IL CAPITALISMO E’ IN PERICOLO?


di Fabrizio Cecchetti

pubblicato su SIRIO

 

I più affezionati ed attenti lettori di Sirio forse ricorderanno i temi affrontati nei miei  articoli sull’emergenza petrolio e sul movimento No-Global, ebbene in entrambi formulai una previsione finale piuttosto allarmante: sul futuro prossimo del mondo, attorno al 2010 (nel 2009 o al più tardi nel 2011), si sta allungando l’ombra di una gravissima crisi economica, finanziaria e produttiva.

Una crisi a livello globale della durata forse di tre, quattro anni che affonderà quasi certamente le sue radici nella problematica dell’energia di origine petrolifera, fonte ormai vicina al declino per leggi fondamentalmente geofisiche, più che economiche in senso stretto.

Nello scenario dell’imminente picco petrolifero il prezzo dei carburanti e delle bollette esploderà letteralmente portando con sé altri fenomeni tristemente conosciuti negli anni ‘70 del secolo scorso: inflazione alle stelle, scarsità di capitali da investire, imponente calo della produzione accompagnato da un altrettanto enorme aumento della disoccupazione.

Fenomeni economici involutivi capaci di mettere a dura prova tutti i paesi, soprattutto quelli emergenti come la Cina, l’India e il Brasile, e di alimentare  potenzialmente forti tensioni politico-militari internazionali nelle loro aree limitrofe.

Insomma, secondo i miei calcoli, dovremmo assistere tra pochi anni a una vera e propria debacle della società capitalistica attuale, così sfrenatamente consumistica e globalizzatrice da generare squilibri potenzialmente devastanti.

Di fronte a previsioni del genere è facile mettersi in agitazione, lo so, tuttavia è bene non lasciarsi prendere dal panico e dal catastrofismo: malgrado la dura prova che probabilmente ci aspetta, il mondo non finirà affatto con il 2010. Come sostiene il grande saggio dell’astrologia mondiale, A. Barbault, nonostante la triangolazione negativa di quattro pianeti lenti su cinque, in quel periodo veleggeremo ancora con il vento a favore delle fasi ascendenti dei tre cicli planetari più potenti finora conosciuti.

Nonostante il contraccolpo, dunque, la società in cui viviamo e in cui dopotutto prosperiamo (almeno noi europei) troverà abbastanza presto la maniera di riprendersi e di correggere la rotta senza cadere bruscamente in una sorta di nuovo Medio-Evo.

Una volta tranquillizzati i più ansiosi, ora cercherò di esporre le ragioni astrologiche che mi inducono ad ipotizzare quanto preannunciato.

 

La matrice celeste del capitalismo

 

Forme più o meno larvate di capitalismo, per lo più commerciale, sono esistite da sempre, ma gli storici sono quasi tutti concordi nel far risalire l’inizio del capitalismo moderno all’emergere della rivoluzione industriale. All’alba, cioè, del sistema di produzione materiale che ha scalzato, per importanza economica e strategica, l’agricoltura dal suo ruolo millenario. Tale rivoluzione avvenne gradualmente in Inghilterra nell’arco del ‘700, ma è solo attorno al settimo decennio di quel secolo che essa si fece davvero sentire.

Ora, dal punto di vista astrologico, non si può che rimanere sbalorditi nello scoprire che proprio in quel decennio si era configurata una geometria planetaria davvero eccezionale: una triangolazione armonica Urano-Nettuno-Plutone a cui si era aggregato, nel biennio 1772-’74, persino il duro e freddo Saturno (congiunzione a Nettuno).

Un raro e potentissimo trigono a “stella” dove i quattro pianeti più lenti del sistema solare esaltarono al massimo grado i segni più laboriosi e produttivi dello Zodiaco: il Toro, la Vergine e il Capricorno. Una configurazione celeste che prometteva fin dall’inizio una rivoluzione non tanto intellettuale o spirituale, quanto materiale ed economica. Esaminiamola più in dettaglio.

Plutone, il più lento e potente tra i pianeti conosciuti, stava attraversando il Capricorno e cioè un segno particolarmente versato per le tematiche del capitalismo; per rendersene conto basta ricordare le sue simbologie di Potere, di competizione spietata e di efficienza produttivo-lavorativa, ma anche di avarizia, di accumulo ostinato della ricchezza e di programmazione oculata degli obiettivi da raggiungere.

Indubbiamente Plutone innestò nel decimo segno zodiacale il demone scorpionico del profitto e del rischio finanziario, un demone che voleva investire capitali non soltanto nel commercio ma anche nei nuovissimi mezzi di produzione che si erano sviluppati nel frattempo, e quindi nell’impresa industriale.

Tutta questa smania di lucro e di Potere però sarebbe rimasta appena abbozzata se al contempo Urano, il pianeta dell’innovazione tecnologica, non avesse appoggiato trionfalmente Plutone con un trigono evolutivo dal Toro, segno caratterizzato dal forte senso della proprietà e dall’ossessivo bisogno di soddisfare le esigenze materiali primarie dell’individuo e del clan.

Infatti, se Plutone è il pianeta che fornisce simbolicamente le risorse necessarie, sotto forma di combustibile o di finanziamento monetario, allora Urano è il corpo celeste che mette simbolicamente a disposizione gli strumenti per realizzare gli obiettivi agognati, per compiere ogni impresa umana di rilievo. E non a caso lo sviluppo delle prime macchine a vapore stava giungendo a maturazione proprio in quel periodo, diventando così i motori pulsanti della rivoluzione industriale. La macchina a vapore fu l’incarnazione perfetta dell’unione celeste del principio plutoniano (il combustibile, come ad esempio il carbone) e del principio uraniano (la tecnologia, lo strumento).

La grandiosità della rivoluzione industriale e capitalistica che stava emergendo in Gran Bretagna sul finire del ‘700, diventa ancora più evidente astrologicamente quando osserviamo la congiunzione Saturno-Nettuno che si collocò proprio allora in Vergine. Questa congiunzione, così ben supportata da Urano e Plutone, era indice di un’altra possente trasformazione (Nettuno) che stava riguardando di riflesso il vecchio settore dell’artigianato e dei mestieri tradizionali (Vergine). Un’evoluzione che doveva mutare gli antichi laboratori in fabbriche, gli artigiani in imprenditori o capi-reparto, i garzoni di bottega e persino i contadini (Toro) in operai.

 

Gli alti e bassi del nuovo sistema economico

 

Durante lo scorrere dei decenni e dei secoli successivi al 1770-’80, la formazione di aspetti positivi tra i pianeti lenti, specie se confortata da relazioni armoniche con i segni di Terra, hanno segnato, come ci si poteva aspettare, i tempi dello sviluppo economico.

Nel decennio 1820-’30, ad esempio (congiunzione Urano-Nettuno in Capricorno afflitta solo parzialmente da Plutone in Ariete) ci fu la diffusione del sistema capitalistico industriale sul resto del continente europeo, ostacolata, però, dalle carenze nel sistema di rifornimento energetico-carbonifero e dalla mancanza di un’efficiente sistema di reperimento degli enormi capitali da investire nel settore industriale (Plutone afflitto).

Mentre nel decennio 1850-’60, grazie alla tripla congiunzione Saturno-Urano-Plutone in Toro in larghissimo sestile a Nettuno in Pesci, si ebbe il superamento delle difficoltà precedenti e quindi il decollo definitivo del nuovo sistema produttivo nell’Europa continentale (Toro) e in nord-America. E così via.

Al contrario, nel corso della generazione degli aspetti negativi tra gli stessi pianeti, specie se accompagnati da rapporti disarmonici con uno o più segni di Terra, hanno segnato il tempo dell’arretramento e della crisi. 

Nel decennio 1870-’80, sotto le quadrature Urano-Nettuno ed Urano-Plutone che si avvicendarono nell’arco di pochi anni rispettivamente tra il Cancro e l’Ariete e tra il Toro e il Leone, è appunto il momento della prima grave crisi del capitalismo moderno, una crisi dominata dal fenomeno fino ad allora sconosciuto della sovrapproduzione.

Durante le opposizioni Urano-Plutone ed Urano-Nettuno che si avvicendarono nel periodo 1900-’15, rispettivamente tra l’asse Gemelli-Sagittario e l’asse Cancro-Capricorno, ecco scatenarsi la competizione imperialistica tra le potenze industriali dell’epoca che sfociò nella tragedia della Prima Guerra Mondiale (1914) con tutte le sue terribili conseguenze economiche.

 

La Grande Depressione

 

A questo punto conviene passare direttamente ai primi anni ‘30 del secolo scorso. In  quel periodo si era costituita una configurazione celeste doppiamente importante per noi che stiamo vivendo il  primo decennio del 2000, dato che essa fu testimone della crisi economica più nera che si ricordi da quando è apparso il capitalismo. In secondo luogo, perché tale geometria celeste si ripeterà in forma leggermente diversa nel 2010-’14!

Eccola: (1930-’31) tripla quadratura tra Urano in Ariete, Plutone-Giove congiunti in Cancro e Saturno in Capricorno, nonché doppia opposizione tra questi ultimi.

La Grande Depressione, come fu chiamata, partì dagli Stati Uniti in seguito al famoso crollo borsistico di Wall Street e poi dilagò in quasi tutto il mondo, fornendo terreno fertile per i regimi che promossero lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Fu una crisi originata, oltre che dalle follie finanziarie degli speculatori, da una serie di cause concatenate inestricabilmente fra loro: sovrapproduzione, sottoconsumo, panico, impreparazione dei mercati, ecc.

                                   

Due configurazioni di crisi a confronto

 

Solo se compariamo attentamente la figura celeste del 1930-’31 con quella del 2010 ci accorgiamo delle loro profonde similitudini.

(2010) doppia quadratura tra la congiunzione Giove-Urano in Ariete e Plutone in Capricorno, a sua volta quadrato a Saturno in Bilancia e quest’ultimo doppiamente opposto alla coppia Urano-Giove.

Rispetto alla disposizione planetaria del 1930-’31, quella che si disegnerà nel cielo fra quattro anni contiene certamente delle differenze, come ad esempio la posizione di Plutone in Capricorno, anziché in Cancro; oppure la posizione di Saturno in Bilancia, anziché in Capricorno. Ma ciò non ci deve distrarre e far fuorviare, poiché è l’assetto generale che più di ogni altra cosa le rende, per così dire, delle vere e proprie“gemelle astrali”.

In entrambi i casi ci troviamo di fronte a una triangolazione negativa perfettamente chiusa che coinvolge il trio Saturno-Urano-Plutone e che si articola, seppure in modo rimescolato, su buona parte dei segni cardinali, rispettivamente tra la Bilancia, l’Ariete e il Capricorno.

Assolutamente identica poi è la posizione di Urano in Ariete; mentre un altra somiglianza notevole fra le due è costituita dal coinvolgimento di Giove nel gioco al “massacro”: nel 1931 in congiunzione a Plutone, nel 2010 in congiunzione ad Urano.

Se vogliamo chiamare in causa anche Nettuno, tra tutti il più defilato rispetto allo scontro planetario disegnato dalle due configurazioni, vediamo che esso ritorna per lo meno sullo stesso asse zodiacale, attraversando però il polo opposto: i Pesci (ingresso nel 2011) anziché la Vergine.

 

Che cosa ci aspetta?

 

L’inesorabile danza dei pianeti nel nostro sistema solare sembra, dunque, segnalarci la possibilità che si ripresenti tra meno di un lustro una crisi economica, finanziaria e produttiva simile, per gravità, a quella scoppiata all’inizio degli anni ‘30 del secolo scorso.

Una crisi simile, molto simile, ma non perfettamente identica, come non è identica la configurazione di 76 anni fa rispetto a quella del 2010. 

La dinamica degli spostamenti planetari, ad esempio, ci mostra una differenza che fa ben sperare. Il quadrato Urano-Plutone dei prossimi anni, l’aspetto maggiore della configurazione in esame, al contrario del quadrato precedente, costituirà parte della fase ascendente del ciclo medesimo, a sua volta partito dalla congiunzione del 1965-’66 e che arriverà al suo apice nel 2046-’47.

Quando due pianeti si affrontano durante la prima quadratura del loro ciclo, di solito, si assiste sulla Terra a uno scontro di forze che si rivela alla fine costruttivo, a una crisi dura ma superabile che prelude a uno slancio creativo ancora più forte.

Se trasponiamo questo ragionamento puramente astrologico sulla situazione reale che si sta delineando già da tempo nel mondo, potremmo dedurre che la crisi serpeggiante del capitalismo, dovuta all’avvicinamento del picco petrolifero e all’aumento dei disastri climatico-ambientali, deflagrerà in tutti i suoi aspetti economici più minacciosi proprio attorno al 2010.

Tuttavia possiamo coltivare una ragionevole speranza che l’umanità, dopo la botta tremenda subìta, prenda atto finalmente dei cosiddetti “limiti dello sviluppo” e che decida di correre al più presto ai ripari sfruttando gli aspetti planetari positivi successivi.

Il transito di Plutone in Capricorno, centrato dalla simultanea dissonanza del trio Urano-Saturno-Giove, sarà sotto molti punti di vista cruciale ed emblematico.

Cruciale perché nel prossimo decennio questo passaggio chiuderà il ciclo ultra-bicentenario plutoniano che abbiamo notato correlarsi al destino del capitalismo (e degli Stati uniti). Cruciale anche perché questo stesso passaggio si troverà in una fase delicata (quadrato involutivo) del ciclo plutoniano relativo al destino dell’era petrolifera, iniziata a metà del 1800.

Emblematico perché l’abbinamento di valori pluto-capricornici può rappresentare  una smania di Potere e di ricchezza materiale pronta ad eliminare spietatamente qualunque ostacolo pur di raggiungere i suoi scopi egoistici. Ma allo stesso tempo può rappresentare una consapevolezza chiarissima della necessità di rinunciare al superfluo, di sacrificare qualunque comodità pur di resistere all’emergenza.

Se si imporrà la prima pulsione, la corsa all’accaparramento delle ultime risorse della Terra sarà inevitabile e quindi avrà la meglio il capitalismo più becero ed autodistruttivo, artefice di una probabile fine della nostra civiltà.

Se prevarrà la seconda opzione, invece, sarà inevitabile l’applicazione, su scala mondiale, di una politica durissima di risparmio energetico ed economico, volta ad annullare drasticamente la dipendenza dal petrolio e in generale dai combustibili fossili produttori di gas-serra. Una politica di fatto anti-consumistica ed anti-capitalistica, in cui bisognerà necessariamente ribaltare il paradigma della crescita economica (ma anche demografica) e tendere dunque verso una decrescita controllata della ricchezza globale (e della natalità).

Quale dei due scenari prenderà il sopravvento? Difficile dirlo. Ma se riusciremo a superare la seconda grossa e probabile crisi del 2020 (tripla congiunzione Giove-Saturno-Plutone in Capricorno), il mondo conoscerà nel 2026 un nuovo periodo di adattamento armonioso alle nuove condizioni energetiche. Sarà giunto il momento del trigono Urano-Plutone tra i Gemelli e l’Aquario!

 

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