PENSAR PER ASTEROIDI
Riflessioni di carattere generale

di Isabella Orsini


Spesso mi sono chiesta...

... se esistano consigli, o per lo meno opinioni soggettive ma utili da consegnare a chi - appassionato di Astrologia tradizionale - desideri fare il grande salto e passare dalla condizione mentale di interpretatore di carte del cielo a quella ben diversa di ricercatore del significato dei nuovi astri.

Se considero gli errori, i vicoli ciechi che mi hanno fatto perdere tantissimo tempo e le difficoltà che ho incontrato sul mio cammino, probabilmente la risposta è ; ma ancor più probabilmente molti di questi consigli assomigliano al famoso pettine del proverbio, dato a chi non ha capelli o a chi preferisce la chioma incolta: in altre parole, sono quasi certa che un buon ricercatore non si possa inizialmente sottrarre a tutta una serie di ostacoli, tramite i quali il suo intero modo di rapportarsi all'Astrologia verrà messo a dura prova; e - strada facendo - sarà uno spietato destino a folgorarlo sulla via di Damasco (oppure no), non senza - come nel benemerito film Non ci resta che piangere - chiedergli sistematicamente e monotonamente il simbolico fiorino, tanto perché gli sia impossibile dimenticare che sta varcando la soglia tra l'interpretazione secondo criteri già collaudati e la sperimentazione astrologica.

La mia quasi-certezza di cui sopra nasce da anni di osservazione a me medesima ed ai molti Amici che - usciti dal confortevole riparo dei semplici, pochi, rassicuranti astri principali con tutto l'entusiasmo e la buona volontà possibili - sono precipitati di lì a breve nelle sabbie mobili. Annoto con tristezza che non tutti ne sono usciti.
E, con ancor più stupore, annoto che molti hanno preferito mettere in discussione l'utilità del loro lavoro piuttosto che la correttezza del loro metodo, pur sapendo che nella sperimentazione non è corretto comportarsi come nella vita quotidiana: con quel che personalmente considero incapacità di ampliare il proprio campo di coscienza - e non predisposizione ed interesse alla ricerca - alcuni non vengono neanche sfiorati dall'idea che il loro approccio possa non essere adatto ai nuovi percorsi, e preferiscono dire che tali nuovi percorsi non portano a nulla.

Il che - a mio parere - è assolutamente vero: lo studio degli asteroidi, affrontato senza rigore e senza la consapevolezza che si tratta di una branca completamente nuova e da trattarsi come tale, non porta assolutamente a nulla se non a girare a vuoto. Può darsi che ciò non emerga immediatamente - quando cioè ai soliti dieci astri se ne aggiungono solo altri due o tre; ma mano a mano che il numero aumenta, cresce proporzionalmente la demotivazione, ed alla chetichella si fa marcia indietro, nella convinzione che - come spesso ho sentito dire - gli asteroidi non hanno anima.

Malgrado sia già stato detto e ridetto che gli asteroidi sono tanti - anzi, tantissimi, cioè Troppi - perfino da chi non intende affrontarne lo studio, e malgrado sia evidente a chiunque ed in qualsiasi disciplina che la prima necessità sia quella di chiedersi che cosa si stia facendo (perché pensare di vuotare l'oceano con un secchiello è impresa che non dovrebbe neanche essere iniziata da persone mentalmente sane), molti Astrologi continuano a pensare che il problema degli Asteroidi sia sostanzialmente solo questione di buona volontà: basta prenderne uno alla volta e - sulla base del nome e del mito - ipotizzare un significato di massima, una griglietta di interpretazione dedotta secondo logica, casa per casa segno per segno e pianeta per pianeta, ed amen, il gioco è fatto.

Esistono persone che - da almeno venti anni - stanno pubblicando volumi su volumi di questo genere, ed io li ho quasi tutti: ne ho tradotti molti e conosco quasi a memoria il contenuto di ogni singola pagina. Posso permettermi dunque di esprimere una considerazione che sarà personale, ma è per me basilare: tutta quella carta mi è servita solamente per capire che gli asteroidi non funzionano in quel modo.
O meglio: a dire il vero, funzionano mirabilmente a posteriori: quando - dato un soggetto di cui so già tutto - mi propongo di dimostrare a suon di dialettica che il suo diabete è collegato all'asteroide Nutella (dal momento che conosco le sue omeriche abbuffate di crema al cioccolato), qualsiasi cosa mi va bene: se detto asteroide è in 1^ casa, ovviamente, tutti comprendono quanto abbia a che fare con il soggetto e la sua struttura fisica; se è in 2^, perché a nessuno sfuggono i legami tra tale casa e l'alimentazione; se è in congiunzione al Sole, non c'è bisogno di dare spiegazioni (essendo il Sole il fulcro della personalità); se è in trigono alla Luna, a Venere o a Giove naturalmente siamo di fronte ad un esempio da manuale; e se è in tetranovile a Saturno va anche meglio, perché dimostra apertamente l'incontinenza alimentare del soggetto... e così via.
Anche se l'orbita è di 9°? Passi, per questa volta.
Anche se un'intera generazione ha quella medesima posizione dell'asteroide Nutella e solo il 2% dei soggetti è diabetico? Oh, beh, questo è secondario: non è con le percentuali che si fa l'Astrologia.
Ma anche nei Paesi in cui la crema di cioccolato non si chiama Nutella? Anche nei paesi in cui la crema al cioccolato non fa parte delle abitudini alimentari? Certamente: l'Astrologia è nata in Occidente, l'Italia è il cuore dell'Occidente, dunque non ci sono dubbi.

Lo confesso: sarà un mio difetto, ma di fronte a questo tipo di approccio astrologico io mi sono sempre sentita presa per cretina. Ammetto volentieri che non tutti coloro che ragionano in questo modo siano intenzionati a prendermi per i fondelli in piena malafede, e sono anzi certa del contrario (cioè che la maggior parte di loro creda sinceramente a quel che dice e a quel che fa, senza minimamente rendersene conto e - beati loro! - senza riuscire neanche a vedere quale sia il punto della questione) ma - poco ma sicuro - per quanto mi riguarda, se voglio mantenere il rispetto di me stessa io non posso consentirmi di ragionare in questo modo.

Spesso ho pensato che il primo impedimento di cui è necessario liberarsi sia l'entusiasmo, soprattutto di quel tipo euforico e frizzante che dona tanto sapore a certi momenti della vita ma che fa approcciare la ricerca con lo stesso equipaggiamento con cui Fantozzi affronterebbe la scalata del K2.
Entusiasmo è una parola splendida, dal significato magico: alla lettera - tradotta dal Greco - significa c'è un dio dentro di me. Sul piano pratico, l'entusiasta è una persona piena di energie, dinamica, attiva, effervescente: il dio che si trova dentro di lui non gli fa percepire la fatica, supplisce alle manchevolezze del suo equipaggiamento, gli toglie la paura dell'ignoto, annulla gli scrupoli dei noiosi pessimisti, ed insomma lo fa procedere a tutta birra verso il risultato finale. Un entusiasta è un innamorato impaziente, fiero di esibire a destra e a manca il proprio amore: sa dove vuole arrivare, e ci vuole arrivare, cantando a squarciagola per esprimere la gioia che gli fa bollire il sangue, nel minor tempo possibile e per la via più breve, quella più diretta.

Un ricercatore - per come lo vedo io - non è quasi mai un entusiasta: tanto per cominciare sa benissimo che la strada più breve verso la meta è rappresentata da una linea retta solo ed esclusivamente in Geometria, e quasi mai nella vita reale o nella ricerca. E sulla lunga, lenta ed ondivaga via - che percorre in silenzio come un gatto notturno per percepire ogni possibile dettaglio, fermandosi ad ogni nuovo soffio di vento per fiutarne ogni odore, attento a quel che si lascia dietro le spalle tanto quanto a quel che si trova davanti - soprattutto, fa tesoro del vecchio adagio a proposito del sapere quel che lascia e non quel che si trova.
Il ricercatore non è il cinematografico Indiana Jones, ma un monotono, metodico, pignolo e puntiglioso animale a sangue (apparentemente) freddo, e del suo dio interiore è un innamorato geloso e sospettoso: con lui celebra una hierogamia che assomiglia ad un'implosione, per distillare non esuberanza ma le due quintessenze che dell'entusiasmo noto ai più sono il contrario esatto: la passione e la tenacia.

Nello zaino del ricercatore ci devono essere strumenti collaudati, che sappiano rivelarsi tanto utili quanto versatili. Parlando fuor di metafora, questi strumenti sono, prima di tutto ed in ordine di importanza:

  1. Una buona - meglio se ottima - cultura astrologica di base.
    Non ha alcuna importanza la Scuola in cui questa cultura affonda le radici; quel che importa è che abbia insegnato a padroneggiare con disinvoltura e colpo d'occhio non solo i fondamenti simbolici dell'Astrologia, ma anche un buon numero di tecniche interpretative (tema natale, transiti, rivoluzioni e progressioni sono proprio il minimo indispensabile, sia in Astrologia Personale sia in quella Mondiale).

  2.  Una cultura informatica finalizzata.
    • I temi a dieci astri si possono anche calcolare a mano, ma con gli asteroidi non si lavora senza un buon computer da gestire senza la sindrome della vergine ottocentesca (quella che non sa mai dove mettere le mani, si vergogna di far qualsiasi cosa e - se la fa - è tanto impacciata ed imbranata da far solo danno), una efficiente connessione ad nternet ed un eccellente programma di calcolo astrologico.
      La scelta del programma di calcolo è fondamentale, e non può seguire i criteri della moda, dell'amicizia e - ahimé - neanche quelli dell'economia: deve - come minimo - consentire di lavorare con archivi che contengono migliaia di dati, e soprattutto deve poter essere ininterrottamente aggiornabile in termine di nuovi astri. Ora come ora io conosco due soli programmi in grado di rispondere a questi requisiti: il primo - abbastanza costoso - è distribuito dalla Astrolabe con il nome di SolarFire e si può aggiornare scaricando gratuitamente le effemeridi dei nuovi astri dall'FTP delle Swiss Ephemeris, mano a mano che vengono pubblicate; il secondo si scarica gratuitamente da Internet, si chiama Riyal ed è aggiornato frequentissimamente dal suo creatore, Juan Antonio Revilla.
    • Entrambi i programmi che ho citato sono in Inglese, il che significa che chi è intimidito da una lingua straniera anche nella gestione delle semplicissime parole-chiave con cui far funzionare un programma, a mio parere, fa bene a dedicarsi a qualche altra attività.
      Conoscere l'Inglese si rivela infatti indispensabile in quanto praticamente tutta la letteratura in argomento è in Inglese: Le conoscenze aumentano - si può ben dire - di giorno in giorno, e l'unico modo per mantenersi aggiornati è comunicare in tempo reale, via Internet, con gli Studiosi, grazie alle non moltissime Mailing Lists del settore (praticamente tutte anglofone). Lo stesso dicasi di articoli, saggi, siti dedicati all'argomento: in Italiano c'è ben poco, ed in molti casi nulla. Ed è vero che - in ultima analisi - il lavoro del ricercatore è solitario; ma è ancor più vero che chi si isola dai risultati quotidiani dell'altrui ricerca credendo di poter perennemente autoalimentarsi non ha futuro (a parte poi la necessità di tener continuamente d'occhio le scoperte astronomiche su siti specializzati, anch'essi - praticamente - solo in Inglese)
    • Del buon programma di calcolo astrologico è componente essenziale anche un database persone/eventi che non sarà mai abbastanza ricco,e certo non si può limitare a quello sparuto migliaio di nomi che - nella migliore delle ipotesi - viene fornito dalla Casa produttrice, a cui aggiungere qualche decina di amici-parenti-conoscenti.
      Io personalmente mi occupo di Astrologia per quasi mai meno di una buona metà della mia giornata di lavoro (e più spesso molto di più): di questo tempo, una parte è metodicamente impiegata nella ricerca e nell'aggiornamento di date utili allo scopo ed all'argomento che mi propongo. Tale ricerca non si fa una volta per tutte, ma deve necessariamente procedere mano a mano che si progredisce, dato che il percorso non parte mai dalla domanda "che cosa significa il Tal asteroide nel tema di Tizio?", ma piuttosto da qualcosa che assomiglia a "che cosa hanno in comune tutti questi Tizi con il Tal asteroide nella tal condizione?"
  3. Una buona quantità di tempo a disposizione.
    La ricerca non è un hobby da sabato pomeriggio: è un serio impegno quotidiano, e non importa se non è remunerata né tanto né poco. Per fare ricerca non è sufficiente desiderare e sognare di poterlo fare: se non si ha molto tempo a disposizione, non si va molto avanti. La quantità di tempo necessaria è spesso inimmaginabile, e si esprime in ore al giorno per tanti giorni di tanti mesi, non in spazi risicati all'osso.

Per come la vedo io, quanto detto sopra è il fondamentale patrimonio pratico che non può essere assente nello zaino del ricercatore. Senza questo, non si può neanche progettare di partire.


Un metodo rigoroso

Avere un adeguato equipaggiamento non significa però aver risolto tutti i problemi: c'è anzi chi potrebbe - a buona ragione - sostenere che fino ad ora mi sono occupata dei dettagli opzionali ed ho trascurato il requisito fondamentale. In realtà a tale requisito - una metodologia rigorosa - desideravo dedicare uno speciale paragrafo.

In Astrologia, parlare di metodo rigoroso vuol dire farsi guardar storto praticamente da tutti, per molti diversi motivi collegati all'opinione di base che ciascuno di noi ha sull'Astrologia stessa, su quel che fa e sul modo in cui lo fa. E come i filosofi medioevali si dividevano in Platonici ed Aristotelici, anche gli Astrologi si potrebbero dividere in non meno di due grandi categorie fondamentali:

  1. Coloro che rivendicano all'Astrologia antenati provenienti direttamente dall'Occulto, dalla Magia, dalla Medianità, da un'antica Sapienza Irrazionale ed Irrazionalizzabile andata perduta e forse irrecuperabile che ci ha lasciato in eredità regole e norme incomprensibili ed inspiegabili nella loro perfetta funzionalità.
    Semplificando all'osso, costoro pensano a se stessi come a sacerdoti che celebrano dogmi, comprendere i meccanismi dei quali non è affatto necessario, ed anzi può essere dannoso, perché nessun umano posa impunemente l'occhio sul volto del suo dio.
    Questa inclinazione nasce dall'esigenza profonda di trovare e voler vedere nell'Astrologia una via per connettersi direttamente al Divino: chi si identifica in essa agisce come una specie di Messaggero dell'Ordine Supremo che si manifesta attraverso la Musica delle Sfere.

  2. Coloro che - pur non negando a priori tanto nobili ed occulti Antenati - ricordano che l'Astrologia è sorella dell'Astronomia, che a sua volta non è affatto una forma di veggenza ma piuttosto un supporto più o meno tecnico creato ed elaborato dalla mente umana per raffigurarsi e trovare collegamenti logici atti alla comprensione di una realtà troppo ampia per essere descritta altrimenti.
    Ancora una volta sintetizzando all'osso, costoro non "predicono" e non "prevedono", né sono particolarmente interessati alla divinazione più di quanto non lo siano altre discipline che si avvicinano molto al loro modo di intendere l'Astrologia, siano esse la Psicologia, la Sociologia o - soprattutto - la Semiologia.

Naturalmente queste due categorie pure sostanzialmente sono rarissime, ed ogni Astrologo si nutre in percentuale diversa dell'una e dell'altra: tuttavia chi desidera essere un buon ricercatore dovrebbe saper fare una scelta più estremistica possibile, perché i due atteggiamenti non si possono sviluppare nello stesso modo, sullo stesso piano ed allo stesso tempo. Nessuno nega che i risultati possano essere fruttuosamente comparati, ma le due posizioni di pensiero - per come la vedo io - devono mantenersi autonome (e solo così potranno unire - volendo - il risultato finale ottenuto nella purezza di intenti e di procedimento) almeno fino a quando non sia stato elaborato un sistema che le possa rendere più reciprocamente compatibili di quanto lo siano adesso.
Il fatto che i risultati dell'una possano arricchire e supportare l'altra non significa affatto che quel che si deduce con la prima sia accettabile e funzionale anche per la seconda e viceversa: è caso mai vero il contrario, cioè il fatto che ciascuna delle due deve muoversi nella sfera che le è propria, in modo da generare autonomamente i propri risultati. Ciò non porterà (non dovrebbe portare) ad antagonismo, ma ad adiacenza, esattamente come la sacra immagine del bambino che viene concepito nella mente di Dio e le tecniche dell'ostetricia possono affiancarsi ed essere utilizzate ciascuna al momento opportuno (ma sarebbe abbastanza destabilizzante avere necessità delle seconde e vedersi porgere la prima). In questo caso, la collaborazione non può essere estesa sino all'indifferenziato interscambio.

Quel che invece vedo - nella maggioranza dei casi - è una specie di contaminazione che nuoce sia all'uno che all'altro degli atteggiamenti: si pretende di applicare la statistica alla veggenza - ad esempio - o si stabilisce di procedere psicologicamente per dogmi privi di spiegazione razionale. Non è affatto il classico "credo per capire e capisco per credere" ma una vera e propria pigrizia intellettuale che cerca nella Fede un alibi per evitare di rispondere a domande che impongono studio ed impegno, e nella Ragione l'humus perché tale Fede non si riveli fasulla: il che si rivela possibile solo a patto che nessuna delle due - Fede e Ragione - agiscano in libertà e purezza. Così il credo ut intelligam si corrompe in credo incondizionatamente per risparmiarmi lo sforzo di fornire spiegazioni accettabili dalla Ragione e l'intelligo ut credam, a sua volta, si manifesta attraverso scontate dimostrazioni aprioristiche in cui si applicano una metodologia, una Statistica, una Filologia ed un'analisi del Simbolo che sembrano tirati fuori pari pari dai quaderni di Lucignolo.

Per lavorare sugli asteroidi è necessario disciplinare se stessi in modo da non cadere in questa trappola. Come amo dire, chi può esser medium, sia, e segua le vie della meditazione con cui si disciplina un pensiero indirizzato alla Spiritualità ed all'Ispirazione Trascendente: come un novello gabbiano Jonathan Livingston sappia volare oltre gli Scogli e attinga là dove i ciechi non hanno accesso; poi ripieghi le ali ed abbia la bontà di donare il tesoro della sua visione a chi non può se non stare ad ascoltarlo in riverente silenzio.
E chi medium non è, non cerchi - come si dice in Maremma - di far le nozze coi fichi secchi, cioè di abbrutire ed involgarire l'Astrologia riducendola ad una specie di occultismo dei poveri: sfrutti non quel che non ha ma quello di cui può essere ricco, per esempio l'impegno e lo studio sul piano tecnico di tutte le discipline sorelle, tenendo presente che uno Psicologo, un Sociologo, un Medico o un Botanico eccetera non hanno alcun bisogno di essere medium per le loro diagnosi né per vedersi fiorire tra le mani l'oggetto del loro impegno professionale. Il loro modus operandi sarà forse meno sublime della Chiaroveggenza, ma - contrariamente ad essa - non è una Trascendenza Imperscrutabile che, al pari della peste manzoniana, a chi la tocca, la tocca.

Il fatto che un buon Astrologo - soprattutto se si dedica alla consulenza - debba avere una coscienza morale elevata non ha nulla a che fare con quanto detto sopra; anzi, dovrebbe rafforzarlo. Un buon ricercatore è definito anche dalla propria spiritualità, ma soprattutto dal fatto che sa quali differenze intercorrano tra un'immagine al microscopio ed una visione, tra un approccio laico ed uno spirituale.
E - come Galileo di fronte al Tribunale ecclesiastico - credo che un approccio laico all'Astrologia sia indispensabile e fondamentale per un Asteroidologo (quale che sia il suo modo di rapportarsi ai Massimi Sistemi dello Spirito).

Quanto ho appena detto si ricollega strettamente all'eterna diatriba tra teoria e pratica.
A questo proposito si sentono le più disparate tra le opinioni, la più comune delle quali è che esistono molte diverse vie per attingere alla Verità.
A parte che La Verità - per come la vedo io - non è di questa terra e ci è quindi inaccessibile, ed a parte che il massimo a cui possiamo aspirare è una serie di molte modeste verità parallele con la v minuscola, un buon ricercatore non dovrebbe mai dimenticare che formulare un significato in via teorica - qualsiasi sia la fonte di ispirazione a cui attinge - non esime minimamente dall'obbligo di fornire dimostrazione pratica rigorosa. Non esiste nessuna formulazione teorica che - al dato dei fatti - abbia il diritto di sottrarsi alla dimostrazione pratica, perché lo scopo dell'Astrologia non è quello di costruire teorie prescindenti dalla funzionalità pratica, ma al contrario quello di fornire agli operatori del settore degli strumenti pratici il più funzionali possibile.

Vale la pena - a questo punto - di definire che cosa si possa intendere con dimostrazione pratica in Astrologia.
Intanto non dovrebbe essere neppure da menzionare il fatto che dieci esempi gestiti in libertà (o in anarchia) metodologica ed accozzati sulla base dell'unico criterio definibile come "qui quel che dico funziona", senza la minima considerazione dell'insieme, sia dal punto di vista astrologico sia da quello sociologico-storico non sono affatto una dimostrazione pratica, ma tempo perso sia per chi li descrive che per chi li legge.
Un esempio? Sapere che il Tal asteroide - in qualsiasi condizione in un tema ed in qualsiasi occasione di transito - indichi anche la Tal Cosa (ed il suo contrario) non serve praticamente a nulla, o quasi: quel che realmente serve è sapere in quali specifiche condizioni natali ed in quali determinati transiti l'asteroide Tale indica la Tal Cosa, quando indica il suo contrario ed in quali casi invece non indica né questo né quello.
Quel che infatti si tende a non considerare è l'indiscutibile fatto che tutti hanno il Tal asteroide nel proprio tema, ma non tutti sono esempi validi della Tal Cosa, e non si può accettare come criterio solo quella specie di refugium afflictorum data dall'affermazione che ogni tema è una realtà a sé: è evidente che sia così, ma il compito del ricercatore è quello di costruire strutture in grado di raggruppare la miriade di singoli casi diversi in grandi categorie interpretative, pur nel rispetto e nella considerazione delle differenze. Laddove le differenze siano tali da impedire ogni tipo di categorizzazione, viene meno la possibilità e soprattutto l'utilità di una disciplina che effettua alcuni raggruppamenti senza però riuscire a comprendere come e quanto essi abbiano applicabilità in scala globale.

    Devo qui aprire una parentesi: esiste un modo di vedere l'Astrologia che - in estrema sintesi - ritiene i grafici nulla più che una materializzazione del veicolo con cui le doti telepatiche dell'Astrologo possono entrare in contatto con la realtà del soggetto (posizione che - è evidente - ha molte affinità con quella dell'Astrologo Gran Sacerdote). Forse per alcuni è così; ma vorrei che chi sostiene questa posizione mi spiegasse per quale motivo si affanna a studiare le caratteristiche degli astri, delle case, dei segni, degli aspetti ad uno ad uno.
    Certo, molto della decodifica simbolica sembra aver a che fare con il contatto telepatico, e non solo in Astrologia: tuttavia sarebbe - ancora una volta - auspicabile comprendere la differenza che intercorre tra un contatto telepatico ed una comprensione di tipo abbastanza simile a quella che uno Psicoanalista raggiunge nei confronti del proprio consultante. Spesso, infatti, la telepatia dei poveri non è altro che la reale incapacità di vedere qualsiasi cosa di diverso dal proprio punto di vista, e la proiezione di tale punto di vista - a torto o a ragione ma in ogni caso in modo totalmente arbitrario e pregiudiziale - addosso al consultante:

Una dimostrazione pratica è strettamente dipendente e legata in modo imprescindibile agli strumenti con cui viene costruita. In altre parole, un significato astrologico testato con i dieci astri tradizionali, con le orbite medio-larghe della tradizione, con la dialettica fondamentale delle case, dei segni e dei signori delle une e degli altri eccetera ha valore pratico e si rivela funzionale (cioè utile alla pratica astrologica) soltanto quando si rimanga all'interno delle premesse stesse, ossia del modello dialettico-simbolico di partenza.
In questo senso, l'Astrologia ha una tradizione sperimentata da secoli, che consente piccoli strappi alla regola ed una creatività quasi illimitata pur che all'interno dei confini che la tradizione stessa pone con chiarezza.

Ma quando si esce dalla soglia degli astri tradizionali e ci si avventura nei territori inesplorati dello spazio remoto - o anche semplicemente nell'affollata fascia tra Marte e Giove - non si può dare per scontato che quel che funzionava tradizionalmente continui a funzionare. Può darsi che ciò accada, ma deve ugualmente essere dimostrato: che un trigono - per esempio - possa avere tra due asteroidi lo stesso valore simbolico che ha tra due pianeti tradizionali è cosa che non può essere data per scontata, e deve essere dimostrata rigorosamente, pena la funzionalità dell'intera strutturazione dell'Asteroidologia.
Non sarebbe la prima volta - infatti - che una seria e quotidiana pratica rivela come - in termini di strumenti e di gestione - quel che va bene per Marte non va bene per Chirone, e così via: constatazioni di questo genere sono anzi quasi la norma, e non l'eccezione dell'Asteroidologia.

Così una tra le differenze maggiori che intercorrono sul piano metodologico tra un Astrologo ed un Asteroidologo (per il momento) è che il primo - volendo - può usare l'intero tema - o una parte di esso - come strumento per comprendere la realtà di una persona o di un evento, mentre l'altro deve riuscire ad isolare un astro ed usare le informazioni che gli vengono dalla persona o dall'evento per capire il significato dell'astro stesso. Il che significa che l'Astrologo che desideri dedicarsi alla ricerca nel campo degli astri tradizionali conosce sia il significato dell'astro sia la realtà del soggetto, e deve trovare il collegamento tra questi due elementi, mentre l'Asteroidologo (che - ora come ora - può solamente essere un ricercatore) conosce solo la realtà del soggetto e - solo quando va bene - un sommario abbozzo del significato dell'astro (ma assai più spesso un bel niente), senza neppure sapere quanto, se e come i due elementi siano collegabili.

In altre parole - e sul piano pratico - fino a quando l'Asteroidologia non avrà costruito sufficienti strutture su cui poggiare la conoscenza, l'Asteroidologo non sarà equiparabile ad un medico o ad uno psicologo che si rapporta principalmente alla persona, ma un tecnico di laboratorio concentrato - appunto in laboratorio - nella costruzione di strumenti interpretativi che consentano in un futuro (auspicabilmente prossimo) di rendere ancora più funzionale il lavoro dell'Astrologo.

Mi auguro di essere stata sufficientemente chiara su questa differenza fondamentale: chi - ora come ora - si avvicini all'Asteroidologia per comprendere meglio il proprio tema personale corre il rischio di andare poco lontano (o meglio, troppo lontano, sprofondando cioè in una miriade di ipotesi che si sorreggono l'una con l'altra con la solidità di un castello di carte).
Il giusto spirito è invece quello di avvicinarsi all'Asteroidologia non per l'oggi, ma ben consapevoli che si lavora per la costruzione di nuovi strumenti per l'Astrologo di domani. L'Asteroidologo - per ora - è questo e non può essere altro: un qualcosa a metà tra l'operaio ed il tecnico di laboratorio o forse - per dirla alla Nietzche - la fune tesa sull'abisso dell'ignoto che separa l'Astrologo tradizionale da quello del domani.

E poiché il Laboratorio non è l'Ambulatorio e neanche la Vita Quotidiana, ogni ricercatore sa benissimo che deve usare dei criteri di ricerca estremamente più stretti e severi rispetto a quelli che usa quando si muove al di fuori del laboratorio stesso, perché i suoi campioni di studio devono essere significativi al massimo, ed in condizioni ottimali: solo così può avere la speranza che quel che risulta dalle sue provette sia applicabile - a maggior ragione - alla realtà esterna senza indesiderabili effetti collaterali.

Sul piano pratico questo significa orbite strettissime o praticamente esatte, selezione di aspetti tra i pianeti ridotta all'osso, significati simbolici quanto più spartani possibile, poca o nessuna dialettica, procedimenti più che solidamente spiegati e motivati per ogni singola asserzione, per quanto modesta ed apparentemente insignificante.
Nulla di quanto sostiene l'Asteroidologo - neanche la minima tra le sue affermazioni - dovrebbe essere sottratta al dovere della dimostrazione, e le ipotesi ancora indimostrate (o indimostrabili) non dovrebbero in alcun modo essere confuse con le piccole, modeste certezze già verificate.
Non che non si possano porre - anche in Astrologia - postulati e corollari: ma nebbia, fumo, tautologie ed altri giochi di parole dovrebbero essere eliminati sul nascere dalla propria onestà intellettuale.

Non sto affatto sostenendo che il metodo di laboratorio sia un metodo universalmente da applicarsi nell'Astrologia di fronte al consultante; ma - lo ripeto - l'Asteroidologia non è ancora e non può permettersi per il momento di essere una Astrologia di fronte al consultante.
L'Asteroidologia è un'Astrologia di ricerca, è la provetta da cui nasceranno gli strumenti dell'astroterapeuta o dell'astrointerprete del domani.

Più volte è stato fatto notare che la metodologia rigorosa indispensabile alla ricerca sugli asteroidi è fredda, disincarnata e disumana, lontana dal modo in cui siamo abituati a trattare i pianeti; ed io posso anche essere d'accordo sul piano teorico, ma sul piano pratico credo che sia necessario avere ben chiari in mente i termini della questione, cioè la differenza che passa tra lavorare con ipotesi e lavorare con simbologie tradizionalmente verificate e sostenute.
Per quanto fredda ed innaturale sembri dunque la severa metodologia di laboratorio, è solo questa che ci consente le piccole acquisizioni necessarie a consolidare pazientemente un tessuto simbolico sconosciuto.

Come sopra detto - infatti - quel che un buon Astrologo sa fare alla perfezione è adattare delle simbologie ben note all'altrettanto nota realtà del soggetto sulla base di criteri di attribuzione fissati tradizionalmente. Ma quando questi criteri mancano, è solo una metodologia spartana che può difenderlo dalle deduzioni fini a se stesse, quelle che nulla aggiungono alla conoscenza del soggetto e seppelliscono sotto montagne di parole inutili le ancora ignote peculiarità degli astri in esame.


Quando il Simbolo si fa sdrucciolevole

   
Come è universalmente noto, l'Astrologia costruisce i propri sistemi interpretativi sulla base di simboli, il che equivale a dire che l'elaborazione del Simbolo è il fondamento basilare della costruzione del pensiero astrologico: una affermazione che - suppongo - corrisponde a verità conclamata non soltanto per gli operatori del settore, ma anche per coloro che negano ferocemente ogni validità all'Astrologia medesima.

Stando così le cose, restano per me un mistero i motivi che portano l'Astrologo-tipo a disinteressarsi di qualsiasi cosa abbia a che fare con la comprensione della genesi, dell'evoluzione e della gestione del Simbolo stesso. Di fatto, quel che sento spesso chiedere a gran voce altro non è che una griglia interpretativa del tipo astro-nelle-case/-nei-segni/-nei-rapporti-con-gli-altri-pianeti o almeno una tavola planetaria degli asteroidi: insomma, delle strutture pseudo-tradizionali aprioristiche che possano essere pedissequamente accettate come un dogma, senza tanti perché né percome.
Non nego affatto che tali strutture si possano costruire in qualche modo e secondo una qualche logica: ma quel che non si può dimenticare è il fatto che alla loro base resta comunque l'elaborazione del Simbolo.

Nel corso di questi ultimi dieci anni io personalmente credo di essere stata bersagliata da ogni tipo di domanda e di contestazione relative all'uso degli asteroidi: mi è stato contestato che sono troppi, che l'Astrologia funziona benissimo anche senza, che fino a quando qualcun altro non li ha studiati non vale la pena di occuparsene. Mi è stato detto che non hanno significato perché non hanno anima, che quel che attribuivo all'asteroide Tale è in realtà prerogativa del pianeta TalAltro, che sono troppo piccoli ed hanno nomi generalmente troppo stupidi per essere presi in considerazione. Che fino a quando non saranno stati scoperti tutti non si potrà elaborare lo schema di domicili-esaltazioni-cadute da cui dedurre il loro significato, che non si può imparare e ricordare il significato di migliaia di astri, e mille altre osservazioni ancora.
Io non ricordo che mi sia mai stato chiesto invece - laddove dicessi che l'asteroide Tale significa la Tal Cosa - come hai fatto a dedurre questo significato? Come sei arrivata a dire che il Tale asteroide esprime il tal Simbolo o parte di esso?

Personalmente trovo che questa situazione sia molto triste, e molto rivelatrice del tipo di approccio di un gran numero di Astrologi alla nostra disciplina: si nega ciò che non si conosce - è ciò è abbastanza comune - ma quel che non si nega viene accettato senza bisogno di spiegarsene i motivi.
Temo che questo accada perché molti Astrologi hanno talmente paura che la nostra disciplina non sia in grado di dare risposta a domande di natura epistemologica su se stessa - dal momento che loro non sanno darsi le risposte e forse non sanno neanche che cosa sia l'epistemologia in generale - da credere che l'unico approccio salvifico possibile sia proprio quello di non chiedere. Ed io sono sbalordita nel vedere con che aggressività autodifensiva reagiscano molti Astrologi quando viene suggerito loro di porsi domande del genere: per loro è segno evidente che non si è buoni Astrologi, esattamente come i Padri dell'Inquisizione ritenevano che porsi domande sull'operato di Dio significasse non credere in Dio.

Io non credo che un buon Astrologo sia quello che non si pone tali domande: credo invece che sia vero il contrario, e dalle risposte che formula deduco se mi sento di seguire il suo metodo perché il mio spirito e la mia mente vibrano in sintonia, oppure no.

Certo, un livello culturalmente modesto (in questo caso in relazione al Simbolo ed al modo in cui la mente umana lo crea e lo gestisce) fa sì che si preferisca credere invece che capire, e questo è normale per chiunque, in qualsiasi caso: per esempio io non so assolutamente come funziona la bomba atomica, e a dire il vero non sono neppure molto interessata a comprenderlo; probabilmente mi annoierei di fronte alla spiegazione dettagliata dei suoi meccanismi. So che funziona, e non metto minimamente in dubbio i suoi devastanti effetti, amen.
Ma posso permettermi di far questo perché non sono né mi interessa diventare un tecnico nucleare e tanto meno un progettista di armi atomiche e neppure un operaio del settore; diverso sarebbe se invece esercitassi una di queste professioni ed intendessi agire con scrupolo, competenza ed onestà.

So bene anche che - in molti casi - il punto non è la disinformazione, quanto il fatto che non si voglia, per precisa convinzione mentale, indagare in questa direzione: come diceva Hermann Hesse - più o meno - si può arrivare a sentirsi talmente a disagio nel luogo in cui si vive ed avere tanto bisogno di credere di essere in Cina da non volere o non poter accettare di capire la differenza che passa tra la Cina stessa ed il reparto di cineserie del supermercato all'angolo. E non sarò io quella che punta il dito contro questo modo di sentire (che in altri campi appartiene anche a me): mi limito semplicemente a dire che non faccio parte delle persone che, astrologicamente parlando, si sentono a proprio agio in simile condizione.

Se comunque lasciamo in disparte - in quanto felice e sazio in se stesso - il folto gruppo di Astrologi per i quali l'Astrologia vale soprattutto perché è espressione di un'azzurra lontananza condita di parole-totem quali sincronicità (provate a chiedere a bruciapelo ad uno di loro che cosa sia la sincronicità e come funzioni in Astrologia: può venir fuori veramente di tutto), e perderebbe ogni interesse se fosse altrimenti, un errore in cui l'Asteroidologo non può cadere è quello - tanto comune - di identificare il Simbolo con il Mito ed il Mito con l'Astrologia: un errore da cui già aveva messo in guardia un'astrologa molto innovativa e seria conoscitrice del mito, per quanto completamente all'oscuro degli asteroidi: Lisa Morpurgo.
Le sue ragioni - in questo caso - sono esattamente le mie: è fuori discussione che il Mito abbia un'importanza fondamentale nell'evoluzione del pensiero umano, e che a sua volta si esprima per simboli ed abbia valore prettamente simbolico. Tuttavia - come ho detto - Mito e Simbolo non sono sinonimi e soprattutto non possono essere gestiti dimenticando che - in ogni caso - entrambi si servono di metafore, e dunque si riferiscono a principi da decodificare e non alla realtà così come si presenta senza filtri.

Nella formazione e nella gestione sia del Simbolo che del Mito (che a sua volta altro non è che una forma di racconto simbolico) c'è ben poco di misterioso: il primo è sviscerato dalla Semiologia, il secondo da un'ampia gamma di discipline che vanno dall'Archeologia alla Psicologia all'Antropologia.
Tutte queste discipline dovrebbero già aver allontanato l'Astrologo dalla derivazione letterale Simbolo=Mito=Astro: ed invece assistiamo ancora a deduzioni speculari secondo le quali ciascun singolo dettaglio del Mito si deve tradurre nello stesso dettaglio caratteriale - tale e quale - del soggetto influenzato dall'asteroide il cui nome rievoca il Mito di partenza.
Così - ad esempio - se la mitologica dea Cerere ha una figlia che viene rapita da Plutone, si deduce automaticamente che l'asteroide Cerere debba indicare lo stupro nel tema astrologico del soggetto (senza tener conto neanche del fatto che ad essere stuprata, caso mai, non era stata Cerere, ma la figlia Proserpina, e che quindi - al limite - sarebbe più logico attribuire lo stupro all'asteroide Proserpina, ed a Cerere attribuire invece il ruolo della madre della stuprata o - simbolicamente - di colei che assiste una stuprata, della famiglia della stuprata).
Da questa deduzione Cerere=stupro non è difficile partire per una griglia dialettica la cui logica viaggia alla velocità di un carrettino in discesa: Cerere in Ariete o in congiunzione a Marte sarà uno stupro più violento di quello di Cerere in Pesci o in congiunzione alla Luna, e certamente quest'ultima, soprattutto se in 4^ casa, indicherà stupro compiuto all'interno della cerchia familiare.
Tratta questa concatenazione, è decisamente facile - soprattutto se si ha un buon database - trovare almeno un paio di esempi di stuprata con Cerere in Cancro o in 4^ casa o in aspetto alla Luna. Che poi non si tenga conto dell'evidenza, secondo la quale - in un campione preso a caso - almeno una donna su 12 ha Cerere in Cancro ed una donna su 6 ha Cerere o in Cancro o in 4^ casa, e che la percentuale si alza se allarghiamo il nostro campione anche all'alternativa di un qualsiasi aspetto Cerere-Luna o Cerere-Marte o Cerere-Venere, e trascuriamo completamente il fatto che - grazie al cielo - il numero delle stuprate non si avvicina neanche lontanamente a questi valori, il gioco è fatto.

Coloro che masticano malamente di Psicologia - a questo punto - hanno comunque la spiegazione definitiva: le migliaia o i milioni di donne con Cerere in Cancro o in 4^ o in aspetto alla Luna o a Marte o a Venere che non hanno mai subito stupro familiare non sono la regola rispetto all'unico, sparuto esempio di fanciulla sfortunata, ma l'eccezione: inoltre è possibile che non abbiano ancora acquistato consapevolezza del simbolo. Cioè, forse, sono state stuprate e non se ne sono accorte o hanno rimosso, o verranno stuprate in seguito.

Non intendo ora affrontare una trattazione organica delle vie del Mito, né della natura del Simbolo (che mi riservo di trattare prossimamente), ma mi preme sottolineare almeno un paio di punti.

  1. Il Mito - anche nella sua forma più splendidamente affabulatoria - non è un qualcosa di innato che giunge alla specie umana nella sua formulazione definitiva - così come la troviamo nei vari manualetti ad uso scolastico - da un qualche luogo misteriosamente trascendente, ma una creazione della mente umana che avviene per strati successivi, e come tale è una aggregazione multiforme, in una perenne condizione fluida, la cui direzione viene plasmata dallo scopo che il narratore - di volta in volta - si prefigge.
    Tale scopo può essere determinato dalle leggi sociali - ed allora nascono saghe mitologiche di cattivi puniti e buoni premiati; dalla presa di coscienza di errori o cattivi comportamenti del passato da evitare - e allora nascono i miti in cui la sventura si rovescia sopra persone che, pur non sapendolo, compiono gesti di cui ignorano la portata. Nascono dall'espressione di desideri congeniti nella natura umana non appena si acquisti consapevolezza del valore della Famiglia e dei Sentimenti, e sono le migliaia di saghe dei Nòstoi e delle partenze per viaggi in cui si devono affrontare mostri e prove, e così via.

    Ma il valore simbolico che contengono i singoli episodi mitici - come accade con ogni elemento fluido - si rivela eterno solo se interviene un qualcosa (ad esempio la Psicologia) che congela una frazione del tempo del mito stesso e la decodifica solo ed esclusivamente in chiave simbolica, estrapolandola da ogni altro contesto, sia esso culturale, sia sociale, sia politico o storico.
    Così, a buona ragione, diciamo ad esempio che il mito di Edipo rappresenta il desiderio inconscio del bambino nei confronti della madre. E non è molto importante - a questo punto - che il personaggio mitico Edipo non sapesse affatto che Giocasta era sua madre, e quindi si limitasse a desiderare semplicemente una donna, né è significativo che la coppia abbia generato due figli maschi e due femmine e che in seguito - per punire se stesso - Edipo si sia accecato. Non importa neanche che Tebe sia stata devastata dalla peste, che sia stato necessario ricorrere all'oracolo, che vi sia stata una spaventosa guerra fratricida tra Eteocle e Polinice (i due figli di Edipo), che la figlia Antigone sia stata sepolta viva perché ha seppellito il fratello contro la volontà della legge eccetera eccetera eccetera.

    In Psicologia, il mito di Edipo significa semplicemente il desiderio inconscio che il figlio prova nei confronti della madre, punto e basta. Da questo nucleo che agisce - per così dire - da promemoria e da esempio - ed in modo autonomo, la Psicologia ha elaborato le proprie osservazioni sul proprio campo, senza sognarsi di fare deduzioni dirette quali - ad esempio - ipotizzare che i bambini che non superano il complesso di Edipo diventino ciechi, o che i loro figli giacciano insepolti perché questo era quel che nel mito aveva stabilito Creonte, re di Tebe.

    Molti Astrologi, invece, non comprendono la differenza che passa tra servirsi del Mito e subire il Mito o - anche peggio - tra la metafora e la realtà, tra il prendere alla lettera una narrazione che invece dovrebbe essere decodificata grazie ad un'apposita interfaccia interpretativa.
    Come studentelli svogliati, si pretende che il Mito agisca da traduttore interlineare della realtà o quanto meno dell'Astrologia, e se una sola parolina dell'originale manca all'appello ci si sente, sì. disorientati, ma anche pronti a negare ogni altra alternativa.

    Questo è un vezzo deprecabile in chiunque, ma negli Astetoidologi è un atteggiamento inaccettabile. Eppure anche nell'Astrologia tradizionale si sa bene che il mitico dio Giove non è grasso, non ha niente a che fare con il cibo o con la parola o con il denaro, non si dilata e non è particolarmente ottimista più di quanto lo siano altri dei; mentre queste sono caratteristiche astrologiche imprescindibili dal pianeta Giove.
    Al contrario, si sa che lancia fulmini - ed il pianeta astrologico Giove non lo fa (perché il fulmine - anche simbolico - è simbolicamente uraniano); che assume forme diverse a seconda dell'amante che intende sedurre, sia esso uomo o donna; che è un marito infedele ed un amante potente ma mediocre; che ha partorito dal cranio in seguito ad un colpo di ascia. Si sa che ha detronizzato suo padre, che ha diviso il regno con i fratelli e che ha sposato sua sorella, che abitava sulla cima di un monte e che spostava le nuvole. Ma niente di tutto questo - e di mille altre cose ancora - trova diretto riscontro nel pianeta astrologico Giove che - poveretto - non è neanche per definizione il più importante o il più influente in un tema, e magari riuscisse a detronizzare gli effetti di Saturno, ed a relegare il fratello Plutone in un sottosuolo da cui non farsi quasi mai vivo.

    Molto raramente, quando si tratta degli astri tradizionali, gli Astrologi si lasciano fuorviare dalla considerazione del Mito in senso letterale: anche se non comprendono o non hanno mai riflettuto sulla differenza che passa tra il mito di Giove ed il valore simbolico che da questo mito è passato al pianeta astrologico Giove, c'è pur sempre la tradizione che protegge dall'errore e che nel corso dei secoli ha selezionato - tra le molteplici possibilità offerte dalla narrazione mitologica - quelle che sono funzionali all'interpretazione astrologica e quelle che non lo sono, ed ha aggiunto tutto ciò che era necessario per far sì che oggi noi potessimo usare il nostro pianeta Giove in modo proficuo.

    Con gli Asteroidi - ovviamente - la tradizione manca; ma manca anche il discernimento degli Astrologi in relazione ai meccanismi del passaggio da Mito a Simbolo e viceversa. E sembra non importare a nessuno che perfino la più trascendentale delle Asteroidologhe, colei che oggi attinge più di ogni altra al Mito ma con il supporto di anni ed anni di pratica - cioè Martha Lang-Wescott - dica chiaramente che l'asteroide Bacco (per esempio) non ha nulla a che fare con l'ubriachezza né si è mai rivelato significativo in temi di alcolisti.
    Non c'è evidenza che tenga: il cattivo Asteroidologo vede l'asteroide Bacco da qualsiasi parte di un tema o di una carta di transiti e dice al suo malcapitato consultante: Aha! Si alza un po' troppo il gomito, eh?

    Inizialmente sembra di non riuscire a non essere vittima di questo riflesso condizionato, ma la soluzione è semplice: è sufficiente non usare il nome Bacco, ma il numero con cui l'asteroide figura nei cataloghi planetari (#2063). Ciò rende molto più facile mantenere la mente libera e non andar per pregiudizi.
    Talvolta, quando si lavora con i nuovi astri allo scopo di renderli uno strumento astrologicamente utile e funzionale, una delle maggiori difficoltà consiste non nel fare un brain-storming sufficientemente ampio sul loro nome e sul loro mito, ma nel riuscire a non farlo, cioè riuscire a mantenere sempre costante la differenza tra mito ed astro, senza farsene influenzare neanche - ahimé - inavvedutamente.

  2. Il Mito - soprattutto quello greco-latino - non è l'unica sorgente da cui attingere il Simbolo. Ne esistono molte altre parimenti importanti, ed altre ancora che lo sono anche di più, come è evidente dal fatto che il mito greco-romano è nato molti, molti, molti secoli dopo l'attribuzione del significato ai pianeti che allora si conoscevano.
    Ma - a parte questo Ied anzi, anche per questo) - chi desidera utilizzare il Mito come sorgente unica o privilegiata di significati simbolici da applicare all'Astrologia - se vuol essere intellettualmente corretto - deve prima motivare con chiarezza i criteri secondo i quali un nome attribuito da un Astronomo conferisca all'astro le caratteristiche del Mito omonimo ed a spiegare come intende comportarsi con gli astri che non hanno nome mitologico (cioè la maggioranza) o non hanno affatto nome, ma solo un codice alfanumerico (eppure già sono studiati proficuamente da Asrtrologi forse meno romantici, ma sicuramente all'altezza della situazione).

Lo so benissimo che non pochi Astrologi grideranno allo scandalo e penseranno che io bestemmi, ma questo non mi turba affatto. Mi limito a sedere sulla sponda del fiume, invitandoli a continuare con il loro metodo, mentre io vado avanti come ritengo più corretto. A dire il vero, trovo noioso preoccuparmi dei dogmi altrui e detesto fare crociate per questioni di principio.


Quel che ancora manca
   
L'Universo è forse infinito, ma il Sistema Solare non lo è, per quanto noi non sappiamo ancora dove sia lecito immaginarne la conclusione. Non sappiamo ancora - soprattutto - da quanti e quali astri sia composto, e questo è al momento un grosso handicap per l'Asteroidologia, che deve procedere senza una visione dell'Insieme.
Sempre pronto a dilatarsi in avanti, l'Asteroidologo non può concedersi il lusso di affermazioni definitive di carattere generale, e la sua mappatura simbolica del cielo non è al momento molto diversa dalla cartografia medievale in cui - qua e là - si trovava scritto hic sunt leones, ad indicare che da quel punto in poi si procedeva a proprio rischio e pericolo.

Ciò comporta una concreta possibilità di dispersione: se infatti lavorare con gli asteroidi è qualcosa di ben più ampio e complesso che non mettere nel proprio tema il glifetto di Cerere, di Pallade, di Giunone e di Vesta, aggiungendo Chirone a mo' di benservito, è anche vero che non si deve correre il rischio di farsi cogliere dalla bulimia degli asteroidi.

Lo scopo dell'Asteroidologo non può in nessun caso essere quello di moltiplicare a dismisura la quantità di astri da inserire in un tema: quand'anche conoscessimo il significato di ogni singolo corpuscolo da qui all'Eternità, non oso pensare ad un grafico su ciascun grado del quale si ammucchino indistintamente centinaia e centinaia di Qualcosa.
Ora come ora, lo scopo principale dell'Asteroidologo è quello di imparare a selezionare gli strumenti di lavoro sulla base di criteri chiaramente definiti e privilegiando la qualità e l'approfondimento tematico alla quantità ed alla genericità.

A mio parere nessun Astrologo può esimersi dalla conoscenza degli ambiti simbolici in cui ogni gruppo di astri agisce e si integra con l'insieme; ma una volta impadronitosi di questa semplice suddivisione orientativa, deve privilegiare la specializzazione in un dato settore: se i suoi interessi sono attratti dagli aspetti personali si dedichi dunque ai pianeti fino a Marte; se preferisce esaminare le norme che regolano la collettività approfondisca la fascia asteroidale tra Marte e Giove; se nutre propensione per le lacerazioni più profonde e dolorose della psiche si concentri sui Centauri, e così via. Lo spazio da esplorare non manca anzi - si può ben dire - ce n'è anche troppo.

 

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