Grazie soprattutto al geniale lavoro di
interpretazione dialettica della nostra compianta Lisa Morpurgo, abbiamo avuto modo di
focalizzare quali siano le radici simboliche più profonde del pianeta Urano.
Partendo dalla simbologia forse più facilmente riscontrabile in un tema natale, cioè
dalla capacità individuale di decidere e di realizzare, per poi proseguire con quelle
più prosaiche, come il senso pratico-opportunistico e labilità manuale, la nostra
grande maestra ci ha fatto comprendere, o per lo meno intuire, che dietro Urano si cela
anche qualcosaltro: ossia, una vera e propria concezione mentale della realtà. Ci
riferiamo, in particolare, allorientamento mentale che tende a vedere il mondo come
una sorta di grande macchina, composta di tanti ingranaggi e rotelline, ognuno dei quali
con la propria precisa funzione. Si tratta, appunto, dellapproccio intellettuale
meccanicista, il più convinto, tra quelli oggi diffusi, di poter risolvere qualunque
problema (anche puramente teorico) agendo soltanto sulle cause più immediate che
provocano il problema stesso.
Urano, esattamente come tale mentalità, ci spinge a considerare la concatenazione di
causa ed effetto come qualcosa di inseparabile dagli eventi stessi. Nonostante ciò, il
pianeta ed il corrispettivo atteggiamento intellettuale, sembrano dedicare la massima
attenzione a questa successione solo fino a quando essa non si disperde nelle sue
diramazioni più remote, sia quelle provenienti dal passato, che quelle dirette verso il
futuro. Il pianeta, infatti, induce ad opporci al fatalismo e allinerzia
rappresentati dalla Luna, sua antagonista per schema, e ci stimola insomma a fare
urgentemente qualcosa laddove fosse necessario, qui nel presente.
Forse è proprio questo il motivo per cui noi esseri umani, gli abitanti più
uraniani della Terra, abbiamo sempre cercato di ricavare attivamente e non
passivamente dalla nostra realtà ambientale le opportune conoscenze pratiche di
sopravvivenza.
Anche se spesso solo per gioco, la nostra specie ha sempre cercato di fare prove ed
esperimenti con le cose intorno che più la incuriosivano (Urano esaltato in trasparenza
nei Gemelli-giocosità). Fin dallinizio della sua evoluzione, lUomo ha
sfruttato la prensilità delle sue prodigiose mani uraniane, ormai affrancate dalla
necessità di sostenere il peso del corpo, e quindi libere di raccogliere qua e là
oggetti di vario tipo, come rami, pietre o resti ossei di altri animali. Ognuno di questi
oggetti, ovviamente, aveva caratteristiche e proprietà materiali, come ad esempio la
pesantezza, la durezza e lincisività: cose da scoprire prima ancora di poter essere
utilizzate e poi trasmesse culturalmente.
Solo dopo questa lunga fase di goffa manipolazione, di lente e ripetute osservazioni, nel
cervello dei nostri antichi progenitori si chiarirono finalmente i rapporti di causa ed
effetto più elementari connessi agli oggetti raccolti e così pure gli usi che se ne
potevano trarre (Urano esaltato in Vergine-laboriosità). Procurarsi il cibo, difendersi
dai predatori e dal freddo erano necessità così difficili da espletare con le proprie
forze, che i nostri antenati preistorici si sarebbero estinti se non si fossero messi a
sfruttare sistematicamente le scoperte compiute durante i loro giochi ricreativi! Da quel
momento in poi, però, la nostra specie fu sempre meno in grado di soddisfare i propri
bisogni senza lausilio di strumenti che, a seconda dei casi, potenziavano e/o
miglioravano lefficienza del suo corpo. Così che la stessa capacità tecnologica,
che sbalzò rapidamente lUomo da una funzione di umile spazzino e
trafugatore di uova nelle savane africane a quella di dominatore e tiranno del pianeta
Terra (Urano domiciliato in Capricorno-potere), lo rese paradossalmente anche la più
vulnerabile delle creature viventi (per compensazione al Cancro-passività).
Per conservare se stesso e il suo potere egli deve, ormai, continuamente escogitare
qualcosa, non più per adattarsi biologicamente alla Natura che cambia, ma per adattare
tecnologicamente questultima a se stesso (Urano domiciliato in
Aquario-ingegnosità). E non si tratta semplicemente di inventare utensili e macchine, nel
corso del tempo sempre più sofisticati, fatti per adempiere a banali compiti di routine
(vedi i verginei robot industriali), ma di strappare alla Natura anche i suoi più intimi
segreti, che sono spesso anche quelli più minacciosi ed inquietanti. La lotta, che si è
innescata negli anni recenti, per sconfiggere la peste del 2000, ossia
lAIDS, ne è un esempio eclatante.
Nonostante le spettacolari conquiste tecnologiche e scientifiche del nostro secolo, è
soltanto a partire da Galileo, come sappiamo, che lUomo ha assunto in gran conto un metodo dindagine
decisamente induttivo, cioè impegnato esclusivamente ad incasellare i dati di
fatto via via raccolti in un mosaico di rigidissime formule matematiche; ossia, lo stesso che gli ha dato il prodigioso
potere attuale. Da quel momento in avanti, lUomo non poté più fare a meno di tutti
quegli strumenti di osservazione e misurazione che esaltano in modo stupefacente i suoi
stessi organi sensoriali.
Prendiamo, come primo esempio, linvenzione galileiana del cannocchiale astronomico,
risalente al 1609. Urano quellanno stava transitando in Gemelli, favorendo la
simbologia dellavvicinamento tecnico e in questo caso ottico, del
lontano, rappresentato dallasse Gemelli/Sagittario, ma soprattutto dai Gemelli.
Dal terzo segno dello Zodiaco allaltrettanto uraniana Vergine, il passo è
relativamente breve. Segno, il sesto, infatti tra i più propensi dello Zodiaco a valutare
la realtà con meticolosa precisione, a commensurare gli oggetti e gli eventi secondo
ununità di misura convenzionalmente pre-definita. Anche il desiderio vergineo di
osservare il mondo fin nei minimi particolari si può riscontrare in tanti episodi ben
documentati dalla storia della scienza; uno di questi, facilmente databile e quindi utile
ai nostri fini, è di certo luso scritto del nome microscopio.
La prima testimonianza in questione è racchiusa in una lettera scritta nel 1625 da un
certo Johannes Faber al principe Federico Cesi, fondatore tra laltro
dellAccademia dei Lincei, ben noti per la loro acutezza visiva (grazie
ai nuovi strumenti ottici) e soprattutto mentale. Giove-parola-vista, per la cronaca,
quellanno stava solcando la Vergine, mentre Urano lo avrebbe seguito nello stesso
segno lanno dopo. Nel 1630, durante questo transito uraniano, fu anche pubblicata la
prima illustrazione a stampa di oggetti osservati appunto con laiuto del microscopio.
Per quanto riguarda, poi, la mania verginea di misurare ogni cosa, troviamo un esempio
significativo in un altro transito di Urano in Vergine due secoli dopo (1879-1885),
periodo in cui si era cercato, per lennesima volta, di fissare una più esatta
definizione dellunità di misura fondamentale. Il risultato che ne derivò fu
il metro campione in
platino-iridio, conservato ancora oggi a Sèvres, presso Parigi.
Grazie al progressivo miglioramento degli strumenti dindagine e di misurazione, la
Natura, ovviamente, ha continuato a svelare allUomo aspetti di sé sempre più
sbalorditivi e, almeno per gli scienziati più rigidamente meccanicisti, addirittura
disorientanti. Un esempio spettacolare di questo disvelamento lo abbiamo avuto negli anni
20 del nostro secolo, quando la fisica fu profondamente scossa da una scoperta
sconcertante: lindeterminatezza
intrinseca delle particelle sub-atomiche. In altre parole, la fisica
sperimentale verificò che nel regno dellimmensamente piccolo esiste una sorta di
vaghezza irriducibile che non dipendeva da una scarsa conoscenza dei dati di partenza, ma
dalla sua stessa natura fondamentale. Consultando il libro delle effemeridi come fosse un
romanzo in codice, ci si accorge, peraltro con un misto di piacere e timore reverenziale,
che la grande ruota del Tempo zodiacale segnava in quel periodo un transito di Urano nei
Pesci. Un passaggio di Urano che, come si può notare, si verificava nella zona dello
Zodiaco esattamente opposta a quella che lo vide testimone della fissazione ufficiale
dellunità di misura fondamentale quarantanni prima!
Traducendo levento celeste in termini più leggibili, possiamo affermare che il
soggiorno di Urano nel segno dei Pesci, tra il 1920 e il 1927, aveva provocato negli
ambienti della fisica un ribaltamento di quelle stesse certezze concettuali che erano
state alla base della ridefinizione verginea dellunità di misura fondamentale, tra
il 1879 e il 1885. Uno sconvolgimento che incrinava quella fiducia, cieca ed irrazionale,
nella capacità della scienza di poter sempre determinare le coordinate spazio-temporali degli
oggetti fisici, tipica di una mentalità verginea (vedi il principio
dindeterminazione di Heisenberg, 1927). Cosa ancora più grave, quello
stesso passaggio di Urano sembrò vanificare la speranza utopica, sempre verginea, di
conoscere e quindi poter controllare e forse manipolare il divenire di ogni
singola entità dellUniverso, solo in base ai dati di partenza e alle leggi
naturali.
Per ovviare a questo imbarazzante ed inatteso impatto con la realtà, la fisica affidò le
sue residue possibilità di comprensione alla meno precisa delle misurazioni: quella
statistica. La nuova teoria che ne derivò fu chiamata ancora meccanica,
ma con lappellativo per molti fastidioso di quantistica.
Questo evento scientifico, per quanto clamoroso, non dovrebbe sorprendere più di tanto
noi astrologi. Negli anni 20, Urano compiva il suo ottantennale soggiorno nel suo
segno di caduta: i Pesci. Quindi, il pianeta doveva conoscere la resa, seppur parziale,
del suo inveterato meccanicismo (ma anche di altre sue simbologie), retaggio del segno
della sua esaltazione (la Vergine), di fronte al dischiudersi di un mondo stranissimo e
folle, come quello sub-atomico (riconducibile evidentemente ai Pesci).
Al cospetto di tale ultra-microscopico livello della materia, infatti, si deve ammettere
lestrema relatività del concetto uraniano di causa-effetto: in altre parole non si
è affatto sicuri che in questo luogo piccolissimo ad ogni azione precisa di un oggetto
quantistico corrisponda una conseguenza altrettanto precisa. In questo regno infinitamente
piccolo tutto diventa pescinicamente incerto, vago o, al limite, probabile,
tale, cioè, da spiazzare anche il più organizzato determinismo sperimentale. Urano,
specie nella sua dimensione verginea, in questo caso si rivela completamente inutile nello
sbrogliare problemi di misurazione e comprensione della Natura. Anzi, per certi aspetti,
riesce a falsare o meglio a condizionare senza scampo loggetto stesso dei suoi
esperimenti e, di conseguenza, i risultati delle sue osservazioni.
Nello strano mondo quantistico racchiuso in ogni singolo atomo della materia che ci
circonda e di cui noi stessi siamo fatti, il meccanicista e sperimentalista Urano si ritrova, simbolicamente, in
uno stato di caduta, uno stato che tanto assomiglia al sonno lunare di un feto
passivamente in attesa di un evento che decida il suo futuro destino... |