NOSTRADAMUS, L’OFIUCO

E LA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI


di Luciano Drusetta

Pubblicato sul n. 50 di Ricerca ‘90, aprile 2002

 

 

C’è chi considera la partecipazione ai cosiddetti forum di discussione di Internet una perdita di tempo, che può distogliere il ricercatore da lavori più seri e produttivi. In parte condivido questa opinione; tuttavia devo ammettere che fra i tanti fiumi di parole che straboccano in questi forum, a volte capita di attraversare un torrentello ricco di spunti davvero interessanti.

Ecco la cronistoria di uno di questi torrentelli, che offro ai lettori di Ricerca ‘90 con la speranza che possano trovare in esso alcuni utili motivi di riflessione.

 

Un giorno, in uno dei pochi forum di discussione a cui partecipo a periodi alterni, è stata proposta la seguente citazione estrapolata dal libro di David Ovason “I Segreti di Nostradamus”, Mondadori (collana Nuovi Misteri) tradotto da Riccardo Mainardi:

“E’ opportuno sottolineare che l’Ariete dello zodiaco tropicale è diverso dall’Ariete dello zodiaco siderale. [...] Lo zodiaco tropicale è il cerchio descritto nei cieli dal movimento apparente del Sole intorno alla terra; è diviso in dodici segmenti uguali [...] ed è responsabile del succedersi delle stagioni sul globo terrestre. [...] In senso proprio, questa fascia zodiacale è l’unico zodiaco, quello usato da quasi tutti gli astrologi nelle loro elaborazioni delle tavole planetarie [...] Sussistono nondimeno, per ragioni storiche, vari altri metodi di misurazione stellare, denominati zodiaco. Tra questi figura lo zodiaco costellazionale, o siderale; come il nome stesso suggerisce, tale zodiaco NON si basa sul movimento del Sole, bensì sulla posizione delle stelle; inoltre, non si divide in dodici archi uguali.

Lo zodiaco siderale è stato definito in modi diversi, ma di solito ciascuna delle dodici aree (dette anche “asterismi”) è determinata in rapporto all’arco coperto da un gruppo particolare di stelle. Una definizione moderna di questo zodiaco siderale – quella data dall’Unione Astronomica Internazionale nel 1928 – menziona di fatto tredici gruppi stellari nei quali funge da *intruso* l’asterismo di Ofiuco (ovvero, una costellazione che scavalca l’equatore celeste con un arco di circa 40 gradi).

Il problema risiede nel fatto che i due zodiaci, comunque li si intenda definire, non si equivalgono sul piano spaziale. Nessuno dei gruppi ha archi uguali; per esempio il raggruppamento stellare chiamato Ariete presenta un arco di circa 24 gradi, mentre quello chiamato Vergine ne ha uno di 46. Nondimeno nell’Astrologia tolemaica ereditata nel mondo medievale questi due zodiaci sono citati di frequente e talvolta E’ NECESSARIO sapere a quale dei due si riferiscono questo o quell’astrologo, per capire le coordinate che hanno in mente.”

 

Premetto che, non avendo letto il libro in questione, non posso assicurare la veridicità, l’ordine e l’esattezza delle frasi citate, ma suppongo che, senza peccare di superficialità, esse siano sufficienti a farci inquadrare l’argomento di discussione.

Di fronte a queste frasi uno dei partecipanti al forum si chiedeva se, “siccome D. Ovason ne fa riferimento come se fosse uno dei metodi fra i più utilizzati dagli Astrologi più importanti dell’epoca [di Nostradamus]” non si potesse forse affermare che lo zodiaco siderale sia “comunque importante... anche se i moderni Astrologi lo considerano ‘obsoleto’ o comunque meno preciso di quello attuale” e se lo zodiaco siderale non possa “essere un metodo ‘esoterico’ utilizzato da pochissimi... per fare calcoli astrologici più particolari?”

Lo stesso si chiedeva anche: “Se Nostradamus utilizzava indifferentemente entrambi i metodi di analisi ... qualche motivo sicuramente valido deve pur esistere [...] o no? E questo modo di fare calcoli astrologici, facendo uso di ben definite e precise conoscenze ‘astronomiche’ ... non può essere di fatto, un buon metodo?”

 

Non ho nascosto ai frequentatori del forum la mia perplessità su diversi punti del brano citato. Innanzi tutto, alla definizione data dall’Autore, e cioè “Lo zodiaco tropicale è il cerchio descritto nei cieli dal movimento apparente del Sole intorno alla terra; è diviso in dodici segmenti uguali” io ritengo senz’altro necessario aggiungere: “a partire dal punto vernale gamma (o equinoziale di primavera, può essere chiamato in diversi modi), e tali segmenti sono chiamati segni zodiacali”. Potrei essere ancora più pignolo e precisare che la descrizione data dall’Autore (“il cerchio descritto dal movimento apparente del Sole”) in realtà è quella dell’Eclittica, mentre lo Zodiaco è la fascia che avvolge l’Eclittica. Ma l’approssimazione di Ovason mi sembra tutto sommato un peccato veniale, e non è certo questa che invalida in modo decisivo l’excursus astrologico dell’Autore.

Invece non sono per nulla d’accordo sull’affermazione secondo la quale tale zodiaco sia “responsabile del succedersi delle stagioni sul globo terrestre”. Infatti se vogliamo per forza trovare un “responsabile” delle stagioni, personalmente chiamerei subito al banco degli imputati l’inclinazione dell’asse terrestre, e in un secondo tempo tutta una serie di “imputati minori” nella persona di fattori climatici locali. Lo Zodiaco, al massimo, direi io, è in relazione alle stagioni (ma, aggiungerei, molto meno di quello che si pensi comunemente).

 

Devo sottolineare l’importanza della definizione di zodiaco da cui siamo partiti. Lo Zodiaco è quello definito poco sopra: una fascia della volta celeste divisa in 12 segni, dove per definizione non c’è posto né per l’Ofiuco né per i Cani minori né per Orione, tutte costellazioni che – a occhio – toccano o lambiscono la fascia zodiacale. Lo Zodiaco di cui parlo io non ha nulla a che fare con le costellazioni o gruppi di stelle: i 12 segni partono sempre e comunque dal punto vernale gamma, dovunque esso si trovi in relazione alla volta celeste e alle costellazioni che su essa appaiono proiettate.

Ancora una volta, mi pare, siamo di fronte all’annosa e radicata confusione tra segni e costellazioni, entrambi “zodiacali”. Lo vogliamo capire che si tratta di due cose diverse? Quando l’astronomo dice che la Luna è in Pesci, intende che è proiettata sulla “costellazione” dei Pesci. Quando l’astrologo dice che la Luna è in Pesci, intende che essa è proiettata sul “segno” dei Pesci.

Inoltre, quella di zodiaco come sistema di misurazione stellare mi giunge del tutto nuova, e mi sembra un’affermazione a dir poco azzardata, se non del tutto fuorviante. Lo Zodiaco degli astrologi è un semplice sistema di riferimento su cui sono proiettati gli astri: cosa c’entra la “misurazione stellare”?

 

Forse vale la pena spendere alcune parole a proposito dei sistemi di riferimento. Uno dei partecipanti del forum infatti non capiva come mai astronomi e astrologi, pur parlando all’apparenza la stessa lingua, non si capiscano per nulla; e come mai “gli astronomi si basano sul fatto che riescono a vedere le 13 costellazioni (fatte di stelle apparenti) ma non vedono i ‘segni’ ... ma questi segni (che sarebbero poi 12 e non 13) come sono altrimenti ben visibili e comprensibili?”

Non c’è nessun mistero o esoterismo nei calcoli astrologici. Essi si basano su nozioni astronomiche e matematiche piuttosto elementari, che vengono insegnate in molte scuole pubbliche sotto il nome di “geografia astronomica”.

Avete presente gli assi cartesiani? Sono o non sono visibili? Lo sono sulla carta, ovviamente. Ma lo possono essere anche fisicamente: proprio di recente mi è passato tra le mani il manuale operativo di una macchina per la lavorazione del legno e si parlava di frese disposte secondo i tre assi dello spazio: x, y e z. Stessa cosa avviene per i 12 segni: essi sono porzioni teoriche dello spazio, così come sono teorici i 360° in cui convenzionalmente suddividiamo un cerchio; come pure sono nozioni teoriche le declinazioni e le ascensioni rette, lo zenit e il nadir. Ma per quanto teorici ed astratti, tutti i concetti che ho qui elencato alla rinfusa formano parte di validi sistemi di riferimento che ci aiutano a determinare in modo inequivoco la posizione di un oggetto nello spazio.

 

Facciamo un esempio. Se io voglio avvertire un mio amico in piedi di fronte a me che gli sta arrivando addosso un motorino dalle sue spalle, posso dirgli: “Ho davanti a me un motorino in avvicinamento” oppure “C’è un motorino dietro di te” oppure ancora, come fanno gli americani: “Allarme rosso, allarme rosso! Motorino in avvicinamento costante alle ore 12 (mie), cioè alle ore 6 (tue)”. Oppure, supponendo di trovarci al km 3,7 della trafficatissima statale Padana laterale, potrei anche dirgli: “C’è un motorino che sta viaggiando in direzione nord e che in questo momento si trova al km 3,6 della Statale Padana laterale”.

Quale di queste descrizioni della posizione del motorino è più “oggettiva e scientifica”? L’ultima, direi io. Ma è anche la meno efficace per avvertire il malcapitato del pericolo che lo aspetta se non si affretta a spostarsi...

Ciò che voglio dire è che qui non siamo nel campo della maggiore o minore scientificità di un concetto o di un calcolo, ma della maggiore o maggiore efficacia di un sistema di riferimento spaziale.

I segni zodiacali, infine, sono visibilissimi agli occhi di un astrologo così come un radiologo “vede” le cose che deve vedere sulla lastra a raggi X, molto meglio di un profano. Anche un astronomo dilettante, con la pratica, può abituarsi a “vedere” in gradi e frazioni di grado la porzione di volta celeste che lo sovrasta. I “grandi” astronomi, a quanto pare, non hanno invece sufficiente fantasia per “vedere” che il cerchio dell’eclittica è composto di 360° e che questi 360° si possono raggruppare a 30 alla volta. Ecco, basta un po’ di fantasia matematica per rendere “visibili” anche i 12 segni zodiacali.

 

L’Autore citato suggerisce che esistano diversi zodiaci “alternativi” a quello astrologico: “Tra questi figura lo zodiaco costellazionale, o siderale”. Rivolgo ora ai lettori di Ricerca ‘90 gli stessi dubbi che esposi ai frequentatori di quel forum:

Di questi fantomatici zodiaci alternativi, e di ciascuno di essi, mi piacerebbe sapere:

1) come viene suddiviso

2) in quante porzioni

3) a partire da quale punto

4) e in base a quale criterio (trigonometrico? tradizionale?) certi archi sono maggiori di altri.

Finora non ho ricevuto risposta a nessuna di queste domande, e sono certo che nemmeno il libro citato ne dà.

 

Trovo inoltre interessante questa frase: “Il problema risiede nel fatto che i due zodiaci, comunque li si intenda definire, non si equivalgono sul piano spaziale”. Al proposito mi sono chiesto, e mi chiedo tuttora: ma dove sarebbe il problema? E per chi mai questo sarebbe un problema? Per gli astronomi? Perché per gli astrologi questo non costituisce e non dovrebbe costituire affatto un problema. Non per me, almeno...

 

Preciso di non essere un cultore di Nostradamus. Stabilito che le sue profezie sono fin troppo facilmente comprensibili a posteriori ma difficilmente decifrabili a priori, e che a mio avviso egli era più veggente che astrologo, non ho mai avuto occasione di approfondirne le famosissime Centurie. Dato che l’Autore citato suggerisce che Nostradamus, nelle sue profezie, abbia fatto riferimento ora all’uno ora all’altro degli zodiaci, ho chiesto ai partecipanti del forum più esperti di me in... nostradamistica di darmi alcuni esempi concreti dei riferimenti ora astrologici ora astronomici di Nostradamus. Ecco la risposta:

“Quando si parla di Nostradamus si parla sicuramente di un Maestro nell’arte della Profezia; un vero e proprio cultore nell’arte di prevedere e di celare fra le righe, i più oscuri, nonché i più incredibili ma precisi, e molto avveniristici vaticini! [...] Dalla lettera di Boscolo [pubblicata] integralmente in un post [precedente]:

‘Finalmente, per l’ultimo punto, come suo significato, vedendo che Giove partecipando trova se stesso in questa eclisse nelle regioni più orientali accostando i 37, 38, 39, 40, 41, 42 e 45 gradi di declinazione attraverso la superiorità del giorno residente nella dodicesima casa, e attraverso due cattivi pianeti pieni di tutte le maligne radiazioni ostilmente come mortali nemici’.

[...] E’ un riferimento astronomico perché ci si riferisce alla precessione degli equinozi: la costellazione che sorge prima del Sole nell’equinozio di primavera non è sempre la stessa; la prima è stata quella dei Gemelli, poi il Toro, poi l’Ariete, oggi i Pesci e poi entreremo nell’età dell’Acquario. Le ere cosmiche cambiano ogni 2500 anni circa; ogni 26000 ricominciano daccapo. Non so poi di quale eclissi si parli ma deve essere avvenuta di recente una congiunzione particolare di Giove con 2 pianeti per spiegare quella frase. Ecco, credo che sia questo un riferimento allo zodiaco tropicale dei segni (quello usato dalla stragrande maggioranza degli astrologi) combinato con lo zodiaco siderale delle costellazioni.”

 

Dall’andamento della discussione su quel forum e dalle risposte pervenute alle mie obiezioni e ai miei tentativi di precisazione, mi è sembrato di notare una gran confusione... Ho pensato allora di ricapitolare alcuni punti pensando che ciò potesse aiutare il lettore nella comprensione dell’argomento. Ne è risultata questa specie di decalogo “imperfetto”.

 

1) La definizione di zodiaco (zodiaco tropico, zodiaco solare, zodiaco dei segni, zodiaco stagionale, zodiaco astrologico... fate voi: per me è zodiaco e basta) è: “Fascia che si estende di alcuni gradi sopra e sotto l’Eclittica, e che viene suddivisa in 12 porzioni uguali di 30° ciascuno, dette segni zodiacali, a partire dal punto equinoziale di primavera, detto anche punto vernale gamma o equinozio di primavera”. Tralascio la definizione di eclittica e di punto equinoziale, perché credo che non ci siano dubbi al proposito, trattandosi di nozioni astronomiche che non sono qui in discussione. [1]

 

2) Dalla definizione di cui sopra consegue che i segni zodiacali sono 12 e non possono essere né di meno né di più. A meno che qualcuno sia in grado di mostrarmi un cerchio di 390 gradi...

 

3) L’Autore citato parla di zodiaci alternativi e/o di maggiore successo o affidabilità astrologica, ma non ne dà la definizione; dunque essi rimangono fantomatici e – fino a prova contraria – inesistenti (almeno per me).

 

4) Gli astronomi danno una loro definizione di zodiaco, sostanzialmente diversa da quella astrologica in due punti. Il primo è che essi “vedono” le costellazioni (i segni non si “vedono”; dunque, da un certo punto di vista, non esistono?!), che sono gruppi apparenti di stelle di estensione diversa da una costellazione all’altra; e il secondo punto di discrepanza è che gli astronomi considerano che le costellazioni che toccano lo zodiaco sono 13, cosa che secondo loro invalida la tradizionale suddivisione dello zodiaco in 12 segni.

 

5) I due zodiaci non sono paragonabili e possono tranquillamente convivere, perché formano per l’astrologo e per l’astronomo dei rispettivi punti di riferimento che permettono a ciascuna delle due categorie di dire (per esempio):

- l’astronomo: Giove è nella costellazione dei Pesci

- l’astrologo: Giove è nel segno dell’Ariete.

In questo senso, lo zodiaco è un sistema di riferimento, e non di “misurazione” stellare. Ma forse l’Autore, definendo lo zodiaco “sistema di misurazione stellare”, voleva dire proprio questo.

 

6) Un punto cruciale della questione, mi pare di capire (risolta, spero definitivamente, la questione dell’Ofiuco...), sta nella precessione degli equinozi, che fa sì che al momento attuale il “segno” dell’Ariete non combaci con la “costellazione” dell’Ariete, il “segno” del Toro non combaci con la “costellazione” del Toro e così via.

 

7) Ma segni e costellazioni non potranno mai combaciare: infatti i segni zodiacali sono 12 e tutti di 30° l’uno, mentre le costellazioni zodiacali sono 13, e quand’anche fossero 12 occupano ciascuna uno spazio angolare diverso, che va da pochi gradi ad alcune decine di gradi. Si tratta di due sistemi che, per loro stessa definizione, sono incommensurabili (cioè non si possono mettere in relazione numerica tra di loro). [2]

 

8) Tuttavia qualcuno ipotizza che, all’incirca 4000 anni fa, epoca in cui presumibilmente i dettami astrologici e l’intero sistema di riferimento astrologico furono fissati in forma organica e tramandati fino ai giorni nostri, il punto vernale corrispondente al primo grado del segno dell’Ariete si trovasse effettivamente proiettato, sulla volta celeste, nei primi gradi della costellazione dell’Ariete.

 

8 bis) Da questo a dire che all’epoca segni e costellazioni coincidessero, oppure che zodiaco astronomico e zodiaco astrologico coincidessero, ne corre molto; per i motivi detti sopra, si tratta di una semplificazione della realtà che non è accettabile.

 

9) Il punto vernale ha un moto retrogrado più volte descritto, dal quale conseguirebbe quel ciclo di Ere Zodiacali che ci porterebbe, ai nostri giorni, a un periodo che sta tra la fine dell’Era dei Pesci e l’inizio dell’Era dell’Aquario (la famosa “new age”).

 

9 bis) Per motivi personali, ritengo che la teoria delle Ere Astrologiche possa avere qualche fondamento. Ma per la natura incommensurabile dei due sistemi di riferimento di cui ho detto prima, la questione meriterebbe un approfondimento che ci porterebbe molto al di fuori del seminato...

 

10) I riferimenti astro-nomici/logici di Nostradamus mi ricordano un po’ quelli di Dante e di molti altri scrittori del tempo che fu. Occorre pensare che fino a pochi secoletti fa non si faceva differenza tra astronomia e astrologia, e che chi studiava astroxoxia (dove x è una variabile che si può sostituire, secondo alcuni con una certa elasticità, con una delle seguenti consonanti: l, n, g oppure m) era perfettamente al corrente che se diceva “Giove in Pesci” doveva anche specificare se intendeva “Giove nella costellazione dei Pesci” o “Giove nel segno dei Pesci”.

 

E se non precisava questo “insignificante dettaglio”, ciò a mio avviso può significare:

a) che non lo voleva fare (cioè, voleva mantenere apposta l’ambiguità)

b) che non ci capiva un’acca di astroxoxia.

 

 

[1] Chi è interessato ad approfondire l’argomento può ritrovare queste ed altre definizioni nel primo articolo di “Ipotesi di astrologia extraterrestre”, pubblicato a partire da pag. 148 del numero 44 di Ricerca ‘90.

 

[2] Per il concetto di “incommensurabilità” il lettore può fare riferimento al mio articolo “Perché il compleanno...?” pubblicato a partire da pag. 108 del numero 39 di Ricerca ‘90.

 

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