C.I.DA. – ERIDANOSCHOOL – LA NAVE DEI FEACI

 

CONGRESSO DELL’EQUINOZIO

Milano 20-21 marzo 2010

 

 

 

LUNE PROTETTE

Relazione di Laura Pieretti

 

 

“Perché la donna quando s’innamora

si barda come la dea Atena

e mette una corazza contro il cuore.

Sciogliti donna e diventa un canto,

sotto la tua casa c’è il corpo

di un tenero fanciullo”

(Alda Merini) 

 

 

Che bellissima immagine e che forza queste parole di Alda Merini e come rendono perfettamente l’idea della corazza, della chiusura emotiva. Quando ho letto per la prima volta questi versi, non ho avuto dubbi: la poetessa descriveva magistralmente la donna Luna-Saturno o Luna-Capricorno, ne coglieva l’essenza, coglieva il fremito sotto la spessa coltre di ghiaccio che la separa, ma che allo stesso tempo la protegge, dal sole che è vita.

La donna Luna-Saturno è competitiva, razionale, strategica, affidabile, responsabile, è forte… o almeno pensa di esserlo. E’ come Atena, bellissima dea della saggezza e dei mestieri, rappresentata sempre con indosso l’elmo, lo scudo e la lancia; Atena è una dea guerriera, è armata, è una Luna protetta.

Protetta. Protetta da cosa e in che modo? Si protegge o è isolata?

Saturno la avvolge come una corazza protettiva, impedisce di far arrivare fino alla sua anima i battiti del cuore, perché le emozioni sono forti e la potrebbero travolgere.

Mi viene in mente una scena del “Favoloso mondo di Amelié”, un film francese di qualche anno fa, nel quale la piccola Amelié non veniva mai sfiorata dai genitori. L’unico contatto fisico era con il padre durante la visita medica mensile che lui effettuava alla piccola e questo la emozionava talmente tanto che il cuore iniziava a batterle all’impazzata, così tanto da far credere al padre che fosse affetta da una rara malattia congenita. Per questo Amelié non andava a scuola e non frequentava altri bambini, era la madre a farle da maestra.

La scena nel film è raccontata con ironia e tenerezza, ma allo stesso tempo trasmette il senso profondo di isolamento che la bambina aveva sentito dentro e che in qualche modo si era tradotto all’esterno con l’isolamento dovuto alla malattia immaginaria.
L’unico contatto era con il padre ma era raro e difficoltoso anche se possibile. Il padre è comunque l’unico elemento che permette ad Amelié di relazionarsi. Con la madre invece solo freddezza e distacco. Nel film è un’educatrice severa, una figura distaccata, instabile e nervosa, impaurita dal proprio corpo e chiusa al piacere fisico, perfezionista e ossessionata dalla pulizia. La lontananza emotiva dalla madre e la freddezza del padre le danno un’unica via d’uscita: la chiusura del suo mondo emotivo.

Come Atena nata dal solo Zeus, la Luna protetta si sente figlia di solo padre, la sua femminilità è come congelata, è bloccata. Ella stessa non la conosce, si sente diversa dalle altre donne. Nella vita la sua difficoltà ad entrare in contatto con gli altri ad un livello emotivo più profondo la fa sentire isolata, è come se gli altri non la sentissero, ma anche ella stessa non si sente. Dentro solo vuoto, silenzio assoluto, distacco, scollegamento.

Il rapporto con la madre è determinante. La madre è per il bambino il contenitore emotivo e la relazione con lei determina come il bambino si relazionerà con il mondo, come percepirà il mondo. L’esterno può diventare un luogo pieno di opportunità dove esprimere liberamente se stessi oppure può essere il luogo insicuro dove bisogna proteggersi e temere ogni cosa.

La madre della Luna protetta forse è preda del suo mondo interiore, o forse è emotivamente instabile, o troppo fragile per occuparsi e proteggere la propria creatura, quello che è certo è che lei l’ha percepita come fredda e distaccata perché è incapace di rispondere al bisogno di contatto emotivo della figlia, non in grado di trasmetterle quella protezione e nutrimento di cui lei necessita e che può farla sentire sicura nel mondo.

Se da piccola aveva paura o si era fatta male o aveva bisogno di attenzioni, la madre la rifiutava. Proprio nel momento in cui la piccola manifestava un bisogno emotivo, una sua fragilità, la madre non era in grado di aiutarla, la negava. E’ lì l’inizio del meccanismo di protezione. La frustrazione di non ricevere risposta adeguata al suo bisogno, porta la bambina a negare il bisogno stesso. Se non esistono bisogni, non ci si può rimanere male se nessuno risponde. E’ meglio non avere bisogni.

Peccato che questo meccanismo di rimozione, così utile in quella fase, crescendo porti la Luna protetta a un indurimento emotivo, ad uno scollegamento dal mondo emozionale e alla creazione di una finta autosufficienza. Scollegarsi dai propri bisogni, vuol dire scollegarsi dalle proprie emozioni. Si apre una lotta tra bisogno e autonomia, tra chiedere e contare solo su se stessi e alla fine vince la protezione, vince la negazione.

Tutto ciò che è femminile diventa inferiore, la fragilità emotiva diventa un handicap, l’emancipazione e l’autonomia sono la terra promessa, la paura e la rabbia sono solo emozioni destabilizzanti e si fa strada dentro di lei la convinzione che il maschile sia l’unico elemento vincente. La forza, il potere, la caparbietà, il distacco emotivo non sono più un limite ma sono solo frecce del suo arco, per far si che possa raggiungere l’obiettivo. Non essere più quell’esserino fragile e dipendente, ma essere in cima alla piramide e godersi dall’alto la vista. La sofferenza è inutile, anzi controproducente, perché  limita l’efficienza. Si sente più vicina al maschile, cerca attenzioni dal maschile, finalmente si sente gratificata, stimata, preferita…

Come Atena, dea vergine e celibe, la Luna protetta si avvicina al mondo maschile, ma non riesce ad entrare in relazione vera con il maschile stesso. E’ amica, collega, ne condivide le battaglie, è apprezzata per le sue doti intellettive e pratiche, ma non ne è compagna. Nella mitologia Atena è protettrice, consigliera e alleata degli uomini di valore, degli eroi, ma allo stesso tempo spietata con le donne con le quali è in competizione e con gli uomini o dei che cercano di possederla.

Aiuta Eracle nelle dodici fatiche, suggerisce lo stratagemma a Perseo per uccidere la Gorgone, protegge Achille nella guerra di Troia e aiuta Odisseo nel lungo viaggio verso casa. Ma allo stesso tempo sfugge allo stupro di Efesto che la vuole in sposa, acceca Tiresia che l’ha sorpresa a fare il bagno nuda, trasforma la bella Aracne in ragno perché l’ha superata in maestria e infine è lei che punisce Medusa per la violenza subita da Poseidone. Atena la trasforma rendendola mostruosa: i suoi capelli diventano serpenti, qualsiasi creatura vivente ne avesse incrociato lo sguardo sarebbe stata mutata in pietra e a causa della trasformazione della parte inferiore del suo corpo le era impossibile avere rapporti sessuali con un uomo.

L’aggressività è forte e distruttiva, ma dà energia alla difesa. E’ come una potente caldaia che alimenta la corazza e la rende sempre più spessa, ma lei è sempre più senza cuore.

La difesa come avviene? Qual è il meccanismo che le permette così tanta freddezza e così tanta lucidità?

Non è altro che la razionalità. Il pensiero razionale le consente di distinguere, distaccare, vagliare e trovare strategie. La pone su un livello mentale e come Atena nata dalla testa di Zeus, la spinge alla praticità, al raggiungimento degli obiettivi e al calcolo. Il mondo emotivo è tenuto sotto controllo. Si sente superiore alle altre donne, piccole ed incatenate nel loro mondo di madri e compagne, che vivono l’obbligo della relazione subordinata e che subiscono loro stesse la regola e il dovere. Vuole essere libera la Luna protetta, lei come Atena ha il potere di aiutare o punire gli uomini, non può sottostare alle loro regole e alle loro volontà.

La donna così forte eccelle senza dubbio nel mondo del lavoro, la sua competitività e la sua capacità di trovare soluzioni pratiche e razionali, le conferisce una marcia in più. La sua capacità è apprezzata anche dai colleghi maschi, che forse possono condividere solo con una donna simile a loro lo spazio del potere. Solo cosi lei si sente di valere, solo abbracciando i valori maschili si sente forte, perché combatte con loro ad armi pari, perché entra nel loro mondo.

Ma la Luna protetta non sa che così si allontana sempre più dal cuore, non sa che lo seppellisce sotto uno spesso strato di ghiaccio. E’ convinta di proteggerlo, è convinta di essere forte, ma poiché sfugge alla debolezza la sua forza diventa la sua prigione. Ella segue le proprie priorità, regole, responsabilità, e si aliena, si allontana, non è libera, è prigioniera della chiusura. Non scrive liberamente la sua vita, segue solo la regola di Saturno, la morale, il dovere, la forza, la rigidità. Soffre, si piega su sé stessa per proteggersi, non guarda più avanti, non guarda la vita, guarda solo sé.
Ma poiché gli uomini sono isole, sembrano soli ma sotto la superficie sono uniti tra di loro, ogni tanto fa capolino un’opportunità di collegarsi agli altri.

La possibilità è travestita da “Amore”, che è l’unica forza in grado di rompere la corazza e far entrare il calore. E lei, Luna protetta, quando si innamora “si barda come la Dea Atena” innalza ancora di più il suo scudo, stringe la corazza e si chiude.

L’amore è forte, viene a bussare alla sua porta e lei lo fa entrare, è impossibile fermarlo. Lei si apre e poi si chiude, si apre e poi si chiude. Sembra un ventaglio, che però riesce a mostrare tutta la bellezza del suo disegno solo quando è aperto, dispiegato.

Sogna acqua, sogna fiumi nascosti dietro muri altissimi, fiumi pieni di detriti che vengono trasportati dalla corrente. Il suo mondo emotivo è pieno di scorie, la corazza è ormai la sua casa. Come la tartaruga non può vivere più senza, si sentirebbe nuda e alla prima difficoltà tenta di rientrarci, sente la voce dentro che dice: “hai visto, non puoi appoggiarti, devi essere forte, devi sostenere, se chiudi fuori l’esterno puoi andare avanti, altrimenti la vita ti travolge… puoi contare solo su di te!”

Ma è proprio quello che lei stessa deve imparare, è proprio quello che la vita le presenta proponendole mille difficoltà. Forse è solo il modo che deve cambiare, forse la chiusura non è veramente una protezione. L’amore e la tendenza all’isolamento aprono un conflitto senza precedenti. L’amore chiama ad affidarsi, ad esprimere emozioni, a entrare in contatto, ma alla Luna protetta mancano i vocaboli di base, non conosce le lettere e non riesce a comunicare.

La rabbia è una straniera, anche se così conosciuta e in fondo usata come propellente, è distante e deve essere ricontattata. La razionalità l’ha soffocata con tutte le altre emozioni. Ella non riesce a concedersi di essere fragile, di essere irrazionale ed inefficiente perché tutto ciò è  illogico e non la rende la donna moderna,  indipendente e forte che pensa di essere. Si vede come nella definizione che molte volte fa delle donne il mondo maschile: “uterina”. Come Atena punisce Medusa che arriva piangente dopo lo stupro, la punisce di aver concesso il suo corpo e non vede la violenza subita, la Luna protetta vede solo l’inferiorità e la fragilità. Atena punisce Medusa per la sua debolezza, la punisce di essere donna, perché lei stessa non si concede di essere “femmina”.

Ed ecco l’invocazione della poetessa Merini. “Donna sciogliti e diventa un canto, sotto la tua casa c’è il corpo di un tenero fanciullo”…

Sì. E’ tutta un’illusione. La forza è rigidità e protegge una bambina sola e spaventata. La protegge il saggio Saturno, perché nessun altro lo ha fatto.

La bambina è lì dentro, incapsulata nel mondo ovattato. Non chiede mai perché è abituata a non essere ascoltata, i suoi bisogni non possono essere esauditi, non importa se per motivi reali, pratici o affettivi. Lei si allontana dall’uva che diventa acerba, perché,  come la volpe,  sa di non poterla avere. Dopo un po’ non la desidera più, anzi si dimentica della sua esistenza, l’uva non esiste nel suo mondo, ne può fare a meno.

Saturno la aiuta ad autocontrollarsi e diventa il suo censore interno: “per il suo bene”…

A quel punto avviene la frattura, perché nascosta in un angolo segreto la bambina bisognosa rimane, solo che la donna che cresce smette di ascoltarla e dopo un po’ si dimentica della sua esistenza, non sa più cosa vuole veramente, quali sono i suoi bisogni, anzi non ha più bisogni. Diventa grande la piccola bimba, e allora aiuta gli altri bimbi, aiuta le persone sofferenti, aiuta le persone fragili, aiuta i deboli, solo che non lo fa collegandosi a loro, amandoli, ma spronandoli a seguire la sua strada, la faticosa e responsabile strada dell’autonomia e della forza, sentendosi per loro un esempio. Loro si appoggiano e lei si sente forte, ma si distacca perché non riesce ad accettare la loro debolezza. Si sente in colpa, ma d’altronde lei è più forte e loro sono così… deboli…

Ed ecco che un giorno incontra sé stessa in un altro, si innamora. E’ qui che si apre una nuova opportunità. Proprio quando l’unico sentimento possibile irrompe nello spazio isolato e come un canto fa vibrare il cuore. La vibrazione è forte. La vibrazione è l’essenza dell’universo, è ciò che ha creato l’universo. La vibrazione è luce. La luce che illumina l’angolo buio dove si è rifugiata la bambina… E’ stata scoperta… 

Allora la donna le porge la mano, cerca di farla alzare dal pavimento, le sistema i vestiti, le dà una carezza, la fa sfogare, le asciuga le lacrime e l’abbraccia... Sì, l’abbraccia forte. La bambina la guarda negli occhi e sa che è una donna e che ora può affrontare le difficoltà che l’hanno schiacciata in passato. Sa che ha gli strumenti per sopravvivere e che l’affetto e l’amore sono come miele, curano la ferita lasciando solo la cicatrice sulla pelle. La bambina diventa adolescente, sorride, viaggia, conosce, e poi è donna e si guarda allo specchio.

La bambina è cresciuta ora può essere madre, madre di sé stessa, la madre che avrebbe voluto avere ma che non ha mai avuto.

La “tenera fanciulla” ora riceve amore, fa quello che la fa stare bene, si protegge da sola scegliendo quello che è meglio per lei. Certo non può dimenticare da dove è venuta, la sua storia le rimane impressa come una cicatrice sulla pelle, ma sa anche che ogni volta che i suoi bisogni emotivi non saranno soddisfatti lei avrà una scelta. Potrà sentirli e non sfuggirne. Potrà esprimerli, perché l’espressione della fragilità non è inferiorità, perché siamo più forti se siamo liberi di essere noi stessi.

Seguire i propri bisogni emotivi vuol dire scegliere quello che ci fa star bene, vuol dire dare voce a quello che si sente all’interno e imparare a mediare con noi stessi e con le nostre tante sfaccettature. Se i nostri bisogni sono ascoltati e soddisfatti ci sentiamo veramente più forti, perché non dipendiamo dall’esterno, non chiediamo a nessuno di colmare i nostri vuoti e siamo liberi di amare.

La Luna protetta rivede interamente il suo progetto, si toglie l’armatura ringraziando Saturno di averla aiutata e di averle dato tanti strumenti per affrontare la vita. La protezione era indispensabile, sarebbe impazzita altrimenti. Anche se forzata lei conosce l’autonomia, conosce la forza, conosce il senso di responsabilità e questi sono strumenti che possono essere utilizzati in maniera positiva e per aiutarla a raggiungere i suoi obiettivi, che ora però sono diversi e prendono in considerazione i suoi bisogni emotivi.

Ora può essere donna, può uscire dalla sua “casa” e andare incontro alla vita, accompagnata dalla propria voce interiore.

 

 

TORNA AD ARTICOLI

HOME