa, in uno scopo.
Si erge con nobiltà, lealtà, fierezza e cerca la verità.
Nella vita è il Salvatore, quello che lotta e vince e che poi aiuta gli altri portandoli
alla vittoria. I grandi Maestri hanno la sua energia.
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NEMICO
È tutto ciò che limita e distrugge.
È lentropia, quella forza che non permette che nulla resti uguale e colpisce e
distrugge ciò che è stato costruito.
Fa regredire le cose, le consuma, entra e mette fine.
Le esperienze sono cariche di sofferenza, con crisi, sterminio, sconfitta.
È lombra e il Male. È la morte stessa, ma è inevitabile. |
MORTE/RINASCITA
È larchetipo della trasformazione: una cosa che diventa
unaltra.
È il tempo che torna su sé stesso e ricrea cicli di eterno ritorno.
È la fine affinché però possa iniziare qualcosa di altro.
Rappresenta momenti di grande transizione.
I suoi rituali sono il Sacrificio per celebrare una nuova vita: Re
dellAnno-Solstizio-Iniziazione. Il suo simbolo è lAltare. |
IL VIAGGIO
È il continuo e progressivo movimento della vita.
È il tempo lineare, inesorabile che non si può fermare. Può essere descritto sia come
processo evolutivo che come invecchiamento.
Allinterno del tempo lineare cè sempre la morte/rinascita. La direzione è il
Futuro, tranne nei momenti in cui cè la spinta regressiva di arresto del Nemico.
Il simbolo è lAlbero della Vita, la strada che si inerpica, il salire sulla
montagna, il fiume che scorre.
È la ricerca stessa della via.
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