ASTRONOMIA PER ASTROLOGI


di Luciano Drusetta

 

Seminario organizzato da Lidia Fassio

Robassomero (TO) 15 e 16 settembre 2001

 

 

 

PRE-PREMESSA

per i visitatori del sito Convivio Astrologico

 

Anche se il testo che vi accingete a leggere comprende già una sua Premessa, ho pensato che fosse necessario aggiungere una piccola, doverosa precisazione a proposito di quanto state per leggere. Questo testo, infatti, non è la trascrizione fedele di quanto detto nel corso del seminario, e non posso nemmeno affermare che rispecchi fedelmente gli argomenti trattati. Difatti, da bravo Ariete, mi è piuttosto difficile ripetere una cosa in modo che sia esattamente uguale alla prima, e così è successo anche stavolta.

Quello che state per leggere è il testo che mi ero preparato come guida cui attenermi per lo svolgimento di quel seminario; ed effettivamente in certi momenti ho seguito questo testo alla lettera, in altri momenti invece me ne sono distaccato parecchio, fino a tralasciare diversi argomenti e ad introdurne altri. Com’è mia abitudine, poi, prima di consegnare un testo scritto, mi piace ricontrollarlo dall’inizio alla fine ancora una volta, alla ricerca di errori, imprecisioni, possibilità di migliorarne lo stile e la sostanza. In quest’occasione non riesco a fare a meno di apportare ulteriori modifiche. Ma il risultato finale, ve l’assicuro, è anche migliore dell’originale!

Come si usava una volta nelle lettere commerciali (e forse è un peccato che non si usi più), ora “mi è gradita l’occasione” per ringraziare ancora una volta i partecipanti a quella giornata e mezzo (per me indimenticabile) a casa di Lidia Fassio, e per rinnovare la mia gratitudine a Lidia e alla sua gradevolissima famiglia per l’ospitalità e l’opportunità offertami in quell’occasione. Opportunità che, mi auguro, si ripeterà presto!

A chi volesse approfondire i temi trattati nelle prossime pagine, consiglio di visitare la mia pagina web all’indirizzo: http://digilander.libero.it/drusetta e, in attesa di altri miei contributi al sito di Convivio, consiglio di seguire le mie “Pillole di Astrologia” pubblicate periodicamente su Supereva.

 

LUCIANO DRUSETTA

Casalmaggiore (CR), 3 novembre 2002

 

 

 

1. PREMESSA:

Limiti e scopi di questo seminario.

 

Ogni seminario che si rispetti ha uno scopo e dei limiti.

Che utilità può avere per noi astrologi possedere delle pur minime nozioni, diciamo così, “scientifiche” di astronomia?

Innanzi tutto può aiutarci a capire un po’ meglio quel sistema di proiezioni su cui si basa l’astrologia, disciplina che viene spesso contestata dagli astronomi – tra gli altri motivi – anche perché tiene conto di movimenti apparenti sullo sfondo di sezioni teoriche dello spazio (i 12 segni, le 12 case) alle quali non sempre corrisponde qualcosa di fisico. E senza nulla togliere alla validità e all’importanza delle basi storiche, esoteriche, simboliche della nostra materia, l’astronomia può aiutare a riscoprire gli aspetti più tecnici della nostra disciplina, poco conosciuti forse perché ritenuti più astrusi e noiosi.

Avere nozioni di astronomia può aiutarci anche a capire quando e come si è creata la separazione ideologica tra astrologia e astronomia, che – non dimentichiamolo – sono sempre state studiate e praticate come una sola disciplina fino ad almeno tre-quattro secoli fa. E non è detto che sia meglio adesso…

Avere nozioni di astronomia può anche farci riflettere su alcune importanti questioni epistemologiche. Tra queste: perché l’astronomia è considerata una scienza e l’astrologia no? come funziona questa benedetta “scienza”? perché essa è considerata un metodo di conoscenza migliore o più affidabile? E lo è davvero? La scienza dimostra davvero, nei fatti, di essere un metodo di conoscenza migliore o più affidabile degli altri?

Perché se gli astronomi si permettono di mettere in dubbio la validità dell’astrologia, senza nemmeno prendersi la briga di conoscerla e capirla, noi astrologi cosa dobbiamo fare? Dobbiamo fare un esame di coscienza, dobbiamo farci venire dei dubbi, dobbiamo metterci sulla difensiva? dobbiamo accettare le critiche e cercare ad ogni costo di rendere più scientifica la nostra materia? O magari – talvolta, peccando di immodestia, sottovoce: vergognandoci perfino di osare tanto – possiamo permetterci anche noi di mettere in dubbio la validità, non dico di tutta la scienza, ovviamente, ma per lo meno di alcuni postulati dell’astronomia?

Questo è dunque lo scopo di questo seminario. Per quel che riguarda i suoi limiti, posso dirvi che è molto difficile concentrare in poco tempo “tutto quello che si potrebbe dire” delle attuali conoscenze scientifiche sull’Universo. Io qui cercherò di evidenziare alcuni aspetti che per un astrologo possono essere più interessanti o più curiosi di altri, magari sottolineando alcune importanti nozioni o novità scientifiche di cui si parla poco ultimamente, e che sicuramente i divulgatori e i difensori della supremazia della scienza si guardano bene dal diffondere al pubblico. Certamente cercherò di “portare l’acqua al mio mulino”, e approfitterò di questa occasione per proporvi alcuni temi che mi sono particolarmente cari, ma che, mi ha detto Lidia, probabilmente incuriosiscono anche molti di voi: parleremo infatti anche di UFO e di Astrologia Extraterrestre, due temi di cui forse qualcuno di voi ha già sentito parlare ma magari non ha capito bene di che cosa si tratta.

Per far ciò ovviamente ho dovuto rinunciare, a malincuore, a trattare parecchi altri argomenti. Innanzi tutto, questa nostra carrellata mancherà di una certa precisione scientifica. Mentre stendevo i miei appunti per questo seminario ho avuto il timore costante di mettere troppa carne al fuoco. E magari sono caduto nell’estremo opposto, cioè ho evitato di sommergervi di numeri, date e dati; ho saltato di netto alcuni argomenti che sarebbero stati interessanti, ma che magari potete trovare voi stessi nei migliori manuali di astrologia: ma se alla fine di questo incontro resterete a bocca asciutta, con dubbi e curiosità che non abbiamo potuto approfondire, di queste cose eventualmente potremo parlare in un’altra occasione. Non poniamo limiti alla Provvidenza!

Spero che gli argomenti che toccheremo possano suggerirvi alcuni spunti di riflessione che magari vi potranno portare, col tempo, ad avere una visione delle cose un po’ diversa, un po’ più aperta, un po’ più possibilista; se sarà così – almeno per quanto mi riguarda – credo che di questo nostro incontro si potrà certamente dire che “è stato un successo”.

 

 

2. CONCETTI FONDAMENTALI:

Geografia astronomica: la Terra come pianeta.

Meridiani e paralleli, coordinate geografiche.

 

Si discute spesso se l’Astrologia sia o no una scienza. E spesso se ne discute anche a sproposito. Ma non dimentichiamo (qualunque sia la nostra opinione in merito) che l’Astrologia si basa sostanzialmente su due discipline che possiamo tranquillamente definire “scientifiche”: e sono l’astronomia e la geografia astronomica.

 

Iniziamo ora a parlare di geografia astronomica: quella disciplina che considera la Terra come un pianeta, e che si occupa di fissare quei sistemi di riferimento che ci permettono di individuare la posizione di un oggetto sulla superficie terrestre o sulla volta celeste.

 

* LA FORMA DELLA TERRA – La Terra dunque è un pianeta e come tutti i pianeti è sostanzialmente una sfera di roccia che orbita attorno ad una stella. Sappiamo che la Terra non è proprio una sfera perfetta, perché per effetto della rotazione attorno al proprio asse in realtà è lievemente schiacciata ai poli. Si tratta però di una differenza minima: per dare un’idea di questo “schiacciamento”, il diametro della Terra è di circa 6 milioni e 400.000 km, però se lo misuriamo all’equatore questo diametro è lungo 21 km in più rispetto al diametro misurato tra Polo Nord e Polo Sud. L’attrazione gravitazionale della Luna comporta che, se vogliamo essere precisi, la forma della Terra assomigli a quella di un uovo, con la parte più appuntita rivolta verso la Luna. Volendo essere poi ancora più precisi, dobbiamo dire che la Terra ha una forma tutta sua, chiamata “geoide”.

Ma per quello che interessa noi astrologi, possiamo permetterci di considerare la Terra come una sfera perfetta. E, come vedremo, in certe circostanze possiamo anche permetterci di considerarla un punto senza dimensione situato al centro della volta celeste. Volta celeste di cui parleremo fra un po’.

Questa sfera che è la Terra compie, pensate, ben 60 movimenti nello spazio! Il più importante è sicuramente il moto di:

 

* RIVOLUZIONE orbitale, che le fa compiere 360° attorno al Sole in circa 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 6 secondi (anno siderale), con una velocità media nello spazio di 30 km/secondo! Si tratta di un’orbita ellittica, non circolare. L’ellisse, saprete, è una figura geometrica con due “centri” chiamati fuochi. Nel caso dell’orbita terrestre uno dei due fuochi è occupato dal Sole; l’altro è vuoto. La distanza tra i fuochi di un’ellisse si chiama eccentricità. L’eccentricità dell’orbita della Terra (così come quella di tutti gli altri pianeti) è talmente piccola che l’orbita si può considerare, in pratica, perfettamente circolare.

Nei mesi estivi la Terra si trova alla massima distanza dal Sole (afelio: 152 milioni di km), e la sua velocità è più bassa; nei mesi invernali la Terra è alla distanza minore dal Sole (perielio: 147 milioni di km), e la sua velocità è maggiore. Dal punto di vista astrologico, tutto questo cosa comporta? comporta che il Sole ogni giorno si sposta nello Zodiaco ad una velocità variabile, che va da un minimo di 57’ (poco meno di un grado, nei mesi estivi) fino ad un massimo di 1° e rotti (nei mesi invernali). In altre parole quando è in Capricorno il Sole è un po’ più veloce rispetto a quando si trova in Cancro e in Leone.

Orbitando attorno al Sole, la Terra descrive nello spazio un piano chiamato Eclittica: che si chiama così perché le eclissi (sia di Sole sia di Luna) avvengono solo quando Sole, Terra e Luna si trovano tutti tre su questo piano.

Un altro importante movimento della Terra nello spazio è la:

 

* ROTAZIONE attorno al proprio asse, di 360° in circa 23 ore e 56 minuti (giorno siderale). L’asse di rotazione della Terra è inclinato di circa 66°33’ rispetto al piano orbitale. Non 23°27’ come si dice comunemente: vediamo perché. Quest’asse di rotazione, che poi è quello che congiunge idealmente il Polo Nord e il Polo Sud geografico (esiste anche un Polo Nord e un Polo Sud magnetico che non corrispondono esattamente a quello geografico), è perpendicolare all’Equatore; dunque possiamo dire che il piano dell’Eclittica è inclinato di 90° - 66°33’ = 23°27’ rispetto al piano dell’Equatore. Ricordiamo che gli angoli complementari sono quelli la cui somma è uguale a 90°, e gli angoli supplementari sono quelli la cui somma è uguale a 180°.

Dal punto di vista astrologico la rotazione terrestre cosa comporta? comporta che ogni due ore circa all’orizzonte Est sorge un segno diverso, e comporta ovviamente anche il sorgere e il tramontare del Sole, della Luna e la rotazione continua apparente di tutta la volta celeste.

 

Ma che cos’è questa VOLTA CELESTE?

Dobbiamo immaginare che la Terra si trovi al centro di un’immaginaria sfera dal diametro indefinito: ecco, questa sfera è la nostra volta celeste. Non vi è mai capitato di passeggiare in una giornata di nebbia molto fitta? Io che abito nella Bassa Padana, la terra di Peppone e Don Camillo, conosco bene quest’esperienza. Sembra di essere al centro di una bolla (o meglio una “semibolla”, una calotta), al cui interno gli oggetti sono ben visibili, mentre al suo esterno sono sfocati; appunto, nascosti dalla nebbia. Il diametro di questa “bolla” cambia a seconda dello spessore della nebbia: se è molto fitta, la “bolla” sembra più piccola; quando la nebbia è meno densa, il diametro della “bolla” è maggiore e permette di vedere meglio anche gli oggetti lontani. Ma la cosa interessante è che la persona, anche se si sposta, passeggia, si guarda in giro, ha sempre l’impressione di trovarsi al centro di questa bolla immaginaria. Allo stesso modo la Terra, che è il nostro punto di osservazione astronomico e astrologico, è sempre al centro della volta celeste: anche se si sposta nello spazio.

Allora noi cosa facciamo? estendiamo all’infinito il piano dell’Eclittica fino a toccare (intersecare) la volta celeste; così facendo il piano dell’Eclittica disegna un cerchio su questa sfera immaginaria; e questo cerchio è la linea chiamata appunto Eclittica: è su questa linea che si muovono, all’apparenza, il Sole, la Luna e tutti i pianeti (tranne Plutone, che se ne allontana spesso e volentieri); ed è a partire da questa linea che viene definita la fascia zodiacale, che si estende di alcuni gradi sopra e sotto l’Eclittica. Quanti gradi è “alta” la fascia zodiacale? beh, a seconda degli autori: qualcuno parla di 4°, altri dicono 12°; insomma, su questo punto c’è una certa divergenza di vedute sia tra gli astronomi sia tra gli astrologi.

Se poi proiettiamo, o estendiamo, sulla volta celeste anche l’Equatore terrestre, esso formerà sulla Volta Celeste una linea immaginaria detta Equatore celeste, inclinata di 23°27’ rispetto alla linea dell’Eclittica. I due punti della volta celeste nei quali s’incontrano questi due cerchi (l’Eclittica e l’Equatore celeste) si chiamano Punti equinoziali o Punti vernali o anche semplicemente Equinozi. Il punto in cui il Sole si trova a transitare durante l’Equinozio di primavera si chiama Punto Gamma o Punto Equinoziale di Primavera: astronomicamente corrisponde all’inizio della primavera boreale (l’autunno nell’emisfero Sud), e astrologicamente corrisponde all’entrata del Sole nel segno dell’Ariete. Il punto opposto, in cui passa il Sole durante l’Equinozio di autunno, si chiama Punto Omega o Punto Equinoziale di Autunno: corrisponde astronomicamente all’inizio dell’autunno boreale (la primavera nell’emisfero Sud), e astrologicamente all’entrata del Sole nel segno della Bilancia.

 

Se dunque noi vogliamo definire che cos’è lo Zodiaco, la definizione più appropriata è: la fascia che si estende di qualche grado sopra e sotto l’Eclittica, suddivisa in 12 porzioni uguali di 30° ciascuno (i 12 segni) a partire dal punto vernale gamma.

 

Detto questo, possiamo vedere che cos’è la tanto decantata:

 

* PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI, che è dovuta a un altro di quei famosi 60 movimenti che la Terra compie nello spazio.

Gli equinozi si chiamano così dal latino “aequa nox”, cioè notte uguale al dì, perché come tutti saprete in quei due giorni, e solo in quei due giorni all’anno, su tutta la Terra si hanno 12 ore di luce e 12 ore di buio.

E fin qui abbiamo detto cosa sono gli “equinozi”. Ma cos’è la loro “precessione”? Lo vediamo con un esempio. Avete mai osservato cosa succede quando si fa girare una trottola? Gira gira gira e per un po’ il suo asse di rotazione si mantiene fermo, verticale. Così succede anche ai pianeti: con la differenza che il loro asse di rotazione non è quasi mai “verticale”, ma è sempre costantemente inclinato di una certa misura rispetto all’Eclittica. Abbiamo detto che nel caso della Terra quest’inclinazione è di 23°27’. Marte ha un’inclinazione simile alla nostra, attorno ai 25°. Venere è poco inclinata: 5° circa. L’asse di rotazione di Mercurio è quasi perfettamente perpendicolare all’Eclittica. Urano è il pianeta con l’asse più inclinato di tutti, è quasi “coricato” sul piano dell’Eclittica (dunque, un’inclinazione vicina ai 90°). Una diretta conseguenza dell’inclinazione dell’asse di rotazione è l’alternarsi delle stagioni su quel dato pianeta. Su Mercurio, per esempio, dove l’asse è perpendicolare all’Eclittica, non ci sono stagioni. Su tutti gli altri pianeti sì, anche se queste stagioni possono avere caratteristiche e durate diverse rispetto alle stagioni terrestri.

Torniamo al paragone della trottola che ruota mantenendo il proprio asse in verticale. Però dopo un po’ la trottola cosa fa? comincia a “perdere colpi” e l’asse di rotazione comincia a oscillare, disegna dei cerchi immaginari (in realtà un doppio cono) e poi la trottola perde equilibrio e cade.

I pianeti non cadono da nessuna parte, per fortuna. Sono mantenuti in rotazione da una forza che non sembra esaurirsi mai. Ma anche il loro asse di rotazione, come quello di una trottola che sta per fermarsi, disegna (ma molto lentamente) un doppio cono nello spazio. Nel caso della Terra il “cerchio” immaginario che disegna l’asse di rotazione viene completato ogni 26.000 anni circa. A causa di questo movimento i punti equinoziali si spostano in senso contrario alla rotazione terrestre percorrendo 1° ogni 72 anni circa: dunque 30° ogni 2.160 anni circa. Tra parentesi, attualmente il nostro Polo Nord punta (ma non esattamente, c’è uno scarto di 1°) verso l’ultima stella della “coda” dell’Orsa Minore, chiamata appunto stella polare. Fra 12.000 anni, invece, sarà Vega la stella polare (si trova nella costellazione della Lira).

La famosa precessione degli equinozi è dunque in realtà la precessione dei punti equinoziali, e per noi astrologi comporta che il punto vernale gamma di primavera (che è l’inizio del nostro zodiaco, il primo grado del segno dell’Ariete) si sposta con moto retrogrado sull’Eclittica di circa 1° ogni 72 anni. E’ ragionevole pensare che circa 4000 anni fa ci fosse una certa corrispondenza fra segni e costellazioni zodiacali, e che quando il Sole, passando sul punto vernale gamma, entrava in Ariete si trovava effettivamente proiettato anche contro la “costellazione” dell’Ariete. Ma una corrispondenza precisa tra segno e costellazione non c’è e non ci può essere. Adesso facciamo una pausa, vediamo se ci sono domande, e poi provo a spiegarvi perché non c’è e non ci può essere una corrispondenza precisa tra segni e costellazioni.

 

 

3. CONCETTI FONDAMENTALI:

Differenza tra segni e costellazioni.

Meridiani e paralleli, coordinate geografiche.

Anno e giorno.

 

Che differenza c’è tra “segni” e “costellazioni”? Abbiamo detto che il Sole percorre una linea immaginaria sulla volta celeste, chiamata Eclittica. Lungo questa linea “tocca” una serie di costellazioni, chiamate “costellazioni zodiacali”.

Ma le costellazioni sono gruppi APPARENTI di stelle in realtà molto lontane tra loro. Solo per motivi ottici, simbolici, culturali, l’uomo percepisce queste stelle come un gruppo omogeneo collegato da linee immaginarie che formano un preciso disegno. Tra le costellazioni zodiacali ce ne sono alcune molto semplici e piccole (come la costellazione dell’Ariete, che è formata da tre stelle disposte a triangolo) e altre molto complesse ed estese, come la Vergine o il Leone, che ha una forma che ricorda grosso modo la Sfinge Egizia.

Il Sole, però, nel suo tragitto annuale lungo l’Eclittica, tocca anche qualche altra costellazione, come quel famoso Ofiuco (…chi non ha mai sentito parlare dell’Ofiuco alzi la mano!) che si trova tra le costellazioni dello Scorpione e del Sagittario; o come la parte più alta del Cane Minore o quella di Orione; che però sono costellazioni, appunto, che non hanno niente a che vedere con i 12 segni zodiacali e con la tradizionale simbologia astrologica.

 

Cosa sono dunque i “segni zodiacali”? Se vi ricordate la definizione di Zodiaco, la risposta non può essere che questa: i segni zodiacali sono 12 suddivisioni teoriche dello Zodiaco, tutte uguali di 30° ciascuno, a partire dal punto vernale gamma che segna il primo grado del segno dell’Ariete.

 

Esistono altri movimenti minori della Terra, come per esempio la NUTAZIONE, una lieve oscillazione del “doppio cono” i cui bordi pertanto non sono perfettamente circolari ma frastagliati. Un po’ come il bordo di una formella, uno stampino per il budino. Anche i bordi dell’orbita terrestre sono frastagliati, perché Terra e Luna ruotano tra loro ed è il loro baricentro in realtà ad orbitare attorno al Sole. Per noi astrologi queste irregolarità comportano una cosa: che il moto retrogrado dei Nodi Lunari non è omogeneo. A tratti è retrogrado e a tratti è diretto. Ma nella normale pratica astrologica questi dettagli si possono tralasciare e noi astrologi possiamo tranquillamente considerare uno spostamento medio costante (e retrogrado) del Nodo Lunare.

Altri moti riguardano il fatto che l’intero sistema solare si trova a metà strada di un braccio esterno di una galassia a spirale (la Via Lattea) e che questo braccio è in rotazione rispetto al centro della galassia stessa (che poi è quello che vediamo nel cielo e che chiamiamo appunto “Via Lattea”); e anche questa galassia (secondo le attuali teorie scientifiche relative all’espansione dell’Universo) si sposterebbe a gran velocità in una certa direzione. Ma di questo parleremo domani.

E comunque questo tipo di movimenti minori non hanno nessuna influenza sulla nostra astrologia, che da questo punto di vista è basata su punti di riferimento assolutamente locali e costanti.

 

Adesso accenniamo rapidamente alla suddivisione della superficie della Terra in meridiani e paralleli, linee essenziali per determinare le COORDINATE GEOGRAFICHE che ci servono per la domificazione del Tema Natale.

I MERIDIANI sono 180 circonferenze massime passanti per i poli = 360 semicirconferenze. La prima, corrispondente alla Longitudine Zero, è quella di Greenwich. La LONGITUDINE è la distanza angolare (espressa in gradi e frazioni di grado) fra un certo punto della superficie terrestre e il meridiano Zero, misurata sul parallelo passante per quel punto.

I PARALLELI sono circonferenze di diametro decrescente, parallele all’Equatore. Sono 178 + i 2 punti corrispondenti ai due Poli. Il Parallelo Zero è l’Equatore, corrispondente alla Latitudine 0. La LATITUDINE è la distanza angolare (in gradi e frazioni di grado) fra un certo punto e l’Equatore, misurata sul meridiano passante per quel punto.

Queste circonferenze (meridiani e paralleli) vengono proiettate sulla Volta Celeste e servono anche come sistema di riferimento universale. L’Equatore diventa Equatore celeste, il “meridiano di Greenwich” celeste si chiama Circolo Meridiano (passa per i poli e indica la linea Nord-Sud) e la linea Est-Ovest viene indicata da un circolo, perpendicolare a questo Circolo Meridiano, chiamato Primo Circolo Verticale. La Latitudine celeste di chiama altezza, la Longitudine Celeste si chiama azimut (angolo tra circolo verticale passante per l’oggetto e Circolo Meridiano).

Per fissare le coordinate celesti di un oggetto, si calcola la distanza verticale dall’orizzonte (altezza) o dallo zenit (distanza zenitale) e la distanza dal punto cardinale Sud (azimut).

Anche noi astrologi abbiamo un nostro sistema di coordinate, che si basa sullo Zodiaco. La longitudine astrologica è la distanza in gradi dal punto vernale (o comunque dal primo grado di ogni segno), la latitudine è la distanza dalla linea dell’Eclittica.

Alcuni paralleli rivestono particolare importanza per le stagioni e per la domificazione. Si tratta dei tropici (23°27’ a Nord e a Sud dell’Equatore) e dei Circoli Polari (66°33’ a Nord e a Sud). Questi cerchi dividono la superficie terrestre in tre fasce ben distinte:

- la fascia tropicale, in cui il Sole è sempre perpendicolare (allo zenit) per tutto l’anno, e in cui le case placidiane sono sempre di 30°;

- la fascia temperata o intermedia, in cui il Sole non è mai allo zenit, e in cui le case placidiane hanno un’estensione variabile a seconda della latitudine e della stagione (più regolari e vicine a 30° nei pressi dell’Equatore e nei periodi vicini agli Equinozi, più irregolari nei pressi dei Circoli Polari e nei periodi vicini ai Solstizi); e

- le due calotte polari, dove il Sole non raggiunge mai una certa altezza, restando basso rispetto all’orizzonte per 6 mesi all’anno, e tramontando per altri 6 mesi; e dove la domificazione placidiana non funziona.

 

Abbiamo appena cominciato ma facciamo subito un po’ di ripasso.

Abbiamo detto che i due principali movimenti della Terra sono la Rotazione attorno al proprio asse e la Rivoluzione orbitale attorno al Sole.

Quando si parla di giorno e di anno, che sono due unità fondamentali del nostro modo di misurare il tempo, si pensa comunemente che un giorno corrisponda esattamente a un giro completo della Terra su sé stessa, e che un anno corrisponda esattamente a un giro completo della Terra attorno al Sole. Questo non è vero! O per lo meno, non è del tutto esatto.

 

* Il GIORNO - Infatti abbiamo detto che la Terra compie un giro completo su sé stessa (cioè 360° attorno al proprio asse di rotazione) in 23 ore e 56 minuti circa, mentre tutti sappiamo che il giorno è uguale a 24 ore. Allora dobbiamo innanzitutto fare una distinzione tra giorno siderale, che è appunto quello di 23 ore e 56 minuti circa, e giorno civile medio, che è quello di 24 ore esatte. Come mai questa differenza di 4 minuti? Da dove viene? Viene dal fatto che, nel tempo impiegato a fare un giro attorno a sé stessa, la Terra si sposta anche nel suo viaggio orbitale attorno al Sole.

Il giorno siderale si chiama così perché prende come riferimento una stella, una qualsiasi: dopo 23 ore e 56 minuti circa quella stella ritorna alla stessa posizione che aveva il giorno prima (o meglio, la notte prima) rispetto al nostro orizzonte locale. Il Sole invece “ritarda” e torna alla stessa posizione rispetto al nostro orizzonte 4 minuti più tardi, cioè dopo 23 ore 56 minuti + 4 minuti = 24 ore. Ma anche in questo caso non si tratta di 24 ore “esatte”, ed è per questo che dovremmo anche distinguere un giorno solare di “circa” 24 ore e un giorno civile di 24 ore “esatte”.

Semplificando, però, possiamo affermare che la Terra fa un giro completo su sé stessa in 24 ore, e che pertanto la cosa che interessa noi astrologi è che il Sole percorre 360° : 24 = 15° circa all’ora. Ma va ricordato che si tratta di un dato assolutamente approssimativo.

 

* L’ANNO - Qualcosa di molto simile avviene con l’anno. Comunemente si pensa che un anno corrisponda a un giro orbitale completo della Terra (360° attorno al Sole). Ma anche in questo caso le cose non stanno esattamente così: perché abbiamo detto che la Terra compie questo giro completo in 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e qualche secondo. Questo periodo viene detto anno siderale: si chiama così perché è il tempo necessario affinché una stella, una stella qualsiasi, venga di nuovo a trovarsi nella stessa posizione che aveva l’anno prima rispetto al nostro punto di osservazione.

Esiste anche in questo caso uno sfasamento tra il ritorno annuale delle stelle e quello del Sole, dovuto al semplice fatto che le stelle, come direbbe il saggio, stanno ferme mentre invece il Sole si muove sulla Volta Celeste. Il periodo che passa tra due ritorni esatti del Sole nella stessa precisa posizione che occupava un anno prima nella Volta Celeste si chiama anno solare.

Ma noi quando parliamo di anno nel linguaggio di tutti i giorni intendiamo un anno ancora diverso da questi due che vi ho detto. Noi intendiamo l’anno civile, che è di 365 giorni esatti. Tranne gli anni bisestili, ovviamente, quando è di 366 giorni.

Una domanda che capita spesso a noi astrologi è “io sono nato il 20 maggio: sono Toro o Gemelli?”, oppure “ma se sono nato il 17 ottobre, perché il prossimo Ritorno Solare ce l’ho il giorno 18?”

Perché... semplificando, possiamo dire che ciò avviene perché abbiamo a che fare con due misure non commensurabili, cioè non confrontabili, che non si possono mettere in relazione fra di loro: da un lato un cerchio che si chiude, e che come tutti i cerchi è diviso in 360°; né uno di più, né uno di meno. E dall’altro lato abbiamo un periodo di tempo (l’anno, il giorno…) che non è esattamente divisibile per 360.

Se ‘sto benedetto anno fosse di 360 giorni, esattamente uguale al numero di gradi in cui suddividiamo il cerchio, non ci sarebbero problemi! La Terra si sposterebbe ogni giorno di 1 grado esatto, e tutti gli anni il Sole entrerebbe in Ariete sempre alla stessa ora del 21 marzo. Ma purtroppo, o per fortuna, le cose stanno diversamente e per sapere dove si trova il Sole un certo giorno di un certo anno, dobbiamo ricorrere alle effemeridi.

 

Devo sottolineare che questa sfasatura tra l’anno civile e quello astrologico non è dovuta, come pensa qualcuno, alle varie riforme dei calendari. Anzi: i calendari sono stati riformati appunto per ridurre questo sfasamento, che è una specie di malattia congenita del nostro sistema di misurazione del tempo, che si ostina a mettere in rapporto delle grandezze che abbiamo definito incommensurabili: da un lato il cerchio di 360°, dall’altro dei periodi di tempo che, in qualsiasi modo vengano calcolati (minuti, ore, giorni…), non dànno mai una cifra intera.

 

 

4. CONCETTI FONDAMENTALI:

Problemi legati alla misurazione del tempo.

Calendari. Stagioni: solstizi ed equinozi.

 

I problemi legati alla misurazione del tempo sono molto vasti e complessi, ma nascono tutti dal tentativo di mettere in relazione grandezze diverse, come già detto, non commensurabili: il GIORNO con la rotazione della Terra attorno al proprio asse, l’ANNO con la rivoluzione orbitale attorno al Sole; il MESE con il periodo che passa tra due fasi lunari uguali (detto lunazione).

Nemmeno questi tre periodi di tempo (il GIORNO, il MESE e l’ANNO – e se vogliamo complicare ancora le cose, ci possiamo mettere anche la SETTIMANA) sono commensurabili tra loro. E la storia dei calendari è anche la storia del difficile, direi quasi impossibile tentativo di armonizzare queste tre o quattro misure del tempo.

 

* Il MESE - Il mese infatti non è, come afferma qualcuno, un dodicesimo di anno, e non ha nemmeno una precisa corrispondenza con i 12 segni zodiacali. Il mese, lo dice la parola stessa, la sua etimologia, ha a che fare con la Luna ed è il periodo di tempo che intercorre tra due lunazioni: corrisponde a 29 giorni 12 ore e 44 minuti 16 secondi circa. E non è un dodicesimo di anno. In un anno civile medio abbiamo infatti 12 lunazioni + 11 giorni 8 ore eccetera.

 

* CALENDARI - I vari calendari che l’uomo ha adottato nel tempo e che ancora oggi sono usati in diverse aree geografiche, sono essenzialmente di tre tipi:

- quelli LUNARI

- quelli SOLARI

- quelli LUNISOLARI.

Un esempio di calendario lunare è quello musulmano, che conta un anno di 12 lunazioni esatte, e si basa su un ciclo trentennale che alterna anni di 354 e anni di 355 giorni, con una differenza di 11 giorni in meno rispetto al nostro calendario solare. Dunque nel corso di 33 anni circa le feste musulmane percorrono tutto l’arco del nostro anno gregoriano; per esempio il ramadan (mese del digiuno), ogni anno arriva sempre un po’ prima rispetto al nostro calendario e così càpita che i musulmani praticano il digiuno a volte d’estate, a volte in primavera, a volte d’inverno e così via... Il calendario musulmano non si preoccupa di armonizzare il ciclo lunare con quello solare, e come detto è più breve del nostro: 100 anni musulmani corrispondono a circa 97 anni gregoriani.

Un esempio di calendario lunisolare è quello ebraico, che cerca di correggere la sfasatura tra lunazioni e anno solare tramite un ciclo di 19 anni nel quale si alternano, con regole piuttosto complesse (il primo giorno dell’anno e il giorno di Pasqua possono cadere solo di lunedì, martedì, giovedì e sabato), ben sei tipi di anno: di 353, 354, 355, 383, 384 e 385 giorni.

Il nostro calendario gregoriano è di tipo Solare. Infatti si basa sulla rigida suddivisione dell’anno in 365 giorni (366 negli anni bisestili) senza preoccuparsi delle sfasature che ciò comporta nel ciclo lunare.

Credo che sia interessante accennare a un sistema di misurazione del tempo molto particolare, che è quello che usavano per esempio gli antichi Romani: che contavano gli anni passati dalla fondazione di Roma, oppure dal momento in cui un certo personaggio era diventato Console o Imperatore. Questo è un sistema adattissimo a descrivere avvenimenti passati. Infatti si poteva dire che una certa battaglia era avvenuta il terzo mese del quinto anno del consolato di Marco Tullio Vitellio; e con una serie calcoli, conoscendo la data d’inizio di quel consolato, si poteva fissare nel tempo qualsiasi avvenimento passato. Ma è evidente che questo sistema non si poteva usare per fissare nel tempo avvenimenti futuri...

Anche il sistema astrologico che usiamo noi oggi, e basato sulle posizioni zodiacali dei luminari e dei pianeti, è per certi aspetti un sistema di misurazione del tempo. Noi possiamo dire per esempio che un certo avvenimento è accaduto, o accadrà, durante la congiunzione di Giove e Urano a 15°30’ del segno del Leone, e ciò ci permette di fissare nel tempo quell’avvenimento, passato o futuro. Però, ripeto, è un sistema di misurazione del tempo non commensurabile a quello usato nel nostro calendario civile. Dunque sbaglia chi afferma che un mese di calendario equivale a un segno zodiacale, o che un anno civile equivale al ritorno del Sole nella stessa posizione zodiacale.

Il sistema astrologico è effettivamente una specie di calendario particolare che potremmo definire stagionale. Infatti abbiamo detto che lo Zodiaco viene suddiviso in 12 parti uguali a partire dal punto vernale gamma, e che questo punto corrisponde alla posizione del Sole nel momento preciso dell’Equinozio di Primavera.

E’ risaputo però che l’Equinozio di primavera, e con esso l’entrata trionfale del Sole in Ariete, non avviene mai lo stesso giorno dell’anno, e anche se avviene lo stesso giorno dell’anno prima, non avviene mai alla stessa ora.

Quando il Sole passa per il punto opposto a quello vernale, entra in Bilancia e si ha l’Equinozio di autunno.

Esistono nello Zodiaco due punti che si trovano a 90° esatti dai due punti equinoziali: uno segna l’inizio del segno del Cancro, e quando il Sole ci transita sopra si ha il Solstizio d’estate. Sei mesi dopo (circa 6 mesi dopo!) il Sole passa per il punto zodiacale opposto, entra nel segno del Capricorno e si ha il Solstizio d’inverno.

 

Adesso torniamo un attimo a considerare l’inclinazione dell’asse terrestre e le fasce che questa inclinazione disegna sulla superficie della Terra: la fascia tropicale, quella intermedia e le due calotte polari.

Abbiamo detto che (se tralasciamo il movimento di precessione, che comunque non ha nessuna influenza sull’alternarsi delle stagioni) l’asse di rotazione della Terra mantiene la sua inclinazione di 23°27’ costante, sempre, durante tutto il periodo necessario alla Terra per percorrere l’intera orbita attorno al Sole. Mentre rispetto al piano orbitale l’inclinazione è costante, rispetto al Sole cambia a seconda delle stagioni. Vediamo un po’:

 

* SOLSTIZIO D’INVERNO: la Terra è di fronte al Sole in modo tale da avere il Polo Sud più vicino al Sole, illuminato dal Sole, e il Polo Nord più lontano, all’ombra. In questo momento nell’emisfero Sud della Terra è estate e il Sole è allo Zenit sul Tropico del Capricorno.

Nel nostro emisfero si ha la notte più lunga dell’anno, nell’emisfero Sud invece le stagioni sono invertite, dunque è estate e c’è il giorno più lungo dell’anno. A Nord le giornate cominciano ad allungarsi, a Sud sono le ore di luce a diventare sempre di meno.

 

* EQUINOZIO DI PRIMAVERA: spostandosi nella sua orbita, la Terra mantiene fissa l’angolazione dell’asse di rotazione. Dopo tre mesi circa la nostra Terra si trova spostata di 90° rispetto alla posizione precedente. In questo momento l’asse di rotazione, sempre inclinato di 23°27’ rispetto al piano dell’Eclittica, è però perfettamente perpendicolare rispetto al Sole.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il Sole si trova a picco sull’Equatore, e allo stesso tempo, sorge sul Circolo Polare Nord e tramonta al Circolo Polare Sud. E’ questo il momento dell’Equinozio di primavera, quando il giorno è diviso in 12 ore di luce e 12 ore di buio su tutta la superficie terrestre.

 

* SOLSTIZIO D’ESTATE: andiamo avanti. Dopo circa 3 mesi la Terra si trova spostata di altri 90°. Stavolta è il Polo Nord ad essere rivolto al Sole, e il Polo Sud è completamente all’ombra. In questo momento nell’emisfero Sud della Terra è inverno e il Sole è allo Zenit sul Tropico del Cancro.

Nel nostro emisfero le giornate cominciano ad accorciarsi e le notti ad allungarsi, il contrario avviene nell’altra metà del mondo.

 

* EQUINOZIO D’AUTUNNO: dopo altri tre mesi circa la nostra Terra si trova spostata di 90° rispetto alla posizione precedente, e di 180° rispetto all’Equinozio di Primavera. In questo momento l’asse di rotazione, sempre inclinato di 23°27’ rispetto al piano dell’Eclittica, è di nuovo perfettamente perpendicolare rispetto al Sole.

Il Sole allora si trova di nuovo a picco sull’Equatore, e basso sull’orizzonte sia al Polo Nord sia al Polo Sud. Solo che al Polo Nord tramonta e al Polo Sud sorge. Di nuovo il giorno è diviso in 12 ore di luce e 12 ore di buio su tutta la superficie terrestre.

 

* SOLSTIZIO D’INVERNO: la Terra è di nuovo di fronte al Sole in modo tale da avere il Polo Sud più vicino al Sole, illuminato, e il Polo Nord più lontano, all’ombra. In questo momento nell’emisfero Sud della Terra è estate e il Sole è allo Zenit sul Tropico del Capricorno.

 

Ha dunque ragione chi afferma che la nostra astrologia è stagionale, e che siccome le stagioni sono invertite nei due emisferi, anche i valori e i simboli astrologici vanno invertiti se si fa l’oroscopo a una persona nata nell’emisfero australe? Secondo me la risposta è: decisamente NO.

Perché no? Per una serie di motivi:

- perché basta interpretare un paio di grafici relativi a persone nate nell’altro emisfero o relativi a eventi (tipo Rivoluzioni Solari, transiti) che avvengono nell’emisfero boreale, per rendersi conto che il “nostro” sistema tradizionale funziona benissimo, senza bisogno di nessuna altra modifica oltre la normale sottrazione di 12 ore nel calcolo del Tempo siderale e l’inversione dei segni nelle Tabelle di domificazione.

- perché le stagioni non sono una causa: sono un effetto dell’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre.

- perché le stagioni come le conosciamo noi sono la somma di un’iconografia culturale che si è sviluppata e affinata nel tempo. Un esempio per tutti: una certa canzone descrive Settembre come “il mese dei ripensamenti sul tempo e sull’età”. In realtà nessuno ci vieta di vivere momenti di riflessione e magari anche di depressione, o introspezione, chiusura in noi stessi, che so io: in piena estate, davanti a una spiaggia assolata, o in primavera davanti a un’ape che si posa su una margherita. Quello che voglio dire è che le analogie tipo “inverno = freddo, buio, grigiore, chiusura, preparazione per la rinascita” oppure “primavera = rinascita, disgelo, calore, freschezza, profumo, ebbrezza” eccetera, non sono per niente universali e sono legate a un ciclo stagionale valido soltanto nel nostro bacino del Mediterraneo (e nemmeno in tutta Europa): mentre l’Astrologia dimostra di funzionare su tutto il globo terrestre, ed è dunque molto più universale del linguaggio stagionale codificato nella nostra area geografica.

- perché i 12 segni sono una divisione teorica dello spazio zodiacale, e non un “dodicesimo di anno” o un “terzo di stagione”.

- perché non riesco ad accettare l’idea di un’astrologia nata in modo pragmatico, da una serie di attente ed acute osservazioni fatte (secondo alcuni) dai pastori Caldei sul carattere delle persone, o del bestiame, in un periodo storico in cui nessuno si sognava di usare un metodo nemmeno lontanamente pragmatico o pseudogalileiano per ricavare dei rapporti di causa-effetto sui quali basare, e con i quali giustificare la propria visione del mondo.

Ma si tratta di una mia opinione personale, ovviamente. Più avanti tratteremo argomenti meno tecnici e forse anche più interessanti. Perciò se con questi temi vi siete un pochino annoiati, non preoccupatevi: d’ora in poi sarà più facile restare svegli!

 

 

5. IL NOSTRO SISTEMA SOLARE:

Pianeti, asteroidi, satelliti, comete.

 

Agli astrologi spesso si contesta l’abitudine di chiamare “pianeti” anche il Sole e la Luna; perché dal punto di vista astronomico, sono: il Sole, una stella; e la Luna, un satellite.

Ma noi astrologi usiamo la parola “pianeta” nel suo significato originale. Gli antichi, infatti, chiamavano “stelle” tutto ciò che brillava nel cielo. E avevano notato che c’erano alcune stelle che non cambiavano posizione da una notte all’altra, e queste le chiamavano “stelle fisse”; altre invece si spostavano da una notte all’altra, e per questo le chiamavano “stelle erranti”. Ecco, pianeta vuol dire errante. Da questo punto di vista, per gli antichi erano “pianeti” anche le comete, i meteoriti, le stelle cadenti e le supernovae (“stellae novae”).

Noi astrologi abbiamo mantenuto questa terminologia tradizionale, ma per evitare certe critiche da parte degli astronomi, personalmente consiglio di usare il termine “Luminare” per indicare il Sole e la Luna.

Allora vediamo quanti e quali tipi di corpi celesti popolano il nostro sistema solare. Innanzi tutto c’è una stella centrale:

 

* IL SOLE. Come tutte le stelle, il sole è una massa di fuoco composta principalmente di elio che si trasforma in idrogeno liberando energia. E’ una sfera gassosa che non ha una superficie solida; quello che vediamo (fotosfera) è la zona più esterna che impedisce di vedere quello che sta “sotto” la fotosfera: l’interno del Sole.

Oscurando opportunamente il disco solare (per esempio durante le eclissi di Sole, oppure con accorgimenti speciali) è però possibile vedere quello che sta “sopra” la fotosfera, e che chiamiamo, per analogia con i pianeti, atmosfera solare, suddivisa in cromosfera (strato più interno) e corona solare (lo strato più esterno).

Ricordatevi che il Sole non va mai osservato direttamente, né a occhio nudo né tanto meno col binocolo o col telescopio!!! L’unica eccezione, se è coperto da strati di nebbia, fumo, spesse nubi, oppure al tramonto quando è molto basso all’orizzonte.

Comunque, osservata con gli opportuni accorgimenti, la superficie del Sole rivela una fitta granulazione del tutto simile al ribollire della superficie di un liquido appunto, in ebollizione; e soprattutto le famose macchie solari che sono zone in cui la temperatura superficiale è un po’ più bassa di quella tutt’intorno, e che per questo emettono meno luce e appaiono scure.

Nella cromosfera e nella corona solare avvengono diversi altri fenomeni, come le famose protuberanze, violenti getti di materiale solare verso lo spazio esterno, che possono provocare conseguenze dirette anche sulla Terra: aurore boreali, tempeste magnetiche, disturbi o addirittura interruzione dei segnali radio.

Tutta l’attività solare nel suo complesso mostra un ciclo di 11 anni. Nel periodo di minima abbiamo delle macchie solari all’equatore, mentre altre nascono alle latitudini medie (attorno ai 40° sopra e sotto l’Equatore solare) e scendono lentamente (nel giro di 4-5 anni) verso l’Equatore.

Il Sole non emette solo luce, ma anche e soprattutto energia, raggi ultravioletti, raggi X, particelle subatomiche: si tratta di un vero e proprio vento spaziale che tra l’altro verrà sfruttato per far viaggiare nello spazio una specie di “vela spaziale”.

Il Sole è una stella nana gialla, come ce ne sono molte nell’universo, e secondo le attuali teorie relative alla classificazione delle stelle, il Sole è una stella relativamente giovane, che fra qualche miliardo di anni si espanderà fino a diventare una gigante rossa, e in seguito (ma sempre nel giro di alcuni miliardi di anni) collasserà rapidamente diventando una stella nana bianca, o forse addirittura un buco nero.

 

Attorno alla stella centrale orbitano, tutti nella stessa direzione (antioraria se si osservasse il sistema solare da “sopra”, dal Polo Nord Celeste), i pianeti. La differenza tra stella e pianeta sta nel fatto che la stella brilla di luce propria, mentre il pianeta brilla di luce riflessa.

Ma quando noi osserviamo il cielo di notte, come possiamo capire se un certo puntino luminoso è una stella o un pianeta?

1) E’ un pianeta se, notte dopo notte, si sposta e lo vediamo in posizione diversa rispetto alle altre stelle.

2) E’ un pianeta se è molto brillante, ma questa non è una regola generale.

3) E’ un pianeta se la sua luce non “scintilla” come quella delle stelle (specialmente quando sono basse all’orizzonte o nelle giornate di vento).

4) E’ un pianeta se, osservato al binocolo o al telescopio, rivela un certo diametro (le stelle appaiono come dei punti anche col più potente telescopio!).

 

In ordine di distanza dal Sole, troviamo:

 

* MERCURIO. Gli astronomi lo descrivevano fino a pochi anni fa come un pianeta sterile, con una metà perennemente illuminata dal sole e l’altra perennemente ghiacciata. In realtà si è poi scoperto che Mercurio non mostra sempre la stessa faccia verso il Sole, ma effettua una lenta rotazione. Ha un aspetto molto simile alla nostra luna: pieno di crateri. Sembra che non abbia atmosfera, ed è appena un po’ più grande della nostra Luna.

 

* VENERE. E’ un pianeta che sembra avere caratteristiche simili a quelle della Terra (dimensione, massa, gravità), ma siccome è coperto di fitte nuvole è difficile capire com’è fatto davvero, perché non riusciamo a vedere la sua superficie. Alcune sonde sono atterrate su Venere, ma l’atmosfera molto densa, il calore, i gas o qualche altro fattore hanno impedito finora di ricevere immagini esaurienti e dati precisi dalla superficie di Venere. Attualmente si pensa che non sia possibile nessuna forma di vita su questo pianeta, perché è troppo vicino al Sole e le temperature sono troppo elevate. Tuttavia, mi sembra interessante notare come questo pianeta ricorre spesso nella casistica ufologica. Ma avremo occasione di parlarne più avanti.

Venere è un po’ più piccola della Terra, e ha i poli invertiti: cioè il polo Nord è in basso e il polo Sud in alto; in altri termini, Venere ruota su sé stessa in senso inverso rispetto alla Terra e alla maggior parte degli altri pianeti.

 

* MARTE. Dopo la Terra troviamo Marte, pianeta molto simile alla Terra, e che possiamo studiare molto bene perché ha un’atmosfera piuttosto rarefatta. Marte ha un’inclinazione sul proprio asse di circa 25°, e anche le dimensioni e la durata del giorno sono molto vicine a quelle della Terra. Non è un caso che si stiano progettando missioni spaziali con equipaggio dirette su Marte. Gli scienziati scettici ritengono però che l’atmosfera di Marte sia troppo rarefatta perché possa sostenere la vita, che sul Pianeta Rosso non ci sia acqua e che Marte sia troppo distante dal Sole e che pertanto sia molto freddo. Come forse saprete, Marte è un pianeta misterioso e affascinante anche perché sulla sua superficie sono state fotografate delle strutture molto particolari: alcune piramidi, muraglie che possono sembrare edifici, una “faccia misteriosa” e addirittura un cratere che assomiglia molto alla famosa “faccina che ride”.

Nel 1877 l’astrologo italiano Schiaparelli notò per primo due cose interessanti sulla superficie di Marte, che fecero pensare subito alla possibilità di un mondo abitato: i famosi canali e dei veri e propri cambiamenti stagionali (tipo calotte polari e vaste aree verdi che cambiavano estensione col passare dei mesi). I misteri di Marte sono alimentati dal fatto che, anche di recente, alcune sonde spaziali sono letteralmente sparite a poca distanza dalla sua superficie, senza motivo apparente. Marte è il pianeta delle dimensioni eccezionali: ha un monte Olimpo alto 26 km, e un sistema di canyon molto più profondi di quelli della Terra. Marte ha anche due satelliti naturali piuttosto piccoli e veloci, chiamati Phobos e Deimos.

 

* Tra Marte e Giove (in una zona dove, secondo la legge di Titius-Bode, dovrebbe trovarsi un altro pianeta, a 2,8 Unità Astronomiche dal Sole), c’è la fascia degli ASTEROIDI o PIANETINI, che forse sono ciò che rimane di un antico pianeta andato distrutto. Alcuni di questi asteroidi sono raggruppati in due punti precisi, a 60° da Giove, chiamati punti lagrangiani dall’astronomo francese, Lagrange, che studiò questi due punti d’equilibrio gravitazionale. Alcuni asteroidi si muovono piuttosto liberamente nel sistema solare, dunque escono ed entrano molto spesso da questa fascia, ma sempre su orbite ellittiche che noi possiamo misurare e calcolare in anticipo. Il primo asteroide conosciuto (e anche il più grande: 1000 km di diametro) è Cerere, scoperto dall’astronomo palermitano Piazzi nel 1801; altri tre (Pallade, Giunone e Vesta) furono individuati tra il 1802 e il 1807. Chirone è un asteroide anomalo perché orbita tra Saturno e Urano. Hidalgo ha un’orbita talmente eccentrica che all’afelio si trova vicino a Saturno, al perielio è vicino a Marte.

 

I pianeti interni alla fascia degli asteroidi sono tutti piuttosto piccoli (diciamo grosso modo come la Terra) e hanno caratteristiche simili alla nostra Terra: cioè sono delle sfere di roccia avvolte da un’atmosfera gassosa più o meno densa. Inoltre hanno pochissimi satelliti, o nessuno. I pianeti esterni a questa fascia sono invece dei giganti gassosi, dunque privi di una superficie solida, caratterizzati da una pressione atmosferica molto elevata, una gravità eccezionale (proporzionale alla loro massa) e dal fatto d’avere ciascuno numerosi satelliti naturali.

 

* Il primo dei pianeti giganti è GIOVE, il pianeta in assoluto più grande del sistema solare, famoso per la sua macchia rossa nell’emisfero sud, che in effetti non si sa bene che cos’è! L’ipotesi più accreditata parla di una irregolarità sulla superficie di Giove, che provoca un ristagno di gas nella zona soprastante. Giove ha numerosi satelliti, e alcuni di questi (Io, Europa) potrebbero ospitare forme di vita: e non tanto per la presenza di attività vulcanica, laghi d’acqua ghiacciata o atmosfera più o meno ricca di metano; quanto perché Giove è un pianeta particolare, che si contrae anche se di pochissimo (un millimetro all’anno), emettendo più energia di quanta ne riceva dal Sole: e che pertanto potrebbe “scaldare” i propri satelliti più di quanto può fare il Sole. Che da quella distanza appare come una stella, molto luminosa, ma anche molto piccola (6’ di grado). Si deduce che Giove è gassoso dal fatto che l’Equatore ruota molto più velocemente dei Poli (come avviene anche sul Sole), ma non possiamo escludere l’esistenza di strati solidi in profondità, sotto l’atmosfera. Anche Giove, come Saturno, è circondato da una serie di anelli.

 

* Poi arriva SATURNO. Un po’ più piccolo di Giove, è famoso per i suoi anelli, che - si pensa - sono i resti di una o più lune che si sono disgregate perché si sono avvicinate troppo alla superficie del pianeta. Un’altra teoria dice il contrario, e cioè che si tratta di materiale primordiale che non è riuscito a fondersi insieme per formare una luna, proprio perché troppo vicino al pianeta. Come vedete, gli astronomi spesso ci rimproverano di essere imprecisi e contraddittori, ma tante volte lo sono anche loro!

Gli anelli di Giove e Saturno sono comunque formati da una miriade di corpuscoli di ghiaccio e roccia ghiacciata, in orbita attorno al pianeta come una serie di piccolissime lune. Anche Saturno è attorniato da numerosi satelliti. Il più grande, Titano, è dotato di atmosfera, e sembra che sia l’unico fra i satelliti del sistema solare ad avere un’atmosfera gassosa. Anche Saturno, come Giove, si contrae emettendo energia.

 

* Dopo Saturno ci sono dei pianeti che non si possono osservare a occhio nudo. Il primo di questi è URANO, scoperto da William Herschel nel 1781, per puro caso. Gli altri (Nettuno e Plutone) invece furono scoperti in base a calcoli matematici, studiando le anomalie nelle orbite di Urano e Nettuno. Urano è un po’ più piccolo di Giove e Saturno, ma ugualmente maestoso, di un bel colore azzurro e dotato anche lui di una sottile fascia di anelli che ruotano attorno all’equatore. Ma la caratteristica più interessante di Urano, che sembrerebbe confermare la sua fama astrologica di pianeta delle novità e controcorrente, è il fatto che il suo asse di rotazione è quasi “adagiato” sul piano orbitale (98°), e che anche Urano, come Venere, ruota attorno a sé stesso in senso contrario a quello di tutti gli altri pianeti. Questa particolarissima situazione astronomica comporta delle evoluzioni molto interessanti che il Sole fa, osservato da Urano. Se non che visto da Urano il Sole è molto piccolo (poco meno di due primi di grado), dunque si può tranquillamente confondere con una stella o un altro pianeta. Anche Urano ha numerosi satelliti (Ariel, Miranda, Titania, Oberon…) che ruotano sul piano equatoriale del pianeta.

 

* NETTUNO è un altro pianeta gassoso gigante, ma più piccolo di Giove e Saturno. Fu osservato per la prima volta nel 1846, ma la sua esistenza era già ipotizzata da alcuni anni per le irregolarità dell’orbita di Urano. Ha alcuni satelliti (Tritone, Nereide…) e a quanto pare, anche lui emette energia.

 

* PLUTONE è stato scoperto da Tombaugh nel 1930. E’ considerato l’ultimo pianeta del sistema solare, ma in realtà a volte la sua orbita interseca quella di Nettuno, e in quei periodi è Nettuno l’ultimo pianeta del sistema solare, e Plutone il penultimo. Secondo voi questo comporta un diverso valore astrologico di Plutone, quando è l’ultimo pianeta e quando è il penultimo? Se sì, perché? Comunque Plutone è un pianeta decisamente più piccolo, ha dimensioni paragonabili a quelle dei pianeti interni, e ha una caratteristica che lo accomuna alla Terra: ha un satellite naturale molto grande rispetto alle sue dimensioni, Caronte. Infatti a essere più precisi, Terra e Luna, più che pianeta-satellite, si possono definire un sistema planetario doppio, e così anche Plutone-Caronte.

Si è parlato di una possibile “retrocessione” di Plutone, perché secondo alcuni astronomi è troppo piccolo, lontano e insignificante per aspirare al ruolo di pianeta. Alcuni pensano che possa essere una luna di Nettuno sfuggita alla sua attrazione gravitazionale. Se fosse davvero così, secondo voi questo comporterebbe un diverso valore astrologico di Plutone? E perché?

 

* Altri oggetti - Il sistema solare è attorniato da una zona chiamata Nube di Oort, dalla quale fuoriescono ogni tanto dei blocchi di ghiaccio o roccia ghiacciata che, giunti in prossimità del Sole (a circa due Unità Astronomiche), per effetto del vento solare, liberano dei gas e formano una caratteristica coda che si estende sempre in direzione opposta a quella del Sole: sono le comete. Alcune di queste comete hanno orbite aperte, il che vuol dire che tracciano una parabola nel cui fuoco si trova il Sole, e poi ritornano nello spazio da dove vengono e non tornano più. Ma la maggior parte hanno orbite ellittiche e ritornano a periodi regolari, anche se spesso si tratta di periodi molto lunghi, di migliaia di anni. La cometa più famosa è senz’altro quella di Halley che ha un periodo di 76 anni.

 

Nello spazio ormai gira un po’ di tutto, anche e soprattutto rottami e immondizia lasciata dalle ormai numerose missioni spaziali. Ma anche frammenti di roccia chiamate meteoriti che, entrando nell’atmosfera terrestre, s’infiammano diventando quelle che più poeticamente chiamiamo stelle cadenti. Molti di questi frammenti sono raggruppati in fasce orbitali ben precise, e in certi periodi dell’anno la Terra passa attraverso queste zone e allora si hanno le più famose piogge di stelle cadenti, come quella del 10 agosto (circa 70 stelle l’ora) quando le meteoriti sembrano provenire dalla costellazione di Perseo e per questo si chiamano Perseidi; o quella del 15 novembre, quando sembrano provenire dalla costellazione del Leone e per questo si chiamano Leonidi (20 stelle l’ora).

 

 

6. STELLE E ALTRI OGGETTI:

Stelle, pulsar, quasar, nebulose, galassie

 

Gli antichi avevano una visione dell’universo che per certi versi era molto, ma molto complessa; ma per altri aspetti, era molto più semplice della nostra.

Per loro, per esempio, tutti gli oggetti che brillano nella volta celeste erano “stelle”. C’erano però diversi tipi di stelle:

 

- le stelle fisse: quelle che da una notte all’altra non si spostano perché sembrano fissate, “inchiodate” alla volta celeste

- le stelle erranti (i nostri “pianeti”): quelle che ogni notte appaiono in una posizione diversa rispetto a quella precedente

- le stelle comete: caratterizzate dalla “coda” e dal fatto di apparire (ma non tutte) ad intervalli regolari

- le stelle nuove: quelle che appaiono all’improvviso, brillantissime, luminosissime, a volte anche al punto di illuminare il cielo a giorno, per poi sparire dopo poche ore o poche notti. Si può trattare di stelle che scoppiano, oppure di un certo tipo di stelle variabili che, per motivi sconosciuti, aumentano all’improvviso la loro luminosità

- le stelle cadenti o meteore: oggi le chiamiamo meteoriti o bolidi, appaiono all’improvviso e spariscono quasi subito dopo aver lasciato una scia luminosa.

 

La classificazione tradizionale si basa dunque sull’osservazione, su quello che si vede osservando ad occhio nudo la volta celeste. La scienza moderna invece usa una classificazione diversa. E fa subito una netta distinzione tra stelle (globi di materiale incandescente allo stato semigassoso) e altri tipi di corpi celesti. Abbiamo visto che ci sono i pianeti, i satelliti naturali dei pianeti, gli asteroidi, le meteore e le comete; adesso vediamo che cosa c’è fuori dal nostro sistema solare.

 

* Le STELLE - Innanzi tutto l’universo appare popolato di stelle. Le stelle vengono classificate in base alla loro luminosità, alle loro dimensioni e al loro colore, che poi è direttamente collegato alla loro temperatura.

Una prima classificazione riguarda la magnitudine o grandezza. Risale al II secolo a.C., quando Ipparco classificò le stelle normalmente visibili ad occhio nudo (che poi non sono tantissime: sono circa 2600 in una notte limpida e senza luna) in base alla loro luminosità apparente. Le stelle più luminose erano dette di magnitudine 1 e via via quelle meno luminose, di magnitudine 2, 3 eccetera fino alla sesta magnitudine, quella delle stelle appena percepibili ad occhio nudo. Le stelle di prima magnitudine sono circa 100 volte più luminose di quelle di sesta. Nel 1856 si volle dare precisione scientifica a questo sistema empirico di classificazione e si precisò che le stelle di sesta magnitudine dovevano essere esattamente 100 volte meno luminose di quelle di prima. Però è stato necessario assegnare dei valori negativi a quegli oggetti ancora più luminosi delle stelle di prima grandezza, come

 

Sirio: magnitudine -1,5

Venere: magnitudine -4,4

la Luna: magnitudine -12,7 e

il Sole: magnitudine -26,8

 

Contemporaneamente si è dovuto estendere la scala anche alle stelle visibili solo al binocolo o al telescopio, così una stella di settima magnitudine è già normalmente invisibile ad occhio nudo, e i più potenti telescopi ottici possono vedere le stella fino alla magnitudine +24. Tra l’altro le stelle e i pianeti più luminosi (magnitudine 1 o negativa) si possono vedere anche di giorno, specialmente se osservati con un binocolo o anche un tubo annerito che riduca di molto la luminosità del cielo diurno. Certo, in questo modo dobbiamo sapere dove cercarle!

Un altro modo per classificare le stelle è quello di misurare con particolari strumenti la loro luminosità, cioè la quantità di energia emessa dalla stella prendendo come valore di riferimento l’energia emessa dal Sole. Una stella di luminosità 10 vuol dire che emette 10 volte tanta energia quanta quella che emette il Sole.

Un altro sistema è anche quello della magnitudine assoluta, che è quella che avrebbero le stelle se fossero tutte alla stessa distanza da noi (e per convenzione si prende una distanza di 10 parsec, corrispondente a poco più di 3 anni luce, cioè 90 trilioni di km). Vedremo più avanti come si fa a misurare la distanza delle stelle.

 

* Esiste poi un diagramma, detto di Hertzsprung-Russel, che suddivide le stelle in base a criteri di vario tipo: tipo spettrale, temperature, colore e dimensioni. In questo diagramma le stelle che si trovano più in alto sono quelle più luminose e grandi; spostandoci da sinistra verso destra invece abbiamo diversi tipi spettrali, corrispondenti a stelle sempre meno calde. Quelle a sinistra sono più azzurre e incandescenti, quelle a destra sono più rosse e “fredde”.

Cosa s’intende per tipo spettrale? Tutti sanno che la luce solare, se passa attraverso un prisma ottico, viene scomposta nelle sette lunghezze d’onda corrispondenti ai colori fondamentali dell’arcobaleno. Arcobaleno che, tra parentesi, si forma proprio quando la luce del sole passa attraverso migliaia di goccioline in sospensione che funzionano da altrettanti prismi. Comunque il primo a scoprire questo fenomeno è stato Newton.

Se però ingrandiamo e osserviamo attentamente la luce solare che esce da un prisma, scopriremo che su di essa appaiono tantissime righe scure. Queste righe sono state osservate la prima volta nel 1802, e poi con maggior chiarezza nel 1818. Cosa sono queste righe nere? Sono dovute al fatto che il Sole ha delle componenti solide e delle componenti gassose. Se noi mettiamo in incandescenza un solido e scomponiamo la sua luce con un prisma, avremo delle fasce colorate continue; se invece mettiamo in incandescenza un gas e scomponiamo la sua luce col prisma, avremo delle strisce verticali luminose (a seconda della sua composizione; ogni elemento chimico emette, infatti, una radiazione luminosa ben precisa). Il Sole e tutte le altre stelle hanno uno strato esterno di gas incandescente che copre un nucleo interno solido, anch’esso incandescente. In questo caso le linee verticali delle componenti gassose appaiono come linee scure che interrompono la continuità delle fasce colorate in sottofondo.

Dal tipo di spettro emesso dalle diverse stelle, possiamo sapere la loro composizione, e anche la temperatura a cui bruciano i vari componenti.

Torniamo al diagramma di H-R. La maggior parte delle stelle si raggruppa in una fascia che lo attraversa in diagonale, detta sequenza principale, in cui ogni punto rappresenta una stella. Il Sole occupa una posizione intermedia nella sequenza principale: è una stella non troppo grande né troppo piccola, non troppo fredda e nemmeno troppo calda, luminosa né più né meno di tante altre. In particolare, il Sole viene definito una stella Nana gialla. Sotto la sequenza principale abbiamo il gruppo delle Nane bianche, che sono stelle più calde e più piccole; in alto a destra c’è il gruppo delle Giganti Rosse (più grandi e più fredde) ancora più sopra quello delle Giganti, o Supergiganti, Blu (un po’ più calde delle giganti rosse e molto più luminose).

Si suppone che le stelle si evolvano e che nel giro di miliardi di anni cambino espandendosi fino a diventare giganti rosse o blu, e che poi a seconda della loro massa iniziale, si contraggano fino a diventare:

- le stelle di dimensioni medie, come il nostro Sole, diventano nane bianche e si spengono lentamente come una candela che si consuma;

- le stelle più grandi forse esplodono in supernovae lasciando attorno a sé grandiose nubi di materiale stellare come quella che vediamo nella nebulosa del Granchio (e che fu osservata da astronomi giapponesi e cinesi, ma anche da alcune tribù Navajo, nel 1504);

- le stelle più piccole probabilmente “collassano” diventando buchi neri.

 

* Cosa sono i BUCHI NERI? sono masse enormi concentrate in spazi ridottissimi. Sono stelle collassate molto piccole, grandi come un pianeta, che possiedono una gravità così forte che nemmeno la luce riesce a sfuggire dalla loro superficie. Avrete sentito forse parlare di velocità di fuga: è la velocità necessaria a sfuggire all’attrazione gravitazionale di una pianeta, partendo dalla sua superficie. Sui buchi neri la gravità è talmente forte che nemmeno la luce, con i suoi 300 mila km al secondo, è capace di sfuggire all’attrazione gravitazionale. Perciò un ipotetico raggio di luce che partisse dalla superficie di un buco nero, farebbe come un sasso lanciato per aria: percorrerebbe una traiettoria curva e poi ricadrebbe a terra. Tra l’altro per sfuggire all’attrazione di un pianeta non basta raggiungere una certa velocità, occorre anche allontanarsi per la via più breve dalla sua superficie: dunque in linea retta, sempre più in alto. Dunque ricordate che un buco nero non è un vero è proprio “buco”: è un corpo celeste, solo che appare nero perché cattura tutta la luce che gli passa vicino.

Secondo le attuali teorie relativistiche, i buchi neri provocano una deformazione tale dello spazio-tempo circostante da creare paradossi. Si dice che se un astronauta potesse arrivare nei pressi di un buco nero con una certa angolazione, potrebbe incontrare sé stesso nel momento in cui entra. Oppure potrebbe passare in un’altra dimensione. Dunque i buchi neri potrebbero essere possibili passaggi, tunnel spaziali.

 

L’Universo è popolato da molti altri oggetti interessanti. Vediamone alcuni.

 

* Le PULSAR: il nome viene da Pulsing Star, stella pulsante di neutroni. E’ una stella che emette, ai due estremi, due forti impulsi radio, e che ruotando su sé stessa indirizza questi fasci verso la Terra a intervalli regolari. Dalla Terra, questi impulsi regolari possono dare l’idea di un messaggio di vita intelligente. Ma è un segnale, appunto, “troppo” regolare. Si suppone che le Pulsar siano quello che rimane di una supernova. Come mai emettono solo due fasci? Per il motivo detto prima a proposito dei buchi neri. Hanno una massa talmente concentrata e una gravità talmente forte che l’energia che esse stesse emettono dal loro interno riesce a sfuggire solo in minima parte, nelle zone in cui si allontana in linea retta dalla superficie.

 

* i QUASAR: oggetti “quasi stellari” di cui si sa molto poco. Si tratta di radiogalassie, che emettono potenti onde radio come se fossero oggetti giganteschi o luminosissimi, quando in realtà come forma e dimensioni non si distinguono dalle altre stelle o dalle altre galassie.

 

* le STELLE VARIABILI: a volte più luminose, a volte meno. Questo può essere dovuto a motivi interni alla stella (e allora si parla di stella variabile intrinseca) o a fattori esterni (variabile estrinseca). Le stelle variabili estrinseche appaiono meno luminose quando un altro corpo celeste (che può essere un pianeta, o un’altra stella che ruota intorno) passa loro davanti interponendosi tra la Terra e loro, “eclissandole” per un certo periodo. Le stelle variabili intrinseche non vengono oscurate da niente, ma sono sottoposte a periodi di maggiore e minore luminosità per motivi che non conosciamo. Esistono anche variabili irregolari, che aumentano in modo spettacolare la loro luminosità senza motivi apparenti (dando origine alle supernovae) e poi ritornano alla loro luminosità normale.

 

Tutti questi oggetti di solito non sono sparsi casualmente nello spazio, ma sono concentrati in gruppi che, a seconda della forma e delle caratteristiche, prendono diveri nomi. Ci sono per esempio:

- le GALASSIE: di solito sono a spirale, come la Nebulosa di Andromeda o come la nostra Via Lattea; ma possono essere anche a ellisse, lenticolari, a spirale barrata, o di forma irregolare;

- gli ammassi globulari in cui le stelle appaiono ammassate attorno a un punto centrale;

- le nebulose: spettacolari nubi di gas cosmico. Come quella ad anello del Granchio, residuo di una supernova osservata dagli astronomi cinesi nel 1504. O quella a testa di cavallo in Orione.

 

A volte le galassie possono essere a coppie: una più grande e una più piccola che le ruota intorno, oppure raggruppate. La nostra Via Lattea fa parte di un gruppo locale comprendente una decina di oggetti tra cui le Nubi di Magellano e la Galassia “gemella” di Andromeda.

 

 

7. DISTANZE ASTRONOMICHE – RELATIVITA’:

Unità astronomiche, Anno-luce, Parallasse, Parsec.

Universo in espansione. Relatività.

 

L’astrologia, abbiamo visto, “riduce” l’universo ad un piano solo, quello dell’Eclittica. Potremmo affermare che è una specie di “astronomia a due dimensioni” (il che ovviamente non significa necessariamente “astronomia semplificata” o “banalizzata”!). Inoltre si basa su una visione geocentrica che annulla di fatto le distanze, immaginando l’universo come una sfera che circonda la Terra ad una distanza difficilmente definibile.

Ma vediamo quali sono le unità di misura che utilizzano gli astronomi più frequentemente, e come possiamo sapere a che distanza si trova, da noi osservatori, un oggetto dello spazio esterno.

 

* UNITA’ ASTRONOMICA: è la distanza media Sole-Terra, e corrisponde a 149 milioni e 1/2 di km (afelio 152 - perielio 147 milioni di km). Due astronomi, Titius e Bode, hanno ritenuto di trovare una certa regolarità nelle distanze dei pianeti dal Sole, misurate in unità astronomiche. Mercurio si trova a 0,4 UA dal Sole, Venere a 0,7 UA, la Terra a 1 UA, Marte a 1,5 UA. Un altro pianeta si “dovrebbe” trovare a 2,8 UA dal Sole e lì ci troviamo la fascia degli asteroidi. Giove si trova a 5 UA, Saturno a 9,5 UA, Urano a 19 UA, Nettuno a 30 UA e Plutone a 39 UA dal Sole.

 

* ANNO-LUCE: corrisponde alla distanza percorsa dalla luce (che, si suppone, viaggia sempre e costantemente a 300.000 km/sec) in un anno. Sempre che sia costante! Corrisponde ad una distanza di 9 trilioni e mezzo di km.

Il Sole si trova a 8 minuti-luce dalla Terra. Questo vuol dire che la luce del Sole impiega 8 minuti ad arrivare ai nostri occhi. Dunque, quando lo vediamo sorgere in realtà si è già spostato. Noi lo vediamo sempre com’era 8 minuti fa! La Luna è lontana poche frazioni di secondo-luce. La stella più vicina, Proxima centauri, si trova a 4 anni-luce. Quindi noi la vediamo com’era 4 anni fa!

 

* Parallasse: Si tratta di un metodo di misurazione trigonometrica, che permette di misurare con una certa precisione le stelle piuttosto vicine. E’ un sistema che funziona per piccole distanze astronomiche: fino a 30 anni luce dà una precisione oltre l’85%, ma per distanze maggiori non è più affidabile. Il limite massimo fino a cui “funziona” la parallasse è di 400 anni luce.

Per avere un’idea di cos’è la parallasse trigonometrica dobbiamo osservare un oggetto relativamente vicino, proiettato contro uno sfondo relativamente lontano. Per esempio, tendiamo il braccio tenendo in mano una biro e osserviamo la biro prima con un occhio, poi con l’altro. La biro sembra “spostarsi” rispetto al fondo. Questo spostamento si chiama parallasse, ed è dovuto al fatto che i nostri due occhi sono conficcati nella nostra testa ad una certa distanza l’uno dall’altro. Siccome la distanza tra i nostri occhi non cambia (e meno male!), più l’oggetto è lontano, minore sarà il suo spostamento apparente rispetto allo sfondo; più l’oggetto è vicino, e più sembrerà spostarsi rispetto allo sfondo, giusto?

Vi ricordate il View-Master? quei dischi di cartone con delle piccole diapositive “a colori e in rilievo” disposte a coppie, che inserite in un particolare visore davano vita ma immagini tridimensionali? Funzionano in base allo stesso principio. Infatti erano foto scattate da una particolare macchina fotografica con due obiettivi, posti alla stessa distanza degli occhi.

Torniamo al nostro esempio: gli occhi, la biro e lo sfondo. Dobbiamo allora immaginare un triangolo ai cui vertici si trovano i nostri due occhi e l’oggetto che osserviamo. E poi dobbiamo prolungare i due lati del triangolo che partono dai nostri occhi e si congiungono sull’oggetto, e proiettarli sullo sfondo. Facendo così “disegniamo” un altro triangolo, tra l’oggetto e il fondo. Ci siamo?

Allora abbiamo un triangolo con alcuni elementi noti (che sono la distanza tra i nostri occhi e lo spostamento apparente dell’oggetto sullo sfondo) e altri elementi ignoti (la distanza dell’oggetto dai nostri occhi), giusto? Con una serie di calcoli trigonometrici è possibile calcolare la distanza reale dell’oggetto. La trigonometria, sapendo che la somma interna degli angoli di un triangolo qualsiasi è = 180°, ci permette di calcolare la lunghezza dei lati adiacenti oppure opposti al vertice, rispetto all’angolo di cui conosciamo l’ampiezza (ma non chiedetemi quali funzioni trigonometriche sono usate in questo caso, perché non mi sono preparato! magari ne parliamo un’altra volta…).

Ecco, con la Terra avviene una cosa simile. In sei mesi la Terra percorre mezzo giro attorno al Sole, spostandosi nello spazio di circa 2 UA (300 mila km circa). E’ una distanza sufficiente a far sì che le stelle più vicine appaiano spostate rispetto allo sfondo fatto di stelle più lontane, che all’apparenza rimangono immobili.

La distanza da cui il raggio medio dell’orbita terrestre (UA) è visibile in un secondo di grado si chiama parsec (abbreviazione di parallasse al secondo). La cosa si può dire anche in un altro modo. Quando una stella, in 6 mesi, si sposta di 2 secondi di grado, è lontana 1 parsec = 30 trilioni di km = 3,26 anni luce = 200 mila unità astronomiche.

 

Abbiamo detto che questi metodi di misurazione della distanza sono validi entro certi limiti. Per le distanze maggiori, come facciamo a sapere a che distanza si trovano le stelle? Ci sono dei metodi indiretti.

 

* Per esempio è stato scoperto un certo tipo di stella variabile, detto cefeide, il cui periodo di pulsazione è direttamente proporzionale alla sua magnitudine assoluta. Cioè si è scoperto che le cefeidi più luminose hanno anche un ciclo di pulsazione più lungo, e quelle meno luminose hanno un ciclo di variabilità più rapido. Così quando viene scoperta una nuova cefeide, si misura il ciclo di variabilità e da questo si risale alla sua magnitudine assoluta, e rapportata a quella apparente possiamo avere un’idea abbastanza precisa della distanza della stella da noi. Come? Beh, non è difficilissimo. Immaginiamo di avere due cefeidi che seguono un ciclo di durata uguale. Ciò significa che hanno la stessa magnitudine assoluta, la stessa luminosità reale. Quella delle due che appare meno luminosa vuol dire che è la più lontana.

Questo sistema di misurazione vale per distanze maggiori rispetto a quelle del parsec, e ci è servito per misurare il diametro della nostra galassia e la distanza delle galassie vicine. Ma anche questo sistema non vale per misurare distanze maggiori.

 

* Ormai lo abbiamo sentito tutti: l’Universo è in espansione. Pare che Piero Angela, in una puntata particolarmente riuscita di Superquark, abbia paragonato l’universo a un panettone che lievita: le stelle e le galassie si allontanano tra di loro come gli acini di uvetta e i pezzettini di frutta candita all’interno del panettone. Come divulgazione scientifica, mi sembra un po’ estrema, ma rende certamente l’idea.

Ma noi come lo sappiamo? Non lo sappiamo per certo, ma lo deduciamo da una serie di considerazioni teoriche basate, solo in parte, su alcune osservazioni pratiche. La cosa funziona un po’ come la distanza delle cefeidi, che viene “dedotta” in base a una legge astronomica che dice: la stella cefeide più ha un ciclo lungo, e più è luminosa. In altre parole, la teoria dell’espansione dell’Universo non è basata sull’osservazione diretta. E infatti se noi osserviamo l’universo con un telescopio, non lo vedremo mai espandersi, neanche a stare lì cent’anni tutte le notti a rovinarci la vista con gli occhi attaccati al telescopio. E’ un po’ come se volessimo trovare la “prova” dell’evoluzione darwiniana osservando per tutta la vita il susseguirsi delle generazioni del nostro gatto, sperando che si trasformi prima o poi in qualcosa che non è più un gatto ma non è ancora del tutto un’altra specie. Anche lasciando questo ingrato compito ai nostri nipoti, sarà difficile poter “osservare” questo tipo di evoluzione.

Il discorso è diverso se osserviamo le stelle e le galassie attraverso lenti prismatiche: allora notiamo un fenomeno particolare, noto come spostamento verso il rosso. Di che cosa si tratta?

Abbiamo parlato dello spettro delle stelle, che mostra delle linee scure su uno sfondo dato dai vari colori dell’arcobaleno. Ecco, la maggior parte delle stelle e delle galassie, osservate al telescopio con lenti prismatiche, mostra un accumulo di queste linee scure nella zona rossa dello spettro. Nel 1929 l’astronomo Hubble osservò che più le galassie sono lontane, più marcato è questo spostamento verso il rosso.

 

Qui finisce il dato sperimentale, l’osservazione empirica e galileiana.

Attenzione: quello che segue è speculazione scientifica: nel senso di una deduzione basata sull’interpretazione teorica dei dati sperimentali.

 

Questo spostamento verso il rosso viene interpretato come Effetto Doppler. Vediamo allora cos’è l’Effetto Doppler.

 

* Effetto Doppler: lo incontriamo innanzi tutto nella fisica delle onde sonore. E’ la deformazione delle onde sonore quando sono emesse da un oggetto in movimento. Se l’oggetto è fermo, le onde si propagano in cerchio, con l’oggetto al centro: proprio come le onde concentriche provocate da un sasso lanciato in uno stagno. Se l’oggetto si muove, le onde “davanti” sono più ravvicinate e quindi producono un suono più acuto; le onde “dietro” sono più distanziate e danno un suono più basso. (es. la famosa pubblicità del: “gedàppaaaaahhh!”)

Poi c’è una conseguenza particolare dell’effetto Doppler, che è dato dall’accumularsi delle onde sonore davanti all’oggetto man mano che la velocità aumenta, fino a formare un vero e proprio muro (il famoso Muro del suono) quando la velocità dell’oggetto è molto vicina o uguale a quella del suono (circa 300 metri al secondo). Ma questo è un altro discorso che ha poco a che fare con le stelle.

L’effetto Doppler riguarda le stelle perché si ritiene che la stessa cosa che avviene con le onde sonore avviene anche con la luce. E cioè che se la fonte luminosa si allontana, le onde luminose che arrivano al nostro occhio sono più distanziate e l’oggetto ci dovrebbe apparire più rossastro. Se si avvicina, le onde luminose che ci arrivano sono più raggruppate e l’oggetto ci dovrebbe apparire più blu.

Questo non è detto che sia del tutto vero, anche perché la natura della luce non è ancora chiara: si comporta a volte come un’onda e a volte come un’emissione di energia. E studi recenti hanno dimostrato che questa energia non è continua, ma è formata da una serie di “pacchettini” che avanzano in rapida successione (i cosiddetti fotoni). Comunque sia non sarò certo io a dimostrare che l’Universo non si espande. E allora accettiamo che lo spostamento verso il rosso delle linee spettrali sia effettivamente causato dall’effetto Doppler – dunque le galassie si allontanano da noi, in tutte le direzioni, anzi, più sono lontane e più rapidamente si allontanano… e dunque l’Universo è in espansione.

Qualche galassia fa eccezione, e mostra un marcato spostamento verso il blu. Pertanto secondo questa teoria, in realtà si avvicina a noi. Ma questo viene interpretato come normale allontanamento dai valori statistici, perfettamente nella norma (esempio: Curva di Gauss). Dunque in questo caso l’eccezione non dico che conferma la regola, ma per lo meno non la “falsifica”.

 

Ammettiamo dunque che l’Universo sia in espansione. Perché si espande? Fino a pochi anni fa a scuola insegnavano le tre ipotesi che scaturiscono dalla constatazione che l’universo è in espansione:

 

1) l’Universo si espande e continuerà a espandersi all’infinito, diradandosi sempre di più; diventerà sempre più grande e vuoto

2) l’Universo si espande e negli spazi vuoti si “crea” nuova materia interstellare (ipotesi della creazione continua)

3) l’Universo si espande, ma poi rallenterà, si fermerà e inizierà a contrarsi fino a ritornare allo stato primordiale per poi “riscoppiare” di nuovo (teoria del Big Bang).

 

E’ interessante notare che ultimamente le prime due teorie sono sparite dai libri di testo e dai documentari televisivi e che adesso la teoria imperante è quella del Big Bang, tanto che le altre non vengono mai nemmeno accennate.

Credo che un piccolo dettaglio sia sfuggito a molti astronomi. E riguarda la Velocità della luce, che si credeva costante ed irraggiungibile. Infatti la lettera c nell’equazione di Einstein E=mc2 è c perché indica una costante.

Questa equazione va letta così: L’energia (E) è uguale alla massa (m) moltiplicata per la costante (c) al quadrato. Sennonché proprio rallentando la luce si è scoperto che c non è una costante!

Questo è un dettaglio che comporta il venir meno di molte certezze scientifiche (ma non ce lo dicono). Per esempio cade tutta la relatività di Einstein, basata sul presupposto che nell’Universo non ci sia niente di più veloce della luce (nemmeno Superman!) e che nessun oggetto dotato di massa può nemmeno lontanamente avvicinarsi alla velocità della luce. Anzi, se ciò avvenisse, dice Einstein, questo oggetto si gonfierebbe aumentando la propria massa a dismisura proprio per “frenare” ed evitare di raggiungere la velocità della luce.

Ma per quello che interessa noi, non è detto che lo spostamento verso il rosso delle linee scure delle stelle sia veramente causato dal movimento della fonte luminosa. Per esempio potrebbe essere causato dal fatto che più l’oggetto è lontano, più strada percorre la luce fino a giungere a noi, e magari incontra qualche ostacolo (polveri cosmiche, nubi ionizzate, campi gravitazionali…) che ne modificano la lunghezza d’onda. E poi non è detto che la luce si comporti come un’onda sonora, e che l’effetto Doppler sia applicabile anche alle radiazioni luminose.

Insomma, per questi motivi mi permetto di avanzare un lievissimo dubbio sul fatto che l’Universo sia davvero in espansione. Ma per carità, che la cosa rimanga tra noi!

 

 

8. UFOLOGIA:

Possibilità di vita extraterrestre, fenomeno di costume,

oggetti misteriosi, esseri alieni

 

Gli scienziati sono tutti concordi, anche i più scettici: c’è un’alta possibilità di vita intelligente nello spazio. Semplici calcoli statistici ce lo dimostrano. Abbiamo miliardi e miliardi di galassie composte ciascuna da miliardi di stelle, ognuna delle quali ha probabilmente almeno un pianeta che le orbita attorno. Se anche una minima parte di questi pianeti fosse abitabile, avremmo molte migliaia di pianeti che possono ospitare forme di vita. E se anche una minima parte di questi pianeti che ospitano forme di vita fosse giunto al grado di evoluzione della nostra Terra, avremmo comunque alcune migliaia di pianeti che probabilmente già in questo momento ospitano forme di vita tecnologicamente evolute come la nostra, e che pertanto potrebbero teoricamente entrare in contatto con noi.

Il problema è che le distanze astronomiche sono tali che è difficile entrare in contatto. Perché se dovessimo captare un messaggio proveniente dallo spazio profondo, già nel momento in cui lo riceviamo quella civiltà potrebbe essere scomparsa, morta e sepolta da milioni di anni.

Comunque qualcuno ci prova e da un lato manda dei potenti segnali radio con informazioni basilari sull’uomo, sulla nostra logica, sulla nostra matematica, sulla nostra composizione fisica eccetera; sperando ovviamente che qualcuno li capisca. E dall’altro lato rimane in costante ascolto sperando di ricevere prima o poi un segnale di vita intelligente proveniente dallo spazio. Si tratta del progetto SETI: Search for Extra Terrestrial Intelligence, caldeggiato dall’astronomo Carl Sagan, scomparso di recente.

 

Questo, per quel che riguarda la vita nell’Universo. E nel nostro sistema solare? Gli scienziati sono scettici: Mercurio e Venere sono troppo vicini al Sole, dunque troppo caldi per ospitare forme di vita. Marte forse potrebbe avere ospitato forme di vita in passato, ma adesso non c’è acqua (non c’era acqua nemmeno sulla Luna, dicevano, ma di recente si è scoperto che ci sono tracce di acqua in fondo ad alcuni crateri). I pianeti dopo Marte sono troppo lontani, troppo freddi, non hanno una superficie solida, non hanno atmosfere respirabili: insomma tutte le scuse sono buone per convincerci che non possono ospitare forme di vita.

Però sono stati scoperti interi oceani su Titano, uno dei satelliti di Saturno (la notizia è del maggio 2001, ed è stata riportata anche dal Televideo della RAI). Si tratta però di masse d’acqua, probabilmente salata, coperte da spessi strati di ghiaccio.

Ecco perché gli scienziati non credono agli UFO: supponendo che UFO voglia dire “astronave extraterrestre” (il che è tutto da dimostrare) dicono che non esiste una tecnologia così avanzata da poter superare le enormi distanze astronomiche che abbiamo visto. Ed escludono che questi alieni possano provenire da un pianeta o da un satellite interno al nostro sistema solare. E anche se così fosse, non ammettono (con un’ottica secondo me piuttosto riduttiva) che se una civiltà si prende la briga di fare un viaggio così importante, non prenda poi contatto ufficiale con le grandi autorità della Terra (il Papa, il presidente degli Stati Uniti, il Segretario Generale della NATO…)!

 

Ecco, con questo seminario ho provato a suggerirvi alcuni piccoli dubbi sulla granitica validità delle attuali teorie scientifiche. Tutto sommato una teoria è valida nella misura in cui riesce a dare una spiegazione soddisfacente a un numero maggiore di fenomeni. La forza di gravità da sola non basta a spiegare perché gli aerei volano, perché la fiamma di una candela va verso l’alto e perché una calamita è capace di attirare a sé dei piccoli pezzi di ferro. Però queste cose sono spiegabili prendendo in considerazione altri fattori, altre forze, in una visione della realtà più complessa e più aperta.

Qualcosa di simile avviene secondo me con gli UFO. E’ possibile che essi vengano da altri mondi, ma che ne sappiamo noi di quanto tempo ci impiegano ad arrivare sulla Terra? Se noi ci impieghiamo sei mesi ad arrivare su Marte, non vuol dire che non possa esistere una tecnologia in grado di fare lo stesso viaggio in pochi giorni, o anche meno.

Quello che voglio dire è che proprio per cercare di spiegare la realtà del fenomeno UFO è necessario avere dei dubbi e una mentalità piuttosto aperta. Ma il fenomeno UFO c’è, esiste ed è reale. Basta vedere le statistiche, parlare con la gente, leggere le testimonianze sempre più numerose di gente che ha visto delle cose piuttosto strane, ma non solo nel cielo, a livello di luci strane che fanno movimenti insoliti: ma anche in pieno giorno la gente ha visto delle sfere di metallo, dei globi luminosi, degli oggetti solidi nel cui interno, o nei cui pressi, ha visto perfino delle figure umanoidi (che però non possiamo sapere se fossero esseri alieni, robot telecomandati, o magari pattuglie militari in incognito…).

E infatti il punto di vista della maggiore associazione di ricerca ufologica italiana, il CISU (Comitato Italiano di Studi Ufologici, che ha sede proprio qui a Torino), è proprio questo: il fenomeno UFO esiste, è un fenomeno di tipo sociologico, culturale e di costume, e va studiato senza prendere posizione sulla sua reale natura. Dunque per il CISU va studiato anche quello che loro chiamano con un certo disprezzo il “folklore ufologico”: gli incontri ravvicinati, le mutilazioni animali, le autopsie aliene ecc. Ma anche tutte le volte che si parla di UFO in TV, nella pubblicità, nelle canzoni, nelle barzellette… Insomma, per il CISU tutto fa brodo, per il resto sono studiosi molto preparati e seri. Forse un po’ scettici riguardo all’ipotesi Extraterrestre.

Un altro importante gruppo di ricerca è il CUN (Centro Ufologico Nazionale), sicuramente più possibilista sulla presunta origine extraterrestre degli UFO e infatti viene accusato a volte di essere un po’ troppo aperto a certe notizie di tipo “scandalistico”.

Io personalmente collaboro con un terzo gruppo (a livello di articoli e traduzioni per la loro rivista, che si chiama “UFO la visita Extraterrestre”) chiamato “Nonsiamosoli” così tutto insieme, senza spazi. Si tratta di un’associazione che fa capo a uno dei più famosi e discussi contattisti italiani. Non so se ne avete sentito parlare, si chiama Giorgio Bongiovanni ed è famoso perché è stato a lungo stigmatizzato, cioè durante una visita a un certo santuario (che adesso non ricordo) ha avuto una visione mistica e da allora gli sono venute le stimmate: cioè delle ferite a forma di croce sulla fronte, sulle mani, sui piedi e sul costato; ferite che non si rimarginano mai, e che anzi a volte sanguinano copiosamente.

Il contattismo è un fenomeno molto discusso, ma che se non altro risponde a una delle domande degli scettici: perché questi alieni, se esistono e davvero vengono a farci visita, non prendono contatto con noi? La risposta è: perché in realtà hanno già preso contatto con l’uomo, ma visto che un contatto a livello ufficiale (ONU, potenze internazionali) non è riuscito o non ha avuto i risultati sperati, o comunque indipendentemente da questi contatti ufficiali, questi esseri alieni avrebbero deciso di prendere contatto con alcuni singoli individui.

 

Ma cerchiamo un po’ di vedere un po’ meglio cos’è questo fenomeno UFO. Qui infatti sappiamo tutti di che cosa si occupa l’Astrologia, ma forse non tutti sanno di che cosa si occupa l’Ufologia. Per farlo dovrò ripetere in parte quello che ho scritto in un mio articolo su Ricerca ‘90, per cui se qualcuno di voi l’ha già letto, abbia pazienza.

Allora; l’ufologia studia e vaglia le testimonianze di quelle persone che affermano di avere osservato strani oggetti nel cielo o di avere avuto contatti con entità umanoidi. La casistica al proposito è molto vasta e viene classificata, come proposto per la prima volta dall’astronomo-ufologo Allen Hynek (che tra l’altro aveva cominciato a occuparsi di UFO da scettico, proprio per provare l’inconsistenza del fenomeno) in Incontri ravvicinati del:

 

1° tipo: avvistamento di un oggetto nel cielo, senza contatto con il suolo né con il testimone, ma comunque a meno di 100 - 150 metri di distanza dall’osservatore

2° tipo: avvistamento di un oggetto a terra o a poca distanza dal terreno; presenza di tracce e bruciature sul terreno probabilmente causate da un atterraggio

3° tipo (tutti ricorderanno il film di Spielberg): avvistamento di esseri umanoidi senza contatto fisico col testimone

4° tipo: contatto o interazione tra uomo e Ufo: rapimenti, raggi che escono dall’astronave e colpiscono il testimone, etc.

5° tipo: altri fenomeni presumibilmente connessi con gli Ufo: ferite superficiali che possono indicare interventi, esami subiti o esposizione a radiazioni; esperienze mistiche etc.

 

Al di là di ciò che ognuno di noi può pensare a proposito di Ufo, il fenomeno esiste e non può essere negato. Resta dunque da ricercarne le cause, scoprire di che cosa si tratta in realtà. Potrebbe essere per esempio un fenomeno socioculturale dovuto allo svuotamento di valori della società attuale, il che secondo alcuni porta un numero crescente di persone a proiettare altrove le proprie speranze. C’è anche chi non ha dubbi: i testimoni di avvistamenti Ufo, i rapiti, i contattati hanno solo preso degli abbagli o sono vittime di allucinazioni, se non addirittura imbroglioni che cercano una facile notorietà speculando sulla credulità della gente.

Io personalmente appartengo a quelli che ritengono che, in linea di principio, la validità della testimonianza e la buona fede del testimone non vadano messi in dubbio a priori, e che pertanto il fenomeno Ufo è qualcosa di reale e concreto. Si affacciano allora altre ipotesi, secondo cui gli Ufo o sono prototipi di aerei spia prodotti da qualche superpotenza terrestre e coperti da segreto militare, o sono davvero astronavi aliene, i cui occupanti ci studiano e ci sottopongono a volte anche a crudeli esperimenti come noi facciamo con i porcellini d’India.

 

Nell’aprile del ‘99 a Milano, in occasione di un incontro organizzato da Grazia Bordoni e aperto alle voci nuove dell’astrologia, avevo proposto un possibile studio astrologico del fenomeno UFO. Come pensavo di fare? Innanzitutto pensavo di stilare e confrontare il tema natale delle persone che in un modo o in un altro sono state protagoniste di Incontri Ravvicinati. Cosa non facile, dato che spesso i testimoni cercano l’anonimato, e anche con gli ufologi stessi si mettono in contatto di mala voglia, perché si rendono conto di aver avuto un’esperienza a volte traumatica, certamente singolare, ma comunque difficilmente credibile e che pertanto preferiscono tenere per sé. Secondo stime attendibili, il 90% dei testimoni di avvistamenti Ufo non racconta a nessuno la propria esperienza! Per questo motivo non sono riuscito a reperire un campionario sufficiente a realizzare questa mia idea. Tra parentesi qualcuno, alla fine della mia relazione, aveva ipotizzato l’opportunità di confrontare questi grafici con il TN dei mitomani. Ma in realtà, vi posso assicurare, tra i testimoni Ufo c’è tutto il vasto campionario di umanità, eppure di mitomani – fatte le debite eccezioni – ce ne sono davvero pochi.

Per poter raccogliere un campionario sufficiente ci sarebbe voluta la fattiva collaborazione degli ufologi se non addirittura dei diretti interessati, dei testimoni stessi: assicurando l’anonimato e tranquillizzandoli ovviamente sull’uso che sarebbe stato fatto dei loro dati personali. Una volta raccolto un numero sufficiente di temi natali, ne avrei ricercato gli elementi comuni, tenendo presente la forte componente soggettiva dell’esperienza Ufo, che per qualcuno può essere a dir poco destabilizzante, perché venire in contatto, anche solo visivo, con una realtà diversa, può mettere in crisi molte delle certezze a cui oggi siamo abituati.

Da questo punto di vista, più che dal confronto dei Temi di Nascita, personalmente mi aspetterei qualche risultato significativo dallo studio dei temi di transito o di Rivoluzione Solare dei soggetti coinvolti, relativi al momento della loro personale esperienza ufologica. Anche in questo caso non avrei sottovalutato la componente soggettiva dell’avvistamento Ufo. Càpita infatti che al momento dell’avvistamento i testimoni si sentono sopraffare dal timor panico, e se non scappano è solo perché sono letteralmente bloccati dal terrore; altri riferiscono di incontri con entità aliene avvenuti in un’atmosfera di calma e di pace universale.

Comunque l’idea per il momento si è arenata di fronte all’impossibilità di raccogliere i dati personali dei testimoni e davanti allo scetticismo degli ufologi. Infatti uno di questi, Alfredo Lissoni del CUN di Milano, un paio di anni fa si è dimostrato interessato alla mia idea, e l’ha diffusa su Internet tramite una specie di “rivista elettronica” chiamata La Rete. Ma le reazioni sono state piuttosto violente e hanno sollevato il solito polverone con polemiche del tipo astrologia e scienza: “ecco ci mancavano anche i maghi adesso!” e altre amenità di questo tipo.

Io però non ho rinunciato del tutto, e sto agendo su due fronti.

Da un lato, ci tengo a collaborare con quella rivista ufologica anche se ho dei motivi di insoddisfazione, perché desidero – diciamo così – conquistare la fiducia degli ufologi dimostrando competenza nella loro materia, scrivendo articoli validi ed equilibrati. Dall’altro lato, sto progettando di spostare la mia ricerca non tanto sulle persone coinvolte, sui testimoni, sui contattisti, quanto piuttosto sul fenomeno UFO in sé. E questo perché i dati relativi ai principali avvenimenti ufologici sono ampiamente noti e si trovano su tutti i libri e le riviste ufologiche. Dunque c’è molta materia prima su cui lavorare.

E poi perché una astrologa brasiliana, conosciuta tempo fa su Internet e con la quale purtroppo ho perso i contatti, mi ha scritto una volta che lei ha iniziato uno studio statistico dei principali avvistamenti brasiliani e ha effettivamente ottenuto qualche piccolo risultato significativo.

In particolare pensavo di concentrarmi su alcuni aspetti più eclatanti del fenomeno UFO, come i cosiddetti crash, quando uno di questi UFO precipita sulla Terra e a volte vengono anche recuperati i rottami e gli occupanti del velivolo; oppure i cosiddetti flap, che sono vere e proprie ondate di avvistamenti che, a periodi, avvengono in una determinata nazione o area geografica.

Chi desidera collaborare in questa ricerca è pregato di contattarmi. Potete trovare il mio recapito visitando la mia pagina web all’indirizzo: http://digilander.libero.it/drusetta.

 

 

9. ASTROLOGIA EXTRATERRESTRE:

Un tentativo di superare i limiti della nostra astrologia.

 

Anche in questo caso, dovrò ripetermi. Qualcuno di voi sa già che l’Astrologia Extraterrestre è il mio “cavallo di battaglia” – o il mio pallino, se così vogliamo chiamarlo. Ho deciso di tornare a parlarne qui oggi soprattutto a beneficio di chi non l’ha ancora sentita nominare, non ha letto la serie di articoli che ho publicato su quest’argomento sulla rivista di Ciro Discepolo, Ricerca ‘90, e magari ha sentito parlare di ‘sta benedetta Astrologia Extraterrestre e gli è rimasta la curiosità di capire bene di che cosa si tratta.

 

[Nota dell’Autore: una versione riveduta e ampliata dei miei articoli di Astrologia Extraterrestre è attualmente disponibile on-line sul sito del mio amico astrologo e musicista Nereo Villa, col titolo Astrologia di Star Trek. Troverete il link diretto visitando la mia pagina web all’indirizzo: http://digilander.libero.it/drusetta ]

 

Che cos’è allora l’Astrologia Extraterrestre? E’ il tentativo di estrapolare i dettami dell’astrologia tradizionale per rispondere a una domanda da un milione di Euro: come può essere un Tema (natale, di transito, di rivoluzione) calcolato per una nascita o per un altro evento che avvenga fuori della Terra? “Fuori della Terra” significa: in orbita attorno alla Terra, sulla Luna, su un altro pianeta, su un satellite di un altro pianeta, o addirittura in un altro sistema solare.

Obietterete: ma è fantascienza! Non direi: partendo dal presupposto (che qualcuno è libero di contestare) che un grafico di nascita, di transito o di rivoluzione va stilato sempre e comunque per il luogo in cui si trova il soggetto in quel momento, l’Astrologia Extraterrestre può avere già da adesso numerose applicazioni pratiche.

Parecchi cosmonauti russi, per esempio, hanno trascorso mesi e mesi nello spazio, e quasi certamente qualcuno di loro avrà festeggiato una Rivoluzione Solare in orbita. Poi ci sono le missioni umane sulla Luna: potete immaginare i transiti della Terra sul tema natale di Neil Armstrong mentre lui saltellava bel bello sulla Luna in quel famoso luglio del 1969? Anche chi pratica l’astrologia impersonale potrebbe avere la curiosità di studiare le missioni senza equipaggio: perché mai alcune sonde lanciate dalla NASA sono scomparse nei pressi di Marte, mentre altre sono arrivate felicemente a destinazione? Per saperlo (a livello astrologico, ovviamente) dovremmo studiarne i transiti: quelli “terrestri” avvenuti al momento e sul luogo del decollo dalla Terra, ma anche e soprattutto quelli “extraterrestri” così come si sono realizzati nei pressi del pianeta di destinazione o nelle varie fasi del viaggio cosmico.

Infatti, come penso di avervi già detto, la mia idea di Astrologia è quella di un sistema di proiezioni simile a quello delle coordinate cartesiane, al cui centro c’è sempre l’osservatore o il soggetto astrologico che stiamo studiando). Se il soggetto si sposta, tutto il sistema di coordinate si sposta con lui e occorre pertanto fare un’operazione di traslazione.

Ecco, con le mie “Ipotesi di Astrologia Extraterrestre”, pubblicate su Ricerca ‘90, ritengo di aver fornito uno strumento tecnico che dia indicazioni di massima su come affrontare e, in alcuni casi, anche su come risolvere problematiche di questo tipo. L’argomento è stato accennato per la prima volta da Massimo Frisari al convegno astrologico di Milano del 1975. A lui pertanto va la paternità di questa idea piuttosto balzana, mentre a me va la… colpa di averlo preso sul serio e aver voluto approfondire le affascinanti possibilità di questa nuova branca dell’Astrologia. Il Frisari veramente parlava di “esoastrologia”, io preferisco chiamarla (per una serie di motivi) Astrologia Extraterrestre. Nel mio lavoro ho cercato dunque di approfondire a livello logico quanto accennato dal Frisari nel ‘75, ponendo le basi per ulteriori sviluppi della materia.

Ho affrontato la questione da due punti di vista. Prima ho esposto alcuni problemi tecnici legati al calcolo e alla stesura del grafico extraterrestre: quali corpi celesti considerare, quali e quanti zodiaci utilizzare, quali punti di vista tenere presente per la stesura di un tema natale lunare, marziano, venusiano eccetera. Poi ho cercato di dedurre il peso interpretativo di quei corpi celesti che qui sulla Terra non utilizziamo, ma che sulla Luna, su Marte eccetera avranno grandissima importanza. Sulla Luna, per esempio, il nostro satellite si ridurrà a un punto al centro del grafico e in un dato segno e campo troveremo la Terra, legata agli altri fattori oroscopici da precisi aspetti angolari. Dunque in un grafico lunare “manca” la Luna e dovremo per forza saper interpretare correttamente la posizione astrologica della Terra.

Tra parentesi, oggigiorno ci sono dei software astrologici in grado di calcolare e disegnare grafici aventi al centro ciascuno dei corpi celesti del sistema solare, grazie a un’opzione detta di “traslazione”. Purtroppo ciò non è sufficiente a stilare un vero grafico extraterrestre, perché il tema traslato mantiene la domificazione originale del grafico terrestre (geocentrico), mentre un grafico extraterrestre va ovviamente domificato a seconda dell’orizzonte osservabile dal pianeta sul quale ci troviamo ad operare. E la cosa non è nemmeno tanto difficile da fare. I migliori atlanti spaziali mostrano già cartine dettagliate dei vari corpi celesti con tanto di coordinate geografiche, dunque già adesso possiamo avere “quasi” tutti gli elementi necessari per procedere alla domificazione sulla Luna, su Marte e su qualsiasi altro corpo celeste del nostro sistema solare.

Su Marte la cosa però si complica un pochino, perché ci sono due lune: Phobos e Deimos. Marte si colloca al centro del tema marziano, avremmo dunque (proviamo a contarli insieme): Sole, Mercurio, Venere, Terra, Luna, Phobos, Deimos, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, e Plutone = 12 pianeti? Troppo bello per essere vero! Infatti personalmente sono arrivato alla conclusione che nell’Astrologia Extraterrestre è piuttosto difficile individuare per ogni pianeta su cui vogliamo domificare, sempre e soltanto 12 tra pianeti e Luminari, né uno di più né uno di meno. E ho ipotizzato alcuni criteri di esclusione, che tra l’altro ogni tanto cerco di mettere in discussione, ma devo dire che finora nessuno ha avuto voglia di contestarmeli.

Per esempio secondo me non dovremo considerare, per un eventuale oroscopo marziano, né Mercurio né la nostra Luna. Perché? La Luna per un semplice motivo: è il satellite della Terra. Noi qui, nei grafici terrestri non consideriamo i satelliti naturali degli altri pianeti. Dunque è logico ritenere che su Marte o su un altro pianeta non prenderemo in considerazione il satellite naturale del nostro pianeta Terra. Ma c’è anche un altro motivo, che spiega anche l’esclusione di Mercurio: visti da Marte, Luna e Terra formano una coppia planetaria molto stretta; saranno perennemente in congiunzione, si distaccheranno al massimo di pochi gradi o frazioni di grado. Così avverrà con Mercurio, che (visto da Marte) apparirà perennemente combusto dal Sole. E che senso ha, ditemi voi, considerare due corpi celesti distinti se essi sono sempre e comunque in congiunzione?

E così via: su ogni pianeta o satellite dove ci troviamo a operare avremo un numero diverso di corpi celesti da utilizzare. Ciò pone un problema di fondo, al quale ho cercato di dare risposte più generali possibile: e cioè quali criteri utilizzare per sapere (diciamo così, a priori, prima ancora di iniziare una vera e propria sperimentazione pratica) quali corpi celesti utilizzare e quali scartare, fra tutti quelli che girano nel cielo del nascituro e che pertanto - in teoria - andrebbero utilizzati “tutti”? Detto in un altro modo: perché considero (nell’astrologia di tutti i giorni) la posizione della Luna ma non quella di Phobos? Perché utilizzo Plutone ma non il suo compagno Caronte? Perché considero un tale asteroide e non un altro? Dicono che la nuova base orbitante che stanno costruendo sarà spesso visibile nel cielo stellato: perché escludere allora che possa avere un peso astrologico?

 

Come vedete, occuparsi di Astrologia Extraterrestre porta a una seria riflessione sulla portata e sui limiti dell’Astrologia “normale”, quotidiana, terrestre, geocentrica.

Qualcuno mi dirà che tutto questo non ha senso perché dobbiamo prima aspettare che qualcuno ci nasca, sulla Luna o su Marte, per poi fare alcune prove di oroscopo e valutarne l’efficacia nella pratica. Io affermo invece che la conoscenza non avanza in questo modo, che non è vero ciò che dicono i galileiani “induttivisti”, secondo i quali le teorie nascono dall’osservazione attenta, distaccata e oggettiva della realtà. Io non la penso proprio così: sostengo (e non sono l’unico, meno male! ma c’è tutta una scuola di pensiero epistemologica) che basta vedere la storia della scienza per capire come la conoscenza scientifica “funziona” in realtà in modo diverso: e cioè che c’è sempre una teoria che precede e guida l’osservazione. L’abbiamo visto anche noi in questi due giorni, a proposito della parallasse, delle stelle variabili cefeidi e dello spostamento verso il rosso nello spettro delle stelle che ci permettono di misurare la distanza delle stelle in modo indiretto, grazie a tutta una serie di conoscenze matematiche, trigonometriche, fisiche e chimiche che precedono, guidano e spiegano (o interpretano) l’osservazione pura e semplice.

Da qui secondo me viene l’importanza di creare anche nel campo dell’Astrologia Extraterrestre una struttura teorica, per quanto possibile logica e coerente, che preceda e guidi le future osservazioni e statistiche.

 

Per fare della Astrologia Extraterrestre occorre tenere presente alcune regole fondamentali. Io ci ho messo 200 pagine a descriverle e a motivarle, qui posso solo elencarle in breve:

 

1) Il luogo natale è sempre al centro del grafico, con l’unica eccezione delle nascite in orbita su satelliti artificiali, dove si considera il luogo geografico che sta sotto il satellite in quel momento; cioè il luogo sorvolato dal satellite in quel preciso momento, come se in realtà si trovasse sulla superficie terrestre.

Perché immagino che per una nascita in alta montagna o su un aeroplano di linea a nessuno verrebbe in mente di considerare il fattore “altezza”. Anche perché nel calcolo della domificazione noi non calcoliamo mai l’orizzonte reale, ma un orizzonte fittizio, matematico, che passa per il centro della Terra, una Terra ridotta a un puntino senza dimensioni al centro della Volta Celeste, come abbiamo ricordato durante la nostra prima chiacchierata.

2) Il peso interpretativo di un qualsiasi corpo celeste non dipende dalla sua distanza dal luogo di osservazione o dalla sua distanza dalla stella centrale; per esempio, per noi astrologi Plutone è sempre Plutone e Nettuno è sempre Nettuno, anche quando Plutone diventa il penultimo pianeta del sistema solare e Nettuno diventa il pianeta più lontano.

L’importanza di un pianeta non dipende nemmeno dalla sua effettiva visibilità; infatti non possiamo dire che Urano, Nettuno e Plutone siano “meno importanti” di Venere, Marte e Giove solo perché non sono visibili ad occhio nudo. Allora l’importanza interpretativa di un corpo celeste dipende piuttosto dalla sua elongazione rispetto ad altri corpi celesti. Come ho già detto, se due corpi celesti fanno coppia fissa, secondo me può valer la pena considerarne uno solo.

3) Il valore interpretativo di un corpo celeste dipende anche, e molto (ma non credo di dire niente di nuovo), dalla velocità apparente con cui si muove nei segni e nelle case.

4) Per valutare il valore simbolico e interpretativo di un corpo celeste sconosciuto, non utilizzato nei grafici geocentrici, dobbiamo utilizzare quattro filoni di ricerca, e studiarne:

- le caratteristiche fisiche e astronomiche

- la velocità apparente, l’elongazione

- il nome attribuito dalla tradizione, o dallo scopritore, a tale corpo celeste

- il segno nel quale esso trova un possibile domicilio.

 

Ecco, nel mio piccolo credo di avere dato il mio contributo alla questione, e forse non pecco di immodestia se affermo che d’ora in poi chi si vorrà occupare di questo argomento non potrà fare a meno di confrontarsi con la relazione del Frisari del 1975, e con le mie “Ipotesi di Astrologia Extraterrestre”.

Con questo non voglio dire che l’argomento è esaurito e sviscerato in tutte le sue parti; anzi! Sto lavorando (a tempo perso… “mooolto” perso) a una seconda edizione, rivista e ampliata, della mia Astrologia Extraterrestre, e anche a una possibile traduzione o presentazione dell’argomento nelle principali lingue europee, in modo da provare a diffondere anche all’estero, tramite Internet, un tema che ancora per qualche anno rappresenterà sicuramente una novità assoluta.

Non vi nascondo infine che aspiro a trovare, prima o poi, un editore che sia disposto a investire su un argomento certamente poco popolare, ma che può attirare l’attenzione e la curiosità di molti, addetti ai lavori o no.

 

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