VERGINE E SCORPIONE:

I SEGNI PIÙ BISTRATTATI DELLO ZODIACO


di Rosamaria Lentini

 

 

La cosa che più mi piace di Lisa Morpurgo (Introduzione all’astrologia) è il suo collegamento, breve ma pregnante, fra segno e fase stagionale. E’ senza dubbio la mia origine campagnola che mi fa tanto avvertire quanto ogni segno sia l’espressione di un preciso periodo dell’anno e soprattutto dell’anno agrario.

Partendo da questo antefatto, che la Vergine e lo Scorpione godano di una pessima fama non mi pare molto stramo, perchè stagionalmente cadono in due momenti molto delicati della natura vegetale e di conseguenza di quella umana, sono momenti di perdita e le perdite non passano mai lisce.

La fine di agosto e il mese di settembre rappresentano il periodo terminale di qualsiasi raccolto (non ci possiamo nutrire di vino o di olio, i raccolti ancora da fare); soprattutto quello del grano e dei cereali in genere che, un tempo più di oggi, rappresentavano la ricchezza primaria dei popoli. La terra ha ormai dato tutto, è arida. Tutti conosciamo l’espressione terra vergine e quando la usiamo intendiamo una terra in cui non c’è niente, ma che nel contempo è pronta a ricevere il nuovo che intendiamo seminare.

Il contadino, in questo periodo dell’anno, trae il bilancio del suo raccolto, analizza cosa è andato bene e cosa è andato male, che tipo di apporto ha dato lui affinché le cose andassero al meglio, se e dove ha sbagliato, osserva attentamente le sementi per scegliere quelle migliori per la nuova semina che nell’area mediterranea avviene fra fine settembre-ottobre. A quel seme (Urano) è affidato il futuro.

 

La Vergine, come Segno di Terra, ha uno strettissimo rapporto con la realtà e con tutte le sue difficoltà, perché la nostra vita si svolge sulla Terra, minuto per minuto, e la Terra, come la vita, può serbare sempre qualche brutta sorpresa, che va ipotizzata per non trovarsi impreparati. Niente è semplice per i nativi della Terra, e fra i tre Segni la Vergine è quello che vive maggiormente la problematicità dell’esistenza, proprio perchè ad esso è affidato il futuro ed è un futuro di cui ha piena consapevolezza: nel Segno c’è Mercurio, il secondo Mercurio dello Zodiaco.

Il Mercurio dei Gemelli è l’aurora del pensiero che ama vagare, curiosare, fantasticare sulla giornata al suo inizio. È il Mercurio giovane, l’imbroglioncello che ruba la mandria ad Apollo, che ama scherzare e giocare, come dimostra, per esempio, lo spiccato senso d’umorismo dei nativi del Segno. È il puer. Nella Vergine Mercurio è altro da tutto ciò, è notturno ed introverso, è la mente che opera i bilanci per procedere oltre.

I tre Segni umani dello Zodiaco si susseguono in questo modo: Gemelli, Vergine, Acquario. Fra due Segni d’Aria ce n’è uno di Terra. Vista in questo modo è una sequenza interessantissima che si può tradurre così: nei Gemelli risiede una conoscenza di superficie, quasi epidermica, ma, come già detto, indispensabile come primo approccio per orientarsi nella realtà più vicina; nella Vergine la conoscenza è affidata alla Mente e si trasforma in Conoscenza, nell’Acquario c’è il Saggio che è potuto diventare tale solo perché possiede la Conoscenza e che, non servendogli più alla scoperta e miglioramento di sé stesso, può riversare sulla Terra il patrimonio in essa racchiuso.

La grande capacità analitica e quella sintetica sono i due modi fondamentali con cui i nativi del Segno curano la vita (salute VI casa), mettendo al servizio della cura e della conservazione della vita la finezza delle loro capacità intellettive. Non per niente… contadino scarpe grosse e cervello fino!

In questo senso la Senard – se ricordo bene – definisce la Vergine la custode dello Zodiaco e, siccome la ruota zodiacale rappresenta la vita, la Vergine è la custode della vita.

La vita si può custodire in tanti modi, buoni e cattivi, e ciò non dipende dall’esercizio del custodire ma da come viene interpretato, ossia dall’individuo.

 

Colui che materialmente custodirà la vita è lo Scorpione, perchè a lui e alle sue viscere è affidata quella spiga che la Vergine, come mostra l’iconografia, porta in mano; ma con la mano rivolta verso il basso, verso la terra dove verrà sotterrata.

Con lo Scorpione siamo in presenza di un altro futuro, molto ma molto più incerto di quello della Vergine, perchè ormai del rigoglio della vegetazione iniziato ad aprile-maggio non rimane più nulla, neppure il seme, inghiottito dalla terra e giacente nelle sue profondità, affidato alla morte e, dunque, morto anche lui. L’incertezza del futuro è qualcosa che, rimanendo all’interno del ciclo della natura, non ha più alcun appiglio se non la speranza che tiene a bada – e non sempre ci riesce – la paura dell’ingovernabile che risiede nella vita.

Questo è il motivo per cui l’angoscia è la sensazione che contraddistingue i nativi del Segno, come anche una personalità tormentata, un bisogno impellente di vita, di provare sé stessi, la propria capacità, la propria forza. Sono tutte caratteristiche che nascono dalla paura di lasciare il noto passato e la tanta “materia-Toro” di cui è ricco, ed è esattamente questa situazione ribelle che crea uno stato interiore conflittuale e una lotta ben diversa da quella che intraprende, per esempio, il Leone, il cui bisogno è di affermare sé stesso, o l’Ariete per andare verso la vita; perché questa è una lotta tutta interna e si svolge sul ciglio del precipizio, dove vita e morte o materia e spirito combattono all’ultimo sangue. La lotta non si può chiudere con un pareggio, uno dei due alla fine vincerà. Mercurio sente tutto questo travaglio al quale non ha alcuna possibilità di sottrarsi se non, paradossalmente, vivendo fino in fondo la crisi, accettando che da quel seme possa anche non rinascere niente e che proprio su questo, sull’incertezza connaturata alla vita, risiede la vita stessa.

Allora, così come quella splendida e leggera fanciulla che avanza a passo di danza può diventare un noiosissimo ragioniere trasformando l’alato ed etereo Mercurio in un “mezze maniche”, altrettanto può accadere a quella forza potente che è la morte, dalla quale può rinascere la vita, e Plutone allora diventerà il potere nero, subdolo, che colpisce alle spalle, quello più losco che ci sia e al quale la perspicacia di Mercurio fornirà materia per colpire e colpire a fondo.

Beh, l’umanità è quella che è e trascina con sé i Segni, tutti i Segni. Va detto, però, che i due “pessimi”, proprio perchè così profondamente e indissolubilmente legati al perpetuarsi della vita, al futuro , all’ignoto e quindi alle più grandi paure dell’uomo, possono risentire in modo speciale di un loro scadente utilizzo.

 

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