MODELLI PLANETARI (appunti e considerazioni)


 di Antonio Olmeda

 

I modelli planetari sono un tentativo di codificare il ritmo pieno-vuoto all’interno del cerchio zodiacale. Si parte da una distribuzione discontinua di pianeti lungo lo zodiaco e si cerca di riconoscervi una forma seguendo delle regole.

Il più delle volte è facilmente riconoscibile il modello planetario, altre volte sembra sfuggire a una classificazione ben precisa. E’ importante sottolineare il fatto che il modello si estrapola dalla distribuzione discontinua dei pianeti e pertanto è un primo tentativo di interpretazione/organizzazione. Lo si potrebbe definire un esame percettivo globale del TN.

Dal momento che la definizione di un modello riguarda sempre la disposizione dello spazio occupato da quello non occupato dai pianeti, potremmo dire che vi è qualcosa che riconduce a un ritmo: pieno-vuoto, luce-buio, yang-yin, ecc... ovvero una base binaria che ritroviamo ad esempio anche negli otto trigrammi cinesi che esprimono un mutamento stagionale.

Ovviamente l’ambito di significato è diverso, tuttavia il modo attraverso cui si trae un’informazione ha una sua grande importanza: il significato che si attribuisce a un dato modello sarà riconducibile a uno schema dialettico.

 

Esaminando la struttura geometrica degli otto Modelli Planetari è subito evidente la somiglianza di alcuni di essi, mentre per altri lo è di meno. Tuttavia a un esame più approfondito si nota che è possibile raggruppare gli otto modelli in questo modo, poi spiegherò il perché:

 

1) Spruzzato - Treppiede

2) Clessidra - Secchio - Ventaglio

3) Cuneo - Locomotiva - Tazza

 

Si provi ad immaginare la forma tipica di questi modelli e si faccia un esperimento: tracciare all’esterno del cerchio zodiacale il contorno di ogni modello. Si vede subito che per il Cuneo, Locomotiva e Tazza si può tracciare senza staccare la penna dal foglio, mentre per Clessidra, Secchio e Ventaglio bisogna staccare necessariamente la penna una volta. Per il Treppiede bisogna staccare la penna dal foglio due volte.

Se si immagina di invertire il modello come in un negativo fotografico si ottiene un modello riconducibile allo stesso gruppo, ovviamente. Il negativo del treppiede è uno Spruzzato e pertanto considero lo Spruzzato un modello simile al treppiede (anche se per tracciare il modello Spruzzato non sarebbe necessario staccare la penna dal foglio). Stesso discorso per tutti gli altri modelli appartenenti ad un dato gruppo.

Come già detto l’identificazione di un modello presuppone che i pianeti facciano parte di un raggruppamento (all’interno del modello) se distanti tra loro meno di 60°; la distanza di 60° viene presa quindi come riferimento base per decidere la forma del modello (che di per sé sarebbe costituito da punti più o meno distaccati e discontinui). Una volta ottenuto il modello si può ragionare nei termini suddetti; la proprietà che caratterizza i modelli di uno stesso gruppo si potrebbe chiamare equivalenza topologica, in altre parole si può trasformare l’uno nell’altro attraverso una deformazione continua senza spezzarlo. Non è possibile quindi trasformare una Tazza in un Secchio (o viceversa un Secchio in una Tazza) senza spezzare (o fondere) il disegno del modello.

Ciò ha a che fare con la relazione che si viene a creare tra i vari modelli, che sarà caratterizzata dalla perdita di qualcosa; questo viene simboleggiato dal fatto che mentre un modello del 1° gruppo ha sei lati, uno del 2° ne ha quattro e uno del 3° due: non si possono associare in maniera biunivoca i bordi o lati di due modelli di gruppi diversi. Per fare un esempio, se si vuole associare Clessidra con Cuneo si può trovare sempre una relazione che li unisce, ma lasciando fuori qualcosa della Clessidra, oppure operando una scissione nel Cuneo... sempre a livello simbolico interpretativo si potrebbe intuire che questa “scissione” sarebbe più facile nella Locomotiva perché il modello è più disperso.

Si può dire in definitiva che una relazione tra due modelli diversi implica sempre uno “sforzo aggiuntivo”: una cancellazione o repressione nel caso appartengano a gruppi diversi, una deformazione o adattamento se appartengono allo stesso gruppo.

La suddetta caratterizzazione dei modelli riguarda soprattutto le modalità di relazione e, in seconda istanza, la loro modalità di espressione. La modalità di espressione principale, cioè il segno caratteriale che il modello rappresenta è infatti legato a considerazioni simboliche di natura differente.

 

La scelta dei corpi celesti da utilizzare nell’analisi astrologica è un fattore personale. Nell’analisi del modello è però importante una considerazione metodologica. Il modello non è il TN e tanto meno la realtà, ed è utile fino a quando… diventa inutile, quando cioè perde la possibilità di discriminare.

Lo Spruzzato a mio avviso rappresenta il confine di utilità di questo metodo e nello stesso tempo anche il confine della sua complessità. In effetti si potrebbe dire che lo spruzzato raccoglie in sé tutte le possibilità che non sono espresse dagli altri sette modelli, il che NON significa che è informe, ma che è straordinariamente ricco e complesso; in esso infatti si possono riconoscere una quantità di forme diverse contemporaneamente.

Se avessimo solo 5 pianeti – Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte – teoricamente non esisterebbe un modello Spruzzato. Con le regole utilizzate di solito (2 pianeti si considerano raggruppati se distano meno di 60°) avremmo solamente i restanti 7 modelli. E’ chiaro che il numero di corpi cesti utilizzato è un fattore critico e in genere sarebbe meglio focalizzarsi sui pianeti e tralasciare (in questo tipo di analisi) ciò che pianeta non è.

 

Quale potrebbe essere la parola chiave di ciascun gruppo?

Personalmente vedo il primo gruppo come un’evoluzione progressiva e lineare del Cuneo; “monolitico”, “penetrante”, “invadente”, “fagocitante” sono parole chiave che associo alla trasformazione da Cuneo a Locomotiva.

Nel secondo gruppo si evidenzia un elemento dialettico contrapposto più o meno a un blocco; penso a “dialettica”, “integrazione”, “equilibrio”, “consapevolezza”, “distacco” come parole chiave. Per questo gruppo immagino un’evoluzione non lineare: una cuspide, una biforcazione... mentre nel primo gruppo vi è un’unica linea evolutiva dal Cuneo alla Locomotiva (o viceversa), nel secondo i due raggruppamenti si evolvono diversamente dando origine alle tre possibilità. Due di queste sono rappresentate da modelli in cui un raggruppamento è costituito a volte da un singolo punto. Si può supporre che il modello Clessidra rappresenti il fulcro del processo evolutivo tipico di questo gruppo di modelli, ovvero il punto in cui le due linee evolutive si incrociano e da cui si biforcano: non è solo equilibrio ma soprattutto mediazione ciò che esprime simbolicamente questo modello. Gli altri modelli di questo gruppo esprimono a mio avviso una ricerca più che un effettivo manifestarsi dell’equilibrio: la loro disposizione spaziale non omogenea indica una certa instabilità e una tendenza evolutiva più spiccata rispetto alla Clessidra. L’equilibro che esprime la Clessidra è infatti sempre potenzialmente instabile e sensibilissimo alle sollecitazioni esterne, pertanto queste cercheranno di essere evitate il più possibile.

A titolo di speculazione il concetto di biforcazione e divergenza è evocato dalla rappresentazione grafica Y tipica del modello a Ventaglio, che si troverà anche nel modello Treppiede, con una simbologia apparentemente simile, ma essenzialmente diversa. Vi è nel Ventaglio una ricerca di equilibrio senza nette contrapposizioni, mentre il modello a Secchio sembra evocare un contrasto inconciliabile, la lotta tra Davide e Golia…

Nel terzo gruppo abbiamo due membri molto particolari.

Da un lato abbiamo il Treppiede: una configurazione molto ordinata ed equilibrata senza tensioni dirette. Sembra che questa configurazione rappresenti un equilibrio stabile nel tempo, che risponde alle sollecitazioni esterne grazie all’equa distribuzione delle forze che gli permettono di ri-creare una nuova situazione di equilibrio. Anche qui troviamo la configurazione a Y; sembra voglia indicare però un processo di convergenza e di centratura (a differenza del Ventaglio che a mio avviso indica una potenziale dispersione e instabilità ).

Il modello Spruzzato invece può essere l’inizio o la fine di ogni evoluzione degli altri sette modelli. Un qualsiasi modello può derivare dallo Spruzzato se se ne spezza la continuità, viceversa ogni modello può ritornarvi dilatandosi e fondendosi.


v. anche INTRODUZIONE AI MODELLI PLANETARI

 

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