INTERVISTA AD ANDRÉ BARBAULT


di Enzo Barillà e Giorgio Damiano

 

 

Per festeggiare i 75 anni di André Barbault, la rivista Ricerca ’90 incaricò, nell’estate 1996, Enzo Barillà di intervistare il grande Maestro d’oltralpe. Il pezzo fu pubblicato sul n. 28 (ottobre 1996) di Ricerca ’90 con la traduzione di Carlo Miele; in questa edizione la traduzione è di Enzo Barillà.

 

 

D. Vuole parlarci dei più noti astrologi che ha incontrato?

 

R.  Sono “entrato” in astrologia a 14 anni, nel 1935, con Choisnard appena deceduto l’anno prima. Arrivato a Parigi alla fine della guerra, ho subito frequentato l’ambiente astrologico parigino, integrandomi nel “Centre International d’Astrologie”, del quale ho finito in qualche modo per diventare l’animatore. Vale a dire che ho frequentato praticamente tutti gli astrologi francesi da Néroman a Lasson, passando per Volguine, ma anche molti stranieri. Poiché ho organizzato un congresso internazionale a Parigi nel 1954 con la contessa Zoe Wassilko, mi sono trovato in rapporto con i più importanti fra loro: Brahy in Belgio, Carter in Inghilterra, Koch e molti altri in Germania; inoltre ho organizzato un ricevimento principesco per Rudhyar presso il C.I.A.... Ero molto ben introdotto nell’ambiente... Più di cento astrologi hanno già collaborato a “L’Astrologue”, non per niente ho una congiunzione in Bilancia e in VII...

 

D. Ha avuto rapporti diretti con Michel Gauquelin?

 

R.  Michel e Françoise Gauquelin erano venuti una volta ad una riunione del Sabato a casa mia, dove ricevevo tutte le settimane i miei amici astrologi. Questo avveniva prima della pubblicazione del primo libro di Michel, intorno al 1953. I miei rapporti con lui erano buoni, e l’ho difeso nell’ambiente, lui ed i suoi risultati: criticava molto l’astrologia. Poi è venuto “Astroflash”. Mobilitò subito un fronte ostile (l’affare Petiot) sferrando così un doppio colpo: contro l’astrologia e contro di me, con l’appoggio di colleghi, fra cui il Volguine. Più avanti, essendo venuto a più miti consigli, non ebbi più motivo di volergliene ed i nostri rapporti tornarono buoni. Fra noi c’era un’autentica simpatia.

 

D. Quando e come Le è venuta per la prima volta l’idea di trattare i cicli planetari?

 

R.  Nel 1936 mio fratello Armand stabilì una correlazione tra il fatto che la rivoluzione russa del 1917 si era verificata sotto una congiunzione Saturno/Nettuno ed il fatto che in quel medesimo 1936, all’opposizione degli stessi astri, si verificavano i processi di Mosca, la guerra di Spagna ed il fronte popolare in Francia, oltre al patto anti Komintern. Una correlazione che sarebbe stata adottata da tutti gli altri astrologi. E’ da lì che siamo partiti...

 

D. Come Le venne in mente di scrivere a Carl Gustav Jung (la risposta di Jung datata 26 maggio 1954 si trova nell’epistolario)?

 

R.  Nella Parigi degli anni ’50, Jean Carteret ed io costituivamo una dinamica d’ispirazione astropsicanalitica ed io dirigevo presso il C.I.A. una piccola rivista, “L’astrologie moderne”, nella quale facevo parlare d’astrologia alcune celebrità. Così era naturale intervistare Jung, la cui opera non era ancora stata tradotta in Francia e che sapevo interessato alla questione per via di quanto m’aveva detto il suo amico Mircea Eliade.

 

D. Lei è noto per aver sviluppato la teoria dei cicli planetari in astrologia mondiale, ma dà anche particolare risalto all’analisi astrologica individuale. Come concilia personalmente questi interessi così diversi?

 

R.  Non ci sono qui due fronti opposti, bensì il massimo di apertura a ventaglio, con l’uno che rinvia all’altro. Così, ciò che mi ha insegnato in astrologia mondiale la congiunzione del Sole con i pianeti mi ha fatto capire il valore della congiunzione solare nel tema. Ed è meglio conoscere entrambi quando il soggetto è coinvolto nella storia del proprio tempo. Non si può essere un astrologo completo se non si tiene almeno un piede nell’astrologia mondiale.

 

D. Quale personalità, da Lei analizzata astrologicamente, l’ha interessata di più?

 

R.  Domanda senza risposta possibile, in ogni caso, almeno per me. Ciascun microcosmo è in sé una formula originale, con la possibilità di essere appassionante quanto qualsiasi altro, perché l’interesse aumenta man mano che l’espressione individuale si avvicina all’incarnazione archetipica. In quanto insegnante, tuttavia, mi piace molto presentare figure che si avvicinano ad uno stato di perfezione, ad esempio il più grande gigante del mondo come da Guinness dei Primati: Robert Pershing Wadlow (Alton, Illinois, 22/2/1918, ore 6.30), alto 2 metri e 72! L’uraniano più tipico di cui io sappia, con Urano congiunto all’Asc., al Sole, Mercurio e Venere, il tutto in Acquario salvo il Sole!

 

D. Utilizza per se stesso il suo tema di natalità, e fino a che punto riesce o meno a trarne profitto?

 

R.  Che domanda! Un astrologo che non si “segue” né da vicino né da lontano attraverso il proprio tema m’inquieta... Deve più o meno fare previsioni su se stesso! Deve essere una lettura illuminante che non imbrigli la spontaneità della vita ma la renda luminosa. Niente a che fare con l’ossessiva paura di vivere di chi si aggrappa alle effemeridi come un religioso che si obnubila sul suo breviario per rifiutare di vedere la vita. E’ certo che la lettura dei transiti mi è considerevolmente servita nella mia vita.

 

D. Può farci l'esempio di una persona che ha utilizzato in modo efficace e decisivo per la propria vita le indicazioni tratte da una sua analisi astrologica?

 

R.  Mi chiedete forse di farvi il nome di uno dei miei consultanti? Non aspettatevi questo da me, il rispetto del segreto professionale comincia da questa discrezione. Proclamarsi l’astrologo di un grande personaggio dà prestigio... ma che vanità! Si dicono tali sciocchezze sugli astrologi di Hitler e perfino di De Gaulle (mio fratello)...

 

D. Quando e perché ha scelto di dedicarsi esclusivamente all’astrologia (o di vivere dell’astrologia o per l’astrologia)?

 

R.  Mi sono a tal punto sentito astrologo e così presto da non aver mai pensato di fare altro. Un primo (cattivo) libro a 24 anni, conferenze, corsi e via che sono partito...

 

D. Fino a che punto è attuale il pensiero dei classici? Pensiamo soprattutto a Luca Gaurico, Francesco Giuntini e Jean Baptiste Morin de Villefranche.

 

R.  Un buon consiglio: se esponete le vostre idee di astrologo, prima di esprimere la vostra originalità fate come continuo ancora a fare io, studiando ciò che gli altri hanno detto prima di noi. Non dimenticate di calpestare un suolo bimillenario: la solidarietà di pensiero di una catena di grandi spiriti che hanno radicato un sapere, ed è da questo lascito che occorre partire. Sicuramente la tradizione non è il Vangelo, oltre al fatto che noi dobbiamo vivere un’astrologia del XX° secolo. Questa tradizione è in parte erronea? Ma se sapeste la montagna di “fesserie”  che si è accumulata nel corso del nostro secolo e persino della vostra generazione! Per dire le cose come stanno... è pura incoscienza rifare l’astrologia a partire dalla propria piccola persona. Nel corso di questo secolo, la figura di Tolomeo si è trasformata da Padre iniziatore a quella di avo rimasto bambino e c’è disprezzo per questa tradizione disistimata come una povera vecchia, buona sola ad andare in pensione. Ma abbiamo preso distanze sufficienti nei confronti della nostra modernità? Vi siete resi conto che i nostri innovatori, battitori di piccole strade ed alzatori di piccola selvaggina, sono alla fine più tarpatori di ali che aiuti alla crescita? Il “superatore” non diventa ridicolo quando lo si paragona a ciò che credeva di avere superato? Forse è perché ho la visuale del “vecchio” che faccio questa stima dei nostri “avanzati” modernisti. Ah, fanno bei discorsi, ma che cosa c’è dietro? Ciò che oggi esiste d’essenziale e nel contempo di più solido ci viene ancora... dalla tradizione. In ogni caso sul piano tecnico.

 

D. Esiste una scuola francese di astrologia in contrapposizione ad altre scuole?

 

R.  La scuola condizionalista di Jean Pierre Nicola, che indubbiamente costituisce un approccio ricostruttivo razionale. Gli ho concesso spazio sui primi numeri de “L’Astrologue” e la considero un’acquisizione di qualità anche se ciò che ho appena detto riguarda purtroppo anche lei. Ben più discutibile è l’atteggiamento degli stessi condizionalisti, il cui settarismo li ha confinati in una “conventicola”. Non esiste altra astrologia che quella condizionalista e tutto il resto è “robaccia”. Niente altro: niente elementi, niente signorie, niente simbolismo... Tutto ciò appartiene al passato... Tuttavia ho riannodato un filo con uno di loro, Richard Pellard. Abbiamo consacrato il n. 110 de “L’Astrologue” ai quattro elementi, lui per respingerli ed io per raccomandarli. Stiamo preparando un numero similare sulle signorie. Il confronto è pittoresco, credetemi...

 

D. Come sente il rapporto con gli astrologi della nuova generazione? Con un senso di continuità o di frattura?

 

R.  E’ tra continuità e frattura che si cercano i giovani d’oggi - che io compiango - ingarbugliandosi tra una scuola e l’altra. Come sapere dove si trova la verità che si cerca? Una volta c’era solamente l’insegnamento classico, che si prolungava attraverso una modernità di propria scelta. Immaginate solo il male che può fare ad un neofita - facendogli perdere tempo - una scuola americana che gli dice di affrontare un tema secondo i disegni planetari: tipo ciotola, secchio o altalena... La tradizione non ha però ignorato questo punto... E’ solo quando si “sa” da se stessi, che si può giudicare l’insegnamento per il quale si è passati.  E che si può superare, qualunque sia stato! Noi “leggiamo” l’astrologia con gli occhi del nostro tema: ciascun astrologo pratica secondo le proprie configurazioni quando ha superato le scuole e si è liberato dai maestri (tanto più che, veramente, essi non esistono in astrologia, considerandomi io stesso ancora un apprendista). Infine, il tema è lo specchio che ci rinvia la nostra immagine di astrologo. Qualsiasi “maestro” che voglia imporvi la sua è un “primitivo” pernicioso, e l’astrologia non è terreno dove possa offrirsi  il culto della personalità.

 

D. Quali sono i più proficui filoni da approfondire per lo sviluppo dell’astrologia?

 

R.  In realtà, occorre approfondire tutto nella nostra disciplina per meglio consolidare il nostro sapere generale che pecca sempre di inconsistenza empirica. L’astrologia ideale, le vite precedenti ed altro, è tutto assai carino se vi piace. Se volete, inoltre, l’astrologia giocata, trattata come un trastullo dello spirito, uno svago intellettuale: si ottiene il risultato del proprio investimento. Si può fare però di meglio: accedere ad un reale astrologico. Bisogna darsi il potere che ha Urania di diffondere informazioni al di là oppure al di sopra della relazione interprete-interpretato. Per far questo, occorre andare fino al limite della propria fiducia, attaccandosi al reale, affinché vi renda l’eco della vostra parola che è il verbo del cosmo. Imparerete ciò che questo significa quando farete una precisa previsione di astrologia mondiale che non annuncia altro se non ciò che si legge nelle effemeridi, come ad esempio un armistizio sotto un triplice aspetto di Sole/Venere/Giove...

 

D. Qual è il significato della parola destino che ricorre nei suoi libri?

 

R.  Sapete bene che la mia esperienza mi ha portato ad essere sempre meno determinista sul piano umano, poiché le nostre astralità non hanno tanto potere quanto loro si attribuisce. Destino fa pensare a diktat. Non è ciò che si osserva quando si vedono vivere individui che hanno il medesimo tema. Effemminiamo la parola addolcendola molto: tendenza di destino che si esprime su tutta una gamma analogica. Si è più nel vero.

 

D. Morin de Villefranche individuò con assoluta precisione la data della morte del re Gustavo Adolfo di Svezia e non esitò a comunicarla al cardinale de Richelieu. Anche Luca Gaurico previde la morte del re Enrico II di Francia. Le è mai capitato di nutrire un’analoga certezza e come si è comportato con tale previsione?

 

R.  Quando si fa una lunga carriera, fatalmente si ottengono successi ma anche fiaschi; è inopportuno evocare i primi senza i secondi. Previsione per previsione, se qualcuno dovesse ricordare qualcosa della mia “avventura” astrologica, dovrebbe menzionare la mia astrologia mondiale ed in particolare la scadenza storica del 1989-1990, la cui configurazione ho presentato ed interpretato con anni d’anticipo - come un decisivo leitmotiv previsionale - al tempo stesso nel corso di cinque conferenze internazionali (tra cui una in vostra compagnia a Capri nell’ottobre 1983) ed in cinque opere differenti a partire dal 1955! E’ assai probabile che sia anche la principale previsione astrologica del XX° secolo ricordata dai nostri successori. Il che non cancella i miei insuccessi.

 

D. Quale pensa che sia il più originale contributo all’astrologia contemporanea?

 

R.  Il contributo dell’elettronica. La rivoluzione informatica rinnova completamente le nostre possibilità di lavoro, con la promessa della stesura di solide correlazioni per l’avvenire. Vedete già la correlazione ereditaria Ascendente/Sole colta da Ciro. E’ un lavoro che resterà.

 

D. L’astrologia, che riteniamo sia ormai per Lei una filosofia di vita, l’ha mai portata in conflitto con la fede? Pensa che il conflitto in cui per lo più sente di trovarsi il credente sia giustificato o no?

 

R.  Non ho avuto problemi con la mia fede religiosa, allorché una bigotta si è incaricata di disgustarmene per sempre. L’astrologia tiene un piede nella religione come nella scienza e nella poesia: il cosmo astrologico unisce l’uomo all’universo. Se si avverte un conflitto tra la propria astrologia e la propria fede religiosa, c’è qualcosa che si è inceppato da qualche parte, ed una delle due è incerta. Tommaso d’Aquino resta la più alta autorità in materia.

 

D. C’è stato un momento nella sua vita in cui si è trovato in una situazione di dubbio verso l’astrologia in generale?

 

R.  Si conosce lo choc terribile ma molto salutare che ha prodotto su di me il fiasco previsionale dello scoppio della guerra nel 1939. Da allora - Mercurio/Scorpione in VIII - ho lo sguardo assassino tanto su di me quanto sugli altri. Sin dai tempi dell’insegnamento, mettevo in guardia i miei allievi annunciando loro che un giorno avrebbero avuto “il mal d’astrologia”; è allora che avrebbero veramente cominciato ad aderire al sapere astrologico. Con la previsione, sapete comunque come regolarvi riguardo il valore dell’interpretazione.

 

D. Anni fa l’astrologia era l’interesse di pochi specialisti praticanti e di pochi utenti appassionati; oggi invece è un fenomeno di massa. Questa situazione la soddisfa o se ne sente tradito nella sua professionalità? In altre parole, sente tale situazione come uno sviluppo positivo anche del suo lavoro o la sente come una deviazione della serietà dei suoi studi?

 

R.  L’astrologia vive di un’esistenza propria che sfugge alla condanna dei suoi detrattori così come oltrepassa i suoi adepti. Dinamica di una “idea forza” dello psichismo profondo dell’umanità, il suo fenomeno d’inconscio collettivo la trascina verso un destino che ci sfugge. In questo secolo l’abbiamo “psicologizzata” perché è ciò di cui avevamo bisogno. E domani? Mistero...

 

D. Se è vero che la “dominante” è il fondamento del tema astrologico, qual è la dominante di André Barbault?

 

R.  Con Urano signore dell’Ascendente in Acquario ed a lui congiunto, ed in aspetto ai luminari, Mercurio, Venere, Marte... Ho forse bisogno di farvi lo schema del mio tema e della mia persona?

 


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