RIASSUNTO DI ASTROLOGIA EXTRATERRESTRE


di Luciano Drusetta

 

Relazione tenuta alla riunione della ML Convivio Astrologico

Roma, 1 Aprile 2001

 

 

Care amiche, cari amici,
io sono uno di quelli che, per partecipare a questa festa del Convivio, sono venuti da lontano... ho lasciato l’astronave parcheggiata in seconda fila...
Scherzi a parte, molti di voi sanno già qual è il mio “cavallo di battaglia” – o il mio pallino, se così vogliamo chiamarlo: si chiama Astrologia Extraterrestre; ma forse qualcuno tra i presenti non l’ha ancora sentita nominare, oppure ne ha sentito parlare ma non ha capito bene di che cosa si tratta.

 

Che cos’è dunque l’Astrologia Extraterrestre? E’ il tentativo di estrapolare i dettami dell’astrologia tradizionale per rispondere a una “semplice” domanda: come può essere un Tema (natale, di transito, di rivoluzione) calcolato per una nascita o per un altro evento che avvenga fuori della Terra? “Fuori della Terra” può significare: in orbita attorno alla Terra, sulla Luna, su un altro pianeta, su un satellite di un altro pianeta, o addirittura – esageriamo! – in un altro sistema solare.
Direte: è fantascienza! Forse... Ma non è detto: partendo dal presupposto (che qualcuno è libero di contestare) che un grafico oroscopico vada stilato sempre e comunque per il luogo in cui si trova il soggetto in quel momento, l’Astrologia Extraterrestre può avere già da adesso numerose applicazioni pratiche. Molti cosmonauti per esempio hanno trascorso mesi e mesi nello spazio, e quasi certamente qualcuno di loro avrà festeggiato una Rivoluzione Solare in orbita. Poi ci sono le missioni umane sul nostro satellite naturale: che effetto avranno avuto su Neil Armstrong i transiti della Terra sul proprio tema natale, mentre lui passeggiava bel bello sulla Luna in quel famoso luglio del 1969? E chi pratica l’astrologia impersonale potrebbe avere la curiosità di studiare le missioni senza equipaggio: perché mai alcune sonde sono scomparse nei pressi di Marte, mentre altre sono arrivate felicemente a destinazione? Per saperlo (a livello astrologico, ovviamente) dovremmo studiarne i transiti: non solo quelli “terrestri” avvenuti al momento del decollo dalla Terra, ma anche e soprattutto quelli “extraterrestri” così come si sono realizzati nei pressi del pianeta di destinazione o nelle varie fasi del viaggio cosmico.

 

Ecco, con le mie “Ipotesi di Astrologia Extraterrestre”, pubblicate sugli ultimi tre numeri di Ricerca ‘90, ritengo di aver fornito uno strumento tecnico che dia indicazioni di massima su come affrontare e, in alcuni casi, risolvere problemi di questo tipo.
Diamo a Cesare quel che è di Cesare: l’argomento è stato accennato per la prima volta da Massimo Frisari al convegno astrologico di Milano del 1975. A lui va pertanto la paternità di questa idea piuttosto balzana, mentre a me va la... colpa di averlo preso sul serio e aver voluto approfondire le affascinanti possibilità di questa nuova branca dell’Astrologia. Il Frisari veramente parlava di “esoastrologia”, io preferisco chiamarla (per una serie di motivi che quisa rebbe lungo elencare) Astrologia Extraterrestre. Nel mio lavoro ho cercato dunque di approfondire a livello logico quanto accennato dal Frisari nel ‘75, ponendo le basi per ulteriori sviluppi della materia.

 

Ho affrontato la questione da due punti di vista. Prima ho esposto alcuni problemi tecnici legati al calcolo e alla stesura del grafico extraterrestre: quali corpi celesti considerare, quali e quanti zodiaci utilizzare, quali punti di vista tenere presente per la stesura di un tema natale lunare, marziano, venusiano eccetera.
In una seconda parte del mio trattato (che qualcuno, bontà sua, continua a definire “libro”) ho cercato di dedurre il peso interpretativo di quei corpi celesti che qui sulla Terra non utilizziamo, ma che sulla Luna, su Marte eccetera avranno grandissima importanza. Sulla Luna, per esempio, il nostro satellite si ridurrà a quel... famoso puntino al centro del grafico e in un dato segno e campo troveremo la Terra, legata agli altri fattori oroscopici da precisi aspetti angolari. Dunque in un grafico lunare “manca” la Luna e dovremo per forza saper interpretare correttamente la posizione astrologica della Terra.
Oggigiorno ci sono dei software astrologici in grado di calcolare e disegnare grafici aventi al loro centro uno dei corpi celesti del sistema solare, grazie a un’opzione detta di “traslazione”. A questo proposito ringrazio Bianca Pescatori, che mi ha mandato dei grafici in visione, e Roberto Scerni che mi ha informato che esiste un’opzione di traslazione anche nell’Astrolog. Purtroppo la semplice traslazione non è sufficiente per ottenere un vero grafico extraterrestre, per almeno due buoni motivi: il primo è che il tema traslato, per esempio, su Marte non considera i due satelliti naturali (lune) di Marte, che a mio avviso avranno per forza un’enorme importanza; e l’altro motivo è che il tema viene traslato partendo da un “normale” Tema Natale domificato per un preciso luogo geografico terrestre, mentre un vero grafico extraterrestre andrà ovviamente domificato a seconda dell’orizzonte osservabile dal pianeta sul quale ci troviamo ad operare.

 

[A questo proposito Massimo Fornicoli mi ha chiesto come determinare latitudine e longitudine sulla Luna o su Marte. La cosa è molto più semplice di quanto si pensi, ma la mancanza di tempo e le tante, pressanti domande che si accavallano mi hanno impedito di dare una risposta esauriente a questo e ad altri spunti. Conto di tornare su questo argomento con un prossimo articolo, o in una seconda stesura delle mie “Ipotesi” - sempre che trovi chi me le pubblica!].

 

Su Marte, abbiamo detto, la cosa si complica perché ci sono due lune: Phobos e Deimos. Marte si colloca al centro del tema marziano, avremmo dunque (proviamo a contarli insieme): Sole, Mercurio, Venere, Terra, Luna, Phobos, Deimos, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, e Plutone = 12 pianeti? Troppo bello per essere vero! Infatti su Marte non consideriamo né Mercurio né la nostra Luna. Ma anche i morpurghiani che occupandosi di Astrologia Extraterrestre volessero a tutti i costi utilizzare sempre 12 corpi celesti, né uno di più né uno di meno, si troverebbero di fronte a grossi problemi per esempio su Saturno o su Giove, pianeti che possiedono moltissimi satelliti naturali: dunque, il problema di fare una cernita tra corpi celesti da utilizzare e corpi celesti da scartare si pone comunque.
Perché su Marte, a mio avviso, non dobbiamo utilizzare la Luna e Mercurio? La Luna per un semplice motivo: è il satellite della Terra. Noi qui, nei grafici terrestri non consideriamo i satelliti naturali degli altri pianeti. Dunque è logico ritenere che su Marte o su un altro pianeta non prenderemo in considerazione il satellite naturale del nostro pianeta Terra. Ma c’è anche un altro motivo, che spiega anche perché non consideriamo nemmeno Mercurio: visti da Marte, Luna e Terra formano una coppia planetaria molto stretta; saranno perennemente in congiunzione, si distaccheranno al massimo di pochi gradi o frazioni di grado. Così avverrà con Mercurio, che (visto da Marte) apparirà perennemente combusto dal Sole. E che senso ha, ditemi voi, considerare due corpi celesti distinti se essi sono sempre e comunque in congiunzione? Tra parentesi, lo stesso ragionamento si potrebbe estendere anche a eventuali corpi celesti in costante rapporto angolare tra di loro (perennemente in trigono, o in opposizione), ma è certamente valido per i corpi in congiunzione.
Su ogni pianeta o satellite dove ci troviamo a operare avremo dunque un numero diverso di corpi celesti da utilizzare. Ciò pone un problema di fondo, al quale ho cercato di dare risposte più generali possibile: e cioè quali criteri utilizzare per sapere (diciamo così, a priori, prima ancora di iniziare una vera e propria sperimentazione pratica) quali corpi celesti utilizzare e quali scartare, fra tutti quelli che girano nel cielo del nascituro e che pertanto - in teoria - andrebbero utilizzati “tutti”? Detto in un altro modo: perché considero (nell’astrologia di tutti i giorni) la posizione della Luna ma non quella di Phobos? Perché utilizzo Plutone ma non il suo compagno Caronte? Perché considero un tale asteroide e non un altro? Dicono che la nuova base orbitante che stanno costruendo sarà spesso visibile nel cielo stellato: perché escludere allora che possa avere un peso astrologico?

 

Come vedete, occuparsi di Astrologia Extraterrestre porta a una seria riflessione sulla portata e sui limiti dell’Astrologia “normale”, quotidiana, terrestre, geocentrica.
Qualcuno mi dirà che tutto ciò non ha senso perché dobbiamo prima aspettare che qualcuno ci nasca, sulla Luna o su Marte, per poi fare alcune prove di oroscopo e valutarne l’efficacia pratica. Io affermo invece che la conoscenza non avanza in questo modo, che non è vero ciò che dicono i galileiani “induttivisti”, secondo i quali le teorie nascono dall’osservazione attenta, distaccata e oggettiva della realtà. Io appartengo a una scuola di pensiero epistemologico diversa, e sostengo che basta considerare la storia della scienza per capire come la conoscenza scientifica “funziona” in realtà in modo diverso: e cioè che c’è sempre una teoria che precede e guida l’osservazione.
Da qui l’importanza di creare anche nel campo dell’Astrologia Extraterrestre una struttura teorica logica e coerente che preceda e guidi la futura osservazione e statistica.

 

Per fare della Astrologia Extraterrestre occorre tenere presente alcune regole fondamentali. Io ci ho messo 200 pagine a descriverle e a motivarle, qui posso solo elencarle in breve:

1) il luogo natale è sempre al centro del grafico, con l’unica eccezione delle nascite in orbita su satelliti artificiali

2) il peso interpretativo di un qualsiasi corpo celeste non dipende dalla sua distanza dal luogo di osservazione o dalla stella centrale, e nemmeno dalla sua effettiva visibilità; dipende piuttosto dalla sua elongazione

3) il valore interpretativo di un corpo celeste dipende anche, e molto, dalla velocità apparente con cui si muove nei segni e nelle case

4) per valutare il valore simbolico e interpretativo di un corpo celeste non utilizzato nei grafici geocentrici dobbiamo quindi utilizzare quattro filoni di ricerca, e studiarne:

- le caratteristiche fisiche e astronomiche

- la velocità apparente, l’elongazione

- il nome attribuito dalla tradizione, o dallo scopritore, a tale corpo celeste

- il segno nel quale esso trova un possibile domicilio.

 

Ecco, nel mio piccolo credo di avere dato il mio contributo alla questione, e forse non pecco di immodestia (ma una volta all’anno, la cosa è perdonabile!) se affermo che d’ora in poi chi si vorrà occupare di questo argomento non potrà fare a meno di confrontarsi con la relazione del Frisari del 1975, e con le mie “Ipotesi di Astrologia Extraterrestre”.

Grazie per l’attenzione.

 

 

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