DALL’ES AL SÉ:
Un viaggio di consapevolezza attraverso la simbologia astrologica
delle carte del cielo di tre psicologi e ricercatori

di Bianca Pescatori

 

 

Nel momento in cui ho proposto questo argomento mi è piaciuto immaginare che, attraverso l’evoluzione della psicologia, da Freud in poi, si arrivasse nel mondo occidentale alla conoscenza della vera natura della psiche. Anzi, che fosse essa stessa a manifestarsi in modo autonomo, e che la psicologia, nelle vesti dei suoi rappresentanti, diffondendo la consapevolezza della Pura Coscienza quale Realtà ultima dell’uomo e di tutto ciò che è manifesto, ne fosse solo uno strumento.
Naturalmente in Occidente la scienza, e quindi anche la psicologia, era rimasta fino a poco tempo fa estranea a questo Realtà di un substrato comune a tutte le cose: “senza nascita, eterno, permanente e antico” – dicono le Upanishad – “in Esso sono intessuti il cielo, la terra e lo spazio e così la mente e gli organi sensoriali”, inconoscibile con i sensi, unici strumenti che la scienza occidentale usasse nel suo approccio allo studio del mondo e dell’uomo. Verità invece già ampiamente riconosciuta dai sentieri di conoscenza orientali, che hanno lasciato molto più spazio all’osservazione interiore del funzionamento della mente, soprattutto tramite la pratica della meditazione che, mettendo a tacere il pensiero, lascia spazio ad un tipo di conoscenza intuitivo superiore.
Mi è piaciuto anche immaginare, come astrologa oltre che psicoterapeuta, che questo cammino da Freud in poi, e quindi dall’intuizione dell’esistenza dell’Es fino all’esperienza del Sé, che ancora ci dicono le Upanishad “non più grande di un pollice dimora sempre nel cuore degli uomini”, fosse rilevabile nella configurazione astrale di nascita, vista come modello-seme, impronta, nome divino, dharma da realizzare, di tre suoi significativi rappresentanti. Per primo Freud, padre della psicoanalisi, a cui dobbiamo l’intuizione dell’esistenza dell’inconscio. Quindi Jung che ci ha introdotto alla realtà psichica degli archetipi, tra cui il Sé, simbolo della totalità; Sé che da immagine collettiva solo intuita da Jung, con la nascita della psicologia transpersonale viene invece proposto nella sua dimensione esperienziale. Ed allora analizzerò la carta del cielo di Laura Boggio Gilot, che ha dedicato la sua vita alla diffusione della psicologia transpersonale e spirituale in Italia e in Europa.
La configurazione del cielo al momento della nascita come rappresentazione del dharma da realizzare consapevolmente in un atteggiamento da Karma Yoga, è una intuizione che ci viene proposta da Rudhyar. Rudhyar è uno dei più grandi astrologi dell’ultimo secolo ed è il fondatore dell’astrologia umanistica ed solistica. Filosofo, metafisico oltre che musicista, ci propone la lettura della carta del cielo come un compito che il divino ha assegnato al nuovo nato, o se preferite, in una visione platonica, compito che l’anima ha scelto prima di incarnarsi.

Ancora la configurazione del cielo al momento della nascita può essere vista come la possibilità che l’individuo ha, accettandone l’indicazione in tutte le sue implicazioni, al di là dei propri desideri individuali – come dice il Baghavad Gita meglio svolgere male il proprio dharma che in modo perfetto il dharma di un altro – di mettersi al servizio dell’anima affinché essa possa assolvere la sua funzione nel grande schema universale.
Vedremo dunque se dalle carte del cielo proposte è possibile rilevare il cammino che la psicologia ha fatto nella comprensione della realtà della psiche. Cammino che conduce dal buio totale negli ambienti scientifici ai tempi di Freud in cui veniva ignorata qualsiasi realtà che non fosse immediatamente percepibile con i sensi, fino alla psicologia transpersonale per cui coerentemente alla filosofia perenne viene riconosciuta l’identità del Sé con la Realtà ultima immodificata e incausata e la illusorietà e l’insensatezza nel credere realtà assoluta ciò che è percepibile con i sensi e suscettibile di continua modificazione.

L’idea audace di Freud rispetto alla cultura psicologica del suo tempo è stata quella di ipotizzare l’esistenza di un regno psichico, di una dimensione inconscia, di cui l’Io è quindi del tutto inconsapevole, ma da cui esso deriva e da cui è determinato, che ha chiamato Es.  L’Es è concepito come coacervo di istinti indifferenziati finalizzati alla soddisfazione immediata e radicale della pulsione libidica, da cui, attraverso l’adattamento alle richieste della società, cultura, famiglia, emerge l’Io quale coscienza individuale. Questo adattamento richiede cioè, attraverso operazioni psichiche, la messa in atto di meccanismi di difesa, uno scendere a compromesso con questi istinti, un ritardarli, un deviarli dalla loro soddisfazione originaria e a volte un negarli e rimuoverli dalla stessa coscienza.

Dell’inconscio freudiano fanno quindi parte non solo quegli istinti, percezioni, desideri che non arrivano mai alla consapevolezza dell’Io, poiché non rilevanti o con questi non in sintonia, ma anche tutti quei contenuti che, pur essendo stati un tempo parte della coscienza, sono stati rifiutati dall’Io perché considerati pericolosi o non adeguati al tipo di adattamento richiesto dalla realtà. Cioè tutte quelle pulsioni che pur essendo parte del mondo psichico della persona non appartengono a ciò che egli, come Io, considera proprio.

L’Io emerge dunque dall’Es quale centro di coscienza, attraverso un processo evolutivo che ha le sue origini nel profondo della psiche umana.

Freud scalza l’idea che l’Io sia qualcosa di dato, di esistente a priori e ipotizza che sia invece il risultato di un processo di crescita dalle radici verso l’alto, dall’oscurità delle profondità inconsce alla luce della coscienza.

Osservando la carta del cielo di Freud (*) ciò che immediatamente colpisce è questo tipo di configurazione che assumono i pianeti: una configurazione ad imbuto, dove Marte – il pianeta che simboleggia l’istintualità, e quindi l’energia sessuale, la libido – dal basso, dal punto più profondo della carta, il nadir, la mezzanotte, il centro della terra, dal profondo della psiche, si contrappone a tutti i pianeti concentrati nei tre settori superiori. Marte è anche simbolo delle armi, dell’acciaio, degli strumenti da taglio. E, come ci fa notare Rudhyar in un suo studio proprio su questa carta, non assume forse Freud, con la sua tecnica terapeutica psicoanalitica, il ruolo di chirurgo dell’anima che con un tagliente bisturi in mano seziona la psiche fino ad arrivare a metterne a nudo gli strati più profondi? Il fatto che il pianeta sia retrogrado accentua questo significato di introversione, azione rivolta all’interno. freud.jpg (46685 byte)

Nella carta vediamo riproposti in modo puntuale alcuni cardini della psicanalisi.

Saturno nel dodicesimo settore rappresenta benissimo il concetto di Io quale punta di un iceberg, il cui corpo si perde nelle profondità insondabili dell’oceano. La XII casa, oltre ad essere cosignificante dei Pesci, governati da Nettuno dio degli oceani (Nettuno qui è molto forte poiché dal segno in cui ha domicilio governa il settore della conoscenza superiore), è la casa dell’inconscio profondo, del nascosto, della dissoluzione. Saturno nella psiche umana rappresenta la funzione della forma, dell’adattamento alla società, della strutturazione dell’Io, come anche delle richieste del Super Io. In questa posizione conduce a dare forma concreta, visibile e comprensibile, alle immagini dell’inconscio e alle proiezioni interne.

La XII è chiamata anche la casa del karma e Saturno mette in evidenza la necessità di prendere contatto con le questioni non risolte del passato.

Se andiamo a vedere il simbolo sabiano legato al grado che Saturno occupa nella carta di Freud troviamo questa immagine: “Attraverso la bancarotta la società offre ad una persona in difficoltà l’opportunità di iniziare di nuovo”… Questo è un simbolo di compassione ed accoglienza – ci dice sempre Rudhyar – che la società attua nei confronti dei membri che in qualche modo hanno fallito e si sono messi contro i suoi principi.

Sembra essere una metafora della terapia freudiana, il cui fine, non dimentichiamolo, è l’adattamento alla società. Il senso della terapia freudiana sembra proprio essere la possibilità che la società offre ai suoi membri “caduti” di iniziare una nuova vita dopo essersi liberati dalle scorie del passato. Che altro non è se non il passato rimosso nell’inconscio, che riaffiorando può essere espulso e dare la possibilità di una sana e costruttiva integrazione nella società di appartenenza.

Il Sole di Freud si trova nel segno del Toro, così come Mercurio, Urano e Plutone. Reggente esoterico del Toro è Vulcano, Efesto nella mitologia greca, figlio di Zeus ed Era, forgiatore di metalli. E’ nelle viscere della terra che sceglie i materiali grezzi che la sua abilità trasforma in oggetti belli ed armoniosi. Indica la Volontà di trasformazione dell’energia libidica da indifferenziato impulso che cerca soddisfazione immediata a energia che creativamente si mette al servizio della cultura, espressione di civiltà.

Nello stesso tempo, possiamo anche vedere rappresentata graficamente la forte resistenza che l’Io cristallizzato in nevrotiche posizioni difensive oppone al tentativo di indagarne i contenuti inconsci sottostanti (Saturno quadrato a Giove in IX, in Pesci). E’ necessario aggirare quindi le difese dell’Io per liberare l’energia (Marte) cristallizzata. La carta stessa suggerisce ciò che è diventato prassi terapeutica psicanalitica. E’ attraverso l’analisi dei sogni, delle libere associazioni, di quella produzione fantastica (Luna) che non è sottoposta al vaglio della censura cosciente (Saturno) che è possibile portare alla luce i contenuti inconsci, e rendere evidente come l’Io, nel suo tentativo di adattamento alla realtà e di autoaffermazione, è venuto a patto con i suoi istinti.

Il trigono tra la Luna in Gemelli (produzione interiore, infanzia, sogno, fantasia, inconscio nel segno della percezione e della comunicazione) e Marte (libido) indica chiaramente quale sia la strada di minor resistenza, così come l’opposizione di Marte al Medio Cielo (il posto dell’individuo nella società) indica la tensione tra istinti e adattamento e come l’Io incontri condizioni che ostacolano la libera espressione della libido man mano che si afferma nella società

Giove al Medio Cielo sta a significare ancora una volta che la possibilità di integrazione creativa nella società passa attraverso la conoscenza di sé. Il Sole congiunto a Urano ci segnala una ardente spinta verso le riforme culturali e le scoperte scientifiche; ci dà anche l’idea della grande libertà di pensiero e di visione rispetto alla cultura scientifica del suo tempo.

In Freud troviamo una profonda ribellione contro la fiducia “illuministica” che tenta di spiegare i fenomeni psicologici con strumenti razionali. Il simbolo sabiano del grado in cui si trova il sole di Freud è significativo di questa sfiducia: “Un vecchio insegnante non riesce a interessare i suoi alunni alla conoscenza tradizionale”. Questo indica la profonda consapevolezza di Freud della inadeguatezza della conoscenza tradizionale. Da qui la necessità di difendere furiosamente (forte presenza Toro) le proprie idee dagli attacchi di cui è stato fatto oggetto nell’ambiente scientifico.

La concentrazione di pianeti in XI casa tra cui due transpersonali, Urano e Plutone, indica che l’identità personale di Freud si fonde con l’identità collettiva. L’XI casa rappresenta la coscienza di gruppo e ci fa vedere come la proposta scientifica freudiana segnerà il destino intellettuale e culturale del mondo occidentale. Il suo dharma, con il Sole in questa posizione (racchiuso tra Urano e Nettuno) e il Nodo Lunare nella decima casa e in Ariete è quello di aprire la strada allo sviluppo di una nuova coscienza collettiva. Noi sappiamo che la psicanalisi ha segnato la sua epoca e che dal quel momento in poi la psicologia, ma anche il pensiero dell’uomo comune, si è andata sviluppando su binari diversi, nuovi ed altamente creativi rispetto a quelli in cui era incanalata. Il Sole unito a Plutone rende ancor più urgente, necessario ed ineludibile per Freud questo compito di trasformazione culturale e non gli dà scampo affinché si dedichi totalmente all’estrazione dalle profondità di verità nascoste.

 

C’è un punto interessante che vorrei sottolineare. Vi sono tre pianeti che occupano un posto significativo in tutte queste carte. Uno di questi è Marte. Mi sono chiesta perché? Marte rappresenta come ho detto l’energia libidica, ma anche l’eroe, il guerriero, il coraggio, la forza, il procedere, l’andare avanti, il non avere paura… La risposta che mi sono data è quindi che per poter assolvere al dharma che queste carte del cielo hanno indicato ai propri nati, è necessario avere molto coraggio, e dunque assieme al compito è stato dato anche questo coraggio. Come dice Samkara, codificatore dell’Advaita Vedanta, per fare il cammino è necessario essere uomini, sia nel senso di appartenere al genere umano, ma anche nel senso di avere un animo maschile, guerriero, fortemente libero di esprimersi. Ecco perché Marte, pianeta maschile per eccellenza, assume grande importanza.

L’altra configurazione interessante che si ritrova in tutte queste carte è il rapporto tra Giove e Nettuno. Giove astrologicamente rappresenta la possibilità di espansione che ha la coscienza, la funzione-ponte tra la parte animale dell’uomo e quella spirituale, la conoscenza superiore di tipo intuitivo; Nettuno permette di sentire il richiamo dell’assoluto, è la forte e dolorosa aspirazione dell’anima alla riunificazione, la resa al divino, la conoscenza assoluta per identità. Quando questi pianeti sono dominanti o tra loro in rapporto in un tema natale, allora l’essere si può abbandonare alla fede, nell’aldilà o nelle proprie intuizioni.

Il rapporto tra questi due pianeti esprime:

  • l’esigenza di sentirsi tutt’uno con qualcosa di più grande del Sé individuale e degli interessi personali;

  • la capacità di percepire le infinite possibilità che la vita può accordare;

  • l’apertura all’ispirazione e all’intuizione;

  • la necessità di dedicarsi ad ideali collettivi e religiosi.

 

Nella carta del cielo di Freud, Giove e Nettuno in congiunzione iniziano il loro ciclo. Io credo che ciò segnali che la psicanalisi freudiana è il punto di inizio del cammino che sfocerà più di un secolo dopo nella proposta della psicologia spirituale. Questa congiunzione dota Freud di una grande curiosità per l’ignoto, molla essenziale per fare il primo passo in questa strada di conoscenza, e nello stesso tempo lo dota anche della necessaria identificazione totalizzante con la sua idea, e lo rende particolarmente rigido nel difendere l’ortodossia della sua pratica. Tutto questo potrebbe apparire rigido e quindi forse negativo, ma è assolutamente necessario per la stessa sopravvivenza della psicanalisi. Ed è questo il pezzo di strada, nel viaggio che stiamo esaminando, che compete a Freud.
Ancora due parole sui simboli sabiani – tratti la testo di Rudhyar citato in bibliografia – dei gradi più significativi della carta di Freud. Tutti (Asc, Luna e Marte) offrono l’immagine dell’ineluttabilità del perseguire nuove strade, strade che portano alla sfida con le idee della società del suo tempo, ma insieme alla necessità che la società (Saturno) reintegri questa sfida, e quindi le nuove idee, a proprio vantaggio.
La Luna (che governa l’ascendente): “Un aeroplano esegue una picchiata”. Simboleggia la capacità di sfidare la natura e giocare con il pericolo. La Volontà dell’uomo contro il destino, rappresentata dalla forza di gravità. Metafora della sfida alla forza di gravità che tiene unita la materia. Così facendo si apre la strada per penetrare oltre il piano fisico ed entrare ad altri livelli di esistenza. C’è rischio, ma si può conseguire l’immortalità. Mente contro la materia.
Freud apre la strada per questa avventura.
L’Ascendente (trigono a Giove e al Medio Cielo dà la misura delle grosse implicazioni di potere nell’ambiente sociale delle nuove idee): “Una violenta tempesta si abbatte su una vallata piena di case lussuose” . Un confronto con uno sconvolgimento sociale richiede la riconsiderazione dei valori statici. La sicurezza di una società sfidata da forze (in questo caso intellettuali e scientifiche) incontrollabili deve necessariamente cogliere l’occasione e trasformarsi. Sfida proposta da forze karmiche incontrollabili che possono però portare ad una catarsi positiva).
Marte: “Un gruppo di giovani siede in comunione spirituale intorno ad un fuoco di campo”. La necessità di unirsi a spiriti affini quando si percorrono sentieri non battuti illuminati dalla luce ancora insicura di una intuizione nascente di nuovi valori. Come non pensare al circolo freudiano così intollerante, per necessità di difesa di questa “intuizione nascente” verso qualsiasi membro si discostasse dallo spirito di Freud?

 

Ed allacciandomi a questo mi sembra molto interessante mostrare la relazione significativa tra la carta di Freud e quella di Jung.
Possiamo vedere che la Luna di Jung è allo stesso grado del Sole di Freud. Quest’ultimo dunque sembra illuminare l’inconscio di Jung (Freud è inizialmente guida e insegnante nel proficuo sodalizio tra i due), ma viene schiacciato dai due pianeti transpersonali (simboli dell’inconscio collettivo che sappiamo essere stato uno dei motivi di scontro con Freud). Jung non poteva rimanere nel circolo di Freud, con un così forte richiamo all’esplorazione di altre, più vaste dimensioni. La Luna di Jung inoltre portava nella XI casa di Freud vaghezza, confusione, una sorta di femmineo, di dubbio, che la necessaria determinazione di Freud non poteva tollerare.
Dunque in questo caso il simbolo sabiano di insoddisfazione nei confronti di teorie non più efficaci, spinge Jung fuori dall’influenza di Freud, così come aveva prima spinto Freud a sfidare le convenzioni culturali del suo tempo.
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Freud parte solo e si trova nella necessità di inventare nuovi strumenti lì dove i vecchi non sono più sufficienti a comprendere la psiche umana e la sua interazione con la collettività e la società. Contattate forze istintuali che lasciate a sé stesse irromperebbero nella struttura dell’Io, deve muoversi ex novo, da una parte nel riconoscimento della realtà di queste forze e dall’altra nella creazione di nuove strutture di adattamento (Sole Toro, necessità di sicurezza e difesa dei valori, in undicesima e Saturno in dodicesima).

Jung invece, con il Sole in Leone (esplorazione ed espressione del proprio potenziale creativo) e in settima (apertura ai contributi degli altri ed unificazione d’intenti) può cominciare a esplorare più liberamente l’inconscio riunendo in questo modo il singolo individuo alla collettività di cui fa parte sin dalle strutture inconsce in comune. Per lui il percorso diventa inverso ed il processo di individuazione si muove dal collettivo all’individuo.
Se Freud ha messo più l’accento sull’adattamento dell’individuo alla società e ai conflitti che questo adattamento comporta tra le pulsioni originarie e le richieste prima esterne e poi interne dell’individuo stesso, per Jung invece l’adattamento alla società di un Io integrato nelle sue diverse pulsioni è solo la prima tappa nella strada verso l’individuazione (Saturno nella carta di Freud era in XII, da sottrarre alle forze dell’inconscio, in Jung è in I, l’Io è già nato e sufficientemente strutturato).
Jung distingue tra l’Io, fattore al quale si riferiscono tutti i contenuti consci che non esauriscono l’intera psiche, e il Sé che costituisce la totalità dell’individuo, a cui l’Io è subordinato comportandosi nei suoi riguardi come una parte nei confronti del tutto.
Egli ci dice che la personalità è un organismo in via di evoluzione, il cui carattere integrato e la cui consapevolezza non dovrebbero essere dati per scontato, ma dovrebbero invece essere considerati la finalità essenziale della vita degli esseri umani (in astrologia questo è segnalato dal segno in cui si trova il Sole). Lo sviluppo della personalità significa dunque non solo assenza di conflitti e integrazione nella società, ma anche fedeltà al proprio essere. Ed il proprio essere è formato sia dai contenuti del campo di coscienza che dall’inconscio. Ma essendo l’inconscio praticamente infinito, poiché è tutto ciò che non è conscio, la personalità può aprirsi ad una espansione infinita.

Mi preme a questo punto mettere l’attenzione in particolare su due gruppi di pianeti nella carta di Jung che meglio mi sembra possano essere segno del pezzetto di cammino della “nostra strada” a lui affidato: Luna, Nettuno e Plutone congiunti e Urano, Sole, Mercurio e Venere.

Il primo gruppo – Luna, Nettuno, Plutone – può simboleggiare egregiamente la concezione di Jung dell’inconscio. Secondo Jung esiste infatti, oltre all’inconscio personale – l’Ombra, “personalità nascosta, rimossa, inferiore, colpevole le cui propaggini però si perdono nel regno degli antenati animali abbracciando l’intero aspetto storico dell’inconscio” – un inconscio collettivo o anima sovraindividuale che niente ha a che fare con la personale esperienza. L’inconscio collettivo ha attività psichica autonoma. Ereditato da nebulosi tempi preistorici, assieme ad un aspetto regressivo (Plutone), contiene anche aspetti numinosi (Nettuno) ed in esso albergano le forme dello spirito umano (possibilità rappresentative o archetipi).

Mentre per Jung l’Io è un fenomeno effimero che serve agli adattamenti e orientamenti momentanei, l’inconscio collettivo costituisce la vera e propria base della psiche individuale opposto ed autonomo sia rispetto alla psiche conscia, che agli strati più superficiali dell’inconscio personale. Il Sé è l’archetipo della totalità, simbolo della ricomposizione di questi opposti. Psicologicamente, dice Jung, il Sé è un’unione di coscienza (maschile-Sole) e inconscio (femminile-Luna). Empiricamente rappresenta la totalità psichica ed appare sotto forme di simboli precisi che sono vissuti storicamente come immagini di Dio.

E’ molto interessante andare a vedere con l’aiuto della carta (non dimentichiamo che l’inconscio ci parla per simboli che si esprimono per analogia, e così l’astrologia) quali sono i fatti rilevati nella sua esperienza personale e terapeutica che hanno portato Jung a riconoscere l’archetipo della totalità o Sé.

Jung distingue due ordini di fattori:

  • I sogni e le visioni (possiamo vedere qui in azione la congiunzione Luna, Plutone e Nettuno);

  • I prodotti dell’immaginazione attiva (rappresentata dal gruppo Sole, Urano, Mercurio, Venere).

Uno dei più importanti simboli che rappresenta, nei sogni, nell’arte, nell’immaginazione, l’emersione alla coscienza dell’archetipo del Sé è una raffigurazione geometrica: il quaternario. La Croce: principale simbolo universalmente riconosciuto dell’incarnazione e cioè della discesa dello spirito nella carne. Jung esplora a fondo questa struttura quaternaria, base, dice, di una doppia piramide, il numinoso e l’ombra, e del simbolismo gnostico ed alchemico. Qui purtroppo non è possibile approfondire questi concetti, ma offrono lo spunto per interessanti rilievi nelle carte del cielo proposte.
Le figure quadrate dunque sono simbolo del Sé, e ci dice Jung: “Tali possono essere anche quattro singoli oggetti o individui connessi l’uno con l’altro per disposizione o senso”. A questo proposito è significativa la struttura quaternaria della carta di Jung stesso e vedremo ancor più chiaramente di Laura Boggio Gilot.
In particolare riprendo un pezzetto da Aion proprio su questo argomento:
“Una variante particolare del motivo della quaternità è il dilemma del tre più uno. Il dodici si presenta qui quale soluzione del dilemma e simbolo di totalità (è l’intera carta del cielo che rappresenta il Sé, non un punto particolare di essa, e l’individuazione solare ne dovrebbe significare l’espressione consapevole nel qui ed ora). Il tre, la triade, può essere considerata una totalità relativa, giacché rappresenta di regola o una totalità spirituale (che è cioè prodotta dal pensiero) – Mercurio, Sole e Urano – come la Trinità, oppure una totalità istintuale (Luna, Nettuno e Plutone rappresentano la totalità istintuale), natura triadica degli dei inferi: (Nettuno: oceano, acque, Plutone: terra, viscere). Psicologicamente però la triade, se dal contesto risulta collegata al Sé (Nettuno come funzione aspirativa) dev’essere intesa come quaternità difettosa, o come stato di transizione verso la quaternità. Empiricamente una triade ha come complemento una triade ad esso contrapposta (le due triadi planetarie luce ed ombra di Jung).
E’ proprio nella riconciliazione di questa contrapposizione che sembrano confluire gli sforzi di Jung. Nella carta l’aspetto conscio, dato dal Sole in Leone, e l’aspetto inconscio, l’Anima (sia personale che collettiva), dato dalla Luna, in esaltazione nel Toro sono entrambi molto forti e si fronteggiano in una relazione di tensione. In Jung vi è grande necessità del lavoro di integrazione dell’ombra (Giove in Bilancia, ricerca di unità ed armonia). Buona parte della sua ricerca sui simboli archetipici del Sé è rivolta a descrivere la simbologia di un Sé che nella sua totalità includa luce ed ombra, male e bene, conscio ed inconscio. La totalità per Jung non sembra essere trascendenza, cammino verso l’alto, ma piuttosto il preliminare lavoro necessario trasversale dell’individuazione in una totalità che tutto contiene.

L’espansione della personalità (processo gioviano) verso l’individuazione avviene da una realizzazione ad una realizzazione più grande, attraverso crisi di crescita (Giove in VIII casa, trigono a Saturno e quinconce a Plutone) nelle quali la coscienza individualizzata assimila una porzione sempre più ampia dell’essenza universale (Giove in opposizione a Nettuno). Ed in questa prospettiva acquista molta importanza l’autonomia dall’Io dei processi compensatori inconsci come componenti del Sé, non solo negli aspetti inferi, ma anche negli aspetti numinosi (Giove in opposizione a Nettuno e quinconce a Plutone).

Scrive Jung a proposito dell’alchimia per mostrarne la contiguità con il pensiero gnostico: “con ciò (prendendo come oggetto da investigare le radici stesse della vita) lo spirito umano si è immerso a fondo nel mondo sublunare della materia e ha rinnovato così il mito gnostico del nous che, scorgendo nelle profondità il suo riflesso, si cala nella phisys ed è inghiottito nel suo abbraccio”. Quale migliore rappresentazione dei suoi pianeti femminili personali e transpersonali Luna, Nettuno, Plutone?

Nell’opposizione Saturno/Urano-Sole e nella quadratura Saturno/Luna-Plutone-Nettuno leggiamo il grande pericolo che Jung vede nell’assimilazione dell’Io da parte del Sé per la salute mentale e per l’adattamento alla vita quotidiana nella società. E’ necessario dunque tenere distinti Io e Sé per non creare una particolare inflazione dell’Io. Più l’Io assimila contenuti inconsci, più, ci dice Jung citando la prima lettera di San Paolo ai Corinzi, “si gonfia di orgoglio”. L’Io psicologizzando l’inconscio lo assimila a sé con il grande pericolo di aumentare il proprio senso di potenza. Altrettanto tragico sarebbe se fosse l’Io a cadere sotto l’influenza di qualche fattore inconscio, restando da questo inghiottito e andando incontro alla propria destrutturazione. Ciò può essere evitato riconoscendo esistenza psichica autonoma agli archetipi inconsci, Ombra, Anima e Animus e Sé quali fattori generatori di proiezioni (come non pensare alla realtà autonoma dei Guna, energie che permeano la mente, come ci insegna la dottrina vedanta?).

Secondo Jung il Sé deve rimanere una totalità inconscia che rimane nella dimensione spazio-temporale che lo caratterizza. L’Io deve rimanere assolutamente differenziato con una forma propria (Saturno retrogrado in prima casa, signore dell’Ascendente in Capricorno, funzione psichica grazie a cui l’Io può assumere una forma che lo definisca, le cui qualità caratteristiche sono: tenacia, pazienza, rigore, rinuncia). Affinché questo avvenga l’Io deve fortificarsi per mezzo di un addestramento specifico, che ricorda in modo impressionante quello che poi la psicologia transpersonale codificherà nel suo, chiamiamolo così, “protocollo terapeutico” rifacendosi alla tradizione yoga: coltivare le virtù e praticare l’osservazione. Benefiche, ad esempio, per Jung sono le sconfitte morali che suscitano la modestia necessaria al mantenimento dello stato d’equilibrio (Venere e Mercurio in VI casa).

Analizziamo in ultimo il ruolo che assume Marte in questa carta del cielo. Vero punto di equilibrio di una situazione planetaria in perfetto bilanciamento è il punto focale di una configurazione chiamata Yod o dito di Dio. Marte scarica e risolve la tensione tra i due gruppi ormai a noi noti, e regola dunque in modo equilibrato il flusso di energia, essendo equidistante sia dai pianeti dell’inconscio che da quelli che rappresentano il conscio, sia dalla necessità di struttura (Saturno) che dalla funzione di espansione (Giove), e questo lo fa dalla casa del proposito e della riforma sociale (XI), nel segno della conoscenza e della ricerca spirituale (Sagittario). Marte indica come lo stesso Jung risolse le proprie crisi personali di formazione spirituale, cioè con l’insegnamento e con la riforma delle tecniche psicologiche. Mettendo al servizio della scienza e della collettività le sue personali crisi psicologiche e spirituali.

L’Io, come ipotizzato fino ad ora, si sviluppa dunque aggregandosi attorno all’esperienza che fa di contenuti esteriori e interiori, che hanno carattere di mutevolezza, cercando di mediare tra gli impulsi provenienti da questo magma inconscio e quelle che sono le richieste della società intesa in senso lato, richieste che una volta interiorizzate divengono anche super-egoiche. Ma se questi parametri culturali e sociali su cui l’Io si è andato formando si sgretolano o mutano, l’Io ha due alternative: o sgretolarsi esso stesso, o mutare od arroccarsi su posizioni cristallizzate difensive. In tutti i casi mostra il suo carattere di mutevolezza.

Anche il Sé però, così come concepito da Jung, non ha carattere di permanenza ed indipendenza poiché la sua esistenza dipende dalle parti che, nella sua simbologia totalitaria, unifica: i contenuti consci ed inconsci che premono per individualizzarsi in una personalità completa ed integrata.

E’ con la psicologia transpersonale che si comincia a rilevare quel Sé esistente come coscienza autonoma che non dipende dagli oggetti, siano essi interiori che esteriori, consci o inconsci. Scrive Assagioli, padre della psicosintesi e precursore della psicologia transpersonale: “il Sé appare esistere in una sfera di realtà diversa dal pulsare della corrente dei fenomeni psichici e di quella della vita organica, è ad essa trascendente e non può da questa venire influenzato, mentre il suo influsso può modificare profondamente le condizioni psicofisiche in cui l’Io esiste”. Il concetto del Sé transpersonale indica proprio il processo di svelamento nella scienza psicologica di un fattore permanente, indipendente da qualsiasi altro fattore in riferimento a cui gli elementi perennemente mutevoli dell’esperienza umana, interiori ed esteriori, diventano coscienti e significativi.

Leggiamo nelle Upanishad: “Colui che pur dimorando sulla terra è distinto da essa, che dalla terra non è conosciuto, il cui corpo è la terra e che dall’interno governa la terra, è il Sé, l’Ordinatore interno, l’Immortale”. Nei riferimenti sapienziali il Sé acquista quindi un carattere definitivamente trascendente che opera sull’Io e lo guida.

l’Io per la psicologia transpersonale è un centro autonomo di volontà che attraverso proprie funzioni peculiari può trascendere le identificazioni che lo fissano al suo piano e risalire alla sorgente, dando così anche spazio e senso al bisogno di autotrascendenza.

Nella direzione del viaggio verso il Sé, con il lavoro di Laura Boggio Gilot la psicologia transpersonale ha fatto dei passi avanti. Riconoscendo nelle scoperte della psicologia transpersonale null’altro che i principi stessi della filosofia perenne, ed avvicinandola alle grandi tradizioni autorealizzative mistiche occidentali e meditative orientali, la Boggio Gilot attraverso la sua attività didattica, scientifica e come istruttrice di meditazione advaita-vedanta, ha aperto il grande e fruttuoso capitolo della psicologia spirituale. Facendosi testimone, come mostra la sua carta, come possibile esempio della percorribilità del processo che conduce al risveglio del Sé, ha indicato anche come la scienza psicologica non può esimersi, se intende adempiere alla sua funzione di comprensione delle totali potenzialità umane e di come il loro sbocciare possa essere sostenuto dall’avvicinamento all’esperienza del sacro e dall’impegno ad esplorare la strada che porta a questa dimensione. gilot.jpg (46274 byte)

Scrive Laura Boggio Gilot: “Va da sé la comprensione che il passaggio dal Sé Transpersonale al Sé Universale coincide con un distacco dalle forme individuali e da ogni agire mosso da fini personali (…) allora si matura il momento dell’estremo ritiro dalla vita esteriore e dell’estremo sacrificio di sé come prova dell’amore divino”.

Quanto detto ora viene simbolicamente espresso dai pianeti che dominano la sua carta astrale:

  • Giove (insegnamento, esplorazione, espansione): signore dell’ascendente e della nona casa in cui si trova il Sole in congiunzione con Mercurio e Venere;

  • Venere (amore, conciliazione): in domicilio governa il Sole, Mercurio e Urano;

  • Marte (coraggio, azione): governa Giove, Saturno, Luna e Nodo lunare (ma è governato da Urano che è a sua volta governato da Venere.

Il pianeta dominante su tutti è Venere, simbolo della riunificazione: come prima dicevamo “l’estremo sacrificio di sé” per Amore. L’elemento dominante è il Fuoco, azione, passione, coraggio, aspirazione che psicologicamente corrisponde alla funzione dell’intuizione.
Nella sua carta possiamo notare subito, a parte la configurazione quaternaria dei pianeti – che, come abbiano detto prima, Jung ha riconosciuto essere simbolo del Sé – anche il particolare quadrato con una croce inscritta. Questa configurazione è espressione della totale incarnazione dello spirito nella materia. Accettarla sembra essere la conditio sine qua non per il risveglio consapevole al Sé e dunque alla propria natura divina. Il grande archetipo, simbolo di questo necessario passaggio è stata naturalmente la figura di Cristo, ma ogni qual volta ritroviamo questa configurazione, pur se a diversi livelli di coscienza, il senso e il mandato è esattamente lo stesso: la discesa nella materia. Questo è il grande mistero la cui comprensione passa solo attraverso la totale accettazione di ciò che comporta.
Nella necessità indicata dalla carta di Laura Boggio Gilot, di rimanere ancorati al qui ed ora al proprio karma di incarnazione per quanto pesante possa essere, e di avventurarsi negli oscuri meandri della psiche (questo genere di configurazione presuppone esperienze dai profondi e sofferti risvolti), vediamo come il processo di crescita di coscienza, la via verso lo svelamento del Sé non possa essere una strada puramente mentale e speculativa, ma richieda un impegno di autorealizzazione.
Da un punto di vista terapeutico – e questo è uno dei cardini della psicologia transpersonale – indica la necessità di integrare e così trascendere tutti i contenuti più arcaici o istintuali dell’inconscio personale e collettivo prima di esplorare altri e più alti livelli di coscienza.
La consapevolezza che proprio questo è il sentiero che può portare allo svelamento del Sé è segnalata dalla posizione del Sole, congiunto a Venere e Mercurio in Bilancia IX casa e da Saturno in IV congiunto alla Luna nel segno dell’Ariete. La dialettica Ariete-Bilancia rappresenta il viaggio dalla Dualità arietina all’Unità della Bilancia, dal centro della terra allo zenit dello spirito.
L’Ariete è il primo segno involutivo dell’energia. Il suo geroglifico, ci dice Marcelin Senard nel suo trattato “Lo zodiaco applicato alla psicologia”, ha la forma di una A rovesciata che rappresenta il principio motore, ed il suo rovesciamento significa il suo riflesso nella sostanza da lui penetrata. Principio primo che si manifesta come entità separata. Rappresenta l’impulso espansivo dell’Essere, che si scinde per produrre la materia della propria manifestazione e si esprime attraverso l’ardore del desiderio – fuoco, impulso, azione, rajas. L’Ariete è l’impulso creatore agente della trasmissione sacrificale: rappresenta l’incarnazione del principio divino che si crocefigge nella materia.

La Bilancia simboleggia l’unione, per mezzo del principio dell’Equilibrio, delle polarità separate sotto l’impulso creatore dell’Ariete. Equilibrio, Armonia che altro non è se non la percezione diretta del Soffio primordiale o percezione estetica (Venere che congiunta a Mercurio domina la Bilancia). La Bilancia è permeata dell’energia sattva, coordinatore delle energie creatrici.

C’è un bel mito greco che rappresenta questa discesa dello spirito nella materia, il primitivo sdoppiamento dell’Unità, ed è la leggenda del vello d’oro. E’ il mito più esplicativo di questo significato del segno dell’Ariete. Atamante, re dei Mini in Boezia sta per sacrificare a Zeus, su consiglio della seconda moglie Ino, i figli Frisso ed Elle. Ma Nefele, loro madre divina, manda per salvarli un ariete dal vello d’oro che li porta oltre il mare fino ad Ea. Elle però scivola e muore tra i flutti, nel tratto di mare che da lei prenderà il nome “Ellesponto”. Frisso, arrivato a destinazione, sacrifica l’ariete a Zeus, regala il vello d’oro al re Eeta e ne sposa la figlia Calciope. Il Vello viene consacrato ad Ares e ne viene messo a guardia un terribile drago.

Ella e Frisso simboleggiano l’unità iniziale che si separa durante la corsa involutiva nelle tenebre della materia. Frisso, secondo la Senard viene da frix = brivido. Il brivido è una vibrazione nervosa prodotto da una emozione, assimilabile, sempre secondo la Senard, a quella delle onde creatrici che organizzano la materia. Elle significa calore solare, luce primordiale che si separa dal movimento vibratorio iniziale. Il re (padre della sposa di Frisso) Eeta = potente, enorme, gigantesco, rappresenta le forze titaniche della materia.

Dunque – scrive la Senard – l’Ariete dal vello d’oro porta in seno allo spazio l’onda dell’impulso creatore divino, che va ad unirsi alle forze primitive della materia (Calciope, figlia del Titano), simboleggia la spinta irresistibile dell’Energia cosmica indifferenziata che si involve nella Materia”.

Il processo di individuazione indicato dal Sole in Bilancia nella carta di Laura Boggio Gilot indica proprio questo percorso dalla dualità separata della manifestazione alla unità di una visione estetica-intuitiva. La IX è la casa della conoscenza superiore dominata da Giove, qui è possibile avere l’esperienza intuitiva e contemplativa della Realtà sottesa alla manifestazione, casa dell’insegnamento, della metafisica, dell’espansione consapevole di coscienza. Nella IV avviene l’esperienza del centro di noi stessi, l’esperienza della nostra unità. I pianeti in questa casa mostrano il modo migliore per raggiungere uno stato integrativo della personalità. Qui troviamo Saturno, in astrologia Signore del Karma: karma come necessità, struttura obbligata in cui doversi muovere nel qui ed ora.

Vediamo come il Sole (culmine del processo di individuazione) sia libero dalla quadratura (quindi simbolo proprio di quel centro di coscienza distaccato, che osserva equanime i contenuti della psiche) mentre Saturno e la Luna (riflesso dell’energia solare e forma che assume nella personalità egoica) formano il vertice del quadrato nella parte profonda della carta che indica anche la parte profonda della psiche. Nel luogo in cui deve avvenire l’integrazione della personalità (IV casa) vi è dunque il vincolo obbligato di questa incarnazione. Sarà poi la conoscenza (IX casa) ottenuta attraverso la discriminazione (Mercurio), l’amore (Venere) e la volontà (Sole), cioè le funzioni superiori, che renderanno liberi.

Il pianeta exoterico che domina l’Ariete è Marte, ma il pianeta esoterico è Urano (d’altronde Marte si trova in Acquario, domicilio di Urano). Il geroglifico di Urano rappresenta la rottura di un ciclo di manifestazione sotto l’impulso creatore che genera un nuovo ciclo nello spazio, nel tempo e nella materia. Urano si fa interprete dell’Ariete: movimento dell’uno illimitato che crea le condizioni del piano limitato Spazio-Tempo-Materia.

In Laura Boggio Gilot Urano dalla V casa (settore dell’espressione nel mondo della propria unicità), trigono a Nettuno, esprime proprio questo impulso inconscio della energia cosmica che tende all’Uno (Urano) e che diventa partecipazione supercosciente del mistico illuminato (Nettuno VIII casa e in quinconce con la congiunzione Luna-Saturno).

La VIII casa è la dimensione psichica in cui è possibile fare l’esperienza della morte, della disgregazione e della rinascita a forme diverse, ma anche dove è possibile fare l’esperienza dell’enorme potere che abita le profondità della psiche. Nettuno in questa posizione anela al misticimo, a ciò che non è più o non è ancora, ad altre indefinibili dimensioni che appaiono affascinanti e attirano irresistibilmente. E’ permeato di un forte senso religioso, nel senso di bisogno di unione, e attraverso una visione meditativa si rende acutamente consapevole delle profondità del regno psichico e di altre dimensioni che questo travalicano.

Prima di passare ad analizzare la portata dei tre pianeti in nona casa, vorrei finire di illustrare la simbologia di questo grande quadrato: imbuto obbligato nel sentiero del “ritorno a casa”.

La quadratura Saturno-Luna/Plutone porta Laura Boggio Gilot dentro le tenebre e simboleggia la saggezza, crescita di coscienza, conseguita tramite la sofferenza e la purificazione. Saturno mitologicamente è a guardia del regno di Plutone: rappresenta il collasso dei valori esteriori che, alla fine, porta a fare “terra bruciata”. Qui si innesta il valore educativo dell’esperienza della sofferenza: “solo l’uomo che ha perduto tutto capisce di non essere ciò che ha perduto, bensì qualcosa di molto più grande”.

Questa quadratura mostra la necessità di incontrare i nostri mostri inferi e della lotta con il drago (altro aspetto cardine della terapia ad orientamento transpersonale con la sua strenua lotta ai fattori narcisistici della personalità che ostacolano la via allo svelamento del Sé). Plutone dunque è la strada per arrivare alla condizione mentale del distacco, necessità assoluta per lasciare spazio all’opera del Sé. Saturno-distacco, Plutone-desiderio. Fulcro è il coraggio, il servizio al dharma: l’eroe, Marte (Plutone quadrato a Saturno e opposto a Marte quadrato a Saturno).

I settori interessati (I, IV e VII) indicano le esperienze attraverso cui è possibile – esplorando contenuti psichici affiorati a causa di sofferenze fisiche ed emotive – conseguire un alto grado di conoscenza di sé stessi e quindi di libertà. Qui è necessario lasciar agire l’archetipo sia dell’eroe (Marte), sia del drago (Plutone), sia della fanciulla liberata (Luna). Nella carta Marte è in I casa opposto a Plutone in VII: l’eroe che combatte contro le sue stesse proiezioni mentali. Come non pensare al contenuto del Baghavad Gita ed alla battaglia di cui Arjuna (Marte) ha dapprima paura e che poi sotto la guida (trigono con il Sole congiunto a Mercurio) discriminativa (Mercurio) di Krisna (Sole) accetta di combattere?

Attraverso la sofferenza la psiche spinge ad un viaggio nel profondo. Saturno rappresenta una impalcatura che può essere rimossa solo quando è avvenuta la nuova ricostruzione (processo plutoniano): rottura di vecchi centri di equilibrio per trovarne di nuovi che includano e trascendano i precedenti fino a nuovi livelli di consapevolezza completamente al di là dell’ordinaria struttura di percezione (concetto degli stati oloarchici di Ken Wilber, caposaldo della psicologia transpersonale). Vi sarà allora la rinascita ad una maggiore libertà poiché, cadute le illusioni, non vi è più nulla che possa dominare (stellium – Sole, Venere, Mercurio e Nettuno – libero dalla grande quadratura karmica).

Il Nodo Lunare in decima, Scorpione, quadrato ai propri reggenti, mette l’accento sul destino professionale di Laura Boggio Gilot, sull’obbligo per poter adempiere al suo dharma di acquistare “potere pubblico”. Solo realizzando una forte influenza nell’ambiente scientifico psicologico, il suo compito di diffondere la psicologia transpersonale – con tutte le implicazioni che può comportare di trasformazione delle coscienze e come riflesso nella società – può essere efficace.

Il suo destino è quello di essere una guida. Ed allora le configurazioni planetarie nella sua carte sono messe in modo tale da facilitare questo, non permettendole di fondare le sue sicurezze o di appoggiarsi all’esterno di sé. Nella sua carta possiamo leggere la testimonianza di quali siano gli aspetti evolutivi del cammino dell’uomo verso la sua sorgente. Prima fra tutte l’accettazione di quanto la vita propone, nel suo caso di una continua, profonda trasformazione, di una forte instabilità ambientale, familiare ed affettiva (nodo quadrato a Plutone e opposto alla Luna congiunta a Saturno in IV), ambiente vissuto come distruttivo per le esigenze del suo dharma ed in conflitto con esso (nodo quadrato a Marte e opposto a Saturno). Una grande acutezza intellettuale ed instancabili energie (Nodo in Scorpione in quinconce con Giove) la sostengono nel seguire il proprio cammino personale. Attraverso la quadratura con Marte (corpo astrale), l’opposizione con Saturno (struttura fisica) e la quadratura con Plutone (psiche profonda), Laura Boggio Gilot, vivendo su sé stessa tutta una gamma di difficili esperienze, ha potuto rendere manifesto il processo di purificazione dell’Io e del conseguente emergere di qualità superiori quali la saggezza, la pazienza, la volontà, la tolleranza.

Il compito che questa carta sembra indicare è di votarsi alla ricerca, nel senso di fare esperienza del significato dei contenuti interiori ed esteriori nelle loro correlazioni, allargandone il contesto fino ad arrivare a scoprire il comune substrato universale (il Sé), ed alla restituzione al mondo dei frutti di questa ricerca (Giove, governatore della nona casa – settore in cui si trova il Sole – è retrogrado in terza, e la settima, settore della relazione con gli altri, è in Gemelli) Conoscenza dunque, ed insegnamento.

Abbiamo già parlato della IX casa. Questa si riferisce alla conoscenza superiore. Ma vediamo come qui simboleggi la strada della meditazione, quale strumento indispensabile nella prassi terapeutica transpersonale. L’attività è rivolta alla ricerca della Realtà ultima dell’Universo ed il Sole (coscienza) ne illumina la comprensione. Mercurio (che domina per cosignificanza la terza casa e per segno la settima) definisce e mette in relazione i contenuti oggetti di indagine discriminativa, Venere definisce il contesto di benevolenza, accettazione, con finalità unificatrici – contesto sattvico dunque – che permette una pura indagine, scevra dalle interferenze egoiche desideranti o velanti.

Vediamo infine brevemente quali aspetti in questa carta indicano le qualificazioni che devono essere sviluppate e purificate, per affrontare la non facile strada verso l’autorealizzazione.

  • Una mente appassionata, curiosa, pionieristica, introvertita, rivolta verso interessi filosofici e metafisici (Giove in Ariete, quindi dominato da Marte, retrogrado in III casa opposto al Sole in IX). Il simbolo sabiano di Giove a questo grado dello zodiaco è: “Due innamorati camminano in un sentiero appartato”. Indica la necessità di interiorizzarsi per la riunificazioni degli opposti).

  • Determinazione, forza di volontà e coraggio. Potere spirituale. Attitudine al comando, carisma. Capacità di individuare le ragioni che sono alla base del comportamento umano. Comprensione intuitiva dell’importanza del coraggio e della fiducia in sé stessi. Intraprendenza. Coraggio delle proprie convinzioni (Giove in Ariete trigono a Plutone in Leone in VII).

  • Insoddisfazione per l’incompiutezza dell’Io e bisogno di sperimentare una totale rinascita. Ciò stimola la ricerca della fede in un ordine superiore dell’Universo (Giove opposto a Nettuno).

  • Il bisogno di riconoscersi come qualcosa di più grande che spinge ad espandersi oltre sé stessi, per diventare tutt’uno con una realtà più grande del proprio Io (Giove opposto al Sole).

  • La visione olistica e la comprensione intuitiva (Giove opposto a Mercurio in nona casa).

Mi sembra importante segnalare il simbolo sabiano del grado in cui si trova il Sole: “Una donna nutre i pulcini e li protegge”. Questo simbolo secondo Rudhyar indica la necessità di affrontare l’antagonismo della fase oscura quando si nutre la mente di apprendisti ancora indifesi e impauriti. E’ il simbolo della cura con cui il maestro accoglie le aspirazioni del discepolo. Credo che la realizzazione dell’AIPT ne sia un eccellente esempio.

 

Potrà essere, e così naturalmente ci auguriamo, che attraverso le nuove frontiere aperte nel mondo scientifico dalla psicologia spirituale vi saranno sempre più uomini che si risveglieranno a ciò che dice la Katha Upanishad:

“L’Atman, più piccolo di ciò che è piccolo, più grande di ciò che è grande, è nascosto nel cuore di tutte le creature viventi. Un uomo che si è affrancato dai desideri contempla la maestosità del Sé, essendo i suoi sensi e la sua mente pacificati, e diviene libero dal dolore”.

 

Conferenza tenuta presso l’Associazione di Psicologia Transpersonale il 20.3.2000

 

(*) N.d.R. Sull’ora di nascita di Freud non c’è unanime riscontro. Quella qui considerata – le 9.20 del mattino – ha come autorevole fonte Dane Rudhyar (“Studio astrologico dei complessi psicologici”, Ed. Astrolabio, Roma 1983, pag. 101). E’ giusto aggiungere, comunque, che la maggior parte degli autori europei considera invece più attendibile come orario le 18.30.

 

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