IL MALINTESO

storia semiseria di Plutone


di Antonio Olmeda

 

 

Scoperto nel 1930, gli viene attribuito lo status di pianeta (perché fu scoperto dagli americani, dicono i maligni) fino a quando non si scopre che è una fetecchia di planetoide, per di più doppio... 

Plutone è un tipo che è stato considerato grande a torto in passato, forse perché si incastrava meravigliosamente bene nelle griglie zodiacali che gli attribuivano potere, soldi, sesso, morte e rinascita o forse perché le perturbazioni nettuniane lasciavano supporre in teoria che fosse molto, mooolto più grande... e invece non andò così.

La sua gloria durò poco: infatti raggiunse la massima declinazione poco tempo dopo la sua scoperta e da allora non fa altro che scendere lentamente e inesorabilmente.

Si ritrovò d’un tratto piccolo e in compagnia di Caronte in un grande palazzone (il suo prestigioso domicilio, che comunque maschera ancora bene la sua reale situazione)... l’inizio di una serie di terribili umiliazioni! Non solo non essere sdegnosamente e fieramente solitario ai confini del Sistema Solare, ma neanche essere poi tanto più grosso del proprio satellite... che strazio! Per non parlare dei dubbi insidiosi sulla sua reale natura: pianeta, asteroide, cometa, sistema binario?

Ancora oggi viene considerato un divo (forse per il palazzone-domicilio in cui si mormora sopravviva ancora), un bel tenebroso cioè, tutto genio e sregolatezza... ma forse è più sregolatezza che altro, dato che Nettuno lo ispira, lo manipola e soprattutto lo mostra in pubblico quando si vuole un capro espiatorio (possibilmente cornuto, nero e peloso). Nettuno gli permette infatti di passargli avanti, di incrociargli l’orbita e lui accelera il passo, come un pessimo attore che entra in scena trafelato, recita la sua parte troppo velocemente, cercando invano di imitare il suo maestro…

 

Ci sarebbe da raccontare qualche altro retroscena della sua storia non ufficiale.

Comunque andiamo per ordine e con calma, anche perché, come in una delle peggiori puntate di X-files, non c’è nulla che crea più suspence della (improbabile) Verità e del Bacio (altrettanto improbabile) tra l’algida Scully e il tormentato Moulder.

Tutti sanno (o dovrebbero sapere) che il periodo di massima declinazione di Plutone coincise con il lancio della prima bomba atomica... e qui Plutone, ancora una volta, si rivestì di abiti non proprio suoi. Si attribuì tutte le scoperte e le malefatte grandiose del periodo: l’energia nucleare, il terrore per una (improbabile) apocalisse nucleare, ecc... e visto che c’era, si prese anche stavolta tutte le colpe... sì perché a Plutone piacciono le entrate catastrofiche e gli atti dimostrativi della serie “quant’è facile sentirsi grandi e potenti distruggendo”.

Questa versione ufficiale, come spesso accade, mostra lacune ed ombre che lasciano intuire uno svolgimento differente. In questo caso però non riusciamo mai a smascherare (o scagionare) completamente Plutone in quanto sullo stesso grado di declinazione in quel periodo c’era anche Urano (che sia la nemesi di Plutone quella di non poter mai dire sinceramente che è tutto merito suo?... mah!).

Le vicissitudini di quest’ultimo personaggio si intrecciano tragicamente con quelle del nostro Plutone. Sembra che entrambi si contendano questo primato distruttivo: per la bomba di Hiroshima venne usato l’uranio, mentre per quella di Nagasaki il plutonio; al momento dell’esplosione di Hiroshima Urano era in perfetta culminazione e il Sole si era congiunto a Plutone pochi giorni prima, mentre viceversa al momento dell’esplosione di Nagasaki Plutone culminava e Urano era in perfetto sestile con il Sole, inoltre la bomba di Nagasaki fu molto meno distruttiva di quella di Hiroshima perché esplose fortuitamente al suolo, mentre quella di Hiroshima, a 300 m da terra, ebbe il massimo effetto devastante.

Una piccola nota: il tema natale di Robert Oppenheimer (sotto la cui direzione venne costruita la prima bomba atomica) mostra Urano strettamente congiunto al Discendente e Plutone in larga congiunzione all’Ascendente.

In questo momento sembra non sia possibile discriminarli totalmente, sembra agiscano in concerto anche se tra i due Plutone appare più maldestro e meno efficace del suo terribile compagno.

 

Andiamo alla ricerca di un filo conduttore nel passato, in particolare nella notte del 13 Marzo 1781 quando un certo Herschel scoprì un nuovo corpo celeste... Urano, che in quel momento come un vero principe si trovava da solo al massimo di declinazione e al di sopra di tutto e tutti. Non ci sarebbe stato un momento migliore per entrare in scena, ma questa è sempre stata una sua peculiarità: la scelta dei tempi e dei modi più opportuni.

Con la naturale arroganza che lo contraddistingue si permette di ruotare su sé stesso al contrario rispetto a tutti gli altri, un po’ come Venere che farebbe di tutto per non passare inosservata, ma a differenza di sua sorella lui non esita a  rotolare coricato sulla sua orbita "like a rolling stone" anche a costo di incasinarsi il campo magnetico. Si dice che così mostrerebbe al Sole un segno di sfida e insubordinazione, ma il Sole tollera pazientemente dato che Urano tutto sommato non è poi tanto visibile e poi per penitenza gli manda un po’ di vento solare che gli sgaruffa ancora di più la chioma magnetica e gli provoca spettacolari e fastidiosissimi fenomeni elettrici.

E’ risaputa la corrispondenza tra la scoperta di Urano e la nascita delle idee rivoluzionarie, un po’ meno quella della scoperta di un nuovo minerale isolato per la prima volta nel 1789 e battezzato (manco a dirlo) uranio. 

Il nostro amico Plutone nel frattempo, per non essere da meno, quando non può usurpare il primo posto se ne va volentieri all’ultimo: proprio in quegli anni lo troviamo al minimo di declinazione a organizzare la sua inesorabile ascesa (che culminerà nel XX secolo) e a complottare sul da farsi con Giove e Saturno. Senza dilungarsi troppo, si può dire semplicemente che si passa dalla Rivoluzione alla Restaurazione nell’arco temporale in cui Urano dal punto più alto raggiunge la minima declinazione; là lo attende pazientemente Nettuno che raccoglie tutta l’amarezza della sua delusione.

La rassegnata riflessione sugli errori passati non è nell’indole di Urano, certamente ha dovuto pagare il prezzo per essersi elevato così nettamente al di sopra degli altri, si è illuso di potersi mantenere idealista ed incontaminato, le sue visioni e le sue parole sono state travisate dal volgo e usate biecamente dagli uomini di potere... Il suo ambito di espressione preferito è nell’estremo e in solitudine, dove difficilmente si avventurano i mediocri e dove è più vicino agli Ideali Assoluti e alla Libertà...

 

Ma torniamo al protagonista principale delle nostre storie semi-serie.

Plutone è sempre stato un po’ filo-americano, forse per una forma di gratitudine nei confronti di chi l’ha scoperto e gli ha attribuito da subito l’esagerata denominazione di Pianeta ... non a caso si dice “un’americanata” quando si parla di qualcosa che sembra grande e utile ma poi in realtà non lo è, tipo un kolossal da miliardi di dollari con una storia evanescente, un minuscolo elettrostimolatore che promette di farti diventare Mr. Olympia, una fetecchia di planetoide che si fa chiamare Pianeta, il “divo” di Tu vuo’ fa l’americano e  Torero di Carosone (Sole in opposizione a Plutone).

La liaison tra Plutone e gli USA è comunque occulta e troppo scandalosa per poterne parlare seriosamente, vedremo in seguito perché. Accuratamente mascherato dall’apparenza uraniana della dichiarazione di indipendenza del 1776, Plutone stava preparando la sua lenta ascesa in maniera geniale, calcolando perfettamente che il suo prossimo culmine sarebbe coinciso con quello di Urano (nella prima metà del XX secolo) e permettendogli così di far affibbiare alla sua nazione diciamo così… preferita, la fama di paladina della democrazia e quindi anche il diritto di intervenire militarmente qualora si fosse reso necessario… in nome della libertà. Anche ai nostri giorni Plutone e Urano si sono trovati congiunti, lo sono stati particolarmente nella seconda metà del 2001 e non è necessario ricordare che cosa sia successo, da allora, “in difesa della libertà e della democrazia”. Tuttavia le cose stanno cambiando e Urano sarà ancora per poco tempo in combutta con Plutone e, chissà, forse riuscirà a ritrovare per un po’ la sua autenticità.

Sarebbe comunque ingenuo considerare il nostro tortuoso Plutone schierato da una sola parte... e infatti non è così: troppo banale una sola superpotenza senza il brivido della guerra fredda. Le fonti non ufficiali in merito sono reticenti a rivelare maggiori dettagli, ma si parla di due ipotesi principali: c’è chi in questo teso equilibrio trova una conferma della natura “doppia” di Plutone (Plutone/Caronte): l’ossessione di non essere abbastanza grandi rispetto al proprio satellite, una ferita egoica che cerca di sanare tentando di apparire grande, una tendenza autosabotante che crea continuamente situazioni di stallo quando cerca di superare il limite intrinseco della propria natura. D’altra parte invece (anche se non necessariamente in contraddizione) c’è chi considera l’alleanza silenziosa di Plutone con Nettuno, Giove e Saturno avvenuta esattamente nella seconda metà del 1917 in perfetta sincronicità con la nascita dell’URSS.

 

Abbandoniamo l’argomento storico e facciamoci per un po’ gli affari privati di Plutone. E’ stato detto che Plutone si è trovato presto in compagnia di un satellite ingombrante: Caronte; e forse anche a causa di questa presenza così asfissiante non riesce mai a dimenticare di non essere grande abbastanza. Ma non è così semplice, in un certo senso gli sfugge o non vuole ammettere per orgoglio che lui e Caronte sono una cosa sola, che qualsiasi strategemma avrà effetto su entrambi e quindi la situazione rimarrà sempre sostanzialmente la stessa e che solo forse la morte potrà mettere fine a tutto questo. Plutone diventa così simbolo di una relazione in cui la rimozione o la repressione diventano quasi una necessità esistenziale. D’altronde c’è un lato molto positivo: in questa sfida continua vi è qualcosa di vitale, essenziale ed elementare, che permette di dimenticare la solitudine eterna dello spazio transnettuniano. In questo modello minimale di relazione si può attribuire all’altro tutto il male ma anche tutto il bene nell’illusione della separazione, della lotta e dell’amore. Forse per questo l’imperfetto Plutone somiglia così tanto all’uomo.

 

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