RELAZIONI:

il cammino verso la felicità,

tra gli stereotipi e il richiamo dell’autenticità


di Lucio Canonica

 

 

L’uomo sa che per punire un suo simile deve rinchiuderlo e per aggravare la sua pena deve isolarlo. L’isolamento è una punizione. La partecipazione e fusione con l’altro è gioia.

Durante la vita fetale abbiamo conosciuto uno stato di fusione con la madre e dopo la nascita tentiamo di ricrearlo. Questa spinta alla fusione agisce in noi a livello inconscio, è una parte di noi, ma si scontra con le paure e i desideri miopi dell’Ego, influenzato dagli stereotipi dell’ ambiente.

A tutti noi è data la possibilità di scegliere se dar seguito a ciò che sentiamo veramente o se aderire ai modelli di successo e di felicità ai quali l’ambiente ci ha condizionati. Convenienza egoistica, approvazione degli altri o autenticità e coerenza con ciò che si sente? Vittoria dei modelli o del proprio sentire, della spinta alla fusione?

Possiamo e dobbiamo continuamente scegliere, ma una scelta porta alla depressione e allo smarrimento, mentre l’altra porta al sentirsi partecipi e creativi e alla gioia che ne deriva.

 

La fusione originaria del feto con la madre che per lui è il Tutto, la Vita, la Perfezione

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Noi veniamo da una situazione in cui abbiamo conosciuto uno stato di perfezione e di armonia. Nel ventre di nostra madre ce ne stavamo beati, sospesi nel liquido amniotico, senza peso e senza preoccupazioni. Il cordone ombelicale ci apportava tutto ciò di cui potevamo avere bisogno. Non esisteva un Io ed un mondo esterno di cui l’Io dovesse preoccuparsi. Esistevamo, senza la coscienza di esistere, senza distinzione tra noi e il resto. Eravamo fusi con il Tutto, che allora era nostra madre.

La Nascita è Separazione

Ma ecco che questo periodo di incosciente felicità arriva a termine. Nasciamo; e veniamo strappati e separati da quello stato di completezza, di beatitudine, di felicità.

Inadeguatezza, Impotenza, Incompletezza

Nel primo anno dopo la nascita cominciamo a distinguere tra noi e l’altro, tra noi e quello che non è noi, ma da cui siamo totalmente dipendenti per la nostra sopravvivenza. Il fatto di percepire la nostra separatezza da ciò che non è noi, dagli altri, dal resto del mondo, ci fa anche sentire la nostra impotenza. Siamo totalmente in balìa degli altri e dal loro buon volere. Siamo inadeguati per vivere in modo autonomo. Siamo incompleti.

Come affronteremo la vita?

 

L’Oroscopo di ogni individuo è suddiviso in quattro quadranti, che ci danno una risposta a quella domanda.

a) Spinta inconscia all’armonia, alla fusione, alla felicità (= vero Amore).

Nel quarto quadrante (case X, XI, XII) troviamo le spinte sottratte al controllo del nostro IO, espresse da Saturno, Urano e Nettuno. Queste spinte ci portano ad andare al di là delle paure e dei desideri miopi dell’Ego. Ci portano non solo a superare l’egoismo ma anche a non essere schiavi di dipendenze emotive e ad accettare la nostra diversità. Ci portano infine a cercare quella riunificazione e fusione con gli altri, a ripristinare quell’armonia con il mondo che abbiamo conosciuto nel ventre di nostra madre. Potremmo forse chiamare tutto ciò la spinta inconscia dell’Amore, della forza in noi che vuole ripristinare l’armonia con gli altri e con il mondo nel rispetto della nostra diversità, ossia quella che vuole portarci a rivivere la felicità.

b) Propria Natura istintiva

Nel primo quadrante (case I, II, III) troviamo le spinte della nostra natura istintiva, espresse da Marte, Venere del Toro, Mercurio dei Gemelli. Pure queste fanno parte di noi e ci aiutano a soddisfare bisogni primari, concreti, istintivi. Il fatto di avere un corpo e degli istinti deve indurci a non negarli, ma a trovare i mezzi per accontentarli e per integrarli.

c) Identità = IO (paure e desideri)

Nel secondo quadrante (case IV, V, VI) troviamo le spinte collegate alla nostra emotività: quella di una ricerca di identità, attraverso l’affetto ricevuto, l’identificazione emotiva e il senso di appartenenza, quella dell’espressione della propria Identità, della propria forza, potenza e creatività ed infine quella volta ad elaborare e mettere in atto strategie di sopravvivenza (fisica, emotiva e psichica) che tengano conto delle circostanze che cambiano. Queste spinte sono espresse dalla Luna, dal Sole e dal Mercurio della Vergine.

d) L’altro, la società e i modelli di come si deve essere

Nel terzo quadrante (case VII, VIII, IX) troviamo le spinte che ci fanno crescere: l’incontro-scontro con l’altro, i condizionamenti della società e dei suoi modelli e la realizzazione di ciò che ci interessa, espresse dalla Venere della Bilancia, da Plutone e da Giove. Tutto questo passa attraverso le idee che abbiamo e che ci facciamo, attraverso un’attività mentale.

La forza più critica è senza dubbio quella che ci porta a confrontarci con i modelli della società (e quindi anche della famiglia) a cui apparteniamo. Questi condizionamenti e i dogmi e tabù che li rappresentano, gli schemi e stereotipi che ci sono stati trasmessi, ci impediscono di essere noi stessi, di sviluppare ciò che siamo, di essere autentici.

 

Incontri e relazioni

Gli incontri e le relazioni ci servono per completarci, per superare il senso di inadeguatezza, di impotenza e di dolorosa separatezza che accompagnarono la nostra nascita e noi li viviamo con il corredo dei nostri quattro quadranti. Ogni incontro ed ogni relazione diventano così lo scenario di un confronto tra istinti, desideri e paure dell’Ego, condizionamenti dell’ambiente e forze inconsce.

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In ogni incontro e relazione saremo chiamati a fare delle scelte, scelte che determineranno il corso della nostra vita.  Se il richiamo degli istinti in un incontro è facilmente avvertito e reso cosciente, altrettanto non si può dire delle altre forze in gioco. Ad esempio, spesso i condizionamenti ci rendono simili a dei robot programmati dalla società e inducono il nostro Ego a voler realizzare i modelli e gli stereotipi ricevuti (o a ribellarci ad essi seguendo altri modelli), soffocando in noi ciò che sentiamo a un livello più profondo.

Ma al di là dell’Ego agiscono le spinte inconsce del quarto quadrante: le spinte verso la nostra verità, verso la fusione e la felicità attraverso il superamento dell’Ego.

 

La Relazione per la soddisfazione dell’IO

Dal momento in cui, durante il primo anno d’età, ci rendiamo conto di essere entità separate e quindi di avere un IO, della nostra debolezza ed inadeguatezza di fronte alla vita ed agli altri, il nostro IO si mette ai comandi e cerca di fare il proprio interesse, cerca di realizzare tutto ciò che può conferirgli più forza e potenza. Ovviamente l’IO è condizionato dai modelli e valori dell’ambiente in cui è nato ed opera. E l’ambiente gli propone i suoi Modelli di riuscita, di prestigio, di felicità chiedendo però il prezzo di un comportamento conforme. Solo l’ascolto (senza interferenze) di ciò che sentiamo in noi potrebbe mettere in dubbio quello che l’ambiente propone, ma troppo spesso rifiutiamo ciò che sentiamo perché disturbante, e seguiamo ciò che tutti affermano, che tutti credono, che tutti accettano. Tutti, sono forse solo quelli che contano emotivamente per noi, ma per noi sono “tutti”.

 

Scelte in accordo con i Modelli: di successo, piacere, felicità

Image47.jpg (16141 byte) Anche in una relazione l’IO può mettersi ai comandi (e lo fa nella maggioranza dei casi) e cercherà l’utile, il desiderabile, il successo, il piacere, l’approvazione degli altri e la felicità, seguendo i modelli e le credenze condivise nel suo ambiente. Che importa se ogni tanto mi pare che le credenze e le ricette della felicità dell’ambiente forse non sono fatte per me? IO posso sbagliare, ma non tutti quelli che contano per me!

Se l’Ego e gli stereotipi vincono, non vedrò l’altro come persona a sé stante, con i suoi bisogni e problemi, con una sua “storia” da vivere e con la quale confrontarsi. Cercherò invece di farlo entrare nella mia “storia”, come una comparsa, come un oggetto d’arredamento, come qualcosa che mi serve (e certe volte persino come qualcosa di cui mi devo far carico). L’Ego ci spinge a considerarci come il centro del creato, a fare “il nostro interesse” e a considerare gli altri e il mondo come uno strumento per realizzare il nostro piacere, la nostra felicità, per appagare la nostra ricerca d’onnipotenza.

Seguire gli stereotipi e “fare il proprio interesse” porta inevitabilmente sia a reprimere ciò che si sente, la propria autenticità, come pure a cercare di non identificarsi, di mettere una parete tra sé e gli altri. Una parete che protegge ciò che abbiamo, ma che ci separa dagli altri.
Le scelte egocentriche portano quindi all’isolamento, alla solitudine, all’estraniazione, alla depressione, allo smarrimento ed a un senso di fallimento della propria vita. La depressione è il contrario della gioia, è il chiaro indicatore di una strategia di vita fallimentare.
Le crisi però possono renderci più umani. Siccome abbiamo fallito ci sentiamo più umili e andiamo a cercare ciò che non abbiamo capito, ciò che non abbiamo ascoltato. Andiamo a cercare altro e ci apriamo agli altri.
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La Relazione per vero interesse all’altro

Non tutti devono passare da una o più crisi per imparare a liberarsi dagli stereotipi e ad aprirsi agli altri. Noi siamo per natura sensibili all’altro, se non soffochiamo questa sensibilità con i modelli di ciò che è giusto sentire e di ciò che è sbagliato sentire, se solo rimaniamo veri ed autentici nel sentire e nell’esprimere ciò che sentiamo.

Image49.jpg (22775 byte) Come girando per una città siamo colpiti emotivamente da cose che altri non notano, così pure aggirandoci tra le persone siamo colpiti emotivamente da tratti, comportamenti e situazioni di certe persone che altri non notano. E’ come se il nostro inconscio segnalasse alla nostra emotività che con quella persona (o quelle persone) esiste un “aggancio”, un ponte invisibile che ci permette non solo di sbarcare in quel continente sconosciuto rappresentato dall’altro, ma anche di partecipare alla vita che vi si svolge. Un altro per il quale proviamo un’attrazione inspiegabile. Un altro per il quale siamo pronti a dimenticare i calcoli del nostro Ego, perché c’è qualcosa in lui (o in loro) che suscita in noi un inspiegabile entusiasmo, un coinvolgimento emotivo.

Tutto questo è tipico della fase di “innamoramento”. La spinta inconscia al superamento dell’Ego e alla fusione, la spinta d’Amore, si è attivata e manda un messaggio alla nostra emotività. Ci comunica che qui c’è un’identificazione emotiva e qualcosa che ci collega. Qualcosa da scoprire che ci farà crescere, che ci aiuterà a sbloccare i nostri potenziali, ad essere più veri, più vitali, più creativi e ad avanzare sul cammino della partecipazione alla vita degli altri e quindi verso la felicità. Ovviamente il messaggio dell’inconscio rimane a livello di sensazione, di emozione.

 

Come daremo seguito a questo messaggio, a queste emozioni?

Se il nostro Ego non accetta di rinunciare alla ragionevolezza, alla sottomissione ai modelli e alla ricerca dell’utile per sé, ci ritroveremo nella situazione descritta sopra: quella dello sviluppo di una relazione per la soddisfazione dell’Ego, attraverso conflitti e confronti per poi sfociare nella solitudine, nel fallimento e nella depressione.

Ma se invece l’empatia prevale sull’egoismo, se accettiamo di vedere l’Altro (o meglio ancora gli altri!) come persona e come uguale, se facciamo cadere le barriere che ci separano, se ci affidiamo all’intuito, andremo al di là di ogni schema e di ogni modello, saremo autentici e parteciperemo alla vita dell’Altro (= degli altri) e vorremo il suo bene, come se si trattasse del nostro. Image50.jpg (6336 byte)

Mobiliteremo allora le nostre forze per realizzarlo, attiveremo tutti i nostri talenti, ci impegneremo per superare ogni ostacolo, sentendoci vivi, utili, produttivi e provando essenzialmente gioia nel farlo, la gioia intima della partecipazione.

 

Da soli o in coppia abbiamo bisogno di operare per un ideale

Operare per un ideale, lavorare per uno scopo d’interesse non solo personale ma atto a migliorare il mondo, per un fine che ci faccia sentire solidali con l’Altro (= con gli altri) : tutto ciò ci rende vivi e partecipi dell’umanità e del mondo.

Si dice che i matrimoni durassero più a lungo in passato. Ma in passato la coppia aveva uno scopo in comune esterno alla coppia stessa. Non si chiedeva al partner di farci felici, ma si collaborava con il partner per affrontare problemi esterni, quelli della sopravvivenza: assieme si operava per una causa comune. E i problemi di sopravvivenza e di giustizia fra gli uomini si riflettevano in ideali politici e sociali che diventavano la “causa comune” di molti.

Qualsiasi finalità, causa, ideale non esclusivamente egoistici ci fanno sentire partecipi e solidali, ci riuniscono agli altri per raggiungere un obiettivo condiviso e ci permettono di usare i nostri talenti a questo fine.

 

Sentirsi utili agli altri, produttivi e partecipi: questa è felicità!

Il superamento dell’egoismo attraverso l’empatia, il riuscire a dimenticarsi di sé per lasciarsi coinvolgere in un ideale, in qualcosa che produce bene, un bene condiviso, potendo usare i propri talenti: tutto ciò ci aiuta a ripristinare quella riunificazione e fusione con gli altri, a ricreare quell’armonia con il mondo che ci dà la vera felicità.

 

Coscienza dell’interdipendenza e dell’Unità del Tutto

Image51.jpg (4287 byte) Se poi ci daremo il tempo necessario per portare alla coscienza ciò che viviamo, ciò che sperimentiamo, ci accorgeremo che ciò che si è fatto strada in noi, ciò che sentiamo è l’evidenza che ogni persona, ogni creatura e persino ogni cosa è collegata da fili invisibili, è interdipendente e che ciò che succede all’uno ha un influsso sull’altro perché tutti siamo parte dello stesso Tutto.

 

Affidarsi alla Saggezza Cosmica

Comprendiamo anche che come parte di un Tutto siamo qui al suo servizio, e che non è il Tutto al nostro servizio, a nostra disposizione.

Ma avendo ammirato la Saggezza cosmica in atto, portataci dall’inconscio, e il suo disegno volto a render possibile la nostra felicità saremo più disposti ad affidarci a lei, ad accettare i suoi piani, ad accettare le indicazioni del Destino e ne trarremo fiducia nella Vita e nell’Umanità.

 

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