LA STRAGE DI NOVI LIGURE


di Grazia Bordoni

 

 

 

Ci sono tragedie annunciate. Ci sono tragedie impreviste e imprevedibili. Quella di Novi ligure appartiene a questa seconda categoria. In un film di qualche anno fa si raccontava la storia di un ragazzo che, nel corso di una lite, provoca la morte della fidanzatina. Il padre vuole credere alla sua dichiarazione di innocenza e arriva al punto di occultare le prove a carico del figlio. La madre invece insiste perché il ragazzo dica la verità e si assuma le sue responsabilità e alla fine viene ascoltata. Il film termina con una battuta: “C’è un prima e c’è un dopo…”. La tragedia di Novi Ligure può essere descritta proprio con questa frase.

Il “prima” è luminoso, dolce. Una bella famiglia che vive in provincia. Il papà è venuto dalla Calabria da ragazzo. Ha studiato duramente, si è laureato in ingegneria, ha fatto carriera, è dirigente di una famosa industria alimentare. La mamma è una bella donna, ancora giovane, impegnata socialmente sul fronte religioso tanto da fare la catechista presso la sua parrocchia. Ci sono due figli, una femmina e un maschio, belli, bravi, sportivi. Una famiglia felice, una famiglia che ha tutto quello che deve avere, dal benessere economico alla considerazione della comunità in cui vive.

Il “dopo” è orribile. Un incubo. La mamma e il bambino sono morti, straziati con inaudita ferocia dalla lama di un coltello. La figlia maggiore è in prigione, accusata di essere l’autrice dell’orrendo delitto. Il padre… be’, è difficile immaginare una situazione peggiore di quella in cui è stato scagliato questo padre da un destino impietoso. E’ difficile immaginare anche un prima e un dopo così antitetici, un tale ribaltamento di fronte, un azzeramento totale di ciò che era e che non sarà più. Mai più, comunque finisca.

 

 

LA STORIA

 

Il 21 febbraio 2001, intorno alle 20.30, Susy Cassini De Nardo e suo figlio Gianluca vengono barbaramente uccisi con 97 coltellate. La figlia maggiore, Erika, parla di un’aggressione da parte di malviventi albanesi. Li descrive. Ne riconosce uno tra le foto mostrate dagli inquirenti. Ma la versione della ragazza non regge, bastano poche ore agli inquirenti per appurare i fatti e nel giro di un paio di giorni Erika e Omar Favaro, il suo ragazzo, vengono arrestati con l’accusa di aver trucidato Susy e Gianluca.

In un primo tempo i due ragazzi negano ogni addebito, poi, di fronte alle intercettazioni ambientali e alle prove schiaccianti, cominciano le prime ammissioni. E qui inizia la rappresentazione di un vecchio copione: ognuno dei due accusa l’altro di essere l’autore del delitto. Vi ricordate il caso Bebawi (1)? Lì il gioco funzionò, tanto che i due imputati finirono assolti per insufficienza di prove.

Ma comunque si sviluppi la vicenda giudiziaria, la strage di Novi Ligure ha impressionato l’opinione pubblica come forse nessun altro caso di cronaca. Ed è comprensibile. Siamo di fronte a una famiglia assolutamente normale, con una vita assolutamente normale. Una famiglia come le nostre, una vita come le nostre. Erika è una qualsiasi adolescente, con le inquietudini e i problemi di tutti gli adolescenti. Una qualsiasi adolescente che un giorno si trasforma in un mostro e ammazza con sadica ferocia sua madre e suo fratello. E prima di accoltellare il fratellino ha tentato di avvelenarlo con il topicida comprato in precedenza, aggiungendo orrore all’orrore con la premeditazione.

Tutti si chiedono come e perché. Molti si sforzano di spiegare, di ammonire, di predicare. Tutti diventano maestri circa il rapporto genitori-figli, circa le dinamiche familiari. E parlano, parlano. Voci si levano chiedendo il silenzio, per tutelare le due giovani vite nella speranza di recuperarle. Altri controbattono affermando che non bisogna dimenticare le vittime sacrificali e il modo orrendo della loro morte. Giornali, radio, televisione, è una gara.

Anche gli astrologi si sono scatenati, i temi sono stati analizzati, ognuno ha trovato segni inquietanti di un destino terribile inevitabilmente già scritto. Così come opinionisti e psicologi si sono sforzati di trovare nei turbamenti adolescenziali di Erika i sintomi premonitori del suo delitto, gli astrologi si sono affannati a trovare nei suo quadro natale gli indicatori della sua ferocia e i simboli che ne spiegano le ragioni.

Eppure, quando ho visto il tema di Erika comparire sullo schermo del mio computer, mi sono meravigliata per la sua assoluta normalità. Un tema come tanti, dopo tutto. Un tema come i nostri.

 

 

PSICOPATICA?

 

Ho trovato uno spiraglio in un articolo di Curzio Maltese sul Venerdì di Repubblica (2):

“Ci sono casi come il delitto di Novi Ligure, che in apparenza non coinvolgono interessi politici o economici, in cui vorremmo per una volta fidarci dei media. E sono invece proprio i casi in cui il circo si rivela come tale.

Hanno speculato tutti sul dolore della famiglia De Nardo. Chi doveva catturare l'audience e chi doveva vendere - copertine o libri. Hanno frugato nei cassetti e nei sentimenti, pubblicato gli album di famiglia, mandato in rete la faccia di Erika, per lanciare il nuovo sito, anche se ha soltanto quindici anni. Si sono accaniti per giorni e settimane roteando microfoni spianati sui vicini, gli insegnanti, gli amici, i coetanei, perfino sul povero padre, armati dì domande morbose, stupidamente offensive. Ma senza mala fede, per carità. Per aiutarci a capire. Grazie. Peccato, non aver capito. E dire che ci hanno venduto mille spiegazioni, fra uno spot e l'altro.

Confesso di aver guardato più questi, gli spot, dei programmi. E per tutto il tempo ho pensato: guarda quante famiglie come quella. I De Nardo sembravano proprio la famiglia classica da pubblicità. Tutti e quattro bellissimi, come da album: papà, mamma, una ragazza e un bambino. Intorno un paradiso di normalità. Il Padre è un vero padre. Uno che è partito dalla Calabria, si è laureato e lavorato duro per costruire un famiglia perfetta e proteggerla, chiusa in quella villetta a schiera come tante altre di una provincia tranquilla, lontano dal male del mondo. La Madre, sorridente, elegante ma sobria, cattolica, un po' più severa con la femmina, come tutte le madri cattoliche. Ma aperta, moderna. Tanto da condurre per mano Erika all'incontro con Paolo Crepet, il rassicurante predicatore televisivo del dialogo figli-genitori, e farsi fare l'autografo su uno di quei suoi libri su uno di quei libri simpaticamente ruffiani e semplicisti. I figli, una femmina e un - maschio, come vorrebbero tutti: intelligenti, belli, sportivi. Lei, Erika, con nome e una faccia da telefilm: «la più bella della scuola». Lui un bambino dolcissimo, allegro e sensibile, innamorato della sorella, come scriveva nei temi. Quando hanno trovato i cadaveri di mamma e bambino, con cento coltellate addosso e il sangue dappertutto, i media, gli esperti non potevano sbagliare: erano stati gli slavi. E hanno continuato la caccia alle streghe, senza uno straccio d'indizio. Finché è arrivata la verità a svegliarli, ma per poco. La verità che Erika è una psicopatica. Nessuno tortura di coltellate tua madre e fratello perché «non c'è dialogo». Mesi fa il ministro Veronesi l'aveva detto, in metà delle famiglie italiane c'è un malato di mente. Ma a chi importa? Curare gli psicopatici è un'attività improduttiva. Meglio non vederla, la follia, come hanno fatto tutti intorno ad Erika. E come continua a fare l'Italia, una sterminata Novi Ligure, a settimane dal delitto. 1 greci antichi sapevano che la famiglia più perfetta, in apparenza, può generare la più totale follia. Ma noi siamo fortunati, invece di Sofocle abbiamo Crepet, Vespa, Andreoli e Costanzo. «Non siamo capaci di ascoltarli». Già. «Se invece di guardare sempre la tv, parlassimo con i nostri ragazzi ... ». Massì, certo, detto da chi passa la vita in tv. Una bella chiacchierata e passa tutto, anche la schizofrenia. Non sappiamo ascoltarli o non vogliamo curarli? Meglio arricchirsi con l'industria del luogo comune.”

 

Secondo l’opinionista di Repubblica Erika è malata di mente. E’ psicopatica (3). E secondo me ha ragione. E ha ragione anche quando afferma che in Italia curare gli psicopatici è un’attività improduttiva.

La domanda che tutti si sono fatti è la stessa. Possibile che nessuno si sia accorto di niente? Che i “segnali” non siano stati letti correttamente?

Erika era cambiata, negli ultimi mesi, raccontano le cronache. Litigava con la madre. Voleva più libertà. Aveva avuto problemi a scuola, tanto che dal liceo scientifico l’avevano trasferita a un istituto tecnico. Si era messa a frequentare la compagnia di Omar, il suo ragazzo, che non godeva di buona fama in paese. Una compagnia di bulletti tra cui, forse, girava droga. Quest’ultimo particolare, tuttavia, non è stato confermato dagli inquirenti.

Ora, tutto questo può voler dire molto e può non voler dire nulla. Gli insegnanti, come me, conoscono bene le crisi adolescenziali. A volte possono essere molto violente e generare conflitti pesanti in famiglia. Ma nella stragrande maggioranza dei casi si risolvono e si superano senza che nulla di tragico accada. Fanno parte del processo di crescita. Si contestano i genitori, ci si mette contro, a volte sembra di odiarli perché per trovare se stessi bisogna “rompere” idealmente con loro. Insomma, se tutti gli adolescenti ribelli accoltellassero i genitori, credo che resteremmo ben in pochi in questo mondo.

Nel caso di Erika se nessuno si è accorto di niente, forse è perché non c’era nulla di cui accorgersi. E’ troppo facile ragionare con il senno di poi, diciamoci la verità. I cronisti hanno parlato con diversi degli insegnanti di Erika e nessuno si era mai allarmato più di tanto: la mia sarà anche solidarietà di categoria, ma sono propensa a credere che i “segnali” fossero solo indicatori di una normale crisi adolescenziale.

E poi c’è un altro punto da tener presente. Se anche i “segnali” fossero stati forti, fossero stati letti in maniera corretta, pensate che si sarebbe potuto fare qualche cosa? Io non credo. So, per esperienza, che le istituzioni fanno poco o nulla. Magari perché non possono, non voglio discutere. Ma, come diceva Maltese, in Italia curare gli psicopatici è improduttivo. Così come è improduttivo arginare il disagio sociale. O preoccuparsi dei ragazzi a rischio. Lo so bene. Ho avuto due alunni finiti male. Uno è stato un paio d’anni nel carcere minorile. Un altro, già maggiorenne, è finito in carcere per tentato stupro. Ebbene, entrambi questi ragazzi erano stati da me personalmente segnalati ai servizi sociali come individui a rischio e più volte avevo chiesto agli assistenti di intervenire presso le famiglie. Il risultato? Zero. Nessuno si è mosso. E le cose sono andate come sono andate. Sicché dubito che, nel caso di Erika, la situazione sarebbe stata diversa – oltre a tutte le istituzioni sono sempre lentissime a mettersi in moto e qui siamo di fronte a una vicenda che è esplosa nel giro di pochissimi mesi.

 

 

PROTAGONISTA

 

Vorrei incominciare dal vero, incolpevole e inconsapevole protagonista della storia. Il papà di Erika e di Gianluca. Francesco De Nardo è piombato in un incubo da cui non si libererà mai più.

E’ un uomo buono, con quella Venere cancerina congiunta al Sole e l’Ascendente in Cancro. Dinamico e intraprendente, con Urano nel primo campo in trigono a Saturno nel quinto, infatti si è fatto da sé raggiungendo una posizione rispettabile. Tutto collima con quanto raccontano le cronache. La quarta casa abbraccia la Bilancia e ospita Nettuno che è sì al quadrato di Urano (aspetto per altro generazionale) ma è anche al trigono di Sole e Venere. E’ dunque probabile che Francesco De Nardo amasse molto la famiglia, l’avesse idealizzata, riversasse su di essa tutto il suo amore e le sue aspettative per il futuro.

Se vogliamo trovare qualche indizio della tragedia dobbiamo cercarlo nella posizione di Mercurio in Gemelli, nell’undicesima casa, congiunto all’asse dei Nodi e al quadrato di Marte pescino nel nono campo. E’ come se il pianeta, nella sua simbologia di figli-adolescente, avesse in sé il carico di un destino che avrebbe distrutto ogni speranza per il futuro, ogni progetto per l’avvenire di quest’uomo. Un Mercurio anche particolarmente forte perché governatore del segno solare e, se vogliamo, anche governatore della quarta casa che, per poco, nasce in Vergine. Nel quinto campo, su cui appoggia l’asse dei nodi, troviamo anche una bella Luna in trigono a Marte e Saturno che quadra duramente Plutone e Giove congiunti nel secondo campo. Allo stato attuale delle cose mi viene da pensare che l’ingegner De Nardo, dopo aver dovuto azzerare anche la sua personale scala di valori per la follia della figlia, finirà anche con il dissanguarsi economicamente per aiutarla e curarla.

 

 

LE VITTIME

 

Susy Cassini De Nardo era una donna molto graziosa, a giudicare dalle fotografie e da Venere congiunta a Plutone nel primo campo. Doveva essere anche piuttosto seducente, in quel modo sottile e vagamente ambiguo che spesso hanno le donne nate sotto il segno della Vergine. Forse non era molto sicura di sé, ed era alla ricerca di continue certezze, di ancoraggi, come suggerisce il Sole nel secondo campo che ha l’unico sostegno di Mercurio. Ma era anche una donna piuttosto concentrata su se stessa, sempre tesa a dimostrare agli altri (ma soprattutto a se stessa) di essere brava, di saper fare le cose a puntino, di essere una buona moglie e una buona madre. Pratica, concreta, certo molto attenta, tuttavia Susy Cassini doveva avere dei problemi relazionali legati a una forma di introversione e al timore di dover subire il “giudizio” del prossimo. Il problema è leggibile in tutto il tema (Mercurio debole, Giove afflitto, Nettuno in terza, Luna in settima, undicesima vuota in Gemelli) ma il conflitto personale più forte è quello espresso da Venere congiunta a Plutone all’Ascendente e la Luna aquariana nel settimo campo. Un conflitto tra affettività e sensibilità, tra il volere per sé e il dare agli altri, tra dovere e libertà: la Luna aquariana è molto esigente sul piano della libertà personale, ma qui si trova ingabbiata nel settimo campo (il confronto con gli altri) e presa al laccio dai forti valore Vergine del tema che costringono a sottomettersi alle regole, a seguire la massa, a stare nel gregge. Potrebbe essere questa la tensione spirituale che rendeva Susy Cassini così attenta alle questioni religiose: il disagio psicologico e l’insicurezza personale potevano in effetti spingerla a cercare la tranquillità interiore nei dogmi religiosi. Dicono le cronache che per un certo tempo si fosse accostata ai Testimoni di Geova per poi ritornare in seno alla chiesa cattolica. Sembra trasparire dai racconti una certa intransigenza di fondo, una rigidità che forse non hanno aiutato Susy a gestire la crisi adolescenziale della figlia. Spesso, quando si è convinti di essere depositari della Verità, si tende a imporla agli altri senza rispettarne la libertà di scelta – gli integralismi sono sempre molto pericolosi.

E’ interessante notare che il conflitto innescato dall’opposizione tra prima e settima casa va a confluire su Saturno nel quinto campo e su Nettuno nel terzo che diventano, quindi, due Punti di Talete. Se Nettuno conferma i problemi di comunicazione e di relazione, Saturno nel quinto campo parla appunto di una eccessiva rigidità nell’educazione dei figli. Questa, in realtà, non è una spiegazione: se tutte le madri severe dovessero finire accoltellate e straziate, staremmo freschi. Ci sono mezzi molto meno cruenti per difendersi dalle madri oppressive, per fortuna.

 

Il piccolo Gianluca è la vittima più innocente della follia di Erika. Non intendo soffermarmi sul suo tema, sulla persona che sarebbe diventata se gli fosse stato permesso di crescere. Segnalo solo come emblematica la presenza di Marte e Plutone congiunti nel terzo campo (fratelli), al quadrato dell’asse dei nodi.

 

 

GLI ASSASSINI

 

Omar Mauro Favaro ha parzialmente ammesso le sue responsabilità nel delitto del 21 febbraio. Ha anche dichiarato di essere stato succube di Erika che gli avrebbe chiesto di accoltellare sua madre come prova d’amore.

Al di là di ciò che accerteranno gli inquirenti o che stabilirà il processo, è possibile che nelle affermazioni di Omar ci sia una buona parte di verità. Nel suo tema, infatti, troviamo una Luna cancerina in ottavo campo, intensissima quindi, estremamente coinvolgente (non dimentichiamo che Omar è Toro e la Luna tradizionalmente in questo segno si esalta) per giunta in trigono proprio con Plutone nel campo dodicesimo e in opposizione a Nettuno nel secondo. Plutone è anche Punto di Talete. Che l’opposizione Luna-Nettuno si giochi lungo l’asse dei nodi è un ulteriore indizio della difficoltà di gestione da parte di Omar di emozioni talmente forti da renderlo, tutto sommato, molto suggestionabile. L’analisi astrologica non esclude affatto la probabilità che il ragazzo si sia lasciato dominare e manovrare da una figura femminile: in questa ottica potrebbe essere molto interessante sapere qualche cosa di più circa i rapporti del ragazzo con la madre.

Naturalmente tutto ciò è facile a dirsi a posteriori. Se non sapessimo che cosa è successo, il tema di Omar ci parlerebbe solo di una sensibilità esasperata, di un’affettività molto intensa e del bisogno di sentirsi accettato dagli altri.

Anche il tema di Erika, dicevo all’inizio, è tutto sommato normale. La Luna è nel quarto campo al trigono di Urano e quadrata a Giove: parla di una madre molto presente in famiglia, dinamica, attiva, magari un po’ ingombrante e forse un po’ “avara” (4). Insomma, da quadro astrale di Erika non compare un rapporto particolarmente conflittuale con la madre, certo non più di quanto siano normalmente conflittuali i rapporti madre-figlia . Se sposiamo la tesi della malattia mentale troviamo degli indizi di questa nell’opposizione che il Sole nel quinto campo subisce da parte di Saturno (dissonanza che confluisce su Giove Punto di Talete nel secondo campo che potrebbe essere segnala di una schizofrenia che altera la percezione dei valori e della realtà) e nell’opposizione che Plutone in Scorpione invia a Venere e Mercurio congiunti sempre nel quinto campo. Questa opposizione scarica su Nettuno nel primo campo che diventa, anch’esso, Punto di Talete e potrebbe indicare il bisogno di esprimersi e realizzarsi affettivamente in tensione con la smania di protagonismo che finisce con il provocare confusione psichica.

Ora se andiamo a leggere la definizione di schizofrenia proposta dal Dizionario Enciclopedico (5) possiamo associare Nettuno nel primo campo alla disgregazione della personalità psichica e Giove nel secondo all’arbitrarietà dei meccanismi associativi – nel senso che i valori sono assolutamente personali e legati alle necessità vitali del soggetto.

Lo schizofrenico è incapace di diversificare emotivamente e affettivamente il valore delle proprie azioni: mangiare un gelato o strangolare il gatto di casa per il malato possono avere il medesimo impatto emotivo.

Naturalmente spetterà ai periti stabilire se Erika è malata di mente o no, sarà comunque interessante seguire le conclusioni delle perizie.

Se tutto ciò che ho ipotizzato è vero e ha un senso, la posizione di Marte in Scorpione e nel dodicesimo campo acquista un peso maggiore e un significato più pregnante. Nel tema di Erika il pianeta è anche isolato, segno che l’aggressività può sfuggire a ogni controllo. La posizione di Marte in Scorpione è comunque di per sé una posizione delicata: l’ho osservato in molte persone e debbo confessare che spesso si accompagna a forme più o meno palesi di cattiveria. E’ tipico di chi, a torto o a ragione, ama ferire il prossimo. In una personalità malata, in una psiche disgregata, può diventare effettivamente alquanto pericoloso.

 

 

QUELLA SERA

 

Sarebbe interessante commentare tutti i temi alla luce delle tecniche di lettura degli eventi a nostra disposizione. Ma diventerebbe alquanto oneroso per chi legge.

Mi limiterò quindi a una breve osservazione del tema di Erika. Sappiamo dalle cronache che la crisi di Erika era recente, questione di mesi. Il quadro astrale della ragazza è caratterizzato in questo periodo da due transiti importanti: Nettuno in Aquario quadra il Sole e va ad avvalorare l’ipotesi di una disgregazione psichica e di una perdita di valori dal momento che Nettuno transita nel secondo campo; Saturno transita nel sesto campo e va a opporsi a Marte nel dodicesimo fomentando il desiderio di ribellione che, a sua volta, distrugge la percezione della realtà.

Come dicevo all’inizio i fatti di Novi Ligure hanno avuto un impatto molto violento sull’opinione pubblica. Ci siamo sentiti tutti coinvolti, chiamati in causa personalmente. Perché i De Nardo erano una famiglia normale, con una vita normale, come le nostre. Se è capitato a loro, poteva capitare anche a ognuno di noi. Di qui, forse, il bisogno di spiegare, di capire, di darsi delle ragioni. Tutto ciò è umanissimo, naturalmente. Come astrologa ho cercato di dare un contributo con una possibile rilettura della vicenda. Personalmente, tuttavia, non credo che ci siano poi molte ragioni da trovare, tante cause da esaminare, insomma, non più di tanto. E’ una cosa che è capitata. Imprevedibile, terribile, assurda.

 

marzo 2001

 

 

Il 21 febbraio 2001, alle 20.30 circa a Novi Ligure [MET (GMT-1) 44N46 8E47], Erika De Nardo con il suo fidanzatino Omar Mauro Favaro, uccide la madre Susy Cassini e il fratellino Gianluca con 97 coltellate. I due ragazzi simulano una rapina ad opera di “slavi” e la ragazza traccia gli identikit dei presunti aggressori, ma nel giro di poche ora gli inquirenti smontano ogni teorema e arrestano i due.

 

Francesco De Nardo (padre), Maida CZ, 19 giugno 1956, 6

Fonte: Anagrafe. MET (GMT-1) 38N51 16E22. Classificazione: AA

Susy Cassini De Nardo (madre), Novi Ligure AL, 15 settembre 1959, 4

MET (GMT-1) 44N46 8E47. Classificazione: AA

Erika De Nardo, Novi Ligure AL, 28 aprile 1984, 22.45

Fonte: Anagrafe. MEDT (GMT-2) 44N46 8E47 Classificazione: AA

Gianluca De Nardo, Novi Ligure AL, 27 novembre 1989, 23.50

Fonte: Anagrafe. MET (GMT-1) 44N46 8E47 Classificazione: AA

Omar Mauro Favaro, Novi Ligure AL, 15 maggio 1983, 19. 05

Fonte: Anagrafe. MEDT (GMT-2) 44N46 8E47 Classificazione: AA

 

 

(1) Claire e Youssef Bebawi, due ricchi coniugi egiziani, furono processati con l’accusa di aver assassinato l’amante di lei, Farouk Chourbagi nel gennaio del 1964. Ognuno dei due accusò l’altro di essere l’unico esecutore del delitto e i due furono assolti per insufficienza di prove in primo appello. In secondo appello furono condannati a 22 anni di carcere, ma nel frattempo erano fuggiti dall’Italia e sono rimasti impuniti.

(2) Erika e la fuga dalla verità, in Contromano di Curzio Maltese, Venerdì di Repubblica n. 678, 16 marzo 2001

(3) Personalità psicopatiche: Costituiscono, fra le personalità anomale, quelle con anomalie patologiche stabili e che sono dannose per l’individuo stesso o per la società (Definizione tratta dal Dizionario Enciclopedico Italiano, v. IX, pag. 901)

(4) E’ utile ricordare che le figure parentali sono descritte dai simboli astrologici così come vengono vissute soggettivamente dai figli.

(5) Schizofrenia: Termine, coniato da E. Bleuler, che nel suo significato letterale di psicosi dissociativa fa riferimento alla caratteristica essenziale di un vasto gruppo di psicosi il cui fenomeno psicopatologico fondamentale è costituito da un processo di disgregazione (dissociazione)della personalità psichica; questo processo si traduce in gravi disturbi della strutturazione del pensiero, della dinamica affettiva e dell'apprezzamento dei rapporti tra “Io” e ambiente circostante. Il concetto bleuleriano di schizofrenia corrisponde a quello kraepeliniano di demenza precoce, ma ne differisce per la maggiore ampiezza,. racchiudendo, per fare un esempio, anche le forme a inizio tardivo - del quinto decennio - e soprattutto perché pur ammettendo, per la maggioranza dei casi la cronicizzazione, non postula in modo obbligatorio l'esito in demenza.

Il disturbo fondamentale dai pensiero, o primario per usare il termine esatto proposto da Bleuler, consiste nell'arbitrarietà dei meccanismi associativi e sembra riportabile all'elisione di alcuni legami, allo spostamento di quelli conservati e alla creazione di nuovi: il pensiero appare strutturato in maniera vaga per l'assenza, o almeno per la particolare labilità di un orientamento direttivo, ed è altresì caratterizzato da un ricorso a simboli che prescindono dall'abituale logica e il cui significato, quale sia dimostrabile, può essere individuato solo con un'analisi che raggiunga gli strati più profondi della psiche del soggetto. Nella dinamica affettiva, oltre a uno isterilimento più o meno diffuso, si nota una disarmonica integrazione dei vari sentimenti; appare sensibilmente ridotta la capacità a un'adeguata modulazione dei vari sentimenti, che finiscono con l'apparire rigidi e goffi e viziati da una sproporzione tra l'intensità degli stimoli e quella delle reazioni: queste ultime spesso appaiono qualitativamente abnormi, come se le correnti affettive venissero distorte e immesse in canali privi di un qualsiasi rapporto con le motivazioni che le hanno originate. (Dizionario Enciclopedico Italiano, vol. X, pagg. 936, 937)

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