| LUSO DEI SIMBOLI ASTROLOGICI IN PSICOTERAPIA |
Conferenza
di Bianca Pescatori
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Nella
mia professione di psicoterapeuta ho potuto constatare il grande valore, ai fini del
processo di guarigione (raggiungimento di una maggiore consapevolezza sulle proprie intime
ed autentiche motivazioni e capacità di usare, nel modo evolutivamente più efficace, le
proprie risorse interiori), dellutilizzare la simbologia astrologica, così come
viene espressa nella carta del cielo del paziente, attraverso lo psicodramma,
limmaginazione, la musica ed il movimento. Credo, inoltre, che la carta del cielo
natale, assieme allo studio dei transiti e delle progressioni, sia uno degli strumenti
più efficaci e completi che lo psicologo possa avere a disposizione per comprendere la
struttura della psiche del proprio paziente (oltre alla sua, beninteso
!) e per
aiutarlo ad acquisire consapevolezza dei vari aspetti della sua personalità e di come
questi interagiscano tra loro. |
Nei
suoi scritti sullalchimia, Jung, scrivendo del mandala, simbolo della totalità del
Sé, sembra proprio rendere il giusto posto, in modo molto chiaro e conciso, alla carta
del cielo tra gli strumenti dello psicoterapeuta. Riprendere le sue parole è dunque il
modo migliore e più rapido per chiarire quello che intendo (in corsivo le parole di
Jung): |
«Il
simbolo del mandala (e naturalmente la carta del cielo di nascita è uno dei mandala
più rappresentativi dellespressione intima individuale) non è solo una forma
espressiva, ma esercita anche unazione, agendo a ritroso sul suo stesso autore
(dunque possiede un forte potenziale trasformativo dei contenuti psichici)
Limmagine
ha lo scopo evidente di tracciare un magico solco intorno al centro della personalità
più intima
si tratta in altri termini di ricondurre, con lappoggio e la
mediazione di unazione esteriore (il mandala, carta astrologica) la propria
attenzione, o meglio partecipazione, ad un recinto sacro interiore (di cui la ruota
zodiacale è simbolo) che è origine e meta dellanima, e contiene
quellunità di coscienza e vita, un tempo posseduta, quindi perduta, e che occorre
ora ritrovare
La ruota comincia a girare, cioè il sole si mette in movimento ed
inizia il suo corso. Da un punto di vista psicologico questa circolazione consisterebbe in
un girare in cerchio attorno a se stessi, così da coinvolgere tutti i lati della propria
personalità
Il movimento circolare ha quindi anche il significato di animazione di
tutte le forze chiare e oscure dellumana natura, e di conseguenza di tutti gli
opposti psicologici, di qualsiasi natura possano essere
Lessere è la luce
centrale senza estensione, la vita è estensione.» |
Viene
qui descritto il duplice aspetto dellessere come coscienza, consapevolezza, che
nella sua purezza è luce senza contenuti e che via via si struttura nello spazio-tempo in
forme diverse, identificandosi con i vari contenuti della vita (astrologicamente il sole
che compie il suo giro allinterno della fascia zodiacale). |
Questo
è quanto dice uno psicologo, ma lo stesso concetto è espresso da uno degli astrologi
più rappresentativi del secolo scorso, Dane Rudyar, quando parla dellessere come monade.
Egli dice che luomo e la configurazione del cielo al momento della sua nascita sono
entrambi espressione, a livelli diversi, di un unico atto, momento creativo la
monade (quellunità di coscienza e vita a cui si riferiva Jung) che nel
mondo, e cioè entrando in una dimensione spazio-temporale, diventa dualità. La monade
per Rudyar è come un seme che con il suo progetto evolutivo cade nel terreno
dellincarnazione. Nel suo significato di progetto, potenzialità, rimane
cristallizzato nella configurazione del cielo, come totalità distinta e in sé completa.
Nel suo aspetto dinamico diviene energia che sottende tutti i nostri atti, è la forza
dintegrazione, individualizzante, che molti psicologi di tradizione umanistica hanno
trovato essere alla base della capacità di guarigione dei loro pazienti. |
La
psicologia transpersonale individua questa forza dintegrazione nella dimensione
spirituale, le tradizioni religiose nellanima, la tradizione metafisica delle
Upanisad nel Sé o Atman, riflesso nel cuore degli uomini di quella luce senza
estensione, pura coscienza, di cui prima Jung ci parlava. Questa pura
coscienza, comunque la si voglia chiamare secondo la tradizione religiosa, culturale
o filosofica di riferimento Vuoto, Dio, Brahman, Assoluto è il sostrato e
lultima essenza dellintero universo, e viene definita nelle Upanisad come
Coscienza, Esistenza, Beatitudine. |
Affinché
ciò che sto esprimendo non venga considerata pura teoria, unastrazione che non
riguarda la nostra natura umana, avulsa cioè dal potenziale di coscienza di ciascuno di
noi, vorrei riportarvi la testimonianza di Santa Ildegarda di Bingen, mistica medioevale,
(lesperienza estatica e mistica permette la conoscenza per identità di questa
luce) medico naturista e psicosomatico, nonché astrologa anchessa: «Sin
dalla mia infanzia vedo sempre una luce nella mia anima, ma non con gli occhi esteriori e
neppure con i pensieri del cuore; e neanche i cinque sensi esterni partecipano a questa
visione
La luce che io percepisco non nasce da un luogo preciso, ma è molto più
luminosa della nuvola che avvolge il sole. Non posso distinguerne laltezza, la
larghezza o la lunghezza
Ciò che vedo o apprendo in una tale visione mi resta a
lungo nella memoria. Io vedo, odo e so allo stesso tempo, e ciò che so in quello stesso
attimo anche lo apprendo
Non riesco a riconoscere in questa luce alcuna forma,
talvolta tuttavia vedo in essa unaltra luce, che mi viene di chiamare la luce
vivente
Mentre mi beo nella contemplazione di questa luce, ogni tristezza e dolore
svaniscono nel ricordo.» |
In
questo stato di coscienza, dunque, senza forma e privo di contenuti, non vi è sofferenza.
Mentre è causa di grande sofferenza esserne separati, oltre ad originare una
partecipazione alla vita con modalità egocentriche, separative e distruttive, come la
psicologia integrale cogliendo la drammaticità per luomo della dimenticanza
e quindi della separazione dalla propria dimensione spirituale ha messo in
evidenza. |
Einstein
ci dice: «Lessere umano è parte di un intero chiamato Universo. Egli
sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto, una
specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una prigione per noi, che
ci restringe ai nostri personali desideri e allaffezione verso le poche persone
vicine a noi». |
Nei
testi sacri indù e nella tradizione buddista, così come in quella cristiana, la causa
prima della sofferenza umana è dovuta alla nostra ignoranza nel crederci separati dal
Tutto. Percepiamo la realtà attraverso la mente pensante, che non può che riferire ciò
che percepisce a sé stessa. Viviamo dunque nella errata percezione che la nostra
esistenza sia limitata a quella del corpo-mente. Al contrario il grande maestro vedantino
Nisargadatta ci dice: «non noi siamo nel mondo, ma lintero mondo è in
noi». |
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Lasciamo
però questi concetti che esulano dal tema della conferenza (che riguarda, infatti, più
specificatamente il livello egoico), ma ai quali è stato necessario fare accenno poiché
parlano del paradigma la psicologia integrale di Ken Wilber, insegnata in Italia
allAIPT al cui interno mi muovo sia come psicoterapeuta che come astrologa.
E essenziale inoltre sottolineare che senza la funzione integrante del Sé, di cui
lIo è un riflesso e da cui è guidato, il processo di integrazione della
personalità non sarebbe possibile. |
Vorrei
qui soffermarmi su una particolare fase del processo terapeutico: quella fase durante la
quale il paziente arriva a scoprire di non essere un Io unitario, ma di contenere in sé
una molteplicità di subpersonalità (auto-rappresentazioni investite di pulsioni,
sentimenti e pensieri, a volte in conflitto tra loro) che condizionano la percezione della
realtà producendo sentimenti e emozioni spesso dolorosi e inadeguati al contesto in cui
egli si trova a vivere e alle relazioni con gli altri. |
Con
lemergere dellIo cosciente, da un tutto psichico indifferenziato
pre-personale, la mente si struttura in subpersonalità, che possono essere esemplificate
nella famosa ripartizione individuata da Freud: lEs, dove regnano le pulsioni
aggressivo-sessuali che si muovono secondo il principio del piacere, il Superio, che si
esprime secondo un principio di realtà e rappresenta la voce del dovere, modellato sulle
introiezioni dei modelli comportamentali genitoriali, e lIo, quellarea dotata
di capacità riflessiva e che attraverso il pensiero e i meccanismi di difesa tenta di
mediare tra le esigenze dellEs e del Superio; la psicologia transazionale parla di
bambino, genitore, adulto. Allinizio in conflitto tra loro, queste subpersonalità,
a seguito del lavoro dellIo mediatore, si integrano in una autopercezione di sé,
spesso distorta e limitata, infatti il prezzo da pagare per arrivare ad una specie di
tranquillità in casa propria è quello di lasciare fuori dalla porta parecchi
familiari (desideri, impulsi, percezioni, ecc.) indesiderati o
disturbanti
ma pur sempre familiari! |
LIo
dunque non assume una posizione centrale rispetto ai contenuti mentali, ma secondo le
circostanze del passato, o le aspettative future, si identifica ora con uno ora con
laltro di questi. Spesso questa identificazione assume carattere involontario ed
inconscio. |
«Ogni
cosa nuova mi dice una paziente mi mette paura». Ed altri: «per
me gli altri non esistono, mi circondano ma non ci sono, vedo gli altri come se non
avessimo niente in comune»; «non sono pronto ad essere felice, è tutto un grande lavoro
di preparazione»; «io ero la pecora nera, mi sentivo cattiva, ho sempre pensato di avere
qualcosa che non andava»; «quando mi sento potente, grandiosa, c'è la sensazione della
vendetta, gongolo, se faccio ingelosire qualcuno è perché mi sento potente»; «mi sento
un frigorifero vuoto». |
Dice
il maestro vedantino Ramana Maharsi: «La mente è come un fiume che scorre nel
letto del corpo, per un momento ti identifichi con unonda e la chiami il mio
pensiero»
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Noi
percepiamo attraverso la mente. Non percepiamo la realtà così comè, ma ciò che
pensiamo della realtà, filtrata dalla nostra memoria (cioè dalla trama del nostro
passato, non realtà anchesso, nonostante lo crediamo tale, ma percezione di un
contenuto mentale che esiste nel presente, reinterpretazione attuale di un evento del
passato, chissà come percepito
in un gioco a spirale veramente illusorio) e dal
nostro futuro (desideri, aspettative, motivazioni presenti proiettati in un futuro
immaginario esistente solo nelle nostre menti e solo nel presente). La sofferenza è
provocata non tanto dalla realtà, quanto dallinterpretazione che ne facciamo, dalla
percezione unilaterale che di questa abbiamo, poiché paradossalmente manca proprio la
percezione di colui che percepisce, cioè del pensiero o laffetto che fa da filtro
alla nostra percezione. |
Cè
una parabola che Ramana Maharsi utilizza per far comprendere come la sofferenza nasca da
una errata percezione della realtà dovuta alla dimenticanza di sé stessi. |
«Nella
parabola egli scrive dieci stolti guadavano un fiume e raggiunta
laltra sponda si vollero assicurare che fossero tutti sani e salvi. Il primo iniziò
a contare, dimenticando se stesso: siamo solo nove, qualcuno di noi si è perso, ma
chi è?. Hai contato in modo giusto?, chiese il secondo che ricominciò
a contare, ma anche lui ne contò solo nove. Uno dopo laltro gli stolti si contarono
commettendo lo stesso errore: è vero, siamo solo nove concordarono, ma
chi è che manca? continuavano a chiedersi e ogni tentativo di percepire chi fosse
scomparso fallì. Chiunque sia, sarà annegato affermò il più pessimista,
lo abbiamo perso!. Così dicendo scoppiò a piangere e tutti gli altri dietro.
Vedendoli piangere così, un traghettatore che passava sulla riva del fiume, sollecito si
informò; gli stolti gli narrarono laccaduto e gli riferirono anche che, nonostante
avessero contato diverse volte, scoprivano di essere sempre e solo nove. Vedendo davanti a
sé dieci persone il traghettatore capì cosa era successo. Per far loro comprendere che
erano tutti e dieci sani e salvi, disse: ognuno di voi si conti scandendo il proprio
numero, uno, due, tre e così via, io colpirò ognuno dopo che si sarà contato affinché
tutti possiate esser sicuri di essere stati inclusi nel conteggio solo una volta, così
troveremo il decimo che manca. Ascoltandolo tutti si rallegrarono nella prospettiva
di ritrovare il compagno perduto e accettarono subito la proposta suggerita dal
traghettatore. E mentre il disponibile traghettatore li colpiva uno alla volta, la persona
colpita si contava ad alta voce. Dieci! disse lultimo nel momento in cui
venne colpito. Sorpresi si guardarono lun laltro: siamo dieci!
esclamarono allunisono, e ringraziarono il traghettatore per averli liberati dalla
loro pena. » |
Gli
stolti vengono dunque liberati dalla loro sofferenza, scaturita da un errore di
percezione. Errore di percezione dovuto allaver dimenticato sé stessi,
dallaver dimenticato cioè il soggetto che percepisce la realtà. |
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«La
consapevolezza è lo stato in cui la mente è colta nella sua interezza», dice
sempre Ramana Maharsi. |
Ma
possiamo davvero cogliere la mente nella sua interezza? Possiamo se ci poniamo fuori dalla
mente, come il traghettatore ha potuto vedere tutti e dieci gli stolti poiché era in una
posizione centrale rispetto ad essi. Ma se possiamo assumere una posizione centrale e
dunque distaccata dai contenuti mentali, allora vuol dire che non siamo questa
mente, questi pensieri su cui fondiamo la nostra identità. Allora chi siamo? |
Siamo
lo spettatore di questa mente, ne siamo il Testimone. Nelle Upanisad, viene
proposta limmagine di due uccelli, uno accanto allaltro sul ramo di un albero.
Uno dei due uccelli vola, pigola, si agita e laltro osserva immobile e silenzioso.
Possiamo dunque, attraverso un processo di disidentificazione percepirci quale
consapevolezza distinta da qualsiasi contenuto mentale, in una posizione centrale, che
guarda ad essi come luccello immobile e silenzioso sul ramo abbraccia il movimento e
lagitarsi del compagno a lui vicino e di tutto ciò che lo circonda. Noi siamo
quella luce senza estensione, pura coscienza, consapevolezza che però si identifica con
porzioni sempre più piccole di sé e le chiama Io, strutturandosi a diversi gradi di
identità, che può andare da una ridottissima e frammentaria visione di sé limitata da
forti necessità difensive o espandersi oltre i confini della mente e del corpo e
abbracciare lintero cosmo. |
Più
si allarga la consapevolezza alle varie subpersonalità, più prende corpo un soggetto che
si autopercepisce centro della visione; un Io integrato, che nulla ha a che vedere con il
limitato Io freudiano, ma è quel centro di consapevolezza invece dellintero
potenziale psichico, dotato di autonomia e autenticità, che Ken Wilber, padre della
psicologia transpersonale e codificatore della più ampia psicologia integrale, designa
con il nome di Centauro. Un Io che Assagioli, fondatore della psicosintesi, definisce come
«un centro di coscienza e di volontà dotato e dunque non dominato
di determinate funzioni psicologiche: emozione-sentimento, impulso-desiderio,
immaginazione, pensiero, intuizione, volontà, che concorrono al sentimento di essere una
persona originale». |
La
volontà cosciente non può però da sola, tramite la disidentificazione, raggiungere una
tale unità. A livello conscio si richiede la collaborazione dellIo nel processo di
guarigione, ed una collaborazione consapevole e vigile. Ma non basta, questo serve a
comprendere le identificazioni, non a romperle. Essendo lidentificazione un processo
inconscio, linconscio deve necessariamente essere coinvolto nel processo di
disidentificazione. Ma il linguaggio e la possibilità di comprensione dellinconscio
non è razionale, analitica, lineare come il linguaggio conscio. Linconscio esprime
i suoi contenuti attraverso simboli e analogie. Simboli come sono anche le immagini
astrologiche. |
Se
dovessimo descrivere astrologicamente il processo a spirale di identificazione,
disidentificazione e successiva identificazione ad un più ampio livello di coscienza,
fino alla completa dissoluzione delle identificazioni luscita dal samsara
buddista, il riconoscersi per un atto di identità Pura Coscienza possiamo pensare
a Saturno, preposto alla costruzione dellidentificazione. Proprio per questo Saturno
è chiamato anche signore del karma. Il karma, infatti, non è altro che
lidentificazione della coscienza con determinate impressioni psichiche (desideri,
pulsioni, ecc.), identificazione che non essendo stata sciolta al momento della morte (il
bellissimo libro Tibetano dei Morti è centrato sulla descrizione di questi contenuti
mentali affinché la coscienza, nel regno del Bardo, se ne liberi, prima di incarnarsi
nuovamente spinto da esse) inchioda la rinascita in una successiva incarnazione al livello
di coscienza ad essa corrispondente. E le cosiddette prove nefaste di Saturno sono
occasioni e possibilità di riconoscere e rompere queste identificazioni. |
Urano, il cui geroglifico due semicerchi separati da una
croce posta sopra un nuovo piccolo cerchio rappresenta questo processo di rottura
dellidentificazione, in una condizione spaziotemporale, per identificarsi ad un
diverso e più ampio livello di coscienza. Plutone, nelle cui profondità maceratrici si
dissolve la vecchia forma, crea nuove feconde dimensioni di coscienza nel segreto della
propria oscurità. Nettuno infine porta a completa e definitiva dissoluzione le
identificazioni nel riconoscimento di essere Pura Coscienza. |
E
necessario il simbolo, ci dice Jung, che agisce magicamente e che contiene
quel primitivo analogismo che parla allinconscio. Solo attraverso il simbolo è
possibile raggiungere ed esprimere linconscio. Il processo di individuazione non
può fare a meno del simbolo poiché questi è da un lato lespressione primitiva
dellinconscio, ma dallaltro è anche unidea che corrisponde
allintuizione più profonda della coscienza. Ma non è nuova lintuizione
junghiana scaturita dalla sua pratica clinica: quasi a rafforzare la significatività di
ciò, anche il filosofo greco Plotino ci dice che il pensiero del cuore si esprime solo
attraverso i simboli, ed il cuore è il luogo dellimmaginario sacro che riflette il
microcosmo nel macrocosmo. I simboli si presentano a noi attraverso limmaginazione
che agisce come uno specchio e veicola il pensiero del cuore; è un potere della mente che
ci mette in contatto sia con i contenuti psicologici inconsci, sia con ciò che supera la
mente (lanima). E ponte dunque tra il finito e linfinito, cioè tra
lio e lanima. |
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Direi
che ogni pianeta nella carta del cielo rappresenta simbolicamente non solo una, ma varie
subpersonalità, che per definizione appartengono allarea individuale, sia conscia
che inconscia; di alcune di esse siamo consapevoli (in particolare le conosciamo
attraverso lo stato di tensione e conflitto che provocano e che per lo più si riflette in
una paralisi o in una compulsività del comportamento), mentre altre non le riconosciamo
come nostre ed entriamo in contatto con loro solo attraverso la reazione emotiva quando,
dopo averle proiettate allesterno, ritornano a noi sotto forma di comportamento,
richiesta, sentimento
altrui (gli altri-settima casa). |
Ma
è necessario ricordare che le subpersonalità poggiano, ad un diverso livello di
coscienza, sugli archetipi dellinconscio collettivo, ponte tra la nostra storia
individuale e lancestrale patrimonio collettivo; solo per questo è possibile
utilizzare nel lavoro psicoterapeutico, come griglia di riferimento, la simbologia
astrologica, che ricopre ovviamente una dimensione archetipica (proprio in questo consiste
la sua funzione simbolica trasformatrice ed evolutiva). Gli archetipi sembra abbiano la
funzione di accompagnare lIo nel suo cammino di individuazione. Queste forme
psichiche collettive, che quindi trascendono lIo, originariamente dotate di una
forte energia evolutiva autonoma, sono però per così dire velate dai nostri contenuti
personali, come una lampadina che è impossibilitata ad illuminare direttamente di luce
propria poiché è stata velata con tessuti colorati la cui trama è composta
di esperienze, desideri, ferite personali. |
Gli
archetipi agiscono dunque a diversi livelli secondo il nostro grado di identità.
Lastrologia esoterica, per esempio, ne riconosce tre e distingue il significato del
simbolo astrologico a seconda che la persona si trovi sulla croce mobile, fissa o
cardinale. La prima (la croce mobile: Gemelli/Sagittario Vergine/Pesci ) è quella
condizione in cui la personalità non riconosce altro che sé stessa, vivendo in una
separazione soggetta però alla volubilità degli accadimenti, ora piacevoli, ora
spiacevoli, che appaiono avvicendarsi allesterno di sé e sulle quali crede di avere
il controllo, anche se necessariamente effimero ed illusorio. Questo apparente
avvicendarsi di esperienze mutevoli e spesso dolorose ha lo scopo di risvegliare la
consapevolezza alla realtà dellanima e dunque allesistenza di una dimensione
più profonda, non mutevole, non soggetta a morte e rinascita. |
La
coscienza nasce dunque alla dualità. LIo si riconosce dimensione diversa e separata
da una dimensione più vasta che lo contiene e trascende e che ha una propria finalità.
Astrologicamente questa consapevolezza di dualità è rappresentata dalla croce fissa
(lasse Leone/Acquario Toro/Scorpione). E a questo punto del cammino che
lanima individualizzata può invertire il verso del proprio cammino sulla ruota
zodiacale; ciò corrisponde allinizio del discepolato, cioè allassunzione
come proprio progetto di vita di quella che viene chiamata la via del ritorno.
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Il
terzo livello di consapevolezza è di nuovo quello dellunità, dove questa volta non
è la personalità ad essere percepita quale unica dimensione dotata di esistenza, ma il
Sé o anima che tutto contiene. A questo livello, quello della croce cardinale
(Cancro/Capricorno Ariete/Bilancia), gli archetipi possono agire con tutta la loro
potenza trasformatrice. |
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| Lo psicodramma è una tecnica
psicoterapeutica che permette ai partecipanti di agire, in un contesto accogliente e
protetto, i contenuti del proprio mondo interiore. Aiuta la persona, attraverso la messa
in scena attiva, a scoprire, dare voce e quindi identità alle sue diverse componenti
psichiche e ad integrarle in un Io non più frammentato. |
La persona avrà così la
possibilità di armonizzare creativamente le sue esigenze con le richieste della realtà
ed imboccare la via che conduce allautonomia e alla spontaneità. Sulla scena può
mettersi in relazione, da una posizione di centralità, con i propri blocchi, le carenze,
i dubbi, ma anche i bisogni, i talenti, le risorse, e le proprie autentiche motivazioni di
vita. Verrà aiutata dalle proposte del terapeuta e dal sostegno del gruppo, che avrà la
funzione di essere il suo materiale di scena, a scoprire in sé prima il
desiderio e poi il coraggio di ricoprire ruoli temuti o sconosciuti, a dialogare con
fantasmi del proprio passato, a sbloccare così situazioni interiori cristallizzate che
richiedendogli un pensiero e un comportamento ripetitivo gli impediscono di essere
veramente sé stesso nel mondo. |
Un laboratorio di psicodramma
astrologico può essere concepito in tre tempi: |
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Il
dialogo tra subpersonalità: è possibile mettere tra loro a confronto
due subpersonalità. Considerando la carta del cielo come mappa psichica del paziente, è
possibile decidere con lui quale dei pianeti autorappresentazioni di sé in
conflitto tra loro per posizione zodiacale o per aspetto o, come nel caso delle
opposizioni, dissociate o rimosse egli desidera esplorare. Il terapeuta non ha
lobiettivo di mettere queste parti in accordo, ma bensì quello di permettere ad
ognuna di esprimersi fino in fondo, di chiarire il proprio punto di vista, di fornire
quante più notizie di sé sia possibile. Per arrivare a questo il paziente viene invitato
a spostarsi fisicamente di posto quando parla una o laltra di queste
subpersonalità. Egli potrà così lentamente cominciare a distaccare il proprio senso di
identità dalluna o dallaltra. Non è più la subpersonalità che parla, nel
momento in cui esprime una delle due, ma è il soggetto che si sposta, letteralmente, da
una allaltra. Acquista una sua centralità rispetto ai propri contenuti mentali, e
questi a loro volta venendo alla luce liberano energia cristallizzata nei meccanismi
difensivi, che si sciolgono, e che viene resa disponibile per sviluppare creatività ed
essere investita affettivamente. |
La
meditazione costituisce, potremmo dire, la tecnica più raffinata, la
via privilegiata per giungere alla consapevolezza della nostra reale natura, per
stabilizzarci in quel centro di pura coscienza di cui abbiamo parlato in precedenza, per
metterci in contatto con lenergia sottile degli archetipi. Vi sono vari tipo di
meditazione. Meditare può voler dire semplicemente concentrare lattenzione sul
ritmo del respiro e essere; i sensi ritirati in sé stessi, i pensieri che
scorrono senza che venga data loro attenzione. Senza intenzionalità alcuna. Questa
modalità pone la mente in uno stato di quiete e ricettività, pronta ad accogliere quanto
può arrivare dallinconscio superiore. Avvicinarci ai simboli espressi dalla Carta
del Cielo nel silenzio della meditazione, ci permetterà di aderire con la mente intuitiva
al loro significato, e a lasciare che essi, con la loro forza energetica, lavorino
direttamente dentro di noi, esplicando, senza linterferenza della mente pensante,
tutta la loro azione trasformatrice. |
Della
tecnica della visualizzazione guidata vi darò direttamente un esempio pratico. Vorrei
proporvi dunque un lavoro di esplorazione dellarchetipo del Guerriero e di come esso
sia presente dentro ciascuno di noi. Questa proposta è una mia rivisitazione e sintesi di
alcuni esercizi di autoindagine proposti da Piero Ferrucci nel suo libro
Crescere e da Carol S. Pearson in Risvegliare leroe dentro di
noi, nonché frutto della mia partecipazione al bellissimo lavoro con gli archetipi
che la dott.ssa Laura Boggio Gilot conduce allAssociazione di Psicologia
Transpersonale di Roma. La musica che utilizzo è il Moderately fast della Symphonia
Serena di Paul Hindemith. |
Una
prima parte dellesperienza è dedicata proprio alla funzione conoscitiva del
simbolo: dunque vi invito a lasciarvi guidare dalle mie parole per prendere contatto con
questa energia e diventare consapevoli di come essa si manifesti nella vita di tutti
i giorni. Attraverso una visualizzazione guidata, potrete poi, a livello
immaginativo, lasciare agire questa energia e osservarla nella sua funzione trasformativa,
mentre si mette al servizio del progetto dellIo. |
| Larchetipo del Guerriero
simboleggia la fondamentale energia aggressiva/volitiva che accompagna e permette
lemergere dellIo dal magma psichico indifferenziato, e si traduce
nellacquisizione di un sentimento di identità autonomo e separato dal rapporto
simbiotico genitoriale. Il Guerriero interiore (astrologicamente rappresentato da Marte)
sostiene lIo, difendendone i confini e mettendosi al suo servizio per soddisfarne i
bisogni. Per far questo usa strategie, tattiche, si dota di difese e di armi per
attaccare. |
Ad
un livello più evoluto, cioè quando i primi due punti sono stati soddisfatti, il
Guerriero comincia a lottare per sé e gli altri non più al servizio di scopi
egocentrici, ma in obbedienza a principi universali, con intenti essenzialmente
altruistici. Lotta per ciò che è veramente importante, e per far questo non usa la
violenza, ma la forza della propria affermatività: sostiene il conflitto aperto con
sincerità e coraggio alla luce del sole. |
Ad
un livello ancora superiore il Guerriero è impegnato nella lotta più importante, quella
contro i propri nemici interiori, cioè le tendenze distruttive della mente che gli indù
chiamano Guna e la tradizione cristiana chiama vizi capitali (torpore,
accidia, desiderio, disperazione, irresponsabilità, negazione, orgoglio ecc.); quelle
energie cioè che essendo consustanziali alla natura dellessere umano pensate
al Sagittario e allesperienza della nona casa impediscono il manifestarsi
dellintelligenza intuitiva e della dimensione spirituale o, per dirla secondo il
paradigma dellastrologia esoterica, di salire sulla Croce Cardinale |
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Esercizio di consapevolezza sul guerriero interiore |
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Porta lattenzione nello spazio interiore e osserva le
sensazioni che provengono dal tuo corpo. Rilassa progressivamente tutti i muscoli del
corpo, mentre il respira diventa lento e profondo. |
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Per iniziare, poni lattenzione sulla qualità della tua
volontà: |
succede a volte che si pieghi alla volontà delle altre persone? |
che sia sopraffatta dalle tue emozioni, come per esempio
depressione, rabbia, paura? |
che sia paralizzata dallinerzia? |
o addormentata dallabitudine? |
o disintegrata dalle distrazioni? |
o corrosa dai dubbi? |
|
Le ancestrali energie archetipiche del Guerriero interiore sono
energie maschili al servizio della volontà dellIo, e agiscono in noi sotto forma di
aggressività e coraggio. |
Laggressività è un impulso prepotente verso
lautoaffermazione e la manifestazione di ogni elemento del proprio essere. |
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Evoca e lascia emergere nel tuo spazio interiore la tua
aggressività. Permettile di espandersi, sotto qualsiasi forma essa si presenti. Può
darsi che sia colorata da rabbia, risentimento, irritazione
|
Dalle spazio, senza giudicarla, senza difendertene
osservala, come uno spettatore osserva uno spettacolo
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Percepiscine il vigore, lintensità
|
Osserva come il tuo corpo reagisce alla tua aggressività
in quale parte del corpo puoi percepirne la presenza
e quale forma assume
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Rifletti su come usi questa energia nella tua vita
quotidiana
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Il coraggio è la capacità di lottare per gli scopi definiti
dalla tua volontà
tollerare e superare difficoltà e asperità
è la
capacità di accettare le tue debolezze e la tua fragilità
è a fondamento della
capacità di pazienza e sopportazione
è il coraggio che ti fa tollerare ansia e
frustrazione
è limpulso che ti spinge a superare i tuoi limiti per
espandere la coscienza verso mondi superiori
|
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Evoca e lascia emergere nel tuo spazio interiore il tuo
coraggio. Permettigli di espandersi, sotto qualsiasi forma esso si presenti. |
|
Rifletti su come usi questa energia nella tua vita
quotidiana
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Osserva ora come stai osservando la forza del coraggio dentro di
te
ti fa paura o senti che ne puoi disporre
te ne senti privo e lontano o ne
godi e ne vai fiero
tendi ad esprimerlo o a vanificarla nella fantasia
|
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Immagina ora qualcosa a cui tieni molto
qualcosa che
desideri realizzare
ed immagina di dover mobilitare per la realizzazione di questo
progetto tutte le tue energie
|
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Quando ti senti pronto puoi iniziare il tuo viaggio
incontrerai lungo la strada molti personaggi o situazioni che cercheranno di distoglierti
e di ostacolarti
può darsi che le forze ti vengano meno
o che tu perda di
vista lobiettivo
sviato da ciò che ti circonda
o da uno dei molti
ostacoli che incontri
osserva bene di che tipo sono le situazioni che si frappongono
tra te e la tua realizzazione
come reagisci tu di fronte a questi ostacoli
comincia ad esprimere tutta la volontà, il coraggio e la forza del guerriero
immagina di utilizzare ogni arma
risorsa
ogni possibilità a tua disposizione
per raggiungere lobiettivo che ti sei proposto
ed abbattere gli ostacoli che
te lo impediscono
|
Bibliografia |
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Ramana Maharsi, Il
Vangelo di
, Associazione Italiana Ramana Maharsi |
C.G.Jung, Studi
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